Prego per i puri

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Ho postato la foto dei  miei nipotini perchè vi dessero l'idea di chi  per me sono i PURI
Signore, Ti prego per i puri.
Sono la spuma bianca delle onde, sono il vento leggero che passa tra i rami degli alberi. 
Sono diversi dalle altre persone.
Signore Tu li conosci: hai i loro nomi scritti nella Tua mano perchè la loro anima giovane sa sognare  ed è capace di entusiasmi.  
Se sono ammalati o se si sentono soli, stanno in silenzio, pronti al sorriso se vengono accarezzati o abbracciati, allora sanno ridere e scherzare
Hanno il profumo dei fiori e il cinguettio degli uccelli. Sono felici se odono il tichettio della pioggia e sperano di indossare un paio di stivali per giocare con le pozzanghere.
Sono quelli che si abbandonano ad un sorriso che dà loro fiducia, a chi insegna che Tu sei il Creatore delle stelle che indicano loro un cammino chiaro.
Sono tutti quelli che sarebbero capaci di correre con il filo di un aquilone stretto in mano provando la sensazione di possedere il mondo; sono insomma tutti quelli che non sono indifferenti ad un bel tramonto, quelli per i quali una tromba è sempre d'argento ed un miracolo può accadere. 
I puri sono quelli, Signore, che costituiscono il Tuo Battaglione speciale. Ti danno tante preoccupazioni, è vero, ed esigono che i loro Angeli Custodi siano più che attenti, ma Ti fanno sorridere spesso.
 

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Libertà. L.Giussani

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(C. Peguy)( Da Il mistero dei santi innocenti)   Dice Dio:
[...] Essere amati liberamente,
Null'altro ha lo stesso peso, lo stesso valore.
E' certo la mia più grande invenzione.


"La mia più grande invenzione": che quei due che incontrarono Gesù sulle sponde del Giordano la prima volta, Andrea e Giovanni, sono liberi. Questi due che, come nel bassorilievo di Andrea Pisano, remano verso l'altra riva, verso la riva del significato misterioso, sono stati creati, destati, risvegliati, lanciati, diretti e sostenuti da quella grande Presenza; eppure sono liberi. Questo è il paradosso. Così è per noi. Dobbiamo gridare: "Dio vieni a salvarmi!". Ma gridare: "Dio, vieni a salvarmi" è libertà: occorre la tua libertà, amico.

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Miguel Manara di Milosz (Soliloquio finale)

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"Ecco la luna, ecco la terra, ecco l'uomo debolissimo e il suo grande dolore. Eppure, malgrado tutte queste cose che esistono, io non so dire che Tu sei.
Chi sono mai io per osar affermare che Tu sei? Io non sono sicuro, io non ho il diritto di essere certo che di una sola cosa: del mio amore, del mio amore, del mio cieco amore per Te; niente è puro, tranne il mio amore per Te. Niente è grande, tranne il mio amore per Te. Niente è bello, tranne il mio amore per Te.[...]Niente è sincero, tranne il mio amore per Te; niente è reale, tranne il mio amore per Te; niente è immortale, tranne il mio amore per Te. [...]
Il Tuo grande amore mi brucia il cuore, il Tuo grande amore - mia sola certezza. - [...] O fame di eternità! O gioia! Ahimè! perdono! Ahimè! Amami!"
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Una domenica da San Riccardo Pampuri

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San Riccardo Pampuri, prima di essere sacerdote fu medico condotto (dal  1921 al 1927) a Morimondo donandosi con tanto amore agli ammalati (veniva chiamato "il dottor carità") Collaborava con il parroco alle varie attività della parrocchia (segretario per le missioni, fonda una banda musicale per i giovani, è animatore delle funzioni liturgiche distinguendosi nel condurre gli Esercizi Spirituali). Giovanni Paolo II lo proclama santo nel 1989. Il suo corpo, visibile, è custodito e venerato nella Chiesa Parrocchiale di Trivolzio (PV) Riccardo Pampuri è il santo della quotidianità. Il santo a cui ricorrono i giovani, ma anche gli anziani e specialmente gli ammalati.
 
 
PREGHIERA
San Riccardo,
medico dei corpi e animatore dei cuori,
chiedi al Signore per noi salute e fede.
San Riccardo,
fedele nelle prove
e coraggioso apostolo di Cristo,
chiedi al Signore per noi fortezza e carità.
San Riccardo,
profondo conoscitore del mistero di Dio
e della debolezza dell'uomo,
ottieni anche a noi la grazia
di poter scoprire il Signore
nelle varie vicende della nostra vita.
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Par Lagerkvist: Come la nube

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Come la nube,
come la farfalla,
come l'alito lieve su uno specchio.
Fortuito,
mutevole,
svanito in breve istante.
 
O Signore di tutti i cieli, di tutti i mondi, di tutti i destini,
che cosa hai inteso fare con me?
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Par Lagerkvist :Tu che esistevi prima dei monti

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Tu che esistevi prima dei monti e delle nubi,
prima del mare e dei venti.
Tu il cui inizio è prima dell'inizio di ogni cosa
e la cui gioia e dolore sono più antichi delle stelle.
Tu che eternamente giovane vagasti sopra le vie lattee
e attraverso le grandi tenebre fra di esse.
Tu che eri solo prima della solitudine
e il cui cuore era colmo di angoscia molto prima del cuore degli uomini -
non mi dimenticare.

Ma come potresti tu ricordarmi.
Come potrebbe il mare ricordare la conchiglia
nella quale una volta mormorava.



Questo "Tu" è la totalità, è il tutto, ma indicarlo come "Tu" rompe la grigia uniformità. Non esiste grande poeta o grande genio, che in qualche modo, secondo qualche aspetto, non sia profezia di Cristo. (L. Giussani)
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Prima del viaggio - Montale

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 Prima del viaggio -

Prima del viaggio si scrutano gli orari,
le coincidenze, le soste, le pernottazioni
e le prenotazioni ( di camere con bagno
o doccia, a un letto o due o addirittura un flat);
si consultano
le guide Hachette (pr. Ascètt) e quelle dei musei,
si scambiano valute, si dividono
franchi da escudos, rubli da copechi;
prima del viaggio si informa
qualche amico o parente,si controllano
valigie e passaporti, si completa
il corredo, si acquista un supplemento
di lamette da barba, eventualmente
si dà un’occhiata al testamento, pura
scaramanzia perché i disastri aerei
in percentuale sono nulla;
prima
del viaggio si è tranquilli ma si sospetta che
il saggio non si muova e che il piacere
di ritornare costi uno sproposito.
E poi si parte e tutto è OK e tutto
è per il meglio e inutile.
......................
E ora che ne sarà
del mio viaggio?
Troppo accuratamente l’ho studiato
senza saperne nulla. Un imprevisto
è la sola speranza. Ma mi dicono
che è una stoltezza dirselo.
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20a Domenica del Tempo Ordinario

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PREGO di G.Sacino

Ci sono cristiani
che mangiano l'Ostia
e credono di fare Comunione
Comunione sei Tu, Pane di vita,
mangiarTi vuol dire condividere e
finchè un uomo morirà di fame
la Comunione con Te non sarà piena.
Liberami dall'illusione
di stare bene con Te,
nonostante la fame.
Tu, Pane di vita,
cambia la mia vita,
e fanne un dono per l'altro.
Oggi è ancora tempo
che io mi converta.
Amen.
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Montale: L'agave sullo scoglio

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O rabido ventare di scirocco
che l'arsiccio terreno gialloverde
bruci;
e su nel cielo pieno
di smorte luci
trapassa qualche biocco
di nuvola, e si perde.
Ore perplesse, brividi
d'una vita che fugge
come acqua tra le dita;
inafferrati eventi,
luci-ombre, commovimenti
delle cose malferme della terra;
oh aride ali dell'aria
ora son io
l'agave che s'abbarbica al crepaccio
dello scoglio
e sfugge al mare da le braccia d'alghe
che spalanca ampie gole e abbranca rocce;
e nel fermento
d'ogni essenza, coi miei racchiusi bocci
che non sanno più esplodere oggi sento
la mia immobilità come un tormento.

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Paradiso

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Paolo con i suoi fratelli e la sorella. Eccoli il giorno del matrimonio di
Carlo: Avevano ancora i capelli e li avevano neri! (tranne Sandro)



L'altro giorno vi parlavo che la vita di Alessandro (Sandro per i parenti) si stava evolvendo e proprio il giorno dell'Assunta alle dieci di sera ha raggiunto Vittorio e Domenico che erano saliti in Paradiso prima di lui.
Le parole, alle volte, fanno fatica ad esprimere i sentimenti che abbiamo nel cuore perchè si confondono e si dissolvono in un attimo.
Mi piace immaginarmi il Paradiso. Credo che ognuno di noi pensi a questo luogo in maniera tutta particolare. Il mio è l'insieme di tutte le cose belle che sistono sulla terra, ma centuplicate perchè Dio, mistero da scoprire, amore nel quale inabissarsi, bellezza infinita, lo rende così.
La vita di Sandro è stata molto intensa e sono grata al Signore perchè, abitando sullo stesso  pianerottolo, ho potuto condividere tanti momenti di questa vita donata.
Con un amico di sempre, poco tempo fa, si era lamentato di non riuscire più a leggere ma, aveva aggiunto:"quando varcherò la soglia della speranza, ne leggerò molti, senza numerazione di pagine!"
Ora è in questo nostro Paradiso fatto di luce, di colori e di musica. E Dio, che lo immagino abbastanza giovane e gioioso, lo ha preso per mano e con Vittorio e Domenico, lo ha donato alla sua mamma e al suo babbo che da tempo sono lassù.
In quel Paradiso dove tutti noi andremo non deve mancare nulla di quanto abbiamo avuto nella vita. Tante cose semplici come una foglia appena spuntata e cose grandi come sapere e capire finalmente tutto. Arrivederci e, come avete sempre fatto sulla terra, proteggeteci! 
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E' la vita che è così

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E' la vita che è così.
Signore Ti ho trovato nel vento, nelle giornate calde d'estate, nelle notti stellate, in ogni fiore, in ogni filo d'erba, ma ho anche imparato,  Signore, a cercarti nel dolore, nella sofferenza.  In questi giorni che la vita di Sandro sta evolvendo Ti sento presente tra noi, perchè Tu soffri con i sofferenti e Ti fai fratello con i moribondi.  So che finchè le Tue mani ferite, le Tue braccia aperte per chi vive accanto a chi sta per raggiungerTi in Paradiso, ci aspetteranno dalla Croce, sarò sicura che Tu ci abbracci, ci consoli, ci accarezzi con il Tuo Amore di Padre misericordioso.
Da Te che sei il Creatore del cielo e della terra.
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Clemente Remora Mater clementissima

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MATER CLEMENTISSIMA
(Clemente Rebora)

Tu, così pura, non respingi i cuori
che a Te sorgon macchiati: ma col figlio
salvarli vuoi dal mondo dei dolori.
Oh, volgi su di me quel divin ciglio.(1)
che sempre da clemenza è intenerito
verso chi prega dal suo triste esiglio!
Io t’amai da fanciullo; indi partito
torbido e perso nell’orgoglio mio
segretamente m’andavo crucciando,
un bisogno invincibile di Dio
talvolta m’assaliva; e già credevo
che sol da te mosso a sperar foss’io.
Dentro una chiesa allor mi ritraevo
cercando la tua immagine; e in quel viso
soave e celestial io tutto ardevo
di farmi santo sino al Paradiso




 



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20a Domenica del Tempo Ordinario. Prego di G. Sacino

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PREGO

(E camminiamo ancora)

Non so, Signore, se Tu,
anche Tu, come me
hai desiderato morire
perchè non ce la facevi più.
Certo hai gridato: Passi da me
questo calice amaro.
E il grido Tuo, o Gesù,
è il grido dei Tuoi,
è il grido dei poveri
ai quali è proibito anche di sperare.
Desideri di solitudine ci circondano
e le preghiere sono solo parole smozzicate
dal pianto.
Eppure ci dici: Sono il pane di vita.
mangiate, vivrete.
Per amore diventato nostro cibo,
vieni in noi.
E con Te continuiamo ad andare
e camminiamo ancora
perchè Tu ci sostieni.
Tu amante, cibo e sostegno del nostro andare.
Amen.
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Pazienza

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"La pazienza è un albero le cui radici
sono molto amare
ma i cui frutti sono dolcissimi"
Massima persiana


Mi spiace, ma non sono un soggetto paziente. Sono, come si suol dire riferendoci ad un famoso proverbio "una gatta frettolosa!Non mi piacciono le "code" anche se le faccio senza sbuffare. Ma bisogna distinguere tra l'impazienza negativa, che ci spinge a bruciare le tappe, e l'intensità del vivere che ci sollecita ad agire senza indugio. Nel mondo moderno tutto porta ad evitare il tempo dell'attesa.
Io dimentico sempre che è nell'attesa che si scopre il senso del desiderio.Il desiderio è ciò che dà sapore alla vita.
Devo imparare, anche se è veramente troppo tardi, che la pazienza è un germoglio che cresce lentamente e il cui fiore è bello come la gioia.
Penso alla pazienza di Dio e mi viene un pensiero di bellezza.
E poi penso quanta pazienza ho però avuto aspettanto che i miei bambini imparassero a sussurrare la parola "mamma".
Dapprima la gorgheggiano,in una infinità di modi sorridendo non dicevano solo ma-ma-mamma, ma ci adulano, ci vezzeggiano, ci glorificano e cantano,con toni acuti e gravi, trillanti, brevi fluenti, cadenzati accennati. Sempre e soltando "mamma", la parola magica che tutte noi attendiamo, che è la parola dell'amore. 





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E. Montale: Forse un mattino

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Forse un mattino andando
Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.


E' l'effimero delle cose: oggi ci sono, domani non più. E' la scoperta che tutte le cose sono niente: "il vuoto dietro/di me un terrore di ubriaco". Ma la stessa, identica esperienza che si descrive in Montale è l'esperienza del mistico religioso cristiano che, vedendo le cose così concrete-la faccia così afferrabile, il corpo così abbracciabile, il cielo e la terra così evidenti nel loro grande spazio-, dice: "Com'è grande il mondo, com'è potente la realtà; permanente è la realtà, niente può vincere la realtà. Eppure tutto quello che vedo domani non ci sarà più! Allora la realtà è tutta segno della parola di un Altro. E' un Altro che io stimo, amo, ascolto, servo, che riconosco continuamente e sempre di più. Un Altro: è il Mistero che sta dietro". Il mistico vede in ogni cosa il Mistero che crea la cosa, che sta facendo all'istante. Come una madre che guarda il suo bambino e pensa che la mano di Dio lo sta facendo in quell'istante.
Ha ragione Montale o il mistico?
Ha ragione il mistico, perchè le cose ci sono! Non si può spiegare una cosa riducendola a zero, dicendo che non c'è, che è niente. (L.Giussani)
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Prego di G. Sacino 18a Domenica del Tempo Ordinario

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PREGO

Signore, dacci sempre questo pane!
Anche noi con le folle Ti ripetiamo con amore
questa antica e sempre nuova invocazione:
Dacci sempre questo pane.
E oggi Tu, pane di vita eterna,
presenza reale del totalmente Altro
Ti sei offerto a noi
per soddisfare la nostra fame di verità,
per placare la nostra sete di giustizia,
per ravvivare il nostro amore
per Te e per questo Tuo popolo,
spesso spento e abbarbicato ai rinsecchiti arbusti
di una ripetitività senza cuore.
Dacci questo pane
che apre orizzonti infiniti di fraternità
verso popoli lontani, facili da amare,
e vicini di casa che dovremmo amare
ma di cui volontieri faremmo a meno.
Dacci di questo pane vivo
disceso dal Cielo e,
ricordaci che
l'Ostia sei Tu, Cristo vivente in eterno,
rimasto per noi,
forza e sostegno del Tuo popolo in cammino,
pegno e certezza
di eternità.
Amen.
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premio semplicity

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La mia amica Daniela a cui appartiene il blog "da Gioia" :
mi ha assegnato un premio. Si tratta del premio Simpliciy, creato da Sheryl che dice:



Questo premio va assegnato ai/alle blogger che nei loro post parlano di se stessi, ci raccontano le loro giornate, ci fanno vedere le cose dal loro punto di vista.
Insomma, alle persone che fanno post in cui parlano di sé.

Regole:
1) Rispondere a questa domanda (che rimarrà invariata): " Che cos'è la semplicità? "
2) Dedicare un'immagine a chi ti ha donato il premio.
3) Donare il premio a 12 blogger che rispondono ai requisiti citati prima.

 
Che cos’è la semplicità:

Ci sono tanti tipi di semplicità: quella del cuore: Vedi :Maria la Madre di Gesù.
La semplicità dello sguardo: vedi gli occhi di un bimbo
La semplicità dei Santi: Vedi San Francesco d'Assisi.
La semplicità di chi non possiede nulla sulla terra, soltanto le sue mani laboriose.
 Dedico a Daniela questa immagine


Adesso i blog a cui dono il premio:

a voi  che non avete mai ricevuto un premio e che vi riconoscete nelle motivazioni di cui sopra.

Un abbraccio e un grazie grosso, grosso a Daniela!

A tutti dedico le parole del canto "Il Mistero"

Con occhi semplici voglio guardare
della mia vita svelarsi il Mistero
là dove nasce profonda l'aurora
d'un'esistenza chiamata al Tuo amore.




















































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Filastrocca d'altri tempi

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La farfalletta (La vispa Teresa)

Luigi Sailer (1825 - 1885)


La vispa Teresa
avea tra l’erbetta
A volo sorpresa
gentil farfalletta
E tutta giuliva
stringendola viva
gridava distesa:
"L’ho presa! L’ho presa!".

A lei supplicando
l’afflitta gridò:
"Vivendo, volando
che male ti fò?
Tu sì mi fai male
stringendomi l’ale!
Deh, lasciami! Anch’io
son figlia di Dio!".

Teresa pentita
allenta le dita:
"Va', torna all'erbetta,
gentil farfalletta".
Confusa, pentita,
Teresa arrossì,
dischiuse le dita
e quella fuggì.







                        

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