Che cos'è un rito?

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Il rito è ricerca di perfezione. Parlo di una perfezione fisica e mentale. Le perfezione nei gesti, nelle parole. Richiede coscienza di se e dei propri pensieri. Richiede concentrazione. Richiede leggerezza.Necessita di lentezza. Si giunge ad una ritualità per gradi. Con il tempo e la passione. E' riflessione il rito, perchè l'uomo non è per natura portato alla perfezione. . Significa essere silenti e penetrare dentro di se.






Versare dalla moca il caffè la mattina appena svegli può essere un rito. Non il gesto in se. Ma l'eventuale attenzione posta nel versare il caffè nella tazza. Questo è già un rito, che nasconde un mare d'emozioni dentro. Sente scorrere dentro ogni frammento di tempo.Ed allora dà valore a quel tempo.





Ho ricordato nell'ultimo post il rito di Francesco per la prepararsi a fumare la pipa.


Questo rito, mi aveva già affascinato, al tempo in cui io ero la segretaria del Servizio Maglieria nella società ACSA Leacril a Milano e Paolo ne era capo-ufficio. Lui fumava la pipa. Lo vedo prima di iniziare un'importante pratica, aprire il cassetto della scrivania, disporre con un determinato ordine, lentamente, la pipa che era giusta per quel momento, e poi caricarla, sempre lentamente e sempre attento ai gesti che stava compiendo; poi l'accendeva e s'immergeva in pensieri in cui nessuno ne faceva parte: rifletteva. Intanto l'ufficio si riempiva di quel profumo che mi piaceva tanto.


Come avrete compreso a me piacciono i "riti": la preparazione della tavola anche se sono sola a pranzo o a cena. L'attenzione alla tovaglia, ai tovaglioli (esclusivamente di stoffa), ai piatti etc.....Il rito del dormire....cambiare spesso le lenzuola ele federe: fresche e profumate...(il profumo del pulito, nient'altro!) E poi altri che non oso elencare!






Le frasi più adatte a spiegare che cos'è un rito, per me, sono quelle riportate da Saint-Exupery nel suo "Piccolo principe:


«Ci vogliono i riti». «Non si conoscono che le cose che si addomesticano», disse la volpe. «Gli uomini non hanno più tempo per conoscere nulla. Comprano dai mercanti le cose già fatte. Ma siccome non esistono mercanti di amici, gli uomini non hanno più amici. Se tu vuoi un amico addomesticami!». «Che bisogna fare?» domandò il piccolo principe. «Bisogna essere molto pazienti», rispose la volpe. «In principio tu ti sederai un po' lontano da me, così, nell'erba. Io ti guarderò con la coda dell'occhio e tu non dirai nulla. Le parole sono una fonte di malintesi. Ma ogni giorno tu potrai sederti un po' più vicino...».


Il piccolo principe ritornò l'indomani. «Sarebbe stato meglio ritornare alla stessa ora», disse la volpe. «Se tu vieni, per esempio, tutti i pomeriggi alle quattro, dalle tre io comincerò ad essere felice. Col passare dell'ora aumenterà la mia felicità. Quando saranno le quattro, incomincerò ad agitarmi e ad inquietarmi; scoprirò il prezzo della felicità! Ma se tu vieni non si sa quando, io non saprò mai a che ora prepararmi il cuore... Ci vogliono i riti». «Che cos'è un rito?» disse il piccolo principe. «Anche questa è una cosa da tempo dimenticata», disse la volpe. «È quello che fa un giorno diverso dagli altri giorni, un'ora dalle altre ore».


Il rito è necessario per celebrare la vita, bella se vissuta come armoniosa fusione di umano e di divino, come avviene nel mistero dell’Incarnazione.


Dio si fa carne, si fa corpo, per danzare la vita; fonda la Chiesa e dona la sua Parola per preparare il cuore dei fedeli all’incontro con l’Amato, com’è mirabilmente descritto nel “Cantico dei Cantici”.


Oltre al grande momento della Consacrazione in cui, ho capito, che le parole, le mie, non servono, basta un profondo silenzio. Un silenzio pieno che mi trapassa il cuore per l'eccezionalità del momento.


Prima di quel momento io ne vivo un altro: L'Offertorio. In quel rito io poso sull'altare le mie giornate, piene di pensieri, belli e brutti, chiedo allora che lo Spirito d'Amore le trasformi in momenti graditi al Verbo.


Sono questi riti, momenti di preghiera che ricorderò la sera, e al mattino, in modo ch'io possa vivere quei momenti e averli sempre accanto per poter vivere pienamente la vita che il Signore mi ha donato, chiamandomi.










Ciao Dani. Lucia.




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4 commenti:

  1. Il racconto del pentito Gianni Cretarola sui riti di iniziazione per entrare a far parte della malavita romana.

    E' Gianni Cretarola, collaboratore di giustizia, a raccontare, in videocollegamento nell'aula bunker di Rebibbia, da una località segreta, come si svolgeva il rito di affiliazione alla 'ndrangheta romana. Dietro le sbarre ci sono altri imputati, tra i quali Massimiliano Sestito, un tempo sua guida spirituale. A fare le domande sono i pubblici ministeri Francesco Polino e Francesco Minisci. Nella stessa aula, al processo Fasciani, Gaspare Spatuzza, con l’altro pm Ilaria Calò.

    Cretarola ha ripercorso le fasi del "battesimo", per entrare nell'organizzazione criminale: "Basta aver compiuto 16 anni, non è necessario aver ucciso. Ma mi aiutarono l’amicizia con Sestito e l’omicidio già compiuto (a Ventimiglia, quando aveva 16 anni, ndr )". Cretarola si era tagliato il polso con un punteruolo: lo sgarrista deve bere il sangue dal braccio di un confratello e tagliarsi a sua volta. All'epoca era nel carcere di Sulmona, lavorava nella pelletteria, per il battesimo si utilizzavano chiodi e punteruoli da pelletteria: si era punto una prima volta ma nulla. Una seconda ed era uscito sangue a sufficienza. Quanto bastava per non invalidare la cerimonia. Cretarola diventa così sgarrista, cioè custode delle armi e della droga, e contabile dell'organizzazione. Ma il futuro gli ha poi riservato ben altro, e tuttora vive in regime di protezione.

    Ciao Lucia.

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  2. Gus....io volevo parlare solo dei riti belli! Hai ragione ci sono anche quelli di cui parli, anche altri.....ma non voglio pensarci.
    Pensa ai riti delle stagioni, a quelli che si vivono ancora tra i contadini..
    Come stai? Il blog ti ha stancato? Domani giorno della memoria: Pensa a quelle povere anime dei nostri fratelli maggiori! Abbraccio.

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    Risposte
    1. Il blog non mi ha stancato, sono io che ho stancato il blog e potrei anche smettere di scrivere. Tu sai perché non lo faccio.
      Ciao Lucia.

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  3. E' un posto buono come un altro per incontrare sorrisi o schiaffi. Ma mai dimenticare un sorriso. Buonanotte!

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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