Festa in famiglia

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Venerdì scorso ci siamo ritrovati a casa di Piero per augurare buon viaggio a Pietro (suo nipote) che per un anno andava a vivere in Irlanda.
Ho scattato qualche fotografia: la  maggiorparte sono mosse....ma con un po' di fantasia riuscite ad essere dei nostri!.... (Si ride con hi, hi, hi; con ha, ha, ha,, o ancora he, he, he,) Lascio a voi la scelta! Di vocali ce ne sono ancora due e, ho notato, ognuna di esse ha un diverso significato.

Foto mosse a casa di Piero!

Pietro il "partente e felice!" (Debbo aggiungere che non ho scelto il colore...ho solo dimenticato
gli occhiali da vista!!!!!!...che svista!)


Piero, fratello di Paolo 


Mario e Paolo
(che volevano cambiare il mondo....!)


                                                                  Simona e Samantha
(Moglie e figlia di Massimo figlio di Mario)




Elena e Pietro
(Elena non vuole essere fotografata!)


Mara (Marù, Maruzza) zia di Pietro e figlia di Piero


Le classiche quattro chiacchiere in famiglia....



Belli proprio belli i due cugini e.....va bhè sfuocatissima!



Girando per caso....collezione di Piero Bilance e ce ne sono ancora!!!



Un "Tocco di romanticismo" di Maria Grazia.
Ciao, come vedi ci sei anche tu.



Vassoio di Maria Grazia, arnesi di Piero.


Con calma e pazienza anche le immagini restano ferme.
Grazie se mi verrete a trovare. A domani!
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Rose senza profumo

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Le mie rose.


Sul mio balcone c'è un vaso di rose. Rosa. Non troppo grandi. Indubbiamente sono belle. Ma non hanno profumo. 
Sono come le giornate che sto vivendo. Radiose, piene di luce.Con un cielo azzurro dove neppure una nuvola piccina trova riposo.
Ma non hanno profumo. 
Dov'è la bellezza di giorni vicini e lontani?
Mi assale la nostalgia. E' nostalgia di cielo che per me è una specie di "mal d'Africa" e consiste nel desiderare quanto di bello e di buono, di ordine armonico, di pace ci sia stato ieri, nel mio cuore.
E' una nostalgia, quella di questi giorni, da cui non riesco a difendermi, perchè sta invadendo la mia anima. Quello che cerco sono "i miei giorni viola". 
E' la visione del volo delle rondini impazzite e con loro, la speranza in qualcosa che ancora non so come chiamare.
E allora trasformo, come ieri sera, i miei pensieri in preghiera. 
Una preghiera che è distrazione,  che si interrompe e poi riprende, stanca.
Dio, mio Dio, come sei grande e come mi ami! E io sono altrove!|
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Lo Sguardo (brani dell'Enciclica di Papa Francesco)

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Giotto: scene dalla vita di San Francesco


«Laudato si’, mi’ Signore», cantava san Francesco d’Assisi.
In questo bel cantico ci ricordava che la nostra casa comune è anche come una sorella, con la quale condividiamo l’esistenza, e come una madre bella che ci accoglie tra le sue braccia: «Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta et governa, et produce diversi fructi con coloriti flori et herba».

Questa sorella protesta per il male che le provochiamo, a causa dell’uso irresponsabile e dell’abuso dei beni che Dio ha posto in lei.
Siamo cresciuti pensando che eravamo suoi proprietari e dominatori, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora.


San Giovanni Paolo II si è occupato di questo tema con un interesse crescente. Nella sua prima Enciclica, osservò che l’essere umano sembra «non percepire altri significati del suo ambiente naturale, ma solamente quelli che servono ai fini di un immediato uso e consumo».Successivamente invitò ad una conversione ecologica globale. Ma nello stesso tempo fece notare che si mette poco impegno per «salvaguardare le condizioni morali di un’autentica ecologia umana ».
La distruzione dell’ambiente umano è qualcosa di molto serio, non solo perché Dio ha affidato il mondo all’essere umano, bensì perché la vita umana stessa è un dono che deve essere protetto da diverse forme di degrado.
Ogni aspirazione a curare e migliorare il mondo richiede di cambiare profondamente gli «stili di vita, i modelli di produzione e di consumo, le strutture consolidate di potere che oggi reggono le società ». L’autentico sviluppo umano possiede un carattere morale e presuppone il pieno rispetto della persona umana, ma deve prestare attenzione anche al mondo naturale e «tener conto della natura di ciascun essere e della sua mutua connessione in un sistema ordinato».
Pertanto, la capacità dell’essere umano di trasformare la realtà deve svilupparsi sulla base della prima originaria donazione delle cose da parte di Dio.




L'obiettivo è

prendere dolorosa

coscienza, osare

trasformare

in sofferenza

personale ciò che

accade nel mondo




San Giovanni Paolo II ha ricordato come l’amore del tutto speciale che il Creatore ha per ogni essere umano « gli conferisce una dignità infinita ».

Coloro che s’impegnano nella difesa della dignità delle persone possono trovare nella fede cristiana le ragioni più profonde per tale impegno. Che meravigliosa certezza è sapere che la vita di ogni persona non si perde in un disperante caos, in un mondo governato dalla pura casualità o da cicli che si ripetono senza senso!

Il Creatore può dire a ciascuno di noi: «Prima di formarti nel grembo materno, ti ho conosciuto» (Ger 1,5). Siamo stati concepiti nel cuore di Dio e quindi « ciascuno di noi è il frutto di un pensiero di Dio.





Il modo migliore

per collocare 

l'essere umano

al suo posto,

è ritornaree a

proporre la figura

di un Padre Creatore




Ciononostante, Dio, che vuole agire con noi e contare sulla nostra collaborazione, è anche in grado di trarre qualcosa di buono dai mali che noi compiamo, perché «lo Spirito Santo possiede un’inventiva infinita, propria della mente divina, che sa provvedere a sciogliere i nodi delle vicende umane anche più complesse e impenetrabili».

In qualche modo, Egli ha voluto limitare sé stesso creando un mondo bisognoso di sviluppo, dove molte cose che noi consideriamo mali, pericoli o fonti di sofferenza, fanno parte in realtà dei dolori del parto, che ci stimolano a collaborare con il Creatore.

Egli è presente nel più intimo di ogni cosa senza condizionare l’autonomia della sua creatura, e anche questo dà luogo alla legittima autonomia delle realtà terrene.

Questa presenza divina, che assicura la permanenza e lo sviluppo di ogni essere, « è la continuazione dell’azione creatrice ».

Lo Spirito di Dio ha riempito l’universo con le potenzialità che permettono che dal grembo stesso delle cose possa sempre germogliare qualcosa di nuovo: «La natura non è altro che la ragione di una certa arte, in specie dell’arte divina, inscritta nelle cose, per cui le cose stesse si muovono verso un determinato fine. Come se il maestro costruttore di navi potesse concedere al legno di muoversi da sé per prendere la forma della nave ».





L'universo materiale

è un linguaggio

dell'Amore di Dio,

del Suo affetto

smisurato per noi:

Tutto è

carezza di Dio.


Gesù ci ha mostrato una via, Egli sapeva come lo sguardo potesse decidere del domani, sia che fosse destinato ad una creatura che
all'armonia del creato.
Alla fine,  c'incontreremo faccia a faccia con l'infinita Bellezza di Dio e potremmo leggere con gioiosa ammirazione il Mistero dell'Universo.
"Ecco io faccio nuove tutte le cose" (Ap. 21,5)


Grazie Santità per averci fatto riflettere.
L'Enciclica ha molte pagine.....se possiamo, leggiamola.
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Storia delle "Scala Santa"

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Secondo la tradizione cristiana, la Scala Santa è la scala salita da Gesù per raggiungere l'aula dove fu interrogato da Ponzio Pilato prima della crocifissione. Anche se Gerusalemme rivendica il possesso dell’originale Scala Santa, la più celebre Scala Santa è quella che si trova nel complesso del Santuario della Passione, presso la Basilica di San Giovanni in Laterano a Roma; una leggenda medievale narra infatti che la Scala Santa sia stata trasportata da Gerusalemme a Roma da Flavia Giulia Elena, madre di Costantino I, nel 326.

Secondo la religione cristiana, è possibile ottenere la remissione e l'assoluzione dei peccati pregando e salendo in ginocchio, nei giorni stabiliti per le indulgenze, i 28 gradini di legno d'ulivo che compongono la scalinata che conduce alla cappellina del Sancta Sanctorum.


Ci sono varie "Scala Santa" nel mondo. Quella che si trova a Lourdes è stata da me percorsa in ginocchio pregando. Non è una passeggiata, anzi, ma era importante che salissi quei gradini fino in cima per poi incominciare la Via Crucis.






Una "Scala Santa" l'ho ammirata in televisione in un documentario sui più bei Borghi dell'Abruzzo. E mi ha stupito per la bellezza dei dipinti.

Ecco quella di Campli.
















San Giovanni in Laterano - Roma


Ho visto anche questa, ma non l'ho percorsa anche se qui ti potevi aiutare con lo scorrimano.



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Chagall e Segantini (da Tracce)

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Racconto d'Amore. Chagall, Il compleanno, 1915

Segantini: 1891



Sembrerebbero così distanti. Uno fedele all'ebraismo, l'altro "religioso senza religione" 
Uno cosmopolita, l'altro che vide solo le Alpi.
Eppure c'è molto in comune nei destini dei due grandi pittori 
Una vita in "esilio" che li ha resi liberi.
E aiuta a capire la loro arte. Senza fermarsi al suo fascino.


Giovanni Segantini: Ave Maria a Trasbordo 1886

Chagall, Abramo si appresta a immolare il figlio, 1931

Chagall - Crucifixion 1945

                    Chagall: passeggiata 1917




In apparenza nulla li unisce. Eppure nel linguaggio artistico sono accumunati da un fattore artistico: tutti e due usano un linguaggio in cui le figure sono chiamate a sviluppare un discorso allegorico e simbolico.

Le loro opere hanno così un doppio piano di lettura: quello più immediato e semplice che porta a gustare il fascino del soggetto rappresentato (cioè ciò che vedo e capisco io) e uno più meditato, che porta ad indagare sui significati sottostanti. Non sono mai significati svelati, ma esplicitamente evocati.

E' in questo che consiste il fascino delle loro opere, la grande forza di suggestione che ancora suscitano nel visitatore di oggi.

Segantini partiva sempre da un'osservazione meticolosa e quasi maniacale della realtà: sono celebri gli aneddoti delle sue sedute all'aperto, quando portava le grandi tele in luoghi impervi e le proteggeva costruendo dei capanni per evitare i rischi del maltempo!

Ma l'idea era sempre la matrice, l'intelaiatura su cui andava a costruire il dipinto.



La pittura di Chagall invece segue un'altra strategia, simile a quella delle favole.

Con candore mette in scena vere e proprie narrazioni per figure, dove l'apparenza fantastica è spesso estrosa delle soluzioni svela invece messaggi chiari e profondi.

Michel Draguet ha giustamente notato che Chagall attinge contenuti e soprattutto il linguaggio da "una tradizione che è saggezza e immaginazione"




Il quadro "la passeggiata"è dedicato a Bella, la donna sposata in Russia prima dell'esilio e con cui ha vissuto sino al 1944 anno della sua improvvisa morte.

Questo quadro è dedicato a lei in cui la vediamo volare come un aquilone felice tenuto dal braccio di Marc, in un cielo bianco latte, quasi fosse una trasposizione in immagine dell'amore del Cantico dei Cantici.
Sotto invece si distende una Vitebsk sognata e perduta, nella sua bellezza antica ormai irragiungibile. Così il quadro si trasforma in un racconto d'amore e insieme di un'irriducibile nostalgia.


Per Segantini e Chagall, pur nella grande diversità, la dimensione religiosa fu molto più che uno sfondo.

Segantini insieme alla terra natale aveva perso anche la fede.

" L'arte deve rimpiazzare il vuoto lasciato dalla fede", ha affermato una volta. Compito che prese davvero seriamente tanto di scegliere di andare, con tutta la famiglia, in Engadina, terra di cui non conosceva neppure la lingua, ma è legata ad una specie di missione; quella di mettere sulle tele una luce capace di "rendere l'eterno significato dello spirito delle cose".

Era religioso senza religione.

Eppure dipinse il quadro più "cattolico" dell'intero Ottocento europeo: quell'Ave Maria a trasbordo.



Chagall fu invece religioso con una religione: quella ebraica, a cui restò umilmente fedele sino alla fine (1985)

Scrive nelle sue "Memorie" ricordando un viaggio a Tel Aviv e Gerusalemme (1931) "Sebbene la Bibbia sia un libro che va in giro per il mondo in milioni di copie, il sogno che contiene è come se fosse sommerso da milioni di lacrime. Promette una libertà diversa, un altro senso della vita".

"E' come se avessi messo la mano in quelle di un vecchio, di un profeta. Lui mi accarezza la mano, sentivo su di me il suo sguardo penetrante."


Segantini: "Le due madri" 1889

 Segantini: L'amore alle fonti della vita 1896

Chagall: La Madonna del villaggio 1942


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So che il sole non può splendere sempre nel mio cuore, e che arrivano i momenti in cui il pensiero, la "meditazione", si fanno più seri. 

In questi giorni in cui le notizie sulla salute della mia mamma hanno dei percorsi eccezionali ( perchè basta un'attimo e tutto può precipitare) comprendo che quando sono in possesso di qualche cosa che ritengo importante, sono tentata di condividerlo, come col Pane che spezziamo in comune.

La mia mamma è caduta, in casa, e si è fratturata il femore. Compirà i 96 anni il giorno di Natale.
Trasportata di corsa al San Raffaele di Milano, eseguita la TAC il medico (ortopedico) ha voluto conoscere il mio pensiero su di una eventuale operazione. 

Io ho decisamente negato questa opportunità. A 95 anni l'operazione al femore è sconsigliata per l'eventuale insorgere di emboli e anche l'anestesia può avere un esito non felice.

Dopo il mio colloqio, la mia mamma e stata ritenuta dimettibile.
Arrivata a casa era già più serena e si è addomentata.

Oggi nuova corsa in ospedale: Ossigeno: forse c'è proprio un embolo ai polmoni.
Mio fratello è ritornato dalla Grecia e Elena, mia sorella, è in viaggio verso Milano.
Domani mattina,  farò nuovamente Novara-Milano.

In questi momenti in cui mi sono incontrata con persone sconosciute, basta fare il primo passo perchè la conversazione si sposti su Dio.

Fede, certezza, evidenza.

Noi, io, che amo il Vero so che tutto trova il Suo completamento anche all'ultimo momento dell'ultima ora.

Buona notte Mamma a domani.



Mammina mia,
Come è stato triste
sederti accanto
in quell'ospedale 
che tanto temevi!
Mammina, sono qui.
vorrei regalarti 
un pezzo di cielo
pieno di stelle, 
luminose come non 
le hai mai viste.
E vorrei che 
le tue braccia 
mi avvolgessero completamente
affinchè  il battito 
del tuo cuore 
s'accompagni al mio.
Ora la bocca tace.
Ora è il momento
dei pensieri.
I miei piedi s'allontanano
 ma non il mio cuore.
Conterò gli istanti 
che mi terranno lontana
e porterò con me 
il calore tiepido
della tua mano stanca.
A domani. Buona notte mammina.(Lucia)







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Nostalgia dell'Oceano

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I pesci rossi nella palla di vetro nuotavano con uno slancio, un gusto di inflessioni del loro corpo sodo, una varietà di accostamento a pinne tese, come se vivessero liberi in  un grande spazio. Erano prigionieri. Ma si erano portati dietro  l'INFINITO. 
Emilio Cecchi





In una fiera di paese, nel territorio dove ero in vacanza, a sorpresa, ho trovato ancora in vendita o come premio di non so quale gara, alcune bocce con i pesciolini rossi.



E' stato per me come una ventata che mi ha portato i profumi e i colori del passato, quando per ogni festa importante, la piazza pullulava di banchetti con tante leccornie e giochi (tre palle un colpo e un regalo, ecc.) e questi mini-acquari dove i pesci rossi ci venivano regalati se, con il lancio di una pallina da ping-pong riuscivamo ad inserirla nella vaschetta.



Questi pesciolini hanno portato con sè il respiro del mare, quale memoria di quella libertà che è rimasta dentro di loro. Così mi ha suggerito uno scrittore ormai dimenticato Emilio Cecchi.



Tutto questo è solamente il prologo al momento che sto vivendo.

Io non posso camminare molto anzi! 
Paolo da tempo ha comperato i biglietti per l'EXPO'. E quandò andrò, e ci andrò, noleggerò una sedia a rotelle. 
Sono quasi sempre in casa, ma non mi sento prigioniera: la mia anima vola negli spazi infiniti del cielo. Nelle corse sfrenate della fantasia, nel volo verso altri orizzonti che la lettura o il ricordo rende possibili. 


Sapete che sul Canale Sky 400 (o120) esiste il programma Sky Arte? La settimana scorsa ho visitato Ravenna. Bellissima con i mosaici della Galla Placidia. L'arena di Verona. E Bob Dylan e la sua musica. E poi tante Mostre.....




Non sono reclusa, solo esco poco, molto poco; per il resto è solo una questione di spirito, come lo è la libertà.


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15 Agosto Festa

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La mia Chiesa è già pronta per vivere la festa di Maria



Maria sei l'attesa di ogni cuore
sei la madre che doni
lo Spirito che ci porta a Dio.
Si aprono con Te i nostri occhi:
al Padre, al Figlio e allo Spirito Santo.


L'alba di domani ci porterà
un nuovo incontro:
Dio in tutti e tutti in Dio
e fra noi e l'Altissimo
il calore delle tue mani.


Maria è salita al cielo
del Suo Cielo.



Durante la S. Messa, all'Offertorio ho deposto sull'altare questo pensiero:in qualche anonimo appartamento, accanto ad un telefono che non squilla, c'è la speranza di chi solo, attende che qualcuno si ricordi di lui o di lei e faccia uno squillo.
E invece il telefono, il campanello di casa, le stesse vie tacciono.
Con una muta invisibile mano ho tracciato una carezza per donare un fremito d'amore.
E' festa per tutti. Nella nostra gioia un pensiero di realtà umana.
Un caro abbraccio

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hanami e sahura

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Ci siamo abituati ad incontrare nelle nostre città tanti occhi a mandorla e non ci stupiamo più ma, un pochino, ci stiamo abituando alle loro tradizioni, usanze. (Senza però farle nostre!!)

C'è l'usanza dell'Hanani (che significa osservare i fiori)
E' un'usanza particolare, che poi vi spiegherò, perchè per quanto riguarda i fiori, noi italiani, non avevamo proprio bisogno di suggerimenti: noi amiamo, osserviamo, coltiviamo fiori e bellissimi giardini.

 In occasione di una visita a Roma del primo ministro giapponese, lo stesso regalò alla città numerosi sahura: ciliegi  da fiore.

La fioritura è nei mesi di marzo-aprile (anche i nostri ciliegi da fiore fioriscono in tale periodo....)


Nel distretto di Wakegori, che appartiene alla provincia di Iyo, c'è un ciliegio famoso e antichissimo chiamato Jiu-roku-zakura, ovvero "il ciliegio del sedicesimo giorno" perchè fiorisce tutti gli anni, il sedicesimo giorno del primo mese, e in quello soltanto.

Fiorisce nel periodo del grande gelo. (per i giapponesi, la storia racconta che in quell'albero alberga lo spirito di un uomo!)


E questa è la storia:
"Tanto tempo fa, a Wakegori, viveva in solitudine un vecchio samurai. La sua vita trascorreva tra i ricordi dell'infanzia e della giovinezza, perchè era sopravvissuto a tutti i suoi cari.
A fargli compagnia era rimasto solo un ciliegio che lui amava più di ogni altra cosa.
Aveva giocato sotto quell'albero quando era bambino. I suoi genitori, i suoi nonni, i suoi antenati avevano appeso ai suoi rami in fiore, una stagione dopo l'altra, strisce di carta colorata che recavano scritte poesie di lode. Poi l'albero s'ammalò.
Allora il vecchio samurai si ricordò di come si può salvare un albero morente.
Era il sedicesimo giorno del primo mese.

Si recò da solo in giardino davanti all'albero avvizzito, s'inchinò e gli rivolse questa preghiera: " Ti scongiuro di fiorire ancora una volta...perchè sto per morire al posto tuo".


Il vecchio allora distese sotto l'albero un telo candido, vi depose alcuni cuscini, si distese e mori."

Il suo spirito trasmigrò nell'albero che in quel preciso momento fiorì, nonostante fosse pieno inverno.
La leggenda vuole che da quel giorno l'albero, continua a fiorire solo e soltanto il sedicesimo giorno del primo mese, nella stagione delle nevi.

Questa leggenda fa parte dell'anima antica del Giappone.

Ho voluto raccontarvela nella speranza di alleggerirvi, se fosse possibile, da questa calura estiva che ci tormenta un pò!!

Un abbraccio tutto italiano.
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Poesia di Tagore

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BARCHE DI CARTA

Ogni giorno faccio galleggiare
le mie barche di carta a una a una
giù per la corrente del fiume.
Su di esse scrivo il mio nome
e il nome del villaggio dove vivo
in grandi lettere nere.
Io spero che un giorno qualcuno
in qualche paese straniero
le trovi, e sappia chi sono.
Carico le mie barchette con fiori
di shiuli, colti dal nostro giardino,
e spero che quei fiori del mattino
sian portati nel paese della notte.
Io varo le mie barchette di carta
e osservo nel cielo le nuvolette
che spiegano le loro bianche vele.
Non so quale mio compagno di giochi
su in cielo le mandi giù per l’aria
a gareggiare con le mie barchette!
Quando scende la notte affondo la faccia
nelle braccia, e comincio a sognare
che le mie barchette di carta
galleggiano sotto le stelle.
In esse viaggian le fate del sonno,
e il carico è cesti pieni di sogni.
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Un'incontro imprevvisto!

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Successe di sabato. Un sabato di un tempo. Un tempo in cui i sorrisi e la gioia riempivano il cielo.

Il pomeriggio verso le due e mezza, con i miei figli e i loro amici e specialmente i miei ragazzi del catechismo, ci trovavamo in chiesa per preparare i canti della domenica. Quasi sempre un ometto in veste talare, dalle scarpe troppo grandi, dagli occhi azzurri e sorridenti, ci veniva a sentire. Era il nostro Parroco: don Giacomo De Giuli. Teresa suonava una pianola.

Abbiamo imparato canti che echeggiano ancora oggi.

Era un sabato pomeriggio.

Mentre cantavamo, entrarono delle persone e mi chiesero se potevano parlare col parroco. Glielo indicai. Ma lui rimase lì, per ascoltare e farci sentire. Erano una famiglia. Una madre, un padre e tre bimbi. L'ultimo era in braccio: doveva ricevere il Battesimo.

La Signora, mentre parlava col don Giacomo guardava noi.

" Siamo appena arrivati a Novara, dalla Sardegna, non conosciamo nessuno."


Don Giacomo fissò immediatamente la data.

Noi pensammo alla festa.

Torta, pasticcini, madrina.

E fiori colti nel giardino di Teresa.


La domenica fissata tutti presenti.

E dopo la cerimonia, inaspettatamente per Valter e Gabriella, siamo entrati cantando nella loro casa.Il bimbo si chiamò Enrico.

Ora è padre di due bimbi.

Con Valter il rapporto è sempre stato cordiale, ma discreto. Con Gabriella no. Ancora oggi ci vediamo, c'incontriamo.
Nelle strade del quartiere e poi quasi sempre a casa mia o io da lei. Più lei da me. Non più frequentemente come un tempo. però sì, siamo sempre amiche.


Domenica scorsa, dopo la Messa, mi ferma e mi guarda.

I suoi occhi, erano seri e mi dicevano "Non andartene, resta!"

Mi fermai e le diedi i soliti baci di saluto.

Lei mi mise le mani sulle braccia e, tutto d'un fiato, mi disse: "Domani inizio la chemio".

Uno schiaffo. Un dolore. Come?

Mi fermai un momento per riprendermi, poi insieme, uscimmo dalla chiesa.

Velocemente mi raccontò.

In questi giorni ci sentiamo al telefono e mercoledì, dopo la terapia, verrà a trovarmi. Volevo andare io da lei, per lasciarla tranquilla a suo agio,tra le cose della sua vita, Gabry ha voluto così:"Vengo io da te"

Come sempre.

Cosa mi dice in questi momenti il Signore?

Ripeto le parole dell'Angelus: "Infondi nel mio cuore, Signore, la Tua Grazia perchè io sappia accogliere questa Tua figlia abbracciata dal Destino "


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Parole e PAROLA

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«Il medico mi disse freddamente, mentre guardavo mio figlio attraverso l’ecografia (aveva tre mesi e si vedeva già bene il suo corpicino), che avrebbe avuto gravi problemi e che dovevo decidere rapidamente se abortire o no.
Inizialmente mi arrabbiai per la malattia di mio figlio e mi arrabbiai con Dio.
Pablo mi disse … di accettare il fatto che il mio bambino vivesse per il tempo che Dio aveva stabilito e … di sfruttare al massimo questo tempo con Juan …
Fu un incontro impressionante con Dio.
Mai mi ero sentita così vicina a Dio.
Fu una pace impressionante quella che sentii al momento del parto. Pablo Battezzò Juan vivo.
Due giorni dopo il bambino morì.

Pablo disse che tutti siamo nati per una missione. Dio ha una missione per ciascuno di noi. Tutto ciò che ci accade ha un senso. E Juan aveva compiuto la sua missione»

[è un dialogo tratto dal film sulla vita del sacerdote Pablo Domínguez, ma potrebbe essere la storia del mio piccolo nipotino Luca.]

«Uomini… voi siete fatti per la grandezza. Voi siete fatti per alzarvi ed essere uomini. Siete fatti per difendere donne e bambini. Non per farvi da parte e voltare la testa quando sapete che è in corso un omicidio e non fate niente.
Non siete fatti per usare la donna e poi abbandonarla.
Siete fatti per essere gentili, grandi, aggraziati, forti, per prendere posizioni. Ascoltatemi: sono stufa di fare il vostro lavoro!

Donne… voi non siete fatte per essere abusate; non siete fatte per starvene lì e ignorare il vostro valore. Meritate che si combatta per voi. Sempre» (Gianna Jessen – sopravvissuta ad un aborto salino).

Il messaggio che la Chiesa rivolge al mondo è in comunione con il messaggio di Cristo che leggiamo nel Vangelo.(Mt 12,49-50) E' un messaggio che vuole difendere la dignità dell'uomo, di ogni uomo, di tutto l'uomo. «Per conoscere l'uomo, l'uomo vero, integrale... » (Paolo VI) vogliate essere di nuovo padri, e madri; «Ecco mia madre e i miei fratelli! Perché chiunque fa la volontà del Padre mio che è nei cieli, egli è per me fratello, sorella e madre» (Mt 12, 49-50).

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...Vi dono la pace....

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La Pace non è una virtù: è il risultato di tante virtù.

La frugalità, la mancanza di pretese, la fiducia, la fede, la tolleranza, l'abbandono...

Continuo con l'elenco di ciò che dobbiamo sbarazzarci e che abita con noi. La diffidenza verso chi non ci è amico, l'indifferenza, l'apatia, il disinteresse verso il prossimo.

Chiarisco.

Quando Gesù, nell'ultima cena, promette la pace ai Suoi apostoli, precisa che la pace che dà Lui non è la pace che dà il mondo. 

La pace che dà il mondo è una ipocrisia derivante dalle ferite che ognuno ha nella vita.

Non è pace quella di chi non vuole fastidi e quindi vive in assoluta calma, nella sua cuccia al riparo dei venti: vivere in pantofole!!! 
Questo si chiama: quieto vivere, senza grane, senza disturbi...

La Sua pace è al di là.

E' una pace drammatica, ferita, dolorosa.

Le sue radici non sono nella facilità di un'esistenza protetta: sono in Dio.

La pace è sapere che Lui mi è vicino, che mi ama e che posso amarLo.

Credere che ciò che accade è il Suo amore, che ciò che mi ferisce è ancora il Suo amore.

Non debbo chiedere perchè? Debbo essere sicura di Lui come dell'amica più cara, che non tradisce e non mi tradirà mai.

San Paolo mi ricorda: "So a chi mi sono affidato, a chi ho accordato fiducia."


Mi basta. Questa per me è PACE.


Copio Parole e pensieri sulla Pace di Ermes Ronchi di cui il mio cuore si riempie:


Pace, è la prima parola del Risorto. E la ripete ad ogni incontro: entro in chiesa, apro il Vangelo, scendo nel silenzio del cuore, spezzo il pane con l'affamato. Sono molte le strade che l'Incamminato percorre, ma ogni volta, sempre, ad ogni incontro ci accoglie come un amico sorridente, a braccia aperte, con parole che offrono benessere, pace, pienezza, armonia. Credere in Lui fa bene alla vita. Vuole contagiarci di luce e contaminarci di pace.

Lui sa bene che sono gli incontri che cambiano la vita degli esseri umani. Infatti viene dai suoi, maestro di incontri, con la Sua pedagogia regale che non prevede richieste o ingiunzioni, ma comunione. Viene e condivide pane, sguardi, amicizia, parola, pace.

Il ruolo dei discepoli è non difendersi, non vergognarsi, ma ridestare dal sonno dell'abitudine mani, occhi, orecchie, bocca: toccate, guardate, mangiamo insieme. Aprirsi con tutti «i sensi divine tastiere» (Turoldo), strumenti di una musica suonata da Dio.

«Toccatemi, guardate». Ma come toccarlo oggi, dove vederlo? Lui è nel grido vittorioso del bambino che nasce e nell'ultimo respiro del morente, che raccoglie con un bacio. È nella gioia improvvisa dentro una preghiera fatta di abitudini, nello stupore davanti all'alleluja pasquale del primo ciliegio in fiore. Quando in me riprende a scorrere amore; quando tocco, con emozione e venerazione, le piaghe della terra: «ecco io carezzo la vita perché profuma di Te» (Rumi)...
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Finalmente parlo delle mie vacanze

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Sono andata al mare ancora nel mese di giugno, nel mese delle "piogge"! Questa è una rara fotografia dai colori felici.

Ecco di seguito gli altri scatti, per farvi conoscere cosa o chi, colpisce il mio sguardo.






Pietraligure: La spiaggia destinata principalmente ai cani. Qui Tequila "guardia del corpo per Marta e Elena ( amo l'immagini in bianco e nero, poi però sono tornata al colore!!!)

Un ragazzo difamiglia


Una vela bianca, troppo lontana anche per lo zoom


ombrelloni mossi dal vento.......ma ve ne accorgete?


Bouganville amate


(non se ne conosce la storia)

In Liguria esiste la tradizione di arricchire con incisioni bellissime, i Crocifissi.


Un'edicola per un Santo che non s'intravvede.

Oleandri


Limoni Liguri.



La televisione, precisa nel comunicarci le statistiche del momento, ci informa che quest'anno gli italiani, vanno, io dico fuggono dalle città e in percentuale maggiore, si recano al mare o nei luoghi di maggiore refrigerio. Non certo per una migliore disponibilità economica, ma per il grande caldo africano che ci affligge (questo è il mio sondaggio!!)

La mia vacanza al mare è stata un po' sofferta: non solo per il tempo, ma per un'insieme di avvenimenti che mi hanno portato a riflettere sulle scelte degli ultimi due anni.

 Mi sono ricordata di un film, non visto recentemente, di tre signore inglesi che, per vari motivi
decidono di noleggiare una villa, con giardino, in Toscana.
Una simile prospettiva mi "alletta" 
Leggere in poltrona tra i fiori e all'ombra di alberi dalle fluenti chiome. Passeggiare nei vialetti di quel giardino, ammirare il panorama toscano, sempre tanto decantato e che ho potuto appurare, quando col camper Paolo ed io abbiamo visitato "la Toscana Minore". 
E  silenzio e pace.
Non piacerebbe anche a voi?

Ne parlerò con il "ragazzo di famiglia" e poi..... "che sarà sarà"!




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Tutti i fiumi....

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Tutti i fiumi
vanno al mare
e il
mare 
non si
riempie (Qoelèt)

Anche noi siamo acque correnti,
siamo fiumi dispersi
sulle strade del mondo
chiamate dal mare ...
.
Imitiamo i Fiumi e
mettiamoci in cammino.
Buon cammino!

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Bambole: accenni di storia

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Storia e origini della bambola


Le bambole sono molto antiche, fanno la loro comparsa nel 2000 a.C. in Egitto, questo si è scoperto grazie ai ritrovamenti avvenuti in alcune tombe egizie di bambini, questo sembrerebbe dimostrare che le bambole avessero senso ludico. Queste bambole erano in terracotta ed avevano braccia movibili.


A Pompei fu ritrovata anche una bambola di pezza.


La bambola entra definitivamente nel ruolo di giocattolo nel diciannovesimo secolo, abbandonando così ogni riferimento di oggetto feticcio o religioso che aveva in origine.


Il gioco ed i giocattoli dunque sono strumenti importantissimi necessari ai bambini per imparare a rapportarsi socialmente, sperimentare e comprendere in libertà i propri ruoli.

               1945 Elena ed io.

Vengo al dunque: io non ho mai posseduto una bambola. Una bambola tutta mia.

In questa fotografia : la povertà è presente nei nostri vestiti, ma non era importante.

Papà amava fermare certi momenti di vita, ma non possedeva una macchina fotografica. Ecco allora l'aiuto del fotografo ufficiale. Avevo il mio vestitino più bello. Era rosso. con la rosellina. Il fotografo decise che al quadro mancava qualcosa...ecco subito apparire un cestino ed una bambola.

Ne acque un grave bisticcio: Elena non mollava la bambola ed io non volevo quel brutto cestino!

Calmate le acque ma non i cuori, fu scattata l'istantanea: Elena serena ed io con il broncio.

Una bambola mia per un attimo, quello del passaggio dalla mia mano a quella di Elena.

Passarono pochi mesi e arrivò una bambola vera: mio fratello Ilario: attrezzato di carozzina e di pianti infiniti.

Mamma mi diceva "Ciccia, guarda tuo fratello, dondolalo che poi arrivo io!"

I dondolii non finivano mai. A volte impegnavano le mie intere giornate.....no, non era felicità, ma era il mio compito!!

Poi si scoprì che Ilario aveva la Broncopolmonite......curarlo con penicillina voleva dire esaurire i pochi risparmi che i miei avevano. Però piano piano Ilario guarì, e perchè non ci fossero ricadute, il braccio della mamma era la sua culla.

Io, che ero appena tornata dal paese, Friuli, della nonna materna, dove avevo trascorso un anno e poco più,vidi la mamma che mi rifaceva la valigia per ritornare a Milano con papà.

La speranza di un lavoro per papà.

La mano di papà mentre andavamo al treno era calda e forte e io non piansi mai, nè per il freddo, nè per il distacco dalla mamma e dai miei fratelli. Ilario era di mamma ma Elena era mia amica di giochi, di racconti inventati, era la mia compagna di letto in cui abbracciate ci addormentavamo e ci svegliavamo.

Mi accorgo che sto divagando. Torniamo alle bambole.

Trascorsero parecchi anni. Parecchi Natali: i regali ovviamente erano sempre oggetti utili, una sciarpa, i guanti, un astuccio.....mandarini e caramelle zuccherine.
Le caramelle zuccherine, che le troviamo ancora nei supermercati, hanno un racconto loro. Sarò veloce!

Quelle golosissime caramelle, venivano appese all'albero di Natale, che di notte, quando aprivamo la libreria-letto mia e di Elena, si trovava proprio accanto a me.

Ho detto che sarò veloce e quindi eccoci a Natale....."potete prendere le caramelle!" Diceva papà...sì ma c'erano solo le carte, ben rimodellate e il contenuto era nella mia pancina.....Nessun rimprovero solo risate e complimenti alla mia bravura nel rimodellarle.


Mentre scrivo i ricordi s'intrecciano e il tempo non ha più tempo.

Avevo 8 anni e Elena 6 quando un inverno papà ci iscrisse ad un soggiorno in montagna, nel mese di dicembre e gennaio, con il T.C.I.

Fu bellissimo.C'era anche la scuola al "Piambello!"

Venne Natale. Un maestoso albero troneggiava nella casa della refezione e dello svago. La punta toccava il tetto. Sui rami tanti pacchettini. Cosa ci sarebbe stato? Ma anche per me? Una curiosità che si univa all'attesa.....

Alla mezzanotte del 24 ci recammo tutte in fila attraverso il vialetto che dalla casa dormitorio ci portava là dove il nostro sogno sarebbe stato svelato... Gioia? Emozione? Attesa.

Ricordo che mentre camminavo su quella stradina, guardavo il cielo di un azzurro promessa e un vento che anche lui prometteva sogni, mi sferzava il naso e le mani intrecciate in quelle di Elena.

Attesa. Ora bisognava ascoltare la Messa. Tutte eravamo distratte e non poco.

Poi: " Ragazze nei pacchettini con il vostro nome c'è il vostro regalo di Natale che i vostri genitori vi hanno mandato.

E Via! Correre, guardare cercare.....trovai subito quello di Elena: una bella bambola con il viso di porcellana e un bel vestito rosso. Elena felice si stringeva la sua bambola al petto. Io le presi la mano e le dissi che dovevamo cercare il mio.

Trovai una bambola di stoffa. Delusione.....e non poca!

Però era la mia bambola, ma avrei voluto l'altra.

Con le bambole avevo iniziato e anche chiuso. Non mi piaceva.....non era quella la mia bambola!!



ecco il pacciarott e le sorelle










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