poesie d'autunno

sabato 3 ottobre 2015



RILKE



Signore: è tempo. Grande era l'arsura.

Deponi l'ombra sulle meridiane,

libera il vento sopra la pianura.

Fa' che sia colmo ancora il frutto estremo;

concedi ancora un giorno di tepore,

che il frutto giunga a maturare, e spremi

nel grave vino l'ultimo sapore.

Chi non ha casa adesso, non l'avrà.

Chi è solo a lungo, solo dovrà stare,

leggere nelle veglie, e lunghi fogli

scrivere, e incerto sulle vie tornare

Dove nell'aria fluttuano le foglie



Versi d’ottobre – Mario Luzi




È qui dove vivendo si produce ombra, mistero

per noi, per altri che ha da coglierne e a sua volta

ne getta il seme alle sue spalle, è qui

non altrove che deve farsi luce.

… È passata, ne resta appena traccia

l’età immodesta e leggera

quando s’aspetta che altri,

chiunque sia, diradi queste ombre.

Quel che verrà verrà da questa pena.

Siedo presso il mio fuoco triste, attendo

finché nasca la vampa piena o il guizzo

sul sarmento bagnato della fiamma.

Tu che aspetti da fuori della casa,

dalla luce domestica, del giorno?

oggi, oggi che il vento

balza, corre nell’allegria dei monti

e a quell’annuncio di vino e di freddi

la furbizia dei vecchi scintilla tra le grinze?

Quel che verrà, verrà da questa pena.

Altra sorte non spero mai, neppure

sotto il cielo di questo mese arcano

che il colore dell’uva si diffonde

e l’autunno ci spinge a viva forza

fino ai Cessati Spiriti o al Domina quo vadis?




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