La natura sede della memoria - Testori

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L’incontro con la natura. Essendo anche la natura sede della memoria, quell’incontro può avvenire anche in lei. Una memoria che cresce su se stessa e che noi forse non sappiamo percepire con quale intensità esista; una memoria in cui, tuttavia, la memoria dell’uomo si può specchiare e riconoscere. Non so se hai mai pensato al perché quando si vive ovvero si passa attraverso certi momenti della giornata che possono situarsi nel mattino, nel pomeriggio, nella sera, nella notte; ecco, perché in quei momenti si sente con una sottigliezza ancor più acuta questa memoria d’essere creati; questa presenza d’essere creati; fin quasi ad avvertire una sorta di lacerazione, di ferita; infatti, la memoria, come abbiam detto, è anche dolorosa. Ti sei mai chiesto perché quando tu ti trovi dentro un momento così miracoloso della vita della natura e tremi in lei, senti risvegliarsi come in un allargamento il segno di Dio, il segno della creazione; e lo senti allargarsi in modo totale come se a una voce si sovrapponesse un organo? Perché questo se non per il fatto che in quei momenti si verifica la memoria d’una unità totale in cui entra anche lei, la natura? Io credo ugualmente che questo incontro con la memoria possa avvenire anche attraverso i segni della cultura, attraverso le opere che l’uomo ha lasciato dentro la sua storia, i libri intendo, la musica, le forme dell’arte. Anche da lì può venire un recupero del segno d’essere figli, d’essere voluti. Il campo delle possibilità è quindi infinito. Solo che noi cristiani siamo soliti stringerlo, fin quasi a non saper leggere nessuno dei segnali che in quel campo infinito ci vengono mandati dalla Grazia; segnali che possono essere felici o dolorosi; che possono essere, ad esempio, queste luci che si stanno formando proprio adesso nell’aria, là, oltre la finestra; o possono essere, invece, una malattia. È questo nostro non essere più aperti, questo nostro essere arroccati. Per difender cosa, poi? L’aridità, ecco. Quando invece il cristiano dovrebbe offrirsi interamente all’abbondanza di Dio. Credo che l’abbondanza della Grazia sia infinita, soprattutto oggi. Ma noi non sappiamo più leggerla per noi stessi e così non sappiamo più aprirla agli altri. Quando poi crediamo d’averla letta e la facciamo leggere, è quasi sempre con nome, sensi e significati sostitutivi, parziali, incompleti. Mentre potremmo e dovremmo adoperare anche i termini della scienza, della letteratura, della filosofia, e risalire attraverso di loro all’origine di quei segnali, all’origine cioè della memoria; insomma, alla nascita; e così afferrarne il senso e, insieme, lasciarci afferrare da lei.


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4 commenti:

  1. Se non vediamo e percepiamo tutte le cose belle intorno a noi, arte natura, scienza e tanto altro, vuol dire che abbiamo perso il senso del dono e della gratuità di Dio. Viviamo in un mondo che brucia e consuma la memoria. Noi cristiani abbiamo un compito grande ricordare ogni giorno a noi stessi per primi e agli altri che tutto è un dono di Dio...anche un piccolo istante di vita è prezioso e ha la sua memoria.
    Buona serata cara :)

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    Risposte
    1. Che la nostra memoria sia sempre Cristo! Ciao cara

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  2. Bello il concetto sulla natura.
    Ciao Lucia.

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  3. Ciao Gus! Grazie per essere passato. Buona Domenica!

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Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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