..correvano gli anni....

venerdì 24 luglio 2015



Tra le immagini di Google ho trovato la "forma"!


C'è stata la guerra, in un tempo non lontano e che dobbiamo  ricordare.
C'è stata la guerra, e per chi l'ha vissuta, per chi ha visto crollare le case, per chi in fretta ha lasciato il letto, il tavolo, il vasetto di fiori e i ritratti delle persone care e se n' è andato in una città che credeva più sicura, più lontana dal pericolo, può dire di aver conosciuto una realtà che non si può dimenticare. E c'è una cosa da cui non si guarisce: la paura!


E' successo alla mia famiglia . Io ero una bimba di 4-5 anni, e ricordo le corse nei campi, le notti nelle stalle, dormire sulla paglia con tante altre persone e l'orecchio attento al cielo.

Una volta sofferta l'esperienza del male, non si dimentica. Io sono sempre, in tutto ciò che vivo, pronta a cercare la pace e la serenità interiore che non nasce certo dai vasetti di fiori.


Vorrei ora ritornare alla storia delle scarpe. Spero di raccontarla con una leggera vena d'ironia.

Il mio fantastico papà era un bravissimo lavoratore e con mani abili,  poteva aggiustare tutto ciò che, di utile, era rotto.
Aveva comperato la "forma" un pesante arnese di ferro con tante forme di piedi.
Avevamo le scarpe rotte? Ci pensava lui.

Comperava il cuoio, i chiodi e, infilata la scarpa nella "forma" lui ritagliava, incollava e inchiodava le nuove suole! Eh ma la sua perfezione gli suggeriva che le mie scarpe, sarebbero state più resistenti con i "salva punte e salva tacchi", (in  acciaio) quindi altri chiodi e voilà avevo le scarpe nuove!

Certo duravano di più ma io  ero disperata! Camminavo nei corridoi della scuola e mi si riconosceva dal tic, tac, tac, tic. Ero unica; ero io e le mie scarpe resistenti! 

"In fila! Un due, un due, passo.....Nadal fai meno rumore!" Una parola!!!

Nuove scarpe? Certo: unicamente perchè il piede cresceva, e  il tic tac, si ripeteva,  Papà non abbandonava la sua creatività.....!
Penso che avrete capito che questo fatto avveniva perchè, finita la guerra, la povertà era condivisa e...non si buttava via niente. Tutto poteva essere aggiustato e rindossato.

A presto!






6 commenti:

  1. Coi miei quasi 56 anni faccio parte di una generazione superfortunata. nata nel boom economico, mai una sofferenza, sempre tutto a disposizione, anche le piccole baruffe sessantottiane attraversate ancora incosciente.
    Siamo quelli che si scandalizzano di più. Ma viviamo ancora in un agio irreale e senza alcuna memoria della sofferenza. E il sentito dire, l'aver letto e studiato, non ha nulla a che fare con lo sbatterci la testa.
    Siamo la generazione dei "vasetti di fiori".
    Chissà se impareremo mai.
    Chissà che non si preparino tempi troppo bui, per il nostro non saperli affrontare..
    Buon weekend Lucia... grazie di esserci!


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    1. Ora è sabato sera. Sto registrando un film molto particolare che forse vedrò domani sera: Il giardino dei limoni.
      Mi pare di aver sentito tempo fa....."Stiamo uscendo dal tunnel!" ....dovremmo esserne usciti ormai....
      Ciao ragazzo sei sempre molto caro!. Buona domenica nel Signore.

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  2. Che bel racconto; ricordi di una generazione che ha vissuto tempi difficili ma che, proprio per questo, ha imparato a prendere la vita come un dono, sapendo apprezzare tutto il "di più" di cui disponiamo oggi.
    Un saluto a te cara Lucia e l'augurio di un sereno fine settimana.

    P.S. Il mio link è questo: http://www.mr-loto.it/

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    1. Oh Mr. Loto! Hai sempre parole che donano molta serenità. Spero domani di poter inserire il tuo link. Buona Domenica.

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  3. quel pezzo di ghisa che troneggiava e troneggia ancora dal calzolaio ricorda tempi lontani quando si prendeva la misura del piede con lo stecco e poi...giù di martello per la tomaia e pedata. Oggi solo i miei scarponi da cammino li fa ancora Vince ma con la tomaia già fatta. La pedata di Vibram e la corda di seta ben impeciata. Bello calpestare quei selciati che secoli addietro posero mani intelligenti e capaci. Andreapac il montanaro

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    1. Bravissimo conosci il lavoro! Abbraccioni in montagna si respira!

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o