lettera del prof2.0 a te ragazzo e ragazza del 1° liceo

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Ragazzo che ti abbatti sul banco come una balena spiaggiata, con quegli occhi annebbiati dalla noia e dalla forza ingabbiata in una stanza per cinque ore, che dobbiamo fare tu e io di quest’anno scolastico?
Ragazza tutta in fioritura assetata di essere vista, guardata, amata, dal cervello mai in pace, con le orecchie a caccia di qualcosa che possa servirti ad essere felice, che dobbiamo dare tu e io di quest’anno scolastico?
Che ne sapete voi due adesso dell’io di domani? Che ne sapete voi due dell’amore che cercate? Che ne sapete voi due del senso da dare alla vita se state scoprendo adesso che la vita ha un senso, si inarca, si stira, si tende dentro di voi come neanche voi sapete come, ma con tutto il dolore del caso.
Ragazzo dalla maschera inespressiva, incapace di raccontare i tuoi sentimenti se non nascondendoli dietro uno strato di spacciata sicurezza, che dobbiamo farne di queste lezioni di italiano?
Ragazza dalla maschera fin troppo espressiva, con quel trucco che dovrebbe segnalare quanto sei bella e segnala quanto hai paura di essere fragile, che dobbiamo farne di Catullo, Virgilio e Dante?
A che mai ci servirà passare centinaia di ore insieme a parlare di bellezza, dolore, amore, futuro, passato, presente, parole, terra, pelle, occhi, cervello, cuore, dita, occhi, orecchie e del che farci con tutte queste cose di cui la vita ci ha dotato senza il nostro permesso?
Come si fa, ragazzo, ragazza, a raggiungerti dove te ne stai rintanato? Come si fa a metterti sotto gli occhi quella bellezza unica e in costruzione che cerchi a tutti i costi di nascondere tanto fa male non esserle all’altezza? Come si fa a spiegarti che tra gli 80 miliardi di esseri umani che hanno calpestato il suolo non c’è n’è uno o una come te? Come si fa a farti credere che sei la tua biografia, ma che sei sopratutto la tua autobiografia? Come posso io insegnante mostrarti sulla mappa geografica del desiderio che le terre di tua conquista sono ancora da scoprire? Come posso aiutarti a costruire il mezzo migliore per raggiungerle? Come faccio a sapere se sei fatto o fatta per una nave, per una bicicletta o per andare a piedi?
Ragazzo quanta unicità sprecata dietro a piccolissimi piaceri che rendono tutti uguali i ragazzi. Ragazza quanta unicità sprecata dietro a immagini illusorie del così fan e son tutte le ragazze. Eppure tu e tu avete occhi come nessuno e fiorite come mai è accaduto nella vostra vita, neanche da bambini. Perché adesso il vostro corpo si slancia verso il futuro con la tensione di chi può essere un giorno padre e un giorno madre. E così il vostro cervello si tende oltre ogni colonna d’ercole e il vostro cuore si inarca sino allo spasimo. E la pelle quasi non ce la fa a contenere la tensione di questa possibilità divina di creare.
Assisto a questa tensione e rimango alla finestra su questo panorama che muta di ora in ora di minuto in minuto cercando come un oracolo di indovinare chi sarai.
Ragazzo che cosa è questa tua unicità nella storia delle generazioni, questa tua forza, questa tua virilità e vitalità? Ragazza che cosa è questa tua alterità rispetto ad ogni altra donna, questa tua fecondità e attenzione?
Verso dove ti trascendi e ti superi? Verso un uomo e una donna mai compiuti del tutto, ma con una chiamata chiara nel dna: amare ed essere amato.
 
 
Questo io lo so. E su questo cammino impervio ti accompagno. Anche io ho lo stesso dna e quello che posso fare è raccontarti la storia di altri che hanno reso grande questo dna: con la parola, con l’arte, con la poesia, con gli occhi, con le orecchie, con le dita, col cuore, col cervello. Imparando a scolpire la copia migliore di se stessi in vista dell’ultimo giorno, che prima o poi arriva. E ti auguro di esserne soddisfatto.
Vorrei che fossi tu a scrivere la tua biografia. In fondo io solo questo posso insegnarti: come si scrive un’autobiografia.
C’eri una volta tu, ragazzo.
C’eri una volta tu, ragazza.
Io sono in quella storia, come tutti gli aiutanti delle storie, ma il protagonista sei tu, della gioia e del dolore di una vita e di quello che decidi di fare in mezzo a queste due sponde
 
 
Capire di appartenere a Cristo e comincerai a camminare nell'eroica lotta per il Bene.
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6 commenti:

  1. Arriverà l'Appartenenza?
    Ciao Lucia.

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    1. Sta a noi passargli il testimone. Ieri sono andata a Messa nel Santuario di Riccardo Pampuri. Alla Consacrazione, malgrado la fatica, mi sono inginocchiata sul pavimento. Ho intravvisto persone, giovani, che si sono affrettati ad inginocchiarsi anche loro. Beh certe attenzioni alla Liturgia non sono cose solo da "vecchie" signore! Ciao Gus!

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  2. Che fatica crescere, io spero che tutti i ragazzi possano avere accanto a se genitori e insegnanti sensibili e sopratutto cristiani.
    Serena notte cara :)

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    1. Ciao Saray. Come è sempre stato ci sono prof attenti ai loro alunni e prof che in classe si mettono lo smalto (Elena ne aveva una così).
      Cristiani? Lì bisogna proprio sperare e pregare! Ciao cara.

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  3. Molto bella e profonda questa riflessione sui nostri giovani, unici, come è unico ogni essere umano,ma a quell'età c'è in testa una confusione totale. Sei quello che non vorresti essere, non ti piaci, oppure ti piaci molto, niente equilibrio, vorresti che tutti ti guardassero, oppure vorresti passare inosservato, sei tutto oppure non ti senti nulla. A quell'età non ci sono sfumature di colore, ma solo colori netti. Perché c'è un uomo o una donna in "costruzione". Insommma...ci sono i lavori in corso.
    E si sa che i lavori in corso creano disagio, bisogna solo pazientare, e aver maggior cura!

    Un abbraccio grande♥
    Dani

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    1. Prof2.0 è Alessandro D'Avenia autore di Bianca come il latte ecc. Leggilo andando sul suo blog! Ciao.

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o