Anniversari: Compleanno Ada- Anniversario nozze Enrico e Pamela e.....S. Giovanni Bosco

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“La prima carità è quella che viene usata all’anima propria.”

” Sopporta volentieri i difetti altrui se vuoi che gli altri sopportino i tuoi.”

” In ogni pericolo invocate Maria e vi assicuro che sarete esauditi.”

” Tutto io darei per guadagnare il cuore dei giovani e così poterli regalare al Signore. “

” Quando avete delle spine, mettetele con quelle della corona di Gesù.”

” Un’ora di pazienza vale più di un giorno di digiuno.”

” Fa’ ogni cosa come fosse l’ultima della tua vita.”

«Ho promesso a Dio che fino al mio ultimo respiro avrei vissuto per i miei poveri giovani: studio per voi, lavoro per voi, sono anche pronto a dare la mia vita per voi; ricordatevi che qualunque cosa io sia, lo sono stato interamente per voi, giorno e notte, mattina e sera, in ogni momento».


“Amatevi, aiutatevi e sopportatevi a vicenda.”

«Dio salverà sempre la sua Chiesa; e la Madonna, che protegge visibilmente il mondo nel tempo attuale, saprà come sostenere chi lo redime».

“Fa’ ogni cosa come fosse l’ultima della tua vita.”

Tutto io darei per guadagnare il cuore dei giovani e così poterli regalare al Signore.”





“Iddio vi benedica tutti e a tutti conceda la gra­zia di ben vivere e di ben morire.”

Ada Auguri 
Occhi pieni d'amore!

Ada a tre mesi


Ada oggi


Chicco e Pamela



Con Giacomo e Francesco.
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Lettera della Beata Elisabetta della Trinità alla sorella Margherita

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Desiderio di inabissarsi nella Santissima Trinità


Cara sorellina, non so se è venuta l'ora di passare da questo mondo al Padre mio, perché sto assai meglio e la santina di Beaune sembra volermi guarire [la Ven. Marghe­rita del SS. Sacramento, carmelitana di Beaune, 1619-1648, a cui le consorelle di Elisabetta della Trinità si erano rivolte per ottenerne la guarigione, ndr]: ma vedi, talvolta mi pare che l'Aquila divina voglia piombare sulla sua piccola preda per trasportarla là dove è Lui: nella luce abbagliante! Ti sei sempre saputa dimenticare per la felicità della tua Elisabetta e sono sicura che, se volassi via, sapresti rallegrarti del mio primo incontro con la divina bellezza.
Quando il velo cadrà, con quale gioia mi inabisserò fin nel segreto del suo volto! È qui che passerò la mia eternità. Nel seno di questa Trinità che già fu la mia dimora quaggiù sulla terra; pensa, Guite, poter contemplare nella sua luce gli splendori dell'essere divino, scrutare le profondità del suo mistero, essere fusi con Colui che si ama, cantare senza tregua la sua gloria e il suo amore, essere simili a Lui perché lo si vede come egli è... Sarei felice, sorellina, d'andare lassù per essere il tuo angelo. 
Come sarei gelosa della bellezza della tua anima già tanto amata sulla terra! Ti lascio la mia devozione per i Tre (all'amore). Vivi al di dentro con essi. Il Padre ti coprirà con la sua ombra, mettendo come una nube fra te e le cose della terra, per conservarti tutta sua, Ti comunicherà la sua Potenza perché lo ami con un amore forte come la morte. 
Il Verbo imprimerà nella tua anima come in un cristallo l’immagine della Sua propria bellezza, perché tu sia pura della Sua purezza, luminosa della Sua luce. 
Lo Spirito Santo ti trasformerà in una lira misteriosa che nel silenzio, sotto il suo tocco divino, produrrà un cantico magnifico all'amore. Allora sarai la «lode della sua gloria». È quello che io avevo sognato di essere sulla terra. Tu mi sostituirai. Sarò invece «laudem gloriae» davanti al trono dell'Agnello, e tu «laudem gloriae» nel centro della tua anima. Questo, sorellina, sarà sempre «l'uno» tra di noi. Credi sempre al­l'amore. Se hai da soffrire, pensa che sei più amata ancora e canta sempre «grazie». È così geloso della bellezza della tua anima! Non guarda che a questo.
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Per non dimenticare

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Ecco un uomo LIBERO!




La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria" (legge 211 del 20 luglio 2000), al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.



“Sorgono allora delle domande: perché dobbiamo ricordare? E che cosa bisogna ricordare?

Bisogna ricordare il Male nelle sue estreme efferatezze e conoscerlo bene anche quando si presenta in forme apparentemente innocue: quando si pensa che uno straniero, o un diverso da noi, è un Nemico si pongono le premesse di una catena al cui termine, scrive Levi, c’è il Lager, il campo di sterminio” 

"…Considerate se questo è un uomo, che lavora nel fango, che non conosce pace, che lotta per mezzo pane, che muore per un sì o per un no.

Considerate se questa è una donna, senza capelli e senza nome, senza più forza di ricordare, vuoti gli occhi e freddo il grembo, come una rana d’inverno…" . (da Se questo è un uomo di Primo Levi)


Non sono riuscita a leggere questo libro. Troppo dolore.
Io conosco il dolore di quando ho dovuto restituire una bimba di 12 anni donatami in prestito, ma di cui avevo gustato la gioia di vivere e la  tenerezza dei  baci.
Vi ricordo, amici cari, fratelli maggiori nella fede, tra cui, so, che potrei trovare la mia mamma, il mio papà che non riusciva a respirare quell'aria di prepotenza. Potrei trovare l'amico di parole scritte pensando a Dio, Potrei trovare anche  te, amica mia, a cui, per diritto di una libertà tutta mia, ho dato risposte sgradevoli,
Ci sei tu, sorellina amata, che solo nel sentire la tua voce il giorno già mi sorride. E ci sono io che con voi, in una speranza di resurrezione, tra poco riceverò, sulla fronte e sui capelli, la mia porzione di cenere e di richiamo alla morte.
Con la promessa di "convertiti e credi al Vangelo".
Per non dimenticare.

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Che cos'è un rito?

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Il rito è ricerca di perfezione. Parlo di una perfezione fisica e mentale. Le perfezione nei gesti, nelle parole. Richiede coscienza di se e dei propri pensieri. Richiede concentrazione. Richiede leggerezza.Necessita di lentezza. Si giunge ad una ritualità per gradi. Con il tempo e la passione. E' riflessione il rito, perchè l'uomo non è per natura portato alla perfezione. . Significa essere silenti e penetrare dentro di se.






Versare dalla moca il caffè la mattina appena svegli può essere un rito. Non il gesto in se. Ma l'eventuale attenzione posta nel versare il caffè nella tazza. Questo è già un rito, che nasconde un mare d'emozioni dentro. Sente scorrere dentro ogni frammento di tempo.Ed allora dà valore a quel tempo.





Ho ricordato nell'ultimo post il rito di Francesco per la prepararsi a fumare la pipa.


Questo rito, mi aveva già affascinato, al tempo in cui io ero la segretaria del Servizio Maglieria nella società ACSA Leacril a Milano e Paolo ne era capo-ufficio. Lui fumava la pipa. Lo vedo prima di iniziare un'importante pratica, aprire il cassetto della scrivania, disporre con un determinato ordine, lentamente, la pipa che era giusta per quel momento, e poi caricarla, sempre lentamente e sempre attento ai gesti che stava compiendo; poi l'accendeva e s'immergeva in pensieri in cui nessuno ne faceva parte: rifletteva. Intanto l'ufficio si riempiva di quel profumo che mi piaceva tanto.


Come avrete compreso a me piacciono i "riti": la preparazione della tavola anche se sono sola a pranzo o a cena. L'attenzione alla tovaglia, ai tovaglioli (esclusivamente di stoffa), ai piatti etc.....Il rito del dormire....cambiare spesso le lenzuola ele federe: fresche e profumate...(il profumo del pulito, nient'altro!) E poi altri che non oso elencare!






Le frasi più adatte a spiegare che cos'è un rito, per me, sono quelle riportate da Saint-Exupery nel suo "Piccolo principe:


«Ci vogliono i riti». «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!». «Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...».


Il piccolo principe ritornò l'indomani. «Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti». «Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe. «Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore».


Il rito è necessario per celebrare la vita, bella se vissuta come armoniosa fusione di umano e di divino, come avviene nel mistero dell’Incarnazione.


Dio si fa carne, si fa corpo, per danzare la vita; fonda la Chiesa e dona la sua Parola per preparare il cuore dei fedeli all’incontro con l’Amato, com’è mirabilmente descritto nel “Cantico dei Cantici”.


Oltre al grande momento della Consacrazione in cui, ho capito, che le parole, le mie, non servono, basta un profondo silenzio. Un silenzio pieno che mi trapassa il cuore per l'eccezionalità del momento.


Prima di quel momento io ne vivo un altro: L'Offertorio. In quel rito io poso sull'altare le mie giornate, piene di pensieri, belli e brutti, chiedo allora che lo Spirito d'Amore le trasformi in momenti graditi al Verbo.


Sono questi riti, momenti di preghiera che ricorderò la sera, e al mattino, in modo ch'io possa vivere quei momenti e averli sempre accanto per poter vivere pienamente la vita che il Signore mi ha donato, chiamandomi.










Ciao Dani. Lucia.




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Nostalgia nel ricordo

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"Signore
dammi la grazia
di servire gli altri
come servirei Te"
(San Riccardo Pampuri,
Medico dei corpi e delle anime)


Ho ricevuto ieri il "ricordino" di Francesco un grande medico, un parente  un amico.

Ho conosciuto Francesco in casa di mia cognata di cui era fratello, quando io aspettavo Ada e da poco mi ero trasferita da Milano a Novara.
 Paolo gli chiese se potevamo sceglierlo come medico della mutua e lui rispose di sì. 
Quel giorno era con Cristina la sua  seconda figlia. Rimasi incantata per la sua simpatia e il suo carisma nell'essere padre.

I mesi passarono, mi seguì per Ada, indicandomi subito un bravo ginecologo, e poi per Valeria e per Enrico.
Enrico nacque nel 1969. In quegli anni la nostra grande famiglia aumentò sensibilmente: nascite, matrimoni, Prime Comunioni; i momenti d'incontro erano molto frequenti.
Intanto perfezionava gli studi, laureandosi in neuropsichiatria.
Divenendo il primario dell'ospedale psichiatrico.

Dopo la nascita di Enrico, curandomi per un periodo di affaticamento, tra parti e allattamenti, parlò con Paolo spiegandogli che, perchè il fisico della donna avesse la possibilità di riprendersi dalle fatiche della gravidanza e del parto avrebbe avuto bisogno di quattro anni di "riposo"
e essendo io alla terza gravidanza in tre anni, gli spiegò come evitarne altre.

Nonostante il mio rossore e la nostra ignoranza sull'argomento, da buon cattolico parlò con delicatezza, ma chiaramente. (Oggi al ricordo arrossisco ancora!)

Come medico lo ritrovai, alla morte di Valeria. Mi seguì e imparai a conoscerlo più profondamente.
Parlavamo di Dio, del Suo Amore per tutti noi, di come lo ritrovava nella natura, nell'arte, nella musica che amava moltissimo, consigliandomi autori Russi, che poi imparai a riconoscere e quindi ad ascoltare e soprattutto nei suoi pazienti.

Francesco fumava la pipa. Dopo avermi ascoltato, iniziava il rito: sceglieva la pipa, puliva la caldaia con un aggeggio di metallo, di cui non conosco il nome, la riempiva con il tabacco e poi l'accendeva e nel frattempo era silenzioso e concentrato. Sulla scatoletta di tabacco era scritto Capstan: profumo particolarmente piacevole, che saprei riconoscere anche oggi.

Dopo di che la diagnosi e le medicine adatte.

 Negli ultimi anni ci sentivamo per gli auguri, San Francesco, Natale ....
Questa sera ho parlato con sua moglie, con cui ho  sempre avuto un bellissimo rapporto e mi sembrava che lui fosse lì ad ascoltarmi.

Ciao Francesco, come sono vere le parole che Angela ha scelto per il ricordino, e come è bella anche l'immagine: Tu l'arte, l'amore e una rara edicola con la nostra amata Madonnina! 

Potrò essere privata del conforto di avere un amico,
ma non di quello di averne avuto uno.

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Rimani in silenzio

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Il silenzio aiuta a far sì che la parola renda omaggio allo Spirito




Nel campo del pensiero, il silenzio è indispensabile. Permette la concentrazione, il raccoglimento adatto alla riflessione. Quando la parola diventa liberazione allora è necessaria.

F. Dolto diceva: "Non c'è nulla di veramente grave quando se ne parla".




Il silenzio è molto di più dell'assenza di rumore. Il silenzio è musica. Mi è capitato, quando d'estate, andavamo in campeggio libero, di alzarmi di notte e camminare, tra gli alberi che circondano un boschetto vicino all'Eremo delle Carceri ad Assisi, dicendo il rosario e pensare a S. Francesco e gioire perchè lui aveva vissuto di quella quiete, di quel silenzio che introduce alla preghiera.

Frutto della nostra epoca rumorosa e chiacchierona, è "il silenzio di Dio", al quale l'uomo, assordato dai suoi stessi rumori, non percepisce più la presenza con il Reale.

Grazie al silenzio, possiamo immergerci in noi stessi e scopriamo l'essenza spirituale che ci fonda.




Queste parole di Aldous Huxley mi piacciono molto e penso che rendono bene l'idea del silenzio che è in me: "Il silenzio è tanto pieno di saggezza e di spirito in potenza quanto il marmo non tagliato è ricco di scultura".

Una cosa è certa: il silenzio, anima di ogni parola, è sempre stato considerato come il bene più prezioso. Bisogna prima imparare a tacere per sentire. Modella la luce della parola che non è ancora. Tacere è un'arte. .

Purtroppo quelli che tacciono sono quelli la cui parola sarebbe utile

Io credo di sentir cantare Saint-Exupéry: "Lo spazio dello spirito, là dove può aprire le sue ali, è il silenzio".




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Un regalo

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Si racconta che Gesù Bambino apparve a San Girolamo e gli chiese: "Girolamo dammi in dono qualcosa di tuo". "Ti dò la mia mente con quello che sa." "Ma quella è già mia" rispose Gesù; "Ti dono il mio cuore con tutto quello che ha." "Ma anche quello è mio!" "Che posso darTi allora che non sia già Tuo?" "Girolamo, dammi i tuoi peccati: quelli sì che sono tuoi! Dammeli perchè li distrugga con il mio perdono e al loro posto io metta grazia e gioia."




Prendere in mano la nostra vita è accorgerci che Dio, oggi, sorride ai nostri peccati.




Gesù, qui accanto alla Tua culla Ti regalo, Ti porto, i miei peccati e così rinascerà la mia vita!
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Il presepe di una Tua casa Maria

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Da quando abito a Novara vengo a trovarTi in una delle Tue case, e ne ho fatto la mia casa.

E' dedicata al Sacro cuore di Maria, ma è conosciuta come "Madonna Pellegrina"
Quando venne pensata e poi realizzata, stava in un fazzoletto che Tu avresti potuto cucire col filo d'oro delle stelle e mettertelo sulle spalle, sopra al manto celeste: il grande manto della Tua misericordia che ti sarebbe servito a raccogliere  i peccati della gente.
Anche il parroco era un giovane sacerdote al suo primo grande incarico: don Giacomo.
Le pagine del calendario dimagriscono in fretta, la Chiesetta in mezzo ai prati crebbe. divenne come l'ho conosciuta io, e anche  le case, i palazzi aumentarono, ma i tre gradini che portavano a Te erano sempre là e quando la gente,  stanca della giornata nelle risaie vicine, veniva da Te, ti regalava il respiro di una preghiera.
Venivano quando il cielo incominciava ad imbrunire e  appariva la stella del Vespro. Parlavano con Te e tra di loro, delle piccole cose quotidiane. Tu Maria non dai soggezzione, nemmeno a delle donne di campagna che parlano in lingua sì e no, più facilmente Ti parlano in dialetto: Tu conosci i cuori e capisci la musica delle parole che si disperdono nella Tua casa.
Dio è il Signore del Cielo e della terra, ma Tu sei Maria: la nostra Madre che tutto comprende e tutti consoli: Tu Santa, Gloriosa e Benedetta.
Quante giaculatorie e quanti rosari veniamo a dedicarTi per poter osservare i Tuoi occhi belli che sembrano pezzetti di mare incastrati nel viso di una donna . E certo se un Angelo le aveva ritagliate, aveva scelto una mattina azzurra, quando il mare è tranquillo e i pesci stanno ad osservare ciò che succede a questo mondo e scambiano due parole con i gabbiani.
Ce l'hai negli occhi, quel velo d'acqua trasparente tra un mondo e l'altro: tra il Paradiso e questa nostra terra; e nel guardarTi ci si bagna di quel riflesso che arriva di là.



Don Giacomo De Giuli


Chiesa della Madonna Pellegrina nel 1966




Cercando tra le foto su Google, ho trovato questa immagine: E' una fotografia di mio cognato Alessandro con....non so (?)
Paolo mi ha chiesto di tagliare la foto, ma mi piace ricordare Sandro nel suo ruolo di deputato. Sandro è salito al Padre quasi due anni fa e non posso più chiedergli cosa ne pensa dei personaggi politici di oggi. Per me è un modo di rivederlo sorridere. Ciao Sandro!
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Ho sognato la neve

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Lenti, scendevano dal cielo, simili a bianche farfalle, i fiocchi di neve. Un soffio leggero di vento li faceva volteggiare per poi ricoprire di bianco ogni cosa. 
Stupore, gioia,allegria per un paesaggio arrivato da lontano: da un sogno.
Il sogno mi porta a ricordi lontani:il naso premuto al vetro della finestra: "Nena, fissa i fiocchi, ti sembrerà di salire in cielo"!
Nessun rumore, ogni cosa aveva perso peso e corpo, finalmente un dolce silenzio di fiaba. Danzano le farfalle bianche sul bianco velo che ricopre il mio sogno.

"I poveri, non saranno contenti! Non pensi a quei bimbi che senza scarpe avranno i piedini freddi, congelati?" 
E' la mia anima che mi richiama alla realtà.
" Per piacere, ora, lasciami con i miei di ricordi di bimba! Anch'io ero povera, anch'io avevo freddo, voglio solo ricordare i giochi con la neve..... I pupazzi con la carota per naso e i sassi per bottoni! E poi le battaglie a palle di neve, le risate e le grida di felicità che riempivano il cielo, i prati e le nostre gote rosse per la sferza dell'aria fredda! 

Ecco arrivare ai miei occhi socchiusi quella particolare passeggiata sulla neve, con un bellissimo cielo blu e una luna che ci indicava, lucente, vera, bianca, splendida, la strada per recarci alla Messa di Natale!

 Gesù  mi attendevi già! Tu mi amavi già e io arrivavo a farti festa, con Elena, mano nella mano, attente a non scivolare: mentre la terra si riempiva di musica e la notte andava incontro ad un nuovo candido giorno di festa.






E' scesa la neve,divina creatura,


a visitare la valle.


E' scesa la neve,sposa della stella,


guardiamola cadere:


Dolce! Giunge senza rumore,come gli esseri soavi


che temono di far male.


Così scende la luna,cos' scendono i sogni....


guardiamola scendere.


Pura! Guarda la valle tua,come sta ricamandola


di gelsomino soffice.


Ha così dolci dita,così lievi e sottili,


che sfiorano senza toccare.




(G. Mistral, Opere poetiche)
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Ritorno a casa

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Dio per me è l'avvenimento. 
L'avvenimento che incontrai attraverso un piccolo passerotto che trascorreva i suoi giorni alla scuola materna aggrappata alla mano di suor Anna,  raccontandole, tra l'altro, che il suo babbo la portava a Messa, ma la sua mamma no. Perchè?
Iniziò così un colloquio tra me e suor Anna che esigeva delle risposte sulla mia religiosità personale.
Attraverso letture, suggeritemi, comperai la prima Bibbia e non solo fece arredamento negli scaffali, ma incominciai a leggerne brani, pagine, capitoli.....
Ho capito che sulla terra il mio compito era di desiderare di vivere l'avvenimento Gesù, pagando un pedaggio per un tunnel, non della paura ma della gioia.
Giorno, dopo giorno, arrancavo verso l'inizio del cammino, in cui ancora oggi marcio,  perchè Dio non è certamente il termine, la fine del percorso, ma la sorgente, il principio di un'eternità in cui la luce illuminerà ogni cosa, specialmente ciò che non ho compreso, capito, amato e canticchiando con i miei amici e parenti, che troverò lassù, imparerò un nuovo modo di amare.
Vale davvero la pena di arrabattarsi tanto su questa terra per avere la gioia di conoscere il Signore e così imparare ad essere felici per un prato o un cielo stellato? Sì vale la pena!
Ho imparato a vivere in un modo diverso: ecco la gioia, ma anche il dolore. Dio non risparmia nulla di ciò che deve essere vissuto, anzi, mi donerà la gioia che  unita alla vostra gioia,diventerà immensa, perchè ciò che avrete nel cuore sarà condiviso e quindi grande, il dolore, che io proverò e che voi proverete sarà nel mio cuore e  diventerà una sofferenza sola. 
Offriremo tutto a Lui il cui giogo è leggero,ci sembrerà di sentirci abbracciati e la vita canterà in noi.
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Nessuna lacrima va perduta davanti a Dio

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Nel massacro di Parigi, e in quel che ne seguirà, sono almeno due i temi che s’intrecciano: quello della libertà di espressione e del suo significato per l’Europa e quello della violenza religiosamente motivata. In merito a quest’ultimo, sarebbe bello poter liquidare la carneficina di "Charlie Hebdo" come un gesto isolato di alcuni squilibrati. Sarebbe bello, ma non è realistico, perché l’islam contemporaneo ha un evidente problema con la violenza, verso i non musulmani e al proprio interno: Nigeria, Mali, Kenya, Somalia, Egitto, Siria, Iraq, Yemen, Afghanistan e Pakistan sono solo alcuni dei Paesi a forte presenza islamica che negli ultimi anni hanno conosciuto e conoscono anche in queste ore stragi di matrice jihadista. Se Parigi fa orrore, ricordiamoci di Peshawar, quando nemmeno un mese fa le maestre furono bruciate vive davanti ai loro allievi. O dei ricorrenti massacri perpetrati da Boko Haram in Nigeria, gli ultimi – terribili – proprio ieri.

In diversi ambienti musulmani, fino a non molto tempo fa, si ricorreva spesso a una scorciatoia retorica per evitare di fare i conti con l’inquietante realtà del radicalismo violento: presentare queste azioni come una risposta, certo estrema ma in fondo legittima, a un’aggressione precedente. Da qui l’idea, tuttora molto diffusa in alcuni Paesi, che sia l’islam a essere sotto attacco, per cui il jihadista sarebbe un resistente o in alternativa un agente provocatore del nemico. Un giochino che peraltro non ha ancora perso completamente il suo fascino se il sito arabo di "al-Jazeera" apre oggi con la notizia di attacchi alle moschee di Francia e subito sotto qualifica "Charlie Hebdo" come giornale «stupido e provocatorio» avvertendo del pericolo di possibili strumentalizzazioni ai danni dei musulmani.

Eppure questi tentativi autoassolutori appaiono sempre meno credibili. Prima di tutto per il ripetersi delle stragi a un ritmo sempre più ravvicinato. Se è vero che la violenza, una volta innescata, tende a riprodursi come un virus contagioso, si può purtroppo presumere che il fenomeno continuerà a crescere d’intensità, fino a raggiungere il parossismo di una crisi (ci siamo già arrivati? questa è la vera domanda), che dovrà per forza avviarsi a una soluzione. Del resto sono già oggi molti i musulmani che parlano apertamente di una crisi o, come ha fatto Ridwan al-Sayyid su "al-Sharq al-Awsat" del settembre scorso, di una malattia contagiosa, quella dell’estremismo, che l’Is e i suoi analoghi rendono manifesta. «La religione – osserva lucidamente il pensatore libanese – illudendosi di realizzare [per questa via] se stessa, viene assorbita dalla lotta per il potere, si parcellizza e collassa». La globalizzazione delle informazioni fa il resto, riduce i coni d’ombra e getta una luce impietosa sui nudi fatti, al limite della spettacolarizzazione.

E tuttavia il senso profondo del travaglio che investe oggi il mondo musulmano non è probabilmente comprensibile se si dimentica il contesto globale in cui esso è ormai inserito e in particolare il confronto, inevitabile, con il cristianesimo. L’abbandono della logica della violenza sacrale, iniziato dall’evento di Cristo, raggiunge proprio in questo secolo, dalle guerre mondiali in avanti, una chiarezza cristallina nel magistero (pensiamo solo agli ultimi interventi di papa Francesco) e nella testimonianza disarmata di tanti martiri. Non è irragionevole ipotizzare che questa accresciuta consapevolezza inizi a porsi, come provocazione, anche per le altre tradizioni religiose. Suscita un duplice movimento, di accoglienza e di rifiuto. Indifferenti non può lasciare. Si può perciò prevedere che anche nel mondo musulmano la polarizzazione a favore o contro la violenza in nome di Dio tenderà ad accentuarsi. La zona grigia della religiosità arcaica si restringe e la scelta tra un autentico senso religioso e una fede ridotta a ideologia non è più rinviabile.

(da Avvenire)

Io ho paura. Paura di perdere le persone che amo.Ma non ho paura di perdere la mia fede. Ho paura, Signore, di quello che potrebbe succedere domani. Ho paura della cattiveria e dell'ignoranza di alcune persone. Mi guardo attorno e ho paura di non trovarTi, Signore.

Vorrei raccontarvi:

STORIA DI UNA LADRA DI LIBRI: La lunga strada per Dachau (Riassunto da me)

Il cielo era carico di nuvole nere- Tre camion carichi di ebrei. Gi ufficiali tedeshi decisero di farli scendere per farli camminare un po':"quando è stata l'ultima volta che abbiamo fatto camminare questi "ratti"?
I ragazzi sentirono un rumore di passi trascinati e di voci imperiose.
Altra gente comparve in strada dove già si stava trascinando un gruppo di ebrei; Forse i campi della morte venivano tenuti segreti, però, di tanto in tanto, veniva mostrata la gloria di un campo di lavoro forzato tipo Dachau.
In lontananza Lisel scorse, dalla parte opposta, l'uomo col carrett di vernici. Si passava una mano tra i capelli, a disagio.
Tutti osservavano gli ebrei discendere la via come un catalogo di colori. Avevano ossa simili a fumo, trascinandosi dietro l'anima.
Quando arrivò il grosso, il rumore dei loro piedi si rovesciò sulla strada: Avevano occhi enormi nelle teste emaciate. Facce contorte, tormentate, stremate dalla fame E la sporcizia. Le loro gambe vacillavano come sospinte dalle mani dei soldati, costrette a correre in avanti per pochi passi prima di tornare ad accasciarsi in una marcia stentata.
Padre e figlia  guardavano i volti sofferenti di uomini e donne stremati: a stento i loro piedi si alzavano da terra. Avevano le stelle di Davide appiccicate alle camicie e la sciagura impressa su di loro come un destino.
Un uomo cadde, con il viso premuto sulla strada e un soldato imprecando voleva che si rialzasse. Non poteva. Allora Hans, il papà, lo aiutò ad alzarsi e gli diede un pezzo del suo pane. 
Vennero frustati tutti e due. L'ebreo e Hans fino allo svenimento.


Dovrei continuare ma sarebbe bene che continuaste da soli. E allora capireste il perchè la violenza non deve far parte dell'uomo. Preghiamo il piccolo Gesù affinchè si possa trovare una soluzione nel rispetto di tutti a prescindere dalla religione dal colore della pelle, dall'etnia. Proprio come nella grotta di Betlemme dove c'erano pastori e Magi. Vivere in pace con tutti.

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Il primo pellegrinaggio.....

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Mi è capitato di vedere, su fb, una fotografia di due innamorati che indossavano una maglietta su cui era disegnata soltanto un'ala e la scritta "Gli uomini sono angeli con un'ala soltanto: possono volare solo rimanendo abbracciati." 
Riflettendo ho pensato che forse anche Dio, a Betlemme, si è mostrato, con un'ala soltanto, per dirmi che anche Lui vorrebbe volare abbracciato a me. A te. A ciascuno di noi.
Io desidero tanto essere sua compagna di volo!
I Magi. Pensando al loro cammino, a ciò che si legge nel Vangelo di Matteo, e ai piccoli movimenti che i miei nipotini fanno loro fare, per farli avvicinare alla capanna, ho deciso: "Ecco il primo pellegrinaggio per incontrare Gesù".
Venuti da Oriente, il paese della luce, dove sorge il sole, per cercare la Luce. Non potrebbe essere anche la nostra storia? Nascere come abitante del paese della luce e viaggiare nella notte dietro una scia luminosa di una stella lontana che ci conduce attraverso sentieri sconosciuti e incerti per trovare la nostra luce interiore.
La caratteristica dei Magi è la costanza nella ricerca e la perseveranza di scrutare il cielo perchè la stella che li guida non svanisca.
I Magi inoltre ci insegnano anche che dobbiamo preparare il nostro vivere per far emergere la scintilla luminosa che è in noi. E' così potrebbe essere la nostra capacità di volare.
Forse è per questo che Dio nasce fuori città, lontano dagli schiamazzi degli uomini, perchè solo quando tace ogni rumore nasce una Presenza.
Pensiamo a com'è il nostro cuore.
I Magi avevano un cuore pulito, arioso, libero e aperto. (Chi me lo dice? Io, io lo penso e so che era proprio così!)
Chiedo ai Magi di spingermi verso la culla del Dio Bambino, perchè è lì la sorgente del coraggio d'amare e la speranza di percorrere il cammino che mi farà trovare la mia luce interiore, la speranza di rinascere ogni nuovo mattino a vita nuova.
E con il cuore colmo di gioia chiedo al Dio Bambino che mi abbracci e m'insegni a volare!
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L'ultimo aspetto della melodia

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Se tu senti un uccellino, per esempio un usignolo, come lo sentiva il missionario con cui ho fatto un viaggio a Macapà ai bordi del Rio delle Amazzoni....e lui, mentre si andava in jeep, mi raccontava la sua storia.

Lui abitava lontano due ore di jeep dal centro della missione, e io gli dicevo:" Ma non hai paura a stare là?". " Ma no, ci si adatta."

Una sera che era lì sdraiato con la Guzzi 750 e stava ascoltando un usignolo e mi spiegava che gli usignoli che stanno a Macapà hanno lo stesso canto che da noi, soltanto che gli manca l'ultima parte, mi diceva.

Aveva notato che al canto dell'usignolo là mancava un ultimo aspetto della melodia, c'era come una sospensione della melodia.

Mentre stava ascoltando l'usignolo ha udito l'urlo del leopardo che stava avvicinandosi. Allora ha fatto in fretta, su in moto ed è scappato. E mentre partiva, il leopardo, con un salto, era lì al posto dove era lui prima.









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Shalom

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Mi piace la parola Shalom perchè è uno di quei termini così densi di significato che è quasi impossibile tradurlo nella lingua parlata.

E' molto più che Pace, intesa come mancanza di conflitto.
Con questa parola si salutavano gli ebrei.E si salutano ancora.
Immaginiamo Maria SS. che sente bussare alla porta. Apre, e, al nuovo venuto dice Shalom. Pace.
E' l'augurio di un senso di  benessere in cui viviamo il quotidiano, è il volto sereno della persona che vive in armonia con se stesso, con gli altri, con la natura, con Dio.
E' benedizione, riposo, gloria, ricchezza, salvezza, vita, concordia, serenità, salute. E' l'augurio più completo che una persona possa farci. Shalom.
Nelle letture di ieri si diceva "Ti benedica il signore e ti protegga. Il Signore faccia brillare il Suo volto su di te e ti sia proprizio. Il Signore rivolga a te il Suo volto e ti dia "shalom" pace.
Anch'io sono stata alla grotta di Gesù, ben inteso con il desiderio, e la parola che i pastori, gli angeli, Maria, Giuseppe dicevano era Shalom.
Una sola parola ma, conoscendone il significato, ci fa gioire e ci toglie il grigiore in cui viviamo.

I nostri ricordi e i nostri pensieri a volte non sono nella pace.

Spesso ci portiamo dentro tempeste. I nostri rapporti con gli altri, non sono sempre nella pace: critiche, invidie, risentimenti, gelosie. Mille situazioni di antagonismo, mille problemi che non ci lasciano tranquilli. "Stiamo vivendo un inverno dei volti" (Olivier Clèment).

Gesù, il Bambino nato a Betlemme non è il sogno di una notte, di un giorno, ma il dono per vivere in amore. E' Amore , totalmente Amore: "Gloria a Dio in Cielo e Shalom in terra agli uomini di buona volontà"!

Prendiamo in mano la nostra vita, andiamo alla ricerca del bello, cerchiamo la verità in noi stessi, smettiamola di calpestare i nostri sogni e Cristo potrà finalmente crescere in noi.
Natale, non è una data precisa, ma vive nel nostro cuore 364 giorni.

Ho letto ieri questa frase di Gandhi e ve la voglio regalare perchè per me è molto significativa: Prendi un sorriso, regalalo a chi non ne ha mai avuto uno. Prendi un raggio di sole, fallo volare là dove regna la notte.... Prendi una lacrima, posalo sul volto di chi non ha mai pianto. Prendi il coraggio, mettilo nell'animo di chi non sa lottare...Prendi la bontà e donala a chi non sa donare.


Shalom.
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festa di Maria SS. Madre di Dio

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"Santa Maria, Madre di Dio, conservami un cuore di fanciullo,
puro e limpido come acqua di sorgente.

Dammi un cuore semplice, che non si ripieghi
ad assaporare le proprie tristezze.

Ottienimi un cuore magnanimo nel donarsi, facile alla compassione.
Un cuore fedele e generoso, che non dimentichi alcun bene
e non serbi rancore di alcun male.

Formami un cuore dolce e umile,
che ami senza esigere di essere riamato.
Un cuore che ami, contento di scomparire in altri cuori,
sacrificandosi davanti al Tuo divin Figlio.

Donami un cuore grande e indomabile,
così che nessuna ingratitudine lo possa chiudere
e nessuna indifferenza lo possa stancare.
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