Peguy: Lui è qui. ( Con la faccia per terra)

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In questi giorni, per motivi particolari ,ho potuto leggere e leggere senza essere troppo disturbata. Ho scelto un libro a cui sono molto affezionata: "Lui è qui." di Charles Peguy. Per parlare di lui occorrono tante righe, tante parole, e penso di non riuscire  a descrivere le sue opere come meritano. Consiglio: leggete  Peguy ve ne innamorerete! Il suo narrare è misto tra poesia e prosa...


"Non si è mai parlato così cristiano"
(H.U. Von Balthasar)



Nessun uomo, ragazzo mio, è abituato alla morte, a nessuna morte che lo tocca...Vi è nella morte un residuo di mistero tale, una tale rivelazione di mistero che ogni uomo rimane colpito, toccato... Io ho visto morire molti uomini, ragazzo mio, io ho fatto la pelle dura. Io sono abituato. Ci si abitua? No, ragazzo , non ci si abitua affatto...Poichè la morte carnale, ragazzo mio, il laceramento del corpo, la separazione del corpo, è una disgrazia, una miseria...e non vi è alcun uomo al mondo che non vi abbia sentito il colpo. 
Dio stesso ha temuto la morte... 
Allora egli disse loro:
"La mia anima è triste fino alla morte: restate qui e vegliate con me."

Ciò che bisogna vedere, amico , ciò che è annunciato qui, rispetto al quale tutto è niente, tutto è solo procedura, ciò che è il midollo e il contenuto stesso della passione, ciò che qui è annunciato è la morte stessa... Fu proprio la morte carnale, ragazzo mio,  la semplice morte, che lo mise in questo stato, la sua morte corporale, la sua morte temporale...Dio stesso ha temuto la morte...Triste fino alla morte.

Ed essendo avanzato solo un poco, cadde sulla sua faccia, pregando e dicendo: "Padre mio, se è possibile, che questo calice passi lungi da me, e comunque non come io voglio, ma come tu vuoi."

Tutto il cristianesimo era pronto, tutto il cristianesimo era deciso. Ed ecco. Tutto questo aveva persino un principio di esecuzione. Lui stesso aveva personalmente azionato il tragico apparato. Temporalmente, eternamente, tutto era pronto, tutto aveva cominciato a funzionare.
Adamo da Adamo attendeva, il mondo era in attesa dopo Adamo. Il cielo era in attesa dopo Adamo...L'eternità stessa attendeva, figlio mio, essa che non attende mai, che non attende affatto, l'eternità stessa era sospesa. L'eternità stessa era in bilico.

E Lui stesso stava per essere garanzia per tutto il genere umano! Cosa deve essere, figlio mio, cosa deve essere questa morte, per fare uscire alla fine questa spaventosa preghiera. Questa atroce preghiera di un'ansia carnale, di un'ansia come eterna, questa atroce preghiera di una angoscia infinita. "Passi da me, Padre mio, se è possibile. Passi da me questo calice.


Peguy continua nella sua narrazione, sempre più vera, sempre più amata per il Dio che è la sua vita, ma ho paura di stancarvi anche se sono sicura che queste pagine intense illuminerebbero il nostro conoscere. Vedrò. Può essere che continui a copiare. Grazie e buona lettura!
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3 commenti:

  1. Péguy diceva: "Per sperare bisogna
    aver ricevuto una grande grazia.
    Cosa è questa grande grazia?
    La fede in Gesù Cristo.
    La grande grazia è la certezza della fede,
    che è come un seme di tamerice,
    una delle più belle piante che ci siano.
    Il seme di tamerice è piccolo, un piccolo seme
    che si confonde con la terra.
    Col tempo si sviluppa, si sviluppa e viene
    fuori una grande pianta con quei
    bei capelli lunghi, tutti orlati di perle
    che sono fiorellini, che al minimo soffio
    di vento si muovono come uno
    che soffi sui capelli lunghi di una ragazza.
    La grande grazia da cui la speranza nasce
    è la certezza della fede.

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  2. La piccola cara speranza! Allora piace anche a te Peguy? Ho messo un altro commento sul post seguente, ma la Buonanotte te la auguro di nuovo. Ciao Gus. E' un saluto che mi piacerebbe ripetere ad alta voce!!!!

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  3. Non conosco bene Pégui, ma questo scritto mi piace molto. E' molto profondo, per comprenderlo a fondo l'ho riletto due volte.Ne è valsa la pena!
    Ciao Lucy♥
    Bon après-midi!
    Dani

    RispondiElimina

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Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
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