San Paolo e San Pietro. Festa

lunedì 29 giugno 2015


San Paolo; Corinzi, 1, 1-25
Perchè ciò che è stoltezza di Dio è più sapiente degli uomini, e ciò che è debolezza di Dio è più forte degli uomini.




Qui Rembrandt coglie Paolo seduto, seguendo il fascino che tale posa esercitava sui luministi caravaggeschi del secondo decennio del seicento. Seduto e solo: lontane le folle che lo acclamavano, lontani i discepoli e le chiese da lui fondate, lontane persino le continue persecuzioni. Qui Paolo è solo col Mistero del suo destino.

Non sappiamo con certezza. Certo è che Paolo è vecchio, le sue lettere e i suoi scritti sono ammassati su un tavolo in primo piano. Un tavolo che siamo obbligati ad osservare noi, occasionali visitatori dello studio paolino. Rembrandt vuole farci incontrare come prima cosa gli scritti dell’Apostolo sapendo che solo attraverso la lettura attenta delle lettere paoline e la comprensione dell’interpretazione paolina del Mistero di Cristo dentro le Scritture, è possibile conoscere la statuaria grandezza di Saulo di Tarso.

Alla destra del quadro, da una finestra nascosta, entra la luce solare. È questa luce che lascia in ombra i libri e le pergamene, ma inonda le spade e il braccio sinistro. Eccolo lì quel braccio straordinario (che forse solo ora notiamo), colto nell’atto di appoggiarsi al tavolo e far leva su di esso per balzare in piedi e partire. È il braccio del missionario, di Paolo instancabile fondatore delle chiese.
Due luci due tensioni, due braccia due amori: il desiderio di essere con Cristo e il desiderio di nuove missioni, di nuove anime da salvare. Egli potrebbe dire con Jacopone da Todi: Cristo me trae tutto tant’è bello! Eppure egli è anche tutto per l’opera di un Altro.
Questa è la grandezza e la forza del messaggio paolino. Non la diatriba infinita fra fede e opere, ma le opere della fede e l’ardente desiderio dell’Eternità, dell’unione con Cristo che rende più certo e più caro il presente.



San Paolo si è recato in molti paesi per testimoniare la Parola.
Posso dire che al Suo confronto Ulisse era un pantofolaio.



Sto leggendo questo libro e mi piace moltissimo l'immagine di un Paolo iroso.
Louis de Wohl narra , per me, magnificamente le vite di tanti santi.
Oggi ricordiamo anche San Pietro.







E io dico a te che tu sei Pietro e sopra questa Pietra edificherò la mia Chiesa e le porte dell'Inferno non prevarranno contro di essa. E a te darò le chiavi del Regno dei Cieli...


(Matteo XVI, 18-19).







San Pietro è l’apostolo investito della dignità di primo papa da Gesù Cristo stesso: “Tu sei Pietro e su questa pietra fonderò la mia Chiesa”. Pur non essendo stato il primo a portare la fede a Roma, ne divenne insieme a s. Paolo, fondatore della Roma cristiana, stabilizzando e coordinando la prima Comunità, confermandola nella Fede e testimoniando con il martirio la sua fedeltà a Cristo.
Nacque a Bethsaida in Galilea, pescatore sul lago di Tiberiade, insieme al fratello Andrea, il suo nome era Simone, che in ebraico significava “Dio ha ascoltato”; sposato e forse vedovo perché nel Vangelo è citata solo la suocera, mentre nei Vangeli apocrifi è riportato che aveva una figlia, la leggendaria santa Petronilla; il fratello Andrea, dopo aver ascoltato l’esclamazione di Giovanni Battista: ”Ecco l’Agnello di Dio!” indicando Gesù, si era recato a conoscerlo ed ascoltarlo e convintosi, disse poi a Simone “Abbiamo trovato il Messia!” e lo condusse con sé da Gesù.
Pietro fu chiamato da Cristo a seguirlo dicendogli

“Tu sei Simone il figlio di Giovanni; ti chiamerai Cefa"

= Pietro (che in latino è tradotto Petrus); in seguito dopo la pesca miracolosa, avrà la promessa da Cristo che diventerà pescatore di anime.
Fu tra i più intraprendenti e certamente il più impulsivo degli Apostoli, per cui ne divenne il portavoce e capo riconosciuto.

1 commento:

  1. i tuoi post hanno sempre molto interesse certe parabole le ho già dimenticate e qui mi rinfrescano la memoria!!!
    Ciao e buona serata cara amica.
    Tomaso

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