La Ballata dell'Amore Vero

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Io vorrei volerti bene come ti ama Dio, 
con la stessa passione, 
con la stessa forza, 
con la stessa fedeltà che non ho io. 

Mentre l'amore mio 
è piccolo come un bambino, 
solo senza la madre, 
sperduto in un giardino. 

Io vorrei volerti bene 
come ti ama Dio, 
con la stessa tenerezza, 
con la stessa fede, 
con la stessa libertà che non ho io. 

Mentre l'amore mio 
è fragile come un fiore, 
ha sete della pioggia, 
muore se non c'è il sole. 

Io ti voglio bene 
e ne ringrazio Dio,
che mi da la tenerezza, 
che mi da la forza, 
che mi da la libertà che non ho io.
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Parliamone: Carità

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Raffaello, riprendendo la tradizione iconografica elaboratasi nei secoli, rappresenta la carità come una donna carica di figli. La carità è cioè feconda, ama la vita e la serve. E la vita la cerca, assetata.
La carità non è così semplicemente la cura di coloro che debbono essere recuperati perché si sono persi, ma è innanzitutto amore per la vita stessa, amore per i bambini che nascono, amore per chi si sposa e celebra le nozze, amore per l’educazione. È amore che previene e genera e non solo amore che recupera.
Ai lati della carità due putti la rappresentano ulteriormente. A sinistra uno regge un fuoco. La carità è fuoco che riscalda. Non è algida, frigida e distaccata, bensì è passione che muove. Secondo la tradizione morale cristiana la bontà non consiste nell’assenza delle passioni, bensì nell’essere mossi dalle passioni buone.
A destra un altro putto versa un copioso grappolo d’uva, segno dell’abbondanza che la carità offre.
Essa lo dona, senza trattenere nulla. Non esiste amore che non comporti il dono di sé.



Ci è stato ben spiegato che tutto quello che dobbiamo fare sulla terra è di amare Dio.
E perchè noi capissimo bene cosa Dio intendeva, Gesù, ci ha detto che il solo modo, il solo mezzo, il solo cammino per arrivare a Dio era di amarci gli uni gli altri.
Questa è Carità. Una delle virtù teologali.
Le altre sono la Fede e quella che Peguy chiama la "Bambina" la Speranza.

Madeleine Delbrel della Carità dice:

Il solo punto vulnerabile
la sola breccia
il solo varco
per arrivare
al Monte di Dio,
è l'amore per questi poveri esseri simili a noi,
così poco amabili
perchè troppo simili alla nostra personale mediocrità.

E forse sarà un piacere
arrivare a un'umiltà sensazionale
o a una povertà imbattibile
o a una obbedienza imperturbabile
o a una castità ineccepibile.
Ciò potrà forse soddisfarci,
ma se questa umiltà, questa povertà, questa castità, questa obbedienza
non ci avranno fatto incontrare la bontà;
se le persone della nostra casa, della nostra strada, della nostra città
avranno ancor sempre fame avranno ancor sempre freddo,
se saranno sempre tristi,
se saranno sempre soli
noi saremo forse degli eroi
ma non saremo di quelli che amano Dio.

Perchè capita per le virtù come per le vergini sagge
che, con la lampada in mano, restano sedute a quest'ultima porta
la porta dell'amore,
della sollecitudine fraterna,
la sola porta che s'apre
alle nozze di Dio con i suoi.
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Profumo di pioggia

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La notte sta scendendo lentamente.Mi alzo dal divano e inizio il mio lavoro di sentinella: chiudere le luci, la porta d'entrata, abbassare le tapparelle... Mi fermo davanti alla finestra della mia camera. E guardo il cielo: non ci sono stelle tutto è grigio: c'è una promessa di pioggia.

Il vento scuotendo i rami degli alberi mi porta un profumo che conosco e che mi dice che la pioggia presto arriverà..

Ecco il primo tuono.


Amo la pioggia: amica curiosa che tutto accarezza, che riporta la vita e a volte nell'impeto di visitare ogni cosa, porta la paura e la distruzione.

I tuoni diventano più frequenti. Non ho parla dei tuoni, ma del lampi, che abbagliano gli occhi rischiarando per un attimo il cielo.

Ecco le prime gocce, rientro.


Sento che ora parla alle foglie, ai tetti, con un certo crepitio uguale e insistente, alla campagna, con una specie di lamento e, sommessamente, alle persone che sanno ascoltare!

Parla di mare e di montagne lontane e con voce seria afferma di essere l'unica ad averle conosciute!

Parla del suo amico vento con cui "combatte" gli alberi che vogliono nascondere i segreti di anni vissuti..ma solo "lei" riesce a raggiungere le loro radici e a scoprire passaggi segreti...a raggiungere l'anima e a provocare ad essa delizie e turbamenti al contempo...

...il suo profumo è inebriante: odore di terra smossa.

Questo tic, tac cadrà anche sulle rose del giardino e dissetandole le impregnerà di gioia.


Ecco, mentre m'infilo sotto le copete, sento nel cuore una strana nostalgia, nostalgia di troppe cose insieme. Nostalgia di cielo.

E' nostalgia di mani accolte per essere scaldate, di visi, di sorrisi...e mi accorgo che la nostalgia sta diventando preghiera.

Ritorna la pace, la speranza e mi accorgo di non essere più sola.

Buona notte a tutti. Buonanotte!
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Possiamo ancora parlare di "Pudore"?

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"V. Hugo "Il pudore è l'epidermide dell'anima"
Colette: " Il tuo pudore singolare s'impegna a nascondere quella che tu chiami debolezza, quello che io chiamo amore"

Significati:  dal latino "pudor", ritegno; puritas, purezza, e pudere, vergognarsi. Ritegno che impedisce di dire o di fare ciò che può ferire la decenza. Riservatezza per evitare di choccare il gusto degli altri o di metterli a disagio moralmente.

 Gesù: "Chi  scandalizza anche uno solo di questi piccoli che credono in me, sarebbe meglio per lui che gli fosse appesa al collo una macina girata da asino, e fosse gettato negli abissi del mare. Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che avvengano scandali, ma guai all'uomo per colpa del quale avviene lo scandalo!"

Nel Cat. della Chiesa Cattolica, leggiamo:" Il pudore custodisce il mistero delle persone e del loro amore. Suggerisce la pazienza e la moderazione nella relazione amorosa. Il pudore è modestia. Ispira la scelta nell'abbigliamento. Conserva il silenzio e il riserbo là dove trasparisse il rischio di una curiosità morbosa. Diventa discrezione. Ecc."

Penso ad Adamo e ad Eva che dopo aver commesso il peccato, che non era affatto un peccato carnale, come molti credono, ma di disobbedienza e di orgoglio, si videro nudi ed ebbero vergogna del loro sesso, che nascosero. Avevano perduto l'innocenza. Dio li aveva messi in guardia, vollero ugualmente conoscere il segreto del bene e del male. Dobbiamo rispettare i tempi della maturazione. Lo vediamo anche nella natura: il seme deve maturare con lentezza. Ilpudore controlla lo spirito, che andrebbe troppo veloce, che godrebbe troppo presto se lo si lasciasse fare.
Joubert:" Il pudore mette in noi qualcosa di incoruttibile, che permette di amare dolcemente".

E' bello l'amore quando è mistero quando è senso della vita privata, senso del silenzio che avvolge l'anima e la persona.

Arriva giugno, i caldi raggi del sole invitano ad alleggerirsi dagli abiti che creano eccessivo calore. Ricordo un antico proverbio contadino: "Quello che ripara dal freddo, ripara anche dal caldo". Pensiamoci....una manichina, un pantalone, magari a pinocchietto..


Ciao a tutti!



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Ultima domenica di maggio.

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Cosa c’è di più bello di un giardino che respira pulito, che ospita nel suo abbraccio quel che è naturale?






C'è il profumo


dei fiori di campo


che fa volare l'anima


tra nuvole rotondeggianti




BUONA DOMENICA
ARRIVEDERCI CARO MESE DI MAGGIO!

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24 maggio festa di Maria Ausiliatrice - Lei infinitamente rara

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A tutte le creature manca qualcosa.
Non soltanto che esse non siano il Creatore,
Dio loro Creatore.
(Questo è nell'ordine delle cose.
E' l'ordine medesimo.)
Che esse non siano il loro proprio Creatore.
Ma in più manca a loro sempre qualche cosa.
A quelle che sono carnali manca precisamente di essere pure.
Noi lo sappiamo.
Ma a quelle che sono pure manca precisamente di essere carnali.
Bisogna saperlo.

A Lei invece non manca niente.
Se non veramente di essere Dio stesso.
Di essere il proprio Creatore.
(Ma questo è l'ordine.)

Poichè essendo carnale Lei è pura. 
Ma essendo pura, Lei è anche carnale.

Ed è così che Lei non è solo una donna unica tra
tutte le donne.
Ma lei è una creatura unica tra tutte le creature.

Letteralmente la prima dopo Dio. Dopo il Creatore.
Subito dopo.
Quella che si trova scendendo, subito quando si scende 
da Dio.
Nella celeste geriarchia.

Beata tra tutte le donne,
Lei non è soltanto la prima tra tutte le creature,
Lei è una creatura uniuca, infinitamente unica, infinitamente
rara.



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C. Peguy: "La speranza dice Dio, mi stupisce"

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Ma la speranza, dice Dio, ecco quel che mi stupisce.
Me stesso.
Questo è stupefacente.

Che quei poveri figlioli vedano come van le cose e che credano
che domani andrà meglio.
Che vedano come va oggi e che credano che andrà meglio
domani mattina.
Questo è stupefacente ed è davvero la più
gran meraviglia della nostra grazia.
E ne sono stupito io stesso.
E bisogna che la mia grazia sia in effetti d'una forza
incredibile.
Da quella prima volta in cui sgorgò dal suo
sempre sgorgare.
Nella mia creazione naturale e soprannaturale.
Nella mia creazione spirituale e carnale ed ancora spirituale
Nella mia creazione eterna e temporale ed ancora
eterna.
Mortale e immortale.
E questa volta, oh questa volta, da quella volta in cui sgorgò, 
come un fiume di sangue, dal fianco
aperto di mio Figlio.
Cosa bisogna che sia la mia grazia e la forza
della mia grazia perchè questa piccola speranza, vacillante
al soffio del peccato,
tremante per tutti i venti,ansiosa per il minimo alitare,
Sia così invariabile, si mantenga così fedele, così diritta, così pura; e invincibile
e immortale. ed impossibile da estinguere; che questa piccola fiamma del santuario.
Che brucia eternamente dentro la lampada fedele.



Charles Peguy scrive tra prosa e poesia. L'introduzione a questo libro che s'intitola "Lui è qui" tra l'altro dice: "A chi viene dopo di noi, a questa enorme famiglia senza volto di giovani, diciamo che non siamo stati in grado di capirlo veramente, ma che dalla sua parte sta il vero e il santo della vita".
Lo stesso Paul Claudel, che pur affermava di non amare nè il suo stile nè i suoi gusti, riconosceva a Peguy di essere stato una specie di eroe e di aver combattuto una "buona battaglia" Si può non avere gli stessi gusti - dice ancora Claudel- e tuttavia comprendere molto bene i gusti degli altri.
A me Peguy piace. Leggo spesso le sue riflessioni. A volte faccio fatica a comprendere, ma i suoi libri sono sempre a portata di mano. Per me sono una "buona lettura". Lucia

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Un amore della verità del proprio essere

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L'esperienza viva di Cristo e della nostra unità è il luogo della speranza, perciò dell'origine del gusto della vita e del fiorire possibile della gioia, che non è costretta a dimenticare o a rinnegare nulla per affermarsi. E' il luogo del recupero di una sete di cambiamento della propria vita, del desiderio che la propria vita sia coerente, muti in forza di quello che essa è al fondo, sia più degna della realtà che ha addosso. Dentro l'esperienza di Cristo e della nostra unità vive la passione del cambiamento della propria vita. Ed è il contrario del moralismo. Non una legge cui essere adeguati, ma un amore a cui aderire. Una presenza da seguire sempre di più con tutto se stessi, un fatto dentro il quale realmente naufragare. Chiunque ha questa speranza in Lui, purifica se stesso, come Egli è puro.
Il desiderio del cambiamento di sé, pacato, equilibrato, e nello stesso tempo appassionato, diventa allora una realtà quotidiana, senza ombra di pietismo o moralismo. Un amore della verità del proprio essere, un desiderio bello e scomodo come una sete.


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Qualcuno a cui appartengo.

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Oggi, vorrei parlare, come faccio spesso, di Dio. 
Egli per me è avventura e felicità. Sulla terra il mio compito è di desiderare di vivere queste avventure e pagare il pedaggio per il tunnel, non della paura, ma della gioia. Così durante tutta la nostra vita, noi arranchiamo verso l'inizio della bella avventura, perchè Dio non è certo il termine, la fine della strada, ma la sorgente, il principio di un'altra strada, infinitamente più lunga e più bella della prima e ci occorrerà neanche un attimo di meno di tutta l'eternità per percorrerla   -fischiettando o cantando insieme  ai nostri vecchi amici ritrovati e ai nuovi che spero ci faremo lassù.
Per esplorare Dio, dobbiamo morire. La morte è fino ad oggi, l'unico mezzo conosciuto per raggiungere il Signore. Mi capita molto spesso di pensare alla morte. Un lungo pezzo di strada, io l'ho è già percorso. Ora Dio decidererà quando chiamarmi per stare con Lui. 
Della morte mi turba il pensiero dell'ignoto. Non conosco nessuno che me ne abbia parlato. Sì, ci sono le memorie del veggenti specialmente i piccoli pastorelli di Fatima o i veggenti di Medjugorye ma, nessuno è mai tornato dalla morte. Qualcuno, che era quasi morto, e poi invece è rimasto in vita. racconta delle cose belle e rasserenanti su "La vita oltre la vita"
Se penso invece alla morte come all'incontro con Dio mi ritrovo ad aver paura di ben altro che dell'ignoto. Io non sono preparata a tale evenienza. Prego incessantemente Dio di avere misericordia per tutti i passi, uno dopo l'altro, in cui sono inciampata e caduta lasciano il mio cuore vuoto, senz'anima. E' questo il momento di cui ho veramente paura e quando, specialmente la sera, parlo con Lui  chino il capo per la consapevolezza della mia miseria e allora penso che invece sarebbe bello camminare a testa alta, orgogliosa di appartenerGli e sicura del Suo perdono.










Ho trovato questa pagina dove si parla dell'amicizia. mi è parsa interessante.Se volete:Riproduzione riservata http://.il sussidiario.net/ News/Editoriale/20009/4/24/il custode-dell'amore/print 18008

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Fiori di maggio

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Ecco alcuni fiori del mio cortile. Oggi siamo andati a vedere il saggio di musica di Francesco, al ritorno, Paolo si è fiondato e prendere Ada e mi ha lasciato sotto casa. "Tanto tu hai le chiavi vero?" "Sì, sono nella borsa!" Invece nella borsa non c'erano. Ecco un'occasione per dare un'occhiata i nostri fiori, ammirarli nella loro bellezza e inebriarmi del loro profumo (quelli che ce l'hanno!") La prima foto si tratta della Passiflora o fiore della Passione! Poi c'è una rosellina tutta sola soletta, ma di cespugli di rose.....uh ce ne sono tanti.! Un 'organizzazione di Azalee e i magnifici e profumatissimi gelsomini, i fiori rossi che vorrebbero fuggire e quel cespuglio di bianchi proprio non so come si chiamano. Aspetto suggerimenti: vero Nik!
Miky aspetto commenti. I miei amati amici del cielo non li ho nominati....ma pensati sì. Buona notte a tutti. Gus girando qua e là, aspettando Elena che tornava da scuola, ho trovato una pagina di giornale che parlava dell'amicizia. Volevo farne un post, ma mi sa che non si può pubblicare. Io però l'ho scanalizzata! Cosa faccio pubblico ugualmente? E poi? Una carezza e l'augurio di tanta serenità.
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TESTIMONI

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"Pietro allora uscì insieme all’altro discepolo e si recarono al sepolcro. Correvano insieme tutti e due, ma l’altro discepolo corse più veloce di Pietro e giunse per primo al sepolcro. Si chinò, vide i teli posati là, ma non entrò.
Giunse intanto anche Simon Pietro, che lo seguiva, ed entrò nel sepolcro e osservò i teli posati là, e il sudario – che era stato sul suo capo – non posato là con i teli, ma avvolto in un luogo a parte. Allora entrò anche l’altro discepolo, che era giunto per primo al sepolcro, e vide e credette. Infatti non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè Egli doveva risorgere dai morti."


Lo stralcio di Vangelo citato sopra è tratto dal racconto della resurrezione così come ne riferisce l'evangelista Giovanni. Mi pareva giusto postare questa immagine dei due discepoli più vicini a Gesù.Girando nei vari blog, mi sono accorta che molti si domandano "Come si fa a vivere? Cosa stiamo a fare al mondo?"  Mi sono risposta che è importante diventare sempre di più una presenza originale, diversa, senza con ciò lasciarci travolgere dalla mentalità comune che ci porta lontano dalla sacralità della fede.Parliamo un attimo: cosa ha a cuore il Papa?: l'urgenza di risvegliare nel cuore e nella mente dei nostri contemporanei la vita della fede. La fede è un dono di Dio. E dimostriamola la nostra fede, attraverso l'amore, la gioia, la sofferenza.  Tutto questo genera, come all'inizio del cammino della Chiesa (Leggere lettera a Diogneto) delle domande: perchè vivono così? Che cosa li spinge? Cercare di testimoniare la fede e la carità che Cristo ci insegna. C'è bisogno, specialmente ai nostri giorni, di testimoni credibili che  con la loro vita e anche con la parola rendano visibile il Vangelo. Risveglino l'attrazione per Gesù, per la bellezza di Dio. Così possano  credere nella Misericordia di Dio e nella Sua tenerezza per ogni creatura.Come sarebbe bello che anche noi fossimo, come Pietro e Giovanni, tesi, desiderosi, affascinati da Cristo come lo eravamo il primo giorno che Egli si rivelò al nostro cuore!OspitiamoLo nel nostro cuore facendogli spazio affinchè ci trasformi e si ridesti in noi la nostalgia di quel Pane che ci ha tanto nutrito.







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Un post un po' strano

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Le cose si manifestano inaspettate. E sono al di là quello che appaiono.
Io non credo che quello che vediamo sia tutto.
L’autobus era affollato. Non c’era posto a sedere per tutti. Qualcuno spingeva, qualcuno si appoggiava, altri si aggrappavano.
C’era un ragazzo che poteva essere mio figlio qualche anno fa. Io l’ho sentito come fosse mio figlio.
Si lamentava con una tristezza sconsolata della voce.
Come se nessuno lo potesse ascoltare.
Il suo lamento era una canzone. Gli ho teso la mano per sostenerlo.
A quel gesto, c’è stato un movimento fra i passeggeri.
Un varco inaspettato si è aperto, ed è emerso, lì fra i tanti, un posto libero che nessuno aveva mai visto prima di allora .
Il ragazzo si è seduto, con un sorriso per me.
Credevo che non l’avrei più rivisto.
Ma un giorno, sul molo di Pescara, ho visto lo stesso ragazzo che ripeteva il gesto di tendere la mano.
A qualcuno, un ragazzo come lui che stava vacillando, col rischio di cadere, in acqua.
Gli ha teso la mano, come avevo fatto io.
L’altro ragazzo ha avuto un attimo di impercettibile sbandamento, poi è ritornato i piedi .
E gli ha sorriso.
Quel gesto, quel sorriso sono passati di mano in mano, di vita in vita.
Quello che mi sta accadendo mi ha dato di più di quello
che mi ha tolto.
Ho conosciuto il significato vero della sofferenza e anche
del sacrificio.
Ma la cosa più grande è questa speranza che cammina insieme con noi.

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Ippocastani e Edicola

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Una vita insieme

Quando penso all'amore, l'amore vero che dura una vita, o anche certe amicizie inossidabili che sfidano gli anni, non posso che paragonarlo a questa coppia di ippocastani che ho fotografato la scorsa settimana: due tronchi ma una sola chioma. Crescendo insieme questi due alberi, pur rimanendo due entità separate, hanno condiviso lo spazio e la forma completandosi l'un l'altro tanto che a guardarli da lontano sembra un albero solo, più grande e più forte.( Sì ho rubato: immagine e descrizione dal blog di Giulio GMDB - Ti chiedo scusa Giulio ma attendevo da tempo la tua risposta e non sono riuscita ad aspettare oltre. Ciao)).


Questo commento mi sembra stupendamente cantato per quanto vorrei raccontarvi.
Tra qualche giorno sarà il mio 50° anniversario di matrimonio.E questa immagine ci raffigura.
Non sono bellissimi questi ippocastani vicini nel tempo ? C'è anche l'edicola con l'immagine, penso, di Maria. Porterò i miei fiori perchè tutto sia più bello!
Il mio desiderio è di partecipare ad una Messa ordinaria, alle 9 del mattino. Presenti solamente noi otto: Paolo, Io, i miei figli e i miei nipoti. Arriverà la benedizione Papale.Già richiesta. Una benedizione in più e poi a casa.

Era necessario che noi ci incontrassimo.
Non ti pare meraviglioso? Io non ti conoscevo, tu ignoravi la mia esistenza. Pensa: e se le strade della vita sulle quali noi camminiamo non si fossero mai incontrate? Un ostacolo qualunque, e noi saremmo rimasti lontani, non ci saremmo conosciuti mai. Sono talmente convinta che era necessario che noi ci incontrassimo che questo pensiero mi fa quasi paura.
Dovevamo incontrarci perchè Qualcuno ci guidava.......

 Prenderemo del tempo 
per guardarci in faccia 
e parlarci come al principio. 
Prenderemo del tempo perché 
ritorni la tenerezza.




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Non bastano polizie, controlli e regole

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L'immigrazione è una sfida vertiginosa perché mettendo alla prova la capacità di un individuo e di una società di cimentarsi con il diverso li costringe a ri-decidere su cosa si fondano, qual è la loro consistenza ultima. La condizione fondamentale per incontrare l'altro è la consapevolezza della propria identità. Ma affermare un'identità non significa brandire un'arma contro l'invasore. E' piuttosto riconoscere ciò che rende capaci di relazionarsi con l'altro. Significa affermare un io capace di misurarsi con un tu che la storia ha portato sull'uscio di casa. Solo così diventa possibile costruire un nuovo noi. Le migrazioni di massa sono un dato ineliminabile della nostra epoca. Servono identità forti e aperte. Serve che la tentazione dello scontro lasci il posto alla logica di un incontro realista. Non bastano polizie, controlli e regole. l'immigrazione ha implicazioni di tipo culturale e sociale che esulano dalla sfera economica e che troppo spesso vengono dimenticate. Non si lascia la propria terra unicamente per un miglioramento economico o per la necessità di un lavoro, ma anche per poter godere di diritti fondamentali e spesso negati nel proprio Paese, come la pace, la democrazia, la libertà politica e religiosa, la parità tra uomo e donna. Le istituzioni devono valorizzare le esperienze maturate e dare consistenza alla parola sussidiarietà, molto evocata ma poco praticata. Il fatto è che, a differenza di quanto è accaduto nella maggior parte degli altri paesi europei, l'arrivo degli stranieri in Italia è stato un fenomeno tumultuoso con tassi di incremento annuo tra i più alti nel mondo, L'immigrazione ha portato con sé problemi socio-culturali e interrogativi lasciati marcire nei cassetti della politica e delle coscienze. Così, adesso molti italiani convivono con la paura di essere travolti da una realtà che per troppo tempo è stata poco o nulla governata.

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Hey Brother Avicii

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Hey Brother



Hey fratello




c’è una strada senza fine da scoprire




hey sorella




sappi che l’acqua è dolce ma il sangue è più denso




oh, se il cielo cadesse, per voi




non c’è niente in questo mondo che io non farei









Hey fratello




credi ancora a qualcuno e negli altri?




Hey sorella




credi ancora all’amore, mi chiedo?




oh, se il cielo cadesse, per voi




non c’è niente in questo mondo che io non farei









e se fossi lontano da casa?




oh fratello ti sentirò chiamare




e se perdessi tutto?




oh sorella ti aiuterò a tornare a casa






A volte un Amico più grande può farci da fratello; aiutarci a credere ancora a Qualcuno e negli altri, a credere all’Amore. Perché in assenza di un Padre, un Figlio ce ne ha mostrato il volto, ce ne racconta le storie in mezzo a noi. Ci insegna a offrire la nostra luce al mondo. Se fossimo lontano da casa Lui ci sentirebbe chiamare e se perdessimo tutto ci aiuterebbe a tornare a casa.
«Dio con noi» (Mt 1, 23) è un amico che ci mostra il Padre. E mentre tutti «in realtà cercano i propri interessi, non quelli di Gesù Cristo» (Fil 2, 21), vi sono amici che come lui portano a dire di noi: «Voi conoscete la buona prova da lui data, poiché ha servito il Vangelo insieme con me, come un figlio con il padre» (Fil 2, 22). Grazie a loro ogni figlio saprà essere padre.
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Festa: perchè?

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Domani è festa. Il calendario mi indica che sarà  domenica, ma  da anni, per la seconda domenica di maggio, è stato stabilito che sarà la Festa della Mamma. 
Io non amo le feste che mi vedono protagonista. 
Subito ho pensato alla Mamma Celeste: Maria.
 Poi ho pensato alla mia mamma. 
Ma ancora non ho pace: e Valeria? Festeggiare il mio essere mamma quando uno dei miei piccoli non c'è? Che senso ha tutto questo?
Ho parlato  spesso della mia Valeria, ora Sua per sempre. Le ho dedicato poesie. Ho inventato una preghiera dedicate a lei lassù tra gli Angeli del Signore e le nuvole di panna. Questa sera sono triste e conosco solo parole che  riempiono il cuore di melanconia perchè la sua immagine a volte svanisce ai miei occhi e un tenero velo oscura persino la luce. Ho pensato di prendere in prestito alcune frasi di Socci dedicate a sua figlia:

"Mentre ancora parlava, dalla casa del capo della sinagoga vennero a dirgli: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”. Ma Gesù, udito quanto dicevano, disse al capo della sinagoga: “Non temere, continua solo ad aver fede!”. […] Presa la mano della bambina, le disse: “Talità kum”, che significa: “Fanciulla, io ti dico, alzati!”. Subito la fanciulla si alzò.» (Mc 5,35-43)
Carissima Caterina, c’è sempre un immenso struggimento in ciò che un padre vorrebbe dire a una figlia e ancora di più nel nostro caso perché quello che ci è accaduto e che viviamo ha ingigantito tutti i sentimenti e ora non riescono più a stare dentro le parole. E nemmeno dentro ai silenzi.  È difficile per tutti, in questi casi, aprire il proprio cuore perché quei sentimenti straripano fuori alla rinfusa e cozzano fra loro. E lo è per me specialmente, perché conosco la tua assoluta refrattarietà a questo tipo di confessioni e dichiarazioni. Che certo tu, per sottrarti alla commozione, bolleresti – con un incurante sorriso – come «enfatiche». Tu che ridendo mi «ordini» sempre di volerti bene stando zitto. Hai ragione. Ma voglio abbracciarti egualmente con la gioia di queste parole, perché quel giorno atroce pensai…
“Non servon più le stelle: spegnetele anche tutte 
imballate la luna, smontate pure il sole;
svuotatemi l’oceano e sradicate il bosco;
perché ormai nulla può giovare” .
 Mentre oggi che sei tornata, oggi che ci sei stata restituita, su ogni alba trovo scritto il tuo nome, per me ogni sole a mezzogiorno brilla con i tuoi occhi, ogni brezza mi ricorda il tuo pianto, ogni notte fa riecheggiare il tuo canto e il tuo sorriso illumina e cura tutte le mie ferite. 
No, la Felicità non si è scordata di noi. È sulla strada, sta tornando, ci ha già fatto arrivare i suoi messaggeri e io su ali d’aquila andrò a cercarla affinché non si attardi.
Perché affretti il suo passo chiederò ai venti di aiutarne il cammino, alle stelle di segnarle la via, incaricherò la luna di non farla assopire, alla primavera domanderò di vestirla a festa.
Colui che ha promesso, Colui a cui sei cara, manterrà la Sua parola, perché essa non può fallire, è stabile più della terra, certa più della luce del sole. Perché è già realtà.
Supplicherò tutte le schiere degli angeli perché la loro Regina ci renda pronti e degni. Perché affretti i giorni della consolazione. Mentre noi – che apprendemmo un po’ di umiltà dal dolore – impariamo ora la saggezza dal tuo silenzio, Caterina, la fede dal tuo coraggio, la speranza dalla tua allegria, la carità dalla tua pazienza.
Tua mamma un giorno ti ha detto: «Cate, sei un mito, per me. Sei il mio mito!». E tu sai di esserlo per tutti noi. Sei il nostro orgoglio e la nostra forza. Non finirò mai di ringraziare il Cielo per averci dato una figlia come te. E per averti ridonata a noi quando sembrava che ci fossi stata tolta.
Io ho riempito il mondo del tuo nome, l’ho scritto in cielo e in terra, sui libri e nei cuori, lo scriverò su ogni fiore che spunterà la prossima primavera e lo farò sussurrare al mare.
E sono certo che…
“Il più bello dei mari e quello che non navigammo. I più belli dei nostri giorni non li abbiamo ancora vissuti.  E quello che vorrei dirti di più bello  non te l’ho ancora detto”  Il tuo babbo.
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lettera alla mia mamma

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In queste tre fotografie scattate nel 1964 c'è la mia mamma, il mio papà, degli zii e mio fratello. Io non stavo bene....ero da poco sposata!
Foresta del Cansilio (Veneto)















Qui siamo a Salsomaggiore dove la mia mamma faceva i (fanghi) e io la scimmietta. Elena no è seria.

Gli occhi della mia mamma li conosco molto bene: sono azzurri e severi, ma io ci vedo uno stagno incantato. Attorno si alzano gli alberi e un'isola a me tanto cara anche se un po' confusa, circondata da acque limpide. Se la mia povera barca su cui sto navigando, potesse arrivare a quelle acque silenti! I pesci più rari vi nuotano e su quegli alberi, melodie incantate mi arrivano da preziosi uccelli.
Mamma cara, vorrei dirti quanto bene ti voglio, ma tu mi risponderesti di tacere, come sempre!
So che non leggerai , ma queste parole fanno bene a me, sola soletta sull'isola dalle acque popolate e tranquille. Buona giornata per la tua festa!








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Santa Maria Madre nostra

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Tu Maria, sei la nostra MAMMA celeste: sei la rosa che ho colto in giardino e che ho posato vicino alla foto di Valeria. Sei la dolcezza che mi accoglie quando ho bisogno di vera saggezza e di Amore puro.
Sei senza età Maria, giovane come la prima rugiada, eppure antica come il Tempo. Trovo in Te l'amore di tutte le mamme che amano profondamente le loro creature, donando loro l'amore per la vita, permettendo di accumulare gioie e dolori, di assaporare la poesia di un tramonto. Questi figli che poi  affidiamo a Te per custodirli, proteggerli e insegnar loro l'amore per il Tuo Figliolo. Tu Maria, meravigliosa mamma...Grazie. Lucia

Santa Maria, donna feriale, forse tu sola puoi capire che questa nostra follia di ricondurti entro i confini dell'esperienza terra terra, che noi pure viviamo, non è il segno di mode dissacratorie.
Se per un attimo osiamo toglierti l'aureola, è perché vogliamo vedere quanto sei bella a capo scoperto.
Se spegniamo i riflettori puntati su di te, è perché ci sembra di misurare meglio l'onnipotenza di Dio, che dietro le ombre della tua carne ha nascosto le sorgenti della luce.
Sappiamo bene che sei stata destinata a navigazioni di alto mare. Ma se ti costringiamo a veleggiare sotto costa, non è perché vogliamo ridurti ai livelli del nostro piccolo cabotaggio. È perché, vedendoti così vicina alle spiagge del nostro scoraggiamento, ci possa afferrare la coscienza di essere chiamati pure noi ad avventurarci, come te, negli oceani della libertà.
Santa Maria, donna feriale, aiutaci a comprendere che il capitolo più fecondo della teologia non è quello che ti pone all'interno della Bibbia o della patristica, della spiritualità o della liturgia, dei dogmi o dell'arte. Ma è quello che ti colloca all'interno della casa di Nazaret, dove tra pentole e telai, tra lacrime e preghiere, tra gomitoli di lana e rotoli della Scrittura, hai sperimentato, in tutto lo spessore della tua naturale femminilità, gioie senza malizia, amarezze senza disperazioni, partenze senza ritorni.
Santa Maria, donna feriale, liberaci dalle nostalgie dell'epopea, e insegnaci a considerare la vita quotidiana come il cantiere dove si costruisce la storia della salvezza.
Allenta gli ormeggi delle nostre paure, perché possiamo sperimentare come te l'abbandono alla volontà di Dio nelle pieghe prosaiche del tempo e nelle agonie lente delle ore.
E torna a camminare discretamente con noi, o creatura straordinaria innamorata di normalità, che prima di essere incoronata Regina del cielo hai ingoiato la polvere della nostra povera terra.
(Don Tonino Bello)
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Tu sei prezioso

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Pensate che quest'albero muoia di nostalgia? No, non è solo, è come ognuno di noi:è scelto.

Quando tu passerai per le acque,
sarò con te,
le onde non ti sommergeranno.
Quando ti troverai in mezzo al fuoco,
la fiamma non ti brucerà,
nemmeno ti scotterà.
Poichè Io, il Signore, sono il tuo Dio;
tu sei prezioso agli occhi miei,
degno di amore, e io ti amo.

(Isaia 43,1-4)



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ho visto l'amore

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                                                        Giacomo e Francesco


"Né Creator né creatura mai" cominciò el, "figliuol, fu sanza amore, o naturale o d'animo; e tu 'l sai"
(Dante, Purgatorio XVII, 91)

E' un racconto dove l'amore l'ho visto come trasportato dal vento, un vento dolce che accarezza gli occhi abbagliandoli perchè il ricordo non si perda.

Era una delle prime giornate di sole. Enrico, premuroso come sempre, mi invita al saggio di judo di Giacomo. 
Arrivo in anticipo per potermi sedere davanti così vedrò bene e sarò vista dal mio piccolo-grande nipote. 
Dovrà tentare di meritarsi la cintura bianca-gialla.
Nella sua divisa bianca è teso, ma sorridente. 
Mi ha visto. Esce dalla palestra un attimo, mi bacia, lo stringo forte, forte e corre via! 
Nella panchina vicino a me c'è Francesco che non tace un minuto.E' emozionato anche lui. La panchina dondola in continuazione. L'amore per il fratello è grande, perchè l'amore, lo imparerà anche lui, si misura vivendo in continua  attesa.
Giacomo è attento, disciplinato, segue i movimenti e gli occhi del suo maestro. Non sbaglia mai. Il maestro sorride. Arriva la cintura tanto attesa. Tutti applaudono. 
L'istruttore si accorge che io  sto fotografando e glielo dice, facendogli ripetere il momento della consegna della cintura. 
Poi Giacomo esce a prendere i baci e gli abbracci di noi tutti. 
Si guarda attorno, manca qualcuno. I nonni materni non sono ancora arrivati. China la testa e non guarda più. 
 Ma una improvvisa  luce nel suo sguardo e un sorriso che il faccino faceva fatica a contenere, ha catturato la mia attenzione. Era arrivata la nonna Luisa. Giacomo le corre incontro, l'abbraccia e la bacia con passione e entusiasmo e subito inizia a raccontarle cosa aveva vissuto. 
Era amore, amore puro per una persona cara al suo cuore.
Continuare a descrivere potrebbe essere troppo e finirei per ingarbugliarmi.
Queste righe sono  molto importanti perchè vissute più che scritte.


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Sonno e riposo

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Giunta a sera sento che il mio corpo reclama la sua dose di riposo. 
Rilassarsi è la parola più appropriata e serve a ridurre le fatiche, le tensioni e le angosce e perchè no, i momenti di dolce felicità che mi hanno accompagnato durante tutta la giornata.  
Sì, ci vuole un avvicendamento, come l'ombra e la luce.
 Il solo lavoro di questa sera dal cielo senza stelle è di lasciar fare al sonno che verrà.

Tempo fa, quando Paolo è andato in pensione, ho pensato che ci saremmo annoiati dal troppo far niente. Mi sembrava che il bisogno di una attività non poteva conoscere interruzioni! Non sapevo che anche  la riflessione, il pensare o il leggere e anche il dialogare sono importanti per donarci la serenità.
Può capitare di pensare che il riposo può essere un lavoro e il lavoro un riposo. Senza lasciare spazio al nulla, al vuoto!
Dormire e ricominciare. 
In me si affaccia l'idea che posso raggiungere Dio sia col sonno che col riposo. Così facendo aderisco alla Volontà senza volto, all'Essere senza fine, all'Eternità senza limite.
E ritrovo l'Armonia. 
Il mio lavoro d'oggi è cercare di arrivare a sera senza sopprimere il lavoro di madre e di nonna. Un lavoro che riempie il cuore d'amore e che mi porta alla serenità del sonno e del riposo. 
Chiedendo a Dio e a Maria SS. di scacciare i pensieri tristi e di accarezzare i miei occhi.A tutti auguro una buona giornata per domani e di tanta serenità per questa notte.  

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La Bellezza, Leopardi e Giovanni

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Il Poeta si era innamorato di una donna, poi di un'altra,


poi di un'altra ancora, ma capiva che era un'altra cosa quella che


cercava dentro il volto di una donna: la Bellezza, a cui nessuna figura


di donna rendeva totale giustizia.


Scaturì allora in lui quella che si può giustamente chiamare preghiera,


la preghiera di un ateo:











Se dell’eterne idee




L’una sei tu, cui di sensibil forma


Sdegni l’eterno senno esser vestita,


E fra caduche spoglie


Provar gli affanni di funerea vita;


O s’altra terra ne’ superni giri


Fra’ mondi innumerabili t’accoglie,


E più vaga del Sol prossima stella


T’irraggia, e più benigno etere spiri;


Di qua dove son gli anni infausti e brevi,


Questo d’ignoto amante inno ricevi.




Leggendo il


Canto alla sua donna


ho incominciato a capire l'inizio del Vangelo di Giovanni, "Il Verbo


si è fatto carne" mettendolo a confronto con questa lirica


che esprime il livello più profondo della ricerca umana.


L'uomo è, spesso inconsapevolmente, mendicante


della Bellezza, della Verità, della Giustizia, senza poterla


trovare in alcun luogo.


Ma la Bellezza fatta carne, la Verità fatta carne, la Giustizia fatta carne


sono tra noi, sono il Verbo di Dio, sono Gesù Cristo.



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