pensieri che ci sorprendono

domenica 30 novembre 2014






Ho parlato, nel Blog di Gus, di tristezza e di nostalgia.
Ci sono giorni in cui, per un attimo, vorrei che la vita fosse diversa,poi ci penso:   in realtà non mi piacerebbe affatto togliermi questa nostalgia, perchè trovo che  è la mia possibilità di avere un rapporto, in modo che io mi renda sempre conto di Cristo.
Ci sono persone che si sentono sole, perchè non hanno trovato una risposta, perchè non hanno trovato un significato al loro disagio.
Io so che la mia tristezza è abbracciata dalla Sua presenza e perciò non è in contraddizione, è già tutta abbracciata e tutto quello che resta è perchè il Signore mi vuole portare oltre, oltre tutto ciò che ho già raggiunto, per riempirmi sempre di più.

C'era un mio bimbo del catechismo che pregava tutte le sere perchè il diavolo non fosse infelice. E' stato difficile spiegargli che il diavolo era stato un bellissimo angelo che voleva essere migliore di Dio.

Un altro ragazzino mi chiedeva come Dio fosse grande ed in particolare se fosse più grande di una balena.

Stranezze di bimbi: amore e ingenuità! 
Fossimo noi così!!!



"Voglio tornare bambina nella casa di mio Padre....."

Tempo di attesa

sabato 29 novembre 2014






Se tu squarciassi i cieli e discendessi! (Is 63,19). Il profeta apre l'Avvento come un maestro del desiderio e dell'attesa; Gesù riempie l'attesa di attenzione.


Attesa e attenzione, i due nomi dell'Avvento, hanno la medesima radice: tendere a, rivolgere mente e cuore verso qualcosa, che manca e che si fa vicino e cresce. Siamo noi madri  che conosciamo a fondo l'attesa, che la impariamo nei nove mesi che il nostro ventre lievita di vita nuova. Attendere è l'infinito del verbo amare.

Avvento è un tempo di incamminati: tutto si fa più vicino, Dio a noi, noi agli altri, io a me stessa. In cui si abbreviano distanze: tra cielo e terra, tra uomo e uomo, e si avviano percorsi.

Nel Vangelo di oggi il padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, dove Gesù racconta il volto di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida le sue creature all'intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell'uomo.

Ma un doppio rischio preme su di noi. Il primo, dice Isaia, è quello del cuore duro: perché lasci indurire il nostro cuore lontano da te? (Is 63,17). La durezza del cuore è la malattia che Gesù teme di più, la "sclerocardìa" che combatte nei farisei, che intende con tutto se stesso curare e guarire.

Che san Massimo il Confessore converte così «chi ha il cuore dolce sarà perdonato».

Il secondo rischio è vivere una vita addormentata: che non giunga l'atteso all'improvviso trovandovi addormentati (Marco 13,36). Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio, perché «senza risveglio, non si può sognare» (R. Benigni).

Rischio quotidiano è una vita dormiente, incapace di cogliere arrivi ed inizi, albe e sorgenti; di vedere l'esistenza come una madre in attesa, gravida di luce; una vita distratta e senza attenzione.

Vivere attenti. Ma a che cosa? Attenti alle persone, alle loro parole, ai loro silenzi, alle domande mute, ad ogni offerta di tenerezza, alla bellezza del loro essere vite incinte di Dio.

Attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l'acqua, l'aria, le piante.

Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.

Noi siamo argilla nelle tue mani. Tu sei colui che ci dà forma (Isaia 64,7). Il profeta invita a percepire il calore, il vigore, la carezza delle mani di Dio che ogni giorno, in una creazione instancabile, ci plasma e ci dà forma; che non ci butta mai via, se il nostro vaso riesce male, ma ci rimette di nuovo sul tornio del vasaio. Con una fiducia che io tante volte ho tradito, che Lui ogni volta ha rilanciato in avanti.

Siamo gregge?

venerdì 28 novembre 2014






Possa Dio..... Questa bellissima benezione sono le parole iniziali di una canzone di Bob Dylan del 1974.

E' proprio adatta ai giorni nostri, per chiedere la forza e il coraggio di riscoprire "una cultura dei valori". Riscoprire una nuova fonte di motivazioni "a fare bene", "a far fare bene", "a fare bene il bene".

Sono tre urgenze che oggi bussano al cuore degli uomini.


Facciamo un passo indietro.

L'uomo ha lasciato il paese per vivere in città, poi ha voluto staccarsi da ciò che sapeva di "comunità" per vivere in "società".

Ecco che ora ci troviamo in un momento in cui la società ha di nuovo bisogno della comunità, il villaggio del paese. La città, sì, toglie la solitudine (forse), ma non offre la compagnia.




Dobbiamo tornare ad essere le pecorelle del gregge di Gesù. Gregge non uomini soli ma piccola comunità di anime che si ritrovano nelle parabole di Gesù.


«Riconoscete che il Signore è Dio, egli ci ha fatti e noi siamo suoi» (Sal 99, 3). Egli è il nostro Dio; «noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce» (Sal 94, 7). I pastori, che sono uomini, non hanno fatto loro le pecore che posseggono, non hanno creato le pecore che pascolano. Invece il Signore Dio nostro, perché è Dio e creatore, si è procurato il gregge che egli possiede e che porta al pascolo. Né un altro ha creato quello che egli pasce, né un altro pasce quello che egli ha creato.


Poiché abbiamo proclamato in questo salmo che siamo suo gregge, popolo del suo pascolo, pecore delle sue mani, ascoltiamo quello che egli dice a noi come al suo gregge.
Fratelli, quale grande gioia essere il gregge di Dio! È un fatto che genera grande gaudio anche in mezzo alle lacrime e alle tribolazioni di questa terra. Infatti colui al quale è stato detto: «Tu che pasci Israele», è il medesimo di cui si afferma: «Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode di Israele» (Sal 120, 4). Egli dunque vigila sopra di noi quando noi vegliamo, vigila anche quando noi dormiamo. Perciò se un gregge umano si ritiene sicuro sotto un pastore umano, quanto maggiore deve essere la nostra sicurezza allorché è Dio che ci pasce! E non soltanto perché ci pasce, ma anche perché ci ha creato.







Possa Dio benedirti e proteggerti sempre
Possano tutti i tuoi desideri diventare realtà
Possa tu sempre fare qualcosa per gli altri
E lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
Possa tu costruire una scala verso le stelle
E salirne ogni gradino
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane

Possa tu crescere per essere giusto
Possa tu crescere per essere sincero
Possa tu conoscere sempre la verità
E vedere le luci che ti circondano
Possa tu essere sempre coraggioso
Stare eretto e forte
E possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane  
Possa tu restare per sempre giovane

Possano le tue mani essere sempre occupate
Possa il tuo piede essere sempre svelto
Possa tu avere delle forti fondamenta
Quando i venti del cambiamento soffiano
Possa il tuo cuore essere sempre gioioso
Possa la tua canzone essere sempre cantata
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane

Tempo d'Avvento

martedì 25 novembre 2014


Il mio calendario d'Avvento

 Tempo d'Avvento: Domenica prossima la Chiesa darà inizio ad un tempo di attesa.
Debbo vivere questo "tempo" come se dovessi indossare, ogni giorno, un abito da ballo che mi farà amare tutti i gesti particolari come fossero gioielli che il Signore mi dona per adornarmi. Signore, vorrei vivere questi giorni come se fosse una festa senza fine dove rinnovo l'incontro con Te, come una danza, fra le braccia della Tua grazia, nella musica che riempie l'universo d'amore.
Questo dovrebbe essere il ritmo di questo cammino alla scoperta del Vangelo,   come fosse una musica da cui farsi avvolgere e coinvolgere.
La "nota che dà inizio a questa musica, è un "sì" Il "sì" di Maria che ci dona il Mistero dell'incarnazione di Dio che bussa alla nostra vita e chiede di farsi storia in Gesù.
L'Avvento del Signore Gesù, nel tempio del nostro cuore lo fa palpitare per quattro settimane , come palpitava il grembo di luce di Maria con Gesù che chiedeva di nascere.

Il richiamo continuo della liturgia di questi giorni è "vigilate"

E' il richiamo a stare svegli, a uscire dal sonno. Il sonno è lo stato di chi si lascia vivere, di chi ha perso la memoria della propria origine. Di chi ha il cuore stropicciato.

Cristo è diventato uomo per insegnare all'uomo a diventare Dio. (Sant'Agostino)

"Cristo può nascere mille volte a Betlemme, ma se non nasce dentro di noi è come se non fosse mai nato" (mistico Silesius)

I negozi, le strade sono da giorni illuminate per ricordare alle persone: è vicina la festa!
A noi solo il compito di illuminare il nostro cuore, di calcellare dalla mente pensieri negativi, e anche se ci sovrasterà un cielo grigio denso di nubi, cerchiamo un pezzetto di azzurro da donare a chi è triste, malato e solo. Ricordiamoci la Novena dell'Immacolata e con gioia andiamo incontro a questo tempo di attesa pregando lo Spirito Santo.

L'uomo vero è il self made man?

lunedì 24 novembre 2014




Ho letto un libro scritto da un preside francese, che parla delle giustificazioni più bizzarre capitate sotto i suoi occhi nel tempo in cui era in carica.
La fantasia dei genitori, che firmavano la giustificazione, appare sterminata.
C'è chi minaccia il prof. di ricattarlo e chi gli fa la ramanzina ricordandogli che Einstein era un cattivo scolaro (il che non mi sembra). C'è chi spiega che il figlio era assente perchè è morto il criceto della nonna e chi giustifica il mancato studio della storia con una crisi di identità.
Mio figlio si ricorda di un suo compagno di classe che arrivò a scuola con la seguente giustificazione: assente per aver fatto indigestione di pepe!
Tutti fatti scritti o detti  nell'intento di far ridere....
Sembra che al momento in Francia si sia aperto un dibattito notevole tra giornali, tv e blog, proprio per trattare questo argomento.
Io mi fermo sulla parola "giustificazione", che è una parola bellissima, ma che un cattivo atteggiamento di fronte alla realtà ha trasformato in una parola brutta e, sì, inutile.
"Giustificazione" è oggi per noi sinonimo di "scusa", quando non di "alibi".
La persona che si giustifica è l'uomo che cerca alibi perchè non ha il coraggio di affrontare la vita a viso aperto o perchè vuole farsi i fatti suoi rinunciando all'impegno con la realtà che chiama.
Io molto spesso mi creo degli alibi per non elencare i vari malanni che m'impediscono una vita più attiva.
La gente ama che la persona con cui colloquia sia senza ferite, sicuro di sè, il self made man, di scuola anglossassone.
Ma San Paolo usa la parola "giustificazione" per indicare una realtà più profonda: il fatto, cioè, che l'uomo non sa essere giusto da sè, e che il massimo di giustizia di cui è capace lo porta a capire che solo un Altro lo aiuta a divenire giusto, e che questo Altro deve essere presente nella nostra vita in ogni momento.
"Giustificati per la fede" ecco le parole di San Paolo.
Dobbiamo insegnare ai figli, attualmente nel mio caso, ai nostri nipoti, la verità, Il resto è complicità, copertura, egoismo che dell'amore ha solo la sembianza.

Sara Sun Gerusalemme

giovedì 20 novembre 2014


Gerusalemme: Giardino degli ulivi

Shalom

Un profumo su tutto, l'aria è colma di boungaville rosa scuro e chiare.
Il lago di Tiberiade nudo e immenso, lo chiamano mare.
Appare intinto nel verde e circondato a est dalle montagne del deserto.
Silenzio e spazi immensi per pensare e ritrovarsi nell'anima.
Anche il nulla qui parla. La pace mi assale quieta e riposante.
La storia copre il mio essere come un velo
leggero da cui traspare un tempo nuovo e verità differenti.
Vedo il passato sotto i miei piedi.
Calpesto i millenni con passi leggeri e incerti.
E' solo spirito quello che aleggia, anche il futuro è già passato di qua.
Tutto qui sussurra, comunica, anche la pietra più povera e stinta.
Contrasti antichi, e nuovi si fondono, sole, ombra,
ricchezza, povertà, guerra e pace.
Religioni diverse ma così uguali alla mia.
Tutto si armonizza in me, come i  pensieri e le mie incoerenze.
Sembra che i peccati del mondo qui siano esposti al sole,
dati in pasto agli occhi di chi passa distratto o vigile che sia.
Tutta l'umanità è racchiusa in questo posto dove è nata.
Genti diverse e ricche di storia, custodi di un paese unico.
Gerusalemme mi appare luminosa e dorata
distesa dolcemente sul colle come una ninfa invitante.
L'aria che profuma di cedri e pini mi alita con forza sul viso.
Qui si respira il vecchio e il nuovo, contraddizioni e culture
che sono presente e passato, in un susseguirsi di colori e odori.
Genti e mura che comunicano vita e spiritualità.
Abiti che coprono, donne nascoste ma così vive da risplendere nei loro austeri abiti.
Uomini vestiti di nero, con i loro capelli fuori tempo.
Invece così vivi nella loro gioiosa festa dello Shabbath.
Bimbi che sorridono con i loro ricciolini e il classico
copricapo ebraico. Il muro del pianto, è il muro della gioia.
Pregano si ritrovano, sorridono, ballano.
Mi immergo tra loro confusa.
Raggiungo il muro, accanto a me una ragazza
tiene in mano il libro dei salmi e prega,
si appoggia  con forza al muro come per strapparlo, e infila un bigliettino azzurro arrotolato tra le pietre stanche, dove spiccano migliaia di quei
foglietti di carta colorata. Mi appoggio al muro stordita e felice.
Sono nel cuore del mondo.
Gerusalemme, i tuoi secoli qui sembrano essersi fermati e aver annichilito
il tempo. Sei senza età. Nessuno è riuscito a distruggerti.
Sei sempre rinata dalle tue rovine, e così sempre sarà dicono i profeti.
Visi scuri mi inseguono per vendermi le loro coloratissime cose,
mi offrono, contrattano. Non sono abituata e mi dileguo nel gruppo impaurita.
Qui tutto è normale e strano, diverso e terribilmente vero e disarmante.
I miei pensieri si fluidificano nel brusio del traffico e nelle voci, nelle lingue diverse.
Gerusalemme, racchiudi tutte le bellezze, le incoerenze del mondo e quelle del cuore degli uomini.
Shalom Gerusalemme, per sempre nel mio cuore.

SARA SUN




Grazie amica mia, grazie per i messaggi che m'invii mentre cammini nelle pietre consumate dal tempo. Prega per noi e noi saremo con te con l'anima assetata di storia. Baci Lucia

Cosa dobbiamo fare?

martedì 18 novembre 2014

 
 
 
 
 


I giovani d'oggi



hanno un'esigenza di autenticità che è


sottilmente più acuta rispetto a un tempo.


Ma l'impeto di autenticità che ha preso forma


per contrasto con l'ipocrisia viene


subito travolto da un nuovo conformismo.


Allora l'agitarsi di questi giovani è molto


più rabbia che un impegno.


La conclamazione di valori ideologici


strumentalizzati dal Potere finisce


per stordire i giovani sempre più smarriti


per l'insicurezza del loro cammino e


l'impaccio nell'identificare una propria esigenza


prevalente.


Mancando un obiettivo di medio e lungo periodo


alla fine vengono ingabbiati all'interno


di un bisogno dominante che sembra quello


immediatistico che si consuma giorno dopo


giorno facendo scomparire l'autenticità iniziale.










Come mi piacerebbe essere......




C'era una volta....una bambina bionda con un cappuccio rosso in testa...direte voi, Eh no, non è una delle solite novelle, ma potrebbe essere un gradevole racconto.
C'era una volta una fabbrica che aveva un grosso problema (...no, non doveva chiudere etc etc,) : ogni giorno, il magazziniere si accorgeva che veniva a mancare del materiale.
Decise allora, di perquisire ogni dipendente che usciva alla fine del lavoro.
La maggior parte dei lavoratori si sottoponeva alla perquisizione volontieri. E ogni giorno un uomo, all'ora della chiusura, attraversava i cancelli con una carriola piena di rifiuti e la guardia doveva rovistare per un bel po' di tempo tra mozziconi di sigarette, cartacce e involucri di alimenti. E, suo malgrado,  trovava solo questo.
Un giorno, la guardia esasperata chiese all'uomo: "Senti, lo so che stai combinando qualcosa, ho capito che sei tu il colpevole, ma non ho la più piccola prova. Ogni giorno controllo minuziosamente la tua carriola ma non trovo niente che valga la pena di essere rubato. Sto impazzendo. Dimmi quello che stai facendo e ti prometto che non inoltrerò nessun rapporto a tuo carico." L'uomo alzò le spalle e disse tranquillamente: "E' semplice, rubo carriole!"

Questo racconto è un invito alla ricerca dell'essenziale.
Spesso,  perdiamo di vista, dentro di noi, le cose più semplici: riguardiamo i giorni trascorsi, rovistiamo tra i nostri anni, rivediamo i nostri rapporti interpersonali e poi concludiamo che tanto non cambia niente, "tanto io non riesco a cambiare!"
Anche noi non osserviamo la carriola, ma solo le inezie non importanti.
Il Libro del Siracide, recita: " Se vuoi, osserverai i comandamenti. L'essere fedele dipenderà dal tuo buonvolere".
Perpiacere non diamo sempre la colpa al quel fatto accaduto, agli altri, al lavoro, proviamo a non rovistare nell'immondizia e arriviamo all'essenziale: dipende solo da me.
Gesù nel Vangelo ci provoca sul concreto: "Se la vostra giustizia non supererà quella degli scribi e dei farisei, non entrerete nel Regno dei Cieli".
Gesù pone l'accento prima sul "se" e poi sulla giustizia.
E' capire la nostra verità interiore.
Spesso celata sotto una coltre di apparenze.
Debbo decidere di ricercare l'essenziale.
Se mi preoccupo dell'immagine che il mio specchio riflette, perchè non preoccuparmi della mia stessa vita?
Il "se" di Gesù. Solo "se" decido di uscire da un'esistenza piatta, "se" non cerco mille scuse per mettere in pratica la Vita in cui credo, solo se toglierò i "se" mi accorgerò di come splende la Verità.


Sapete che oggi piove!!!! No, non debbo ridicolizzare questo momento di estrema gravità, ma chiedervi di pregare perchè le persone che sono al freddo e nel disagio più completo non perdano la speranza di un domani dove il sole ritorni a risplendere. Buona notte



piove

Guardare al prodigio

giovedì 13 novembre 2014






Ivan Aivazovsky: Il golfo di Napoli la mattina. ( Guardate il Vesuvio che fuma!!!)




Mi piace riprendere il lavoro di ieri. A volte anche nelle parole nasce la sorpresa di una gioia che pensavo impossibile perchè c'era il rimpianto o la consapevolezza di una sconfitta e invece ecco la luce di qualcosa di vivo, reale, anche se è una "ferita".




Virginia Woolf: in Momenti di essere (scritti autobiografici)

La scrittrice ricorda "quel momento" in cui la vita ha avuto una pienezza d'essere vissuta, in cui la coscienza di esistere è stata più dirompente:




"Se la vita ha una base su cui poggia, se è una tazza in cui si mettono cose, e di nuovo cose, e si colma - allora la mia tazza senza dubbio poggia su questo ricordo.

E' il ricordo di giacere mezzo addormentata, mezzo sveglia, nel mio letto della stanza dei bambini a St. Ives. Di udire le onde frangersi, uno, due, uno, due, mandando spruzzi d'acqua sulla spiaggia; il frangersi delle onde, uno, due, uno, due, dietro la tenda gialla. E' udire la tenda trascicare la sua piccola nappa sul pavimento, quando il vento la sospinge fuori. E' di stare sdraiata e udire gli spruzzi e vedere questa luce, e pensare, è quasi impossibile che io sia qui; è di provare l'estasi più pura che io possa immaginare."




Joseph Roth

Lo specchio cieco

(in questo brano si percepisce una coscienza che è tanto più personale quanto più consiste in un accadere del mondo e delle cose, qualcosa che assomiglia a all'emergere di una vita, altrimenti impensabile.)




"Calda era la notte e il letto emanava calore. Fini si alzava e andava alla finestra aperta. La commozione ci assale nell'aria limpida della notte, quando la nostalgia giunge a noi dalle profondità bluastre e alla finestra resta sospeso il fischio di una locomotiva che sferraglia lontana, mentre sul marciapiede di fronte un gatto striscia furtivo, scomparendo nell'apertura di una cantina, dove un altro gatto lo attende. Grande e carico di stelle è il cielo sopra di noi, troppo alto per essere benigno, troppo bello per non contenere un Dio. Le inezie vicine e l'eternità lontana hanno un nesso, e noi non sappiamo quale. Lo sapremmo forse se a noi giungesse l'amore che è affine alle stelle e al passo furtivo del gatto, al fischio della nostalgia e alla grandezza del cielo."







Giacomo Leopardi: Il risorgimento (solo un brano cercatela per leggerla tutta!)

Poesia poco nota, ma bellissima. Dove l'improvviso insorgere di una speranza, di un accorgersi esaltante del mondo, segna in lui, un trasalimento pieno di positività.




Chi dalla grave, immemore

quiete or mi ridesta?
Che virtù nova è questa,
questa che sento in me?
Moti soavi, immagini,
palpiti, error beato,
per sempre a voi negato
questo mio cor non è?

Siete pur voi quell’unica
luce de’ giorni miei?
Gli affetti ch’io perdei
nella novella età?
Se al ciel, s’ai verdi margini,
ovunque il guardo mira,
tutto un dolor mi spira,
tutto un piacer mi dà.

Meco ritorna a vivere
la piaggia, il bosco, il monte;
Parla al mio core il fonte,
meco favella il mar.
Chi mi ridona il piangere
dopo cotanto obblio?
E come al guardo mio
cangiato il mondo appar?







In questi brani di testi importanti, come il prossimo che è di Lev Tolstoj da Anna Karenina, mi fanno cercare, nell'accadere quotidiano, la Bellezza. Tutto è usuale eppure percepisco la presenza di un Altro. E' il mio nome che chiamano nella folla. E io allora sono. Improvvisamente mi sento "presente" appartengo mi sento viva nell'Essere!




Lev Tolstoj - Anna Karenina ( quattro righe importanti)

"Ciò che vide in quel momento, non lo vide mai più. Bambini che andavano a scuola, colombi grigio-azzurri che volavano dal tetto sul marciapiede e ciambelle cosparse di farina, esposte da mani invisibili, lo commossero in modo particolare. Quelle ciambelle, quei colombi, i due bambini non erano di questa terra. In un solo attimo, uno dei bambini corse verso il colombo e guardò Levin sorridendo; il piccione starnazzò e volò via luccicando al sole fra i granelli di neve che tremavano nell'aria, e da una vetrina esalò odor di pane cotto al forno e le ciambelle furono esposte. Tutto questo insieme era straordinariamente bello e Levin rideva e piangeva di gioia."

(Levin innamorato è in attesa della donna che ama. Ecco che il suo cuore si accorge della realtà. Tutto, ogni singolo particolare esiste come un prodigio, come un miracolo).







Tutto è nuovo per chi aspetta, attende qualcosa.



Gorbatov Konstantin Ivanovic "Notte d'inverno"

Illogici Bagliori

mercoledì 12 novembre 2014



Un rosso tramonto in un cielo striato dalle varie tonalità che solo il sole, quando sta per andare a nanna, ci sa regalare Ecco la Bellezza che ci aiutava a tornare a casa.

E' la sorpresa di un momento, in cui mi sono accorta di esistere e che è diventato un grido dell'anima. E' una gioia che sembrava impossibile vivere invece esplode dentro, di colpo!.


Ecco le parole di Gaber in "Illogica allegria"


Da solo lungo l'autostrada


alle prime luci del mattino
a volte spengo anche la radio
e lascio il mio cuore incollato al finestrino.


Lo so del mondo e anche del resto,
lo so che tutto va in rovina
ma di mattina, quando la gente dorme
col suo normale malumore,
può bastare un niente,
forse un piccolo bagliore,
un'aria già vissuta, un paesaggio, che ne so.


E sto bene
io sto bene come uno che si sogna
non lo so se mi conviene
ma sto bene, che vergogna.
Io sto bene
proprio ora, proprio qui
non è mica colpa mia se mi capita così


E' come un'illogica allegria
di cui non so il motivo, non so che cosa sia.
E' come se improvvisamente
mi fossi preso il diritto
di vivere il presente.


Io sto bene
questa illogica allegria
proprio ora, proprio qui.

A Paolo piaceva un'altra canzone di Gaber che parla delle strade, di notte, della voglia di condividere
quel silenzio, quella solitudine, con chi ti aspetta a casa.(voglio correre da te, per dirti che ti amo che ho bisogno di te...)  

Io vorrei che leggeste, o rileggeste, queste poesie e brani di grandi scrittori, Rileggendo questa breve antologia sono certa che è facile scoprire che la Bellezza non è solo nostra, ma dobbiamo insegnarla ai nostri figli, ai nostri nipoti... a chi non ha ancora imparato a Guardare e non solo a Vedere.

...e Dio disse che era cosa buona e giusta.....




APPUNTAMENTO A ORA INSOLITA Vittorio Sereni

La città-mi dico- dove l’ombra
quasi più deliziosa è della luce
come sfavilla tutta nuova al mattino….
“……asciuga il temporale di stanotte” – ride
la mia gioia tornata accanto a me
dopo un breve distacco.
“Asciuga al sole le sue contraddizioni”
– torvo, già sul punto di cedere, ribatto.
Ma la forma l’immagine il sembiante
-d’angelo avrei detto in altri tempi-
risorto accanto a me nella vetrina:
“caro- mi dileggia apertamente- caro,
con quella faccia di vacanza. E pensi
alla città socialista ?”.
Ha vinto. E già mi sciolgo: “Non
arriverò a vederla” le rispondo.
(Non saremo
più insieme dovrei dire.) “Ma è giusto,
fai bene a non badarmi se dico queste cose,
se le dico per odio di qualcuno
o rabbia per qualcosa. Ma credi all’altra
cosa che si fa strada in me di tanto in tanto
che in sé le altre include e le fa splendide,
rara come questa mattina di settembre…..
giusto di te fra me e me parlavo:
della gioia.”
Mi prende sottobraccio.
“Non è vero che è rara, – mi correggo- c’è,
la si porta come una ferita
per le strade abbaglianti. E’
quest’ora di settembre in me repressa
per tutto un anno, è la volpe rubata che il ragazzo
celava sotto i panni e il fianco gli straziava,
un’arma che si reca con abuso, fuori
dal breve sogno di una vacanza.
Potrei
con questa uccidere, con la sola gioia….”
Ma dove sei, dove ti sei mai persa ?
“E’ a questo che penso se qualcuno
mi parla di rivoluzione”
dico alla vetrina ritornata deserta.







Timor di me? Pier Paolo Pasolini






Oh, un terribile timore;


la lietezza esplode


contro quei vetri al buio


ma tale lietezza, che ti fa cantare in voce


è un ritorno dalla morte: e chi può mai ridere -


dietro, sotto il riquadro del cielo annerito


riapparizione ctonia!


Non scherzo: chè tu hai esperienza


di un luogo che non ho mai esplorato, UN VUOTO


NEL COSMO


È vero che la mia terra è piccola


ma ho sempre affabulato sui luoghi inesplorati


con una certa lietezza, quasicchè non fosse vero


Ma tu ci sei, qui, in voce


La luna è risorta;


le acque scorrono;


il mondo non sa di essere nuovo e la sua nuova giornata


finisce contro gli alti cornicioni e il nero del cielo........


Risvegli di Giuseppe Ungaretti
Ogni mio momento
io l'ho vissuto
un'altra volta
in un'epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
co' gli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos'è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere




Per darvi la buonanotte vi lascio una frase di Anna Vercos in Annuncio a Maria di Paul Claudel:


"Come è bello il mondo e come è grande Dio!"Ecco la certezza che nasce in ogni uomo che vive questi giorni di calamità naturali, in cuor suo sa di non essere solo e sa che in questa emergenza ci sarà la positività di un Altro vicino a lui. Parole vuote? No, preghiere!

Nella Chiesa fuori i mercanti e dentro i poveri

domenica 9 novembre 2014

)
In tutto il mondo i cattolici celebrano oggi la dedicazione della cattedrale di Roma, San Giovanni in Laterano, come se fosse la loro chiesa, radice di comunione da un angolo all'altro della terra. Non celebriamo quindi un tempio di pietre, ma la casa grande di un Dio che per sua dimora ha scelto il libero vento di sempre, e si è fatto dell'uomo la sua casa, e della terra intera la sua chiesa.
Nel Vangelo, Gesù con una frusta in mano. Il Gesù che non ti aspetti, il coraggioso il cui parlare è si si, no no. Il maestro appassionato che usa gesti e parole con combattiva tenerezza (Eg 85). Gesù mai passivo, mai disamorato, non si rassegna alle cose come stanno: lui vuole cambiare la fede, e con la fede cambiare il mondo. E lo fa con gesti profetici, non con un generico buonismo.
Probabilmente già un'ora dopo i mercanti, recuperate colombe e monete, avevano rioccupato le loro posizioni. Tutto come prima, allora? No, il gesto di Gesù è arrivato fino a noi, profezia che scuote i custodi dei templi, e anche me, dal rischio di fare mercato della fede.
Gesù caccia i mercanti, perché la fede è stata monetizzata, Dio è diventato oggetto di compravendita. I furbi lo usano per guadagnarci, i pii e i devoti per ingraziarselo: io ti do orazioni, tu in cambio mi dai grazie; io ti do sacrifici, tu mi dai salvezza.
Caccia gli animali delle offerte anticipando il capovolgimento di fondo che porterà con la croce: Dio non chiede più sacrifici a noi, ma sacrifica se stesso per noi. Non pretende nulla, dona tutto.
Fuori i mercanti, allora. La Chiesa diventerà bella e santa non se accresce il patrimonio e i mezzi economici, ma se compie le due azioni di Gesù nel cortile del tempio: fuori i mercanti, dentro i poveri. Se si farà «Chiesa con il grembiule» (Tonino Bello).
Egli parlava del tempio del suo corpo. Il tempio del corpo..., tempio di Dio siamo noi, è la carne dell'uomo. Tutto il resto è decorativo. Tempio santo di Dio è il povero, davanti al quale «dovremmo toglierci i calzari» come Mosè davanti al roveto ardente «perché è terra santa», dimora di Dio.
Dei nostri templi magnifici non resterà pietra su pietra, ma noi resteremo, casa di Dio per sempre. C'è grazia, presenza di Dio in ogni essere. Passiamo allora dalla grazia dei muri alla grazia dei volti, alla santità dei volti.
Se noi potessimo imparare a camminare nella vita, nelle strade delle nostre città, dentro le nostre case e, delicatamente, nella vita degli altri, con venerazione per la vita dimora di Dio, togliendoci i calzari come Mosè al roveto, allora ci accorgeremmo che stiamo camminando dentro un'unica, immensa cattedrale. Che tutto il mondo è cielo, cielo di un solo Dio.

Ci sono giorni....

sabato 8 novembre 2014




Se il tempo è mite

in queste prime giornate

autunnali,

io posso sedermi al sole,

posso camminare,

non certo come una volta,

ma insomma posso.

Ci sono dei giorni

in cui mi sento

abbastanza "pimpante"

altri un po' meno,

ma non voglio ricordarli

e allora sogno:

Sogno di andarmene da sola

alla mia Chiesetta

dove quel piccolo crocifisso

mi parla, anzi, Lui mi guarda e io Gli parlo.

L'ì c'è il mio posto

Le persone che mi vogliono bene

lo lasciano vuoto finchè io arrivo.

Il mio caro don Tito, ridendo dice.

"Ecco, la signora,

aspettiamo che arrivi al "Suo"

posto".

E allora mi seggo ad ascoltare la Messa e a parlare con Dio.

Per questo sento nel cuore la dolcezza di ringraziarLo

per il piacere che mi concede.



Signore delle cime

giovedì 6 novembre 2014




Dio del cielo,

signore delle cime

un nostro amico,

hai chiesto alla montagna.

Ma ti preghiamo,

ma ti preghiamo

su nel paradiso,

su nel paradiso

lascialo andare,

per le tue montagne.




Santa Maria,

signora della neve

copri col bianco,

(tuo) soffice mantello

il nostro amico

il nostro fratello.

Su nel paradiso,

su nel paradiso

lascialo andare,

per le tue montagne.


Questo è il ricordo di una giornata trascorsa a Passo Rolle (Selva di Val Gardena TN)

Sole caldo in un cielo azzurrissimo. Neve soffice piena di tanti piccoli diamanti.

E il alto il coro egli alpini che accarezzava tutta la vallata.

Questo è il reale che è rimasto impresso nella mia memoria.

Il reale risvegliato nel suo essere, dalla presenza, dallo stupore, dalla meraviglia.

Come lo sguardo di un bambino che apre gli occhi e incontra il viso della sua mamma.

L'essere non come entità astratta, ma come presenza.

E il mio cuore è grato e lieto e per questo ricordo,

E la coscienza percepisce la presenza di un Altro che si chiama preghiera e la lode.

BUONA GIORNATA.

pioggia di Garcia Lorca

mercoledì 5 novembre 2014







La pioggia ha un vago segreto di tenerezza

una sonnolenza rassegnata e amabile,

una musica umile si sveglia con lei

e fa vibrare l'anima addormentata del paesaggio.



È un bacio azzurro che riceve la Terra,

il mito primitivo che si rinnova.

Il freddo contatto di cielo e terra vecchi

con una pace da lunghe sere.



È l'aurora del frutto. Quella che ci porta i fiori

e ci unge con lo spirito santo dei mari.

Quella che sparge la vita sui seminati

e nell'anima tristezza di ciò che non sappiamo.



La nostalgia terribile di una vita perduta,

il fatale sentimento di esser nati tardi,

o l'illusione inquieta di un domani impossibile

con l'inquietudine vicina del color della carne.



L'amore si sveglia nel grigio del suo ritmo,

il nostro cielo interiore ha un trionfo di sangue,

ma il nostro ottimismo si muta in tristezza

nel contemplare le gocce morte sui vetri.



E son le gocce: occhi d'infinito che guardano

il bianco infinito che le generò.



Ogni goccia di pioggia trema sul vetro sporco

e vi lascia divine ferite di diamante.

Sono poeti dell'acqua che hanno visto e meditano

ciò che la folla dei fiumi ignora.



O pioggia silenziosa; senza burrasca, senza vento,

pioggia tranquilla e serena di campani e di dolce luce,

pioggia buona e pacifica, vera pioggia,

quando amorosa e triste cadi sopra le cose!



O pioggia francescana che porti in ogni goccia

anime di fonti chiare e di umili sorgenti!

Quando scendi sui campi lentamente

le rose del mio petto apri con i tuoi suoni.



Il canto primitivo che dici al silenzio

e la storia sonora che racconti ai rami

il mio cuore deserto li commenta

in un nero e profondo pentagramma senza chiave.



La mia anima ha la tristezza della pioggia serena,

tristezza rassegnata di cosa irrealizzabile,

ho all'orizzonte una stella accesa

e il cuore mi impedisce di contemplarla.



O pioggia silenziosa che gli alberi amano

e sei al piano dolcezza emozionante:

da' all'anima le stesse nebbie e risonanze

che lasci nell'anima addormentata del paesaggio!

Tic Tàc il tempo va....

lunedì 3 novembre 2014




Casa di Elena: orologi che passione, La Venere di Salvator Dalì, un pezzetto di parete di un bagnetto, infine Lucia ieri (un carnevale!)


Il tempo passa e va:
tic-tà, tic-tà, tic-tà...
Un secondo, un minuto, un'ora,
la sua corsa continua ancora.
Sull'orologio leggi l'orario,
i giorni conti sul calendario.
Una settimana, un mese, un anno,
il tempo corre senza mai l'affanno.
Tìc-tà, tic-tà, tic-tà,
dove corre chi lo sa?






Elena e Pino visti da uno dei figli