ALL'USCIO DELLE NOSTRE CASE

lunedì 28 dicembre 2015

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Dio poteva obbligare gli uomini a obbedire come fanno le stelle. Egli, invece, si è fatto uomo e ha deposto la sua onnipotenza all'uscio delle case degli uomini. L'onnipotente che regge il cosmo se ne va come un mendicante tra la folla delle anime umane chiedendo come elemosina di spartire le ricchezze misteriose del suo essere.


Quel Giovanni evangelista che oggi si festeggia è colui che ha scritto una delle frasi più celebri della storia umana: «Il Verbo divenne carne e pose la sua tenda in mezzo a noi», in quel mondo in cui sono accampati i figli e le figlie dell'uomo. 
Da allora Egli si è messo a pellegrinare di tenda in tenda, di casa in casa, bussando alle nostre porte e al nostro cuore, per essere invitato a "mensa", reggendo tra le mani il dono della sua eternità (Apocalisse 3,20). 
Ma, proprio perché non ci ha creati come stelle che sanno solo dire «Eccomi!», simili a sentinelle senza libertà (Baruc 3,34-35), Egli è pronto a sentirsi dire di no, anzi, ad essere persino cacciato in malo modo. 
Tutto questo è evocato nelle intense righe citate dal Roveto ardente, un'opera che la scrittrice norvegese Sigrid Undset pubblicò nel 1930 a cinque anni dalla sua conversione al cattolicesimo e a due dal Nobel per la letteratura. 
Scegliamo solo il simbolo dell'uscio al quale anche oggi vengono a bussare mendicanti, stranieri, ma anche conoscenti forse bisognosi solo di un po' di comprensione e calore. 
Purtroppo, anche con qualche ragione, siamo diventati sospettosi, abbiamo blindato le porte, reagiamo con diffidenza. 
E, così, spesso ignoriamo che era passato proprio Lui celato sotto i lembi cadenti di quei miserabili. 
Per questo, la tradizione giudaica invitava a lasciar socchiuso l'uscio di casa durante la cena pasquale: se fosse venuto, il Messia avrebbe trovato la porta aperta e accogliente; altrimenti, un povero sarebbe entrato recando la stessa luce del Messia.

Ho voluto, in questi giorni tanto importanti per la nostra fede, fare silenzio, qui, su queste pagine, per godere della Sua presenza tra le pieghe dei miei cari.
Al pranzo di Natale, mentre seduti a tavola aspettavamo di iniziare, il mio piccolo Francesco, mi si è avvicinato e all'orecchio, mi ha chiesto di dire la preghiera. 
"Franci dilla tu" Di corsa ha fatto il giro della tavola, è andato dal nonno Paolo e di nuovo ha sossurrato "la preghiera nonno" 
E finalmente con la preghiera di ringraziamento per il cibo che il Signore avrebbe benedetto, è iniziato il nostro vivere l'incontro con l'Altro.

 

1 commento:

  1. Cara Lucia, ti auguro che tutta la tua famiglia riunita per aspettare il nuovo anno, vi troviate felice e sereni, sperando sempre al domani migliore.
    Tomaso

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