L'UOMO dietro il fucile ( stralci da Tracce)

1 comment
 
Combattere in Iraq e Afghanistan. Vedere i propri amici morire. Chiedersi come si può continuare a vivere dopo aver ucciso. Lo chiameremo John ed è uno dei duecento volontari del New York Encounter, come tutti gli altri la sua storia è unica da raccontare.  Ma quella della sua battaglia con Dio è la sola dalla quale non può essere congedato.
 
Il suo racconto è asciutto, senza enfasi. E' un soldato e la sua università sono stati i campi di battaglia: Iraq e Afghanistan. Attualmente è di servizio sul territorio americano.
 
Non è bravo a tergiversare, va subito al cuore del problema: "Sono arrivato a chiedere a Dio: Tu che sei l'Onnipotente, Colui che può tutto, perché continui a trattarmi così? Perché continui a far morire i miei compagni? Il mio migliore amico è morto tra le mie braccia ucciso in Iraq. Eravamo in missione. Io ero sul primo camion, lui nel terzo. Ascoltavo musica con le cuffie. Mi è parso di sentire un'esplosione. Non sapevo cosa fosse. Mi sono girato ed ho visto uno stormo di uccelli alzarsi da terra. Chiedo e mi rispondono che il terzo camion era saltato sopra una mina. L'artigliere scagliato fuori dal veicolo. Il medico che sedeva sui sedili posteriori, tagliato in due. L'autista..."  John continua la terribile descrizione, io, Lucia, ve la risparmio.
 
 
John ha solo 27 anni e per lui è giunto il momento dei bilanci: pensa alla gente che ha ucciso e a quella che ha salvato. Al perché è finito a fare questo lavoro.
"Dio dà dei talenti. Qualcuno sa parlare bene e farà l'avvocato, a qualcuno piace cucinare e farà il cuoco. Io sono bravo a combattere, mi piace guidare i soldati, essere al fronte...E' per questo che faccio il soldato. 
Per alcuni siamo eroi, per altri dei cowboys assetati di sangue. Non siamo né l'una né l'altra cosa. E' una guerra assurda. Forse non ci tornerò. Ora ho bisogno degli amici che mi aiutino a non essere triste."
 
La sua battaglia con Dio è ancora in corso.
Questa storia è alquanto diversa da quelle che normalmente trovate sul mio blog, ma mi sembrava giusto parlare di un soldato, delle tante prove (che vi ho risparmiato) che ha vissuto e che, grazie a Dio, è ritornato a casa. 
 
L'Amico di cui John ha bisogno ora, non è lontano ed è un Padre che vede dentro il cuore dell' UOMO e che non giudica, ma che ci conosce meglio di quanto noi stessi siamo capaci di conoscerci e soprattutto  che ci Ama.
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 




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1 commento:

  1. Sicuramente è una esperienza difficile, una vita complicata e solo chi c'è dentro la può capire fino in fondo. Io non la condivido. Dopotutto oggigiorno si sceglie. Si sceglie di farlo.
    Non è più come prima.
    Per me vale il "trasforma il tuo fucile in un gesto più civile!".
    Che poi, alla fine si fa solo il gioco dei potenti. Si è il braccio armato (non figuratamente!) dei grandi burattinai.

    Moz-

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Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
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