Umiltà: virtù che spesso viene derisa.

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Beati gli umili, perché hanno capito praticamente tutto!

Il Medioevo cristiano dava una importanza grandissima alla virtù dell'umiltà.

Il mondo moderno non la considera più una virtù, anzi la guarda con compatimento, la considera un segno di debolezza.

Negli ultimi vent'anni non mi sembra di aver mai sentito elogiare una persona dicendo che è umile.

D'altronde, se vi dico "immaginate una persona umile" a voi viene in mente un uomo piccolo, povero, con le spalle curve, che sta zitto quando gli altri parlano, che non si ribella quando gli vien fatto un torto, insomma un debole, un vinto.

E viene in mente questa immagine perché si è perso il significato profondo, spirituale dell'umiltà.

L'umiltà implica un atteggiamento verso il mondo, verso gli altri, verso noi stessi e verso Dio.

Incominciamo con l'orientamento verso il mondo.

Noi viviamo come se le risorse della Terra fossero illimitate.

Il nostro modo di pensare è rimasto quello dei primi agricoltori.

Dovremmo aver sempre presente che la Terra è un piccolissimo granello di sabbia nell'infinità dell'Universo.

E che tutte le stoltezze che compiamo peseranno nei millenni futuri sui figli dei nostri figli.

Il nostro orgoglio è smisurato. Siamo convinti che le nostre azioni siano sagge, razionali. In realtà procediamo come dei ciechi.

Solo l'umiltà ci aiuta a vedere.








Van Gogh - Primi passi


Ci accorgiamo di quanti sono intolleranti, convinti di avere in tasca la verità.

Ammiriamo chi ha ferme convinzioni politiche, chi si batte con accanimento, chi insulta i suoi nemici, li trascina nella polvere.

Ammiriamo i vincitori, i prepotenti.

Giudichiamo, condanniamo ed esaltiamo chi giudica e condanna.

Non ci viene mai in mente che, fra poche generazioni, le idee per cui abbiamo combattuto avranno perso totalmente di senso?

E delle ideologie del nazismo e dello stalinismo?
Quelle che hanno causato dolori spaventosi, crudeltà terrificanti.
Sembravano eterne, incrollabili, e ora?

Dobbiamo, con umiltà,  riconoscere che  possiamo sempre sbagliare e che abbiamo sempre da apprendere.

C'e, dopo tutto questo analizzare, da esaminare l'atteggiamento più importante, che determina i nostri pensieri e le nostre vite, ed è quello  verso Dio.

In una società ormai scristianizzata, questo tema riguarda solo la parte più segreta dell'animo umano.
L'uomo non può darsi la fede da solo.

Perché la fede non è un fatto intellettuale, è amore appassionato per Dio.

E questo amore è Dio stesso che lo accende.

L'uomo può solo predisporsi ad incontrarLo. E lo fa pregando, diventando niente davanti a Lui.

Questo diventare niente di fronte a Dio  è l'umiltà.

Un abbandono totale, una accettazione totale, un vuoto che Dio, riempie del calore ardente dell'amore, che divampa, commuove e sazia l'animo inaridito.

L'umiltà  è dunque una importante virtù.

Essa ci rende consapevoli dei nostri doveri verso la Terra e il futuro.

Ci spinge a trattare gli altri con amore.

Ci rende  riconoscenti.

Nel nostro animo, è sorgente di forza e di fede.

Parla l'italiano scampato al disastro aereo "Non ricordo più nulla, solo il fuoco"
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Compleanno

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Non le ho contate....ma saranno 75?


Oggi è il mio compleanno. Una giornata da vivere  nella consapevolezza di essere nata dall'amore di un uomo e di una donna e questo mi dona la consapevolezza di essere anche Figlia di Dio.
Sono certa di essere stata voluta. e  so che nel senso della Sua volontà è la mia pace.
Nell'accettare, nel ringraziare d'essere Sua Figlia riconosco la sacralità della Vita.

E Vai Lucy! Un bel traguardo.....
Grazie per gli auguri a:


da Ale


Da Caterina



Da Lucilla Luisi


dalla mia cara Laura


Manu sei qui vicino a me!! Grazie


 Grazie Dani: sei stata la prima!




 ·La mia cuginetta Fulvia da Trieste
Cietta...un abbraccio augurandoti uno splendido compleanno...😄😄😄


(Non chiudo la pagina, sospendo: il tempo per ascoltare la Messa a Santa Rita!!!!)
Fatto.

Ringrazio ancora tutte le persone alle quali mi sento legata e che mi hanno scritto i loro auguri . Compreso quel bel tipo di mio fratello!!) Domani un nuovo giorno per incontrarci qui o sulla strada della vita. Vi regalo una splendida immagine nelle cui braccia ci abbandoniamo.





Madonna con Bambino di Michelangelo.
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Vangelo di domenica 26.

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Domenica scorsa è stato letto un brano del Vangelo di Giovanni.

"Spezzò i pani e li diede ai discepoli perchè li distribuissero"

Dio nutre e alimenta ogni vita

I discepoli, uomini pratici, suggeriscono: «Congeda la folla perché vadano a comprarsi da mangiare». Se non li congeda Lui, loro non se ne andranno. Ma Gesù non li manda via, non ha mai mandato via nessuno.

Anzi dice ai discepoli: «Voi stessi date loro da mangiare». Mi intenerisce questo Gesù che non vuole allontanare da sé nessuno, che li vuole tutti intorno anche a mangiare. È una immagine femminile di Dio, un Dio che nutre e alimenta ogni vita. Quante volte nel Vangelo lo si vede intento a condividere il pasto con altri, e contento di questo, da Cana all'ultima cena fino a Emmaus.

Così tanto amava mangiare con gli altri, tenerli vicini a sé, che ha fatto di questo mangiare insieme il simbolo di tutta la sua vita: «quando me ne andrò e non potrò più riunirvi e darvi il pane, spezzarlo e condividerlo insieme, voi potrete unirvi e mangiare me».

Ci sono molti miracoli in questo racconto. Il primo è quello della folla che, scesa ormai la notte in quel luogo deserto, non se ne va e resta lì con Gesù, presa da qualcosa che lui solo ha e nessun altro sa dare. Il secondo sono i cinque pani e i due pesci che qualcuno mette nelle mani di Cristo, fidandosi, senza calcolare, senza trattenere qualcosa per sé. È poco ma è tutto, è poco ma è tutta la sua cena, è solo una goccia nel mare ma è quella goccia che può dare senso a tutta la sua vita (Madre Teresa).

Il terzo miracolo: quel poco pane, quei pochi pesci bastano per tutti, bastano perché condivisi. Secondo una misteriosa regola divina, quello che spartisci con gli altri si accresce: quando il pane da mio diventa nostro, anziché diminuire si moltiplica. Il miracolo è che Dio ferma la fame del mondo attraverso le nostre mani quando imparano a donare. L'aveva detto: «Voi farete cose più grandi di me». Noi abbiamo la terra, tutta la terra da sfamare, ed è possibile, a patto che diventi possibile la condivisione.

E infine: «Raccolsero gli avanzi in dodici ceste», una per ogni tribù di Israele, una per ogni mese dell'anno. Tutti mangiano e ne rimane per tutti e per sempre. E hanno valore anche le briciole, il poco che sei e che hai.

Niente è troppo piccolo per non servire alla comunione. Niente è troppo piccolo di ciò che fai con tutto il cuore, perché ogni gesto 'totale', senza mezze misure, per quanto minimo, ci avvicina all'assoluto di Dio. Che diritto hanno i cinquemila di avere pane e pesce? L'unico loro diritto è la fame, l'unico titolo per ricevere è la povertà.

Davanti a Dio io non ho nessun merito da vantare se non la mia povertà e la mia fame: la mia debolezza, diceva Paolo. E lui, il Dio che ama nutrire, verrà a dare pane a chi ha fame e ad accendere fame di cose grandi in chi è sazio di solo pane.



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Acuiamo i nostri sensi

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Siamo nel pieno dell'estate, da giorni il caldo ci fa ricordare quant'è bello distendersi per terra e sentire il suolo crepitare sotto di noi, mentre il sole sbianca il cielo di luce.

Poi la sera, la terra che pensiamo respiri e si riposi, è ancora impregnata del calore diurno e attende desiderosa, l'acqua che la rinnoverà, il sole ha brillato troppo e non c'è ristoro ma solo il calore che sale a salutare la luna. I due luminari, come li chiama la Bibbia; il luminare maggiore per rischiarare il giorno, e il luminare minore per rischiarare la notte.

Forse è il momento dell'anno adatto ad accorgerci di quanto sia bello questo mondo. E' il tempo del salmo 104 e per desiderare di conoscere, con occhi nuovi, le novità del mondo, che rinasce ogni giorno dalle ceneri rosse del tramonto in tenerissime albe .

I colori della sera sono come se un velo rendesse l'aria impolverata, mentre le aurore sono limpidissime E' la notte che per cancellare l'affaticamento del giorno ha deterso il cielo e pulito le stelle.

Non possiamo chiedere solamente occhi nuovi, ma di acuire tutti i nostri sensi che l'abitudine ha addormentato.

Abbiamo bisogno che anche le orecchie siano pronte ad ascoltare i mille suoni della vita. I suoni gradevoli lontano dai "rumori" che popolano le nostre strade.

Il canto dei passerotti, il tubare delle tortorelle e, se ci fosse, il mormorare del vento tra le foglie degli alberi.

E di odorato: il suolo che crepita nel sole ha un suo odorato, così come le nebbie avevano, in inverno,un loro odore.

E i fiori. E' un continuo stupore avvicinarsi ai fiori, scoprire che ognuno di loro ha un profumo diverso riconoscibile dagli altri fiori: profumi lievi e freschi, forti e robusti, dolci, profumi pungenti e aggressivi, profumi austeri...come l'incenso delle chiese: l'unico che noi usiamo per la Liturgia.

E non dimentichiamo il gusto: e si ripete la varietà di sapori che donano piacere alla mensa.
Mangiare....incorporare la natura, assimilare il mondo. E non è forse questo il significato profondo dell'Eucarestia? Un cibo che non entra solo nel circuito del sangue: un Cristo che assimiliamo e che si fa nostro nutrimento interiore?

Infine il tatto. Mani, polpastrelli che diventano sensibili per accarezzare tuttociò che l'occhio, nello sguardo attento, ci suggerisce che è la consistenza del reale.

Il rigido, il cedevole, il liquido, il morbido. Il pelo soffice del gatto, il tronco rugoso della quercia, la frescura, all'alba, del prato e il calore rovente della pietra.


Signore, in tutto questo c'è il tuo amore, allora fa' che ci accorgiamo che Tu ci hai donato tanto e per quel tanto aiutaci ad avere la capacità di ringraziarti.



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Piccole virtù

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Camminiamo per le profonde valli delle umili e piccole virtù e vi troveremo le rose tra le spine: la carità che risplende fra le afflizioni interne ed esterne, i gigli della purità, le violette della mortificazione
Ma le piccole virtù della dolcezza del cuore, della povertà di spirito e della semplicità della vita.
(San Francesco di Sales)
In un altro scritto aggiungeva:"Piccola cortesia, virtù modesta, ma segno di una virtù maggio­re... E occorre esercitarsi nelle virtù piccole, senza le quali le grandi virtù sono spesso false ed ingannevoli".



Queste "virtù modeste" sono quelle che rendono soppor­tabile e gradevole la nostra vita quotidiana.
Queste virtù modeste richiedono una grande virtù, cioè un grande amore, quello che si manifesta nei dettagli più piccoli, perchè ogni persona, qualunque sia la sua con­dizione, ha diritto ai nostri riguardi. E questo è semplicemente cortesia!

Un sorriso, una parola gentile, la dolcezza di un abbraccio: ci renderanno ricchi agli occhi del Signore e del prossimo.

Tanto per intenderci riporto le parole di San Paolo che affermava:"

"Sia che mangiate o che beviate, qualunque cosa facciate, fate tutto per la gloria di Dio."

Quindi per ogni momento della nostra giornata ringraziamo e offriamo al Signore il nostro desiderio di mettere in pratica "le piccole virtù" e per il grande valore della vita.





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Allo specchio: Paolo ed io.

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Vorrei raccontarvi di come mio marito ed io siamo diversi eppure, nel tempo trascorso insieme, siamo divenuti simili.
Paolo fino a pochi anni prima della pensione, girava il mondo ed era sempre via. Quando ritornava a casa si riposava. Cioè: partite e libri e quotidiani ah anche riposini. Io all'inizio ero contrariata,molto, poi mi ritagliavo degli spazi miei.
Oggi Lui è sempre attivissimo: si assume un'infinità di incarichi e sa fare benissimo la spesa. Io mi muovo poco (difficoltà alla deambulazione) e sempre con lui. Paolo mi accompagna e mi "deposita" poi  ritorna a prendermi..... Allora eccoci:

Paolo: soffre moltissimo il caldo. Per cercare un posto macchina all'ombra percorre chilometri.
Io      : non mi preoccupo. Preferisco non camminare.
Paolo : soffre anche il freddo e lo vedete con piumone, sciarpa che gli copre anche il naso, cappello e guanti categoricamente di lana altrimenti non scaldano.
 Io che ho già qualche chilo di troppo, ritengo inutile "ingolfarsi"; tanto viaggio sempre in macchina! Però un foulard attorno al collo non deve mancare. (commento di Paolo: un'occhiata sufficiente al rimprovero per avvisarmi che  il raffreddore mi arriverà quanto prima!)
Paolo: sa parlare bene due lingue; anch'io ma a Elena è bene che sia lui ad insegnargliele, io riceverei immancabilmente qualche sua freddura.
Paolo: non ha molto il senso dell'orientamento, però spiega benissimo alle persone dove si trova quel tal ristorante o quel supermercato....Beh, io dopo cinquant'anni, non riconosco Novara come mio habitat  e non mi sogno di riconoscere le strade....e poi c'è mio marito, no?
Lui a teatro s'addormenta. Io ci andrei ogni sera.
Lui legge thriller. Io leggo i libri dello Spirito cristiano e così via.
Lui sa tutto sulla religione ed è anche molto religioso. Io, che per anni ho parlato di Gesù e che ne parlo ancora tanto, ho sempre bisogno che lui mi confermi o mi chiarisca qualche particolare pensiero.
Lui  ama la storia del nostro paese e tutta in generale. Io non ricordo una data.
Lui è informatissimo sui temi della politica odierni e passati. Potrei dire che è il suo argomento preferito. In questo momento è uscito per andare a trovare Piero, suo fratello, che oggi parte per la montagna, quando rientrerà, accenderà subito la TV su sky 24 per essere informato se in quest'oretta qualcosa è accaduto!
Ah io, ho chiaro il pensiero che vorrei veder realizzato in questa Italia confusa. Nient'altro. Ieri sera a tavola, lui mentre mangia con me  ha l'orecchio attento al telegiornale, ad un certo punto mi ha parlato di "Gentiloni" della famiglia, del palazzo e non so cos'altro......io ero attenta alla mia insalatina però gli ho dato l'impressione che non parlasse al vento..... Sono monella?
Lui , su suggerimento dei miei figli,  mi ha regalato il computer ma non lo tocca, non vuole saperne e ha l'espressione annoiata se mi azzardo a raccontargli cosa ho scritto o cosa ho letto.
Ma non solo il pc non lo interessa, ma anche col telefonino non ha un buon rapporto, così con tutti i telecomandi. Con chiodi e martello, insomma Paolo è un uomo di mente e non di manualità. Io? Tutto il contrario.......Vedete come ci completiamo?
Lui ha un carattere chiuso, riservato. Pochi complimenti, anzi in lui questa parola è assente. Aneddoto chiarificatore: eravamo a San Giminiano. Lui era seduto sui gradini della Chiesa principale, esattamente come la prima volta che l'abbiamo visitata. Io dalla borsa tolgo proprio la fotografia scattata in quell'occasione. Sugli stessi gradini c'ero io con i miei tre bimbi più Andrea e Chiara figli di una cara amica che era con noi.
Lui guarda la foto attento, io che non sto mai zitta, gli dico:"guarda che belli i nostri bambini!" E Lui
sorprendendomi non poco: "Hanno anche una bella mamma"
Il primo e ultimo complimento.
Io parlo sempre, con gatto, con i fiori, con i pesciolini e con lui, ma è talmente distratto che non se ne accorge e se gli dico:"guardo che ho parlato con te!" mi risponde: " ripeti per favore, credevo parlassi col gatto"
Paolo è così, per lui parlano i suoi occhi a volte teneri a volte pieni di luce e, spessissimo severi.
Negli anni l'amore tra noi direi che è mutato, pur rafforzandosi. Ora è il tempo della tenerezza, una tenerezza amorosa....
Quanta vita è trascorsa tra noi! Abbiamo festeggiato, molto spartanamente ma col cuore in festa, i cinquant'anni di matrimonio. Un traguardo importante, già superato da un anno, e la benedizione papale è qui incorniciata e appesa all'entrata . E' qui per gli amici e parenti. Noi lo ricordiamo ogni giorno. Ciao a presto e...Buona Domenica nel Signore!



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..correvano gli anni....

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Tra le immagini di Google ho trovato la "forma"!


C'è stata la guerra, in un tempo non lontano e che dobbiamo  ricordare.
C'è stata la guerra, e per chi l'ha vissuta, per chi ha visto crollare le case, per chi in fretta ha lasciato il letto, il tavolo, il vasetto di fiori e i ritratti delle persone care e se n' è andato in una città che credeva più sicura, più lontana dal pericolo, può dire di aver conosciuto una realtà che non si può dimenticare. E c'è una cosa da cui non si guarisce: la paura!


E' successo alla mia famiglia . Io ero una bimba di 4-5 anni, e ricordo le corse nei campi, le notti nelle stalle, dormire sulla paglia con tante altre persone e l'orecchio attento al cielo.

Una volta sofferta l'esperienza del male, non si dimentica. Io sono sempre, in tutto ciò che vivo, pronta a cercare la pace e la serenità interiore che non nasce certo dai vasetti di fiori.


Vorrei ora ritornare alla storia delle scarpe. Spero di raccontarla con una leggera vena d'ironia.

Il mio fantastico papà era un bravissimo lavoratore e con mani abili,  poteva aggiustare tutto ciò che, di utile, era rotto.
Aveva comperato la "forma" un pesante arnese di ferro con tante forme di piedi.
Avevamo le scarpe rotte? Ci pensava lui.

Comperava il cuoio, i chiodi e, infilata la scarpa nella "forma" lui ritagliava, incollava e inchiodava le nuove suole! Eh ma la sua perfezione gli suggeriva che le mie scarpe, sarebbero state più resistenti con i "salva punte e salva tacchi", (in  acciaio) quindi altri chiodi e voilà avevo le scarpe nuove!

Certo duravano di più ma io  ero disperata! Camminavo nei corridoi della scuola e mi si riconosceva dal tic, tac, tac, tic. Ero unica; ero io e le mie scarpe resistenti! 

"In fila! Un due, un due, passo.....Nadal fai meno rumore!" Una parola!!!

Nuove scarpe? Certo: unicamente perchè il piede cresceva, e  il tic tac, si ripeteva,  Papà non abbandonava la sua creatività.....!
Penso che avrete capito che questo fatto avveniva perchè, finita la guerra, la povertà era condivisa e...non si buttava via niente. Tutto poteva essere aggiustato e rindossato.

A presto!






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Scarpe rotte

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Sono giorni in cui la mia fantasia galoppa. Corre in avanti, ritorna a giorni antichi, tutto diventa oggi.

Ecco: cammino nelle neve. Tutto è silenzio intorno. Sono sola e ho freddo. A casa non mi aspettano. 
La maestra mi ha detto: "Nadal tu non puoi rimanere alla refezione, questo mese non è stato pagato la retta."
Abbasso la testa. Un rossore imporpora le mie guance. Le mie compagne....meglio non guardare.

E cammino piano nella neve caduta durante la notte. Le mie scarpe affondano. Le sentivo sfasciarsi lentamente, farsi molli e informi, e sentivo il freddo della strada sotto le piante dei piedi.

Camminavo tra le rotaie del tram.
Non passava nessuno, le macchine a quei tempi erano poche. E anche il tram era andato a mangiare.

Era l'ora del pranzo. 

Arrivai a casa piangente. Papà in quei giorni era ammalato. Mi abbracciò stupito...."Domani vado IO a parlare col Direttore...

Era l'anno 1947. La guerra era da poco finita. La sera sognai un domani con tante scarpe di tutti i colori.......




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Dicembre: Assisi con la neve

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Amo andare ad Assisi. E' la mia casa del cuore. Ho fotografato chiese, strade, vicoli tuttociò che stupiva le mie finestre naturali . Ogni clic ha un particolare significato. Quel mese di dicembre dell'85 col camper ho chiesto: andiamo a vedere i presepi! Infatti ogni casa ogni negozio o bottega aveva un piccolo o grande presepe. La neve ha donato al paesaggio conosciuto una veste nuova.

Arrivando questo è il panorama che ci si presenta: l'immagine del retro della Basilica .

Panorama: s'intravvede il campanile della Chiesa di Santa Chiara


La parte essenziale del presepe nel prato davanti alla Basilica.



Chiostro della Basilica inferiore.



Entrata o uscita per andare a.....(non è permesso entrare!)...per andare dove non posso!




Aspettami Francesco: sto arrivando! 



Questo è il piazzalino dell'Eremo delle Carceri!



Il mio rifugio amato: la Chiesetta dove i frati, con pochi fedeli, celebrano la Messa.



Una goccia di sole. S'intravvedono due sedie: in una sedeva sempre Valeria, nell'altra Ada.



Questa fotografia non appartiene alla serie di cui sopra, ma ad un soggiorno estivo. Quest'uomo mi ha incantato. Parlava da solo, mi pare che qualche bicchierino di troppo per dissetarsi (!) l'aveva bevuto. Poi quando io l'ho salutato, allegramente mi ha risposto. Una persona felice. Così mi pareva.



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Corrispondenza

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Nel mese di giugno ho trascorso una settimana al mare. Sì, mare! Per me la spiaggia era troppo lontana, il mare della Liguria non è molto tranquillo e spira sempre un vento che non sopportavo. 
Quindi solitarie passeggiate che avevano sempre come traguardo la Chiesa del Soccorso, con annesso il Chiostro dei padri Francescani. In quella Chiesa ho trovato una nicchia in cui venivano raffigurate due Sante a me care: S. Teresa d'Avila e S. Rita da Cascia.

Mi sedevo in un banco e mentre mi riposavo, contemplavo la bellezza del silenzio.

In una di quelle mattine ho conosciuto il Parroco con il quale ho discorso un po'.

Ora, la sua gentilezza continua esprimendosi in e-mail interessanti e questa è la seconda che m'invia. L'altra l'ho postata alcuni giorni fa. Spero piaccia anche a voi. Baci a tutti Lucia.


I primi giorni di luglio papa Francesco, senza sosta e con infiniti abbracci, ha incontrato Ecuador, Bolivia, Paraguay. Avremmo bisogno di ritrovare le parole regalate alle donne e ai religiosi. Non dovremmo perdere ciò che non era scritto nei discorsi preparati perché papa Francesco ha improvvisato sentimenti e espressioni straordinari ai suoi interlocutori. Perché abbandonare all’oblio certi suoi gesti e disobbedienze al protocollo? Sono ancor più illuminanti dei già luminosi suoi interventi verbali.


Una fotografia ha rischiato di dire tutto il viaggio sudamericano del papa, offuscando tutto il resto. Quella foto che ha fatto il giro del mondo e ha provocato il commento di tutto il mondo. L’attimo in cui le mani presidenziali consegnano alle mani papali falce e martello col crocifisso, tutto in legno. Un “logo” fulminante.


Foto per foto, ne ho recuperata un'altra che non ha avuto nessun clamore o commento sui giornali o nei servizi televisivi. Eppure carica di significati.


Siamo a Quito, la mattina del 7 luglio. Papa Francesco incontra i vescovi,una cinquantina, l’intero episcopato ecuadoregno. Alla fine Il saluto, la gratitudine, l’ammirazione gliele consegnano con una statua. Un bellissimo e antico san Francesco, in legno. La fotografia incide nella storia, non nei media, l’attimo in cui Francesco papa accarezza Francesco d’Assisi, statua. E’ quel san Francesco portato in quelle terre dai primi evangelizzatori francescani all’inizio del 1500. La statua esprime un Francesco con il saio tutto pieghe e tutto orlato in oro per dire che lui è tutto nella gloria del suo Signore. Sul palmo della mano sinistra sorregge un teschio,il mondo e il tempo che passano. La mano destra solleva un piccolo crocifisso e gli occhi del santo lo fissano per sempre con lo sguardo perso dell’innamorato. Presso il piede sinistro un agnello che bela e cerca, come un bambino smarrito, il volto del suo custode. E le spalle e i piedi sono accompagnati da ali d’angelo. Sei ali che dicono che l’uomo di Assisi è stato “l’angelo del sesto sigillo” . Il Giovanni Battista che annuncia i tempi nuovi.


Sì, i frati francescani portarono in quelle terre il Vangelo accompagnati dal Poverello di Assisi che era testimone e annunciatore di una nuova storia per quelle popolazioni. I Vescovi riconoscevano con memoria grata quel loro inizio francescano del diventare cristiani. E riconoscevano in papa Francesco il Francesco di Assisi che dopo 500 anni ritornava e annunciava loro tempi nuovi, un altro possibile futuro.


Nelle sue parole, nelle sue scelte e gesti vedevano ciò che avevano visto 500 anni prima i loro antenati in quegli uomini vestiti di marrone e con un piccolo crocifisso in mano.


Provate a rileggere le parole che papa Francesco ha detto ai politici, ai vescovi, ai presbiteri, ai religiosi, ai giovani, alle donne, in quei primi giorni di luglio, sembrano le lettere dettate dal Poverello quando bruciava dal desiderio che ciascuno si lasciasse illuminare e abbracciare dall’amore crocifisso.


Non so quella statua dove ora sia collocata. A santa Marta in Vaticano? Certamente nel cuore del papa. E sarà per lui un ulteriore segno di conferma per aver scelto quel giorno il nome di Francesco. Era lo Spirito che lo suggeriva a lui e alla Chiesa

Fr Alberto Tosini



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Un mattino diverso

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 Carrère si chiede:"Come mai il cristianesimo mi ha così preso?"

"Giovanna,moglie di Cuza, amministratore di Erode,si domanda come mai non può fare a meno di tornare da quell'uomo. (...) Per qualche mese è come se avesse un amante. Poi lui va a Gerusalemme, e Giovanna viene a sapere che laggiù è morto. Non decapitato, peggio ancora, crocifisso".

A trent'anni di distanza qualche volta Giovanna ci ripensa. Non ricorda cosa diceva. Quello che ricorda, era il suo modo di guardarla: come se sapesse tutto di lei."


"Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni, può credere, credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?", si chiedeva Dostoevskij: la stessa domanda risuona oggi in un libro diventato in poche settimane un best-seller: Il Regno di Emmanuel Carrière.


Indagine biblica, romanzo storico, confessione personale.

Carrière per tre anni della sua vita è stato cristiano. Avrebbe dimenticato quegli anni ma si è imbattuto nei quaderni di quel periodo, zeppi di appunti scritti da un uomo in cui non si riconosceva più.

Allora si chiede come mai il cristianesimo abbia potuto coinvolgerlo, come mai una religione sia creduta da un numero eccezionale di uomini, molti dei quali ragionevoli "sani", rispettati: "Tra i fedeli cristiani, ce ne sono alcuni che, a domanda, risponderanno che loro credono fermamente che duemila anni fa un ebreo è nato da una vergine ed è risorto tre giorni dopo essere stato crocifisso.

Risponderanno anche che loro stessi fanno di questi eventi il centro delle loro vite. Sì non c'è dubbio: è strano."

Parte così un'inchiesta simile ad un romanzo nel cristianesimo del I secolo che ha come filo conduttore la vita dell'Evangelista Luca e di San Paolo.

Molto si potrebbe dire di questo libro, così ricco, spericolato, eppure mai banale. E soprattutto, guidato da un metodo saldo: la chiave dei grandi fatti della storia del cristianesimo la si trova specialmente nei racconti delle vite di alcuni.
 Bellissima descrizione del  primo incontro tra Luca e Paolo.

"Paolo ha appena predicato in una sinagoga, nel consueto scalpore che le sue parole sollevavano. Luca l'ascolta turbato: vuole saperne di più. Gli si avvicina per parlargli.

Forse Luca si è seduto ad un tavolo di una taverna del porto di Troade con Paolo e i suoi due compagni di viaggio. Sullo sfondo reti stese ad asciugare, una grigliata di polpi sul piattino, un boccale di vino. Parlano fino all'alba, o meglio è Paolo che parla, Luca ascolta".


"Al mattino a Luca tutto sembra diverso. Il cielo non è più lo stesso, le persone non sono più le stesse; la vita non sarà più la stessa.




Può essere andata così.
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Che cosa cercate?

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Che cosa cercate?


" Giovanni stava Battezzando nel Giordano.
Fissando lo sguardo su Gesù che passava, disse: "Ecco l'agnello di Dio"! E i due discepoli, sentendoLo parlare così, seguirono Gesù (ancora non lo conoscevano) Gesù allora si voltò e, vedendo che Lo seguivano, disse: "Che cosa cercate?"

Quei due si erano alzati al mattino come fosse un giorno fatto di tanti altri giorni, e pensavano alle solite cose che avrebbero dovuto fare,  camminavano e si sono incontrati con una persona che non conoscevano, ma guardatoLo,  erano rimasti, con una domanda nello sguardo,la stessa che Lui rivolse loro. "Che cosa cercate?" Mentre Gesù poneva quella domanda si sentirono abbracciati, abbracciati in tutta la loro umanità.


È un periodo strano, quello che s’affaccia tra luglio e agosto. Sono settimane in cui, in un modo o nell’altro,  le abitudini cambiano. 

E i giorni acquistano un volto insolito, diverso da quello che mostrano durante gli altri mesi. 
Non è solo una questione di tempi più distesi e impegni che mollano la presa. Sono proprio le circostanze ad essere diverse. 
Altri incontri. Altri luoghi. 
Basterebbe questo a farne un’occasione grande, se le prendiamo sul serio. 
Il tempo libero è «tempo della libertà», ma per farne cosa?
Domanda che si intreccia con un’altra, «Che cosa cercate?». 
Non è una questione da poco. 
E non solo perché sono le prime parole che Gesù rivolge ai primi discepoli, a Giovanni e Andrea che si staccano dal Battista sul Giordano, per seguirLo. 
È che, in fondo, tutto il Vangelo può essere letto così, come un continuo ripetersi: in mille modi e gesti e parole; della stessa domanda posta al cuore di chiunque Lo incontrasse, da Zaccheo alla Samaritana, dal lebbroso al giovane ricco, agli apostoli, ai nemici... Che cosa cerchi? Che cosa desideri davvero?

Ecco, l’estate può essere un momento privilegiato per stare di fronte a questa domanda. 
Per usarla come chiave di lettura dei fatti che accadono davanti ai nostri occhi, e che d’estate non si fermano, anzi (che cosa cercano i milioni di profughi che lasciano l’Iraq o la Siria per arrivare qui?). 
Ma soprattutto per rilanciarla di continuo, a se stessi e a chi ci sta accanto, nelle tante occasioni che la realtà ci offre: le vacanze, appunto. 
Il lavoro, per chi continua. 
Le amicizie. 
 Che cosa cerchiamo? Cosa riempie il nostro cuore?
Sarà bello e grande  scoprire la risposta nella vita. 
Non saperla,  scoprirla in quello che viviamo. Perché possiamo scoprire nel Destino: la realtà. 
È lì «che il Mistero ci risveglia, ci chiama, ci viene incontro per non farci cadere nel nulla», 
 È «attraverso questa cosa assolutamente banale, a volte cupa, a volte non trasparente, che sono le circostanze: la vita, la vita ci chiama, chiama ciascuno a viverla». 


Ma chi sei Tu o Cristo, che appena io mi sveglio riempi tutta la mia vita della Tua presenza?

Che immensità di grazia!

Loro Lo hanno riconosciuto per questo: "Era Colui che cercavo, si faceva chiamare Gesù"


Arrivederci e Buona Domenica.

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Francesco danza con Dio di fr. Alberto

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Più ancora delle Fonti Francescane e meglio di scritti e omelie su San Francesco, sono donne dei nostri giorni a regalarci un Francesco d’Assisi sorprendente e vero. Casuali (?) letture in treno, prima o dopo, mi fanno incontrare Francesco incrociato nelle esistenze e testimonianze di queste personalità al femminile. Mi capitava con Simone Weil i mesi scorsi. Mi è capitato in questi giorni con Madeleine Delbrel nel suo “Noi delle Strade”.

Ispirata da un passo del Vangelo dove Gesù fa riferimento al danzare (cf Mt 11,17), la Delbrel colora tre pagine di parole che sono poesia e note musicali. Ritmate da righe ora brevi ora più allungate, raggruppate con strofe più sintetiche o più distese, Madeleine soffia parole al suo Signore come un antico salmista. Lei che a 17 anni è ubriaca di ateismo ma a 24 si inebria per sempre dell’amore del Dio del Vangelo. La danza è il linguaggio del cuore e dei gesti di chi si lascia abitare dalla gioia di Dio.


Perché se ci sono molti santi che non amano danzare,

ce ne sono altri che hanno avuto bisogno di danzare,

tanto erano felici di vivere:

Santa Teresa con le sue nacchere,

San Giovanni della Croce con un Bambino Gesù

fra le braccia,

E san Francesco, davanti al papa.

Se noi fossimo contenti di te,Signore,

Non potremmo resistere

A questo bisogno di danzare

Debrel legge nella cifra della danza la risposta umana alla musica suonata da Dio per noi. E la storia dei credenti la rilegge come in gran parte una fede senza danza: esistenze immobili e noiose.

Perché io penso che tu forse ne abbia abbastanza

Della gente che sempre parla …

Di conoscerti con aria di professore,

Di raggiungerti con regole sportive,

Di amarti come si ama in un matrimonio invecchiato.

E un Dio tediato da fedeli senza ritmo e senza sorriso inventa quel piccolo uomo della città umbra.

Un giorno in cui avevi un po’ voglia d’altro

Hai inventato san Francesco,

E ne hai fatto il tuo giullare.

Sì, il Poverello di Assisi è il giullare di Dio che non smette di danzare e cantare per le nostre strade e sulle nostre piazze, ovunque. Riescono a distinguerlo tutti anche quelli che non lo conoscono e non sanno grazie a chi danza.

La danza della vita il figlio di Pietro di Bernardone, l’ha appresa alla scuola di un lebbroso. Lo detta nel suo

Testamento,per ricordarlo come il primo dono ricevuto dall’Altissimo. Così ha fatto danzare le parole con la poesia e la musica. Ha fatto danzare la luna e i fiori, il fuoco e le stelle, le nuvole e l’erba. E lui solo ha invitato sorella morte per danzare con lei prima di danzare nell’eternità. Ha fatto danzare i suoi fratelli perché li riconosceva come “giullari di Dio” . Francesco ha danzato nelle stagioni esaltanti della sua avventura , ai piedi del Subasio, accompagnandosi con parole francesi; nei giorni natalizi di Greccio ; in certe contrade inventandosi strumenti musicali anche virtuali. Ha danzato nei momenti tribolati nel corpo e nello spirito, chiedendo di essere sorretto da melodie umane o celesti. Ha danzato anche nella tentazione, abbracciando, come una fidanzata, sorella neve.

Debrel capì che danzatori di Dio lo possono diventare tutti i credenti.

Per essere un buon danzatore, con te come con tutti,

non occorre sapere dove la danza conduce.

Basta seguire,

Essere gioioso,

Essere leggero,

E soprattutto non essere rigido.

Allora le righe acquistano via via la forma di richiesta per apprendere la danza della vita da un Dio che ci sogna giullari e danzatori.

Signore, insegnaci il posto

che tiene, nel romanzo eterno

avviato fra te e noi,

il ballo della nostra obbedienza.

Insegnaci a indossare ogni giorno

La nostra condizione umana

Come un vestito da ballo , che ci farà amare di te

Facci vivere la nostra vita,


Come una danza,

Fra le braccia della tua grazia,

nella musica che riempie il mondo intero.


tutti i particolari. 

 Come indispensabili gioielli.


Proprio come quel Francesco, aggiungo.

E chiude Madeleine Delbrel

Signore, vieni a invitarci.

Come hai fatto con quel Francesco, oso aggiungere.
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Gesù: albero della Vita

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L'albero della vita era un albero che, secondo alcune tradizioni religiose,Dio pose nel Giardino dell'Eden, assieme all'albero della conoscenza del bene e del male.


Nell'esegesi ebraica è insegnato che originariamente i due alberi erano uniti, in seguito, Adamo ne separò le radici.




" Così il Signore Dio fece crescere dal suolo ogni albero desiderabile alla vista e buono come cibo e anche l'albero della vita nel mezzo del giardino e l'albero della conoscenza del bene e del male. " (Genesi)




" e il Signore Dio impose all'uomo questo comando: "Di ogni albero del giardino puoi mangiare a sazietà. Ma in quanto all'albero della conoscenza del bene e del male non ne devi mangiare, poiché nel giorno in cui ne mangerai "certamente" morirai" .

Guardiamo che egli non stenda la mano e prenda anche del frutto dell'Albero della Vita, ne mangi e viva per sempre."




Nella tradizione cristiana l'Albero della vita è simbolo della Croce di Cristo; ancora oggi nella liturgia dell'Esaltazione della Santa Croce, nel prefazio si dice:
« Nell'albero della Croce tu hai stabilito la salvezza dell'uomo,
perché donde sorgeva la morte di là risorgesse la vita,
e chi dell'albero traeva vittoria, dall'albero venisse sconfitto, per Cristo nostro Signore. »

Luigi Maria de Montfort nel "Segreto di Maria" rappresenta la devozione religiosa come 'il vero Albero della Vita', da coltivare nel cuore, per ottenere il frutto Gesù.


Ho già detto che sto leggendo "Attesa di Dio" di simone Weil e a proposito dell'Albero della vita, scrive: 

"Esso (L'Egitto) era un cedro dai bei rami...la sua cima svettava fra le nuvole. Le acque lo avevano fatto crescere. Fra i suoi rami nidificavano tutti gli uccelli del cielo, e sotto le sue fronde partorivano tutte le bestie dei campi. Nessun albero del giardino di Dio lo eguagliava in bellezza."

Queste espressioni di struggente dolcezza esprimono la giustizia e la misericordia soprannaturali verso gli uomini.
Quest'albero della Vita a cui Cristo si riferiva al regno dei cieli e il cui frutto fu il Suo stesso corpo sospeso alla Croce. 


"Albero della vita,testimonio di onta e di salvezza! Mistero della Croce, manifesto a coloro che credono in umiltà, che sperano nella disperazione, che amano senza egoismo!"






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Umanità suicida?

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Il primo kamikaze è stato forse Sansone.

Per millenni la sua decisione di uccidere se stesso con tutti i filistei è stata un esempio di atto eroico. 
A catechismo raccontavo ai ragazzi dei capelli di Sansone e poi...gloria a Sansone,atto difficilmente imitabile.Però moralmente discutibile.

Poi, durante la seconda guerra mondiale i giapponesi misero in pratica le loro missioni "suicide" che ancora apparivano eccezionali, contrarie al più elementare istinto di sopravvivenza. Eravamo in guerra chi pensava al comandamento "non uccidere?"

Oggigiorno, un terrorista che si fa esplodere per uccidere quante più persone possibile, una donna incinta che nasconde una bomba, un bambino carico di esplosivo, gettato a morire tra la folla per provocare una strage....non fa più notizia!

Mentre scrivo queste notizie ho un nodo alla gola....quante vite innocenti, quanto orrore....eppure... a meno che il kamikaze non compia un atto più originale della solita Moschea saltata in aria....dopo un giorno non se ne parla più.

E' l'umanità che si sta suicidando. E non se ne accorge, o forse non vuole riflettere. L'uomo sta uccidendo se stesso con meticolosa ostinazione.

Ha ucciso i nostri principi morali, la natura, la convivenza umana. Piano, piano gli stati Europei danno la loro benedizione, il loro consenso a calpestare i poveri, i malati terminali, e l'elenco sarebbe ancora lungo....e, l'umanità non si accorge, che sta firmando la propria condanna a morte.

Sono eccessiva? Pensateci. Perchè quando ce ne accorgeremo sarà troppo tardi!

Forse Dio avrà pietà e pazienza ancora una volta?

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Assisi: nell'incontro con San Francesco

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Nelle vacanze di giugno, ho conosciuto un Padre Francescano che, tra l'altro, mi chiese se avevo letto il libro di Simone Weil "Attesa di Dio".

"No, e conosco poco anche l'autrice. Ho un suo libro di poesie, ma, a dir la verità, non incontrano il mio ideale di lirica religiosa" risposi.

Gli promisi che avrei riletto le poesie e comperato il libro.

Il libro ora è qui accanto a me e quello delle poesie è ancora al suo posto.

Lo apro, curiosa, alla ricerca di un motivo valido per iniziarne la lettura.

Nella Lettera quarta scopro l'imprevedibile.

Ricorda la sua visita ad Assisi e già questo basta per attirare la mia attenzione.

Scrive al domenicano Perrin suo interlocutore:

"Nel 1937 (28 anni) ho trascorso ad Assisi due giornate splendide. Mentre mi trovavo da sola nella piccola cappella romanica del XII secolo all'interno di Santa Maria degli Angeli, incomparabile meraviglia di purezza, dove San Francesco ha pregato tanto spesso, per la prima volta nella mia vita qualcosa più forte di me mi ha obbligata a mettermi in ginocchio".

Per Simone Weil mettersi in ginocchio è il gesto più resistente e libero che le si potesse chiedere.A volte anche per noi....


Ed è in nome di San Francesco che ci riesce, le ginocchia della Weil all'interno della Porziuncola, sono le braccia di Francesco davanti al lebbroso.


Sono gesti che fatti con la consapevolezza dell'atto in sè, segnano la vita davanti a Dio e agli uomini.

Continua: "sono stata rapita da San Francesco, affascinante compagno di strada di chi cerca con passione una santa vita."

La Weil incrocia il Poverello di Assisi su di un'altra strada da lei praticata, quella della ricerca spirituale e  della bellezza nella vita. 

Osserva: " La Bellezza è l'eternità di questo mondo". E assicura: "E'l'inclinazione naturale dell'anima ad amare la bellezza , è ciò che Dio compie per aprirla al soffio dall'alto".

E continua, sempre nella Lettera quarta, :"L'esempio di san Francesco mostra quale posto la bellezza del mondo, possa detenere in un pensiero cristiano. Non soltanto il suo Cantico è perfetta poesia, ma anche tutta la sua vita si tradusse in azione compiutamente poetica.

Ad esempio, la scelta dei luoghi dove ritirarsi in solitudine o fondare conventi, era di per sè, la più bella poesia in atto.

E così il suo vagabondare, la sua povertà. Egli si denudò per essere in contatto immediato con la bellezza del mondo".




Nel mio viaggio inesistente ad Assisi, inesistente ma reale nella memoria, arrivo a Santa Maria degli Angeli, sono sola. Le case e le Chiese sono illuminate come in una fiaba, il cielo ha le stesse luci. 
Nel silenzio, la notte sta cantando il suo Cantico delle Creature.

Grazie a Simone Weil ho trascorso momenti magici con Francesco: poeta che vive la bellezza di Dio in ginocchio.


  1. Altissimu, onnipotente, bon  Signore,
    tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione .
    Ad te solo, Altissimu, se konfano
    et nullu homo ène dignu te mentovare .
    Laudato sie, mi’ Signore, cum  tucte le tue creature,
    spetialmente messor lo frate sole,
    lo qual è iorno, et allumini  noi per lui.
    Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore:
    de te, Altissimu, porta significatione.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle;
    in celu l’ài formate clarite  et pretiose et belle.
    Laudato si’, mi’ Signore, per frate vento
    et per aere  et nubilo et sereno et onne tempo,
    per lo quale a le tue creature dài sustentamento.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sor’acqua,
    la quale è multo utile e humile et pretiosa e casta .
    Laudato si’, mi’ Signore, per frate focu,
    per lu quale enallumeni la nocte:
    ed ellu è bello e iocundo e robustoso  et forte.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre terra,
    la quale ne sustenta e governa,
    et produce diversi fructi  con coloriti flori et herba.
    Laudato si’ , mi’ Signore, per quelli ke perdonano per lo tuo amore,
    e sostengo infirmitate et tribulatione.
    Beati quelli ke ‘l sosterrano in pace,
    ka da te, Altissimo, sirano incoronati.
    Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra morte corporale,
    da la quale nullu homo vivente pò skappare:
    guai a*cquelli ke morrano ne le peccata mortali;
    beati quilli ke se trovarà ne le tue sanctissime voluntati,
    ka la morte secunda  no ‘l farrà male.
    Laudate e benedicite mi’ Signore et rengratiate
    et serviateli cum grande humilitate.



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Amore poesia (poeti inglesi)

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Amore, mi diede il benvenuto; ma l'anima mia si ritrasse,

Di polvere macchiata e di peccato.

Ma Amore dal rapido sguardo, vedendomi esitante

Sin dal primo mio entrare,

Mi si fece vicino, dolcemente chiedendo

Se di nulla mancassi.

Di un ospite, io dissi, degno di essere qui.

Amore disse: Quello sarai tu.

Io, lo scortese e ingrato? Oh amico mio,

Non posso alzare lo sguardo su Te.

Amore mi prese la mano e sorridendo rispose:

E chi fece gli occhi se non io?

E' vero, Signore, ma li macchiai: se ne vada la mia vergogna

Là dove merita andare.

E non sai tu, disse Amore, chi portò questa colpa?

Se è così, servirò, mio caro.

Tu siederai, disse Amore, per gustare della mia carne.

Così io sedetti e mangiai.



Avevo già letto scritti dei mistici: Teresa D'Avila, S. Giovanni della Croce perchè nei limiti del possibile io leggo soltanto ciò di cui ho fame, nel momento in cui ho fame, allora non leggo: divoro!
Della poesia di cui sopra conosco solo la traduzione, che dicono, sia scadente. Cosa dirà mai l'originale?
Io l'ho trascritta per voi, amici miei, pensandola preghiera che cercherò di imparare a memoria per ripeterla ad ogni ora del giorno.

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Luglio caldo caldo

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Siamo nel colmo dell'estate?.Luglio è arrivato con il calore di raggi infuocati e noi siamo alla ricerca di fontane d'acqua fresca "Chiare, dolci acque....." Anche il poeta la scrisse sognando refrigerio?

La preghiera di questi giorni assolati, è impregnata di terra e di sole; ha il colore biondo delle messi e il profumo delle more mature. 

La preghiera primaverile era timida, fatta di tenerezza e di stupore.

La preghiera dell'estate è densa e forte e mi conferma che:

gli uomini si esprimono con i suoni e Dio con il silenzio.







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