L'Angelo Custode di R. M. Rilke

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Trascorso il giorno di Pasqua, ecco il lunedì "dell'Angelo"

Di norma, questo giorno, viene chiamato "Il dì di Pasquetta" e sui prati già verdi di tenera erbetta, si stendono tovaglie per ospitare cibarie varie, tra cui non può mancare la "torta pasqualina"!

Nella mia tradizione famigliare, milanese, è la "festa dell'Angelo" e la celebre la Fiera dei fiori e degli uccellini. Poi non so che cosa ci sia ancora! Era una festa in cui il mio papà si sentiva attore principale. Tornava, infatti a casa, con i fiori di cui era innamorato e con qualche (uno al massimo due) cardellini, i suoi preferiti. (la mamma.....borbottava...non condividendo gli acquisti) Per continuare la mia tradizione, no, no, non vado a Milano.....ma posso farvi leggere una poesia di Rilke al suo Angelo custode,



Da che l’Angelo mio più non mi veglia,
può libere spiegar, volando, l’ali;
e fendere il silenzio delle stelle.
Ché le trepide mani egli levare
non deve più su le mie notti sole,
da che l’Angelo mio più non mi veglia

Da che l’Angelo mio più non mi veglia ,
da che lo espulse, dopo l’alba, il giorno,
il nostalgico volto ei spesso inclina
verso la terra; e più non ama il cielo.

Da questa grama realtà vorrebbe
le mie pallide preci ancora addurre
per lo svettante murmure dei boschi
al paese, lassù, dei Cherubini.
Il mio pianto di bimbo, vi recava,
le mie piccole pene e le preghiere.
Crebbero quivi in esili boschetti
che sovra lui sussurrano.

Se nel meriggio della vita, un giorno,
tra ‘l chiasso delle fiere e dei mercati,
avvenga ch’io dimentichi, repente,
il fiorito pallor del mio mattino
( l’Angelo mio custode, pensieroso:
la sua bontà, la tunica di neve,
le sue mani congiunte alla preghiera,
il cenno della destra a benedirmi )
nel più arcano de’ sogni io serberò
l’immagine dell’ali ripiegate,
che a tergo gli svettavano siccome
un gran cipresso bianco.

Le mani sue, rimangono; siccome
rondini cieche, che, dal sole illuse,
( mentre gli stormi trassero pei mari
dove pur sempre aulisce Primavera)
sui rami secchi d’un albero ignudo
lottano contro i soffi del rovajo.

Un pudico rossore le sue guance
invermigliava: come di fanciulla,
che sul bujo dell’anima allo sposo
grevi coltri di porpora distenda.

E avea negli occhi una fulgida vampa,
quasi d’aurora. – Ma su tutto, immense,
svettavan l’ali a navigargli il cielo.

‘ Da che l’Angelo mio più non mi veglia’


In questa lirica Rainer prende commiato dal suo Angelo Custode - Lo dispensa lievemente dal proprio intervento e immagina che Egli si allontani da lui.
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7 commenti:

  1. Molto bella questa lirica di Rilke!
    Da ieri vivremo tutto il periodo di Pasqua, un susseguirsi di pensieri, meditazioni, letture e riflessioni, al fine che noi possiamo sperimentare questo dono d'amore grande, nella quotidianità della nostra vita.
    Lasciando l'effimero, le parole vuote cornici di superficialità, in disparte.
    Le parole vuote logorano a lungo andare i sentimenti veri, diamo un peso giusto alle parole.
    E le parole devono essere seguite dai fatti, non da altrettante parole tronfie, che al primo balenar di insuccesso, o di orgoglio ferito, o di solitudine(virtuale)
    ci si riempie la bocca, per far da balsamo al vuotume.
    Mt.7,15-23.
    Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
    21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
    Guardatevi dai falsi profeti che vengono a voi in veste di pecore, ma dentro son lupi rapaci. 16 Dai loro frutti li riconoscerete. Si raccoglie forse uva dalle spine, o fichi dai rovi? 17 Così ogni albero buono produce frutti buoni e ogni albero cattivo produce frutti cattivi; 18 un albero buono non può produrre frutti cattivi, né un albero cattivo produrre frutti buoni. 19 Ogni albero che non produce frutti buoni viene tagliato e gettato nel fuoco. 20 Dai loro frutti dunque li potrete riconoscere.
    21 Non chiunque mi dice: Signore, Signore, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli. 22 Molti mi diranno in quel giorno: Signore, Signore, non abbiamo noi profetato nel tuo nome e cacciato demòni nel tuo nome e compiuto molti miracoli nel tuo nome? 23 Io però dichiarerò loro: Non vi ho mai conosciuti; allontanatevi da me, voi operatori di iniquità.
    Non è per te, (ma chi ha orecchie per intendere).
    Un abbraccio.Dani

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  2. Google, ha fatto uno scherzetto, ha ripetuto 2 volte lo stesso brano di Matteo, forse non è stato uno scherzo, ma ha voluto sottolineare!
    Ariciao.
    Dani

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    1. cosa faccio lo sistemo o lascio? Ciao Dani

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  3. Bellissimo questi riflesso, è veramente l'angelo che si congratula con noi, augurandoci una buona pasquetta!!! Cara Lucia.
    Tomaso

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    1. Ciao Tomaso. Rilke ci dona pensieri siblimi. Buona serata

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  4. In A-MORE è leCITO giocare a fare gli OFFesi.
    E dalle ALI si passa a FARE il piedino.
    Mia nonna, quando eravamo PREocCUPAti per DEI LITIgi DEI nostri GENI-TORI, ci CONsoLAVA dicendo che se continuavano a dormire insieme TUTTO si agGIU'STA'.

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    1. Non so proprio cosa rispondere! Buona serata.

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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