Novembre! La Festa!

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I santi del primo di novembre sono coloro che hanno vissuto la fede in Gesù con generosità. Sono coloro che hanno voluto bene ai poveri; che hanno messo pace tra la gente; che hanno compiuto cose giuste e buone; che hanno perdonato sempre; che non sono mai ricorsi alla violenza; che hanno accettato chi non la pensava e non si comportava come loro. Sono coloro, che senza applausi e notizie su giornali o tivù hanno messo in pratica l'invito di Gesù: ''Va' è fa' anche tu come il buon samaritano": accorgiti degli altri, non passare oltre, mettiti vicino, cura le loro ferite come puoi e con quello che hai, preoccupati di risolvere i loro problemi.


I santi del 1° novembre sono quelli senza statue e magari anche senza immagini.

I grandi Santi, (perdonatemi il pensiero) quelli con le statue o le Chiese o Santuari dedicati a loro, hanno una giornata a loro dedicata. Abbiamo conosciuto la loro storia, le loro azioni, i loro grandi sacrifici d'amore per Gesù e magari portiamo il loro nome. Li amiamo e a loro dedichiamo i nostri pensieri più segreti.

Questa festa ci ricorda che tutti i Santi sono vicini a noi. ''Ma se stanno in cielo sono lontani." Ma il cielo non è un posto disperso tra le stelle e i pianeti. Il cielo è la casa di Dio.


Dovunque siamo, dovun­que ci spostiamo, c'è Dio, c'è il cielo, ci sono tutti i santi. Con loro non siamo mai soli. Loro ci precedono e ci accostano nel cammino della vita: proprio quello di cui abbiamo bisogno. Ci sono momenti in cui sapere che abbiamo vicino qualcuno che ci ama e che, sossurrando al nostro orecchio in un momento di silenzio, ci dice :" fatti coraggio, non avere paura, io ti aiuterò" proprio come l'Angelo Custode e magari ci invita a pregare un po' di più!


Grazie e Buona Festa a tutti! ( No alle zucche vuote!!!)


BUON ONOMASTICO A TUTTI!
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la mia primavera....

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Aspettavamo l'autunno? Quest'anno possiamo cantare la pioggia, tanta! Non sono ancora abituata al buio che arriva presto, alle giornate brevi, alle serate fresche, al silenzio sta incominciando a crescere. forse anche perchè le persone preferiscono rientrare presto a casa, chiudendo finestre e persiane per trattenere un po' di tepore.

L'autunno è la stagione delle contraddizioni: da un lato la gioia, il piacere per la raccolta dei frutti, con la terra che sembra finalmente dare all'uomo un po' di tutto, in cambio del lavoro e delle cure ricevute. Dall'altro la tristezza, la malinconia in agguato specialmente la sera, perchè assisto ad una grande spoliazione: il cielo è spogliato delle rondini che se ne sono andate al caldo di paesi lontani lasciandoci il cattivo tempo; le prime nebbie del mattino, il pallido sole, quando c'è. e gli amati alberi?

Gli alberi indossano l'abito della festa e si esaltano alla luce del pallido sole che vince il grigio del cielo. Le foglie sembra aver atteso tutti questi mesi per cantare la loro luminosa diversità: alcune s'infiammano di rosso, altre di giallo come l'oro dei poveri, altre....sono cadute a terra donandoci un tappeto che profuma di bosco.

La terra sembra voler donare tutto ciò che durante l'anno ha donato a noi uomini che non ci siamo accorti che le giornate si susseguivano veloci tanto da non farci accorgere che lei ha voglia di addormentarsi e riposare aspettando la prossima primavera.




Ecco il perchè della fotografia di Elena: ecco la mia primavera che rallegra il mio cuore solo al guardarla e nasce così una lode a Dio per il dono ricevuto! Ciao Nini: Buona giornata.
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compleanno Valeria

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"Voi mi avete amato,


e avete creduto che sono venuta da Dio.


Sono venuta nel mondo e ora


lascio di nuovo il mondo


e vado al Padre"










Oggi, amore mio grande, avremmo fatto festa per ricordare il giorno in cui Lui ti ha donato a noi.


Questa sera però il mio cuore vorrebbe gridare al mondo che mi manchi, come manchi al babbo a Ada e a Enrico.


Le parole che mi dico non bastano a riempire il mio cuore, perchè portano il peso della debolezza, dello smarrimento.


Le mie parole non bastano a riempire il vuoto che tu hai lasciato, non bastano ad aprire la vita sull'eternità su quel cielo dove sei ora.


La Parola di Dio, sì


La Parola di Dio cambia il cuore, perchè mi racconta l'amore del Padre.


La Parola di Dio dà un senso a tutto quello che è accaduto, perchè ci apre alla speranza del giorno in cui ci rivedremo.














Sei nelle stelle che illuminano la notte.


Sei nella luce di un nuovo mattino.


Sei nel sole che matura il grano


Sei nella pioggia che scende leggera.


Sei nel vento che arruffa i nostri pensieri.


Sei nei fiori del nostro giardino.


Sei nei ricordi gioiosi del cuore.


Sei nell'attesa di un nuovo incontro.


Sei la nostra preghiera.


Sei tutto, tutto, tutto.


Sei. Valeria.






Buon compleanno passerotto

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Scorpioncini....quattro parole!

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In un "Topolino", penso del 1956/7 o giù di lì, c'era l'oroscopo, scherzoso, in rima di tutti i segni...ricordo purtroppo solo quello dello scorpione....(ci sarà un perchè, io sono leone, ma...."muta sono"! Ecco il testo:

"sulla bocca ha il sorriso,
ma il veleno sulla coda.
Ti blandisce,poi si snoda,
e ti colpisce all'improvviso!
Devi usar circospezione
per trattar con lo SCORPIONE!.....

Se vi riconoscete.... e se non.... comunque fatevi una risata!
Auguri scorpioncini!

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Non si può amare l'Amore se prima non si amano gli altri.

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Vangelo: Mt 22,34-40




Qual è, nella Legge, il grande comandamento? Lo sapevano tutti qual era: il terzo, quello del Sabato, perché anche Dio lo osserva. La risposta di Gesù, come al solito, sorprende e va oltre: non cita nessuno dei Dieci Comandamenti, mette invece al cuore del suo annuncio la stessa cosa che sta al cuore della vita di tutti: tu amerai, desiderio, sogno, profezia di felicità per ognuno.

E allora sono certo che il Vangelo resterà fino a che resterà la vita, non si spegnerà fino a che non si spegnerà la vita stessa.

Amerai, dice Gesù: un verbo al futuro, non all'imperativo, perché si tratta di una azione mai conclusa. Non un obbligo, ma una necessità per vivere, come respirare.
Cosa devo fare domani per essere vivo? Tu amerai.
Cosa farò l'anno che verrà, e poi dopo? Tu amerai.

E l'umanità, il suo destino, la sua storia? Solo questo: l'uomo amerà.

Un verbo al futuro, perché racconta la nostra storia infinita.

Qui gettiamo uno sguardo sulla fede ultima di Gesù: lui crede nell'amore come nella cosa più grande. Come lui, i cristiani sono quelli che credono non a una serie di nozioni, verità, dottrine, comandamenti, ma quelli che credono all'amore (cfr 1 Gv 4,16) come forza determinante della storia.

Amerai Dio con tutto, con tutto, con tutto. Per tre volte Gesù ripete che l'unica misura dell'amore è amare senza misura.

Ama Dio con tutto il cuore. Non significa ama Dio solamente, riservando a lui tutto il cuore, ma amalo senza mezze misure. E vedrai che resta del cuore, anzi cresce, per amare il marito, il figlio, la moglie, l'amico, il povero. Dio non è geloso, non ruba il cuore: lo moltiplica.

Ama con tutta la mente. L'amore è intelligente: se ami, capisci prima, vai più a fondo e più lontano. Ama con tutte le forze. L'amore arma e disarma, ti fa debole davanti al tuo amato, ma poi capace di spostare le montagne. Gli avevano domandato il comandamento grande e lui invece di uno ne elenca due, e il secondo è una sorpresa ancora più grande. La novità di Gesù sta nel fatto che le due parole fanno insieme una sola parola, l'unico comandamento. E dice: il secondo è simile al primo. Amerai l'uomo è simile ad amerai Dio. Il prossimo è simile a Dio, è la rivoluzione di Gesù: il prossimo ha volto e voce e cuore simili a Dio, è terra sacra davanti alla quale togliersi i calzari, come Mosè al Roveto ardente. Per Gesù non ci può essere un amore verso Dio che non si traduca in amore concreto verso il prossimo.

Ma perché amare, e con tutto me stesso? Perché una scheggia di Dio, infuocata, è l'amore. Perché Dio-Amore è l'energia fondamentale del cosmo, amor che muove il sole e l'altre stelle, e amando entri nel motore caldo della vita, a fare le cose che Dio fa.

Buona Domenica nel Signore.
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Non tirare i sassi

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Un uomo decise di far visita ad un eremita e gli chiese:"Ho bisogno di sapere qual'è il primo passo che debbo intrapprendere per fare un cammino spirituale?"

Il saggio eremita portò l'uomo a un piccolo pozzo e gli disse di guardarsi riflesso nell'acqua. L'uomo provò a farlo, ma non riusciva perchè l'eremita gettava sassolini nell'acqua, agitandone la superficie.

"Non potrò vedere la mia faccia se tu continui a gettare sassolini!"

"Com'è impossibile vedere il tuo volto nelle acque mosse" rispose il vecchio, "così è impossibile trovare se stessi in un cuore agitato o nella mente è occupata da troppi pensieri. Ci vuole un tempo favorevole per far calmare mente e cuore. Allora potrai cercare Dio. Questo è il primo passo".




Tanti sono i sassolini che la vita butta nelle acque del nostro cuore!Troppi i pensieri, le ansie, i sogni inutili che occupano la nostra mente!




Se ci pensiamo bene, spesso i sassolini ce li tiriamo anche da soli: l'invidia, quella che confessiamo e quella che nascondiamo dietro le tristezze; i bronci, il mutismo; la paura di sbagliare, di non piacere, i rimpianti del passato: se avessi fatto, se avessi saputo, se le scelte fossero state diverse.

Il sasso più grosso ha la consistenza del molto tempo a nostra disposizione e usato a perdere tempo!




L'incertezza fa restare gli uomini come bambini fermi sulla soglia di una stanza in cui hanno paura di addentrarsi. Riducono così il perimetro del rapporto con il reale.




"Tutto per me Tu fosti e sei" Così scriveva Ada Negri.




Cerchiamo in Lui la sicurezza che ci manca, che ci mette energia, che ogni nuovo mattino ci aiuta a rimpossessarci della nostra vita, quella vera. Che non è un vago sogno, ma una presenza che corrisponde al cuore, oggi.




Buona domenica nel Signore!









Aggiungo una nota sulla musica che ho scelto per il mio blog, attualmente.

"Una notte sul Monte Calvo" di Modest Musorgskij e, dello stesso autore, con "Quadri di un'esposizione" sono tra le composizioni che preferisco.
Una notte sul Monte Calvo e Sadko di Nikolaj Rimskij-Korsakov furono, nel 1867, i primipoemi sinfonici di compositori russi.
Sebbene Musorgskij fosse molto orgoglioso di questo lavoro, non riuscì mai a farlo eseguire mentre era in vita. L'opera divenne celebre nella versione di Rimskij-Korsakov del 1886, che però la modificava profondamente: la versione originale venne riscoperta solo nel 1968, e da allora ha gradualmente conquistato popolarità. Io ho conosciuto questo lavoro per la prima volta vedendo il film di Walt Disney Fantasia, che utilizzò un arrangiamento della versione di Rimskij-Korsakov fatto da Leopold Stokowski.


In questo brano si materializza la lotta tra il bene e il male. Con l'inizio "allegro con fuoco" in me nasce la visione del male (il diavolo) che s'aggira inquieto nella notte . Poi, piano piano la notte va incontro all'alba ed ecco i rintocchi dell'Angelus. La musica diviene dolcissima quasi non si sente....io ho l'impressione di un'Ave Maria. Ascoltate e ditemi il vostro parere. Buona serata
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malinconia d'ottobre

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Dopo aver letto e riletto le parole di Dante Alighieri ogni parola mi sembra vuota come i nidi sugli alberi di questi giorni freddi.

Sono andata a trovare Valeria e il piccolo Luca. Camminando in quel giardino mi sono accorta che almeno qui non esiste differenza di colore nel dolore. Quando le nuvole sono grigie, sono proprio grigie.







"Il Signore mi ha abbandonato,


il Signore mi ha dimenticato".


Si dimentica forse una donna del suo bambino,


così da non commuoversi per il figlio delle sue viscere?


Anche se queste donne si dimenticassero,


io invece non ti dimenticherò mai.




E camminando tra questi piccoli Angeli, nel silenzio che parla di pace e di ninne-nanne,

riscopro la nostalgia del cielo, del Tuo cielo, Dio.
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Troppo bello per commentarlo

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Con tre parole Dante ci dice tutto di Maria: Vergine, Madre e Figlia di Colui del quale è madre. Qui c’è tutto quello che crediamo di Maria.


Divina Commedia - Paradiso - Canto XXXIII




«Vergine Madre, figlia del tuo figlio,

umile e alta più che creatura,

termine fisso d'etterno consiglio,


tu se' colei che l'umana natura

nobilitasti sì, che 'l suo fattore

non disdegnò di farsi sua fattura.


Nel ventre tuo si raccese l'amore,

per lo cui caldo ne l'etterna pace

così è germinato questo fiore.


Qui se' a noi meridïana face

di caritate, e giuso, intra ' mortali,

se' di speranza fontana vivace.


Donna, se' tanto grande e tanto vali,

che qual vuol grazia e a te non ricorre,

sua disïanza vuol volar sanz' ali.


La tua benignità non pur soccorre

a chi domanda, ma molte fïate

liberamente al dimandar precorre.


In te misericordia, in te pietate,

in te magnificenza, in te s'aduna

quantunque in creatura è di bontate.


Or questi, che da l'infima lacuna

de l'universo infin qui ha vedute

le vite spiritali ad una ad una,


supplica a te, per grazia, di virtute

tanto, che possa con li occhi levarsi

più alto verso l'ultima salute.


E io, che mai per mio veder non arsi

più ch'i' fo per lo suo, tutti miei prieghi

ti porgo, e priego che non sieno scarsi,


perché tu ogne nube li disleghi

di sua mortalità co' prieghi tuoi,

sì che 'l sommo piacer li si dispieghi.


Ancor ti priego, regina, che puoi

ciò che tu vuoli, che conservi sani,

dopo tanto veder, li affetti suoi
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Amore totalizzante

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Riprendo la Divina Commedia. Purgatorio.
Dante incontra Manfredi, re dell'Italia meridionale e della Sicilia, e stupito di trovarlo lì, dove le anime "si fanno belle" prima di salire al cielo, Manfredi gli spiega che, quando fu colpito a morte, "io mi rendei, piangendo, a Quei che volentier perdona" E aggiunge: "Orribil furon li peccati miei; ma la Bontà infinita ha sì gran braccia che prende ciò che si rivolge a Lei (Lui)." Chi mai ha parlato di Dio con così significativi accenti? (Dante vale la pena riscoprirlo, almeno è così che penso io!.)

Poi c'è l'episodio di Bonconte.
"Forato nella gola" Bonconte perdette "la vista e la parola", ma in quel momento estremo, congiunse le mani a forma di croce e, "nel nome di Maria" sulle labbra, spirò.
Il demonio arrabbiato protesta vivamente, perchè era pronto a prendere quell'anima per portarla all'inferno, "per una lagrimetta" gli viene strappata e portata in purgatorio dall'Angelo del Signore. E grida: "O Tu del ciel, perchè mi privi? Tu te ne porti di costui l'etterno per una lagrimetta che 'l mi toglie".

Davanti a Dio un atto eroico di martirio può pesare quanto le piccole premure quotidiane di una mamma per mandare avanti la casa o le fatiche di un papà che ogni giorno compie le stesso medesimo lavoro.
La realtà ce lo insegna: basta il gesto coraggioso di un istante per fare un eroe, ma occorre tutta una vita per fare un uomo buono.
Per misurare le virtù di una persona non bisogna valutarla nelle grandi occasioni, ma nella vita quotidiana.
Non sono le opere in sè, ma è l'amore ciò a cui guarda Dio.
L'amore messo alla radice di ogni azione, piccola o grande, è ciò che ha valore davanti a Dio, e rende importante o vuoto qualsiasi gesto.

Ecco il perchè della frase: "tutto è grazia".

Per questo la fede non richiede un'accettazione, ma un'adesione. Non chiede un obbedisco, ma un "mi coinvolgo".

Ecco che "grazia" sono la Sua Parola, i Suoi Comandamenti, e la Chiesa che ce li trasporta come acqua di sorgente, anche se la prendiamo da un acquedotto incrostato dal fango dei secoli.

Parola, Sacramenti, Chiesa: sono doni nelle nostre mani. Se mi accorgo che non funzionano potrebbe essere anche colpa mia che li ho sciupati o anche solo trascurati. 

Non mi sento invidiosa per chi ha la seconda casa, la terza macchina, chi a meno anni di me e cammina veloce, mi basta saper amare ciò che ho, e guardo, cercando d'imparare dalle persone che amano Dio con cuore puro, e che da ogni cosa che trovano sul loro cammino,  sanno trarre il meglio.

Buona giornata a tutti. L'amore se è vero è totalizzante!  


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I cristiani sono anche cittadini

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Vangelo: Mt 22,15-21

"In quel tempo, i farisei se ne andarono e tennero consiglio per vedere come coglierlo in fallo nei suoi discorsi. Mandarono dunque da lui i propri discepoli, con gli erodiani, a dirgli: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e insegni la via di Dio secondo verità. Tu non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno. Dunque, di’ a noi il tuo parere: è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?». Ma Gesù, conoscendo la loro malizia, rispose: «Ipocriti, perché volete mettermi alla prova? Mostratemi la moneta del tributo». Ed essi gli presentarono un denaro. Egli domandò loro: «Questa immagine e l’iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». Allora disse loro: «Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio."

La trappola è ben congegnata: È lecito o no pagare il tributo a Roma? Fai gli interessi degli invasori o quelli della tua gente? Con qualsiasi risposta, Gesù avrebbe rischiato la vita, o per la spada dei Romani o per il pugnale degli Zeloti. Gesù non cade nella trappola: ipocriti, li chiama, cioè attori, commedianti, la vostra vita è una recita per essere visti dalla gente (Mt 6,5)...

Mostratemi la moneta del tributo. Siamo a Gerusalemme, nell'area sacra del tempio dove non doveva entrare nessuna effigie umana, neppure sulle monete. Per questo c'erano i cambiavalute all'ingresso. I farisei, i devoti, con la loro religiosità ostentata, tengono invece con sé, nel luogo più sacro al Signore, la moneta pagana proibita, il denaro dell'imperatore Tiberio, e così sono loro a mettersi contro la legge e a confessare qual è in realtà il loro Dio: il loro idolo è mammona. Seguono la legge del denaro, e non quella della Thorà. I commedianti sono smascherati.

È lecito pagare? avevano chiesto. Gesù risponde cambiando il verbo, da pagare e rendere: Rendete dunque a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio. Cesare non è solo lo Stato con le sue istituzioni e le sue facce note, ma l'intera società nelle cui relazioni tutti ci umanizziamo. «Avete avuto, restituite», voi usate dello Stato che vi garantisce strade, sicurezza, mercati. Rendete, date indietro, come in uno scambio pagate tutti il tributo per un servizio che raggiunge tutti.

Come non applicare questa chiarezza semplice di Gesù ai nostri giorni di faticose riflessioni su crisi economica, manovre, tasse, elusione fiscale; come non sentirla rivolta anche ai farisei di oggi per i quali evadere le tasse è un vanto?

Gesù completa la risposta : Restituite a Dio quello che è di Dio. Siamo immersi nella gratuità: di Dio è la terra e quanto contiene; l'uomo e la donna sono dono che proviene da oltre, cosa di Dio. Restituiscili a Lui onorandoli, prendendotene cura come di un tesoro.

Ogni donna e ogni uomo sono talenti d'oro offerti a te per il tuo bene, sono nel mondo le vere monete d'oro che portano incisa l'immagine e l'iscrizione di Dio. A Cesare le cose, a Dio la persona, con tutto il suo cuore, la sua bellezza, la sua luce, e la memoria viva di Dio.

A ciascuno di noi Gesù ricorda: resta libero da ogni impero, ribelle ad ogni tentazione di venderti o di lasciarti possedere. Ripeti al potere: io non ti appartengo.

Ad ogni potere umano Gesù ricorda: Non appropriarti dell'uomo. Non violarlo, non umiliarlo, non manipolarlo: è cosa di Dio, mistero e prodigio che ha il Creatore nel sangue e nel respiro.


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gli occhi di papà

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Un pezzetto di cielo erano gli occhi del mio papà

Ma di un cielo chiaro senza nuvole


e quando la notte stette a guardare

li chiuse. Salirono in un cielo di stelle

perchè io potessi incontrali

in ogni goccia di pioggia

nelle ali di una farfalla

in ogni fiore che sboccia

nelle poesie scritte da un poeta.




Regalami l'azzurro

di giorni sereni,

Accarezzami in ogni bacio

che mi viene donato

e non lasciarmi mai.



Auguri papà.




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Una bella cornice

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Una bella cornice, valorizza la tela che contiene. La fede illumina, valorizza la mia vita, perchè è un seme che, radicato nel cuore, mi dona speranza ad ogni nuovo giorno.

Ho letto un po' di tempo fa, che ad Audrey Hepburn, fu posta questa domanda: "Cosa dici di te?" Lei rispose (non so se rispose davvero così, tanto vale scriverlo, male non fa" Per avere labbra attraenti, pronuncia parole gentili.

Per avere uno sguardo luminoso, cerca il lato buono delle persone,

Per avere un fisico magro, condividi il tuo cibo con l'affamato.

Per avere capelli bellissimi, lascia che chi ti ama li attraversi con le proprie dita almeno una volta al giorno.

Per avere un portamento da regina, cammina con la consapevolezza che non camminerai mai sola.

Per avere mani curate ricorda che una è per aiutare te stessa, l'altra per aiutare gli altri.

La tua bellezza proviene solo dai tuoi occhi, perchè quella è la porta del cuore."




Questa risposta ricorda le parole di Isaia:

"Io gioisco pienamente nel Signore, la mia anima esulta nel mio Dio, perchè mi ha rivestito delle vesti di saggezza, mi ha avvolto con il manto della giustizia, comeuno sposo che si cinge il diadema, come una sposa adorna di gioielli".

Dio mi vuole far capire che sono unica e irripetibile: in tutto il mondo non esiste un'altra Lucia, come me!

La mia esperienza, i miei doni, i miei sogni sono unici, nessuno può prendere il mio posto! Dio vuol farmi capire, con la vita che mi dona, che sono preziosa ai Suoi occhi.

Non ha importanza la mia età, la mia cultura, non ha importanza che cosa sono stata, le cose che ho fatto, le maschere che hanno donato un altro volto al mio viso, le persone che ho ferito. Tutto è passato: debbo rivestirmi del presente: di bellezza, qui e ora. Perchè Dio lo incontro nella realtà di ogni giorno, vivendolo della Sua presenza accanto a me.




Sant'Agostino diceva: "Ama e fà ciò che vuoi".




Non debbo aspettare il distacco per dire Ti amo.

Non aspettare la lontananza per scrivere Ti amo.

Non aspettare....per ripetere Ti amo.




Vorrei imparare a considerare me stessa come mi guarda Dio, mi vedrei rivestita di tessuti preziosi con fili d'amore, mi sentirei avvolta e protetta da una tenera carezza e camminerei sicura con la testa cinta dal diadema della Vita.




Buona giornata d'amore a tutti!
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S. Teresa D'Avila -

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Niente ti turbi - Niente ti rattristi,
tutto dilegua - in Dio non si muta,
con la pazienza - tutto t'acquisti,
manchi di nulla - se hai Dio nel cuor:
basta il Suo amor. 










Teresa di Gesù



«aventurar la vida» (Vita 21,4)... Questa, secondo Teresa de Jesús, la mistica di Avila, è la ricerca di Dio: Aventurar la vida!

Difficile tradurre la carica affettiva ed esistenziale, la passione del desiderio incontenibile, e insieme la trepidazione della propria inadeguatezza, condensate in questa confessione: «tutto si riduce, in sostanza, ad arrischiare la vita, che io tante volte bramerei aver già persa, pur di avventurarmi a guadagnare così tanto con poco prezzo» (Vita 21,4).

La sfida contenuta in questo lungo racconto che Teresa de Jesús ha lasciato nel suoi scritti, sempre in modo occasionale, nei ritagli di tempo di una vita intensa, è Teresa de Jesús stessa. Le sue esperienze sono talmente impregnate di autenticità umana ancor prima che morale e spirituale, che è lei stessa la provocazione dirompente, per chiunque le lasci fare irruzione dentro di sé e mettere a nudo la propria stessa fame e sete di grandi orizzonti e di sentieri percorribili per raggiungerli.

Cos’ha incontrato questa donna, nella sua incessante e radicale ricerca?

Teresa de Jesús racconta della sua famiglia, del difficile districarsi nella crescita umana, con la sua affettività trasbordante, la sua fame di relazione, la sconvolgente ribellione psicosomatica alle sbarre claustrali il dissidio insanabile tra la sua originalità femminile il maschilismo imperante... ma anche la quiete di una piccola comunità di amiche alle quali insegnava la ricerca di Dio come amico; la diffusione infine in un cerchio più grande della sua passione misteriosa; la ricerca instancabile di valorizzare in concreto le possibilità storiche esistenti, le persone così come sono adattando con realismo intelligente e diplomatico la progettualità dirompente che la sua esperienza del “mistero” continuamente rinnovava.

Teresa de Jesús descrive e propone la sua avventura: Il centro dell'avventura è l'incontro con Gesù – “l’umanità” di Gesù, come ribadisce con la tenacia di una convinzione esperienziale che non può assoluta­mente velare o diluire, come vorrebbe la cultura spiritualistica e cultuale corrente.

È questo Interlocutore “amico” che le stravolge la vita e ne fa letteralmente un’avventura. Ove si alleano finalmente corporeità e spiritualità e trovano orientamento e pacificazione pulsione affettiva e desiderio spirituale, ricerca della verità e relazione con un volto di carne, consegna totale all’alterità imprendibile del mistero e immersione nei pasticci e faccende quotidiane della vita ‘normale’.

Teresa de Jesús sperimenta e propone un cammino spirituale inteso come maturazione della capacità di relazione con Dio come amico, sposo, padre, fratelli interlocutore dalle relazioni profonde e coinvolgenti.
Allora non ci si spaventa dei silenzi e delle fatiche, delle contraddizioni e delle cadute di comunione. Si apprende una consapevolezza dinamica ed esperienziale di grazia e di peccato, come dilatazione o rattrappimento della persona, intensamente rivolta a Lui e alla gente che ci cammina vicino. Si capisce perché è così importante la consapevolezza vigilante di propria “umanità”, che Teresa de Jesús chiama umiltà; come determinazione a prendere atto dalla propria verità. Si scopre infine, perché Teresa de Jesús nutri un senso del male e del peccato così tragico, ma umanissimo insieme, individuandolo come la nostra separatezza esistenziale e morale da Dio, in qualche modo contenuta e ospitata dentro di lui... «con grande misericordia e grande pazienza». Perché Dio non cessa  di amarci e di aspettarci. Gli piace troppo prendere dimora tra di noi."

"Non so come si desideri tanto di vivere, essendo tutto così incerto. Mi sembrava impossibile abbandonarVi del tutto, o Signore! Ma siccome vi ho lasciato tante volte, non posso a meno di temere, sapendo bene come come bastasse che Voi vi scostasse un poco perchè subito ruzzolassi per terra. Ma siate per sempre benedetto, perchè mentre io vi abbandonavo, Voi non mi lasciavate mai così del tutto da non stender così la mano affinchè mi rialzassi."

"Chi ha cominciato a fare orazione, non pensi più di tralasciarla, malgrado i peccati in cui gli avvenga di cadere. Con l'orazione potrà presto rialzarsi, ma senza di essa sarà molto difficile".
La Parola di Dio non può mancare. Se il nostro pentimento è sincero, Egli ci accoglie nell'amicizia di prima, ci fa le medesime grazie di prima, e alle volte anche di più grandi."

"L'orazione mentale non è altro che un intimo rapporto di amicizia da solo a solo con Colui da cui sappiamo d'essere amati."

Il libro "opere" di S. Teresa di Gesù - dottore della Chiesa - conosciuta  di più come S. Teresa D'Avila è scritto in catalano e quindi di difficile traduzione.
Io lo lessi  in un'estate trascorsa con Paolo ad Assisi, in campeggio. E  poi arrivò l'incontro con S. Teresa del Bambin Gesù o di Lisieux e decisi di diventare una Carmelitana Scalza laica.
Oggi per noi Carmelitane è festa!!


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Arrampichiamoci su un sicomoro

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Zaccheo, si arrampica su un sicomoro per vedere Gesù.

Zaccheo si arrampica sul sicomoro perché era piccolo di statura.

Gesù gli passa vicino, guarda su dove si era issato e gli dice:

"Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua".


Immaginiamo che cosa ha sentito quell'uomo. E' come se Cristo gli 

avesse detto: " Io ti stimo".

Ma quell'incontro non sarebbe vero, sarebbe come se non fosse 

avvenuto duemila anni fa, se non potesse avvenire anche adesso.

Un uomo non può aderire a Cristo se non percepisce che è vero oggi.



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Musica nell'anima

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Leggo:

In un campo di concentramento un giorno un prigioniero, prese con coraggio la sua chitarra e si mise a suonarla in mezzo al cortile.

Tutti i suoi compagni si strinsero intorno a lui, perchè la magia della musica comunicava coraggio e speranza.

I soldati lo fermarono.

Il giorno dopo tornò a suonare.

Le guardie, furenti, gli ruppero le dite e i polsi.

Il giorno dopo, non potendo più suonare, si mise a cantare, battendo le mani storpiate, sul retro della chitarra per tenere il ritmo.

Gli altri prigionieri unirono a lui le loro voci e il loro cuore si riempì di energia.

I carcerieri si infuriarono e per dargli una lezione, gli strapparono la lingua.

Sul campo calò il gelo della sconfitta.

Con grande stupore di tutti, il giorno dopo, quel prigioniero, era di nuovo là, livido, mutilato, in mezzo al cortile, e danzava oscillando al ritmo di una musica che soltanto lui poteva udire dentro di sè. Piano piano tutti si presero per mano e si misero a ballare intorno al suo silenzioso dondolare, vuoto di note, ma pieno di sinfonia.

Per danzare non serve "udire" la musica, ma bisogna "sentirla" dentro."




Claudio Chieffo, "La nuova Auschwitz"

http://www.youtube.com/watch?v=FYrSML2Nm4M







Il testo della canzone:

Io suonavo il violino ad Auschwitz mentre morivano gli altri ebrei,

io suonavo il violino ad Auschwitz mentre uccidevano i fratelli miei,

mentre uccidevano i fratelli miei, mentre uccidevano i fratelli miei...

ci dicevano di suonare, suonare forte e non fermarci mai,

per coprire l’urlo della morte, suonare forte e non fermarci mai,

suonare forte e non fermarci mai, suonare forte e non fermarci mai...

Non è possibile essere come loro,

non è possibile essere come loro...

Nel mondo nuovo che ora abbiamo creato

c’è la miseria, c’è l’odio ed il peccato,

c’è l’odio ed il peccato, c’è l’odio ed il peccato...

Ora siamo tornati ad Auschwitz dove c’è stato fatto tanto male,

ma non è morto il male nel mondo e noi tutti lo possiamo fare

e noi tutti lo possiamo fare e noi tutti lo possiamo fare...







Non è difficile essere come loro

non è difficile essere come loro...

Ora suono il violino al mondo mentre muoiono i nuovi ebrei,

ora suono il violino al mondo mentre uccidono i fratelli miei,

mentre uccidono i fratelli miei, mentre uccidono i fratelli miei...











La canzone del bambino nel vento (Auschwitz) by F. Guccini - Performed by Maurizio "Poppy" Parodi MusiSon morto con altri cento, son morto ch'ero bambino, passato per il camino e adesso sono nel vento, e adesso sono nel vento.... Ad Auschwitz c'era la neve, il fumo saliva lento nel freddo giorno d'inverno e adesso sono nel vento, adesso sono nel vento... Ad Auschwitz tante persone, ma un solo grande silenzio. E' strano non riesco ancora a sorridere qui nel vento, a sorridere qui nel vento... Io chiedo come può un uomo uccidere un suo fratello, eppure siamo a milioni in polvere qui nel vento, in polvere qui nel vento... Ancora tuona il cannone, ancora non è contento (il fautore di ciò, ndr) di sangue la belva umana e ancora ci porta il vento, e ancora ci porta il vento... Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà, e il vento si poserà... Io chiedo quando sarà che l'uomo potrà imparare a vivere senza ammazzare e il vento si poserà, e il vento si poserà, e il vento si poserà...










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La Vita in Tavola: peccatori perdonati

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Vangelo: Mt 22,1-14

Gesù riprese a parlar loro in parabole e disse: «Il regno dei cieli è simile a un re che fece un banchetto di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non vollero venire. Di nuovo mandò altri servi a dire: Ecco ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e i miei animali ingrassati sono gia macellati e tutto è pronto; venite alle nozze. Ma costoro non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.



Allora il re si indignò e, mandate le sue truppe, uccise quegli assassini e diede alle fiamme la loro città. Poi disse ai suoi servi: Il banchetto nuziale è pronto, ma gli invitati non ne erano degni;andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. Usciti nelle strade, quei servi raccolsero quanti ne trovarono, buoni e cattivi, e la sala si riempì di commensali. Il re entrò per vedere i commensali e, scorto un tale che non indossava l'abito nuziale, gli disse: Amico, come hai potuto entrare qui senz'abito nuziale? Ed egli ammutolì. Allora il re ordinò ai servi: Legatelo mani e piedi e gettatelo fuori nelle tenebre; là sarà pianto e stridore di denti. Perché molti sono chiamati, ma pochi eletti».





Il regno dei cieli è simile a una festa. Eppure nella affannata città degli uomini nessuno sembra interessato: gli invitati non volevano venire... forse temono una festa senza cuore, il formalismo di tutti, l'indifferenza reciproca.

Non volevano venire, forse perché presi dai loro affari, dalla liturgia del lavoro e del guadagno, dalle cose importanti da fare; non hanno tempo, loro, per cose di poco conto: le persone, gli incontri, la festa. Hanno troppo da fare per vivere davvero.

Ascoltando questa parabola provo una fitta al cuore: sono pochi i cristiani che sentono Dio come un vino di gioia; sono così pochi quelli per cui credere è una festa, le celebrazioni liturgiche che emanano gioia, festive non solo di nome.

Allora il re disse ai suoi servi: andate ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze. L'ordine del re è favoloso: tutti quelli che troverete, cattivi e buoni, senza badare a distinzioni, a meriti, a moralità. Invito solo all'apparenza casuale, che mostra invece la chiara volontà del re che nessuno sia escluso.

È bello questo Dio che, quando è rifiutato, anziché abbassare le attese, le alza: chiamate tutti! Che non si arrende alle prime difficoltà, e che non permette, non accetta che ci arrendiamo, con Lui c'è sempre un «dopo».

Un Re che apre, allarga, gioca al rilancio, va più lontano; e dai molti invitati passa a tutti invitati: ed entrarono tutti, cattivi e buoni. Addirittura prima i cattivi... Non perché facciano qualcosa per lui, ma perché lo lascino essere Dio! Alla fine la sala si riempì di commensali. Lo immagino così il Paradiso, come quella sala, pieno non di santi ma di peccatori perdonati, di gente come noi.

Un invitato però non indossa l'abito delle nozze: amico, come mai sei entrato qui senza l'abito nuziale?

Di che cosa è simbolo quell'abito, il migliore che avrebbe dovuto possedere? Di un comportamento senza macchie? No, nella sala si mescolano brave persone e cattivi soggetti. Indica il meglio di noi stessi: quella trama nuziale che è la chiave di volta di tutta la Bibbia, la fede come una storia d'amore. Dal momento che Dio ti mette in vita, ti invita alle nozze con lui. Ognuno a suo modo sposo. Parola di profeti, di salmi, di Gesù: la storia della salvezza è la storia di due mendicanti uno d'amore ed è Dio, l'altro d'amore ed è l'uomo. Quell'invitato si è sbagliato su Dio e quindi su se stesso, sulla vita, su tutto: non ha capito che Dio viene come uno Sposo, intimo a te come un amante, esperto di feste: che si fa festa in cielo per un peccatore pentito, per un figlio che torna, per ogni mendicante d'amore che trova e restituisce un sorso d'amore, una sorsata di vita.


 Venite alla festa
Gen Rosso

Oggi si prepara un banchetto nella casa del re.
Il figlio suo si sposa e questa festa deve essere
la più grande che si è fatta mai.
Tutto è pronto già da tempo,
i vitelli grassi e il vino arrivati da lontano;
anche i servi son partiti
per chiamare alla festa gli amici del re.

Venite alla festa, venite alla festa, 
venite alla festa.

Scende ormai la sera nella casa ancora vuota del re.
Gli amici han rifiutato, al banchetto non verranno,
ma la festa oggi si farà.
Dalle strade e dalle piazze e dai campi più lontani
arriveranno gli invitati, e saranno ciechi e zoppi
che dai servi hanno sentito l’invito del re.

Venite alla festa, venite alla festa, 
venite alla festa.

Voi che dalla vita 
non avete avuto niente e siete soli.

Venite alla festa.

Voi che avete fame di giustizia
e soffrite nel silenzio.

Venite alla festa.

Tutti voi che siete umiliati
e disprezzati dalla gente.

Venite alla festa...

Voi che dalla vita 
non avete avuto niente e siete soli.

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Ho pensato a Gaber.

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P.P.Pasolini (lettera a L.S. Caruso, febbr.'63):
(...) in parole molto semplici e povere: io non credo che Cristo sia figlio di Dio, perchè non sono credente - almeno nella coscienza.- Ma credo che Cristo sia divino; credo cioè che in Lui l'umanità sia così alta, rigorosa, ideale da andare al di là dei comuni termini dell'umanità. (...)


Penso, specialmente di notte che di giorno, ai piccoli infelici dell'Ucraina, della Siria, quelli che s'imbarcano con le loro madri con un sogno nel cuore: la pace. Glielo dice la loro mamma: "stai tranquillo, amore mio, dormi e vedrai che presto tutto sarà finito" e guardano il mare immenso come il cielo.

Le parole di una mamma sanno dare serenità in un mondo dove i pensieri dei bambini sono arruffati.

C'è una vecchia canzone di Giorgio Gaber, scritta e incisa, nel 1973, all'inizio degli "anni di piombo" Molti la conosceranno perchè è una delle più famose del cantante.
Anche lui vorrebbe spiegare come va il mondo, vorrebbe..., ma non può perchè - dice- deve parlare di "Maria" Chiedo scusa se parlo di Maria ( io ho già fatto un post tempo addietro) è il titolo della canzone.
Ma si rende conto che non può parlare di Maria, in un mondo dove,  si parlava di Vitnam, di Cambogia...

Se sapessi parlare di Maria
se sapessi davvero capire la Sua esistenza
avrei capito esattamente la realtà, 
la paura, la tensione, la violenza,
avrei capito il capitale la borghesia. 
Ma la mia rabbia è che non so parlare di....
Maria la libertà, Maria la rivoluzione, Maria il Vietnam,
la Cambogia,
Maria la realtà

Questa era la posizione dell'uomo, che Gaber descriveva, di fronte alla realtà del 1973. Oggi cosa scriverebbe?
Nel desiderio e nello sforzo di comprendere partendo dalla giustizia e dai problemi della politica mondiale, ci troviamo di fronte al fatto che la realtà odierna non si riduce ma eccede il nostro pensiero, di pace e di vita.

"Vietava il limpido cielo,
solo un sigillo"
Dice Montale in una sua bellissima poesia.
Come a dire: c'è qualcosa in mezzo, qualcosa di imprevedibile, sempre inimmaginabile (anche quando crediamo di averlo definito) che Gaber chiama "Maria" per dargli un nome poetico, e che noi - poveri come tutti - chiamiamo Mistero.
Ma questo Mistero non è una premesssa: sta sempre davanti. E' prima di tutto, ma non sta "dietro".
E non lo dico soltanto per dire, ma pensando a tante vicende che ci hanno toccato in questo periodo.

Ci sono anche i conflitti religiosi.

Questo è il principio della divisione del mondo: buoni e cattivi, bianchi e neri, quelli di un certo partito e quelli no, quelli che credono  nella Chiesa e quelli no, e così via...

Difficile non essere preoccupati.

 Buona notte piccoli figli di questo mondo. Che il sonno baci i vostri occhi. Appoggiate la testa su questa spalla e dormite sereni. Io pregherò per voi.

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Amore è l'inizio di tutto

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L'Amore è l'inizio di tutto.

Una volta ancora vorrei parlare dell'amore.

L'amore è sentimento e non volontà: effettivamente all'amore non si comanda in quanto è l'amore che comanda! All'inizio non si ama che se stessi, poi l'altro, poi gli altri. Quest'ultimo tipo di amore è una virtù in quanto volere il bene altrui è il bene stesso.

Amare non è avere.

Nell'amore c'è gioia, c'è un rallegrarsi, come se disponessimo già di quello che desideriamo, per questo non si può far nulla senza amare.

Dell'Amore, del Destino, del Mistero... parole che usiamo per definire l'amore divino: Dio. Anche se non Lo nomino, Dio è tutto: è nella nostra vita, sofferta.











Oggi voglio farvi conoscere un monologo che Robin William recita nel film "Il genio ribelle"; in cui recita la parte di uno psicologo. Si rivolge ad un ragazzo, senza genitori....leggete! A me è piaciuto molto.

(Ah, vi prego di non stupirvi: nel linguaggio di Robin le parolacce fanno arredamento.) Inizia l'incontro-seduta:




Sean: Pensavo a quello che mi hai detto l'altro giorno, riguardo il mio dipinto.

Will: Ah.

Sean: Sono stato sveglio tutta la notte a pensarci. Poi ho capito una cosa, e sono caduto in un sonno profondo, tranquillo, e da allora non ho più pensato a te. Sai che cosa ho capito?

Will: No.

Sean: Sei solo un ragazzo. Tu non hai la minima idea delle cose di cui parli.

Will: Grazie tante.

Sean: Non c'è di che. Non sei mai stato fuori Boston?

Will: No signore.





Sean: Se ti chiedessi sull'arte probabilmente mi citeresti tutti i libri di arte mai scritti... Michelangelo. Sai tante cose su di lui: le sue opere, le aspirazioni politiche, lui e il papa, le sue tendenze sessuali, tutto quanto vero? Ma scommetto che non sai dirmi che odore c'è nella Cappella Sistina. Non sei mai stato lì con la testa rivolta verso quel bellissimo soffitto... mai visto. Se ti chiedessi sulle donne, probabilmente mi faresti un compendio sulle tue preferenze, potrai perfino aver scopato qualche volta... ma non sai dirmi che cosa si prova a risvegliarsi accanto a una donna e sentirsi veramente felici. Sei uno tosto. E se ti chiedessi sulla guerra probabilmente mi getteresti Shakespeare in faccia eh? "Ancora una volta sulla breccia cari amici!"... ma non ne hai mai sfiorata una. Non hai mai tenuto in grembo la testa del tuo migliore amico vedendolo esalare l'ultimo respiro mentre con lo sguardo chiede aiuto. Se ti chiedessi sull'amore probabilmente mi diresti un sonetto. Ma guardando una donna non sei mai stato del tutto vulnerabile... non ne conosci una che ti risollevi con gli occhi, sentendo che Dio ha mandato un angelo sulla terra solo per te, per salvarti dagli abissi dell'inferno. Non sai cosa si prova ad essere il suo angelo, avere tanto amore per lei, vicino a lei per sempre, in ogni circostanza, incluso il cancro. Non sai cosa si prova a dormire su una sedia d'ospedale per due mesi tenendole la mano, perché i dottori vedano nei tuoi occhi che il termine "orario delle visite" non si applica a te. Non sai cos'è la vera perdita, perché questa si verifica solo quando ami una cosa più di quanto ami te stesso: dubito che tu abbia mai osato amare qualcuno a tal punto. Io ti guardo, e non vedo un uomo intelligente, sicuro di sé, vedo un bulletto che si caga sotto dalla paura. Ma, sei un genio Will, chi lo nega questo. Nessuno può comprendere ciò che hai nel profondo. Ma tu hai la pretesa di sapere tutto di me perché hai visto un mio dipinto e hai fatto a pezzi la mia vita del c. Sei orfano giusto? Credi che io riesca a inquadrare quanto sia stata difficile la tua vita, cosa provi, chi sei, perché ho letto Oliver Twist? Basta questo ad incasellarti? Personalmente, me ne strafrego di tutto questo, perché sai una cosa, non c'è niente che possa imparare da te che non legga in qualche libro del c. A meno che tu non voglia parlare di te. Di chi sei. Allora la cosa mi affascina. Ci sto. Ma tu non vuoi farlo, vero campione? Sei terrorizzato da quello che diresti. A te la mossa, capo.






Pablo Neruda

Ti manderò un bacio con il vento
e so che lo sentirai.
Vorrei essere una nuvola bianca
in un cielo infinito
per esserti vicino..
Se sei nel sogno non svegliarmi
Vorrei vivere nel tuo respiro.
Ti vedo riflessa
in tutto quello che c'è di bello.
Dimmi dove sei stanotte
ancora nei miei sogni?
Ho sentito una carezzo sul viso
arrivare fino al cuore
Vorrei che il vento soffiasse ogni giorno
così da portarmi la tua voce
Vorrei fare con te
quello che la primavera fa con i ciliegi.



(Io la dedico alla mia Valeria che tanto mi manca.)
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Il Paradiso di Dante

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Signore, ogni giorno arricchisci la nostra vita di doni, vedi, che, volendo, tutto resta . Questa è una delle Tue rose, che io conservo, con altri fiori dei Tuoi giardini, nei miei libri. E' sempre Tua, è sempre bella! Grazie mio Dio.




CANTO XXIII




Il nome del bel fior ch'io sempre invoco
e mane sera e sera, tutto mi ristrinse
l'animo ad avvisar lo maggior foco;
e come ambo le luci mi dipinse
il quale e il quanto de la viva stella
che là su vince come qua giù vinse,
per entro il cielo scese una facella,
formata in cerchio a guisa di corona,
e cinsela e girossi intorno ad ella.




Il nome della mistica rosa (bel fior) di Maria che io sempre invoco nelle preghiere del mattino e della sera attrasse tutta la mia attenzione a contemplare e riconoscere (avvisar) la luce più splendente; e appena si impresse in entrambi i miei occhi (ambo le luci) la qualità e la quantità, cioè l'intensità, di quella vivida e luminosa stella, che in cielo vince in splendore tutti i beati, come qui in terra vinse in virtù ogni creatura, attraverso il cielo scese una luce ardente (facella), che assunse una forma circolare a guisa di corona, e cinse Maria, danzando (girossi) intorno a lei.

Qui Dante, sempre accompagnato da Beatrice, arriva al cospetto di Maria. Egli avendo constatato che Cristo si è allontanato nell'Empireo, cerca tra le anime la più luminosa dopo Cristo, appunto Maria. Nei termini che la rappresentano è un susseguirsi di letteratura mistica (bel fiore, maggior fuoco,…) e stilnovistica (viva stella,…).




Come rimane splendido e sereno
l'emisperio che l'aere, quando soffia
Borea da quella guancia ond'è più leno,
per che si purga e risolve la soffia
che pria turbava, sì che 'l ciel ne ride
con le bellezze d'ogne sua paroffia;
così fec'io, poi che mi provide
la donna mia del suo risponder chiaro,
e come stella in cielo il ver si vide.




Come rimane splendido e limpido il cielo dell'aria che sta sopra di noi quando Borea soffia da quella parte dove è più calma , per cui si purifica e sparisce la nuvolosità che prima disturbava il cielo, in questo modo il cielo può riplendere e gioire per la bellezza diffusasi in ogni sua parte; così io rimasi con la mente serena, dopo che fu mandato via il dubbio, dopo che Beatrice mi diede la sua chiara spiegazione, e la verità si rivelò a me come una stella in cielo.




Dante in questo canto vede un punto luminoso attorno a cui ruotano nove cerchi con velocità che va via via diminuendo.Questo punto è Dio a cui ruotano i nove cori angelici che influenzano la vita del cosmo. Dante allora, chiede a Beatrice il motivo per cui il cerchio più piccolo è anche il più veloce; Beatrice dà a Dante una spiegazione talmente chiara, che egli paragona la verità rivelatagli ad una stella nel cielo.


CANTO XXX

Forse semilia miglia di lontano
Ci ferve l'ora sesta, e questo mondo
China già l'ombra quasi al letto piano,
Quando 'l mezzo del cielo, a noi profondo,
comincia a farsi tal, ch'alcuna stella
perde il parere infino a questo fondo;
e come vien la chiarissima ancella
del sol più oltre, così 'l ciel si chiude
di vista in vista infino alla più bella.




Forse seimila miglia lontano da questo cielo è mezzogiorno (ferve l'ora sesta), e sulla terra (questo mondo) l'ombra è già proiettata quasi orizzontalmente, quando il cielo, alto e immensamente profondo sopra di noi, inizia a rendersi tale che alcune stelle non sono più visibili da quaggiù (ch'alcuna stella perde il parere infino a questo fondo); e appena è l'aurora e sorge il sole (la chiarissima ancella del sol), così il cielo comincia a spegnersi, stella dopo stella, fino alla più lucente (alla più bella).



All'inizio di questo canto, Dante, per cercare di rappresentare e descrivere lo straordinario e stupefacente spettacolo dei nove cori di angeli che si innalzano e si allontanano, dirigendosi verso l'Empireo, utilizza una complessa similitudine, dove cielo e stelle, per una volta, compaiono, non più inseriti nell'ingegnosa struttura del paradiso, ma come parte di un paesaggio naturale, terrestre.
Il poeta, infatti, paragona le schiere angeliche, che si stanno dileguando progressivamente davanti a lui, alle luci delle stelle, che sulla terra, all'alba, man mano che sorge il sole, si spengono una dopo l'altra.





Cotal qual io lascio a maggior bando
Che quel de la mia tuba, che deduce
L'ardua sua matera terminando, 36
Con atto e voce di spedito duce
Ricominciò: "Noi siamo usciti fore
Del maggior corpo al ciel ch'è pura luce:
Luce intellettual, piena d'amore;
amor di vero ben, pien di letizia;
letizia che trascende ogne dolzore.




Io lascio la bellezza di Beatrice così com'è a una voce più alta e più poetica (a maggior bando) di quanto la mia possa essere, in modo che porti a termine il difficile compito del suo canto, e con la voce e il comportamento sicuro di una guida, riprese: "Noi siamo appena usciti dal cielo più grande, il Primo mobile, e siamo entrati in un cielo che è pura e sola luce: luce dell'intelletto (intellettual), piena d'amore; amore per il Bene vero, colmo di gioia; gioia che batte ogni felicità terrena (letizia che trascende ogne dolzore)


Beatrice, come perfetta guida del poeta nel suo viaggio attraverso il paradiso, e come allegoria delle teologia, dà della sede dei beati una definizione teologicamente incontestabile: esso è costituito unicamente da luce, di cui si può godere in tre modi: attraverso l'intelletto ("luce intellettual"), attraverso la carità ("piena d'amore"), o attraverso la beatitudine ("pien di letizia").



"Sempre l'amor che queta questo cielo
accoglie in sé con sì fatta salute,
per far disposto a sua fiamma il candelo".




Da sempre l'amore che rende immobile eternamente questo cielo accoglie le anime che vi accedono con un tale benvenuto (si fatta salute), in modo da preparare la nuova candela a ricevere e mantenere la sua fiamma".

Dante, da pochissimo entrato nell'Empireo, ha la sua prima visione: un fiume di luce lo avvolge con un'intensità tale da disperdere la sue capacità visive e da non permettergli di vedere nient'altro. Le parole di Beatrice sopra riportate risuonano quindi come un dolce tentativo di rassicurazione e spiegazione di ciò che sta avvenendo intorno al poeta: la donna dice a Dante che tutti coloro che fanno ingresso nell'ultimo cielo vengono accolti in quel modo, da quel fascio di luce che rappresenta l'amore di Dio, paragonato alla fiamma che anima ogni candela (ciascun nuovo beato).





Iniziare qualcosa, potrebbe significare anche interrompersi. Dante è sempre un respiro per l'anima che vuol parlare di Dio, di Cielo, di armonia e d'Amore.


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XXVII Domenica tempo ordinario Vangelo: Mt 21,33-43

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Vangelo: Mt 21,33-43




Dal Vangelo secondo Matteo




In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo:

«Ascoltate un’altra parabola: c’era un uomo, che possedeva un terreno e vi piantò una vigna. La circondò con una siepe, vi scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.

Quando arrivò il tempo di raccogliere i frutti, mandò i suoi servi dai contadini a ritirare il raccolto. Ma i contadini presero i servi e uno lo bastonarono, un altro lo uccisero, un altro lo lapidarono. Mandò di nuovo altri servi, più numerosi dei primi, ma li trattarono allo stesso modo.

Da ultimo mandò loro il proprio figlio dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma i contadini, visto il figlio, dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e avremo noi la sua eredità!”. Lo presero, lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero.

Quando verrà dunque il padrone della vigna, che cosa farà a quei contadini?».

Gli risposero: «Quei malvagi, li farà morire miseramente e darà in affitto la vigna ad altri contadini, che gli consegneranno i frutti a suo tempo».

E Gesù disse loro: «Non avete mai letto nelle Scritture:

“La pietra che i costruttori hanno scartato

è diventata la pietra d’angolo;

questo è stato fatto dal Signore

ed è una meraviglia ai nostri occhi”?


Perciò io vi dico: a voi sarà tolto il regno di Dio e sarà dato a un popolo che ne produca i frutti».




L'uomo dei campi, il nostro Dio contadino, guarda la sua vigna con gli occhi dell'amore e la circonda di cure: che cosa potevo fare di più per te che io non abbia fatto? Canto d'amore di un Dio appassionato, che fa per me ciò che nessuno farà mai.







Quale raccolto si attende il Signore? Isaia: Aspettavo giustizia, attendevo rettitudine, non più grida di oppressi, non più sangue! Il frutto che Dio attende è una storia che non generi più oppressi, sangue e ingiustizia, fughe disperate e naufragi.







Nelle vigne è il tempo del raccolto. Per noi lo è ogni giorno: vengono persone, cercano pane, Vangelo, giustizia, coraggio, un raggio di luce. Che cosa trovano in noi? Vino buono o uva acerba?







La parabola cammina però verso un orizzonte di amarezza e di violenza. In contrasto con la bassezza dei vignaioli emerge la grandezza del mio Dio contadino ( Veronelli diceva che chiamare uno «contadino» è il più bel complimento che si possa fare a una persona), un Signore che non si arrende, non è mai a corto di meraviglie, non ci molla e ricomincia dopo ogni rifiuto ad assediare il cuore con nuovi Profeti e servitori, e infine con il Figlio.







Costui è l'erede, uccidiamolo e avremo noi l'eredità! La parabola è trasparente: la vigna è Israele, i vignaioli avidi sono le autorità religiose, che uccideranno Gesù come bestemmiatore. Il movente è lo stesso: l'interesse, potere e denaro, tenersi il raccolto e l'eredità! È la voce oscura che grida in ciascuno: sii il più forte, il più furbo, non badare all'onestà, e sarai tu il capo, il ricco, il primo. Questa ubriacatura per il potere e il denaro è l'origine di tutte le vendemmie di sangue della terra.




Cosa farà il padrone? La risposta delle autorità è secondo logica giudiziaria: una vendetta esemplare, nuovi vignaioli, nuovi tributi. La loro idea di giustizia si fonda sull'eliminare chi sbaglia. Gesù non è d'accordo. Lui non parla di far morire, mai; il suo scopo è far fruttificare la vigna: sarà data a un popolo che produca frutti.







La storia perenne di amore e tradimenti tra Dio e l'uomo non si concluderà né con un fallimento né con una vendetta, ma con l'offerta di una nuova possibilità: darà la vigna ad altri. Tra Dio e l'uomo le sconfitte servono solo a far meglio risaltare l'amore di Dio. Il sogno di Dio non è né il tributo finalmente pagato (non ne parla più) né la condanna a una pena esemplare per chi ha sbagliato, ma una vigna, un mondo che non maturi più grappoli rossi di sangue e amari di lacrime, che non sia una guerra perenne per il potere e il denaro, ma che maturi una vendemmia di giustizia e di pace, la rivoluzione della tenerezza, la triplice cura di sé, degli altri e del creato.







Ho pubblicato queste due immagini perchè hanno un significato particolare: Gesù in Croce: quando lo guardo, è un invito alla preghiera. Gesù qui, non è morto, guarda verso il cielo: sta parlando col Padre. E invita noi tutti a fare altrettanto!.

La seconda è l'interno del Santuario dove io, da tempo vado a Messa. Un luogo piccolo, raccolto, molto moderno. Io e Paolo ci sentiamo veramente a Casa.
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Il mio Nome: FRANCESCO di Assisi

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Tomba di S.Francesco in Assisi



Oh, dov'è colui che si fece così forte,
da ricchezza e tempo nella sua povertà grande,
che di fronte al mercato si levò le vesti
e nudo andò davanti ai paramenti del suo vescovo?
Il più sincero, colui  che più tra tutti amava,
che giunse e visse come un giovane anno;
il bruno fratello dei suoi usignoli -
ed era meraviglia in lui, compiacimento,
e un estasi per la terra.

Poichè non era uno di coloro che sempre sono stanchi,
e senza gioia si fanno a poco e poco
con fiori piccoli, così come con piccoli fratelli,
andava e conversava lungo il limite dei prati.
Di sè parlava, e di come egli tendesse
a essere una gioia per ciascuno;
confine non era per il suo limpido cuore,
nulla di piccolo lo poteva oltrepassare.

Da luce veniva, verso più profonda notte;
nella letizia la sua cella si trovava.
Il sorridere fioriva sul suo volto,
e aveva la sua infanzia e la sua storia,
e maturò come bimba si fa donna.

E se cantava, da sé il passato si voltava,
e indietro ritornava ciò che era già dimenticato;
un silenzio sussisteva dentro i nidi,
e gridavano soltanto i cuori in petto alle sorelle:
li toccava come fa uno sposo.

E dal suo canto poi, si liberarono
i pollini leggeri dalla sua vermiglia bocca,
e caddero nelle  corolle aperte, e lentamente
sprofondarono nell'intimo dei fiori.

Lo accolse ciò che è grande, e ciò che è piccolo,
Alle moltitudini degli animali, cherubini vennero per dire
che la sposa loro aveva concepito, - 
farfalle erano, meravigliose:
poichè le cose lo riconoscevano,
e concepivano da lui.

E quando morì, così lieve come senza nome,
allora si disperse: il suo seme corse
nei ruscelli, e negli alberi cantò il suo seme,
e quietamente lui guardò, dai fiori.
Giaceva, e cantava. E le sorelle, quando vennero,
piansero intorno al loro amato sposo.
(Rainer Maria Rilke)



Questa foto, particolare, è stata da me scattata nella Chiesetta dei frati, su alle "Carceri" di Assisi.
Veramente io volevo fotografare la sedia dove la mia Valeria, prendeva sempre posto.
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