Milano di Alessandro D'Avenia

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CORTE-ggiare Milano

   

Copio di seguito il testo presentato oggi alla Milanesiana 2013, anche se non c’ero di persona, essendo impegnato con l’esame di maturità dei miei ragazzi. Dedico queste parole ad una città che mi ha consentito di realizzare i miei due sogni (insegnare e scrivere) e che mi sta regalando amicizie bellissime.
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Le città come le poesie si manifestano in figure retoriche.
Sono nato e cresciuto a Palermo e Palermo è sinestesia, una confusione di storie e sensi: si ascoltano profumi, si toccano colori, si gustano storie. Chi è entrato alla Vucciria lo sa.
Ho abitato undici anni a Roma e Roma è iperbole, con i suoi fasti imperiali e una storia troppo grande, che neanche lei ci crede più, e solo allora ti innamori del suo imperiale disincanto. Chi è entrato a Trastevere lo sa.
Mi sono innamorato di Genova, città dell’ossimoro che, come la Litania di Caproni, unisce gli impossibili, la bellezza con la rovina, la vita con il cadavere, l’Appennino con il Golfo. Chi si è perso tra carruggi e crose lo sa.
E Milano? Città d’elezione per il lavoro, nella quale per lavoro mi sono trasferito 6 anni fa? Dove bisogna perdersi a Milano per saperla?
Milano è litote se analizziamo la singola parola o reticenza se privilegiamo l’espandersi del periodo, ama svelarsi nascondendosi, dice “non sono brutta” per intendere “sono bella”, devi corteggiarla per scoprire che è una donna elegante, ritrosa tanto da sembrare, suo malgrado, snob. L’autore per eccellenza di Milano si serve – non a caso – di queste due figure retoriche come nessun altro. Chi saprebbe descrivere per litote un intero personaggio: “Don Abbondio non era nato con un cuor di leone”? Chi potrebbe inventare più spudorata reticenza sui piaceri erotici ed eretici a cui si concede la monaca di Monza: “Costui, da una sua finestrina che dominava un cortiletto di quel quartiere, avendo veduta Gertrude qualche volta passare o girandolar lì, per ozio, allettato anzi che atterrito dai pericoli e dall’empietà dell’impresa, un giorno osò rivolgerle il discorso. La sventurata rispose”. Quel “rispose” eccita il lettore più di qualsiasi dettaglio.
Milano è così. Eccita nascondendosi e svelandosi al tempo stesso. Forse gli si potrebbe attribuire quello che disse Monroe, non il quinto presidente degli Stati Uniti, ma proprio Marilyn: “I vestiti dovrebbero essere abbastanza stretti per dimostrare che sei una donna, ma abbastanza larghi per mostrare che sei una signora”.
Io non so se Monroe ci riuscisse, ma Milano sì: è donna con i suoi vestiti stretti che lasciano vedere le sue forme, senza essere volgare, perché quegli stessi vestiti sono allo stesso tempo larghi, quel tanto che basta, per trattarla da vera signora. E mentre una donna ti vien voglia di toccarla, una signora la osservi incantato, mentre conversi con lei incantevole. Nel primo caso sei protagonista, nel secondo comparsa: lei ti concede, con la sua compagnia, il privilegio di una bella figura, tutt’altro che retorica.
Nullus locus sine Genio diceva un romano antico: nessun luogo è privo di un Genio, di un dio che lo possiede e ne è posseduto, figuriamoci una città. Basta saperlo evocare sfregandosi contro le pietre della città, come lampade da mille e una notte. Quelle lampade a Milano sono le sue corti e ringhiere.
Tutti quei cortili nascosti dentro le case milanesi, dietro le facciate milanesi, fortezze a difesa di cosa, poi?
Di un quadrato di cielo?
Di piante rare?
Di voci umane?
No.
Del cortile stesso.
Devi suonare ad un campanello e inventarti una professione perché ti aprano: “scrittore” funziona sempre. “Sono uno scrittore, vorrei vedere il cortile”. Il portone si apre. Gli scrittori – tranne quando in crisi come quello di Shining – sono innocui sulla carne, incidono solo l’anima. Potresti trovare un giardino intero di alberi e piante che neanche nei giardini botanici. Potresti trovare il chiostro di una chiesa, con una specie rara di albero giapponese che fiorisce un giorno soltanto all’anno e quei quattro esemplari sembrano portare le nuvole a due metri da terra per una imminente teofania. Potresti trovare un giardino pieno di cose di altri mondi come in quello spazio a cui Ariosto si deve essere ispirato per la sua Luna d’oggetti smarriti. Potresti trovare una fontana di pietra circondata da un pergolato d’uva o semplicemente un albero di limoni come quelli di cui scrisse il poeta. Potresti trovare un eden intero dietro un portone di un palazzo e ti scroscerebbe dentro al petto, come gli orti dove Leonardo si riposava mentre inventava il Rinascimento dipingendo una Cena.
Milano è dietro i portoni, dentro i palazzi, nei cortili.
Il cortile va “strusciato”, il portone si aprirà e il Genio evocato potrebbe allora esaudire un desiderio.
Un Milanese dovrebbe saperlo di avere un giardino dentro la cassa toracica.
Basta accordargli l’amicizia discreta di uno scrittore, cioè di uno che ascolta, e aspettare che ti apra il petto, come quelle facciate che dissimulano le loro inattese corti, come litoti e reticenze.
E se la corte è l’essenza di Milano: ascoltarla è cortesia, farle la corte è conquistarla.

Vorrei scrivere qualche parola sulla mia Milano.
L’ho lasciata nel 1964, quando mi sono sposata e trasferita a Novara.
Non ho pianto, ma non riuscivo a dormire. Qui c’era troppo silenzio. Milano mi manca o forse mi manca la mia gioventù. Le camminate nella nebbia, le mattinate a Teatro e la Messa in Duomo.

Era bellissimo passeggiare in c:so V. Emanuele nei giorni vicino a Natale con le luminarie fino alla Rinascente e la musica che riempiva l’aria di note allora respiravi meraviglia e felicità. I pomeriggi d'estate in piscina "alla Ponzio" e d'inverno "alla Cozzi" o al Palazzo del Ghiaccio. Poi arrivò la paura per i cortei degli scioperanti, sia universitari che operai; macchine rovesciate e grida, anche sparatorie... Piazza Fontana…Gli universitari con l’eschimo…VITA dove non c'era posto per la noia! Lucia
 
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1 commento:

  1. A Milano non ci sono mai stato. Ci ho girato attorno, ho rischiato di andarci ma alla fine... la madunina non m'ha voluto proprio :p

    Però molto bello il post.

    Moz-

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