Buona Pasqua di resurrezione

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Crocefissione di Rainer Maria Rilke

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Da tempo al colle nudo del supplizio abituati
a trascinare in qualche modo un malfattore,
si distesero i soldati a riposare, rudi,
un viso ottuso a tratti rivolgendo
 
verso i tre ch'erano stati condannati.
Ma fu rapida nell'alto la crudeltà
del loro torturare; e appena fu compiuta
rimasero, ormai liberi, a oziare.
 
Fino a quando uno di loro (di sangue ricoperto
come un macellaio) disse: Capitano, questi ha dato
un grido. E guardò il capitano dal cavallo: Quale?
E anche a lui accadde, gli sembrò
 
di aver sentito Elia chiamare. Tutti
erano colti dalla brama di vedere,
e sospinsero, perchè non si accasciasse,
una spugna madida d'aceto
verso il suo ansimare ormai quasi sopito.
 
Ancora speravano in uno spettacolo completo,
e forse nel vedere Elia veniente.
Ma dietro loro, lontana, Maria gettò il suo grido,
e anch'egli con un grido si accasciò.

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VALERIA

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Sei nelle stelle che illuminano la notte
Sei nella luce di un nuovo mattino
Sei nel sole che matura i chicchi di grano
Sei nella pioggia che scende leggera
Sei nel vento che arruffa i nostri pensieri
Sei nei fiori del nostro giardino
Sei nei ricordi gioiosi del cuore
Sei nell'attesa di un nuovo incontro
Sei la nostra preghiera
Sei.
 
 

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La nostra storia nella Sua Passione da un blog

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Il racconto della passione secondo Luca

I primi cristiani si sono sentiti fortemente legati al racconto degli ultimi giorni della vita di Gesù, al punto da farne il primo resoconto scritto che cominciò a circolare tra loro. Negli eventi di quegli ultimi giorni vedevano certamente il senso della buona notizia che Dio dona all’umanità, un amore che arriva a salire sulla croce, ma nel racconto di quegli ultimi momenti i primi cristiani vedevano condensate anche molte dinamiche umane che segnano continuamente la nostra vita e che hanno bisogno di essere accolte e guarite. Provo a ricordarne alcune.
Sentirsi tradito dall’amico.
L’esperienza del tradimento, che non è solo il tradimento di Giuda, è provocatoriamente anticipato dalla scena di una condivisione a tavola, dal mangiare insieme. Nelle culture mediterranee mangiare insieme è sempre un sancire un patto, in maniera più o meno esplicita. Vuol dire riconoscere la nostra comune umanità: abbiamo bisogno e desiderio di sfamarci e lo facciamo dallo stesso piatto. Mangiare insieme richiede anche attenzione all’altro, alle sue esigenze, ai suoi tempi, ai suoi gusti. E nel mangiare insieme veniamo fuori per quello che siamo, con questa nostra capacità o incapacità di accoglienza e di attenzione per l’altro.
I tradimenti più dolorosi sono proprio quelli che intervengono dopo aver “mangiato insieme”.
Su questo sfondo, anche nel racconto della passione, si inserisce il tradimento, che è il tradimento di Giuda, di Pietro e dei discepoli in generale, cioè di coloro che hanno mangiato con lui ogni giorno. Sentirsi traditi dall’amico, dalla persona che si ama, da una persona cara, è una delle esperienza in cui maggiormente ci sentiamo morire.
Nel racconto della passione il tradimento ha il colore della menzogna: i gesti e le parole non dicono più la verità (un bacio, una risposta…). In una relazione ci si tradisce quando i nostri sguardi e i nostri silenzi servono per nascondere piuttosto che per comunicare.
Il racconto della passione sembra anche dirci che si arriva a tradire non per caso. In fondo Pietro e i discepoli stanno dicendo di non aver mai conosciuto Gesù: siamo stati insieme per tanto tempo, ma in fondo scopro di non conoscerti. Forse non ho voluto capire, non ho voluto conoscerti veramente. Ad ogni modo la persona che adesso ho davanti non è quella che pensavo di conoscere.
Chissà per quanto tempo i discepoli hanno tenuto nascoste quelle due spade. In fondo non si sono mai fidati di Gesù, non hanno mai preso troppo sul serio le sue parole. Quelle spade erano la loro riserva, la loro sicurezza, da tirar fuori al momento opportuno. Il momento opportuno è quello della crisi, quando penso subito a come salvarmi la vita. Siamo stati insieme per tanto tempo, ma in fondo, caro Gesù, non mi sono mai fidato del tutto di te. E queste spade sono il segno della perplessità che mi ha sempre accompagnato davanti alle tue parole un po’ troppo naif.
Il perdono e il pianto.
Nel cortile del sommo sacerdote, dopo che Pietro ha detto di non conoscere Gesù, Gesù stesso si volta verso Pietro. In latino suona conversus dominus. Gesù non aspetta che Pietro si converta, ma è lui il primo a prendere l’iniziativa di volgersi verso l’amico. Pietro non ne avrebbe la forza. Sono proprio le attese senza conversioni che rendono impossibile la riconciliazione, quelle attese in cui nessuno vuole prendere l’iniziativa di convertirsi verso l’altro. Bisogna che qualcuno prenda l’iniziativa di convertirsi e volga lo sguardo verso l’altro. Lo sguardo dell’amico tradito è uno sguardo che scioglie il cuore. È un’esperienza potente che ci segna. La fatica della riconciliazione passa attraverso questa capacità di incrociare lo sguardo.
La preghiera nel tempo della crisi.
Al centro del racconto della passione c’è la fatica di rimanere nella relazione con il Padre quando la tristezza occupa pesantemente il nostro cuore. La tristezza è il tappeto che stendiamo alla tentazione perché entri nella nostra casa. Il sonno dei discepoli è il sonno della delusione, il sonno di chi non vuole confrontarsi con la realtà, il sonno di chi sente di non farcela a sostenere la realtà.
Gesù non insiste, lascia che i discepoli si addormentino. Ci sono momenti della vita in cui non possiamo fare altro, possiamo solo attendere, restare in silenzio. Gesù prende il nostro posto, lui stesso va a lottare per noi, fino a quando tornerà ancora per svegliarci, scenderà nei nostri inferi, ci prenderà per mano per condurci fuori: “svegliati tu che dormi tra i morti”. Senza quel suo ritorno, senza quel canto del gallo, saremmo irrimediabilmente persi.
La delusione.
È l’esperienza umana che non di rado accompagna la nostra fede. È la delusione davanti a Dio, davanti a quello che accade, quando non capisco, quando non condivido, quando non mi sento ascoltato.
È la delusione di Erode che cerca un segno, una magia, qualcosa di fantastico, qualcosa che sia veramente degno di un Dio potente. È la delusione davanti alla debolezza e al silenzio di Dio.
Ma è la delusione anche di Simone il Cireneo, la delusione davanti all’incomprensione di una croce che non ho scelto. E mentre sono sotto quella croce non c’è spiegazione che tenga.
Forse capiremo alla fine il senso di quella croce, come il buon ladrone che scopre il senso della croce, che ha portato, solo quando è definitivamente inchiodato su di essa. Quella croce è diventata l’occasione per aprire a Dio il suo cuore, quella croce lo ha messo paradossalmente tanto vicino all’albero della vita.
La tentazione del privilegio.
Questa tentazione diventa tanto più acuta quanto più aspra è la sofferenza, quando dentro di te una voce ti invita a salvarti la vita, a pensare a te stesso, a pensare prima di tutto a te stesso. Ed è lì, nel momento della sofferenza, che questa voce diventa più forte perché ti sembra di non avere alternative. È la tentazione che Gesù ha vissuto nel deserto, nel tempo della fame e della solitudine, è la tentazione che adesso torna, mentre è in agonia sulla croce.
Come vivere i nostri momenti di morte.
Davanti alla morte, davanti alla fine delle cose, delle relazioni, quando siamo in momenti e situazioni della vita in cui sentiamo che la vita si spegne, le reazioni possono essere diverse: si possono cercare soluzioni pratiche, ma senza speranza (vediamo quel che c’è da fare, proviamo a limitare i danni), questo è l’atteggiamento di Giuseppe d’Arimatea, che nella difficoltà e nella delusione diventa persino audace, ma senza speranza: raccoglie quel che resta del corpo di Gesù per custodirlo in una tomba. Oppure si può rimanere ad osservare, come le donne del racconto, che continuano a fare le solite cose, ma portandosi in cuore l’angoscia di una domanda a cui non sanno dare risposta. Oppure, come Gesù, possiamo consegnare la vita, possiamo mettere la vita nelle mani del Padre. La disperazione dei nostri tanti momenti di morte può essere superata solo in questa consegna fiduciosa della vita: anche se una madre si dimenticasse del proprio figlio, io non mi dimenticherò di te.
È su questa tua parola, che risuona ancora nel mio cuore, che anch’io oggi ri-consegno la mia vita nelle tue mani.
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Una settimana da meditare

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E' iniziata la Settimana Santa. La mia settimana santa. La nostra settimana santa.
Penso a Cristo ed ecco un dolore che sboccia in gioia, una morte che diventa vita.
Cristo e Valeria.  Troppo grande l'amore di Dio. Valeria ha avuto l'incidente il 28 marzo ed è salita al cielo il 31. Questo senso della morte così presente in me, mi fa aderire alla vita in modo totale. Per questo non sono triste, ma mi rallegro perchè lei è con Cristo e io Lo sento presente nella mia comunione con loro.
Pensavo a tutto questo, quando dalla finestra entrò l'alba.

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Miracolo di Boris Pasternàk

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Andava da Betania a Gerusalemme,
oppresso anzi tempo dalla tristezza dei presentimenti.
Un cespuglio prunoso sull'erta era riarso,
su una vicina capanna il fumo stava fermo,
l'aria era rovente e immobili i giunchi
e immota la quiete del Mar Morto.

E nella sua amarezza che contendeva con quella del mare,
andava con una piccola folla di nuvole
per la strada polverosa verso un qualche alloggio,
in città, all'incontro coi discepoli.

E così immerso nelle sue riflessioni
che il campo per la melanconia prese a odorare d'assenzio.

Tutto tacque. Soltanto lui là in mezzo.
E la contrada s'era abbattuta nel sonno.
Tutto si confondeva: il calore e il deserto,
e le lucertole e le fonti e i torrenti.

Un fico si ergeva lì dappresso
senza neppure un frutto, solo rami e foglie.
E lui gli disse: «A cosa servi?
Che piacere ne ho della tua rigidità?

Io ho sete e desiderio, e tu sei uno sterile fiore,
e l'incontro con te è più squallido che col granito.
Oh, come sei increscioso e inutile!
Resta così, dunque, sino alla fine degli anni. »
Per il legno passò il fremito della maledizione
come la scintilla del lampo nel parafulmine.
E il fico fu ridotto in cenere.

Avessero avuto allora un attimo di libertà
le foglie, i rami, le radici e il tronco,
le leggi della natura sarebbero potute intervenire.
Ma un miracolo è un miracolo e il miracolo è Dio.
Quando siamo smarriti, allora, in preda alla confusione,
fulmineo ci raggiunge di sorpresa. 
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l'ulivo benedetto

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Poesia Lulivo benedetto con disegno in poesie preghiere e testi 
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preghiera per il buon umore

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Preghiera per il buon umore da stampare in poesie preghiere e testi 
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San Giuseppe

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San Giuseppe, sposo di Maria, è un personaggio poco rappresentato nei Vangeli, su di lui si sanno poche notizie, ed è forse per questo che già a partire dal secondo secolo cristiano molte leggende si sono formate intorno alla sua figura.

La leggenda di San GiuseppeMaria era nata a Nazareth, ma, rimasta orfana in tenera età di padre e di madre,
era stata accolta e allevata a Gerusalemme dalla sua parente Elisabetta, moglie di Zaccaria, sacerdote del Tempio.
Ella crebbe in casa loro ed era tanto buona e bella. Zaccaria, che le faceva da padre, decise di lasciare
al Signore la scelta dello sposo della fanciulla.
Una sera ventiquattro giovani portarono una verga di mandorlo secco al Tempio.
Ventiquattro verghe, su ciascuna delle quali era inciso un nome, vennero poste sull'altare di Zaccaria.
Il meno noto, il più povero dei giovani, era Giuseppe. Eppure, modesto e sereno, pareva non si vergognasse della sua povertà.
Del resto non era anche lui un discendente della casa di Davide?
Scese la notte, che Giuseppe passò in preghiera. Il mattino, quando egli giunse al Tempio, stavano per aprirsi le porte dorate.
I suoi compagni c'erano tutti e li precedeva il vecchio Zaccaria. Con passo svelto il santo vecchio sali i gradini dell'altare.
Gli occhi di tutti si fermarono sulle ventiquattro verghe e ciascuno cercò di indovinare la sua.
Chi sarebbe stato il prescelto da Dio?
Ah, ecco: una delle verghe non appare più secca e gialla, ma coperta di foglioline verdi, tra cui occhieggiano bianchi fiorellini di mandorlo, non ancora sbocciati.
Miracolo! E di chi è quella? Zaccaria la prende in mano e vi legge il nome:
Giuseppe! Giuseppe della stirpe di Davide!
 
"Oh San Giuseppe, il Papà di tutti i papà"Oh, San Giuseppe Tu che sei il Papà di tutti i papà,
a Te mi affido per ogni mia vicissitudine
alla Tua bontà e grazia, schiacciando via l’inquietudine
Tu che Sei per tutti noi esempio di Famiglia,
Maestro della vita e della rettitudine,
preciso riferimento di sicurezza e beatitudine

Hai salvato il nostro Signore Gesù Cristo
dalla terribile persecuzione d’Erode,
come uno scudo, con protezione e amore
e tanto tanto calore.

Di fronte alle insidie del mondo
Tu come nostro protettore e avvocato
Sei sempre ricordato ed evocato.
Antonino Causi
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mi toglierai le domande di monica cornali

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Mi toglierai le domande

come si tolgono le spine.

Tu solo, confido,

mi farai rosa.

Giardiniere

e profumo stesso

del mio cuore,

Tu, O Signore.
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Felicità

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La sera difficilmente guardo i programmi televisivi, preferisco andare a letto per recitare le varie preghiere e poi leggermi un libro. Ci sono le sere, in cui Elena e la sua mamma, si fermano a dormire e allora c'è un certo rituale che mi appassiona: quando è pronta per andare a letto, Elena viene a darmi la buona notte: scosta le coperte e si siede sul mio letto e allora parlottiamo. Tutto questo per raccontarvi che l'altra sera ha incominciato col dirmi:”Sai nonna che l'Elisa ha una Canon? Pensa proprio una Canon che fa delle bellissime fotografie!” E giù un elenco di pregi che la Canon avrebbe. Inutile dirvi che a Elena piace fotografare.

Io l'ho ascoltata. Poi l'ho informata che anche lo zio Chicco usava una Canon e che anzi l'aveva regalata a me e che se guardava nelle antine della libreria avrebbe trovato una bella borsa con tutti gli attrezzi fotografici dello zio Chicco. E' partita a razzo. Ritornando dopo due minuti con la famosa borsa e facendo salti di gioia ha estratto la Canon!

L'ha rimirata da tutte le parti esaltandone le qualità! Avrebbe voluto già usarla ma mancavano le pile. Ora aspetta, dallo zio Chicco, le spiegazioni sull'esatto funzionamento. Speriamo presto perchè è impaziente!

Elena è proprio una tenera piantina che sta crescendo e che il vento della gioia fa oscillare dove s'incontra il bene.

Grazie Signore per tutte le volte che abbracciandola la fai tua e le doni vita gioiosa com'è avvenuto, quand'era piccina con la trottola rossa!
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Papa Francesco

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"VA' FRANCESCO, RIPARA LA MIA CASA"
 
 
 
 

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Parabola del Padre Misericordioso

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In questa parabola i quadri dell'amore umano sono a dismisura allargati. Quel padre dimenticato dal figlio, ma poi cercato nel momento della solitudine e della disperazione è la grande figura paterna del Nuovo Testamento. Sembra aspettare da tempo il figlio che si era allontanato. Lo aspetta con un amore che sovrasta ogni altra considerazione. In questo brano le parole perfezione e misericordia si assimilano l'una all'altra e costituiscono ciò che di Dio ci è dato da imitare ed è chiaro che la nostra natura assume una nuova natura che ci cambia nei confronti di tutti. (L. Giussani)
 
Dio: una parola magica, piena d'amore: dobbiamo imparare a renderGli gloria, donandogli amore a piene mani. Noi spesso pensiamo a Dio Padre, ma ricordiamoci che è soprattutto madre, o meglio è l'una e l'altra cosa nello stesso tempo.
Una vecchia canzone lombarda, cantava, all'ultima strofa"vorrei andare in Paradiso in biroccino/per vedere Gesù Bambino/ e quel buon uomo del suo papà" Non mi sembra irriverente, ma tenera.
E a me, non importa come o quando, basta poterci andare in Paradiso per godere di Dio, ma non nel senso di sedersi davanti ad un televisore superspeciale bensì a far parte di Lui e con Lui essere in tutte le cose.Ciao a tutti per oggi e per gli altri giorni!

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Cristianesimo

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Un uomo che è Dio conosce l'uomo e l'uomo lo segue per avere la vera conoscenza di se stesso e delle cose.
L'esperienza iniziale di coloro che hanno vissuto con Gesù e lo hanno seguito, trasmessa dai Vangeli, ha un significato inequivocabile: il destino non ha lasciato solo l'uomo.
Il cristianesimo è un avvenimento che è stato annunciato nei secoli e ci raggiunge ancora oggi.
Il vero problema è che l'uomo lo riconosca con Amore.
(L. Giussani)

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8 marzo

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La giornata internazionale della donna (comunemente definita festa della donna) ricorre l'8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche delle donne, sia le discriminazioni e le violenze cui esse sono ancora fatte oggetto in molte parti del mondo. Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909, in alcuni paesi europei nel 1911 e in Italia nel 1922.Viviamo il senso reale della festa!
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Non ero sola

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Oggi pomeriggio sono stata dalla dottoressa, per avere delle risposte. Ho cercato di tornare a casa a piedi, sola, l'aria non era molto fredda e mi sentivo bene. Passando davanti ad un "parchetto" dove i bimbi giocano dopo la scuola e vedendolo deserto ho pensato di sedermi su di una panchina che dolcemente m'invitava. Tutto era perfetto io sola con i miei pensieri  ho ascoltato la voce del silenzio e mi pareva di ascoltare la Sua voce. Non c'era alcuna traccia di stupore nel mio cuore, solo una grande pace che mi inebriava. Una pace che veniva dal di dentro.Tutto mi sembrava estremamente chiaro, ogni cosa al suo posto. Un'altalena cigolava mentre un bimbo immaginario si dondolava. Gli alberi dai  rami ancora nudi che presto saranno  ricoperti da tenere foglioline e poi da stupendi fiori rosa che ogni anno mi fanno innamorare. Dal cuore allora è nata una preghiera: Signore fa' che io non chini il capo davanti al dolore e che non mi lasci abbattere dalle delusioni Tante cose stanno succedendo in questa nostra Patria e purtroppo abbastanza dolorose.  Aiutaci a rimanere uniti nell'amore che Tu ci hai insegnato. Con il Tuo aiuto la verità e la speranza vinceranno, perchè la felicità esiste, la vita continua e io sogno una lunga fila di persone che camminano verso di Te.

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...tuttavia la baciai

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Arthur Miller scrive in una commedia:" Sognavo che la vita consisteva nell'avere un figlio mio. Ma nacque una piccola bimba dawn e io la sfuggivo.
Tuttavia ella continuava a salire sulle mie ginocchia. Mi tirava i vestiti.
Allora pensavo:"Se potessi baciarla, forse riuscirei a dormire".
E mi chinai su quel volto.(...)tuttavia la baciai"
 
Una vita donata. Penso che se fosse stata mia, l'avrei baciata subito. Perchè ogni bimbo che viene al mondo è un disegno sulla nostra vita. Il disegno deve esserci già, perchè non posso fare io il disegno della mia vita. E' Dio che ci fà. Allora bisogna amare: sempre!
 


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Bosco verticale in centro a Milano

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Bosco Veritcale è un progetto di riforestazione metropolitana che contribuisce alla rigenerazione dell’ambiente e della biodiversità urbana senza implicare l’espansione della città sul territorio.
Bosco Verticale è un modello di densificazione in altezza del verde, all’interno della città. È un progetto che opera in modo correlato alle politiche di riforestazione e naturalizzazione delle grandi zone urbane e metropolitane (metrobosco). Il metrobosco e il bosco verticale sono due strumenti per la sopravvivenza ambientale nelle città dell’Europa contemporanea. Insieme creano due modi di costruire collegamenti tra natura e città all’interno del territorio.
Il primo esempio di un bosco verticale composto da due torri di 110 e 76 metri di altezza, è in fase di costruzione nel centro di Milano ai margini del quartiere Isola e ospiterà 900 alberi (alti fino a nove metri) oltre a numerosi arbusti e piante floreali. In termini di quantità di alberature il Bosco Verticale a Milano equivale a una superficie boschiva di circa 10.000 mq. Sparse sul territorio l’area equivalente in villette unifamiliari sarebbe pari a 50.000 mq.
Il Bosco Verticale è un sistema che ottimizza, recupera e produce energia. Il Bosco Verticale aiuta a costruire un microclima e a filtrare le polveri sottili presenti nell’ambiente urbano. La diversità delle piante e le loro caratteristiche producono umidità, assorbono CO2 e polveri sottili, producono ossigeno e proteggono dai raggi solari e dall’inquinamento acustico, migliorano la qualità degli spazi abitativi e permettono di risparmiare energia. L’irrigazione delle piante avverrà per larga parte attraverso un impianto centralizzato di filtrazione dell’acque grigie prodotte dall’edificio stesso. In più, sistemi eolici e fotovoltaici contribuiranno, insieme al sopracitato microclima, ad aumentare il grado di autosufficienza energetica delle due torri. La gestione e il mantenimento della vegetazione del Bosco Verticale saranno centralizzati e affidati a un’agenzia con uno sportello aperto al pubblico.
bosco verticale milano
Ma il progetto di riqualificazione urbana ideato da Stefano Boeri solleva anche polemiche per prezzi al mq e quantità di cemento. “Si rischia di ridurre il tutto a un’operazione di marketing – ha osservato Dante Benini, architetto milanese di caratura internazionale – La presenza degli alberi non è, di per sé, garanzia di ecosostenibilità. Al massimo potranno servire per assorbire le emissioni e fungere quindi da protezione per l’inquinamento, ma questo aspetto non ha nulla a che vedere col risparmio energetico”.
 
E' questo il mondo per cui siamo fatti? Tuttociò è una socità che è un ideale di felicità, di bello, di cui non si sanno toccare le sponde? O è un potente dinamismo che non ci dà tregua e che ci spinge verso un termine ignoto che sta al di là della nostra immaginazione? Amo la mia tranquilla Novara dove, se ci sono, i boschi sono orizzontali!
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