Io Lo festeggio così

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San Francesco di Rilke

Oh, dov'è colui che si fece così forte,
da ricchezza e tempo nella sua povertà grande,
che di fronte al mercato si levò le vesti
e nudo andò davanti ai paramenti del suo vescovo?
Il più sincero, Colui che più tra tutti amava,
che giunse e visse come un giovane anno;
il bruno fratello dei tuoi usignoli -
ed era meraviglia in lui, compiacimento,
e un estasiarsi per la terra.

Poichè non era uno di coloro che sempre sono stanchi,
e senza gioia si fanno a poco a poco
con fiori piccoli, così come con piccoli fratelli,
andava e conversava lungo il limite dei prati.
Di sè parlava, e di come egli tendesse
a essere una gioia per ciascuno;
confine non era per il suo limpido cuore,
nulla di piccolo lo poteva oltrepassare.

Da luce veniva, verso più profonda notte:
nella letizia la sua cella si trovava.
Il sorridere fioriva sul suo volto,
e aveva la sua infanzia e la sua storia,
e  maturò come una bimba si fa donna.

E quando morì, così lieve come senza nome,
allora si disperse: il suo seme corse
nei ruscelli, e sugli alberi cantò il suo seme,
e quietamente lui guardò, dai fiori.
Giaceva e cantava. E le sorelle, quando vennero,
piansero intorno al loro amato sposo.







Francesco era disteso, davanti alla sua grotta, il capo rivolto verso terra, completamente immobile.

"Fratello Francesco!" gridò Leone.
Nessuna risposta, nessun movimento.
"Fratello Francesco!" gridò di nuovo Leone affrettandosi verso di lui.
Silenzio.
Leone ebbe un brivido di paura e di commozione estrema. Appena gli fu vicino lo afferrò per le spalle e cercò di sollevarlo per rimetterlo  supino. Il santo era leggerissimo. Da tempo mangiava appena il necessario. Leone sentiva l'odore del sangue.
Il sangue di Francesco.
Ne aveva le mani piene.
Leone iniziò a singhiozzare.

Ma Francesco non era morto.
Era come trasfigurato.
Ma vivo.
Vivo.

"La pace sia con te" disse a Leone con voce quasi impercettibile.
"Va tutto bene, tutto bene!" continuò il santo con un sorriso che subito rappacificò l'animo del fratello.
Francesco aveva una ferita al costato, da cui sgorgava sangue.
"Sto bene"! continuò Francesco.
"Non sembrerebbe"!
Leone, con uno straccio asciugò il sangue pulendo la ferita e s'accorse che non c'era nessuna ferita, solamente, Francesco essudava sangue da un livido sul costato.
Leone esaminò le mani di Francesco: erano uno un'immagine incredibile.
Pensò di esaminare anche i piedi.
Come nelle mani anche nei piedi di Francesco avevano all'interno come un chiodo, il segno di un chiodo. Senza ferite. Senza una goccia di sangue che invece continuava a sgorgare, lievemente, dal costato.

"Fratello Francesco, ti prego....Cosa ti è successo?!"
Nel frattempo Leone trascinava il fratello all'interno della roccia dove trascorreva le notti.
"E' successo mentre contemplavo il cielo. Sono stato trafitto di luce per amore.
Era come un canto ardente"
"Un canto ardente?"Ripetè Leone.
"Il Corpo di nostro Signore Gesù Cristo. Non è forse per tutti noi un canto? Un canto che brucia ininterrottamente?".
Leone rispose di sì.....ma si sentiva frastonato e ....non capiva il fratello che amava!: "Ma tu soffri?"
"Soffro di tutta la gioia del mondo"!.







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1 commento:

  1. Francesco, un esempio di come uno può avvicinarsi a Cristo fino a sfiorarlo.
    Ciao Lucia.

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o