Il rospo e la ranocchia

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C

Che vai cercando, filosofo? Oh, pensatore, stai elucubrando?
Volete forse trovare la verità fra queste nebbie maledette?

[…]

La bontà che rischiara il volto del mondo,
La bontà, questo sguardo ingenuo del mattino,
La bontà, limpido raggio di sole che scalda l’ignoto,
L’istinto che, nella tenebra e nella sofferenza, ama,
E’ quel legame ineffabile e supremo
Che equipara nell’ombra – ahimè, spesso così lugubre! –
Il grande innocente, l’Asino, a Dio il grande sapiente.

Victor Hugo, Le crapaud










Cosa ne sappiamo noi? Chi dunque conosce il fondo delle cose?
Il tramonto sfavillava fra le nuvole rosa;
Era la fine d’un giorno di tempesta, e l’occidente
Tramutava l’acquazzone in fiamma nel suo braciere ardente;

Sul ciglio d’un sentiero, vicino a una pozzanghera,
Un rospo guardava il cielo, abbagliato, affascinato;
Serio, egli meditava; l’orrore contemplava lo splendore.
(Oh! Perché la sofferenza e perché la bruttezza?

Ahimè! Il basso Impero è pieno di Augustucoli,
I Cesari di misfatti, i rospi di pustole,
come il prato di fiori e il cielo di sole!).

Le foglie bagnate s’imporporavano sugli alberi;
L’acqua luccicava, in mezzo all’erba, sul sentiero;
La sera si dispiegava come un vessillo;
Gli uccelli abbassavano il canto indebolito durante il giorno;

Tutto s’acquietava d’intorno; e, in pieno oblio di sé,
Il rospo, senza timore, senza vergogna, senza collera,
Dolce, ammirava la grande aureola del sole;
Forse il maledetto si sentiva benedetto.

Non v’è un solo animale che non abbia un riflesso d’infinito;
Non v’è pupilla abietta e vile che non tocchi
La vetta in un lampo, sia essa tenera o selvaggia;
Non v’è mostro, disprezzabile, torbido, impuro,
Che non abbia l’immensità degli astri negli occhi
.


Non ho mai capito il trattamento preferenziale riservato alle rane nei confronti del rospo.
La bruttezza del rospo è proverbiale e con lui nessuno è mai stato molto tenero.
La moda dell'antigrazioso lo ha, forse, un po' riabilitato, certo è che il ribrezzo che ispira è invece costante.
Per le rane invece niente di tutto questo. Io li ho incontrati tutti e due, rane e rospo. La prima l'ho anche tenuta in mano ma del secondo sono fuggita per un senso di.....eccessiva ripugnanza.
Dicono che la ranocchia comune è a un pelo dal rospo, non mi pare, ma dicono, che è difficilissimo distinguerli. E' pur sempre la sua consorte, tirata un po' a lucido con la civetteria che è propria delle femmine, ma sempre rospa è; e il marito, il rospo, un po' trascurato dalla rana, ma sempre rano o ranocchio resta: inutile protestare!
I naturalisti propendono per distinguerli in due animali differenti. E come faccia poi un robusto rospo, panciuto, a non invaghirsi di una vezzosa ranocchietta o viceversa questo è in mistero zoologico che sarà chiaro agli interessati ma non a me.
In questi mesi tanto piovosi, i prati sono dei piccoli stagni e nelle notti silenziose le loro voci si distinguono molto bene.Ho imparato a distinguerle quando andavo in campeggio, dove la natura trionfava, con Elena cercavamo le lucciole e le care ranocchiette, il rospo non glielo ho mai indicato.
E nella notte si distingue anche il rumore del loro tonfo: perfettamente uguale. Ma le voci? Quelle sono proprio diverse! Profonda, rauca quella del rospo, argentata e ritmica quella della ranocchia. Se l'occhio non distingue la differenza, l'orecchio sì.
Di notte, quando l'ombra, l'erba, la pozzanghera la nascondono avviene il miracolo: la rana diventa bella.
La voce del rospo è un mugolio, ma quella della rana è un canto: un canto ritmato come un respiro che invade l'aria.
Non è canto che possiamo udire spesso, come quello dei grilli o delle cicale. Le rane si annidano tranquille nelle acque ferme o di corso assai lento, un po' di canto, poi il silenzio e il tonfo e allora immagino salti acrobatici.
Forse, nel gran silenzio della notte, le rane piangono la loro parentela col rospo, e chiedono al cielo un paio d'ali o un po' di penne: cantano la nostalgia di voli celesti.
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Un piccolo ricordo scolastico: di La Fontaine: La rana e il bue


Grande non più d'un ovo di gallina
vedendo il Bue bello e grasso e grosso,
una Rana si gonfia a più non posso
per non esser del Bue più piccina.

<< Guardami adesso, - esclama in aria tronfia, -
son ben grossa? >> << Non basta, o vecchia amica .>>
E la Rana si gonfia e gonfia e gonfia
infin che scoppia come una vescica.

Borghesi, ch'è più il fumo che l'arrosto,
signori ambiziosi e senza testa,
o gente a cui ripugna stare a posto,
quante sono le rane come questa!

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2 commenti:

  1. Ora so tutto su rane e ranocchi.
    Grazie.
    Ciao Lucia.

    RispondiElimina

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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