Siamo la nuova Bibbia?

giovedì 28 aprile 2016


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 "Un commento al Vangelo non si deve scrivere, ma vivere. E ci sono molti più commenti viventi al Vangelo di quanto possa sembrare a prima vista." (F. Ebner)

Ho letto di questo filosofo austriaco prima ateo e poi fervido credente con un po' d'imbarazzo.
Imbarazzo che dovremmo avere tutti noi quando parliamo, da cattolici, esponendo, cercando di spiegare i testi biblici della liturgia.
Un altro ateo, rimasto tale, Nietzsche che accusava in questi termini i cristiani: "Se la buona novella della vostra Bibbia fosse anche scritta sul vostro volto, non avreste bisogno di insistere così ostinatamente perchè si creda all'autorità di questo libro: le vostre opere, le vostre azioni dovrebbero rendere quasi superflua la Bibbia perchè voi stessi dovreste continuamente costituire la Bibbia nuova".

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Vorrei precisare che non ci sono visi pallidi di indifferenza o arrossati dall'egoismo che camminano per le strade del mondo; camminano tanti "commenti viventi al Vangelo", giovani e anziani, fedeli e persone che credono di non credere ma che conducono un'esistenza chiara e generosa. Ogni giorno li incontriamo, li riconosciamo oppure no, ma loro sanno di aver abbattuto il muro del proprio io.

Il mio augurio, per tutti noi è quello che nei nostri cuori, brilli la luce della Vita e che questa luce ci aiuti a non avere dubbi sull'amore che Dio ci dona.


Un tempo fuori dal tempo

mercoledì 27 aprile 2016

Chiesa della Madonna Pellegrina in Novara


Vivo dei momenti fantastici. 
E' un tempo fuori dal tempo.
Un incantevole abbandono.  
Avverto una quiete, una serenità nella solitudine.
Sapersi abbandonare, saper aspettare il momento in cui ascolterò il respiro di una musica che non c'è, ma che il cuore ascolta. 

Non è la prima volta che entro in Chiesa. Nella mia Chiesa. 
Nella mia casa. 
Nella casa di Dio.

25 aprile festa della liberazione - 25 aprile San Marco ev.

lunedì 25 aprile 2016





25 Aprile Festa della liberazione


Il 25 aprile 1945 (racconto di Francesco Aulizio) è per me un giorno indimenticabile e più passano gli anni più lo vedo lontano e solo in parte portatore di vera libertà, di giustizia e comunque di un corredo intellettuale cui dobbiamo sempre più aggrapparci se vogliamo restare liberi e protetti da quella Costituzione Repubblicana che ci viene appunto da quel giorno e che dobbiamo difendere con le unghie e con i denti nell’interesse di tutti, dalle Alpi al mar di Sicilia.

][.....]Giunse così il 25 aprile 1945, il mattino presto, ma non prestissimo, sentimmo da casa un gran vociare e del tumulto però, stranamente, pareva che si trattasse di toni di voce allegri e ridenti, quindi ancor più strane. La curiosità di noi tutti, genitori compresi, fu tanta e vestiti in fretta ci recammo fuori dalla porta di casa e quale fu il nostro stupore del vedere un gran numero di ragazzi di cui alcuni molto giovani, che riconosciuti e riconoscendo delle persone si salutavano e si abbracciavano. Erano partigiani! Molti con un fazzoletto rosso al collo, vestiti alla bellemeglio, alcuni laceri, altri con le scarpe sdrucite, ma tutti sorridenti felici! Sia pure lentamente tanto noi quanto gli altri paesani ci rendemmo conto che forse la guerra era finita e quando questa sensazione si consolidò ne divenimmo consapevoli del tutto, ciò voleva dire niente più bombardamenti, niente più persone impiccate ai lampioni della luce, niente più torture, insomma era veramente finita, era il 25 aprile 1945! Cambiava tutto, avremmo di nuovo assaporato la libertà e noi giovanissimi l’avremmo cominciata ad assaporare. Eravamo i figli della Lupa, i Balilla, gli Avanguardisti del duce che fino alla noia avevamo ogni sabato almeno, giurato nel nome di Dio e dell’Italia di eseguire gli ordini del duce e di servire con tutte le nostre forze e se necessario col nostro sangue la causa della rivoluzione fascista. Quelle grida gioiose e liberatorie che si alzavano dalla piazza e dalla strada, quei volti di ragazzi sorridenti e provati fisicamente mi entrarono nel cervello come cunei, non ero in grado di capire tutto, ma capivo quanto bastava per intuire cosa poteva essere la libertà per ognuno di noi. E quel 25 aprile 1945 si è fissato nella memoria ed è lì come un faro di luce che ognuno di noi deve contribuire a tenere acceso e guai a spegnerlo. A quindici anni non ancora compiuti, vivendo tra casa e scuola con una madre che si appoggiava a me quale figlio maggiore, non avevo avuto modo di fare attenzione agli avvenimenti esterni alla famiglia, di fatto ero stato il braccio destro di mia madre e provvedevo a tenere in ordine le carte annonarie ed a comprare tutto ciò che via via ci veniva concesso.



questo è il fiore del partigiano morto per la libertà....




25 Aprile di Laura Marchetti



Ero piccola quando sentivo narrare
di una fiaba
Di una fata cattiva che aveva messo
tutto il mondo in ginocchio
Che aveva provocato morte e orrore,
che in un attimo aveva distrutto
ciò che di bello era stato creato
dall'uomo, ma che era stata chiamata dall'uomo
Aveva dato divise di diversi colori
ma il fine era lo stesso
unico denominatore morte,
parola d'ordine: uccidere
Non esistevano più ponti, case,
non c'era acqua, luce, pane, vestiti,
la sola ricchezza era avere intatta la vita
Questa strega cattiva
aveva calpestato la dignità
ed i diritti delle persone
Ascoltavo, stringendo i pugni, rapita,
impaurita...
Poi, crescendo, ho scoperto
che quell'incubo era una realtà
e che dalle pagine dei libri
uscivano immagini e grida strazianti,
che gli errori dovrebbero insegnare,
e che invece troppo spesso si continua
a sbagliare
Ma in quella favola di allora,
c'era un finale
la fine di un incubo, che doveva essere
un monito, una morale
E quei carrarmati entravano nelle città
non per fare la guerra,
ma per donare dolci e fiori
al posto del rumore delle bombe,
il suono della pace...
Ascoltavo rapita il ricordo di mio padre
bambino, mentre, sul viso
si asciugava una lacrima che faceva posto
a un sorriso
A voi il compito di ricordare diceva
Quella fiaba ogni anno viene recitata
Una fine, che non era la fine di tutto,
ma un nuovo inizio,
questa la sola consolazione
Il 25 aprile,
la liberazione...

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San Marco Evangelista


San Marco Evangelista (Palestina, 20 circa – Alessandria, seconda metà del I secolo d.C.) fu discepolo dell'apostolo Paolo e, in seguito, di Pietro ed è tradizionalmente ritenuto l'autore del Vangelo che porta il suo nome.

San Marco Evangelista (Palestina, 20 circa – Alessandria, seconda metà del I secolo d.C.) fudiscepolo dell'apostolo Paolo e, in seguito, di Pietro ed è tradizionalmente ritenuto l'autore del Vangelo che porta il suo nome.

Del patrono di Venezia, si sanno poche notizie che si traggono dagli stessi Vangeli, dagli Atti degli Apostoli e da quelli Apocrifi.

Era cugino di Barnaba e quindi ebreo, di stirpe levitica. Sua madre si chiamava Maria e abitava nei pressi di Gerusalemme. Marco aveva due nomi, uno gentile e uno ebreo: quello ebreo era Giovanni.

Il fatto che sia l'unico Evangelista a menzionare la fuga di un giovinetto che seguiva da lontano gli avvenimenti della cattura di Cristo nell'orto degli ulivi:

«Un giovanetto però lo seguiva, rivestito soltanto di un lenzuolo, e lo fermarono. Ma egli, lasciato il lenzuolo, fuggì via nudo».

(Marco 14,1.51.52)

fa supporre che Marco stesso sia questo giovinetto!

Secondo la tradizione, la Basilica romana di San Marco fu eretta sul luogo in cui sorgeva la casa in cui risiedette l'Evangelista nel suo soggiorno nella capitale dell'impero. Essa si trova proprio di fronte al Campidoglio, nel centro dell'antica Roma, e non come l'abitazione di Paolo, nel ghetto ebraico sulla sponda del Tevere. Si dice che Pietro e Marco giunsero a Roma per la prima volta nel 41 d.C. sotto l’Impero di Claudio. Il fatto che Pietro, nella sua lettera, chiami "mio figlio" l'evangelista fa pensare che debba aver ricevuto il battesimo dallo stesso principe degli apostoli.

Dagli Atti si apprende che partì insieme a Paolo e a suo cugino per Antiochia. Viene indicato come aiutante di Paolo quando egli predicava a Salamina (Cipro). In seguito, lo stesso libro ci riferisce che abbandonò Paolo, forse spaventato dalle tremende fatiche degli spostamenti dell'apostolo o dalla crescente ostilità che lo stesso incontrava.

Tornato forse a Gerusalemme, Marco partì poi nel 52 con suo cugino per Cipro per poi ritrovarsi di nuovo a fianco dell'apostolo Paolo a Roma, nel 62-64, durante la persecuzione di Nerone.

Qualche anno più tardi, lo si ritrova in compagnia di Pietro, ma dopo la morte a Roma del principe degli Apostoli, non vi sono più notizie certe su Marco. La tradizione lo vuole evangelizzatore in Egitto e fondatore della chiesa di Alessandria.

Le sue spoglie furono trafugate con uno stratagemma da due mercanti veneziani nell'anno 828 e trasportate, dopo averle nascoste in una cesta di ortaggi e di carne di maiale, a Venezia, dove pochi anni dopo venne dato inizio alla costruzione della Basilica intitolata al santo che ancora oggi ospita le sue reliquie.



Un frammento di esse è pure conservato nella chiesa di San Marco in Città a Cortona, luogo natale di Monsignor Italo Castellani Arcivescovo di Lucca, città che condivide con Venezia lo stemma comunale del leone alato e il patronato.


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Cupola della Basilica di San Marco a Venezia.

Sensibilità

venerdì 22 aprile 2016



La musica."I professionisti del settore direbbero che il valore artistico di una musica si misura nei termini di “perfezione strutturale”, “elaborazione tematica” o “coerenza compositiva”, ma spesso neanche loro riescono a cogliere quel “quid” che rende una musica eterna ed immortale".

Per amare la musica non è necessario averla studiata per anni: basta essere profondamente sensibili e scopriremo la Bellezza e l'Armonia.

“Musica: tu ci hai insegnato a vedere con l’orecchio e a udire con il cuore.”(Kahlil Gibran)

Sebastian Bach ha scritto per una sua opera“Herz und Mund und Tat und Leben“, questa preghiera:

«Gesù è la mia gioia
la consolazione e la linfa del mio cuore,
Gesù difende da tutti i dolori
è la forza della mia vita,
il desiderio e la luce dei miei occhi
la ricchezza e la felicità della mia anima,
per questo io non lascio che Gesù
abbandoni il mio cuore e il mio volto.»


Mentre apriamo il cuore e ci lasciamo coinvolgere e trasportare dalla musica tutto d'intorno ci parla di Dio e allora riusciamo a sentirci parte e perfettamente inseriti nella Bellezza dell’Universo..

Ieri sera,è bastata una chitarra e una voce bellissima,per far vibrare l'anima e godere di un momento di riflessione ascoltando le note e soprattutto le parole di questa canzone.


L'INIZIATIVA: Un testo,parole semplici che ci aiutano a riconoscere che Dio è veramente il Padre Nostro.


In fondo io non c'ero e Lui mi ha creato,
io non esistevo e Lui mi ha amato.

Rit.
In fondo ha preso Lui l'iniziativa
e allora che paura abbiamo?
e allora che paura abbiamo.

Non c'era la luce, non c'era il colore, 

non c'era l'amicizia, il tempo e l'amore.   

Solo l'ingratitudine ci fa dimenticare
che Dio non incomincia se non per terminare.

In fondo tu non c'eri, non ci saremmo mai incontrati
se Dio che ci ha voluti non ci avesse amati.

REd ora non ci resta che una cosa da fare
seguire la Sua strada e cominciare a lavorare.

Per primo Lui ci ha amato fino in fondo
e adesso ci regala il mondo...

La musica ci dona Piedi che danzano




SIMONA ATZORI

Capolavoro di Dio



La frase della copertina del suo libro: “Le sue braccia sono rimaste in cielo, ma nessuno ha fatto tragedie” – men che meno lei, che con coraggio, balla, ride, ama, vive.

Simona a 18 anni ha deciso di rinunciare anche alle protesi, un corpo estraneo che proprio non riusciva a sopportare nel suo agile corpo di ballerina “Quella con le braccia non ero io. Io sono quella che non indossa né braccia né bottoni” – e così, ha deciso di ballare, senza braccia e con un’agilità disarmante. E di scrivere anche, perchè il suo mondo si apra agli altri e la sua parola diventi messaggio.






Madeleine Delbrel Poesia-preghiera (non tutta!)
"Noi abbiamo suonato il flauto e voi non avete danzato"

E' il 14 luglio.
Tutti si apprestano a danzare.
Dappertutto il mondo, dopo anni dopo mesi, danza.
Ondate di guerra, ondate di ballo.

C'è proprio molto rumore.
La gente seria è a letto.
I religiosi dicono il mattutino di sant'Enrico, re.
Ed io, penso
all'altro re.
Al re David che danzava davanti all'Arca.

Perché se ci sono molti santi che non amano danzare,
ce ne sono molti altri che hanno avuto bisogno di danzare,
tanto erano felici di vivere:
Santa Teresa con le sue nacchere,
San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù tra le braccia,
e san Francesco, davanti al papa.

Signore, insegnaci il posto che tiene, nel romanzo eterno
avviato fra te e noi,
il ballo della nostra obbedienza.
Rivelaci la grande orchestra dei tuoi disegni:
in essa, quel che tu permetti
dà suoni strani
nella serenità di quel che tu vuoi.
Insegnaci a indossare ogni giorno
la nostra condizione umana
come un vestito da ballo, che ci farà amare di te
tutti i particolari. Come indispensabili gioielli.
Facci vivere la nostra vita,
non come un giuoco di scacchi dove tutto è calcolato,
non come una partita dove tutto è difficile,
non come un teorema che ci rompe il capo,
ma come una festa senza fine dove il Tuo incontro si
rinnovella,
come un ballo,
come una danza,
fra le braccia della tua grazia,
nella musica che riempie l'universo d'amore.

Signore, vieni ad invitarci.


Un incontro nel venerdì Santo

mercoledì 20 aprile 2016





“Vorrei ancora un po' di tempo.."

Paola, l'ho incontrata il venerdì Santo mentre, nella chiesa vuota, adoravo la Croce di Cristo esposta.

Una voce alle spalle mi interroga: "Buongiorno signora mi sa dire a che ora domani inizierà la celebrazione?Sarà lunga la funzione? Io mi stanco facilmente, sa, sto facendo un ciclo di chemio".

Inizia così un dialogo tra noi. Lei mi conosce. Mi ha spesso sentita leggere le letture e pensa che io possa comprenderla.
Guardo questa donna giovane, consapevole di non avere più molto tempo davanti a sé.
"Si è riformato il tumore di cui ero già stata operata".

Io che ho già percorso un lungo cammino e che non conosco quando arriverò al traguardo,la guardo con tenerezza, e vorrei dirle tante cose ma le parole oziano nella mia bocca e trasformano il mio sguardo: resta il silenzio! 

Come vorrei, per lei per tutti quelli che i giorni, le ore, sono determinanti per un sogno che vorrebbero vivere con intensità, memori che il tempo scorre veloce come le acque di un torrente, quando vorremmo che si fermasse per aiutarci a riprendere fiato.

Noi che guardiamo verso orizzonti lontani, che progettiamo sogni per anni futuri, noi che non osserviamo le lancette dell'orologio mentre l'alba s'allontana e il tramonto attende di sparire così che  un altro giorno possa dormire, noi che accarezziamo le stagioni mentre aspettiamo, senza premura, il tempo dell'abbraccio con Dio, noi non abbiamo la percezione di cosa sia un anno per chi sta morendo...noi... non ringraziamo Cristo perchè la vita canta ancora  nel nostro cuore.


Completo il post:


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:

«Fate attenzione, vegliate, perché non sapete quando è il momento. È come un uomo, che è partito dopo aver lasciato la propria casa e dato il potere ai suoi servi, a ciascuno il suo compito, e ha ordinato al portiere di vegliare.
Vegliate dunque: voi non sapete quando il padrone di casa ritornerà, se alla sera o a mezzanotte o al canto del gallo o al mattino; fate in modo che, giungendo all’improvviso, non vi trovi addormentati.

«Fate attenzione, vegliate perché non sapete quando è il momento.»” Cosa vuole dire Gesù? il compiere opere buone, l'agire bene (secondo la volontà di Dio) comporta una responsabilità assolutamente personale, insostituibile. Nessun può fare al posto nostro quello che è richiesto a noi e, purtroppo, se ci si accorge troppo tardi di ciò, può anche accadere che non ce ne sia più il tempo e si resti tagliati fuori dal Regno, cioè da quella totale e gioiosa comunione con Dio nel fatidico momento dell'incontro ultimo con il Signore, al termine della propria vita terrena.

"Quello che dico a voi, lo dico a tutti: vegliate!».


Esco nel cielo che si prepara a ricevere la sera, eppure così brillante come solo nelle giornate di vento può accadere, la natura si prepara a ricevere la primavera, e noi una nuova rinascita con Cristo che Risorge. 
Respiro l'aria frizzante. 
Sotto una siepe vedo un uccellino che raccoglie erbe secche: ne ha il becco pieno, pronte per un nuovo nido…

Vita. Tutto è vita, come tutto è gioia anche il dolore.

Sono cristiana, sono cattolica

lunedì 18 aprile 2016



Mi capita spesso che un commento letto in un "blog" amico, mi induca a discuterne con mio marito, ma l'aver letto che i cristiani sono di "m" mi è parso eccessivo.


Vi pare giusto offendere le persone per una scelta non condivisa?

Il cristianesimo vive in coloro che parlano e vivono nella fede in Cristo Gesù.  
Perchè debbono essere irrisi continuamente? non sarebbe meglio prima di denigrare le persone che chi le irride frequenti un corso di storia magari per corrispondenza?

Chi in quel blog,  descrive in questo modo i cristiani  si nasconde dietro un'immagine che non la rappresenta, con un nome che ha già cambiato altre volte e soprattutto si raffigura in un insetto (coleottero) che con l'aggiunta dell'aggettivo  "leggera" la determina benissimo.....


25/07/12, 19:15 (commento ad un mio post che proprio parlava della mia fede!)
Ciao cara, passo solo per darti un abbraccio e una carezza sul tuo dolce viso...
16/11/14, 11:26 (Commento alle mie poesie)
Perchè non le pubblichi in prima pagina? Sono bellissime specie quella di Valeria. Ribaciobacio


La mia  reazione potrebbe essere quella di rimanere sul piano dei fatti, ribadire la nostra tolleranza, essere consapevoli che se ci attaccano è perché in fondo ci considerano un problema rilevante,quindi vediamo di evitare ogni indignazione moralistica, insomma: essere magnanimi. 
Soprattutto ricordare che il cristianesimo è sopravvissuto per venti secoli a tutte le bufere: Dio non ha bisogno che noi lo difendiamo, sa difendersi da solo e noi siamo servi inutili. 
La saldezza della fede si vede anche dalla serenità con cui si incassano questi colpi.
«Gesù ha detto che saranno beati coloro che vengono perseguitati nel suo nome."


Ricordiamoci che i "coleotteri" ci saranno sempre e allora abituiamoci ad essere derisi..... 
La società non è quella di 2000 anni fa e che anche allora Cristo è stato deriso, oltraggiato, assassinato; dobbiamo tornare ad essere lievito nella pasta, sale che dà sapore. 
La presunzione dell’uomo di salvarsi da sé è all’origine di tutte le accuse (chiamiamole così) di tutte le intolleranze, nella società nella vita familiare e nei rapporti di amicizia.


Al cristiano a cui è stato portato l’annuncio della salvezza, viene
tolta la disperazione e gli rimane una dolce tristezza illuminata e piena di speranza.

Buona scuola coleottero!!!















































L'immagine di Dio.

sabato 16 aprile 2016


Ho trovato questa immagine su Google. 


Quante volte ho giocato  a: che cosa vedi nelle nuvole? 
Ma quest'immagine è veramente particolare
Ognuno può pensare ed usare la sua fantasia. Io non mi pronuncio, perchè mi riesce molto difficile, anzi quasi impossibile, far combaciare la mia idea di Dio con l'immagine comune che ce lo rappresenta: un vecchio dalla folta barba bianca come i capelli riccioluti e lunghi e con abiti lunghi e fluttuanti.
Il mio Dio non è vecchio no,ma non lo immagino, non ho mai pensato a donargli un'immagine. 
E' Lui, un qualcosa che mi fa pensare alla bellezza all'armonia, o forse al pescatore de il "Vecchio e il mare"? (del libro non Tracy del film) 
Avere, crearsi un'immagine di Dio è alquanto banale e Lui proprio non lo è. 
Nella mia mente Dio è una preghiera. Semplice. Lui, Dio, è eterno.

Dio è venuto sulla terra e ci ha regalato Gesù.
Dio si è fatto uomo per salvarci, sarebbe venuto anche per salvare uno solo di noi. Pare una pazzia ma è la più grande prova d'amore che ci poteva dare.  

Capire questo amore, capirlo in tutta la sua profondità è difficile. 
Comprendere completamente tutto questo nascere, vivere, insegnare, amare e morire....che è il pieno significato di un cuore amante.

Gesù: morire per noi, farsi uccidere da noi per salvare noi: se non fosse la verità sarebbe un assurdo, ma Dio è meravigliosamente pieno di momenti, parole che, come dicevo prima, non capiamo. 
Occupa i giorni della mia vita, della mia vita intera. 
Forse lo capirò nel momento supremo....

Spesso ascolto persone che pensano che essere cristiani significhi chinare sempre il capo. A volte lo si fa, ma so che devo essere fiera della mia fede. Su la testa, Lucia e cammina! 

Signore, come combattente  sono una mezza cartuccia. Parlo di Te, parlo del Tuo amore, cerco di metterlo in pratica, di urlarlo dai tetti....ma come posso salire sui tetti se faccio persino fatica a fare le scale? 
Io combatto la battaglia con il sorriso ma Tu donami un'anima chiara come l'acqua di un ruscello di montagna. Aiutami ad essere sempre più generosa verso chi non comprende il mio amare con gli occhi, con la carezza delle mani stanche, con l'abbraccio non più forte ma sincero: fammi libera come il vento e arrendevole alle parole di derisione.
Fa' che non mi dichiari vinta se non dal Tuo amore.

Questa sera e domani nella S. Messa Ti dirò grazie per quel  grande sorriso di tenerezza  che mi hai donato: la mia vita.

Oggi

venerdì 15 aprile 2016



Ecco una persona che sa apprezzare i "pezzi" antichi!!!!
Grazie Massimo Dapporto per la cortese compagnia!

Io oggi

giovedì 14 aprile 2016


Ho scoperto Dio. Ho scoperto che aveva preso alloggio nel mio cuore. Tanto tempo fa. I miei bimbi erano ancora piccoli. Andavano alla scuola materna. Quando arrivavo a prenderli, Valeria era sempre, mano nella mano con Suor Anna. Felice si univa alla sorellina e mi correvano incontro! Quanta gioia!

Più di una volta siamo ruzzolate tutte e tre a terra tanta era la forza dell'incontro. Poi arrivava la Suora:" Signora io ho un uccellino che mi racconta tutto!" Valeria le diceva che lei andava a Messa poche volte e con il babbo.

In seguito si procurava degli inserti con commenti e alla fine del commento c'erano delle domande per farmi riflettere. Ricordi Anna?

Ecco il perchè ho incominciato a cercarLo e mi ricordo benissimo quando l'ho trovato!.

E la mia è diventata d'allora una ricerca cosciente.

Forse Lui , proprio Lui e senza forse, è venuto da me.

Oggi sono certa di questo e non vi parlo più del "mio Dio" anche se so che è il Padre di tutti, non vi parlo più con parole semplici, ma in questi anni ho letto molto: Giussani, Messori, Testori, Peguy e tanti altri e ora parlo di Dio usando vocaboli da intellettuale, che non lo sono.

Sono cresciuta. Sono invecchiata.

Se sognavo di sdraiarmi nell'erba fresca, di un tenero verde-primavera, che una leggera brezza fa ondeggiare quasi fosse un mare mentre la musica ritorna a rallegrare il cuore e se pensavo che il mio Dio si sedesse accanto a me, ora come posso farlo? Chi mi rialzerebbe? Le mie gambe non sopportano lunghe (mezz'ora) passeggiate...non più. Ora sono davvero mendicante d'amore e di una dolce mano che mi sorregga se mi dovesse capitare d' inciampare e...capita!

Ecco i pensieri che il vento leggero mi riporta, i sogni di palloncini colorati che si perdono tra le nuvole, alla speranza che la Sua voce si unisca alla mia silenziosamente in un canto che solamente io conosco.

Il mio cuore è molto più fragile. Non c'è tanta pace dentro di me. Vorrei, no, desidererei, che ritornasse quella pace che mi circondava e che veniva dal di dentro. Quella pace che mi rendeva sicura e forte.

Mio Dio oggi Ti trovo soprattutto nel dolore e nella disperazione perchè Tu sei la speranza-certezza della vittoria del bene sul male e della felicità sul dolore.









Dove andranno a finire i palloncini

quando sfuggono di mano ai bambini
dove andranno, dove andranno,
vanno a spasso per l'azzurrità.

E' felice di volare il palloncino
perché sa che in fondo il cielo è il suo destino
piange il bimbo col nasino in su
mentre già non lo vede più.

E gli angioletti dal balcon di nubi di coton
gia fanno capolin
e di vedetta pronto c'è quell'angioletto che
raccatta i palloncin.

E nel cielo già si vendono i biglietti
del calcistico torneo degli angioletti
cherubini, serafini
giocheranno la su
negli stadi del cielo blu.

Ma si lo so che questa mia
è solo fantasia, follia sentimental;
ma se mi serve per trovar
un sogno da sognar
che cosa c'è di mal?

Ora affido a questo caro palloncino
la speranza di tornar ancor bambino
gli domando come e quando
io potrò coniugar
il presente del verbo "amar".

gli domando dove e quando
lo potrò ritrovar,
ed insieme con lui giocar…



Innamorata dell'Amore

mercoledì 13 aprile 2016


Innamorata dell'Amore.

Quante volte me lo sono detto o ne ho parlato con amici che provavano i miei stessi sentimenti.

L’amore appartiene alle esperienze di cui vivo e di cui sono amorosamente riempita.

In tutto trovo la Bellezza e se l'anima si fa triste basta una musica che arrivi  da lontano e l'anima  diventa un fiume di leggerezza che mi rende consapevole di ciò che il mio sguardo scopre.

Sono le sensazioni che sento dentro di me a farmi felice. Cerco l'Amore e scopro nel desiderio che l'accompagna e che mi sorprende e mi aiuta a capire, che sono già amata da tempo infinito perchè è Lui che vuole me. Amandomi.

E’ veramente un Dio potente l’Amore, un Dio infinitamente bello, amabile, convincente, desiderabile. Ma è anche un Dio geloso: non lascia tregua, fa esplodere i sensi ed i sogni, mette in movimento tutte le parti dell’essere.


Ecco allora che precipito nella Sua contemplazione e nella contemplazione di qualsiasi cosa dell'universo intero, di qualsiasi cosa mi circondi.

Tutto mi parla e mi canta dell’amore e dell’amato, tutto sembra attraversato dal desiderio amoroso che sgorga dal mio cuore. Sembra quasi esistere di per sé, mi perdo io in Lui e si perde anche qualsiasi cosa io ritengo mi sia donata.

Tutto: questa pioggia, questo profumo, questa musica che scorre in me, senza dubbio non si limita semplicemente al mio io.

L’io che dialoga, che pensa, che confronta, che ha paura, che si blocca.

Chi abita allora dentro di me? Da dove viene questa felicità o questo dolore, questa gioia o tristezza?

Sembrano   delle forze deliziose ed amate che mi contengono completamente.

I fiumi profondi che  attraversano la mia anima pieni di gioia e di mistero, non sono me stessa, non sono il mio essere , ma sono in me, sono il Tutto in me e con me.

E quando fermo i miei pensieri ecco che il passeggiare nella natura, la conversazione, lo sforzo della volontà, il seguire le ispirazioni, tutto diventa un piacere. Un sorriso inconscio.

Oggi nei miei pensieri, mentre il dentista esaminava il suo, mio, lavoro, cercavo di ricostruire un dialogo scritto da Shackespeare per Romeo e Giulietta ed è talmente bello che lo trascrivo: è parlare con amore
 ma è soprattutto passione per la persona amata che Dio ci aiuta a vivere donandoci un'incontro con l'umano che sorprendentemente è pieno di Lui che ci ha creati.



GIULIETTA
Vuoi andare già via? Ancora è lontano il giorno:
non era l’allodola, era l’usignolo
che trafisse il tuo orecchio timoroso:
canta ogni notte laggiù dal melograno;
credimi, amore, era l’usignolo.

ROMEO Era l’allodola, messaggera dell’alba,
non l’usignolo. Guarda, amore, la luce invidiosa
a strisce orla le nubi che si sciolgono a oriente;
le candele della notte non ardono più e il giorno
in punta di piedi si sporge felice dalle cime
nebbiose dei monti. Devo andare: è la vita,
o restare e morire.

GIULIETTA Quel chiarore laggiù
non è la luce del giorno, lo so: è una meteora
che si libera per te dal sole questa notte,
la torcia per farti lume sulla via di Mantova;
dunque rimani ancora, c’è tempo per andare.

ROMEO Mi prendano pure, sarà certo la morte,
ma sono felice se tu vuoi così. E dirò, allora,
che là, quel grigio non è l’occhio del mattino
ma il fioco riverbero della fronte di Cinzia;
che non è l’allodola a battere la volta
del cielo, così alta su noi. Io voglio restare,
non veglio più partire: vieni, o morte,
sarai la benvenuta! Vuole così Giulietta.
Che c’è, anima mia? Parliamo, non è giorno.

GIULIETTA E' giorno, è giorno: dunque, presto, va’ via!
È l’allodola che canta fuori tono
forzando su dissonanze e aspri acuti.
Dicono che l’allodola divida con dolcezza
ogni accordo: questa non ci divide con dolcezza;
e ancora, che l’allodola e il rospo ripugnante
abbiano scambiato i loro occhi:
così avessero fatto anche della voce,
poi che quella voce lotta il nostro abbraccio,
perché ti caccia da me, col suo richiamo al giorno.
Oh, va’, ora, va’; si fa sempre più luce.

ROMEO Sempre più luce! Sempre oscura di più la nostra pena!


La sapienza di Dio non viene per caso: Egli abbraccia perchè in Lui ogni lacrima non va perduta e così anche ogni sorriso.

Papa Francesco: "La tenerezza di Dio è l'unica forza capace di conquistare il cuore degli uomini. L'abbraccio è la debolezza onnipotente dell'amore divino che incanta e attrae, piega e vince, apre e scioglie dalle catene. E' la forza irresistibile della Sua dolcezza e la promessa irreversibile della Sua misericordia."

Tieni stretto ciò che è buono

martedì 12 aprile 2016

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Tieni stretto ciò che è buono
anche se è un pugno di terra.
Tieni stretto ciò in cui credi
anche se è un albero solitario.
Tieni stretta la vita
anche se è più facile lasciarsi andare.
Tieni stretta la mia mano
anche quando mi sono allontanato da te
(Canto Navajo)


In queste parole ritrovo i miei pensieri di queste giornate un po'...così.
Ora è notte i pensieri corrono, camminano in un silenzio che chiede soltanto di essere ascoltato.
Le parole pronunciate durante il giorno sono morte non appena le ho pronunciate, perchè vivono quanto un respiro, se nessuno le ascolta. Sono parole che vivono sospese nell'aria o si posano sui fiori del mio balcone, ma proprio perchè le pronuncio mentre seguo i pensieri del  cuore s'incontreranno nella scia di una canzone che ricordo e che mi porta lontano oltre la traccia dell'arcobaleno. 
Sono sempre alla ricerca della Bellezza e della Verità: mentre cammino sola soletta,  libera di guardare ciò che vedo lungo la strada e se lo desidero, fermarmi per una breve preghiera.