Il giorno del dolore e della gioia

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Non sono riuscita mai a spiegare ai miei figli, tanto da farli commuovere, la gioia che io ho vissuto per il sentimento dell’essere voluto,mio per loro e non si può far capire questo, se non si comunica la gioia di un destino. Allora la vita cambia aspetto; cioè, cambia significato, cambia segno e diventa una condizione.

I padri hanno dimenticato di essere a loro volta figli.

La fatica della salita è diversa quando sappiamo che là, in alto, ci attende uno spettacolo immenso.

Il dolore e la fatica non annullano la presenza della meta. Per noi, spesso, invece, la fatica e il dolore diventano obiezioni alla presenza di un destino buono.

La nascita ha, quindi, un senso profondissimo e misterioso, scaturisce da quell’amore che – a detta di Dante – muove tutto, perfino il sole e le altre stelle.

Per capire la vita bisogna ritornare là, al momento della nascita.

La parola «vita» definisce per molti ,troppo spesso, qualcosa di scontato, di dovuto, come se fosse una questione nostra, privata, da gestire in totale autonomia.



Quando sta nascendo un figlio vivi nel tuo cuore una magia e puoi soltanto pregare e affidarti perché tutto vada bene, allora, in quel momento, solo in quel momento tutto di te, donna, comprende la totale dipendenza da qualcun Altro.

Nove mesi di attesa e poi il sospirato incontro.

Quando sono nati i miei figli, sono stata colta da un pianto misto a una gioia incontenibile, le parole non uscivano dalla bocca, solo riso e pianto.

Tante parole si fanno sulla vita e sui diritti. Troppe poche sulla nascita. Nessuno sembra chiedersi se esista un senso alla nascita. Una risposta affermativa effettivamente cambierebbe la natura di ogni discussione.

Lì, nella nascita, afferma Testori, ci sono già il dolore, la croce, la speranza. «La speranza […] è il destino dell’uomo, il suo cammino […] nasce da uno stato di dolore e nello stesso tempo da uno stato di felicità, perché coscienza della ragione dell’essere. […]

L’uomo è un evento immenso. Ogni uomo, quindi tutti gli uomini, tutta la storia di tutti gli uomini, è un’immensità moltiplicata all’infinito.

Al centro di questa immensità c’è una speranza che nasce e che è legata al dolore […]. Guai ad aver paura del dolore e del dolore che deriva dalla nascita» (G. Testori).

In effetti «senza esperienza del dolore non c’è esperienza dell’umano.

Nella nostra società, invece, sono talmente favorite la dimenticanza e la distrazione che possiamo assistere a tragedie di popoli oppressi da guerre e rimanere tranquilli e totalmente indifferenti.

Noi siamo anestetizzati. Perché il dolore divenga ripartenza occorre «il dolore del proprio male, del proprio male come dignità, dunque del proprio male come proporzione nel rapporto con le immagini ideali, insomma quello che il cristianesimo chiama il dolore del peccato». Nel dolore «carnale» (quello che provi di fronte alle tragedie immani) hai la percezione che «Dio non c’è perché c’è questo dolore. Ciò non avviene nel dolore del peccato» perché esso si prova di fronte a una presenza e spalanca ad una presenza, come un bambino che piange di fronte alla mamma dispiaciuto per quello che ha fatto. «Il problema non è che l’uomo sia impeccabile, ma che l’uomo sia vero», con se stesso, con il proprio dolore, con la propria domanda di felicità. (don Giussani).

In questi giorni vivo la vita e la morte e sento che sembrano compenetrarsi in maniera misteriosa e inspiegabile e so che la morte è una nuova vita e questo mistero mi viene donato perchè io viva, senta, ami in un modo altrettanto doloroso la morte quanto la nascita.

Tutti questi pensieri li avevo nel cuore mentre sotto una pioggia sottile camminavo nel regno del silenzio, della vita e della morte. Stavo bene, avrei voluto rimanere lì per ore......


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3 commenti:

  1. Che bella e profonda riflessione. Grazie.
    sinforosa

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  2. bellissimo e toccante questo post.

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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