novembre...addio ! Si apre l' Anno Santo della Misericordia

lunedì 30 novembre 2015



Brindo a te. novembre
che te ne vai!
Oggi ci lasci:
le mille bollicine
del mio bicchiere
si spandano nell'aria
che profuma di cannella, 
d'arancia e di chiodi di garofano, 
Profumi dell'inverno.|
Tu ci hai regalato giornate fredde
lutti e paure.
Le mie parole sono
musica malinconica
per i frammenti di memoria
che ancora vivono
negli occhi.



Già oggi la prima bella  notizia e poi la speranza che con dicembre ci sia più Pace per i nostri cuori.





Un Giubileo straordinario, un Anno Santo della Misericordia: è l’annuncio che Papa Francesco ha fatto ieri pomeriggio, nella Basilica Vaticana, durante l’omelia della celebrazione penitenziale con la quale il Papa ha aperto l’iniziativa “24 ore per il Signore”. Un annuncio accolto dall’applauso dei presenti. Durante l’omelia Francesco ha sottolineato la ricchezza della misericordia di Dio evidenziando “con quanto amore ci guarda Gesù, con quanto amore guarisce il nostro cuore peccatore”.




"Siate misericordiosi come il Padre"
“Ho deciso di indire un Giubileo straordinario che abbia al suo centro la misericordia di Dio. Sarà un Anno Santo della Misericordia. Lo vogliamo vivere alla luce della parola del Signore: “Siate misericordiosi come il Padre. (…) Questo Anno Santo inizierà nella prossima solennità dell’Immacolata Concezione e si concluderà il 20 novembre del 2016, Domenica di Nostro Signore Gesù Cristo Re dell’Universo e volto vivo della misericordia del Padre”.




Il Vangelo ci apre un cammino di speranza
E al tema della misericordia Papa Francesco ha dedicato dedica l’intera omelia: come ricorda l’apostolo Paolo, dice, riferendosi alla prima lettura, “Dio non cessa mai di mostrare la ricchezza della sua misericordia nel corso dei secoli”. Il Vangelo, continua, “ci apre un cammino di speranza e di conforto”. E del brano che racconta l’episodio della donna che lava i piedi di Gesù e li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li unge d’olio profumato, mentre Simone, il padrone di casa che ha invitato il Maestro alla sua tavola la giudica quale peccatrice, Francesco sottolinea due parole che ritornano con insistenza: amore e giudizio.




“C’è l’amore della donna peccatrice che si umilia davanti al Signore; ma prima ancora c’è l’amore misericordioso di Gesù per lei, che la spinge ad avvicinarsi. (…) “Ogni gesto di questa donna parla di amore ed esprime il suo desiderio di avere una certezza incrollabile nella sua vita: quella di essere stata perdonata. E questa certezza è bellissima. E Gesù le dà questa certezza: accogliendola le dimostra l’amore di Dio per lei, proprio per lei! Dio le perdona molto, tutto, perché «ha molto amato». “Questa donna ha veramente incontrato il Signore. (…) Per lei non ci sarà nessun giudizio se non quello che viene da Dio, e questo è il giudizio della misericordia. Il protagonista di questo incontro è certamente l’amore, la misericordia, che va oltre la giustizia”.




Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio
Simone il fariseo, al contrario, afferma il Papa, “non riesce a trovare la strada dell’amore”(…) “Nei suoi pensieri invoca solo la giustizia e facendo così sbaglia. Il suo giudizio sulla donna lo allontana dalla verità e non gli permette neppure di comprendere chi è il suo ospite. Si è fermato alla superficie, non è stato capace di guardare al cuore”.




“Il richiamo di Gesù spinge ognuno di noi a non fermarsi mai alla superficie delle cose, soprattutto quando siamo dinanzi a una persona. Siamo chiamati a guardare oltre, a puntare sul cuore per vedere di quanta generosità ognuno è capace. Nessuno può essere escluso dalla misericordia di Dio; tutti conoscono la strada per accedervi e la Chiesa è la casa che tutti accoglie e nessuno rifiuta. Le sue porte permangono spalancate, conclude il Papa, perché quanti sono toccati dalla grazia possano trovare la certezza del perdono”.

La cabina del telefono......

giovedì 26 novembre 2015




Nell'ombra della sera mi sto inclinando un po' verso il passato che passato non è proprio, è qui, ancora aperto su ieri.
Di cui non ne sento la mancanza, perchè la tecnologia mi ha indirizzato verso qualcosa di incomprensibile, all'inizio, e utilissimo attualmente......

Dal libro "la prima sorsata di Birra" di Delerm "telefonare da una cabina

"All'inizio è solo una serie di costrizioni materiali, sempre un po' imbarazzanti: la pesante porta, ipocrita, che non sappiamo mai se si deve spingere-tirare o tirare-spingere; la scheda telefonica da ritrovare tra i biglietti dell'autobus e la patente - ci saranno ancora scatti? - Poi, lo sguardo fisso sulla scritta, obbedire agli ordini; sganciare....attendere....
Nello spazio chiuso, troppo angusto e già appannato, siamo raccolti, tesi, a disagio. Digitare il numero sui tasti metallici scatena auoni striduli e freddi.

Ci sentiamo presi, nel parallelepipedo rettangolo, più prigionieri che isolati.
Sappiamo che si tratta di un rito iniziatico: occorrono gesti di obbedienza al meccanismo rigido per poter accedere al calore più intimo, più disarmato, della voce umana.

Del resto i suoni progrediscono insensibilmente verso tale miracolo: all'eco glaciale della composizione del numero, segue una specie di canzone ombelicale modulata che ci guida al punto di contatto - finalmente i suoni di chiamata più bassi, come battiti di cuore, e la loro interruzione liberatoria.

In quel momento preciso rialziamo la testa. Le prime parole vengono con deliziosa banalità, con finto distacco:"Sì, sono io...sì, tutto bene....sono accanto al bar, sai, quel bar che conosci...."

Non conta quel che si dice, ma ciò che si sente. E' incredibile quanto la sola voce può dire alla persona amata - della sua tristezza, della sua stanchezza, della sua fragilità, della sua intensità di vivere, della sua gioia. 
Senza i gesti, sparisce il pudore, si instaura la trasparenza. Al di sopra dell'apparecchio telefonico, scioccamente grigio, si affaccia un'altra trasparenza.

All'improvviso vediamo davanti a noi il marciapiede, e l'edicola dei giornale e i ragazzini sui pattini. 
Ha una magica dolcezza questo modo di accogliere di colpo ciò che sta al di là del vetro: come se il paesaggio nascesse con la voce lontana. 
Sale alle labbra un sorriso. La cabina si fa leggera, di solo vetro. 
La voce tanto vicina e tanto lontana ti dice che Milano non è più un esilio, che i piccioni volano sulle panchine, che l'acciaio è sconfitto".

Tutto questo è un brano di quel libro e ce ne sono altri. Scritti con una dolcezza stupenda, per me: leggetelo! Buona serata!



Oggi e domani: No alla violenza sulle donne!

mercoledì 25 novembre 2015

Non volevo affrontare questo argomento, poi almeno una volta debbo parlarne...perchè è tutto vero anche se Lella Costa si è aiutata con un po' d'ironia!

STOP VIOLENZA SULLE DONNE!

La prima volta che per la strada, tornando da scuola,un tale ti si è avvicinato e ha cominciato a dirti cose, e tu non le capivi nemmeno, ma hai intuito lo schifo prima ancora del pericolo, e sei scappata via, e la notte non riuscivi a dormire, ma neanche a dirlo.
La manomorta sull’autobus, e se provi a reagire intorno c’è solo scherno, e donne più grandi che stringono le labbra contrariate – da che mondo e mondo – son cose che succedono, non sei nè la prima nè l’ultima, fai finta di niente che è meglio, e poi a vestirti in quella maniera un pò, almeno un pò, te la sei andata a cercare.




Le facce delle madri degli imputati nei processi per stupro.
Ti aspetteresti che maledicessero i figli, che li disconoscessero,  inesorabili, che stringessero tra le braccia la vittima, e la consolassero, e le chiedessero scusa e avessero cura di lei.
E invece la guardano con odio e disprezzo lei, la rovina dei loro bravissimi ragazzi, lei che ci stava, altroché se ci stava, lei che li ha provocati, lei che se l’è andata a cercare.


Troppa vergogna. Le vittime che si vergognano al posto dei loro carnefici.


A Milano, tutto questo si viveva già nel 1958!

Madeleine Delbreil

martedì 24 novembre 2015



“Ti condurrò nella solitudine e parlerò al tuo cuore”.

Non c'è solitudine senza silenzio.
Il silenzio è talvolta tacere, ma è sempre ascoltare. Un'assenza di rumore che fosse vuota della nostra attenzione alla parola di Dio non sarebbe silenzio. Una giornata piena di rumori, piena di voci, può essere una giornata di silenzio se il rumore diventa per noi l'eco della presenza di Dio, se le parole sono per noi messaggi e sollecitazioni di Dio.
Quando parliamo di noi stessi, quando parliamo tra noi, usciamo dal silenzio.
Quando ripetiamo con le nostre labbra gli intimi suggerimenti della Parola di Dio nel profondo di noi stessi, lasciamo il silenzio intatto.
Il silenzio non ama la confusione delle parole.
Sappiamo parlare o tacere, ma non sappiamo accontentarci delle parole necessarie. Oscilliamo senza posa tra un mutismo che affossa la carità e una esplosione di parole che svia la verità.


Il silenzio è carità e verità.

Esso risponde a colui che chiede qualcosa, ma non dà che parole cariche di vita. Il silenzio, come tutti gli impegni della vita, ci induce al dono di noi stessi e non ad un'avarizia mascherata. Ma esso ci tiene uniti per mezzo di questo dono. Non ci si può donare quando ci si è sprecati. Le vane parole di cui rivestiamo i nostri pensieri sono un continuo sperpero di noi stessi.



“Vi sarà chiesto conto di ogni parola”.

Arriverai
con l'arcobaleno di primavera:
le braccia aperte
per chi Ti aspetta
da sempre.
Ti troverò
tra spighe di grano
piccine
e, 
da Te,
 ascolterò
nuove parole d'amore. (Lucia)

Sorriso con dolore

venerdì 20 novembre 2015


E' una violetta che è sbocciata sul mio balcone, adesso, adesso. Nel mese di novembre!
E' sbocciata per me, per farmi sorridere.

Grazie per avermi letto e fatto compagnia. Grazie per aver commentato i miei post. Grazie.
Non è un addio (spero), ma un arrivederci a...presto! C'è una speranza che ci unisce quella del ritorno dei momenti sereni. Un bacio! Lucia

NON AVRETE IL MIO ODIO

martedì 17 novembre 2015


Se ciò che chiamiamo Occidente ha un senso, questo senso palpita nelle parole con cui il signor Antoine Leiris si è rivolto su Facebook ai terroristi che al Bataclan hanno ucciso sua moglie.  

«Venerdì sera avete rubato la vita di una persona eccezionale, l’amore della mia vita, la madre di mio figlio, eppure non avrete il mio odio. Non so chi siete e non voglio neanche saperlo. Voi siete anime morte. Se questo Dio per il quale ciecamente uccidete ci ha fatti a sua immagine, ogni pallottola nel corpo di mia moglie sarà stata una ferita nel suo cuore. Perciò non vi farò il regalo di odiarvi. Sarebbe cedere alla stessa ignoranza che ha fatto di voi quello che siete. Voi vorreste che io avessi paura, che guardassi i miei concittadini con diffidenza, che sacrificassi la mia libertà per la sicurezza. Ma la vostra è una battaglia persa.  

L’ho vista stamattina. Finalmente, dopo notti e giorni d’attesa. Era bella come quando è uscita venerdì sera, bella come quando mi innamorai perdutamente di lei più di 12 anni fa. Ovviamente sono devastato dal dolore, vi concedo questa piccola vittoria, ma sarà di corta durata. So che lei accompagnerà i nostri giorni e che ci ritroveremo in quel paradiso di anime libere nel quale voi non entrerete mai. Siamo rimasti in due, mio figlio e io, ma siamo più forti di tutti gli eserciti del mondo. Non ho altro tempo da dedicarvi, devo andare da Melvil che si risveglia dal suo pisolino. Ha appena 17 mesi e farà merenda come ogni giorno e poi giocheremo insieme, come ogni giorno, e per tutta la sua vita questo petit garçon vi farà l’affronto di essere libero e felice. Perché no, voi non avrete mai nemmeno il suo odio». 

Dedicato ai morti di Parigi

sabato 14 novembre 2015



Anche se niente
può ridonare
all'erba il suo splendore
o alla rosa il suo profumo.
Noi ricorderemo
e affideremo 
al cielo
le nostre speranze
di serenità.

L'Eterno riposo dona a loro
o Signore.
                     Amen






«Queste cose sono difficili da capire. Non ci sono giustificazioni per queste cose, questo non è umano» (Papa Francesco al telefono con TV2000)

(da Tracce)«Davanti ai nostri occhi c’è un’evidenza: la vita di ciascuno è appesa a un filo, potendo essere uccisi in qualsiasi momento e ovunque, al ristorante, allo stadio o durante un concerto. La possibilità di una morte violenta e feroce è divenuta una realtà anche nelle nostre città. Per questo i fatti di Parigi ci mettono davanti alla domanda decisiva: perché vale la pena vivere? È una provocazione che nessuno di noi può evitare. Cercare una risposta adeguata alla domanda sul significato della nostra vita è l’unico antidoto alla paura che ci assale guardando la televisione in queste ore, è il fondamento che nessun terrore può distruggere».

«Chiediamo al Signore di poter affrontare questa terribile sfida con gli stessi sentimenti di Cristo che non si lasciò vincere dalla paura: “Oltraggiato non rispondeva con oltraggi, e soffrendo non minacciava vendetta, ma rimetteva la sua causa a colui che giudica con giustizia” (I Pt 2,23). Con questa Presenza negli occhi potremo guardare perfino la morte, a cominciare da quella di coloro che hanno perso la vita a Parigi, offrire ai nostri figli un’ipotesi di significato per stare davanti a queste stragi e a ciascuno di noi una ragione per tornare al lavoro lunedì mattina continuando a costruire un mondo all’altezza della nostra umanità, con la certezza della speranza che è in noi». Con queste parole don Carrón ha invitato tutti gli amici del Movimento ad aderire ai momenti di preghiera che saranno proposti dalle diocesi, in unità con il Papa e con tutta la Chiesa.

Mont Saint Michel ricordi di un viaggio sognato (E immagini della nostra Sacra di San Michele)

mercoledì 11 novembre 2015







MONT SAINT MICHEL

Dove la bellezza raggiunge 

orizzonti impensabili


E' un'affascinante meta della 

Normandia.


L' Isola conserva il suo fascino medievale, nonostante la sua particolare e difficile accessibilità a causa delle maree che secondo la posizione della luna e della sua forza d’attrazione, variano e sono più o meno forti.

Il fenomeno delle maree,che logicamente, si ripete ogni giorno, rendono il "Mont" ancora più maestoso e attraente.

Visitare il "Mont" con la bassa marea è il momento migliore, quando si può letteralmente passeggiare sul fondo del mare e vedere i lati dell'isola che si
affacciano sull'acqua.



Così Victor Hugo, grande scrittore francese del XIX secolo,
paragona il Mont Saint-Michel alla grande piramide d’Egitto ,
dopo aver definito la rocca
lo spettacolo naturale più incredibile del mondo,
“Il Mont Saint-Michel sta al mare come Cheope sta al deserto”.

A partire dalle 17.00,viene diffuso dagli altoparlanti, un messaggio che

invita gli automobilisti a spostare il proprio veicolo per l'imminente arrivo della  nuova marea.

Sempre sulle maree non si può non  notare che ogni anno le stesse accumulano
un milione di metri cubi di sedimenti che si depositano nella baia,provocando così, poco a poco, un aumento del livello del terreno
rendendo più difficile l’arrivo del mare.


Secondo una leggenda, fu nel 708 che Oberto,
vescovo di Avranches, in Normandia,
fondò sul Mont Tombe un Santuario in onore dell’Arcangelo San Michele.


da 1300 anni , questa meraviglia  richiama milioni di visitatori.




Visitiamo il luogo partendo dai piani, attraverso un labirinto di corridoi e scale.


Seguono un gruppo di edifici,
costituiti da sei sale distribuite su tre livelli,
chiamati La Merveille




Il Chiostro che, come si può notare è composto
da colonne disposte in doppia fila e alternate,donandoci uno spettacolo senz'altro di rara bellezza.

Seguono altre immagini.....  









BUON VIAGGIO!


Desideravo farvi conoscere anche la Sacra di San Michele di casa nostra: niente mare e maree, ma tanti monti ricoperti di neve; e come, la sorella maggiore, è arduo arrivarci. Vi lascio alle immagini!































Le fotografie le ho trovate su Google. Arrivederci!

ad occhi chiusi

giovedì 5 novembre 2015




Un lago:gli occhi della mia mamma.
Un foglio di carta, 
una barca,
io. 

Vento: 
donami una brezza leggera 
per volgere la prua
 verso 
il porto sicuro delle sue braccia
per risentirmi cullare.
(Lucia) 

Le meditazioni della sera

mercoledì 4 novembre 2015


Oggi pomeriggio, nel vestibolo prospiciente il quale due millenni or sono il prefetto romano Ponzio Pilato consegnò Gesù Cristo alla folla - e, di fatto, lo avviò alla crocifissione -, un gruppo di uomini e donne ha incontrato il Copto, un greco conosciuto con questo soprannome. Il Copto.

Il Copto, rivolgendosi ai religiosi presenti, chiese se avessero qualcosa da dire sulle meditazioni fatte. Tre mani si alzarono.

 Un rabbino disse che quando vedeva che una sciagura stava per abbattersi sul suo popolo, si recava in una radura nella foresta, accendeva un fuoco e recitava una determinata preghiera, chiedendo a Dio di proteggere il suo popolo.
E il miracolo si compiva, allontanando la minaccia.

Qualche tempo dopo, un suo discepolo, dovendo implorare l'aiuto del Cielo per le medesime ragioni, si recava nella stessa radura della foresta e diceva "Signore dell'Universo, ascoltami. Non so come si accende il fuoco, ma so recitare la preghiera.
E il miracolo si compiva.

Una generazione più tardi, per salvare il proprio popolo, un altro rabbino andò nella foresta e disse: "Non so accendere il fuoco, non conosco la preghiera. Aiutaci Signore!
E ancora una volta il miracolo si compì.

Cinquant'anni dopo, venne il giorno in cui fu il rabbino Israel di Ruzin a dover allontanare la minaccia. Seduto in poltrona, si prese la testa tra le mani e si rivolse a Dio: "Non so accendere il fuoco, non conosco la preghiera e non sono in grado di ritrovare la radura della foresta. Posso solo ascoltare questa storia e sperare che Tu ascoltandomi mi esaudisca."
E ancora una volta il miracolo si compì.

Andate dunque e raccontate la storia di ciò che è accaduto in questo pomeriggio.
Dopo aver rispettosamente atteso che il rabbino avesse terminato il suo discorso, l'imam della moschea di Al.Aqsa cominciò a raccontare:

"Un uomo bussò alla porta di un amico per chiedergli un favore:
"Puoi prestarmi quattromila denari? Debbo saldare un debito."
"L'altro chiese alla moglie di prendere tutti i loro risparmi e gli oggetti di valore: però quel piccolo tesoro risultò insufficinte riuscirono ad avere la somma richiesta chiedendo a loro volta aiuto ai vicini."

"Quando l'uomo se ne fu andato, la moglie vide il marito piangere addolorato e gli chiese il perchè.
"Piango perchè nutro un grande affetto per quell'amico eppure non mi sono mai preoccupato per lui.
Ci sto pensando adesso!"

Andate dunque e raccontate la storia di ciò che è accaduto questo pomeriggio e ricordate che dobbiamo aiutare i nostri fratelli ancor prima che ce lo chiedano".

Alla fine del racconto dell'imam, prese la parola il sacerdote cristiano raccontando loro la Parabola del Seminatore e dei suoi semi e come solo alcuni, dei tanti seminati, attechirono.

Ecco perchè, miei cari dovete spargere le vostre sementi in tutti i luoghi nei quali vi troverete a passare: qualche seme germoglierà e illuminerà il cammino delle generazioni future.I veli dell'ignoranza si squarceranno e niente ,e per sempre,  sarà più misterioso o incompreso.


Poi ci penserò...

lunedì 2 novembre 2015

il fiume perenne della Vita 


E' bello, Signore, l'autunno; e non è poi così triste come qualche persona può pensare. 


E' come la sera, è come il tramonto; e il tramonto s'incrocia con l'aurora. Il cielo non sarà sempre azzurro come in questi giorni. L'autunno dai colori caldi ci dona dei panorami che non ci sono in nessun'altra stagione.


Se esco, la sera, sul balcone, c'è un profumo di caldarroste, dei primi ciocchi nel camino. 


E penso ai miei bulbi di ciclamino o di tulipano che stanno riposando per poi nascere a primavera.


L'autunno è il tempo dei tuoi doni; e Tu, Signore insegnaci ad aprire gli occhi per riconoscerli.


Sono i frutti che l'estate ha maturato e pendono ora dai rami degli alberi e basta tendere la mano e raccoglierli.


L'autunno è la stagione della riconoscenza.

Nelle campagne, in una domenica fissata, i contadini portano ceste di frutta in Chiesa: per ringraziarTi.

Dire "grazie" significa riconoscerci poveri. Tu, i poveri, li hai chiamati Beati, proprio perchè verranno arricchiti da te.


L'autunno è anche la mia stagione: quella della maturità. E' il nido caldo della vita.


Fammi amare, Signore, questo tempo d'autunno che è conclusione ma non fine, questo tramonto di vita che è compimento ma non termine; questo fiume perenne della vita che è il fiume perenne del Tuo amore.