La barca della tradizione

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Due giorni fa, nella mia solita passeggiata, breve e sotto la pioggia, incontro un amico che mi ha chiesto, tra l'altro, quali erano i miei versi poetici preferiti, e io d'istinto ho citato quattro versi de "Il sabato del villaggio" di Leopardi.

"Già tutta l'aria imbruna/ torna l'azzurro, il sereno, e tornan l'ombre/Giù da' colli e da' tetti,/Al biancheggiar della recente luna."

Su questi versi si potrebbe scrivere un libro intero (quello famoso)Eppure in essi sembra non esserci nessuna rivelazione particolare (natura matrigna, pessimismo, etc) Ma mentre le dico, le ascolto e è difficile non essere presi dalla commozione per la precisione dello sguardo. Che fotografia perfetta! Il sole è finalmente tramontato, e i colori del tramonto hanno lasciato il posto all'azzurro. L'aria è scura, ma il cielo è ancora chiaro e nuove ombre appaiono all'apparir, nell'azzutto della "Luna".
Si direbbe soltanto una descrizione, ma nel cuore del poeta c'è un'attenzione ad ogni piccolo dettaglio. L'occhio non deve perdere nulla e così la mano che scrive.
La bellezza di questa immagine è quella che il Leopardi compie guardando "dentro" le cose. Il poeta non si astrae dalla realtà per vedere soltanto un aspetto bello, la sua immagine non è quella a cui noi, dedichiamo uno sguardo, solo uno sguardo tipo visita guidata. La Bellezza non si distoglie dall'impegno con la realtà, ma dentro il cuore dell'impegno.
La Bellezza ci viene donata perchè noi possiamo illuminare la nostra quotidianità, i nostri pensieri, la nostra anima, insomma qualcosa che ci serve subito per scoprire Dio accanto a noi. Noi scopriamo la Bellezza soprattutto durante la settimana, quando ci impegnamo nell'attenzione del lavoro che facciamo.

Ho capito tutto questo in un lavoro di pochi minuti fa, un lavoro semplice e non: ho preparato una torta per l'onomastico di Paolo e di Piero. Amalgamare il burro, montato soffice, con lo zucchero e il burro. Le nuvole bianche di farina e gli albumi "montati a neve"! Bello, bellissimo. La Bellezza di un pensiero per chi mi ama. 





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Notte oscura ( San Giovanni dalla Croce)

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"Cerca con la lettura e troverai con la meditazione, bussa con la preghiera e ti verrà aperto con la contemplazione".




S. Giovanni della Croce


«Comprendo che tu puoi tutto e che nessun progetto per te è impossibile. Chi è colui che, da ignorante, può oscurare il tuo piano? Davvero ho esposto cose che non capisco, cose troppo meravigliose per me, che non comprendo. Ascoltami e io parlerò, io t'interrogherò e tu mi istruirai! Io ti conoscevo solo per sentito dire, ma ora i miei occhi ti hanno veduto. Perciò mi ricredo e mi pento sopra polvere e cenere» (Gb. 42. 2-6).

Noche Oscura



In una notte oscura,
Soffrendo affanni,
in amori infiammata,
– O felice ventura! –
Uscii inosservata,
Che la mia casa s'era già quietata.

Entro il buio, e sicura,
Per la segreta scala camuffata,
– O felice ventura! –
Entro il buio, e occultata,
Che la mia casa s'era già quietata;

Nella notte gioiosa,
In segreto – nessuno mi vedeva,
Né io guardavo cosa –
Senz'altra luce e guida
A parte quella che nel cuore ardeva.

Questa più certamente
Che meridiana luce mi guidava,
Là dove m'aspettava
Colui che ben sapevo,
In luogo in cui nessuno era presente.

O notte che guidasti,
O notte grata più dell'alba chiara;
O notte che legasti
Amato con amata,
Amata nell'amato trasformata!

Sul mio petto fiorito,
Che intatto per lui solo si serbava,
Se ne restò assopito,
Ed io lo accarezzavo,
E il ventaglio di cedri ventilava.

La brezza della torre, (**)
Sciolti che avessi i suoi capelli appena,
Con la mano serena
Nel collo mi pungeva,
Ed i miei sensi tutti sospendeva.

Quietata, mi obliai,
Il volto reclinato sull'amato;
Tutto finì, e mi persi,
E i pensieri lasciai
In mezzo ai gigli nell'oblio sommersi

Gli appetiti si scatenano: ecco la volontà di potenza [significa: volontà = tendere a qualcosa, potenza = l'esercizio della forza, quindi la volontà di potenza è l'appetito della potenza]. Ma «il Signore … immette in questa notte oscura». A una persona «in tale stato di oscurità, di sofferenza, di angoscia e di tentazioni, può capitarle d'incontrare chi le dica, come gli amici di Giobbe, che Dio l’ha abbandonata ... dal momento che non trova gusto né soddisfazione ... come prima» (S prologo, 4-5). Ma in realtà la sta guarendo dalla volontà di potenza








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Un momento importante per la nostra vita

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Quando si incontra una persona importante per la propria vita, c'è sempre un primo momento che ci fa percepire un presentimento che qualcosa in noi è messo alle strette dall'evidenza di un riconoscimento ineludibile: "Ecco, è lui, ecco, è lei". Ma solo lo spazio dato dal ripetersi di questo avvenimento carica l'impressione di peso esistenziale.
Cioè, solo la convivenza lo fa entrare sempre più radicalmente e profondamente in noi, fino a che, ad un certo punto è assoluto.
Ma non basta.
La conoscenza sarà una persuasione che avverrà lentamente e nessun passo successivo smentirà i precedenti.
Dalla convivenza (nel senso di conoscenza) deriverà una conferma di quella eccezionalità dell'evento accaduto.
Si sperimenta ciò non come una vaga eventualità, ma nella sua evidenza stringente.
Abbiamo bisogno subito di capire che l'amore è fatto dal ripetersi di tanti riconoscimenti, cui occorre dare uno spazio e un tempo perché avvengano.
L'uomo di oggi ha fretta o inganna se stesso.
Per questo l'amore diventa solo un gioco che prima o poi finisce per annoiarci
.

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Non parlare con chi ha torto

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Schopenhauer a me è simpatico assai, soprattutto per come tratta Hegel. Egli scrive:
"Quando ci si accorge che l’avversario è superiore e si finirà per aver torto, si diventa offensivi, oltraggiosi, grossolani, cioè si passa dall’oggetto della contesa (dato che lì si ha partita persa) al contendente e si attacca in qualche modo la sua persona.”
Il Nostro aggiunge due maniere per evitare questa deriva:
a) Far finta di niente;
b) Evitare di mettersi a discutere con chiunque capiti.
(Alla prescrizione b, aggiungerei una postilla personalissima: non c’è alcun motivo di discutere con chi ha torto.)
Eppure il Nostro, avvertendo la possibilità che si possa, nonostante ogni buona volontà, finire nel gorgo delle offese e della trivialità, suggerisce alcuni insulti che potrebbero essere utili all’abbisogna.
Per esempio:
" Vi sono certi individui sul cui viso è impressa una tale ingenua volgarità ed una tale bassezza del modo di pensare, nonché una tale limitatezza bestiale dell’intelletto, che ci si stupisce come mai siffatti individui abbiano il coraggio di uscire con un simile viso e non preferiscano portare una maschera."

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Sai, Licia

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Con occhi velati  ti ho parlato di 
una vita di ricordi, ti ho guardata
amica, sorella,
 che nella sofferenza sorridi
e che, nonostante tutto
mi chiami per nome
e mi dici "Bella"

Bella è la tua anima
Licia.

Sei stata trasfigurata
come il Cristo che amiamo
di cui abbiamo parlato
per anni ai bimbi
del catechismo.

Bello è tutto ciò che
presenterai a Dio
il giorno lontano
che ti chiamerà.

Vorrei poterti accarezzare
come fa Daniela
ma sarebbe una sofferenza in più.

Silenziosamente
ritorno a casa senza
dimenticare nemmeno un istante 
di questo pomeriggio caldo
 di cui tu eri il sole.



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Senza il Chi la realtà non è completa

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Francesco
Giacomo e Elena ma Elena....
Eccola qui nel lettone con la sua mamma

Da tempo troppi letti vuoti. Ieri sera eccoli al completo.
Ciò che rende interessante questa serata non è ciò che appare, ma ciò che sentiamo nel cuore..
Tutti insieme come un tempo, anche se i volti, le persone sono cambiate, a dire la preghiera della sera, inventata da noi, dalla nostra gioia di stare insieme. Perchè il momento vissuto è interessante per il Chi che ha disegnato il nostro vivere, senza di Lui questa serata non avrebbo avuto spessore! (Il mio lettone è vuoto......le ciabatte ci sono....io faccio le foto!)
E Paolo? Non ricordate che ci sono le partite? E quando mancano quelle, attualmente non mancano, ci sono sempre, dei films western da vedere o rivedere....ma poi arriva.....
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Il Male in prima persona

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Nei Vangeli il diavolo è nominato nelle tentazioni a Gesù nel deserto. 
Il diavolo lo invita a sfamarsi, di dominare il mondo e di usare Dio a suo piacimento. Gesù sceglierà l'umiltà. 
Non tutto finisce qui perché il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Quando? Sulla croce, tentato non più dal diavolo in persona, ma per bocca di uomini. Per altre tre volte viene fatta a Gesù questa proposta: “Se veramente sei il Cristo salva te stesso, scendi dalla croce”. Dal popolo, dai soldati e dall’uomo crocifisso alla sua sinistra. E’ sempre la stessa tentazione di non essere uomo sino in fondo, ma di usare il potere divino per evitare di soffrire. 
Teologicamente il diavolo è il male che forse si insinua dentro di noi.
Satana agisce in prima persona quando Gesù si ritira nel deserto per quaranta giorni per essere più forte. Non dobbiamo dimenticare che Cristo è Dio, ma vive la sua esperienza terrena da uomo, un uomo che chiede aiuto al Padre di essergli vicino nel momento della tentazione.
Nella Croce viene riproposta la stessa tentazione subita nel deserto, cioè dimostrare che a un uomo non basta la Fede per non peccare, ma serve l'intervento diretto di Dio. Satana vuol fare cadere il principio fondante del cristianesimo che è il libero arbitrio.

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Parole che fanno riflettere

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 Ho cercato "Parole" che conosciamo attraverso la Bibbia, ma che poche volte fermano la nostra attenzione. Un altro momento di stupore: e lo stupore non può esistere senza attenzione (che ha la stessa radice di attesa di qualcosa fuori di me). Queste parole ci ridicono che Dio lo troviamo "tra i piatti e le pentole" (S:Teresa D'Avila) cioè tra gli umili lavori di ogni giorno. Forse vale la pena rileggerle qualche volta in più. Abbracci.
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I tre setacci di Socrate

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Nell'antica Grecia Socrate aveva una grande reputazione di saggezza. Un giorno venne qualcuno a trovare il grande filosofo, e gli disse:

- Sai cosa ho appena sentito sul tuo amico?

- Un momento - rispose Socrate. - Prima che me lo racconti, vorrei farti un test, quello dei tre setacci.

- I tre setacci?

- Sì. - continuò Socrate. - Prima di raccontare ogni cosa sugli altri, è bene prendere il tempo di filtrare ciò che si vorrebbe dire. Lo chiamo il test dei tre setacci. Il primo setaccio è la verità. Hai verificato se quello che mi dirai è vero?

- No... ne ho solo sentito parlare...

- Molto bene. Quindi non sai se è la verità. Continuiamo col secondo setaccio, quello della bontà. Quello che vuoi dirmi sul mio amico, è qualcosa di buono?

- Ah no, al contrario!

- Dunque, - continuò Socrate, - vuoi raccontarmi brutte cose su di lui e non sei nemmeno certo che siano vere. Forse puoi ancora passare il test, rimane il terzo setaccio, quello dell'utilità. E' utile che io sappia cosa mi avrebbe fatto questo amico?

- No, davvero.





- Allora, - concluse Socrate, - quello che volevi raccontarmi non è né vero, né buono, né utile; perché volevi dirmelo?
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Una vacanza breve

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Ho salutato il mare: il cielo si stava coprendo di nubi. Il tempo delle nostre vacanze era terminato. Domani altre persone prenderanno il mio posto.

Lo stupore ha totalmente accompagnato le mie giornate. 
Tutto era Bellezza. Straordinaria Bellezza.
Camminavo per strada e dai muri di pietra spuntavano le erbacce. Chi dà a loro la forza di forare quelle pietre e magari regalarci qualche fiorellino bianco?
Camminavo lentamente all'ombra di grossi alberi, guardando i giardini colorati da fiori bellissimi, e gli insetti sulle loro corolle e, più avanti, una voliera con tanti pappagalli dai colori che solo la natura sa regalare.

Stupore: amare un modo di esistere. Sorridevo alle persone che incontravo e loro mi sorridevano.
Bellezza. Bellezza che ci viene donata gratuitamente.
Oltre a essere gratuita la bellezza esiste in virtù della Luce.
"Vi sia la luce" dice la Genesi. "E vi fu la luce. Dio vide che la luce era cosa buona e separò la luce dalle tenebre".
Naturalmente la bellezza e l'imprevedibilità della vita, sono sempre davanti ai nostri occhi, a volte però non siamo capaci di vederle.

Ho anche camminato dove la schiuma delle piccole onde baciava i miei piedi. Il mio cuore provava sussulti di stupore! Era come fossi tornata bambina e scoprivo un mondo che da tempo faceva parte solo dei miei sogni.

Ogni singolo attimo era un invito alla preghiera. Una preghiera che come lo stupore sgorgava spontanea dal mio cuore, come il sorriso che regalavo a chi incontravo.
Venivano dal Bangladesc. Alle dieci del mattino erano già sudati con la loro merce sulle spalle e guardavano noi che stavamo mollemente straiati per abbronzarci. Mi sentivo a disagio. 
Li ho trattati da amici chiedendo loro se avevano famiglia, figli, dove dormivano.....
Non ho conosciuto  un nome, ma tanti occhi seri.  
L'ultimo giorno, il pomeriggio, sono rimasta in camera a preparare la valigia e a riposarmi E uno di loro ha chiesto ad Ada dov'ero. Le ha detto di salutarmi. 

Grazie Signore se casualmente ho dato a qualcuno di loro un po' del mio cuore, stringendogli la mano e augurandogli una serena giornata. Erano fratelli con un destino diverso.  

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Indovina chi viene a cena?

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Joey, figlia di un eminente giornalista di formazione liberale e della proprietaria di una galleria d'arte, durante un soggiorno alle Hawaii, conosciuto un uomo di colore, il dottor John Prentice, se ne è innamorata e lo vuole sposare. Sanamente educata dai suoi genitori, la ragazza è convinta di non trovare opposizione al suo matrimonio; in effetti, superato lo sbigottimento iniziale, la madre appoggia pienamente la sua decisione, ma il padre, avendo presenti le innumerevoli difficoltà a cui la coppia andrebbe incontro per i persistenti pregiudizi razziali di una parte degli americani, decide di negare il suo consenso alle nozze. Ad esse si oppone, ancor più recisamente, lo stesso padre di Prentice, mentre le approvano la madre e monsignor Mike Ryan, un sacerdote cattolico amico di Joey e della sua famiglia. Dopo una serie di colloqui, anche il padre di Joey si convince di non avere alcun diritto di opporsi alla felicità di due persone che si amano e che nel loro amore hanno già la forza per vincere l'incomprensione e i pregiudizi dell'ambiente.

Questo film del 1967 è stato trasmesso da Skay ieri sera- Mi è sempre piaciuto, forse era la decima volta che lo vedevo e tutte le volte mi ponevo degli interrogativi. Può la semplice pigmentazione della pelle cambiare il nostro approccio col prossimo?
Sono passati quasi 150 anni da quando Lincoln liberò parte degli schiavi in America e ora con quasi due secoli di storia alle spalle, la situazione negli Stati Uniti non sembra cambiata più di tanto. Ciò che sembra cambiato è l’atteggiamento formale dei bianchi nei confronti dei neri e le leggi. Ora le leggi riconoscono pari diritti a tutte le persone a prescindere dal colore della propria pelle, questo sicuramente è un gran bel passo in avanti, ma se poi si va a vedere la sostanza ci si accorge che la situazione non è poi così migliorata. Anche se la legge afferma che un nero ha gli stessi diritti di un bianco, ma poi ha, rispetto a un bianco, pochissime possibilità di frequentare una buona scuola preparatoria che poi dia la possibilità di accesso ad una delle migliori università del Paese, allora ci si accorge che ciò che serve è l’uguaglianza sostanziale e non una semplice dichiarazione di principi -


E in Italia?
Siamo nel terzo millenio e il problema razziale esiste ancora, inteso come rifiuto ( consapevole o non) di intrattenere rapporti interpersonali con persone di un’ altra razza. Ad esempio, benchè si dica che tutti siamo fratelli e ci dobbiamo amare, gli italiani odiano i Cinesi, hanno antipatia nei confronti dei loro lineamenti, sono intolleranti, pieni di astio. Sono pochissimi coloro che sono veramente amici e non solo conoscenti di persone di altre razze. Esiste nelle persone una diffidenza genetica verso le persone di altre razze, ma la cosa grave è che la cultura e la coscienza morale non reprimano questo atteggiamento istintivo.
Ho degli amici che, non avendo figli, ne hanno adottato due, in tempi diversi, un bimbo e una bimba: peruviani. Ora sono grandi e il ragazzo mi raccontava che quando sale sul pullmann tornando da scuola, regolarmente il controllore sale e gli chiede oltre al biglietto anche i documenti di identità. Lui è italiano solo un po' scuro! Questo come lo chiamiamo: amore?

dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15, 9-17)
In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Questo vi ho detto perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io vi ho amati. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici.
Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre l’ho fatto conoscere a voi.
Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: amatevi gli uni gli altri».


Gesù è Amore: Egli a tutti i costi vuole farci capire che l’amore è la nostra vita.
Gesù vive nella pienezza dell’Amore e non si dà pace: vuole che tutti siano raggiunti, toccati, inebriati dal Suo Amore, vuole portarlo a tutti, farlo conoscere, per farlo vivere.
Ha bisogno di uomini e donne che credano in lui e nel suo messaggio di Amore: per questo Gesù è continuamente e freneticamente alla ricerca di amici a cui affidare il “mandato” della sua vita: «Amatevi gli uni e gli altri come io ho amato voi».Tutti...proprio TUTTI.
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pochi giorni alle vacanze

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Silenzio.....sto preparando la valigia!

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Felicità è....

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Introduzione alla S. Messa del 1° Giugno 2014

In questo giorno, per noi importante, perchè rinnoviamo le promesse che ci scambiammo 50anni fa', mi piace ricordare che Maria, Madre amorosa, con Gesù, Suo Figlio, ci hanno sempre tenuto per mano indicandoci la strada della speranza in cui vivere.
Sappiamo che il Signore ci parla attraverso segni ed avvenimenti. Io abitavo a Milano, Paolo a Novara. Ma dovevamo incontrarci perchè Qualcuno ci guidava!

Signore Tu solo sai quante cose diverse ed uguali passano per la testa di ciascuno di noi. To solo conosci i nostri sentimenti che parlano di vita vissuta insieme tra momenti di gioia e di dolore e di momenti di attesa per  giorni sconosciuti che sarebbero arrivati.
Ti chiediamo di proteggerci e di aiutarci oggi come ieri, ieri come domani, domani come sempre.
Ora che i nostri capelli sono bianchi e gli occhiali aiutano la nostra vista un po' indebolita, mantienici saldi sulla Tua strada per andare incontro a quanti abbiamo perso lungo il cammino.
Ricordaci di ringraziarTi, quando il mattino i primi raggi di sole incontrano i nostri occhi e la sera, quando le stelle donano la loro luce al cielo, per la giornata che ci hai donato.

Grazie ancora per i doni preziosi che ci hai imprestato e che noi amiamo tanto che sono Ada e Elena, Enrico, Pamela, Giacomo e Francesco. e Valeria e Luca che sono già con Te nel cielo azzurro.

Grazie Signore!

Felicità è accorgersi che le scarpe indossate fanno male.
Felicità è accorgersi che dalla camicetta scelta per l'occasione, parte il bottone centrale.
Felicità è cercare di fare entrare nella pochette da cerimonia un portafoglio troppo grande.
Felicità è non riuscire a sistemare la pettinatura come vorresti.
Felicità accorgersi che sei tremendamente in ritardo malgrado la sveglia sia suonata alle sei.
Felicità è capire che bouchet, pochette e bastone continuano ad intralciarti.
Felicità è essere già in chiesa e scoprire che l'anello è rimasto a casa.
Felicità è scoprire che il ristorante è chiuso perchè la proprietaria s'è ammalata.
Felicità è trovare subito un altro ristorante.....
Felicità è una risata fatta tutti insieme perchè l'allegria non ci ha abbandonato accorgendoci che alla fin fine tutto è filato liscio.....e che Giacomo,  Francesco e Elena mi hanno riempito di riso!
Francesco con molta forza!!!
Di questa giornata, dove il sole non è mancato, ringraziamo con tanta gioia il Signore.





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Anniversario: momento stupendo.,

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1° giugno 1964
1° giugno 2014

Il significato cristiano del Sacramento del matrimonio è l'Amore tra Cristo e la Chiesa in quanto è Amore fecondo, che abbellisce, arricchisce e dilata continuamente la Chiesa. Perciò la Grazia donata è di fare dei coniugi, entro il Corpo mistico del Signore, gli strumenti per la elevazione reciproca e la trasmissione della Vita secondo il disegno di Dio.



 Il centro dell’insegnamento cristiano sul matrimonio è che “il matrimonio è un sacramento”. Che cosa significa? significa che l’uomo e la donna che si sposano, sono resi capaci di amarsi come Gesù stesso ha amato, donandosi sulla Croce. Nel loro amore è presente l’amore stesso di Cristo che dona Se stesso. È questa presenza la forza intima degli sposi, che li tiene uniti nonostante tutto, che li fa capaci di superare le difficoltà della vita coniugale.

“Dio mi ha creato perché io compia per Lui un determinato servizio. Egli mi ha assegnato un compito che non ha assegnato a nessun altro. Io ho la mia missione (posso non conoscerla mai in questa vita, ma mi sarà svelata nella vita futura..) dunque io devo confidare in Lui, in qualsiasi momento, in qualsiasi posto io sia. Non posso mai tirarmi indietro. Se sono ammalato, la mia malattia può servire a Lui; se sono nella perplessità, la mia perplessità può servire a Lui; se soffro, la mia sofferenza può servire a Lui” (J. H. Newman).

 Vi sono alcuni che per vocazione  generano e conservano la vita spirituale mediante un compito fisico e spirituale. Questo compete a chi ha ricevuto il sacramento del matrimonio, mediante il quale l’uomo e la donna si uniscono per generare i figli ed educarli al culto di Dio” (Contra Gentes IV, 58, 3974).
Ma ora è giunto il momento che ci domandiamo: quale è la missione a cui gli sposi sono  consacrati dal sacramento del matrimonio?

Per capirla, proviamo a fare una riflessione molto semplice. Noi iniziamo il Credo dicendo: “Credo in Dio Padre Onnipotente, Creatore…”. Ora domandiamoci molto seriamente: “ed io, quando sono stato creato?”. Non possiamo non rispondere: sono stato creato nello stesso momento in cui sono stato concepito. Il concepimento racchiude un mistero molto profondo. Dunque all’origine di ciascuno di noi sta sia un atto umano, quello dei nostri genitori, sia un atto divino, l’atto di Dio Creatore. Considerate la dolce condiscendenza del Signore. Egli non ha voluto avere cooperatori quando creò l’universo. Quando crea la creatura più preziosa, la persona umana, Egli chiede la cooperazione dell’uomo e della donna. Ecco la missione fondamentale a cui sono chiamati gli sposi: cooperare con l’amore di Dio Creatore nel dono della vita.

 In questa chiamata (Vocazione) l’uomo è chiamato a vivere nella verità e nell’amore  che si realizza attraverso il dono sincero di sé. 

Ancora una volta di fronte alla bellezza dell’amore coniugale e dello stato matrimoniale dobbiamo lasciarci prendere da un profondo stupore e dalla lode del Signore che ha fatto così bene ogni cosa.


Sia il Signore stesso, col dono del suo Spirito, a manifestarci ancora una volta questa bellezza e verità, perché gli sposi non cedano alle lusinghe del “padre della menzogna” che ci spinge continuamente su strade che sembrano facili e piacevoli, ma che ci portano alla morte. Non distogliamo mai il nostro sguardo dalla luce di Dio.


 Il braccio di Paolo allontana Francesco che non ci lasciava soffiare sulla candelina. Avremo fatto almeno dieci tentativi....
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