Preghiera dell'attesa

mercoledì 3 febbraio 2016





Ho letto e poi mi è stato raccontato che certi monaci dei primi tempi della chiesa, nel III e IV secolo, di notte pregavano stando in piedi, nella posizione dell’attesa.

Si ergevano lì all’aperto, dritti come alberi, con le mani alzate verso il cielo, rivolti verso il luogo dell’orizzonte da cui doveva venire il sole del mattino. 
Tutta la notte il loro corpo, abitato dal desiderio, attendeva il levar del giorno. 
Era la loro preghiera. 
Non avevano parole. 
Che bisogno c’era di parole? 
La loro parola era il loro stesso corpo in attesa. 
Questa fatica del desiderio era la loro preghiera silenziosa. 
Erano là, semplicemente. 
E quando al mattino i primi raggi del sole raggiungevano la palma delle loro mani, allora potevano fermarsi e riposare. 
Il sole era giunto.


Quest'attesa non so come definirla: più  spirituale o più corporale?
 L’attesa coinvolge il nostro essere completamente. 

E ciò che ci coinvolge di più è quel  raggio di sole  che, illuminando la palma delle nostre mani e donando al  paesaggio un nuovo aspetto, ci annuncia che il "sole" viene, mentre  la "notte" non ci permette di conoscere profondamente Dio e il nostro cuore.



2 commenti:

  1. Mi sembra un rito pagano.
    Ciao Lucia.

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  2. Perchè? C'è chi prega in ginocchio, chi seduto, io al mattino, prego seduta sul letto e la sera sdraiata sotto le coperte.....io non ci vedo niente di strano....
    Sono monaci. I religiosi durante la notte si alzano e pregano. La contemplazione. Stare in silenzio. Anche mentale. Ohibò Gus.......

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