La mia "Domenica delle Palme"

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Veronica: "Nacque il tuo volto da ciò che fissavi"




Non ci sono date, non ci sono parole per ricordare i giorni importanti in cui le ore si trascinano lente e noi, io, le voglio meditare facendole scivolare nel cuore e negli occhi.



Oggi "Domenica delle Palme" è stata una giornata in cui, nella Messa, ho ascoltato attentamente la passione di Gesù in modo da appassionarmi alla vita. Quante volte l'ho letta, ma oggi era diverso. Diverso nel voler ripetere come quel pellegrino che a Roma, vede il sudario della Veronica, e mormora con fede: " Gesù Cristo, Dio mio, Dio vero, così era, dunque, la tua faccia?» (Jorge L. Borges, L’artefice).




Oggi nel pensare a Gesù pensavo alla mia Valeria, al suo volto, che, se non ci fossero le fotografie disseminate nelle stanze, forse, dico forse, non ricorderei più.
 
Ricordo la "domenica delle Palme" di anni fa in cui trascorsi la giornata nella stanzetta vicina alla sala di rianimazione, con nelle mani il suo rosario e il suo orologino, regalo per la S. Cresima, della zia Elena.

Valeria è scivolata in cielo il lunedì della settimana Santa alle ore 17 mentre padre Walter, venuto apposta da Milano, le dedicava la santa Messa.


Come la storia di oggi, letta in Chiesa, mi piacerebbe cercare, entrare in quelle parole, ma anche entrare nella mia, storia di madre.


Perciò ho pensato che non posterò la storia del buon ladrone che volevo commentare o quella di Veronica o la via della Croce che ancora si incontra andando pellegrini a Gerusalemme, o altro, no,  mediterò sulla passione che è sofferenza ma è anche un amore bruciante. L'amore di madre. Una madre grande, gloriosa e una piccola, insignificante e pur sempre madre.

Ritornerò la notte dove esisterà solo quella Luce che mi scalderà il cuore. Arrivederci.




Regalo a voi

che conoscete il mio desiderio

di sogni di bellezza

di occhi amati e di labbra rosa.

Regalo a tutti, nuvole strizzate

cariche di parole e lacrime azzurre.

Un po' di gioia e di dolore

che parlano di Vita.

Lucia
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Buona domenica delle Palme

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DALLE “ESPOSIZIONI SUI SALMI” di Sant'Agostino d'Ippona

Quanti beni ci ha recati la passione di Cristo!

Sí, fratelli, era necessario il sangue del giusto perché fosse cassata la sentenza che condannava i peccatori. Era a noi necessario un esempio di pazienza e di umiltà; era necessario il segno della croce per sconfiggere il diavolo e i suoi angeli (cf. Col 2, 14. 15). La passione del Signore nostro era a noi necessaria; infatti, attraverso la passione del Signore, è stato riscattato il mondo. Quanti beni ci ha arrecati la passione del Signore! Eppure la passione di questo giusto non si sarebbe compiuta se non ci fossero stati gli iniqui che uccisero il Sìgnore. E allora? Forse che il bene che a noi è derivato dalla passione del Signore lo si deve attribuire agli empi che uccisero il Cristo? Assolutamente no. Essi vollero uccidere, Dio lo permise. Essi sarebbero stati colpevoli anche se ne avessero avuto solo l’intenzione; quanto a Dio, però, egli non avrebbe permesso il delitto se non fosse stato giusto.

Che male fu per il Cristo l’essere messo a morte? Malvagi furono certo quelli che vollero compiere il male; ma niente di male capitò a colui che essi tormentavano. Venne uccisa una carne mortale, ma con la morte venne uccisa la morte, e a noi venne offerta una testimonianza di pazienza e presentata una prova anticipata, come un modello, della nostra resurrezione. Quanti e quali benefici derivarono al giusto attraverso il male compiuto dall’ingiusto! Questa è la grandezza di Dio: essere autore del bene che tu fai e saper ricavare il bene anche dal tuo male. Non stupirti, dunque, se Dio permette il male. Lo permette per un suo giudizio; lo permette entro una certa misura, numero e peso. Presso di lui non c’è ingiustizia. Quanto a te, vedi di appartenere soltanto a lui, riponi in lui la tua speranza; sia lui il tuo soccorso, la tua salvezza; in lui sia il tuo luogo sicuro, la torre della tua fortezza. Sia lui il tuo rifugio, e vedrai che non permetterà che tu venga tentato oltre le tue capacità; anzi, con la tentazione ti darà il mezzo per uscire vittorioso dalla prova. È infatti segno della sua potenza il permettere che tu subisca la tentazione; come è segno della sua misericordia il non consentire che ti sopravvengano prove più grandi di quanto tu possa tollerare. Di Dio infatti è la potenza, e tua, Signore, è la misericordia; tu renderai a ciascuno secondo le sue opere.

IN BREVE…
 Si celebra la passione del Signore: è tempo di gemere, tempo di piangere, tempo di confessare e di pregare. Ma chi di noi è capace di versare lacrime secondo la grandezza di tanto dolore?


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Gerusalemme (Mc 11,1-11)

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Oggi è stata una bella giornata, com'erano le Tue quando camminavi in riva al lago.

Ti piaceva camminare. Poi Ti ritiravi, in solitudine a pregare. Questa passeggiata però è molto particolare. Tu hai voluto attraversare Gerusalemme a dorso di un'asina, per capire che cosa il popolo, che la gremiva, pensava di Te.

Nelle giornate precedenti, l'atmosfera non era tanto bella, ma Tu hai voluto sfidare il pericolo.

Mentre Tu, percorrevi quelle strade, che i Tuoi piedi conoscevano a memoria, dietro di Te si era formato un corteo. coloratissimo. Davanti, Tu sull'asina,(sai che parevi un Re!?), intorno i Tuoi discepoli, dietro e ai lati una moltitudine di bambini festosi, donne e ragazzi e tutti cantavano, inneggiavano al figlio di David e pregavano anche.

Non c'erano cartelli di protesta, come usa fare oggi, no, nelle mani c'erano fiori e rami delle palme:

Benedetto Colui che viene nel nome del Signore! Alleluia!

Gli adulti volevano che i bambini i ragazzi, tacessero, ma le loro voci si alzavano....non si può fare festa rimanendo in silenzio!

Oggi ti stanno ringraziando perchè un giorno li avevi sfamati, li avevi guariti, avevi alleviato le loro pene, li avevi perdonati.

Ma non c'è Maria, Tua Madre. Come mai?

Maria, umile e alta più di ogni creatura si era ritirata: era in disparte a pensare Quella era una festa per Te e Lei già sapeva che tra pochi giorni, tutto sarebbe cambiato. Le stesse persone avrebbero urlato contro di Te, liberando Barabba. Lei sì, dopo sì, sarebbe stata insieme a Te ai piedi del Calvario. Madre Dolorosa che conosci il soffrire.
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L'entrata di Gesù in Gerusalemme (Vangelo di Matteo 21,1-9)

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Quando furono vicini a Gerusalemme e giunsero presso Bètfage, verso il monte degli Ulivi, Gesù mandò due discepoli, dicendo loro: «Andate nel villaggio di fronte a voi e subito troverete un’asina, legata, e con essa un puledro. Slegateli e conduceteli da me.E se qualcuno vi dirà qualcosa, rispondete: “Il Signore ne ha bisogno, ma li rimanderà indietro subito”». Ora questo avvenne perché si compisse ciò che era stato detto per mezzo del profeta:


Dite alla figlia di Sion:


Ecco, a te viene il tuo re,


mite, seduto su un’asina


e su un puledro, figlio di una bestia da soma.


I discepoli andarono e fecero quello che aveva ordinato loro Gesù: condussero l’asina e il puledro, misero su di essi i mantelli ed egli vi si pose a sedere. La folla, numerosissima, stese i propri mantelli sulla strada, mentre altri tagliavano rami dagli alberi e li stendevano sulla strada. La folla che lo precedeva e quella che lo seguiva, gridava:


«Osanna al figlio di Davide!


Benedetto colui che viene nel nome del Signore!


Osanna nel più alto dei cieli!».






Voglio incominciare raccontandovi un aneddoto accaduto alla fine del 1800. Un giorno un povero coltivatore scozzese sentì, mentre lavorava, un grido d'aiuto arrivare dalla palude vicina al suo campo. Lasciò quello che stava facendo e, corse verso un ragazzino affondato fino al collo nell'acqua putrida e fangosa, che gridava sfinito tentando disperatamente di liberarsi dalla melma in cui era caduto. L'uomo riuscì alla fine a salvare il giovane. Il giorno dopo, arrivò alla porta della sua umile casa una carrozza da cui scese il duca di Malborough, che si presentò come il padre del ragazzino. "Desidero ricompensarla per aver salvato mio figlio" disse il Duca. "No! Non posso accettare denaro per ciò che ho fatto" rispose con dignità il contadino. "Allora le propongo questo: mi lasci dare a suo figlio lo stesso livello d'istruzione che darò al mio. Se il suo ragazzo le assomiglia, non ho alcun dubbio che diventerà un uomo del quale saremo orgogliosi. E fu così che diventò un brillante medico: il dottor Alexander Fleming. Il nome del piccolo salvato? Sir Winston Churchill.






Il "Padre" contadino fa eco al "Padre" Creatore, la salvezza donata nella palude fa eco a quella della croce; è la forza dell'amore che può cambiare il corso della storia. Perciò, fare il bene ci aiuta a stare bene. La croce c'insegna c'insegna la densità dei nostri gesti d'amore. Nulla in amore è banbale, nulla in amore è senza effetto. Anche ciò che sembra più naturale, ovvio, scontato. Il gesto d'amore sincero, spontaneo, pulito di quel padre ha cambiato la vita di quei due ragazzi.


Quanti gesti d'amore ho sprecato? Quanto amore dimenticato c'è in me?


Dio, mi sussurra: "Forse per il mondo sei solo una persona, ma per qualche persona sei tutto il mondo". Pensaci e cerca dove il tuo amore si può dilatare.


Gesù muore da solo nell'angolo più misero dell'Impero.


E nell'angolo più lontano da me, Gerusalemme, tra una settimana, si rinnoverà la tristezza, il dolore di un uomo che per amore morirà: sì, solo l'amore trasforma gli eventi, solo l'amore li sa rendere fantastici.






"Troppo perde il tempo chi ben non T'ama"


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Come ricordo l'Annunciazione

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[...]La vergine si chiamava Maria. Entrando da Lei, l'angelo Gabriele, disse: "Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con Te". [...]"Non temere Maria, perchè hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco concepirai un figlio, lo darai alla luce e sarà chiamato Gesù. Sarà grande e verrà chiamato Figlio dell'Altissimo[...] Allora Maria disse: "Ecco la serva del Signore, avvenga per me secondo la tua parola". Vangelo di Luca.



L'angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.
E la vergine concepì per opera dello Spirito Santo.
Ecco la serva del Signore.
Mi accada secondo la tua parola.
E il Verbo si è fatto carne
e abita in mezzo a noi.
Ave Maria...
Prega per noi Santa Madre di Dio.
Perchè diventiamo degni delle promesse di Cristo. (Angelus)


Tu non sei a Dio più prossima di noi;
tutti da Lui siamo lontani.
Ma splendide Tu hai
le mani benedette.
Mature fino a tanto non le ha nessuna donna,
come spiccano in luce dal Tuo manto;
sono il giorno, la rugiada,
Tu invece sei la pianta.

Sono debole, ora: il mio cammino è stato vasto,
perdonami, l'ho dimenticato
ciò che Lui - come destro al sole, immenso,
sul Suo trono d'oro assiso -
per te lasciò cadere, per te che intendi il senso
(il vuoto spazio mi ha sconvolto).
Guarda: io sono colui che reca inizio,
Tu invece sei la pianta.
Ho disteso attorno le mie ali, e ora
è insolito per me essere vasto;
quasi trabocca la Tua casa, così piccola,
per la mia veste immensa.
Eppure Tu sei sola adesso
come mai - e a stento riesci a percepirmi;
questo accade; nel bosco sono un alito di brezza,
Tu invece sei la pianta.
Così sono già tutti gli angeli
ciascuno lascia esistere per l'altro ciò ch'è decretato:
non fu mai così il desiderare -
così sospeso e grande.
Forse, ciò che adesso affiora appena
lo intendi Tu nel sogno.
Sii benedetta - la mia anima lo vede;
sei disposta, attendi.
Sei una porta grande, e alta:
aperta sarai presto,
Tu - prediletto orecchio del mio canto;
solo ora Ti comprendo, e come in una selva
si smarrisce il mio parlare in Te.
Sono giunto e si è compiuto
per te il sogno ch'è rugiada,
Dio guarda verso me - mi rende cieco...
Tu invece sei la pianta.
(Rilke)



Vergine Madre, figlia del Tuo Figlio,
umile e alta più che creatura,
termine fisso d'etterno consiglio,

Tu se' Colei che l'umana natura
nobilitasti sì, che 'l suo fattore
non disdegnò di farsi Sua fattura.

Nel ventre Tuo si raccese l'amore,
per lo cui caldo ne l'etterna pace
così germinato questo fiore.

Qui se' a noi meridiana face
di caritate, e giuso, intra ' mortali,
se' di speranza fontana vivace.
(Dante, Paradiso)

(Interrogatorio a Maria di G. Testori - un piccolo brano)

Maria

Il disegno
la luce che m'aveva penetrata
era, ecco, una spada.
Vedi.
anche la mia carne
accettando di essere Suo grembo
veniva ferita, lacerata.

Coro

E come se chi in Te
prendeva da quell'attimo a formarsi
era l'Esserev stesso
che T'aveva ingravidata?

Maria

Il futuro, tutto,
in quell'attimo, per Sua grazia
percepii:
il brivido della demenza
fu in me, per Sua decisione,
pienezza di sapere,
e, per Sua completa volontà,
intelligenza.
Ho visto.

Coro

Hai visto?
E chi? E cosa?
Perchè taci? Perchè non parli più?

Maria

Aiutali - mormorai -
aiutali, Tu, Gesù.

Coro

Sapevi già che questo
era il Suo nome?

Maria

Più che saperlo
ero da Lui saputa.



Sono incinta di Dio.
Lo porto in me
con naturalezza
E tremore.
Sono incinta di Luce.
(Marina Marcolini)

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Che gioia donano i colori!

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Oggi, Signore, inizierò la giornata lodandoti per i colori che ravvivano il creato.
C'è un perchè di questa mia gioia per i colori: il sole caldo, mi ha invitato a stendere i panni sul balcone: l'aria vibrava e faceva vibrare anche i miei panni. Questa sera quando li ritirerò saranno profumati ed asciutti. Finalmente! 
Ora Signore, credo che ci sarà la primavera! 
Il cielo, con qualche nube, rifletteva i colori dei prati, dei fiori e mi pareva che lassù in alto, ci fossero un'infinità di onde colorate.
E se il mondo fosse tutto grigio? Sì anche il grigio è un colore: bello, bellissimo a chi piace, ma tutto grigio, che tristezza! No, non riesco proprio ad immaginarlo!
Come potrei mettermi in contemplazione di un fiore "grigio"? No, non ci riuscirei, sarebbe proprio triste se non brutto.
Il colore che per primo si nota nel prato è il giallo di un fiore un po' bruttino (da noi si chiamano, scusate, "pisciacane") ed è ottimo per fare decotti per depurare il fegato.
E poi, via, via,entrano nel nostro cuore, l'azzurro del cielo, il verde dei prati, il viola dei mari in tempesta, il rosso delle nuvole al tramonto: sono i colori dell'arcobaleno, reso da Te, Signore, simbolo dell'alleanza.
Con la primavera e poi con la calda estate, il mondo si anima, vibra, e riprende vita proprio grazie ai colori. Penso allora, sia giusto, Signore, ringraziarTi, per la bellezza che hai seminato nella terra.
E quando, nella notte, sembra che i colori siano spenti, eh, Signore, ci hai regalato le stelle! E sulla terra a volte sembra di incontrare due magnifici fari verde.....sono gli occhi del mio gatto!





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Gli interessi di Paolo

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1° in assoluto i fratelli





2° con distacco la moglie (!?)





3° e seguito sport e giornali e libri









Il nostro cane! Era con Paolo perchè io ero in Chiesa e non poteva entrare....









(il camper)





Assisi (Niente giornale ma la guida della città che conosciamo benissimo!)





Il giornale è sulla mia borsa. (mi sta dicendo di non fotografarlo!)





telecomando (Mi sta dicendo di non fotografare!)





a passeggio per Novara













Talvolta penso che il paradiso sia leggere continuamente, senza fine.

(Virginia Woolf)




Amo chi legge. E leggo chi amo.

(valemille, Twitter)




Chi non legge, a 70 anni avrà vissuto una sola vita: la propria! Chi legge avrà vissuto 5000 anni: c’era quando Caino uccise Abele, quando Renzo sposò Lucia, quando Leopardi ammirava l’infinito… perché la lettura è una immortalità all’indietro

(Umberto Eco)







Chi accumula libri accumula desideri; e chi ha molti desideri è molto giovane, anche a ottant’anni.

(Ugo Ojetti)







I genitori ti insegnano ad amare, ridere e correre. Ma solo entrando in contatto con i libri, si scopre di avere le ali.







I libri sono stati i miei uccelli e i miei nidi, i miei animali domestici, la mia stalla e la mia campagna; la libreria era il mondo chiuso in uno specchio; di uno specchio aveva la profondità infinita, la varietà, l’imprevedibilità.

(Jean-Paul Sartre)







Un libro è un giardino che puoi tenere in tasca. (prov. cinese)







Aforismi? Quanti ne volete tutti bellissimi e tutti invitano a leggere! Bravo Paolo!

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Vangelo di Giovanni 12,20-33

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Vogliamo vedere Gesù. Gran­de domanda dei cercatori di sempre, domanda che sento mia. La risposta di Gesù do­na occhi profondi: se volete capire me, guardate il chicco di grano; se volete vedermi, guardate la croce. Il chicco di grano e la croce, due imma­gini come sintesi ardente dell'evento Gesù.

Se il chicco di grano, caduto in terra, non muore, rimane solo; se invece muore, pro­duce molto frutto. Una frase difficile e anche pericolosa se capita male, perché può le­gittimare una visione dolori­stica e infelice della religio­ne.

Un verbo balza subito in evi­denza per la sua presa emo­tiva: morire, non morire. I­potesi o necessità, pare o­scurare tutto il resto, mentre invece è l'inganno di una let­tura superficiale. L'azione principale, lo scopo verso cui tutto converge, il verbo che regge l'intera costruzione è «produrre»: il chicco produ­ce molto frutto. L'accento non è sulla morte, ma sulla vita. Gloria di Dio non è il morire, ma il molto frutto buono.

Osserviamo un granello di frumento, un qualsiasi seme: nessun segno di vita, un gu­scio spento e inerte, che in realtà è un forziere, un pic­colo vulcano di vita. Caduto in terra, il seme muore alla sua forma ma rinasce in for­ma di germe, non uno che si sacrifica per l'altro - seme e germe non sono due cose di­verse, sono la stessa cosa ­ma tutto trasformato in più vita: la gemma si muta in fio­re, il fiore in frutto, il frutto in seme. Nel ciclo vitale come in quello spirituale «la vita non è tolta ma trasformata» (Liturgia dei defunti), non perdita ma espansione.

Ogni uomo e donna sono chicco di grano, seminato nei solchi della storia, della fa­miglia, dell'ambiente di la­voro e chiamato al molto frutto. Se sei generoso di te, di tempo cuore intelligenza; se ti dedichi, come un atleta, uno scienziato o un inna­morato al tuo scopo, allora produci molto frutto. Se sei generoso, non perdi ma mol­tiplichi la vita.

La seconda icona è la croce, l'immagine più pura e più al­ta che Dio ha dato di se stes­so. «Per sapere chi sia Dio de­vo solo inginocchiarmi ai piedi della Croce» (Karl Rah­ner). Dio entra nella morte perché là va ogni suo figlio. Ma dalla morte risorge come un germe di vita indistrutti­bile, e ci trascina fuori, in alto, con sé. Gesù è così: un chicco di gra­no, che si consuma e fiorisce; una croce, dove già respira la risurrezione. Io sono cristia­no per attrazione: attirerò tutti a me. E la mia fede è contemplazione del volto del Dio crocifisso.

«La Croce non ci fu data per capirla ma perché ci aggrap­passimo ad essa» (Bonhoef­­fer): attratto da qualcosa che non capisco ma che mi se­duce, mi aggrappo alla sua Croce, cammino dietro a Cri­sto, morente in eterno, in e­terno risorgente.
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Primo giorno di primavera e eclissi di sole

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Eclissi solare, le immagini dallo spazio






                                     Eclissi a Milano, i tweet dello show rovinato dalle nu
Norvegia: il timelapse dell'eclissi totale

Blog Due ore senza fotovoltaico

Eclissi solare, l'osservazione nel mondo

Eclissi di sole, le foto dei lettori / 9
                                       Eclissi: paure, suggestioni e leggende legate al Sole

                                                 Isole Faroer e Svalbard, dove l'eclissi è totale



BLOG L'eclissi minuto per minuto

UNA LEGGENDARIA congiunzione astrale: l'eclisse, il "Sole nero", la "Super Luna" al perigeo e l'equinozio di primavera. L'eclisse di oggi è stato visto da tutta l'Europa e parte dell'Africa settentrionale e dell'Asia. Il "Sole nero", però, solamente si è potuto ammirare soltanto dalle isole FærØer. L'ombra della Luna è passata per il mare di Norvegia fino al mare di Barents, dall'arcipelago danese alle Svalbard. Su quelle isole per qualche minuto è calata la notte in pieno giorno. Per gli altri solo un'eclisse parziale. Anche in Italia è stato osservato questo fenomeno astronomico: quando ha raggiunto il suo picco - tra le 10.30 e le 10.40 - nonostante fosse parziale, l'intera penisola è andata penombra per l'eclissi. La copertura ha raggiunto il 70% nelle regioni settentrionali, dove in alcune località le nuvole hanno rovinato lo spettacolo, il 60% al centro e il 40% nel Sud.


Eclissi, tutte le fasi del "sole nero"

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Primo giorno di primavera e "Sole nero", Italia col naso all'insù per l'eclissiRinnovamento e fertilità, avvento della vita e resurrezione della natura: sono le caratteristiche dell'arrivo della primavera secondo le culture pagane e altre antiche tradizioni. Arrivano giornate più lunghe e calde, e così arrivano forza e calore. Una stagione il cui inizio coincide con l'equinozio (da latino æquinoctium, ovvero "notte uguale" perché la sua durata sarà uguale a quella del giorno), il fenomeno astronomico che contrariamente a quello che abbiamo imparato alle scuole elementari può cadere in tre giorni diversi (19, 20 e 21 marzo) e non soltanto il 21.

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Oggi 19 marzo Festa di San Giuseppe

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Giuseppe, tu eri un bravo ragazzo innamorato, ignaro della sorte che ti sarebbe toccata di vivere; e il Signore Gesù cadde nella tua vita, come una folgore inattesa: una folgore che illuminò ma anche sconvolse. I tuoi progetti di un amore calmo, di una vita tranquilla, di un figlio casalingo, che avesse portato avanti la clientela e la bottega, furono subito delusi. Ti accorgesti ben presto che il Figliolo di Dio non poteva nascere in pace come gli altri, ma doveva venire a questo mondo con una certa confusione di angeli, di pastori, di magi e perfino di re. E presto avresti dovuto andartene in esilio perché Erode temeva un bambino così piccolo che non sapeva ancora parlare, eppure gli pareva che minacciasse il trono. E te ne saresti accorto sempre meglio, in seguito, che non era un figliolo come gli altri e tu non eri un padre come gli altri, e la tua stava diventando una famiglia segnata a dito, dalla gente. E se dopo, per trent'anni, parve che quel ragazzo rientrasse nell'ordine, poi risconvolse tutto da capo, andando in giro per il mondo. E predicava bene; ma forse tu avresti preferito che fosse rimasto accanto a te, a discorrere, la sera, davanti al fuoco acceso; e non saperlo in giro, senza nemmeno un sasso su cui posare il capo, mentre nella tua casa, anche se povera, tu avevi dei letti e dei guanciali... Eppure, andando avanti, ti saresti anche accorto che non era un uomo amante dei gesti eccezionali, come Giovanni che si era sepolto nel deserto, a mangiar cavallette. No: Gesù avrebbe mangiato alla tua mensa e anche alla mensa degli amici, e si sarebbe comportato in modo molto ordinario e consueto, finché avesse potuto; ma non avrebbe potuto sempre vivere come vivevi tu, come viveva Maria. Perché avresti compreso anche questo: la semplicità di un profeta è diversa dalla semplicità di un falegname; e se avesse voluto essere semplice ed ordinario a modo tuo, sarebbe stato strano, bizzarro e avrebbe forzato la sua vita. Perché la semplicità di un profeta pur nei fatti ordinari della vita, porta fuori dagli schemi dei più, comporta gesti e situazioni che non sono di tutti, e che non piacciono a tutti. Ma bisogna aver pazienza anche con il Signore, e soprattutto con Lui. Lo avresti compreso a poco a poco, man mano che si svolgeva la vita del tuo figlio Gesù. Ma cominciavi a comprenderlo anche adesso, da quel via vai di pastori e di curiosi; e dai magi che presto sarebbero giunti dall'Oriente. Insegna a comprenderlo anche a noi; e a restare in attesa paziente di Lui che viene, di Lui che va, di Lui che resta senza farsi conoscere; e Lo riconosciamo solo dopo.

Adriana Zarri


 
Quando Dio creò il papà ...


 Quando il buon Dio decise di creare il papà, cominciò con una struttura piuttosto alta e robusta. Allora un Angelo che era lì vicino gli chiese: "Ma che razza di papà è questo? Se i bambini li farai piccolini, perché hai fatto il papà così grande? Non potrà giocare con le biglie senza mettersi in ginocchio, rimboccare le coperte al suo bambino senza chinarsi e nemmeno baciarlo senza quasi piegarsi in due!" Dio sorrise e rispose: "E' vero, ma se lo faccio piccolo come un bambino, i bambini non avranno nessuno su cui alzare lo sguardo." Quando poi fece le mani del papà, Dio le modellò abbastanza grandi e muscolose. L'Angelo scosse la testa e disse: "Ma... mani così grandi non possono aprire e chiudere spille da balia, abbottonare e sbottonare bottoncini e nemmeno legare treccine o togliere una scheggia da un dito?" Dio sorrise e disse: "Lo so, ma sono abbastanza grandi per contenere tutto quello che c'è nelle tasche di un bambino e abbastanza piccole per poter stringere nel palmo il suo visetto." Dio stava creando i due più grossi piedi che si fossero mai visti, quando l'Angelo sbottò: "Non è giusto! Credi davvero che queste due piedoni riuscirebbero a saltar fuori dal letto la mattina presto quando il bambino piange? O a passare fra un nugolo di bambini che giocano, senza schiacciarne per lo meno due?" Dio sorrise e rispose: "Sta' tranquillo, andranno benissimo. Vedrai: serviranno a tenere in bilico un bambino che vuol giocare a cavalluccio o a scacciare i topi nella casa di campagna oppure a sfoggiare scarpe che non andrebbero bene a nessun altro" Dio lavorò tutta la notte, dando al padre poche parole ma una voce ferma e autorevole; occhi che vedevano tutto, rimanendo calmi e tolleranti. Infine, dopo essere rimasto un po' sovrappensiero, aggiunse un ultimo tocco: le lacrime. Poi si rivolse all'Angelo e domandò: "E adesso sei convinto che un grande papà possa amare il suo piccolo
bimbo?


Ma sono proprio così i papà di oggi?
Io so che nessuna lacrima va perduta davanti a Dio.


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Pregare: come?

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Diceva santa Teresa di Gesù Bambino: “Per me la preghiera è uno slancio del cuore, un semplice sguardo gettato verso il cielo, un grido di gratitudine e di amore nella prova come nella gioia”. Ricordo di aver letto che:

«Credo che la preghiera non sia tutto, ma che tutto debba incominciare dalla preghiera»,

Oggi, forse, il Signore ci chiede di rendere vera questa scelta a ciascuno di noi. Nell'aiutarmi a trovare le parole per dare più fervore alla preghiera, ho cercato e ho trovato:




- “Vegliate e pregate”

- “Perseverate nella preghiera e vegliate in essa”

- “Grida dal tuo cuore al Signore giorno e notte”

- “In ogni circostanza fate presenti a Dio le vostre richieste con preghiere, suppliche e ringraziamenti”

- “I ventiquattro anziani si prostrano davanti a Colui che siede sul trono e adorano Colui che vive nei secoli dei secoli”

- “In te, Signore, mi sono rifugiato, mai sarò deluso; difendimi per la tua giustizia. Tendi a me il tuo orecchio, vieni presto a liberarmi”

- “Io prego per loro; non prego per il mondo, ma per coloro che tu mi hai dato, perché sono tuoi”

- “Benedirò il Signore in ogni tempo, sulla mia bocca sempre la sua lode”

- “Questo povero grida e il Signore lo ascolta, lo salva da tutte le sue angosce”

- “Quando tu preghi, entra nella tua camera, chiudi la porta e prega il Padre tuo, che è nel segreto; e il Padre tuo, che vede nel segreto, ti ricompenserà”

- “Pregando, non sprecate parole”

- “Diceva loro una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai”



Potrei dire che nel desiderio, nella voglia di pregare io debbo chiedermi se conosco: l'umiltà.

Cioè guardare al mio cuore come sono, togliendomi la maschera nel parlare con Dio con verità profonda, molto concretamente, insomma così come sono e come so di essere. (Parabola del fariseo e del pubblicano)

Un'altra domanda che mi debbo fare è se la mia preghiera è una preghiera d'amore.

Accorgermi dell'amore di Dio per me e del mio per Lui.

Se scopro, se riconosco che Dio mi ama, ecco che dal cuore parte immediatamente il pensiero, la lode a Dio. La preghiera.




E poi: amare!

Come amo nella preghiera? Offrendo me stessa al Suo amore, in modo che io mi senta riempita tutta da Lui. Questa per me è la preghiera del cuore. Così dicevo ai miei bambini del catechismo: chiudete gli occhi, facciamo silenzio e ognuno dica a Gesù cosa sente nel cuore, chi vuole, a voce alta e chi non se la sente, in silenzio.




- Padre, nel nome di Gesù, Ti ringrazio. Grazie per tutti i minuti trascorsi con Te in questa grigia giornata, grazie per il bacio di Paolo, grazie per quella Tua carezza sulla guancia, lieve come una brezza, che a nome Tuo mi ha dato Ada.

- Spirito Santo, Spirito di verità aiutami a chiedere scusa a alla persona che Tu sai.




Ora vorrei raccontarvi un pensiero che mi sta disturbando. Ultimamente è venuto nella mia Parrocchia un Padre Carmelitano e ci ha parlato della preghiera e soprattutto dell'Orazione.

L'Orazione è spiegata benissimo da Santa Teresa D'Avila (Maestra di Orazione e dottore della Chiesa): ci si può mettere seduti o in ginocchio, basta essere in una posizione che non ci induca a muoverci in continuazione, e in silenzio assoluto; io chiudo anche gli occhi .  Pensare a Maria, a Gesù ai santi, insomma essere in una solitudine abitata.

Per preghiera, molti intendono un recitar formule e un domandar cose.
Si può pregare recitando formule, ma le formule non sono che il vestito che indossiamo e la preghiera resta sotto. Possiamo cambiare le formule, cambiar vestito l'importante è quel nostro silenzio stupefatto che forse è la preghiera più vera. Guardiamolo in silenzio.

La preghiera è il mio colloquio ,  con l'amato.




Domenica mi sono confessata da uno dei sacerdoti della Parrocchia e lui non ha parlato di orazione, ma mi ha solo chiesto se parlo con le "solite formule" o se uso parole mie per colloquiare con il Signore. Io sinceramente gli ho detto che soprattutto parlo con il Signore. "Brava! E lo faccia anche per me".

Poi è scappato perchè era tardi.

Ora io mi chiedo: ma il mio rosario dove lo metto?

Io lo dico ugualmente, regolarmente recito le novene. Tutte le AveMaria che recito per i miei cari e per i miei amici, adesso non sono più valide?


Spero di trovare una risposta nei vostri commenti !!



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Una preghiera particolare.

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Se apro la porta a vetri della mia cucina, entro nel balcone e da lì vorrei essere affacciata al cielo. Anni fa, in una giornata limpida, potevo scorgere il Monviso, e tutto l'azzurro che lo circondava, poi sono cresciuti gli alberi (veramente sono arrivati anche condomini nuovi) e, ora, solo rami che mi promettono foglie nuove e un dolce profumo estivo: sono tigli.

In questo mio balcone, (6metri per 6) ci sono dei vasi: due di rose, uno di tulipani, uno di lavanda. Purtroppo non ho il pollice verde! Prima che arrivasse l'inverno li avevo ritirati in un angolo (i vasi erano molti di più) ma il fiato freddo di mr. inverno li ha bruciati!

Ogni tanto, al mattino, vado a salutare le gemmine nuove e, se i tulipani, mi hanno serbato una sorpresa. Durante la notte sono nate nuove gemme e il tulipano, proprio lui che mi piace tanto, sta per sbocciare!

Poche cose, ma per me è una totale primavera!

Tra qualche mese, il Signore ci donerà corolle di fiori, lucciole maggiolino, manciate di stelle come coriandoli a carnevale.

I naturalisti ci hanno raccontato che i fiori servono per la riproduzione. (Ricordate l'ape che si posa....)

Non mi sembra il caso di prenderli sul serio! Io non ho visto mai il fiore di gramigna, la più tenace e fertile pianta dei prati! E chi non ha mai visto gli iridati arcobaleni racchiusi nei cuori delle pietre preziose?

Diversa è la necessità cui il fiore obbedisce: è una "necessità di Dio", più che del fiore e dei suoi piccoli problemi coniugali: è la necessità di Dio d'essere Se stesso: un creatore di bellezza.

Così noi, guardando quella bellezza, forse penseremo ad un lontano Giardino.

Nel celebrare l'unione tra l'uomo e il Suo Creatore, possiamo ripassare il Cantico dei Cantici che celebra la primavera. Nessuna altra pagina della Bibbia è così odorosa di fiori, di colori, di profumi terrestri, che ci fanno dimenticare le giornate invernali della colpa...

L'inverno è consumato dalla redenzione, ma c'è stato e ha raggelato il cuore della terra. Le piogge si sono asciugate al vento tiepido delle giornate che stanno arrivando ricche di timidi raggi di sole.

Dai, il più è passato, ora lentamente arriva il clima della terra promessa, fertile e lieta come la prima terra.

La nostra speranza che guarda a un paesaggio, rinnovato dal ritmo stagionale che è segno del processo della grazia, si illumina al ricordo delle primavere passate: fiori, fiori segno della generosità creatrice che annuncia la misericordia restauratrice.


Oggi il calendario mi ricorda che Gesù disse:" Voglio l'amore non il sacrificio"


L'amore è un tulipano che contemplerò nei suoi variegati colori, e sarà l'Orazione di cui parla Santa Teresa D'Avila. Parole silenziose, contemplando la Bellezza in un dono d'amore.

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Leopardi: non finisco di scoprirlo....!

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Nei giorni scorsi, attraverso i video posti in piazza S. Pietro, Ho sentito Giussani parlare. Ed era il Giuss che ho conosciuto io, nel 74, quando veniva a Novara a farci, eravamo quattro anime, Scuola di Comunità. Veniva a farci conoscere Cristo come se ne parla nei Vangeli e come potevamo dare un senso nuovo alla nostra (mia) vita. Paolo era incantato da questo prete campagnolo che parlava con la cadenza brianzola, piccolo, semplice, affascinante e affascinato da un TU!







Per tutto un mese ho letto solo Leopardi. (Giussani)

Ho conosciuto i testi di Leopardi, nel maggio della mia terza ginnasio, quando ero in seminario e avendo trovato una certa poesia, "La sera del dì di festa", che non mi avevano ancora fatto studiare, per tutto il mese ho letto solo Leopardi, imparandolo tutto a memoria. Da allora ogni giorno ridicevo l'uno o l'altro dei suoi Canti, a memoria, fino a quando non trovai (quel) Canto, che resi normale parola come ringraziamento alla Santa Comunione. Quando lo dissi ad un raduno di preti, il Cardinal Giovanni Colombo, che era lì vicino, esclamò "Ohibò, se l'avessi saputo non ti avrei fatto prete!"Meno male che non l'ha saputo.
Ecco la poesia: Alla sua donna:



Cara beltà che amore
Lunge m'inspiri o nascondendo il viso,
Fuor se nel sonno il core
Ombra diva mi scuoti,
O ne' campi ove splenda
Più vago il giorno e di natura il riso;
Forse tu l'innocente
Secol beasti che dall'oro ha nome,
Or leve intra la gente
Anima voli? o te la sorte avara
Ch'a noi t'asconde, agli avvenir prepara?

Viva mirarti omai
Nulla speme m'avanza;
S'allor non fosse, allor che ignudo e solo
Per novo calle a peregrina stanza
Verrà lo spirto mio. Già sul novello
Aprir di mia giornata incerta e bruna,
Te viatrice in questo arido suolo
Io mi pensai. Ma non è cosa in terra
Che ti somigli; e s'anco pari alcuna
Ti fosse al volto, agli atti, alla favella,
Saria, così conforme, assai men bella.

Fra cotanto dolore
Quanto all'umana età propose il fato,
Se vera e quale il mio pensier ti pinge,
Alcun t'amasse in terra, a lui pur fora
Questo viver beato:
E ben chiaro vegg'io siccome ancora
Seguir loda e virtù qual ne' prim'anni
L'amor tuo mi farebbe. Or non aggiunse
Il ciel nullo conforto ai nostri affanni;
E teco la mortal vita saria
Simile a quella che nel cielo india.

Per le valli, ove suona
Del faticoso agricoltore il canto,
Ed io seggo e mi lagno
Del giovanile error che m'abbandona;
E per li poggi, ov'io rimembro e piagno
I perduti desiri, e la perduta
Speme de' giorni miei; di te pensando,
A palpitar mi sveglio. E potess'io,
Nel secol tetro e in questo aer nefando,
L'alta specie serbar; che dell'imago,
Poi che del ver m'è tolto, assai m'appago.

Se dell'eterne idee
L'una sei tu, cui di sensibil forma
Sdegni l'eterno senno esser vestita,
E fra caduche spoglie
Provar gli affanni di funerea vita;
O s'altra terra ne' superni giri
Fra' mondi innumerabili t'accoglie,
E più vaga del Sol prossima stella
T'irraggia, e più benigno etere spiri;
Di qua dove son gli anni infausti e brevi,
Questo d'ignoto amante inno ricevi.



"D'ignoto amante inno ricevi". Ignoto amante. L'uomo ignoto amante di questa bellezza incarnata, che, se non è per le vie del mondo, sarà da qualche parte, in qualche altra stella del cielo, in qualche mondo platonico. Ignoto amante: io ignoto amante di Te; Tu, Dio fatto carne, ignoto amante di me, ignorato da me, non conosciuto da me, non ricordato da me. Letteralmente questo è il messaggio cristiano, come l'ho conosciuto io.
Il Verbo si è fatto carne vuol dire che la Bellezza si è fatta uomo, la Giustizia di è fatta uomo, la Bontà si è fatta uomo, la Verità si è fatta uomo.
Cosa è la Verità? Un uomo presente.
Gesù era profetizzato dal genio di Leopardi, milleottocento anni dopo la sua esistenza.




Leggete come le parole di Giussani sono semplici e dirette al cuore, per farvi entrare Cristo. Non teologia, non filosofia: una semplicità in cui ci ritroviamo tutti. E impariamo a riconoscere la Bellezza, la Giustizia, la Bontà e la Verità.


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Un immenso regalo

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Vorrei solo non perdere di vista la realtà, per quanto caduca, che Viviamo grazie
 
al Signore. Quel qualcosa di più Grande progettato per noi, non deve distoglierci
 
dalla realtà quotidiana. Piena di errori, peccati e corruzione. Dobbiamo iniziare a
 
santificare questo immenso Regalo. Non dimentichiamolo mai. Dalla Corruzione,
 
fisica e spirituale, dovremmo liberarci Ora. L'Attesa va bene. ma è ora che
 
usiamo il Dono della Vita. Non sottovalutiamolo mai. Che se poi fosse l'Unico,
 
avreste veramente il coraggio di avere da ridire? Lo avreste davvero?
 

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Il mio cantante preferito

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Ciao.

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Io vivo per sempre e tu?

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A ridere c'è il rischio di apparire sciocchi;

a piangere c'è il rischio di essere chiamati sentimentali;

a stabilire un contatto con un altro c'è il rischio di farsi coinvolgere;

a mostrare i propri sentimenti c'è il rischio di mostrare il vostro vero io;

a esporre le vostre idee e i vostri sogni c'è il rischio d'essere chiamati ingenui;

... ad amare c'è il rischio di non essere corrisposti;

a vivere c'è il rischio di morire;

a sperare c'è il rischio della disperazione e

a tentare c'è il rischio del fallimento.

Ma bisogna correre i rischi, perché il rischio più grande nella vita è quello di non rischiare nulla.

La persona che non rischia nulla, non è nulla e non diviene nulla.

Può evitare la sofferenza e l'angoscia, ma non può imparare a sentire e cambiare e progredire e amare e vivere. Incatenata alle sue certezze, è schiava.

Ha rinunciato alla libertà.

Solo la persona che rischia è veramente libera.






Mi è stata donata la fede. La fede in Cristo Gesù. Il mio compito supremo non è solo quello di essere madre e nonna e amica e donna: Il mio compito è quello di diffondere nel mondo il messaggio di Cristo. Mi è stato fatto il dono della fede proprio perchè io lo comunichi ad altri. E da questo sarà giudicata la mia vita.


VI HO SCELTI PERCHE' ANDIATE....




Volevo portarvi due esempi di vita e di dolore e sofferenza. Dolore accompagnato dalla fede e dolore senza la fede.

1° esempio.


"L'amore è la luce che viene dal cielo!"

(da un quotidiano)
"Signor direttore, le scrivo per ringraziarla dell'articolo su XXX . Ho vent'anni, sto morendo da più di 3 e fra poco, forse tra pochi giorni, tutte le mie sofferenze saranno finite. Mi sono tanto disperato, se lei sapesse! poi ho letto il suo articolo e adesso il mio cuore è in pace. Adesso è come se avessi la certezza che tutte le mie sofferenze non sono state inutili: anzi per misteriose vie faranno più bello e più buono il mondo...Ed è tutto così strano, Signor Direttore. Nessuno, finora era riuscito a consolarmi, poi è arrivato il suo articolo: parole di una ragazza, stampate, una dopo l'altra, una ragazza che non conosco, mai sentita nominare che dice "voglio vivere, lottare, sacrificarmi per tutti gli uomini" una ragazza immobile a letto: sorda e cieca e paralizzata.
"Questa sera, per la prima volta, ho chiesto di ascoltare un disco, musica!.
"Ora so che la mia sofferenza nascerà nel cuore di tutte le persone che mi sono state vicine qualcosa che altrimenti non sarebbe mai nato. Il mio dolore è stato come un Acqua che ha lavato il mio cuore e quello di chi mi è stato vicino, un'Acqua Viva che ci ha aiutato a diventare più lieti.
"E' toccato a me ragazzi, e non sono addolorato: ho capito cose che non so spiegarvi, ma che mi parlano d'Amore per chi mi ha donato questa vita che presto finirà e che presto Lo conoscerò."

2° esempio


Enzo Aprea, l'ho visto parecchie volte in televisione;  nel 1980 circa e curiosa, ho comperato due suoi libri.
Aprea, giornalista alla BBC poi in RAI collaborando a tanti servizi "AZ un fatto e perchè" TV7" ecc.
Nel 1976  il morbo di Buerger: gli tagliano le mani e le gambe. Continuò a lavorare diviene una voce ascoltata dei senza voce. Un punto di riferimento importante per il popolo degli emarginati.
Rabbia? sì. Vi posto solo alcune sue poesie, le più brevi. Leggete e cercate di camminare senza gambe, di sfogliare un libro senza mani e soprattutto di avere degli alti ideali, ma io non ho trovato la dolcezza e l'amore alla fede.

Così belle e annoiate
a vent'anni
masticatrici di gomma
aspirano sigarette
che non finiscono
mai
già vecchie domani
senza meraviglie
e senza sorrisi.
Tra le dita
resta la nicotina.    


Solitudine
è ascoltare il vento
e non poterlo
raccontare
a nessuno


Amore
è sorridere a un bambini
Amore
E' la felicità di un altro
Amore
è accarezzare il fuoco
Amore
è credere la morte un gioco
Amore
è stringersi in silenzio
Amore
è regalare un sogno
Amore
è respirare la tua pelle
Amore
è guardare un cieco negli occhi
Amore
è sentire i tuoi passi nella folla
Amore 
è aspettarsi il domani
Amore
è ricordare un nome del passato
Amore
è raccontare un segreto
Amore
è fare la rivoluzione
Amore
è accettare un addio
Amore
è lasciarti andare
Amore
è aiutarmi a morire.




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