Credenti

domenica 27 settembre 2015


A volte per difendere la mia fede uso parole che potrei definire "ovvie" se date uno sguardo ai testi pubblicati nel mio blog.

Sì sono credente e praticante.

Bonhoeffer, pensatore protestante, mi lancia una provocazione a cui non risponderò e che dono invece a chi mi legge:
"Se fossimo in tempo di persecuzione contro il cristianesimo, (del tipo terrorismo islamico) e se ti accusassero di essere cristiano, troverebbero delle prove contro di te?

La Vergine del Carmelo.

venerdì 25 settembre 2015







La devozione alla Vergine Maria non conosce date o stagionalità. Eppure sfogliando il calendario ho notato che nei mesi estivi esiste una maggiore concentrazione delle festività religiose dedicate alla Madre di Cristo.
Feste che culminano il 15 agosto con la Sua Assunzione al Cielo.

Io sono una Carmelitana (laica) e vi racconto un po' di storia che concerne la Madonna del Carmelo.

Il culto mariano affonda le sue radici (unico caso) addirittura nei mesi precedenti la Sua stessa nascita, e la Bibbia  racconta che il profeta Elia (IX sec. a. C.) che dimorava sul Monte Carmelo, ebbe la visione della venuta della Vergine, che si alzava come una piccola nube dalla terra verso il monte, portando una provvidenziale pioggia e salvando così Israele da una devastante siccità.



Il Carmelo in realtà è un'intera catena montuosa lunga circa 40 km, che si estende dal golfo di Haifa sul Mediterraneo, fino alla pianura di Esdrelon nello Stato di Israele.

In questi luoghi, più volte citati nella Bibba anche per la lora bellezza, continuarono a vivere gli eremiti, finchè nella seconda metà del secolo XII giunsero alcuni pellegrini occidentali, probabilmente al seguito delle ultime crociate del secolo.
Tutti insieme questi fedeli, uniti dalla devozione per Maria, fondarono un Ordine religioso.

L'Ordine quindi non ebbe un fondatore vero e proprio, anche se considera il profeta Elia come patriarca e modello.

Il 16 luglio 1251 la Vergine circondata da Angeli e con il Bambino in braccio, apparve al primo Padre Generale dell'Ordine, il beato Simone Stok, al quale consegnò lo "Scapolare" che rappresenta la promessa della salveza dall'inferno, per coloro che lo indossano.

Lo scapolare, detto anche "abitino" è un "indumento" che ricorda l'abito dei Carmelitani, indossarlo significa richiedere espressamente la materna protezione di Maria. Pare che anche Giovanni Paolo II lo portasse.
Consiste di due pezzetti di stoffa di saio, uniti da una cordicella, lo si porta sulle scapole e vi è raffigurata, in tutti e due i pezzetti, l'immagine della Vergine, Qualche volta in uno dei due Gesù.

Alla Madonna del Carmine sono dedicate chiese e santuari in tutto il mondo.

Nella tradizione religiosa Maria viene raffigurata con una stella sul manto, perticolare consueto nelle icone orientali, per affermare la Sua Verginità, con Gesù Bambino in braccio o in grambo che porge lo Scapolare.



A volte in sotituzione dello Scapolare si può portare al collo questa medaglia. Io porto la medaglia!

Contemplazione: capelli bianchi

martedì 22 settembre 2015


Il Castagno dei Cento Cavalli 
ha più di 2000 anni ed
è il più vecchio d'Europa


Onora la persona del vecchio (Lv 19, 32) 
I nostri padri ci hanno raccontato l'opera che hai compiuto ai loro giorni nei tempi antichi (Sal 43 [44], 2)
Nella vecchiaia daranno ancora frutti (Sal 91 [92], 15)


La stima per l'anziano nelle Scritture si trasforma in legge: « Alzati davanti a chi ha i capelli bianchi, [...] e temi il tuo Dio » (ibid.). E ancora: « Onora tuo padre e tua madre » (Dt 5, 16). Una delicatissima esortazione in favore dei genitori, specialmente nella loro età senile, si trova nel terzo capitolo del Siracide (vv. 1-16), che si conclude con un'affermazione di particolare gravità: « Chi abbandona il padre è come un bestemmiatore, chi insulta la madre è maledetto dal Signore ». Occorre adoperarsi per arginare la tendenza, oggi diffusa, a ignorare gli anziani, a emarginarli, “educando” le nuove generazioni all'abbandono: giovani, adulti e anziani hanno bisogno gli uni degli altri.  

Uno dei carismi propri della vecchiaia è quello di avere una visione più completa della vita. La nostra vita è dominata dalla fretta, dall'agitazione, non raramente dalla nevrosi. È una vita distratta, dimentica degli interrogativi fondamentali sulla vocazione, la dignità, il destino dell'uomo. La terza età è anche l'età della semplicità, della contemplazione. I valori affettivi, morali e religiosi vissuti dagli anziani sono una risorsa indispensabile per l'equilibrio delle società, delle famiglie, delle persone. Essi vanno dal senso di responsabilità, all'amicizia, dalla non-ricerca del potere, alla prudenza di giudizio, alla pazienza, alla saggezza, dall'interiorità al rispetto della creazione, alla edificazione della pace. L'anziano coglie bene la superiorità dell'“essere” sul “fare” e sull'“avere”. Le società umane saranno migliori se sapranno beneficiare dei carismi della vecchiaia.  




 Da tempo, quasi ogni giorno, vado a trovare la mia mamma a Milano, ricoverata in una "casa per l'anziano" perchè è caduta fratturandosi il femore: e vengo inserita in un ambiente di persone "in età senile!"
Ogni giorno vivo momenti diversi. Profondi.
La mia mamma, era una persona dal fisico importante e dal carattere determinato.
Ora è una donnina dolce, che accetta i miei baci e le mie carezze: Oggi le ho proprio chiesto se queste effusioni le davani fastidio, mi ha rassicurato "no, no, grazie".
"Grazie a te, mammina!"
Ascolto silenziosa cosa mi confida con un filo di voce: "non andare via, aspetta, perchè se ci sei tu, le infermiere vengono subito, altrimenti mi fanno aspettare ore!"
Mangia da sola, preferirebbe un menù più vario.....

Quando ha finito di pranzare, riporto i piatti in cucina, perchè creano disordine nella stanza, preferisco muovermi io, intanto ho l'occasione di guardare gli altri ospiti della casa e scambiare quattro chiacchiere.

La signora eritrea che si chiama Pinuccia, sta bene ed è contenta di vedermi. Oggi ho parlato con due signori molto vivaci. Il più importante (fisicamente) dei due mi ha interpellato in francese ed io gli ho risposto, lentamente cercando bene le parole, nella stessa lingua. Come mi chiamo (ripassato prime lezioni!), dove abito e se mi piace Milano. 
Piano piano è intervenuto anche l'altro signore che mi ha fatto il più bel complimento che potessi ricevere:
 "Mi ascolti, lei mentre parla così dolcemente, accompagna le parole con dei gesti e le "colora!"
Colorare le parole! Stupendo!



Paolo mi richiama all'ordine, la mia mamma ha sete!.
"con chi parlavi?"
"Con quei signori che ieri erano scontenti del mangiare"
"e oggi?"
"No, oggi sono allegri"

Questa sera ho saputo, da Elena, che la mamma è stata messa in carozzina e accompagnata in sala da pranzo! Domani ascolterò le novità.

Sono giorni nuovi. Emozioni e da vivere. Contemplazione dell'umanità di Dio davanti al dolore dell'uomo che attende di ricevere parole di  speranza. Perché solo con loro, e grazie a loro, la lode del Signore potrà essere gioiosamente cantata di età in età (cfr. Sal 78 [79], 13).

Buonanotte mammina mia. A domani.



Luci e ombre



Luci e ombre









(2° Viaggio a Mediugorje 1984)


E' arrivato l'autunno

domenica 20 settembre 2015



Settembre: il mese dei colori caldi,quest'anno ha abbracciato ore di giornate di pioggia e ore di sole che parlava la lingua dell'estate.

Alle prime gocce di pioggia mi sono precipitata a riordinare gli armadi.
Spariti i vestiti estivi, sostituiti da quelli un po' più pesanti. Maniche lunghe, tute e giacche.

Pensavo già al freddo della notte, alla smorzata intensità della luce, al sole pallido sulle foglie che la pioggia avrebbe invitato a cadere!
E perchè no a un maglione nuovo per Paolo!

Ah, settembre scherzoso! mi hai riportato il caldo dell'estate : e allora? Tutto da rifare...

Oggi, con un briciolo di tristezza, ho eliminato le video-cassette per far spazio ai libri nuovi.

Il video registratore da tempo è fuori uso, e allora, coraggio! 
Ho salutato Cenerentola e le sue amiche, i vari cartoni animati con cui Giacomo e, prima di lui Elena, hanno iniziato a ridere contorcendosi sul divano: Tom & Jerry, Cip e Ciop, Gatto Silvestro e le sue mille vite.

Ora Enrico chiederà alla scuola di Francesco se possono servire. La serie dei Cuccioli è istruttiva e interessante e anche la Pimpa(il cagnolone con la lingua penzolone, le macchie rosse) hanno sempre dei temi interessanti e istruttivi. Vedremo....

Domani sarà il primo giorno d'autunno. La mia stagione della vita.

Nel mio cortile c'è una panchina e così
posso sedermi al sole. Quando c'è.
Poi se ho voglia posso camminare,
non certo come una volta,
ma insomma, posso.
Ci sono dei giorni in cui mi sento davvero bene:
e allora cammino per un bel pezzo:
il bastone mi aiuta, mi fa compagnia.
Spesso però mi metto a sedere
prima di arrivare alla mia Chiesa, 
sulla strada c'è un parchetto
dove i bimbi corrono e giocano,
li paragono sempre a teneri passerotti, e li guardo.
Seduta, parlo con Dio,
e Lo ringrazio per la gioia
che mi dona.




Dio Offre, non impone.

sabato 19 settembre 2015


La scelta di Abramo e le sfide del presente.

«Dio ha preso un’iniziativa imprevedibile, chiamando un uomo per risvegliare il suo io, per farlo nascere» 



«Il Signore disse ad Abram: “Vattene dal tuo paese, dalla tua patria e dalla casa di tuo padre verso il paese che io ti indicherò. Farò di te un grande popolo e ti benedirò, renderò grande il tuo nome e diventerai una benedizione. Benedirò coloro che ti benediranno e coloro che ti malediranno maledirò e in te si diranno benedette tutte le famiglie della terra”» (Gen 12,1-3).

. «Balza agli occhi qui come il progetto più realistico sulla vita di Abramo sia non il suo, ma il progetto di un Altro. E questo, se si accetta nella sua manifestazione iniziale, lo si deve poi verificare nel tempo. Così Abramo proverà la familiarità con quella Presenza, che lo ha travolto e trascinato lontano da casa, nell’episodio del querceto di Mamre (Gen 18) in cui l’Essere misterioso sarà come ospite da nutrire e servire, all’ombra dell’albero “nell’ora più calda del giorno” (Luigi Giussani)




Al dibattito su questo tema c'erano varie persone influenti, riporto questo brano che mi pare abbastanza significativo per l'uomo e specialmente per i giovani di oggi.




WEILER. Io di mestiere sono professore di Giurisprudenza. Insegno negli Stati Uniti, in Europa, in Asia. Ovunque, mi sembra che ci sia un assetto comune. I giovani che vengono a seguire le mie lezioni di Diritto costituzionale sono ossessionati dalla parola diritti: «diritti dell’uomo», «diritti fondamentali», «dove sono i nostri diritti?»... Per carità, non vorrei vivere in una società che non rispetta i diritti dell’uomo, i diritti fondamentali, l’uguaglianza. Ma c’è una parola che non sento mai: responsabilità. Doveri. Nessuno, invece di chiedermi: «Professore, quali sono i nostri diritti fondamentali?», mi chiede: «Quali sono i nostri doveri fondamentali? E dov’è la nostra responsabilità?», invece di scaricare sugli altri la nostra responsabilità per quello che accade. «È terribile», dicono. È sempre responsabilità di qualcun altro. Questa è la riduzione dell’io, questo è il messaggio anti-abramitico. Lui è una persona che si è assunta la responsabilità dei suoi atti, della sua esistenza, di quello che accadeva accanto a lui. Se parliamo della riduzione è proprio questa la parola chiave: non diritti, ma responsabilità. Doveri.



Un sogno

mercoledì 16 settembre 2015



I ricordi hanno sempre un profumo che fa battere il cuore e ci aiuta a rivivere momenti non dimenticati.

E con il profumo arrivano nitide le immagini.

Il mio è il ricordo di un desiderio mai realizzato: solo sognato.

Col naso appiccicato al vetro della cartoleria guardavo una favolosa scatola: quella dei pastelli colorati "La "carand'ache"

Mi piaceva la scatola di latta rossa con  tutti quei pastelli in ordine di gradazione dal più chiaro  ...

Quanti disegni avrei potuto colorare!

Mi piaceva disegnare, bhè quello ancora oggi, ma soprattutto colorare. Gli azzurri, i verdi, i rosa e via via.... prendendo spunto dalla natura e così arrivava il profumo dell'erba, del mare, del vento che spazza il cielo dalle nuvole!

Ma il profumo che mi piaceva di più era quello di quando temperavo le matite!

L’odore di grafite che si impregna sui polpastrelli delle dita, socchiudo un attimo gli occhi, e il foglio si colora di un disegno solo mio, respiro ancora quell’emozione.
Il disegno, nei miei sogni, è quasi finito. Manca solo il marrone. Ripenso al legno di pino dei banchi , al primo giorno di scuola...ah se avessi avuto quella stupenda scatola di colori!
 
Ecco nuovamente il marrone!, marrone di mandorle amare, marrone delle caldarroste, che saltellano nella padella bucata . 
Marrone che si confonde con i rossi e con i gialli, delle foglie sul marciapiede! 
Era ed è l'annuncio di cieli grigi e nuvole cariche di pioggia e nell'angolo, tra una nuvola e l'altra, un piccolo sole che mi regala un po' di luce e il suo sorriso.
 
Ciao "Scatola di Caran d'ache" io ti desidero ancora....i pennarelli ti hanno sconfitta, ma non nei miei ricordi.

Preghiera di Nabil

lunedì 14 settembre 2015



Fa', o Signore, che noi stringiamo la Tua mano nera perchè la terra porti frutti di speranza. Fa' che stingiamo la Tua mano gialla perchè ciascuno guadagni il suo pane con dignità. Fa' che stringiamo la Tua mano bianca perchè fioriscano i boccioli di giustizia su tutti i rami. Fa' chenoi stringiamo anche la Tua mano rossa, perchè tutti gli abitanti dell'Africa, dell'Asia, dell'Europa e dell'America coltivino sotto tutti i cieli e in tutti i tempi campi di preghiera e giardini di pace

Nabil Mouannès


La mani di Dio, non solo sono bianche, ma hanno tutti i colori della pelle dell'umanità, per questo se vogliamo stringerle,  devi tenere nella tua la Sua mano nera, gialla o rossa.

E' attraverso l'umanità di questa terra che Dio coltiva il Suo giardino profumato da momenti di preghiera, di giustizia e soprattutto dei fiori della speranza che ci donano pace e amore.

Non tutte le mani sono profumate come le vorremmo, ci sono mani armate l'una contro l'altra.

Chi ha scritto questa preghiera è un prete del Libano. Il libano cantato nei salmi dove appendevamo le nostre cetre, ma non riuscivamo a cantare, perchè prigionieri. Dobbiamo ritrovare, come Nabil, il grande respiro di Dio: il Dio che ama tutte le creature uscite dalle Sue mani in tanti "profili" e in tante "forme" diverse e che le vorrebbe tutte - come dice il profeta Sofonia (3,9) - spalla a spalla, a invocare il Suo nome.




             Un cedro del Libano

Commento di San Giovanni della Croce

domenica 13 settembre 2015



Oggi la seconda Lettura era di Giacomo e ci interrogava sul rapporto che viviamo tra Fede e Opere.

Un mio commento sarebbe inutile e povero. Meglio, molto meglio  un commento di San Giovanni della Croce:

Signore Dio, amato mio! Se il ricordo dei miei peccati t’impedisce ancora di concedermi ciò che ti chiedo, si compia, mio Dio, la tua volontà, che è quanto desidero di più. Mostra la tua bontà e la tua misericordia e sarai conosciuto attraverso di esse. Se poi aspetti le mie opere per concedermi ciò di cui ti prego, concedimele e compile tu in me; vengano pure le sofferenze che tu desideri accettare da me. Se poi non aspetti le mie opere, cosa aspetti, o clementissimo Signor mio? Perché tardi? Se, infine, dev’essere grazia e misericordia quella che ti chiedo per il tuo Figlio, accetta il mio piccolo contributo, se lo vuoi, e concedimi questo bene, poiché anche tu lo vuoi. Chi potrà mai liberarsi dai suoi modi di agire e dalla sua bassa condizione, se non sei tu, mio Dio, a sollevarlo fino a te nella purezza del tuo amore? Come potrà elevarsi fino a te l’uomo generato e formato nella bassezza, se non lo sollevi tu, o Signore, con la stessa mano con la quale l’hai creato? Non mi toglierai, o mio Dio, ciò che un giorno mi hai dato nel tuo unico Figlio, nel quale mi hai concesso tutto quello che desidero; perciò mi rallegrerò sapendo che non tarderai, se ti aspetto. "Perché indugi tanto, se già ora puoi amare Dio nel tuo cuore? Miei sono i cieli e mia la terra, mie sono le genti, miei sono i giusti e miei i peccatori; gli angeli sono miei e mia è la Madre di Dio, tutte le creature sono mie. Dio stesso è mio e per me, perché Cristo è mio e tutto per me. E allora, cosa vuoi, cosa cerchi ancora, anima mia? Tuo è tutto questo ed è tutto per te. Non ti abbassare al di sotto di questo e non accontentarti delle briciole che cadono dalla mensa del Padre tuo. Va’ e gloriati della tua gloria; nasconditi in essa e godila, così saranno esauditi i desideri del tuo cuore."



Il nome di Maria SS.

venerdì 11 settembre 2015




Per comprendere com’ella fosse 


allora devi prima raccoglierti

in un punto dove in te agiscono

colonne e gradinate tu puoi intuire;

dove archi perigliosi travalicano

l’abisso di uno spazio che in te restò

perché su tali blocchi s’innalzava

che tu mai più da te li

svelerai:


tu stesso crolleresti.

Se giungi a questo e tutto in te è di pietra

parete, sala, colpo d’occhio, volta -,

allora prova a discostare un poco

con le mani il grandioso sipario che hai davanti:

tutto risplende

di maestosi oggetti che
soverchiano in te sorriso e tatto.

In alto,in basso, palazzi su palazzi,

più ampie da balaustre

erompono per emergere in alto a tali bordi

che tu, quando li guardi,

hai le vertigini.

Di tripodi fumanti una foschia avvolge

ciò che è vicino,

ma il lontano figge su te

i suoi diritti raggi-,

e se ora da coppe in chiare fiamme

svaria un bagliore su vesti che si appressano:

tu come resisti?

Ma lei giunse e sollevò lo sguardo ad abbracciare tutto questo.

(Un infante, una bimba tra le donne).

Poi salì, quieta,tutta in sé fidente,

verso lo sfarzo che per lusinga si ritrasse:

tanto era ciò che edificano gli uomini

sommerso,

sopraffatto dalla lode nel loro cuore.

Dell’ardore di abbandonarsi ad interiori segni.

Ed erano convinti i genitori

di inviarla lassù dove sembrò riceverla

quel minaccioso dal petto sfolgorante,

ma piccola com’era passò di mano in mano

sino al destino suo

ch’era già pronto,

alto più della sala,

e di quella magione ben più greve.Rilke





Settembre

lunedì 7 settembre 2015



Era la prima sera di settembre, e pioveva, quando ho fotografato la panchina del mio giardino e le ho regalato due rose perchè non fosse triste al mio sguardo!

L'estate che ci ha donato colori sgargianti e frutta in abbondanza, come abbondante è stato il caldo dei mesi trascorsi, ora comincia a declinare e, già il mattino, profuma del tempo d'autunno!

Le piante, piano piano, rimettono alla terra il bel manto di foglie e poi resteranno nude.

Anno dopo anno tutto si ripete e tutto è sempre uguale; ma diverso. E noi rinnoveremo lo stupore per i colori che avranno le viti, le siepi e le stesse foglie.

Ma prima di spogliarsi e consegnare tutto il verde alla terra, le piante si esauriscono per un ultimo dono: i frutti che noi addenteremo con golosità.

Quando pronuncio la parola Settembre ecco che la mente mi riporta a questa poesia di D'Annunzio. Ricordate?

Settembre, andiamo. È tempo di migrare.
Ora in terra d'Abruzzi i miei pastori
lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
scendono all'Adriatico selvaggio
che verde è come i pascoli dei monti.

Han bevuto profondamente ai fonti
alpestri, che sapor d'acqua natia
rimanga né cuori esuli a conforto,
che lungo illuda la lor sete in via.
Rinnovato hanno verga d'avellano.

E vanno pel tratturo antico al piano,
quasi per un erbal fiume silente,
su le vestigia degli antichi padri.
O voce di colui che primamente
conosce il tremolar della marina!

Ora lungh'esso il litoral cammina
La greggia. Senza mutamento è l'aria.
Il sole imbionda sì la viva lana
che quasi dalla sabbia non divaria.
Isciacquio, calpestio, dolci romori.
Ah perché non son io cò miei pastori?



“Andiamo”, è la  nostalgia del poeta, è la stessa dei pastori, costretti a lasciare le loro terre. Il suo coinvolgimento emotivo si dichiara, poi, pienamente nell’ultimo verso, molto struggente, con la domanda: “Ah, perché non so’ io cò miei pastori?”.

Lascio a Dannunzio la risposta e continuo dicendovi che l'autunno è un'altra primavera, prima del gran riposo.

La terra torna verde, prima del grigio della nebbia, prima del bianco della neve.

Il sole s'affaccia tra una nuvola e l'altra e noi ci adagiamo in un lieto sopore. Riprendiamo le letture o i lavori interrotti e anche le partecipazioni alle Messe......

Andiamo incontro al sole pallido che ci illumina senza accecare e ci bacia senza ardere.

Felice dolce Settembre.



Uno sguardo

sabato 5 settembre 2015



La vita dell' uomo ha quattro tappe. La prima è quella dell'imparare, quando si è formati dai Maestri. La seconda è quella dell'insegnamento in cui si condivide ciò che si è appreso con gli altri. La terza fase è quella del bosco, nel quale si ritira per ritrovare se stessi ed energie nuove. Infine, la quarta tappa è l'essere mendicanti, tendendo la mano agli altri perchè ti sorreggano nella malattia e nella vecchiaia. Apologo Indiano


Penso che la terza fase, quella del bosco sia quella che sto vivendo.

Per usare un'espressione di Moravia, "una reimmissione dell'acqua nella diga dello spirito": una necessaria ricarica di riflessione.

Ma è l'oggi che mi fa vivere il quarto periodo: quello della vecchiaia e della malattia. La malattia della mia mamma.

Ora è ricoverata in una casa per anziani: che non le piace, nè la casa, peraltro ottima, nè gli infermieri, nè i medici.

Vorrebbe che fossimo sempre con lei. La capisco 1) non è mai stata in ospedale, ha sempre avuto il terrore della casa di riposo e 2) non è mai vissuta da sola.

Noi figli ora ci diamo il cambio, una mattina io, il pomeriggio Elena, oppurre viceversa.


Ma volevo parlarvi del mio rapporto con i più deboli: appunto gli anziani.

Già al tempo del catechismo, nel periodo precedente le grandi feste liturgiche, preparavo dei cartoncini su cui i bambini disegnavano un motivo che riportasse alla mente la festa che stava arrivando.

Suggerivo loro una frase adatta e poi, tutti insieme, prendevamo il pullman e andavamo nell'ospizio più vicino.

Loro, andavano vicino ad ogni paziente e gli regalavano il loro biglietto.I bimbi erano felici e gli ospiti, anche.

Il Parroco di allora mi permetteva certe iniziative!!!



 Ritorno all'oggi: la mia mamma è nel letto, la parola corretta, è una paziente allettata.

Nel corridonio carozzine vanno e vengono. Pazienti tristi, la testa reclinata in avanti, le braccia inerte e magre.

Ho preso l'abitudine, quando loro sono in sala da pranzo, di andare ad augurare il buonappetito, un saluto con la mano....Nessuno risponde...sì forse una persona o due.

Non importa, le infermiere non mi sgridano, per ora, e io puntualmente entro e saluto.

Due giorni fa è successo qualcosa....

Tra le signore sedute al tavolo da pranzo, ne noto una che sta leggendo.....

Non posso non avvicinarmi! Vado da lei e le chiedo cosa legge.

Mi mostra il libro "Lucarelli" poche pagine "Altrimenti poi non ricordo l'inizio!"

La guardo e le sorrido. E' bella. Nella sua vecchiezza è molto bella. Due profondi occhi neri che indagano i miei e risponde al sorriso.

Lei è Giuseppina. Pinuccia. La madre italiana, il padre Eritreo. Lei è nata lì (ne porta i tratti, i capelli ora bianchi, dovevano essere nerissimi, carnagione più scura della mia....) poi è venuta in Italia.

Non posso fermarmi molto, la mia mamma mi aspetta. Le ho promesso, andandomene, che le avrei portato un libro se l'avesse gradito. Sì.

Ieri sono tornata. (Quando la mia mamma aveva pranzato,ho riportato i piatti in sala da pranzo). 
Pinuccia era lì. Intenta a guardare la televisione che trasmetteva "un balletto" (forse la morte del cigno, ma non ne sono sicura). A lei piaceva.

Mi sono avvicinata le ho dato il libro "Va dove ti porta il cuore" della Tamaro con una dedica e il mio nome.


"Guarda Lucia, che io ci impiego tanto a leggere!"

"Tutto il tempo che ti serve. E' tuo!"

"L'hai scritto tu?"

"No, non sono brava a scrivere!"

"Ma...ma...ma..."

Era impacciata come volesse dirmi ma io cosa posso darti?

Le ho dato un bacio sulla fronte e stavo andando via quando sento che mi dice:

"Ma chi sei? Chi ti ha mandato? Sei un dono!" "Dove ci siamo conosciute?"

"Qui Pinuccia, ieri. E sono solo Lucia."

"Ti rivedo?"

"Sì, spero. Adesso vado dalla mia mamma!"


Mentre mi allontano sento che cerca di dare un senso, alle altre persone, di quest'incontro.......


"In uno sguardo riconosci il fratello" Questa è stata la mia dedica.




Parole d'amore per un bimbo Siriano

venerdì 4 settembre 2015





Ti ho guardato

quando la notte ti ha chiuso gli occhi.

Ho visto quando

ti ha sollevato in alto,

ha accarezzato la tua mano

aprendo il tuo piccolo pugno.

Terra umida si è unita

con altra terra

dove eri solito giocare.

Ora appoggia la testa qui,

sulla mia spalla,

e dormi.




(Favola di Claudio Chieffo)

Volerà nel cielo senza nuvole
una voce, un canto inconfondibile:
i bambini di Dio
la gloria canteranno liberi
di Chi ha fatto la vita
e ha dato la Speranza agli uomini.




Nuda povertà

martedì 1 settembre 2015



Leggendo i Vangeli  mi sono tante volte chiesta  su come seguire Gesù.


La prima  che mi viene in mente , è: " Gesù, Ti seguirò, dovunque tu vada!"

Gesù mi guarda e mi dice: "Pensaci. 
Non ho un nido, non una tana, solo strada, ancora strada. Non un posto dove posare il capo, se non nel Padre."

Gesù:  nudo amore che deve essere amato in nuda povertà.

Eppure seguirlo è scoprire una ric­chezza che mai avrei immaginato; è diventare ric­chi, non di cose, di luoghi o nidi, ma di incontri, di opportunità, di luce. Gesù non ha una casa, ma ne trova cento sul suo cammino, colme di volti amici. Le parole di Gesù sono sempre, anche quelle dure, una risposta al nostro bisogno di felicità.

La seconda risposta che mi dice è "Seguimi!" E io rispondo : sì. Solo lasciami andare prima a seppellire mio padre.

E Gesù guardandomi nuovamente e duramente esclama:
Lascia che i morti seppelliscano i morti!

Parole che che mi interrogano dicendomi: "sei sicura di non vivere una vita spenta, una religiosità oscura, te­nebrosa, intrisa di paure?

Parole dure che sottin­tendono però: vuoi seguire  me, io ti darò il segreto della vi­ta autentica! 
Il Vangelo è sempre un inno alla vita, scoperta di bellezza, incremento di umanità.

Infine la resa: "Ti seguirò, Signore, ma prima... lascia che io baci i miei figli, mia madre...

E' una richie­sta naturale, no?!È così duro il cammino sen­za amici e senza affetti!

Tutto si gioca attorno a una parola-simbolo: «prima». La cosa da fare prima, in­dica la priorità del cuore, quello che sta in cima ai miei pensieri.

La risposta di Gesù: "Non voltarti indietro, non guardare a ciò che ti mancherà, ma a ciò che ti verrà donato.

Non guar­dare alle difficoltà, ma all'orizzonte che si apre. Non alla nostalgia, ma alla strada e ai grandi campi del mondo.

La fede spalanca orizzonti più grandi.

Chi si volta indietro non è adatto al Regno. 
Ma allo­ra chi è adatto? Chi non si è mai voltato indietro? 
Non Pietro, non Giacomo e gli altri. Non ce l'han­no fatta i Dodici, come posso pensare di farcela io? Ma Gesù non cerca eroi incrollabili per il suo regno, ma uomini e donne autentici che sappiano sce­glierlo ogni giorno di nuovo, che sappiano rispon­dere «sì», ogni volta, come Pietro, all'unica doman­da: mi vuoi bene?