Il Giordano: un Fiume tra due Testamenti

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La basilica della Trasfigurazione sul monte Tabor

Il giordano è un fiume unico ed è alla Bibbia che deve  questa sua unicità. Esso è stato testimone muto, eppur partecipe, delle tappe fondamentali dell'incontro tra Dio e l'uomo, della rivelazione del vero senso della storia.
Di questo fiume che si ramifica in entrambi i Testamenti, che nasce dal cielo dell'Hermon e feconda anche l'inferno del Mar Morto, che ha purificato peccatori, bagnato i malati e battezzato il Figlio di Dio...
Il Giordano è quasi una persona, una creatura vivente con una sua storia, con un volto mutevole, con una nascita e una morte,e una esistenza tortuosa.

 Mar di Galilea dove Gesù trascorse buona parte della sua vita.

Passando lungo il mar di Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le loro reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse: Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini. E, subito, lasciate le reti, lo seguirono.
"Il Regno dei Cieli è simile ad una rete gettata in mare che raccoglie ogni specie di pesci. Quando è colma, i pescatori la tirano a riva, si siedono e raccolgono i pesci buoni e buttano via i cattivi. Così sarà alla fine del mondo. Verranno gli Angeli e separeranno i cattivi dai buoni e li getteranno nella fornace ardente, dove sarà pianto e stridore di denti."


Villaggio nei pressi di Betsaida, dove Gesù trasformò i pani e i pesci.


Ospizio e il Santuario sul Monte delle Beatitudini
Sospesi tra mare e cielo, anche noi riascoltiamo quelle parole decisive. Esse non proclamano una legge , bensì un appello alla coscienza: sono il richiamo ad un atteggiamento interiore radicale, verso Dio e verso il prossimo; sono l'invito a non essere uomini dai piccoli orizzonti spirituali e personali, ma ad essere "perfetti come il Padre Celeste". "Beati i poveri in spirito, perchè di essi è il Regno dei Cieli......(Matteo 5,3-10)"

 Mar di Galilea.

"Gesù pregò i discepoli perchè gli mettessero a disposizione una barca..."(Marco 3,7) Gesù considerava il lago come il suo orizzonte geografico preferito e "lasciata Nazaret (Matteo 4,13)
venne ad abitare a Cafarnao presso il mare" di Galilea.
"Venuta la sera, i suoi discepoli scesero al mare, e saliti in barca, si avviarono all'altra riva in direzione di Cafarnao. Era ormai buio e Gesù non si era ancora fatto vivo. Il mare era agitato: soffiava un forte vento. Dopo aver remato per tre o quattro miglia, ecco Gesù che camminava sul mare e si avvicinava alla barca. Ebbero paura. Ma Gesù disse loro:" Sono io, non temete!" Lo presero allora sulla barca e rapidamente giunsero alla riva dov'erano diretti" 
Per Matteo il racconto si trasforma in un'apparizione pasquale (Sono io, non temete!) è infatti la frase che il Cristo risorto indirizza spesso ai discepoli stupefatti.
 
 

 

Se un giorno ci troveremo immersi in tentazioni e sofferenze inevitabili, ricordiamoci che Gesù ci ha obbligati ad imbarcarci e vuole che lo precediamo sulla riva opposta. Quando, in mezzo alle sofferenze e alle tempeste, avremo trascorso tre quarti dell'oscura notte che regna nei momenti della crisi e della tentazione (lottando il meglio possibile per evitare il naufragio della fede) siamo sicuri che, sopraggiunto l'ultimo quarto della notte, quando la tenebra sarà rarefatta e l'alba vicina, giungerà vicino a noi il Figlio di Dio. Ci prenderà per mano e renderà benigno il mare, facendoci camminare con Lui sui flutti.

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