Cantico dei cantici di Salomone

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Da giorni leggo e rileggo questo Cantico che i mistici definiscono una sublimazione dell'amore matrimoniale. Vi confesso che fino a un mese fa, non lo leggevo con passione, perchè sono una persona pudica. Non c'entra l'età, io non apprezzo i complimenti che mi fanno se ritengo siano inappropriati o detti da persone di cui non condivido l'amicizia, il pensiero. Oppure che non siano conformi a ciò che lo specchio mi rivela.

Il Ct mi turbava quindi non mi spingevo oltre le prime quartine (?)

Oggi ho deciso. Posterò subito un commento di Enzo Bianchi e poi qualche rima che conosciamo un po' tutti.


. [...]Alcuni libri ponevano dei problemi, anche se non molti: il libro di Ezechiele, Qoelet e soprattutto il Cantico dei cantici perché molti rabbini lo consideravano come un insieme di canti da taverna, al massimo canti da festa nuziale (nel nostro linguaggio canzoni della stagione delle mele). Ma tra loro c’era Rabbi Aqibà, che morirà martire nella seconda distruzione di Gerusalemme nel 135, il quale disse: “Il mondo intero non vale il giorno in cui è stato dato ad Israele il . Alcuni libri ponevano dei problemi, anche se non molti: il libro di Ezechiele, Qoelet e soprattutto il Cantico dei cantici perché molti rabbini lo consideravano come un insieme di canti da taverna, al massimo canti da festa nuziale (nel nostro linguaggio canzoni della stagione delle mele). Ma tra loro c’era Rabbi Aqibà, che morirà martire nella seconda distruzione di Gerusalemme nel 135, il quale disse: “Il mondo intero non vale il giorno in cui è stato dato ad Israele ilCantico dei cantici, perché tutte le Scritture sono Sante ma il Cantico dei cantici è il Santo dei Santi, cioè Santissimo”. Decodifichiamo questo linguaggio: tutte le Scritture sono qualcosa che viene da Dio e appartiene a Dio, ma voi sapete che nello spazio del Tempio il Santo era riservato al popolo di Santi, Israele, ma poi c’era il Santo dei santi, quella stanza cubica in cui Dio direttamente era presente; il Ct è come il Santo dei santi al cuore del tempio, è il libro Santissimo. La lettura cristiana E’ grazie a Rabbi Aqibà che il Ct è entrato nel canone biblico, la chiesa ha poi ereditato l’AT d’Israele, se lo è trovato lì e sovente è restata imbarazzata di questa presenza. La cosa fu risolta abbastanza presto con il grande maestro Origene il quale amò tantissimo questo libro, ma vi trovò che l’amore descritto era semplicemente un amore parabolico che rinviava a qualcosa d’altro, un amore più profondo: l’amore tra Dio e il suo popolo, Israele, l’amore tra Cristo e la chiesa. Intelligentissimo il commento di Origene, da lui in poi si è praticata sempre e soltanto questo tipo di lettura ‘tipologica’. Sono stati soprattutto i monaci a commentarlo, dalla patristica antica a quella medioevale, dal commento di Bernardo a quello di Guglielmo di Saint Thierry e di Gilberto d’Oiland, sempre si è individuato l’amore tra Dio e il suo popolo, Cristo e la chiesa, lo Sposo (Cristo) e la Sposa (l’anima del credente). Lettura alla quale va un rispetto enorme perché indubbiamente è il segno più evidente di una ricerca di Dio. Solo dei cristiani depotenziati e depauperati, come sono oggi la maggior parte, pensano che si possa parlare di Dio senza il registro dell’amore. Il vero cristiano, prima di essere colui che crede in Dio, è colui che è legato a Dio, che aderisce a Dio, che ama Dio; altrimenti sarà un cristiano che parla di Dio alla terza persona, incapace di balbettare il “Tu”, ma quando si balbetta il “Tu” significa che c’è l’amore.












Una voce! L’amato mio!

Eccolo, viene

saltando per i monti,

balzando per le colline.

L’amato mio

somiglia a una gazzella

o ad un cerbiatto

Eccolo, egli sta dietro il nostro muro;

guarda dalla finestra,

spia dalle inferriate.

Ora l’amato mio

prende a dirmi:

«Àlzati, amica mia,

mia bella, e vieni, presto!

Perché, ecco, l’inverno è passato,

è cessata la pioggia,

se n’è andata

i fiori sono apparsi nei campi

il tempo del canto è tornato

e la voce della tortora

ancora si fa sentire

nella nostra campagna.

Il fico sta maturando i primi frutti

e le viti in fiore spandono profumo.

Àlzati, amica mia,

mia bella, e vieni, presto!

O mia colomba,

che stai nelle fenditure della roccia,

nei nascondigli dei dirupi,

mostrami il tuo viso,

fammi sentire la tua voce,

perché la tua voce è soave,

il tuo viso è incantevole».
















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3 commenti:

  1. È uno dei testi più lirici e inusuali delle Sacre scritture. Racconta in versi l'amore tra due innamorati, con tenerezza ma anche con un ardire di toni ricco di sfumature sensuali e immagini erotiche. Ciò non pregiudica affatto il carattere sacro del Cantico, in quanto l'amore erotico dei due amanti, per l'autore del testo, ha origine divina, come si può ricavare da Ct 8,6: "Una fiamma di Dio/del Signore".

    Insomma, secondo te si fa ma non si dice.
    E' bellissimo.


    Ciao Lucia, o mia colomba.

    RispondiElimina
  2. Esatto. Buonanotte. A Domani!

    RispondiElimina
  3. di doman non c'è certezza
    Ciao.

    RispondiElimina

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o

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