Mi hai sedotto, Signore

mercoledì 30 marzo 2016




«Mi hai sedotto, Signore, e io mi sono lasciato sedurre» (Ger 20, 7). «Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch'io sono stato conquistato da Cristo Gesù» (Fil 3, 12). Voglio lasciarmi guidare alla santa montagna che è Cristo; infondere il Suo coraggio nella sofferenza, la perseveranza nell’assunzione delle responsabilità. Posso, insieme a tutti i figli di Dio, correre nel pianto, volare con il cuore spezzato, «sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di Lui». Sono figlia in quel Figlio Risorto.

Ho camminato con l'Amore della mia vita

martedì 29 marzo 2016



Oggi è veramente primavera! Sole, cielo azzurro, non una nuvola..... ma tanti canti, e voli di piccoli amori cinguettanti. 
Ho sete di questa giornata. Ho sete di gioia di amore e....di perdono.
Ripenso, camminando, all' acqua che disseta per sempre. In cimitero avevo visto questo monumento funerario, ma  non ho trovato il ruscello dell'acqua di Dio per dissetare la mia sete di ieri di oggi e   anche domani.

Cammino lentamente. 
Ricordo un proverbio che dice: "se tu vuoi camminare veloce, cammina da sola. Se invece vuoi camminare adagio allora cerca di avere qualcuno con te." (o pressapoco!)
Io cammino lentamente perchè sono con Te, mio Dio.

Ogni tanto sossurro un'Ave Maria, poi mi distraggo per osservare  gli alberi che si stanno rivestendo e i prati: macchie estese di margheritine che un tempo chiamavo pratoline.(sono sempre margherite, le pratoline, per quel che ne so, sono quelle col bordo rosa...)

Mi piacciono le margherite, mi donano allegria,
Le mie bimbe, ovunque c'erano prati macchiati da questi simpatici fiorellini, partivano di corsa per raccoglierle e farne un  mazzetto!
Signore anch'io vorrei camminare sull'erba fresca e raccogliere un po' di quei fiorellini e donarteli perchè anche Tu possa sorridere di quest'idea di piccolezza, di delicatezza e fragilità che non ha profumo se non quello dell'amore discreto che Tu gli doni. 

Mi siedo su di una panchina, la solita, e in un'umile preghiera Ti canto che sei l'amore della mia vita; che senza di Te ogni cosa perde la sua bellezza e la gioia si tace e il mio sorriso si spegne.

Nel canto d'amore per Te non penso al dolore, alla tristezza. Penso a Te. 



Questa è una foto di ieri 1980



Queste di oggi


Anche lui è un "antico" col bastone!


Ed ecco sul tronco
si rompono le gemme:
un verde più nuovo dell’erba
che il cuore riposa:
il tronco pareva già morto,
piegato sul fosso.
E tutto sa di miracolo;
e sono quell’acqua di nube
che oggi rispecchia nei fossi
più azzurro il suo pezzo di cielo,
quel verde che spacca la scorza
che pure stanotte non c’era.
(S.Quasimodo)


Lunedì dell'Angelo.

lunedì 28 marzo 2016


Da sempre ho una particolare predilezione e attenzione per gli Angeli.

L'ultima preghiera che recitavo con i miei figli prima del sonno era appunto l'Angelo di Dio.

Gli Angeli sono gli aiutanti di Dio: e pregando così mettevo già allora i miei bimbi nelle braccia di Dio.

Santa Teresa del Bambin Gesù ha scritto una bellissima preghiera all'Angelo Custode.Eccola:



Glorioso custode della mia anima
tu che splendi nel cielo più bello
come una dolce e pura fiamma
vicino al trono dell'Eterno.


Tu discendi per me sulla terra,
e illuminandomi con il tuo splendore
bell'Angelo diventi per me fratello.


Conoscendo la mia grande debolezza,
tu mi prendi per mano
io ti osservo con tenerezza
mentre levi la pietra dal mio cammino.


Sempre la tua voce m'invita
a guardare solo i cieli
più mi vedi piccola e umile,
più diventi radioso.


Oh tu che attraversi lo spazio
più veloce dei lampi,
ti supplico, vola al posto mio
da coloro che mi sono cari,
con la tua ala asciuga le lacrime,
canta l'immensa bontà di Dio,
canta che soffrire è gioia
e pian piano mormora il mio nome.




Ho fatto delle ricerche e che si creda o no gli Angeli,sono un argomento serio. Per dirla col celebre psicanalista Carl Jung, 4.000 anni di fede in queste creature eteree hanno creato una “verità” depositata in un grande serbatoio chiamato “inconscio collettivo” (in pratica una visione del mondo comune a tutti e acquisita quasi inconsapevolmente), e gli angeli sono importanti “archetipi culturali”, cioè punti di riferimento del nostro modo di pensare, sia per chi crede sia per chi non li riconosce.Non c’è neanche tanto da stupirsi se un biologo evoluzionista come Rupert Sheldrake, crede in loro, anche se in un modo moderno: secondo lui sarebbero i codificatori della “forma” non solo dell’uomo, ma di tutte le specie della Terra. In pratica, i custodi dell’“idea” di Dna.

Quest'Angelo piangente si trova nella raffigurazione da una Crocefissione di Giotto


Un dipinto di William Blake, dove gli angeli (su Gesù nel Sepolcro) sono raffigurati come essenze di luce.(cioè araldi della Luce che è Dio)


San Matteo e l'Angelo di Caravaggio.


Finalmente gli Angioletti. Questo dipinto è di Rosso Fiorentino.

Oggi è la festa "dell'Angelo" e la prossima volta farò un po' di storia degli Arcangeli.

Ora, vergognandomi un po', vi regalo alcune fotografie di Angioletti ricamati da me.( Anch'io umilmente ho faticato un po' gli occhi....
(non ridete perchè il confronto è pesante!!!) 






Beh i cuscini sono due........!



Questo è un quadretto


Questo è un acquisto (ho barato!)


e questo s'è rotto (grazie Golia!)



Emily Dickinson

Io so bene che dentro la mia stanza
c'è un amico invisibile,
non si rivela con qualche movimento
né parla per darmi una conferma.

Non c'è bisogno che io gli trovi posto:
è una cortesia più conveniente
l'ospitale intuizione
della sua compagnia.

La sola libertà che si concede
è di essere presente.
Né io né lui violiamo con un suono
l'integrità di questa muta intesa.

Non non potrei mai stancarmi di lui:
sarebbe come se un atomo ad un tratto
si annoiasse di stare sempre insieme
agli innumerevoli elementi dello spazio.

Ignoro se visti anche altri,
se rimanga con loro oppure no.
Ma il mio istinto lo sa riconoscere:
il suo nome è Immortalità.



Chi non trova il paradiso quaggiù
non lo troverà neanche in cielo .
Gli Angeli stanno nella casa
accanto alla nostra
ovunque noi siamo .

Mi abbandono alla gioia.

sabato 26 marzo 2016



Spengimi gli occhi, ed io Ti vedo ancora;
rendimi sordo, e sento la tua voce;
mozzami i piedi, e corro la tua strada;
senza favella, a Te sciorrei preghiere.

Dirompimi le braccia, ed io Ti stringo
col cuore mio, fatto, repente, mano.
Se fermi il cuore, batte il mio cervello;
ardi anche questo: ed il mio sangue, allora
Ti accoglierà, Signore, in ogni stilla.
(Rilke)



C'è un posto, nella mia città, dove il silenzio è assicurato.
In una giornata in cui il sole scalda i pensieri e li profuma ho trascorso un tempo che non aveva minuti, ore. e che scacciava la tristezza dal mio cuore.
Solo parole che libere volavano nell'aria.
Mi sono seduta sui gradini dove riposa Valeria. 
Il libro dei Salmi sulle ginocchia e il mio Rosario nelle mani.
Tutto era immerso in una pace gloriosa.   
Piccole creature cantavano la gioia della vita a chi da tempo dormiva.
Ero finalmente libera di ascoltare la  musica, che la bellezza, sa suonare.



In te Santa Croce vediamo Dio che ama fino alla fine. Salvaci dal male e dal maligno.




angolo ebraico






Valeria



Resurrezione




Oggi con Rainer Maria Rilke possiamo gridare al Signore:


Sei Risorto Signore e la mia inquietudine si placa in Te. 

Scoprire Dio,provarLo presente, non importa che si sia colpiti da timore o da stupore, che si perda il respiro, o che si sia rapiti dall'amore.Son io Signore. Coi miei sensi tutti mi getto in Te, come fa il mare a riva nella risacca. Non mi avverti? L'anima mia l'ali sue ritrovò. S'agita bianca, attorno al volto tuo. Non la ravvisi sorgerti innanzi di silenzio cinta?"





Un pianto che rompe il mio silenzio

martedì 22 marzo 2016

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E' sera nella città rumorosa.
 Il dolore è un grido.
 E il pianto è un lusso 
a cui aspiro
per corpi fratelli.
Shalom.




Margherite fragili e dolci come voi
giovani
la cui vita si è spenta
dopo un sorriso.

Shalom.

In Gesù una nuova vita

domenica 20 marzo 2016

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Molti Lo cercavano perchè per tutti aveva una parola di conforto e di perdono.
Altri Lo seguivano, perchè in Lui vedevano il vero medico che conosce la malattia e con la sola parola la guarisce.
Altri nel farsi discepoli e ascoltando ciò che diceva erano rifocillati col pane necessario al corpo.
Altri ancora non potevano soffrire la Sua predicazione, perchè era un continuo rimprovero al loro sapere e operare e, alcuni poi, sentivano derisa la propria autorità.
Vedevano che la gente, la povera, la semplice, l'umile gente, Lo seguiva e seguiva anche il Suo insegnamento; hanno pensato che era troppo scomodo e decisero di eliminarlo con un falso, frettoloso processo, Lo condannarono a morte.

Rainer Maria Rilke: Crocifissione

Da tempo al colle nudo del supplizio abituati
a trascinar in qualche modo un malfattore,
si distesero i soldati a riposare, rudi,
un viso ottuso a tratti rivolgendo.
verso i tre ch'erano condannati.
Ma fu rapida nell'alto la crudeltà
del loro torturare; e appena fu compiuta
rimasero, ormai liberi, a oziare.

Fino a quando, uno di loro (di sangue ricoperto 
come un macellaio) disse: Capitano, questi ha dato 
un grido. E guardò il capitano dal cavallo: Quale?
E anche a lui accadde, gli sembrò

di aver sentito Elia chiamare. Tutti
erano colto dalla brama di vedere,
e sospinsero perchè non si accasciasse,
una spugna madida d'aceto
verso il Suo ansimare ormai quasi sopito.

Ancora speravano in un spettacolo completo,
e forse nel vedere Elia veniente.
Ma dietro di loro, lontana Maria gettò il suo grido,
e anch'egli con un grido s'accasciò.




Maria,
Tu piangi - io so.
E così anch'io vorrei piangere,
per darTi lode.
Con la fronte sopra la pietra,
piangere...




Arrivederci a PASQUA ho bisogno di SILENZIO per condividere questa nuova settimana Santa con il Signore

Lucia.

Auguri a tutti.



Festa

sabato 19 marzo 2016

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La nostra Eucarestia domani sarà festante tra rami di ulivo e canti osannanti il Figlio di Davide.

Imiteremo la storia e anche noi agiteremo rami di ulivo, foglie di palma, fronde tagliate dai campi e faremo festa.

Gesù entra da Re nella Città santa.

Vi entra per celebrare la Pasqua nuova, che libera l’uomo dalla schiavitù del peccato e della morte mediante l’offerta della Sua vita.

Gesù entra trionfante in Gerusalemme, ma soprattutto entra nella gioia di ogni cuore fedele.

L’assurdo è che, per entrare da Re in Gerusalemme, Lui ha chiesto in prestito un animale da cavalcare, dicendo ai suoi discepoli di andare dal padrone di un’asina, perché “il Signore ne ha bisogno”.

Può il Signore Iddio aver bisogno? Dio è tutto ed ha fatto tutto, come può aver bisogno di qualcosa. Eppure nel Messia, Dio si fa mendicante del nostro amore per amore.
 

Gesù ha bisogno di tutto quello che gli posso dare, perché il mio povero cuore si introduca nella Gerusalemme celeste della sua Carità” (don Primo Mazzolari)

Il popolo di Gerusalemme è in festa perché entra in città Colui che era aspettato da secoli per essere liberatore e guida verso la pienezza di vita. Questo popolo rende omaggio alla Verità dell’Amore, che libera. 
Sarà l’avvento di Colui che ci avrebbe salvati.

E’ importante ricordare che fu il popolo semplice, i puri di cuore a riconoscerLo. Per primi, infatti furono i ragazzi, i bambini, a gridare Osanna al Figlio di Davide. 
Fu il popolino che proclamò la risposta a un interrogativo sempre attuale: “Chi sarà mai questo Gesù di Nazareth, che aveva predicato per tre anni lungo le vie della Galilea e della Giudea?” 
Nel luminoso giorno delle Palme il semplice popolo ha il grande intuito della realtà: Gesù è il Cristo; è Lui il centro della storia. 
E'Lui l’Atteso da secoli, il vero Re, Colui che dona la felicità.

Per mia abitudine arrivo a casa con tanti rametti d'ulivo, che relalerò alle persone che non frequ
entano la chiesa ma che conoscono il significato del rametto d'ulivo: Pace!

Buona "Festa delle Palme"

RILKE RAINER MARIA (1875-1926)

L'orto degli ulivi

Sotto le grigie fronde Egli saliva
grigio, disfatto - su per l'oliveto,
premendo a tratti la cinerea fronte
entro le ardenti mani polverose.
«Dopo tutto, anche ciò. Questa, la fine.
Mi è forza andare, pur se spenti ho gli occhi.
E vuoi che affermi, Dio, la tua presenza,
nel mentre io stesso più non ti ritrovo?
Più non ti trovo. Non ti trovo in me.
E non negli altri. Non in questa pietra.
Più non ti trovo, no. Solo, son io.
Solo, con tutta la miseria umana,
che a lenir nel tuo nome avevo impreso...
Inaudita vergogna... E tu, non sei! ».
Dissero, poi, che un angelo discese.
Un angelo? Perché? La notte, scese.
E sfrascò di tra gli alberi, distratta,
agitando i discepoli nel sonno.
Un angelo? Perché?.. La notte, scese.

Notte non insueta. All'altre, uguale.
Alle notti infinite, in cui riposa
anche il cane randagio, anche la pietra.
Triste notte qualunque; all'altre, uguale:
prona, in attesa, al rifiorir del giorno.
Ché non scendono, no, verso un siffatto
supplice in terra, gli angeli dal cielo.
Non si accrescon le notti attorno a lui.
Quando naufraga, è solo. E lo abbandona,
fra i marosi, anche il padre. E lo respinge
anche il grembo materno.

Con la faccia per terra. (Peguy)

venerdì 18 marzo 2016









Nessun uomo, ragazzo mio, è abituato alla morte, a nessuna morte che lo tocca...Vi è nella morte un residuo di mistero tale, una tale rivelazione di mistero che ogni uomo rimane colpito, toccato... Io ho visto morire molti uomini, ragazzo mio, io ho fatto la pelle dura.  Ci si abitua? No, ragazzo , non ci si abitua affatto...Poichè la morte carnale, ragazzo mio, il laceramento del corpo, la separazione del corpo, è una disgrazia, una miseria...e non vi è alcun uomo al mondo che non vi abbia sentito il colpo.
Quando si tratta di morire il corpo comprende molto bene che non c'è più da scherzare.

Il corpo carnale del santo non si rifiuta meno del corpo carnale del peccatore...Il Santo sul suo letto di morte, la santa sul rogo, il Cristo al monte degli Ulivi.

Dio stesso ha temuto la morte...Allora Egli disse loro: "La mia anima è triste fino alla morte: restate qui e vegliate con me. " Ciò che bisogna vedere, amico mio, ciò che è annunciato qui, ciò che è midollo e il contenuto stesso della passione...Fu proprio la morte carnale, ragazzo.
  
Dio stesso ha temuto la morte... Triste fino alla morte.

Ed essendo avanzato solo un poco, cadde sulla Sua faccia, pregando e dicendo: "Padre mio, se è possibile, che questo calice passi lungi da me, e comunque non come io voglio, ma come Tu vuoi"...

E venne presso i Suoi discepoli e li trovò addormentati, e disse a Pietro: "Così non avete potuto vegliare un'ora con me."

"Vegliate e pregate, per non cadere in tentazione, perchè lo spirito è pronto, ma la carne è debole...

(Non era più un suggerimento ma una confidenza)Era proprio un uomo che parlava agli uomini: parlava a noi. 

Parlava a noi per aiutarci a capire il dolore e l'ubbidienza. "Pater mi, si non potest hic calix transire nisi bibam illum, FIAT VOLUNTAS TUA..."

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Canto la Vita

mercoledì 16 marzo 2016





Canto la mia vita con te, o Cristo,e con te Valeria.
Marzo: è arrivato da giorni, sono nate le margheritine e le violette che tanto piacevano a te amore mio. E Tu, quest'anno, insieme a Gesù, uniti nella stessa libertà, siete nati all'infinito Cielo.

Vivere il presente.
Il mio presente è impastato col passato.


Alla prima luce di ogni nuovo giorno con la recita dell'Angelus, vivo la tua e la Sua vita.

Domenica sarà nuovamente la festa delle Palme. Gesù entra tra l'entusiasmo della folla, in Gerusalemme.
Tu in quella stessa domenica eri alla soglia della Gerusalemme celeste.

Un figlio nasce alla vita per sempre. Per l'eternità.
Maria la mamma di Gesù lo sa, me lo ha insegnato. "per ogni figlio dell'uomo che muore ti prego così: Ave Maria"

Maria SS. lasciava Gesù alla folla.
Io ti lasciavo al Padre. Era il Suo volere.
Il Suo dolore era troppo grande.
Il mio dolore, era un dolore umano, non paragonabile a quello di Maria, sono una donna con sentimenti umani, che avrebbe voluto gridare a Dio, che avrebbe voluto strapparti dalle braccia di Dio.
Invece gli ho detto " Ti prego, Signore, lasciamela; ma sia fatta la Tua volontà"
E Dio ti ha preso con sè.

Signore ho sete dell'acqua che hai dato alla Samaritana, un'acqua che lava e guarisce la mia tristezza di giorni in cui sento parlare il dolore di Gesù, i chiodi che perforano le mani e i piedi, la lancia romana che trafisse il Suo costato. E poi il grido che risuonerà su tutta la terra. Ascolto in silenzio.

Ascolto in silenzio il rumore sordo del tuo corpo che rompe il vetro della macchina e poi cade a terra. E il mio grido mentre scendo le scale e vengo da te che già camminavi verso Dio. Enrico ti guardava anche lui in silenzio. Non lo sapevamo, amore grande, che ci avresti lasciato, non sapevamo quanto avremmo pianto di nascosto. Non sapevamo che questo dolore non si spegne negli anni ma diventa sempre più forte mentre il cuore diventa sempre più pieno della tua assenza.

Ho vissuto questa quaresima, Signore.
Ti offro la gioia di Valeria e il mio dolore per la carezza alle sue mani ora visibili solo nel ricordo.

La prossima settimana farò silenzio sul computer e nella vita. Un silenzio d'amore.
Ieri ho colto le margheritine e due violette. Le ho messe in un piccolo vaso con l'acqua  perchè vivano fino a Pasqua.

La vita è un canto, Signore, d'amore e di tristezza, A volte, Un Canto per Te, sempre. 



Dialogo della Terra e della Luna (Leopardi Operette Morali)

martedì 15 marzo 2016


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Terra. Cara Luna, io so che tu puoi parlare e rispondere; per essere una persona; secondo che ho inteso molte volte da' poeti: oltre che i nostri fanciulli dicono che tu veramente hai bocca, naso e occhi, come ognuno di loro; e che lo veggono essi cogli occhi propri; che in quell'età ragionevolmente debbono essere acutissimi. Quanto a me, non dubito che tu non sappi che io sono né più né meno una persona; tanto che, quando era più giovane, feci molti figliuoli: sicché non ti maraviglierai di sentirmi parlare. Dunque, Luna mia bella, con tutto che io ti sono stata vicina per tanti secoli, che non mi ricordo il numero, io non ti ho fatto mai parola insino adesso, perché le faccende mi hanno tenuta occupata in modo, che non mi avanzava tempo da chiacchierare. Ma oggi che i miei negozi sono ridotti a poca cosa, anzi posso dire che vanno co' loro piedi; io non so che mi fare, e scoppio di noia: però fo conto, in avvenire, di favellarti spesso, e darmi molto pensiero dei fatti tuoi; quando non abbia a essere con tua molestia. 
Luna. Non dubitare di cotesto. Così la fortuna mi salvi da ogni altro incomodo, come io sono sicura che tu non me ne darai. Se ti pare di favellarmi, favellami a tuo piacere; che quantunque amica del silenzio, come credo che tu sappi, io t'ascolterò e ti risponderò volentieri, per farti servigio.
Terra. Senti tu questo suono piacevolissimo che fanno i corpi celesti coi loro moti?
Luna. A dirti il vero, io non sento nulla. 
Terra. Né pur io sento nulla, fuorché lo strepito del vento che va da' miei poli all'equatore, e dall'equatore ai poli, e non mostra saper niente di musica. Ma Pitagora dice che le sfere celesti fanno un certo suono così dolce ch'è una maraviglia; e che anche tu vi hai la tua parte, e sei l'ottava corda di questa lira universale: ma che io sono assordata dal suono stesso, e però non l'odo. 
Luna. Anch'io senza fallo sono assordata; e, come ho detto, non l'odo: e non so di essere una corda.
Terra. Dunque mutiamo proposito. Dimmi: sei tu popolata veramente, come affermano e giurano mille filosofi antichi e moderni, da Orfeo sino al De la Lande? Ma io per quanto mi sforzi di allungare queste mie corna, che gli uomini chiamano monti e picchi; colla punta delle quali ti vengo mirando, a uso di lumacone; non arrivo a scoprire in te nessun abitante: se bene odo che un cotal Davide Fabricio, che vedeva meglio di Linceo, ne scoperse una volta certi, che spandevano un bucato al sole.
Luna. Delle tue corna io non so che dire. Fatto sta che io sono abitata.
Terra. Di che colore sono cotesti uomini?
Luna. Che uomini? 
Terra. Quelli che tu contieni. Non dici tu d'essere abitata? 
Luna. Sì, e per questo? 
Terra. E per questo non saranno già tutte bestie gli abitatori tuoi. 
Luna. Né bestie né uomini; che io non so che razze di creature si sieno né gli uni né l'altre. E già di parecchie cose che tu mi sei venuta accennando, in proposito, a quel che io stimo, degli uomini, io non ho compreso un'acca. 
Terra. Ma che sorte di popoli sono coteste?
Luna. Moltissime e diversissime, che tu non conosci, come io non conosco le tue.
Terra. Cotesto mi riesce strano in modo, che se io non l'udissi da te medesima, io non lo crederei per nessuna cosa del mondo. Fosti tu mai conquistata da niuno de' tuoi?
Luna. No, che io sappia. E come? e perché?
Terra. Per ambizione, per cupidigia dell'altrui, colle arti politiche, colle armi. 
Luna. Io non so che voglia dire armi, ambizione, arti politiche, in somma niente di quel che tu dici.
Terra. Ma certo, se tu non conosci le armi, conosci pure la guerra: perché, poco dianzi, un fisico di quaggiù, con certi cannocchiali, che sono instrumenti fatti per vedere molto lontano, ha scoperto costì una bella fortezza, co' suoi bastioni diritti; che è segno che le tue genti usano, se non altro, gli assedi e le battaglie murali. 
Luna. Perdona, monna Terra, se io ti rispondo un poco più liberamente che forse non converrebbe a una tua suddita o fantesca, come io sono. Ma in vero che tu mi riesci peggio che vanerella a pensare che tutte le cose di qualunque parte del mondo sieno conformi alle tue; come se la natura non avesse avuto altra intenzione che di copiarti puntualmente da per tutto. Io dico di essere abitata, e tu da questo conchiudi che gli abitatori miei debbono essere uomini. Ti avverto che non sono; e tu consentendo che sieno altre creature, non dubiti che non abbiano le stesse qualità e gli stessi casi de' tuoi popoli; e mi alleghi i cannocchiali di non so che fisico. Ma se cotesti cannocchiali non veggono meglio in altre cose, io crederò che abbiano la buona vista de' tuoi fanciulli; che scuoprono in me gli occhi, la bocca, il naso, che io non so dove me gli abbia.
Terra. Dunque non sarà né anche vero che le tue province sono fornite di strade larghe e nette; e che tu sei coltivata; cose che dalla parte della Germania, pigliando un cannocchiale, si veggono chiaramente.
Luna. Se io sono coltivata, io non me ne accorgo, e le mie strade io non le veggo
Terra. Cara Luna, tu hai a sapere che io sono di grossa pasta e di cervello tondo; e non è maraviglia che gli uomini m'ingannino facilmente. Ma io ti so dire che se i tuoi non si curano di conquistarti, tu non fosti però sempre senza pericolo: perché in diversi tempi, molte persone di quaggiù si posero in animo di conquistarti esse; e a quest'effetto fecero molte preparazioni. Se non che, salite in luoghi altissimi, e levandosi sulle punte de' piedi, e stendendo le braccia, non ti poterono arrivare. Oltre a questo, già da non pochi anni, io veggo spiare minutamente ogni tuo sito, ricavare le carte de' tuoi paesi, misurare le altezze di cotesti monti, de' quali sappiamo anche i nomi. Queste cose, per la buona volontà ch'io ti porto, mi è paruto bene di avvisartele, acciò che tu non manchi di provvederti per ogni caso. Ora, venendo ad altro, come sei molestata da' cani che ti abbaiano contro? Che pensi di quelli che ti mostrano altrui nel pozzo? Sei tu femmina o maschio? perché anticamente ne fu varia opinione. È vero o no che gli Arcadi vennero al mondo prima di te? che le tue donne, o altrimenti che io le debba chiamare, sono ovipare; e che uno delle loro uova cadde quaggiù non so quando? che tu sei traforata a guisa dei paternostri, come crede un fisico moderno?che sei fatta, come affermano alcuni Inglesi, di cacio fresco? che Maometto un giorno, o una notte che fosse, ti spartì per mezzo, come un cocomero; e che un buon tocco del tuo corpo gli sdrucciolò dentro alla manica? Come stai volentieri in cima dei minareti? Che ti pare della festa del bairam?
Luna. Va pure avanti; che mentre seguiti così, non ho cagione di risponderti, e di mancare al silenzio mio solito. Se hai caro d'intrattenerti in ciance, e non trovi altre materie che queste; in cambio di voltarti a me, che non ti posso intendere, sarà meglio che ti facci fabbricare dagli uomini un altro pianeta da girartisi intorno, che sia composto e abitato alla tua maniera. Tu non sai parlare altro che d'uomini e di cani e di cose simili, delle quali ho tanta notizia, quanta di quel sole grande grande, intorno al quale odo che giri il nostro sole. 
Terra. Veramente, più che io propongo, nel favellarti, di astenermi da toccare le cose proprie, meno mi vien fatto. Ma da ora innanzi ci avrò più cura. Dimmi: sei tu che ti pigli spasso a tirarmi l'acqua del mare in alto, e poi lasciarla cadere?
Luna. Può essere. Ma posto che io ti faccia cotesto o qualunque altro effetto, io non mi avveggo di fartelo: come tu similmente, per quello che io penso, non ti accorgi di molti effetti che fai qui; che debbono essere tanto maggiori de' miei, quanto tu mi vinci di grandezza e di forza.
Terra. Di cotesti effetti veramente io non so altro se non che di tanto in tanto io levo a te la luce del sole, e a me la tua; come ancora, che io ti fo gran lume nelle tue notti, che in parte lo veggo alcune volte. Ma io mi dimenticava una cosa che importa più d'ogni altra. Io vorrei sapere se veramente, secondo che scrive l'Ariosto, tutto quello che ciascun uomo va perdendo; come a dire la gioventù, la bellezza, la sanità, le fatiche e spese che si mettono nei buoni studi per essere onorati dagli altri, nell'indirizzare i fanciulli ai buoni costumi, nel fare o promuovere le instituzioni utili; tutto sale e si raguna costà: di modo che vi si trovano tutte le cose umane; fuori della pazzia, che non si parte dagli uomini. In caso che questo sia vero, io fo conto che tu debba essere così piena, che non ti avanzi più luogo; specialmente che, negli ultimi tempi, gli uomini hanno perduto moltissime cose (verbigrazia l'amor patrio, la virtù, la magnanimità, la rettitudine), non già solo in parte, e l'uno o l'altro di loro, come per l'addietro, ma tutti e interamente. E certo che se elle non sono costì, non credo si possano trovare in altro luogo. Però vorrei che noi facessimo insieme una convenzione, per la quale tu mi rendessi di presente, e poi di mano in mano, tutte queste cose; donde io penso che tu medesima abbi caro di essere sgomberata, massime del senno, il quale intendo che occupa costì un grandissimo spazio; ed io ti farei pagare dagli uomini tutti gli anni una buona somma di danari.
Luna. Tu ritorni agli uomini; e, con tutto che la pazzia, come affermi, non si parta da' tuoi confini, vuoi farmi impazzire a ogni modo, e levare il giudizio a me, cercando quello di coloro; il quale io non so dove si sia, né se vada o resti in nessuna parte del mondo; so bene che qui non si trova; come non ci si trovano le altre cose che tu chiedi.
Terra. Almeno mi saprai tu dire se costì sono in uso i vizi, i misfatti, gl'infortuni, i dolori, la vecchiezza, in conclusione i mali? intendi tu questi nomi?
Luna. Oh cotesti sì che gl'intendo; e non solo i nomi, ma le cose significate, le conosco a maraviglia: perché ne sono tutta piena, in vece di quelle altre che tu credevi.
Terra. Quali prevalgono ne' tuoi popoli, i pregi o i difetti?
Luna. I difetti di gran lunga.
Terra. Di quali hai maggior copia, di beni o di mali?
Luna. Di mali senza comparazione.
Terra. E generalmente gli abitatori tuoi sono felici o infelici?
Luna. Tanto infelici, che io non mi scambierei col più fortunato di loro.
Terra. Il medesimo è qui. Di modo che io mi maraviglio come essendomi sì diversa nelle altre cose, in questa mi sei conforme.
Luna. Anche nella figura, e nell'aggirarmi, e nell'essere illustrata dal sole io ti sono conforme; e non è maggior maraviglia quella che questa: perché il male è cosa comune a tutti i pianeti dell'universo, o almeno di questo mondo solare, come la rotondità e le altre condizioni che ho detto, né più né meno. E se tu potessi levare tanto alto la voce, che fossi udita da Urano o da Saturno, o da qualunque altro pianeta del nostro mondo; e gl'interrogassi se in loro abbia luogo l'infelicità, e se i beni prevagliano o cedano ai mali; ciascuno ti risponderebbe come ho fatto io. Dico questo per aver dimandato delle medesime cose Venere e Mercurio, ai quali pianeti di quando in quando io mi trovo più vicina di te; come anche ne ho chiesto ad alcune comete che mi sono passate dappresso: e tutti mi hanno risposto come ho detto. E penso che il sole medesimo, e ciascuna stella risponderebbero altrettanto.
Terra. Con tutto cotesto io spero bene: e oggi massimamente, gli uomini mi promettono per l'avvenire molte felicità. 
Luna. Spera a tuo senno: e io ti prometto che potrai sperare in eterno.
Terra. Sai che è? questi uomini e queste bestie si mettono a romore: perché dalla parte della quale io ti favello, è notte, come tu vedi, o piuttosto non vedi; sicché tutti dormivano; e allo strepito che noi facciamo parlando, si destano con gran paura.
Luna. Ma qui da questa parte, come tu vedi, è giorno.
Terra. Ora io non voglio essere causa di spaventare la mia gente, e di rompere loro il sonno, che è il maggior bene che abbiano. Però ci riparleremo in altro tempo. Addio dunque; buon giorno.
Luna. Addio; buona notte.


 

Il Silenzio speciale di Murray

lunedì 14 marzo 2016



Le tracce dell"'Amato" nei versi di Les Murray, poeta australiano che pare venuto al mondo per parlare solo di Dio

Chiesa
in memoriam Joseph Brodsky

Il desiderio di essere giusti
ha perlopiù tagliato la corda
ma alcuni vengono a Dio
nella speranza di essere sbagliati.

Alto sulla parete di fondo pende
il Vangelo, da prima che fosse libri.
Tutti i giudizi hanno fine in lui,
tutti, compreso il suo.

È sorto da una evoluzione
giudea, non inglese,
e ha detto che la luce che innalzava
sopra tutte le nazioni era giudea.

La libertà divora ancora libertà,
giustizia divora giustizia, amore—
perfino amore. Un uomo ritardato ha detto
la chiesa mi fa venir voglia di essere cattivo,

ma nudo in una trincea di fango
con mille e mille altri, qualcuno sta dicendo
il vero dio dà la sua carne e il suo sangue.
Gli idoli a te chiedono il tuo.


«Impoverisce fino all’irrealtà / non considerare l’oscura carne da cannone / del mondo e delle stelle, le gravità a cui essa è soggetta, / l’insondabile da cui ha voce il banale...»

«L’insondabile da cui ha voce il banale»: potrebbe essere lo slogan che definisce questo poeta australiano nato nel 1938. Ma, come ogni vera fatica, basta una curva, un giro di frase, una svolta e ci s’imbatte in straordinarie illuminazioni, in trasalimenti d’interesse. 

Ed è proprio l’«interesse» uno dei temi più cari a Murray: l’interesse come dono, e grazia - come avvenimento: 

«La posta ordinaria dell’altromondo, comunissima, / non timbrata “divina”; nessuno ne rifiuta la consegna. // (...) Viviamo lunghi giorni sotto la sua superficie, respirando aria materiale, // poi qualcosa s’apprende: ci siamo. Silenzio assorto, speciale. / È questo l’interesse, che in un istante spegne i nostri interessi / e solo ne permette la sopravvivenza». 

L’interesse per tutto quello che accade nel mondo,  è ciò che permette l’accadimento del mondo: «È una forma d’amore. Il quotidiano vi splende attraverso, / e attraverso parcelle di tempo. Ma con queste non si mischia; si desta solo per / ogni traccia dell’Amato che v’è in esse».


Chi sia l’Amato che abita ed è il protagonista di ogni singolo testo dell’opera di Murray, è, del resto, il suo unico, vero grande tema. Da poeta, la risposta non può essereche la semplice parola «Dio». Dio è il culmine dell’esperienza d’amore e Murray vuole farci capire proprio questo:egli si sente venuto al mondo per parlare solo di questo. 

Ne parla il paesaggio («un paesaggio ampio come il perdono»), ne parlano i pescatori di South Head («È cosa seria stare tra gli umani»), lo dice il Centurione della ballata The Say-but-the-world Centurion Attempts a Summary: «Ha fatto l’impossibile / per mostrarci che c’è. Per chiedercelo. Pare che abbiamo da essere noi il poema / e vivere l’impossibile». 

Lo dice e lo segnala l’amore per la moglie, quotidiano ed eterno come la natura: «Una dice l’amico al volante / che valga starci insieme per sempre / non l’ho ancora trovata. / Qui i nostri poemi non collimano. / Tutte o quasi lo varrebbero rispondo / se lo valessi tu, ne son prova vivente / io che dalla prima svolta della via / intristisco perché mi manchi - / e i cuori battono in genere come se non ci fossero / udibili solo sonorizzati su filmiche colonne / o come ci avviciniamo alla particolare nostra / passione o paura». 


Per Murray, vive nell’ umano un’intensità che ha un orizzonte infinito; l’immortalità dell’uomo che è immagine di Dio stesso: «Dio, la cui immagine è diurna precisione, totale, in divenire eppure tutt’una / con l’ubiquitaria attenzione di uno che non conosce noia». Dio, «che è nel mondo come la poesia / è nel poema».

Eccolo, «l’insondabile da cui ha voce il banale», «un io dentro l’io, fresco come coscienza», «l’Amato».




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