Il mio angolo di Cielo

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Io ho un angolo di Cielo tutto mio dove mi accoccolo quando il dolore si fa più forte e allora
faccio un puzzle con i miei momenti incantati.
Pensieri, discorsi, canzoni. E il tuo Nome.
"Dio ha detto: ho scritto il tuo nome nelle mie mani. "
Quando eri mia, tutta mia, solo mia, ho detto al babbo: Sarà una Valeria, con gli occhi scuri e i capelli neri. 
Perchè Valeria non può essere che Valeria!
E tu eri proprio tutto.  
Il Signore ti ha donato a noi per 12 anni e poi ti ha ripreso.E' stato un prestito.
Quando guardo il nostro angolo di cielo, tutto è luminoso, è il tuo sorriso, che nel ricordo fa brillare ogni cosa. 
Mio amore, passerotto,raccogli le mie lacrime e  donale a Chi tu sai che mi consolerà prendendomi la mano.
Ciao Vale, abbiamo condiviso un altro anno.


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Aspettando la fine del 2014, parlo un po' di Gesù

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 ecco un presepe creato da me


Una leggenda indiana dice che, quando Dio creò il cuore dell'uomo, prima di metterlo nel nostro corpo, ne tolse un pezzettino per custodirlo su di uno scaffale del paradiso. E d'allora l'uomo sogna di riapproppiarsi di ciò che è rimasto lassù.

Pensare   davanti alla grotta di Betlemme significa contemplare che,  come ha detto il mio Sant'Ambrogio, Gesù fu deposto in una stalla perchè rangiungessimo le stelle, non trovò posto nell'albergo perchè noi avessimo un posto in cielo.

Ma per arrivare alle stelle dovremmo porre il nostro cuore, la nostra esistenza, ai piedi della culla, cioè metterlo tra Maria e Giuseppe. Giuseppe simbolo di obbedienza, di operosità di protezione; Maria simbolo di umiltà, di purezza, di affettività e abbandono fiducioso.
Impariamo a fare della nostra anima un presepe.

Insomma dobbiamo prendere in mano la nostra vita e cercare di non lasciarcela sfuggire come se fosse una foglia d'acero che si stacca dal ramo al primo soffio d'autunno e che  diventa secca come pane tostato e  guardandola  bene  essa rivediamo monti e colline, mare e paesaggi della nostra memoria.

Quante volte la vita ci sguscia via senza accorgerci!

Con oggi salutiamo questo 2014! Io lo saluto molto volentieri perchè , perchè? Perchè non ne potevo più di lui!!!
E accetterò con entusiasmo il 2015: domani bambino e poi via via più adulto fino a diventare vecchio come ora è il 2014. Sai mio caro anno vecchio cosa mi hai regalato d'importante? La mancanza!
Paolo mi ha appena detto, ridendo, e rifacendo il verso a Gassman in un notissimo film, "Sai, abbiamo rimasti soli!"
Chi oggi parte per il mare, chi per la montagna, e noi a casa felici e solo un po' preoccupati (io sempre ansiosa) che non abbiano freddo e che ......
Andrà come Dio vorrà!

ARRIVEDERCI NEL 2015! BUON ANNO NUOVO!








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festa della Sacra Famiglia

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Guardando questa "Santa Famiglia" mi sgorgano dal cuore alcuni auguri che normalmente si dicono agli sposi: "La felicità non è un traguardo,ma un modo di camminare, un modo di vedere. Allora penso sia giusto augurare  che siano perfetti  fidanzati, vivano bene da coniugi, tutto per poter essere veri sposi!"

E' bello dire (l'una all'altro o viceversa:"Amami quando meno me lo merito, perchè quello sarà il momento in cui ne avrò bisogno!".

L'Amore che ci siamo giurati un giorno sull'Altare, davanti a Dio, ha il volto di Dio (Creati a Sua immagine e somiglianza).

Il Dio Amore ci accompagna ogni giorno, con la premura che protegge dalle tempeste, con la tenerezza che protegge dall'aridità, con il sorriso di un compagno di giochi e che ci fa' desiderare  la fonte a cui dissetarsi ad ogni nuova sete.


Chiediamo a Maria e Giuseppe di aiutarci a vivere come loro tra di noi in modo da poter donare ai nostri figli, l' esempio che li incamminerà sulla strada stretta!.


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Padre Ugo De Censi

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Padre Ugo e Danilo.



Padre Ugo de Censi oggi ha novant'anni anni, è sacerdote nella congregazione salesiana.

Dal 1976 vive a Chacas, un paesino sperduto dell’est del Perù, tra cime che toccano i 5 mila metri: io sono certa che attraverso le nubi basse sopra di me, cercherei di vedere gli angeli e i Santi e perchè no, i miei cari che sono già arrivati.

Un luogo dove la vita è precaria, i mezzi di sostentamento devono ogni giorno essere strappati alla montagna, e la povertà è la condizione di tutti.


«Con los pobres de la tierra quiero yo mi suerte echar», canta una delle più famose melodie latinoamericane, Guantanamera: un verso che riassume, nella sua bellezza, la bellezza dell’esperienza missionaria di padre Ugo: «Con i poveri della terra voglio gettare la mia sorte». Gettare la sorte, scommettere, seminare un seme che a Chacas ha dato un frutto eccezionalmente abbondante, tanto che il cardinale Martini, quando visitò la missione per inaugurare una casa donata dalla diocesi di Milano, disse: «Ho sempre desiderato vedere con i miei occhi come fosse l’oratorio di Valdocco quando c’era don Bosco. Il mio desiderio è stato esaudito qui, ai piedi delle Ande».

A Novara l'O. M. G. (Operazione Mato Grosso) nacque nel 1975 per opera di un gruppo di ragazzi, che "volevano fare sul serio"




Padre Ugo ritorna ogni tanto in Italia per incontrare i gruppi di volontari che da molti anni gli danno una mano raccogliendo ogni mese cibarie, vestiti, e lavorando gratuitamente per inviare denaro alla missione: un’esperienza aconfessionale, senza un’identità giuridica nella Chiesa, in cui sono accolti tutti quelli che hanno voglia di dare una mano.

Si dice di lui:"E' una persona vivace, allegra e contestatrice".







Nel 1976, a 52 anni, prese la decisione di andare a vivere stabilmente in Perù, a Chacas. Ad accompagnarlo, alcuni ragazzi usciti dal riformatorio di Arese. «Avevo perso molto dell’esteriorità della religione. Ma a Chacas sono ritornato bambino. E ho riscoperto le cose semplici della fede: la vita di Gesù e la devozione, cantare bene in chiesa, tenere le mani giunte nella preghiera. Queste cose le ho riprese con i ragazzi della missione».




«Io per ora faccio il prete», scriveva nei primi mesi della sua permanenza sulle Ande: «Chacas ha una chiesa enorme, la domenica si riempie di gente, tutti silenziosi. Io mi sento a casa mia, li sento la mia gente. Mi piace farli cantare. Sento che mi vogliono bene, vorrei conoscerli uno ad uno». E ancora: «Io credo che qui farò proprio il prete all’antica: catechismo, canto, visitare gli ammalati, messe… con questa gente che ha bisogno di pane, strade, lavoro, igiene. Per trovare soluzione a questi bisogni mi aiuteranno i ragazzi dell’Operazione che verranno».






Ci sarebbe ancora tanto da dire di questo sacerdote, ma se cercate su Wikipedia.....troverete molte informazioni.




Io ho conosciuto padre Ugo in una sua visita a Novara, qualcuno dei ragazzi gli raccontò di Valeria. Venne a trovarci a casa e si fermò a cena. Le sue parole arrivano al cuore ferito. Poi volle conoscere il volto di un uomo (mio cognato) che alle sue richieste d'aiuto, aveva risposto con sollecitudine.




Io non faccio parte di questa "operazione" ma condivido i pensieri e, un tempo, anche il lavoro dei miei amici.






Massimo e Vittoria






Paolo e Giovanna




«Dovreste venire a Chacas», scrive di padre Ugo un suo confratello e collaboratore salesiano, «per conoscere la sua casa, perché possiate scoprire la ricchezza di un cuore libero come il suo, un cuore del quale è facile innamorarsi. Scoprireste che la casa del padre Ugo è una piazza senza mura, senza porte, non perché non ci siano ma perché sono state buttate giù dalla gente che alla porta si è accalcata per entrare in casa. Un po’ come dice il Salmo: “Della vigna del Signore sono state abbattute le mura di cinta e ogni viandante ne fa vendemmia”».




Tra loro, c’è stato un giovane prete italiano, padre Daniele Badiali, che ha concluso la sua esistenza terrena nel 1997, assassinato da un gruppo di banditi che lo avevano rapito per chiedere un forte riscatto.

In una sua lettera scrive : «Ho rubato questo tempo per scrivere alla gente che continuamente bussa alla mia porta per chiedere viveri, per chiedere medicinali, per chiedere, per chiedere, per chiedere… Non so cosa fare… Scapperei di fronte a tutto questo, perché non so dire di sì e sento bene che non posso negargli l’aiuto… Sono chiamato a dare via tutto sapendo che domani ricomincio daccapo e devo dare ancora via tutto. La spina me la mettono i poveri ed è un dolore continuo che vorrei calmare ma non dipende da me. È mezzogiorno, vado a mangiare con i ragazzi del taller [officina, ndr], una vecchietta è qui sull’uscio di casa. Non parla, altri invece ti supplicano fino a stancarti. Il suo silenzio mi è arrivato al cuore, chiudo gli occhi, vado giù a prendere una scodella di minestra, la pasta è quella italiana: gliela do, mi vergogno, è lei che deve implorare a Gesù la grazia che mi salvi. Mi ringrazia con un sorriso che mi sembra dolcissimo. Se dietro questa vecchietta così sporca ci fosse davvero Gesù?»




Non so bene cosa penserete di questo mio racconto. Io so che per Massimo e per Paolo e per le loro spose domani sarà un giorno, come oggi e ieri, in cui "se busso, mi aprirete, se ho fame, mi darete da mangiare, se sarò ammalato mi curerete, se sarò in prigione mi verrete a trovare!" Eh questo è un modo di vivere con Cristo  il Suo Natale.


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La notte più bella

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E in questa notte che è la più bella
sopra la grotta si posa una stella-
Il cielo scuro si tinge ora d'oro,
giungono gli Angeli e cantano in coro:
"A Dio sia Gloria! E agli uomini pace!",
mentre intorno ogni cosa tace
sopra la paglia dentro la culla
nasce Gesù, così, ...senza nulla!
Ma quale dono è più prezioso
di quel che ci ha fatto Dio misterioso!





La prova principale dell'esistenza di Dio è data dalla gioia che proviamo quando il cuore palpita pensando a Dio e alla sicurezza che Lui ci dà della Sua esistenza.! 
Buon Santo Natale


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23 dicembre 2014 con Te mio Dio

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Anti-anti Vigilia.

Qualche volta succede che aprendo gli occhi il mattino dopo aver trascorso una notte quasi insonne, per l'ansia di qualcosa che potrebbe succedere, ci sentiamo raffazzonati. 
Io mi sentivo  così quando, in pigiama, ho infilato le pantofole. Perchè? Non lo so: dopo un freddo(veramente ghiacciato) bacio di Paolo che era appena andato dal giornalaio, mi sono un po' ripresa. Non ero più accigliata, forse solo un po'.

Non avevo ancora detto le preghiere, solo il Segno della Croce. E allora mi sono rifugiata in camera mia a parlare con Te mio Dio.

Ho aperto la finestra: freddo e vento: l'albero che ricordavo ricoperto di foglie e che mi rallegrava nei giorni di sole, ora allunga le sue rigide e spoglie braccia al cielo e un'ultima foglia a forma di stella, si è posata sul mio davanzale. La presi per il gambo e la ritirai in un libro. E' inverno.

Io cercavo il Signore in quell'aria fredda. E Lui era già là. Ho sentito questa Presenza viva che mi circondava e sono stata felice. Immensamente!

Perchè sei mio amico, io Ti prego, Signore. Perchè tra due giorni sarò con  Te alla Grotta di Betlemme e Tu mi sorriderai. Ti prego, perchè so che condividerai la Tua vita con me e mi donerai la gioia di rimettermi in piedi quando piegherò le ginocchia dalla stanchezza per un cammino in cui Ti chiamo e Tu non  rispondi.

Intuire o meglio, sentire la gioia, che  viene dal   fondersi in Lui, è comprendere che è bello essere con Lui, accanto a Lui, per l'eternità.

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Il volto di Cristo

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Tante persone lungo la storia si sono messe alla ricerca del volto di Dio che nasce e ridona la vita. Qualcuno è arrivato alle alte piramidi, ai templi greci e c'è chi è arrivato anche a Betlemme. 
E se chiedessimo al saggio Epifanio  di prenderci per mano per condurci nella notte alla ricerca "del sole che sorge"?

Epifanio era un monaco che viveva in Oriente,a Costanza di Cipro nell'antichità.
Sapeva dipingere bellissime icone e lavorava tutto il giorno per riuscire a disegnare il volto di Cristo.

Non aveva pace. Cercava un volto che esprimesse la gioia e la sofferenza, morte e resurrezione, divinità e umanità. Buio completo.

Decise di mettersi in viaggio scrutando ogni volto che incontrava.

Un giorno stanco s'addormentò e fece un sogno.
Gli apparve un Angelo che lo riportò dalle persone già incontrate, e per ognuna, gli indicò un particolare: la gioia di un innamorato, l'innocenza di un bambino, la forza di un contadino, la sofferenza di un malato, la paura di un condannato, la tenerezza di una madre, lo sgomento di un orfano, la speranza di un giovane, l'allegria di un pagliaccio, la spiritualità di un sacerdote.

Epifanio si destò, ricordò il sogno e subito dipinse un'icona.
Vedendola tutte le persone erano incantate.
 Gli chiesero da dove avesse tratto l'ispirazione.
Epifanio rispose:" Non trovi il Cristo in un solo uomo, ma in ogni uomo, trovi un frammento del volto di Cristo".

Cocciante nella canzone "Margherita" canta: "Splendi sole domattina come non hai fatto ancora."
Signore Tu hai deciso di rivelarTi "nascondendoTi" in ogni uomo. Questa è la profondità del Mistero.
In quella grotta buia, la Tua Luce illumina tutti e si fa'raggiungere.

Auguriamoci di accorgerci ogni nuovo giorno dei raggi di sole che Dio nasconde in chi abbiamo accanto. E che scaldino anche il nostro cuore per far rifiorire i germogli di vita che, lì, avevamo nascosto.


"Se l'inverno dicesse:"ho nel cuore la primavera", chi gli crederebbe?" (K.Gibran).

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Il Natale e quel «passo prima» che ora ha una risposta

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Se qualcosa ci è dato, un senso ci sarà. Eppure, nelle difficoltà, nella Crisi nulla soddisfa. Tranne UNO. Che è qui. Tra noi

In questo anno drammatico che sta finendo la stragrande maggioranza di noi ha perso qualcosa. Qualcuno ha perso del denaro, qualcuno ha perso una persona cara, molti hanno perso il lavoro. C’è chi, dopo aver lasciato un impiego sicuro, si era gettato con alcuni amici nell’avventura di un’impresa, e ora ha dovuto chiudere.
Il mio amico Emanuele, morto a settembre, arrivò a dire che sarebbe stato disposto a riammalarsi di nuovo, e soffrire di nuovo tutto quello che già aveva sofferto, per il grande dono che con l’infermità gli era stato fatto: la scoperta di sé come mendicanza, la scoperta della Misericordia come «dono che Dio fa ai suoi miseri» (sono parole sue). 

Le sue parole mi tornano in mente tutti i momenti in questo periodo difficile. Una grande illusione, sulla quale tutti avevamo vissuto, chi più chi meno, si sta esaurendo, dopo mezzo secolo: l’illusione che la soluzione dei problemi venga dalla politica, dalla ricerca scientifica o dal lavoro.
 
Ma, per quanto importanti, né il lavoro né la scienza né la politica sono in grado di offrirci un significato. Nemmeno il lavoro più bello, messo su con gli amici più cari per lo scopo più nobile e con le più sante intenzioni ci offre garanzie di riuscita. Le difficoltà di questo tempo ce lo dicono a chiare lettere: occorre qualcosa che viene prima. Il senso del lavoro, dei figli, della salute, della politica, della ricerca, sta un passo prima rispetto a tutte queste cose. Ce lo siamo detto tante volte, e tante volte ce lo ridiremo. 

Sono parole dure. Eppure è così. Se non fosse così, come si potrebbe impedire a un padre che ha perso la sua bambina di essere disperato? Invece è così. Ce lo dice il nostro stesso desiderio. Che cos’è il desiderio? È come quando, da bambini, dicevamo «da grande voglio fare il medico», oppure «l’ingegnere».
È la spinta al compimento di noi stessi, che noi intravediamo dentro una forma (il medico, l’ingegnere), ma che non coincide con quella forma: sta un passo prima.

Il Natale è l’avvenimento più sorprendente, più inimmaginabile che ci sia, perché quel «passo prima» ha avuto una risposta, e questa risposta è diventata un uomo, una presenza, un abbraccio. Lui ci dice: non temere, anche se perdi il lavoro; non piangere, anche se tuo figlio è morto, perchè io ho già vinto. 

Fino a poco tempo fa si trovava dappertutto gente che sembrava avere in tasca la risposta per tutte le crisi. 
Oggi non c’è quasi più nessuno ad avanzare le proprie risposte, e forse questa è una bella notizia. Una risposta, infatti, se è vera, mobilita l’uomo fin da subito, perché la verità non è l’esito di un’analisi, ma di una corrispondenza, e quindi si vede subito. Solo la tenerezza infinita di Dio può permettere all’uomo di ripartire sempre, di lottare sempre, di tornare a costruire dopo che le sue costruzioni di prima sono state abbattute. Questa tenerezza è qui, tra noi.
Perciò Buon Natale, senza paura.
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Gloria

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Volerà nel cielo senza nuvole

una voce, un canto inconfondibile:

i bambini di Dio

la gloria canteranno liberi

di Chi ha fatto la vita

e ha dato la Speranza agli uomini.


Sento ancora il sapore dolce delle fragole

il profumo del primo fiore che guardai

la tua mano tra i miei capelli

forte e fragile

Tu sapevi, Tu lo sapevi...










Volerà nel cielo senza nuvole

una voce, un canto inconfondibile:

i bambini di Dio

la gloria canteranno liberi

di Chi ha fatto la vita

e ha dato la Speranza agli uomini.






Signore quante sono le "Valeria" o i "Luca" che hanno riempito il Tuo Cielo?


No, non voglio sapere il numero: sono Bambini.


Sono occhi che ora guardano Te, Sono sorrisi che non sono più per noi. le loro mamme. I loro papà.


Tu lo sapevi, Tu lo sapevi


E ce li hai donati per un po' di tempo perchè imparassimo a conoscere com'è bello accarezzare capelli soffici come piume! Perchè nella gioia di vivere insieme conoscessimo il canto delle risate. Il dolce profumo del loro corpo, caldo nell'abbraccio di una nuova giornata.


Signore, non piango, ma la mia gola, il mio cuore grida! Grida i Nomi amati che non risponderanno più.


Signore basta con i vari Faraoni, i vari Erodi, i torturatori, gli assassini di speranza!


Come possiamo ritrovare gli aquiloni nel cielo? I colorati palloncini che tanto li facevano gioire!


Signore, siedi accanto a noi che soffriamo, a noi che guardiamo questo mondo che vive nell'odio,


a noi che aspettiamo , questo nuovo Santo Natale, in cui Tuo Figlio nascerà ancora per accendere la luce della Vita.
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Natale: Favola o Mistero?

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Se Natale è solo una fiaba, non dura più di un giorno o di un momento.
Una fiaba raramente colpisce o crea delle domande e soprattutto finita la sua breve trama, chiudiamo il libro e dormiamo.
Se per caso vivete il Natale come se fosse veramente una fiaba, lo svuotate del suo avvenimento meraviglioso e lo riducete a un piccolo e povero fatto uguale a tanti altri che ci accadono a cui non diamo importanza.
Se fosse una fiaba, niente speranza e della storia accaduta duemila anni fa cosa possiamo raccontare ai nostri bimbi? Ah, abbiamo inventato il babbo natale coperto di una falsa vernice cristiana!
Ma Dio non viene nella fiaba, Dio non nasce per la pace degli uomini di buona volontà! Le fiabe a volte posso anche fare del male.
Non è una fiaba, una fantasia irreale, che fa sognare per dimenticare la realtà dura e dolorosa del nostro quotidiano: non è il giorno magico che rende gli uomini, solo per quel giorno, buoni per poi tornare ad odiarsi o a uccidersi il giorno dopo.
Natale è un Mistero: è l'Avvenimento impensabile e inconcepibile di Dio che si fa uomo, è Mistero! Cioè che non si riesce a spiegare perchè è un gesto di Dio che sta al di fuori da ogni immaginazione umana.
E' il Mistero di Dio, che avendo creato l'uomo, si fa uomo e ne assume la natura, la storia, lo spessore di bene e di male della sua creatura.
E' il Mistero di una Donna che per l'azione imprevedibile di Dio, diventa Madre e genera un Figlio che è tutto Suo e che non le appartiene, perchè è Figlio di Dio.
E' il Mistero di un Bambino venuto "per la rovina e la resurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione", così che "una spada trapasserà l'anima" di Sua Madre.
Dio nascendo separa il Creatore dalla creatura, l'Infinito dal finito, l'Eterno dal tempo.

Natale è il Mistero dell'Amore e Dio viene a farsi uomo per Amore, allora la risposta dell'uomo sarà l'Amore.
Fare Natale vuol dire mettersi dalla parte dell'Amore e lasciare che l'amore di Dio si incarni dentro di noi per nascere ogni giorno, in ogni circostanza, in ogni rapporto umano.
Natale è la strada che porta a Betlemme, a vedere soltanto un bimbo neonato sapendo però che è Dio fatto uomo.
"Vi annuncio una grande gioia: è nato per voi il Salvatore" dice l'angelo ai pastori sbigottiti in quella notte unica in tutta la storia.
E la risposta all'invocazione profetica di Isaia:"Mandate o cieli, la vostra rugiada, e voi nubi lasciate piovere il Giusto! Si apra la terra e germini il Salvatore"

Fare Natale vuol dire guardare tutta la realtà attraverso la luce della speranza: non per un falso ottimismo che colora di roseo ogni cosa e non si accorge di tutto il male che copre la vita degli uomini,ma per la certezza che Dio è con noi e ci dona la Sua dolce, paterna, amorevole pace di cui abbiamo bisogno.
Buon Santo Natale a tutti!
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Natale nella tradizione

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Prima della nascita di Cristo c'era la festa del Fuoco e del Sole, perché in questo periodo c'è il solstizio d'inverno, cioè del giorno più corto dell'anno.

Nella Roma pre-cristiana dal 17 al 24 dicembre si festeggiano i Saturnali in onore di Saturno, dio dell'agricoltura ed è un periodo dove si vive in pace, si scambiano doni, sono abbandonate le divisioni sociali e si fanno sontuosi banchetti. Tra i Celti invece si festeggia il solstizio d'inverno.

Nel 274 dopo Cristo, l'imperatore Aureliano decide che il 25 dicembre si festeggi il Sole. È da quest'origine che risale la tradizione del ceppo natalizio, ceppo che nelle case deve bruciare per dodici giorni consecutivi e deve essere preferibilmente di quercia, perché propiziatorio, e da come brucia si presagisce come sarà il futuro anno. Forse per chiarire questo stato di cose che San Francesco, la notte tra il 24 e il 25 dicembre del 1223, costruisce, con l'aiuto di un gruppo di "poverelli", tra le montagne e le colline della Valle Santa, ricoperte di neve, per la prima volta ilPresepe. Immaginate questo gruppo di "poverelli" senza scarpe, addosso solo povere vesti, che portano la parola di Dio e un messaggio di fede e di speranza per i più poveri tra i poveri...

San Francesco soggiorna a lungo a Greccio, con alcuni suoi confratelli, fin dal 1209. Proprio su queste montagne realizza il primo presepe vivente, riproduzione della natività di Betlemme.

Si racconta che il luogo dove sorge il santuario fu scelto per caso, lanciando un tizzone ardente, che ricadde proprio là dove poi fu eretto il santuario. Il lancio del tizzo, ancora oggi è rievocato nel periodo di Natale, durante la rievocazione del presepe vivente allestito da San Francesco.

Il santuario di Greccio é scavato in parte nella roccia, con piccole cellette di pochi metri quadrati, quasi come nidi d'aquile, lontano da tutto e da tutti. Anche quest'anno, la notte di Natale a Greccio si rievocherà la rappresentazione con comparse del paese e delle zone circostanti. A mezzanotte tutte le campane suonano nella valle e quello é il segnale della nascita del Redentore.

Quindi il nostro Natale deriva da tradizioni borghesi del secolo scorso, con simboli e usanze sia d'origine pagana sia cristiana. Il Natale è anticipato dalla vigilia, che dovrebbe essere una giornata di digiuno e di veglia cui ci si prepara ai festeggiamenti delle feste. Nelle case è allestito un presepe, specialmente nei paesi meridionali, o un albero di tradizione più nordica.
I miei presepi.


Questo è un presepe fatto da Giacomo 4 anni fa e viene regolarmente modificato da Francesco. E' un attacca-stacca sulla porta del frigorifero ed è sempre lì. Tutto l'anno!


Questo è IL PRESEPE mio. con capanna e statuine di quando ero giovane. Qualcuna non ha più i lineamenti originali e qualcuna è stata rinnovata.


E' sempre il mio presepe, le casette sono state create e dipinte da me. Erano scatolette porta-medicinali- Appartenevano all'albero dell'Avvento che vedrete poi.

idem.


Uno dei particolari. E' lava. Ricordo di un viaggio sull'Etna di almeno 30 anni fa!

Un altro particolare. Non è una pietra ma una "fillite" raccolta con gli appositi attrezzi sul greto di un fiume un'estate in Valle Vigezzo. La "fillite" è fango (questa in particolare) ha all'interno tracce di foglie di qualche migliaio di anni fa.

un'intrusa del giorno d'oggi! Anche lei è affascinata dagli eventi!
Anche il muschio è vero: raccolto da Paolo che preparerà il presepe negli ultimi giorni prima di Natale.

Negli anni la mia raccolta di presepini è aumentata. Questa capanna è nuova di zecca: dipinta da me, gli animali li ho piazzati dove c'era posto, ma mi hanno detto che così possono osservare meglio e dare ugualmente calore al Gesù Bambino che arriverà. (Riccardo il fieno (aghi di pino colorati) l'ho sistemati lì perchè "non c'era posto per loro".

Calendario Avvento!
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Dove tutto ha avuto inizio!

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E' trascorsa la Festa dell'Immacolata. Le giornate trascorrono veloci ed ecco che nel buio delle sere invernali, tante luci (forse troppe) ci ricordano che è il Natale è vicino e che cosa significa che riaccade nel tempo e nello spazio della vita?
Dio si fa bambino. l'infinitamente grande diventa l'ultimo, il più piccolo. E' un fatto che dovrebbe commuoverci sempre, tutti: Dio ci ha parlato e ci parla anche oggi per farci capire chi è e si è svelato nell'assoluta innocenza di un bambino. Ci ha comunicato il Suo volto umano.

Ho pensato di inserire due immagini, contradditorie, dei luoghi dove tutto ha avuto inizio e  aggiungerei questa frase: "Senza che Cristo sia presenza ORA - ora!, io non posso amarmi ora, e non posso amare te, ora".











Questo è il muro, il terribile muro tra il territorio israeliano e quello palestinese.



  Qui vivono uomini e donne che fanno i conti con la propria fede. E con una "vocazione dentro una vocazione" quella di vivere qui, dove la presenza di Cristo sembra qualcosa di fragile e nascosto. Ma è una sfida per tutti.




Grotta della Natività

Qui potrei meditare, scoprire tutte le sicurezze che la fede mi dà. Bisbigliare i sospiri dell'anima e ringraziare  Colui che mi ha donato se stesso.

Penso che questi luoghi siano veramente straordinari, non solo la grotta, soprattutto per quello che permette di rivivere. Mi sentirei molto amata e sono sicura che guarderei le persone per quello che sono, nel mistero che solo Dio sa.



Ecco la meta dei miei sogni.
Questa sera potrò sperare di essere nella terra di Gesù e far parte con Lui della  storia reale come  solo può esserlo la VITA!


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Chi ha Gesù ha tutto - S. Teresa del Bambin Gesù e del Sacro Volto

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Disprezzando le gioie
della terra, son fatta prigioniera.
Io so che è passeggero
ogni piacer del mondo;
la sola mia felicità Tu sei,
Signore

L'erba si è appassita
sotto i miei piedi: Il fiore s'è avvizzito
tra le mie mani. Io voglio
correre sui Tuoi prati,
Gesù. Non lasceranno i passi miei
impronta

Il Tuo amor m'attira;
nella pianura il gregge ho abbandonato.
Di custodirlo ancora
io più non me ne curo:
voglio piacer solo al mio nuovo
Agnello.

Sei Tu, Gesù, l'Agnello
che amo, e Tu mi basti, unico bene.
In Te possiedo tutto,
insiem la terra e il Cielo.
Il Fiore che io colgo, o mio Sovrano,
sei Tu.

In Te ho la natura
bella, l'arcobalen, la bianca neve,
le isole lontane,
la messe ormai matura;
le farfalle e la gaia primavera;
i campi.

In Te ho il vascello
che abbandona il lido, la scia d'oro,
la spiaggia. Io ho del sole
che le nubi frastaglia
quando al tramonto, agli occhi si nasconde,
i fuochi.

Tu che sostieni il mondo
con la Tua mano, e pianti le foreste, 
e con un cenno solo
di beni le fecondi,
mi segui sempre d'un divino sguardo
d'amore.

Attratta dalla fiamma,
la farfallina vi si getta e brucia.
Così l'anima mia
l'attira l'amor Tuo,
Anch'io verso di Lui voglio volare,
bruciare.

Già sento che s'appresta,
o mio Signore, la Tua festa eterna.
Ed appendendo ai salici
la mia arpa già muta,
voglio sedermi sulle Tue ginocchia,
vederTi.

Ed io presso di Te
vedrò Maria, i Santi e tutti i Cari.
Voglio, dopo l'esilio
della vita presente,
il tetto mio paterno ritrovare
in Cielo.



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Sant'Agostino

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"Questa vita, quando si presenta 
colma di tutte le gioie,
inganna molti.
Dio
non inganna nessuno.
Quando l'uomo
si converte a Dio,
mutano i suoi gusti,
mutano anche le sue gioie:
non gli sono sottratte,
ma cambiano.
Sebbene
in questa vita
noi non possediamo
ancora
tutta intera la nostra felicità,
tuttavia la speranza che ne abbiamo,
è tanto sicura 
che deve essere anteposta
a tutti i piaceri
di questo mondo...."
Sant'Agostino



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Il fascino del Vero

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Per i cattolici Dio è il nostro Padre e dobbiamo tornare a Lui.
Per i cattolici Dio è la Verità che ci indica come dobbiamo vivere.
La nostra coscienza è già scritta. E’ unica. Tutte le altre coscienze sono individuali e diverse. La Verità è nei Comandamenti, nelle Scritture e soprattutto nella vita di Cristo. In ogni nostra azione chiediamo al Padre se stiamo operando nella Verità, oppure se stiamo sbagliando. Lo sbaglio è un errore e teologicamente si chiama peccato.
Il peccato è fare male a se stesso o agli altri. Il prossimo non è una cosa vaga. Il prossimo non è solo la persona amica. Il prossimo è la persona che hai accanto in ogni occasione della tua vita.
Riconoscere la presenza di Cristo è un lavoro.
Esso consiste nel prendere continuamente iniziativa per riprendere il valore di questo avvenimento per la nostra esistenza.
Normalmente noi, invece di riconoscere la presenza di Cristo, ci facciamo delle immagini di come dovrebbe essere, che finiscono per essere superate e distrutte.
Così chi si stanca, perché non capisce come vorrebbe, se ne va.
Chi invece segue, cambia, e tutto per lui si trasfigura.
Alla radice del nostro errore c'è un'idea sbagliata del trascendente che ci porta a diventare fondamentalisti. Persone che vedono il cristianesimo come una verità che si impone alla ragione dall'esterno.
Invece occorre un'intelligenza della bellezza, non un'intelligenza del nostro progetto.
La bellezza è il fascino del vero . L'intelligenza della bellezza è per sua natura aperta, tutta protesa ad affermare qualcosa di più grande di noi, che ci strappa continuamente alle nostre immagini.
Del resto, non c'è niente di più terribilmente deludente e disfacente di un proprio progetto che si riesca accanitamente a realizzare.
La vocazione della vita è allora una sola: essere a disposizione, non sistemarsi o possedere.

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pensieri che ci sorprendono

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Ho parlato, nel Blog di Gus, di tristezza e di nostalgia.
Ci sono giorni in cui, per un attimo, vorrei che la vita fosse diversa,poi ci penso:   in realtà non mi piacerebbe affatto togliermi questa nostalgia, perchè trovo che  è la mia possibilità di avere un rapporto, in modo che io mi renda sempre conto di Cristo.
Ci sono persone che si sentono sole, perchè non hanno trovato una risposta, perchè non hanno trovato un significato al loro disagio.
Io so che la mia tristezza è abbracciata dalla Sua presenza e perciò non è in contraddizione, è già tutta abbracciata e tutto quello che resta è perchè il Signore mi vuole portare oltre, oltre tutto ciò che ho già raggiunto, per riempirmi sempre di più.

C'era un mio bimbo del catechismo che pregava tutte le sere perchè il diavolo non fosse infelice. E' stato difficile spiegargli che il diavolo era stato un bellissimo angelo che voleva essere migliore di Dio.

Un altro ragazzino mi chiedeva come Dio fosse grande ed in particolare se fosse più grande di una balena.

Stranezze di bimbi: amore e ingenuità! 
Fossimo noi così!!!



"Voglio tornare bambina nella casa di mio Padre....."

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Tempo di attesa

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Se tu squarciassi i cieli e discendessi! (Is 63,19). Il profeta apre l'Avvento come un maestro del desiderio e dell'attesa; Gesù riempie l'attesa di attenzione.


Attesa e attenzione, i due nomi dell'Avvento, hanno la medesima radice: tendere a, rivolgere mente e cuore verso qualcosa, che manca e che si fa vicino e cresce. Siamo noi madri  che conosciamo a fondo l'attesa, che la impariamo nei nove mesi che il nostro ventre lievita di vita nuova. Attendere è l'infinito del verbo amare.

Avvento è un tempo di incamminati: tutto si fa più vicino, Dio a noi, noi agli altri, io a me stessa. In cui si abbreviano distanze: tra cielo e terra, tra uomo e uomo, e si avviano percorsi.

Nel Vangelo di oggi il padrone se ne va e lascia tutto in mano ai suoi servi, a ciascuno il suo compito (Marco 13,34). Una costante di molte parabole, dove Gesù racconta il volto di un Dio che mette il mondo nelle nostre mani, che affida le sue creature all'intelligenza fedele e alla tenerezza combattiva dell'uomo.

Ma un doppio rischio preme su di noi. Il primo, dice Isaia, è quello del cuore duro: perché lasci indurire il nostro cuore lontano da te? (Is 63,17). La durezza del cuore è la malattia che Gesù teme di più, la "sclerocardìa" che combatte nei farisei, che intende con tutto se stesso curare e guarire.

Che san Massimo il Confessore converte così «chi ha il cuore dolce sarà perdonato».

Il secondo rischio è vivere una vita addormentata: che non giunga l'atteso all'improvviso trovandovi addormentati (Marco 13,36). Il Vangelo ci consegna una vocazione al risveglio, perché «senza risveglio, non si può sognare» (R. Benigni).

Rischio quotidiano è una vita dormiente, incapace di cogliere arrivi ed inizi, albe e sorgenti; di vedere l'esistenza come una madre in attesa, gravida di luce; una vita distratta e senza attenzione.

Vivere attenti. Ma a che cosa? Attenti alle persone, alle loro parole, ai loro silenzi, alle domande mute, ad ogni offerta di tenerezza, alla bellezza del loro essere vite incinte di Dio.

Attenti al mondo, nostro pianeta barbaro e magnifico, alle sue creature più piccole e indispensabili: l'acqua, l'aria, le piante.

Attenti a ciò che accade nel cuore e nel piccolo spazio di realtà in cui mi muovo.

Noi siamo argilla nelle tue mani. Tu sei colui che ci dà forma (Isaia 64,7). Il profeta invita a percepire il calore, il vigore, la carezza delle mani di Dio che ogni giorno, in una creazione instancabile, ci plasma e ci dà forma; che non ci butta mai via, se il nostro vaso riesce male, ma ci rimette di nuovo sul tornio del vasaio. Con una fiducia che io tante volte ho tradito, che Lui ogni volta ha rilanciato in avanti.
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Siamo gregge?

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Possa Dio..... Questa bellissima benezione sono le parole iniziali di una canzone di Bob Dylan del 1974.

E' proprio adatta ai giorni nostri, per chiedere la forza e il coraggio di riscoprire "una cultura dei valori". Riscoprire una nuova fonte di motivazioni "a fare bene", "a far fare bene", "a fare bene il bene".

Sono tre urgenze che oggi bussano al cuore degli uomini.


Facciamo un passo indietro.

L'uomo ha lasciato il paese per vivere in città, poi ha voluto staccarsi da ciò che sapeva di "comunità" per vivere in "società".

Ecco che ora ci troviamo in un momento in cui la società ha di nuovo bisogno della comunità, il villaggio del paese. La città, sì, toglie la solitudine (forse), ma non offre la compagnia.




Dobbiamo tornare ad essere le pecorelle del gregge di Gesù. Gregge non uomini soli ma piccola comunità di anime che si ritrovano nelle parabole di Gesù.


«Riconoscete che il Signore è Dio, egli ci ha fatti e noi siamo suoi» (Sal 99, 3). Egli è il nostro Dio; «noi il popolo del suo pascolo, il gregge che egli conduce» (Sal 94, 7). I pastori, che sono uomini, non hanno fatto loro le pecore che posseggono, non hanno creato le pecore che pascolano. Invece il Signore Dio nostro, perché è Dio e creatore, si è procurato il gregge che egli possiede e che porta al pascolo. Né un altro ha creato quello che egli pasce, né un altro pasce quello che egli ha creato.


Poiché abbiamo proclamato in questo salmo che siamo suo gregge, popolo del suo pascolo, pecore delle sue mani, ascoltiamo quello che egli dice a noi come al suo gregge.
Fratelli, quale grande gioia essere il gregge di Dio! È un fatto che genera grande gaudio anche in mezzo alle lacrime e alle tribolazioni di questa terra. Infatti colui al quale è stato detto: «Tu che pasci Israele», è il medesimo di cui si afferma: «Non si addormenterà, non prenderà sonno il custode di Israele» (Sal 120, 4). Egli dunque vigila sopra di noi quando noi vegliamo, vigila anche quando noi dormiamo. Perciò se un gregge umano si ritiene sicuro sotto un pastore umano, quanto maggiore deve essere la nostra sicurezza allorché è Dio che ci pasce! E non soltanto perché ci pasce, ma anche perché ci ha creato.







Possa Dio benedirti e proteggerti sempre
Possano tutti i tuoi desideri diventare realtà
Possa tu sempre fare qualcosa per gli altri
E lasciare che gli altri facciano qualcosa per te
Possa tu costruire una scala verso le stelle
E salirne ogni gradino
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane

Possa tu crescere per essere giusto
Possa tu crescere per essere sincero
Possa tu conoscere sempre la verità
E vedere le luci che ti circondano
Possa tu essere sempre coraggioso
Stare eretto e forte
E possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane  
Possa tu restare per sempre giovane

Possano le tue mani essere sempre occupate
Possa il tuo piede essere sempre svelto
Possa tu avere delle forti fondamenta
Quando i venti del cambiamento soffiano
Possa il tuo cuore essere sempre gioioso
Possa la tua canzone essere sempre cantata
Possa tu restare per sempre giovane
Per sempre giovane per sempre giovane
Possa tu restare per sempre giovane
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Tempo d'Avvento

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Il mio calendario d'Avvento

 Tempo d'Avvento: Domenica prossima la Chiesa darà inizio ad un tempo di attesa.
Debbo vivere questo "tempo" come se dovessi indossare, ogni giorno, un abito da ballo che mi farà amare tutti i gesti particolari come fossero gioielli che il Signore mi dona per adornarmi. Signore, vorrei vivere questi giorni come se fosse una festa senza fine dove rinnovo l'incontro con Te, come una danza, fra le braccia della Tua grazia, nella musica che riempie l'universo d'amore.
Questo dovrebbe essere il ritmo di questo cammino alla scoperta del Vangelo,   come fosse una musica da cui farsi avvolgere e coinvolgere.
La "nota che dà inizio a questa musica, è un "sì" Il "sì" di Maria che ci dona il Mistero dell'incarnazione di Dio che bussa alla nostra vita e chiede di farsi storia in Gesù.
L'Avvento del Signore Gesù, nel tempio del nostro cuore lo fa palpitare per quattro settimane , come palpitava il grembo di luce di Maria con Gesù che chiedeva di nascere.

Il richiamo continuo della liturgia di questi giorni è "vigilate"

E' il richiamo a stare svegli, a uscire dal sonno. Il sonno è lo stato di chi si lascia vivere, di chi ha perso la memoria della propria origine. Di chi ha il cuore stropicciato.

Cristo è diventato uomo per insegnare all'uomo a diventare Dio. (Sant'Agostino)

"Cristo può nascere mille volte a Betlemme, ma se non nasce dentro di noi è come se non fosse mai nato" (mistico Silesius)

I negozi, le strade sono da giorni illuminate per ricordare alle persone: è vicina la festa!
A noi solo il compito di illuminare il nostro cuore, di calcellare dalla mente pensieri negativi, e anche se ci sovrasterà un cielo grigio denso di nubi, cerchiamo un pezzetto di azzurro da donare a chi è triste, malato e solo. Ricordiamoci la Novena dell'Immacolata e con gioia andiamo incontro a questo tempo di attesa pregando lo Spirito Santo.
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