Proverbio arabo

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"La natura della pioggia è sempre la stessa
eppure dà vita sia alle spine delle paludi
sia ai fiori nei giardini"
(proverbio arabo)


Oggi c'è in me un forte desiderio di pioggia. Mi piace quando il cielo estivo bagna i prati assolati e l'aria profuma di sogno. La pioggia è bella e benefica. Nelle tende dove le persone terremotate trascorrono le loro giornate sono certa che non direbbero "che bello" ascoltanto il tam tam della pioggia che cade! Sono certa che il loro desiderio sarebbe quello di vedere cadere le gocce di pioggia dai vetri delle loro case! Abbiamo bisogno di occhi che guardano oltre.
Nella filigrana dell'Invisibile ogni cosa ha il suo significato e dovremmo amare ogni giornata così come ci viene donata! Ciao "Caronte!"
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Pensieri durante la partita di calcio

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Signore, fa caldo in questa sera d'estate. L'eco della partita di calcio rimbalza da una finestra all'altra, ma io non mi appassiono a questo sport. Parlo con Te.
La mia sorellina è in grande pena per una delle sue figlie che è in depressione. E io ho il cuore colmo di tristezza, non c'è posto neanche per una briciola di felicità. La sto cercando in Te. Sono un CD a cui devi alzare il tono e il volume perchè si possa sentire il richiamo della musica che voglio farTi sentire. E' una musica dolce, un po' malinconica ma perfettamente comprensibile. Ho idee arruffate che ritornano ai ricordi d'infanzia e vorrei che invece fossero idee ordinate come un filo di seta che esce dal bozzolo dorato. Le grida gioiose dei tifosi contrastano col mio camminare china, preoccupata di come sarà il domani di Rossana. Pensaci Tu, tienila stretta a Te che senta il Tuo abbraccio e la carezza che darai al suo viso per la buonanotte. E' tardi. Una sentinella che non esiste dice che tutto va bene. Buonanotte Signore.
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Canto notturno di un pastore errante dell'Asia

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Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai,
Silenziosa luna?
Sorgi la sera, e vai,
Contemplando i deserti; indi ti posi.
5Ancor non sei tu paga
Di riandare i sempiterni calli?
Ancor non prendi a schivo, ancor sei vaga
Di mirar queste valli?
Somiglia alla tua vita
10La vita del pastore.
Sorge in sul primo albore;
Move la greggia oltre pel campo, e vede
Greggi, fontane ed erbe;
Poi stanco si riposa in su la sera:
15Altro mai non ispera.
Dimmi, o luna: a che vale
Al pastor la sua vita,
La vostra vita a voi? dimmi: ove tende
Questo vagar mio breve,
20Il tuo corso immortale?


Vecchierel bianco, infermo,
Mezzo vestito e scalzo,
Con gravissimo fascio in su le spalle,
Per montagna e per valle,
25Per sassi acuti, ed alta rena, e fratte,
Al vento, alla tempesta, e quando avvampa
L’ora, e quando poi gela,
Corre via, corre, anela,
Varca torrenti e stagni,
30Cade, risorge, e più e più s’affretta,
Senza posa o ristoro,
Lacero, sanguinoso; infin ch’arriva
Colà dove la via
E dove il tanto affaticar fu volto:
35Abisso orrido, immenso,
Ov’ei precipitando, il tutto obblia.
Vergine luna, tale
È la vita mortale.

(1a parte)

Giacomo Leopardi
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Felicità

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"Ho chiesto a Dio di concedermi la felicità.
E Dio mi ha risposto di no.
Ha detto"Ti do la mia benedizione.
La felicità dipende soltanto da te".
(Claudia Minden Weisz)


La felicità è sempre un sentimento personale, una percezione dell'anima.Possiamo provare a suggerire a chi ci sta vicino che ha tutte le condizioni che possono renderlo felice, ma non sarà sufficiente perchè lo sia veramente.
E questo perchè è innegabile che ci siano temperamenti felici (quelli che si accontentano di poco) e temperamenti tenebrosi per i quali avvenimenti provvidenziali faranno fatica ad accendere la piccola musica della felicità o della serenità.
La felicità è un dono del nostro giardino interiore abbandoniamoci al nostro Giardiniere del Cielo Lui sa l'importanza dell'armonia e delle stagioni del cuore.
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Premio

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Premio ricevuto

Il mio amico GUS  mi ha girato un premio che spetta ai "Ai blog che ci appassionano di più, per coloro che sono bravi a scrivere e a farci riflettere e quelli che con le loro parole ci fanno emozionare".
Sorpresa inaspettata anche perchè io sono un po' imbranata...

Grazie Gus, questo premio mi fa felice e sorprendendomi mi lascia senza parole;) 

 Ora veniamo alle regolette:

  1. Scrivere tre frasi che mi rispecchiano:
- Sono le piccole cose che generalmente hanno più impatto nella vita: un complimento sincero, un sorriso, un grazie, una stretta di mano. (Luca 19,17)
- Se impariamo a stimare ciò che abbiamo, la nostra speranza va nella giusta direzione (Efesini 4,11)
- Abramo Lincoln disse: "Uno è felice in quanto stimola la sua mente ad esserlo".
Lo stesso si può dire della speranza.

2. Elencare tre canzoni che mi piacciono:
-  Grazie alla vita (Zafra)
-  Sabato pomeriggio (passerotto) (Baglioni)
-  Un inglese a New York (Sting)


3. Esprimere un desiderio:  serenità.
4. Scrivere una parola che esprima desiderio : armonia
5. Assegnare il premio a 7 Blog:
Questo mi sembra il meno semplice...perchè i miei amici sono già nell'elenco! Gus, ti ringrazio, ma ti rinomino!

Ecco il listone:





           Riccardo
          Censorina
          Il Lepronte
          Urla Silenti
          Coloratissimo
          Verdefronda
         Guspensiero (Gus tu segui tanti blog ...)

ATTENZIONE: Se qualcuno ha già ricevuto il premio non me ne voglia, ;) Chi desidera può girare il premio ai suoi blogger. Se non lo farà, vi assicuro non verrà colpito da nessuna qualsivoglia disgrazia o apocalittica piaga d'Egitto.
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Impeto della Vita profeta Amos

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Dice il profeta Amos:"Oracolo del Signore Iddio: ecco, stanno per venire dei giorni nei quali manderò la mia fame sopra la terra: non fame di pane, non sete d'acqua, ma fame e sete di udire la Parola di Dio. Ed essi andranno errando da un mare all'altro e dal settentrione all'oriente; e andranno qua e là cercando la Parola di Dio, e non la troveranno. In quei giorni saranno sfiniti per la sete le fanciulle e i giovani".

Che cos'è questo desiderio che sfinisce? E' il desiderio della vita.
Qual'è la promessa che è contenuto della Parola di Dio? La promessa della vita.
Cos'è Dio? La vita.
Questa è la gloria di Dio: la vita dell'uomo.
E' la vita ciò che tutti gli uomini cercano.
Il desiderio di vita non è un aggettivo della nostra persona; l'esigenza della vita è l'essenza della nostra persona.(L. Giussani)
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Film: Il cammino per Santiago

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Leggo su Tracce.
Era dai tempi de "La Via Lattea di Bunuel" che un regista non approfittava del Camino de Santiago per farci un film: il merito questa volta va a Emilio Estevez, che usa il proprio padre come protagonista di un triste pellegrinaggio: il suo personaggio, Tom, è un medico americano benestante che viene a sapere che il figlio Daniel, con cui i rapporti si erano interrotti da anni, è morto sulla via che porta a Compostela. Non essendo un uomo religioso e accortosi di non conoscere le motivazioni che avevano spinto il figlio, decide di terminare quel che Daniel aveva iniziato, nella speranza di capire e di accettare una morte per lui straziante.
Con uno zaino in spalla che contiene anche la scatola con le ceneri del figlio, si mette in cammino per percorrere i settecento e passa chilometri che lo separano dalla cattedrale di Santiago. Nonostante il suo carattere burbero e asociale, intorno a lui si catalizza un gruppetto di bizzarri viandanti dalle motivazioni più disparate, lontane da ogni tipo di religiosità: chi vuole smettere di fumare, chi dimagrire, chi scrivere un libro. Il viaggio è lungo come il tempo passato insieme, anche se ognuno sa che in fondo cammina da solo. Incontri, fatiche e qualche disavventura ammorbidiranno il carattere di Tom e il suo rapporto con i suoi casuali compagni di strada. Poco alla volta, e non senza fatica, ogni personaggio sarà portato a rivelare il motivo profondo del proprio camminare, una richiesta che vorrebbero fosse udita, anche se non sanno da chi. Ma sotto la volta della chiesa e sulle rive dell'Oceano, dove le ceneri verranno infine disperse, il tempo passato camminando acquisterà per tutti un significato più profondo e più vero.



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NONVIOLENZA di don Tonino Bello

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La nonviolenza è la strada che Gesù Cristo, il Servo sofferente di Jhwh, ci ha indicato senza equivoci. Il grande esodo che oggi le nostre comunità cristiane sono chiamate a compiere è questo: abbandonare i recinti di sicurezza garantiti dalla forza per abbandonarsi, sulla Parola del Signore, all'apparente inaffidabilità della nonviolenza attiva.
La nonviolenza, più che come "utopia", che potrebbe far pensare al "non luogo", alla fuga nell'irrealtà, o nei sogni del desiderio, va pensata come "eutopia", come il buon luogo, cioè, della vera realtà salvante. Martin Luther King ha sempre presentato la nonviolenza nelle lotte per i diritti umani come il segno di discernimento per capire se veramente uno crede nel Vangelo di Gesù Cristo.
"Non lasciatevi mai degradare dal alcuno al punto di odiarlo. Allora scoprirete che l'amore disarmato è l'arma di gran lunga più potente del mondo". Su queste parole, strapagate con il sangue come quelle di Cristo, verrà pure a noi la voglia di sorridere?

"BEATI I MITI,PERCHE' AVRANNO IN EREDITA' LA TERRA" (Mt 5,5)
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Festa di San Giovanni Battista. Prego di G.Sacino

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PREGO
Mi metto in ginocchio, o Signore,
mentre nel cuore riecheggia la Tua parola:
"fin dal seno materno mi ha chiamato
fin dal grembo di mia madre ha pronunziato il mio nome"
e penso...
penso ancora una volta
a questo dono unico e irrepetibile
che sono io per gli altri
gli altri, tutti gli altri, per me.
Tu mi hai chiamato alla vita
Tu, pronunziando il mio nome,
mi hai reso unico.
Mistero del Tuo amore
che non ama la ripetitività
che aborre l' abitudinarietà
che crea ognuno diverso dall'altro.
Grazie davvero di cuore
ma scoltami ancora un momento:
per non deludere le tue attese su di me
fammi capire cosa vuoi che io faccia,
il compito umile che mi affidi
e donami la gioia
di non deluderTi mai.
Amen 
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Fatica

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Signore, Ti prego per tutte quelle persone che arrivano a sera stanchi e forse un po' preoccupati: Signore Ti prego per quelli che "tirano la carretta". Tu sai di chi parlo, li conosci bene, li chiami per nome uno ad uno.
Sai che lavorano sodo, sai che non chiedono niente e danno tutto, sai che portano il fardello degli altri, sai che il loro cuore non pensa di fare niente di speciale. Signore, un po' Ti rassomigliano, perchè sono uomini di buona volontà.(e forse per questo hai donato loro il Regno dei Cieli).
Sono i veri signori nell'anima, perchè si fanno attraversare dalle cose, pronti a raccogliere quello che c'è di buono e a dare una mano a chi è in difficoltà. Te li offro, questi amici sconosciuti che s'addormentano con le braccia sul tavolo o davanti alla televisione dimenticando di dirTi una preghiera. Anche loro Ti conoscono, perchè Ti hanno incontrato "fra le stanghe della carretta" proprio quando il cammino diventava più duro. Ma vanno avanti pazientemente con la testardaggine della goccia che scava la pietra e arriveranno alla fine portando tra le loro mani le nostre. Sono loro gli eternamente dimenticati, i poveri, i disperati a cui la paga  non gli permette di arrivare alla fine del mese, i pensionati. Loro, ed altri come loro, che ci permettono di arrivare in cielo! Perchè il cielo non ha nazionalità ma è dell'ometto che raccoglie le cicche da terra. Non è di chi arriva primo, ma di chi si ferma ad aiutare l'altro. La vera santità, su questa terra è dove meno ci aspettiamo di trovarla. Aiuta il mio cuore Signore affinchè l'indifferenza non mi attraversi mai l'anima.
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Il Giardino del Profeta di Gibran

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E il primo giorno della settimana, quando il suono delle campane del tempio cercò le loro orecchie, uno dei discepoli parlò e disse: "Maestro, sentiamo parlare molto di Dio da queste parti. Tu cosa dici di Dio, e chi è Dio in verità?"
Ed egli stette innanzi a loro come un giovane albero che non teme il vento o la tempesta, e rispose dicendo:
"Miei beneamati compagni, ora pensate a un cuore che contiene tutti i vostri cuori, a un amore che comprende tutti i vostri amori, a uno spirito che avvolge tutti i vostri spiriti, a una voce che abbraccia tutte le vostre voci, e a un silenzio più profondo di tutti i vostri silenzi e senza tempo.
"Ora tentate di percepire con tutti voi stessi una bellezza più incantevole di tutte le cose belle, un canto più infinito dei canti del mare e della foresta, una maestà assisa su un trono di fronte a cui Orione non è che uno sgabello, e con in mano uno scettro al cui confronto le Pleiadi non sono che il barlume delle gocce di rugiada.
"Avete sempre e solo cercato cibo e riparo, un abito e un bordone; ora cercate Colui che non è un bersaglio per le vostre frecce nè una grotta di pietra per proteggervi dalle intemperie.
"E se le mie parole sono per voi uno scoglio o un enigma, allora fate in modo che vi si spezzi il cuore, e che il vostro domandare vi conduca all'amore e alla saggezza dell'Altissimo, che gli uomini chiamano Dio."
E ciascuno di loro rimase in silenzio, e c'era il dubbio nei loro cuori; e Almustafà fu mosso a compassione per loro, e li guardò con tenerezza e disse:
"Non parliamo più del Dio Padre. Parliamo piuttosto degli dèi, dei vostri vicini e dei vostri fratelli, degli elementi che si abbattono sulle vostre case e sui campi.
"Potreste innalzarvi con la fantasia fino alle nubi, e considerarle la sommità; potreste varcare il vasto oceano e presumere di aver percorso la distanza. Ma io vi dico che quando seminate un seme nella terra attingete a un'altezza più grande; e quando salutate la beltà dell'aurora indicandola al vostro vicino, varcate un'oceano più vasto.
"Troppo spesso cantate Dio, l'Infinito, e in realtà non udite il vostro canto. Che voi possiate udire il canto degli uccelli e delle foglie che abbandonano il ramo al passaggio del vento, senza dimenticare, amici miei, che esse cantano solo quando si separano dal ramo!
"Io vi esorto ancora a non parlare così liberamente di Dio, che è il vostro Tutto, ma piùttosto a parlarvi e a comprendervi a vicenda, vicino con vicino, dio con dio.
"Perchè chi nutrirà la nidiata se la madre s'invola verso il cielo? E quale anemone del campo potrà mai sbocciare se non sarà sposato da un'ape a un altro anemone?
"E' solo quando siete smarriti nell'angustia di voi stessi che cercate il cielo chiamandolo Dio. Che voi possiate trovare sentieri nella vastità di voi stessi; che possiate essere meno inoperosi e lastricare le vie!
"Miei marinai e amici, sarebbe più saggio parlare meno di Dio, che noi non possiamo comprendere, e parlare più l'uno con l'altro, che possiamo comprendere. Nondimeno, voglio che sappiate che noi siamo il soffio e la fragranza di Dio. Noi siamo Dio, nella foglia, nel fiore, e sovente nel frutto."


Signore Dio, Gibran nella sua prosa-poetica, ha detto che sei il mio Tutto. Domani voglio parlarTi di tante persone che arrivano a sera stanchi e sfiduciati, come Enrico che fa tanti sacrifici, ma che sorride per non farmi preoccupare e che da me aspetta sempre un bacio, una carezza e una preghiera.Buonanotte Signore mio Dio. 



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Dolore

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In uno degli scritti sacri di Budda (non a caso oggi tornato di moda) vi si trova raccontato questo dialogo tra il maestro e Visakha:
"Come mai sei qui a quest'ora, Visakha, con la veste e i capelli ancora umidi? "La mia cara nipote è morta, per questo sono qui"...
"Visakha, chi ha cento cose che gli stanno a cuore ha cento dolori. Chi ne ha novanta ha novanta dolori. Chi ne ha ottanta, trenta, dieci dolori. Chi ha una sola cosa che gli sta a cuore ha un solo dolore. E chi non ha nulla che gli sta a cuore, costui non patisce nessun dolore. Ed è sereno colui che non patisce dolore nè passione.
I dolori, i lamenti e i patimenti in questo mondo sono innumerevoli a causa di ciò che abbiamo caro: ma se non vi è nulla che ci sia caro, non vi sono dolori. Perciò sono felici e liberi da sofferenza coloro che non hanno nulla di caro al mondo".

Quanto è diverso da questa posizione, che gela l'affettività e censura la natura appassionante del vivere, lo slancio con cui Cristo si ferma dinnanzi alla vedova di Nain e, come racconta Luca, "mosso a compassione verso di lei" le dice: "Non piangere più!" E come è diverso questo uomo-Dio che piange alla notizia della morte dell'amico Lazzaro o che innumerevoli volte si ferma dinnanzi al dolore del cieco, dello storpio o a quello folle dell'indemoniato!
Non un distacco dalla condizione umana, ma una passione commossa dinnanzi alle nostre pene.
Il grido che "risuonerà sempre" dalla croce, come scrive Peguy, infatti non è più il dolore come quello dei due ladroni:... "il ladrone di sinistra e il ladrone di destra/ non sentivano che i chiodi nel cavo della mano". Cristo invece in "tutti i suoi quattro arti/ i suoi quattro poveri arti" sentiva il dolore dato per la salvezza, sentiva "il fianco trafitto./Il cuore trafitto./ E il cuore che gli bruciava./Il cuore consumato d'amore./Il cuore divorato d'amore."
Dentro ai "dolori" che turbano la nostra vita, la nostra quotidianità "...se non per prepararne una più certa e più grande"...troviamo il volto di Cristo che ci prende per mano e ci accompagna ovunque andiamo.
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Il Vero Dono di Bruno Ferrero

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Tobia era un bambino di quarta elementare, silenzioso e sereno.
Viveva con i genitori ed i fratelli in una modesta casetta, ai margini del paese, appollaiato su una collina costellata di ulivi, a qualche chilometro dal mare.
Il giorno della chiusura della scuola, prima delle vacanze di Natale,
tutti i bambini della quarta elementare fecero a gara per portare un regalo alla maestra, che si chiamava Marisa, ed era gentile e simpatica.
Sulla cattedra, si ammucchiarono pacchetti colorati…La maestra ne notò subito uno piccolo piccolo, con un bigliettino vergato dalla calligrafia chiara ed ordinata di Tobia: «Alla mia maestra».
Marisa ringraziò i bambini, uno alla volta.
Quando venne il turno di Tobia, aprì il pacchettino e vide che conteneva una piccola, magnifica conchiglia, la più bella che la maestra avesse mai visto:
era tutta un ricamo pieno di fantasia, foderato di madreperla iridescente.
«Dove hai preso questa conchiglia, Tobia?», chiese la maestra.«Giù, alla Scogliera Grande!», rispose il bambino.
La Scogliera Grande era molto lontana, e si poteva raggiungere solo tramite un sentierino scosceso. Era un cammino interminabile e tribolato, ma solo là si potevano trovare delle conchiglie speciali,
come quella di Tobia.
«Grazie, Tobia! Terrò sempre con me questo bellissimo regalo, che mi ricorderà la tua bontà...
Ma dovevi proprio fare tutto quel lungo e difficile cammino, per cercare un regalo per me?».
Tobia sorrise: «Il cammino lungo e difficile fa parte del regalo!».

Non si regala un "oggetto".
Si regala un pezzo del proprio "amore".
L'unico vero "dono" è un pezzo di sé...
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Carlo Maria Martini

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Dal Vangelo secondo Luca: "Ora a Gerusalemme c'era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto di Israele; lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dello Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere alla Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio."
Il Cardinale spiega così bene in uno dei suoi libri, Itinerario di preghiera, la bellezza di questo incontro. Dice:

"Cerchiamo prima di tutto, di capire l'umanità di questo incontro.
E' la scena di un vecchio che abbraccia un bambino, di due generazioni che - in qualche maniera - si passano la fiaccola. Il vecchio abbraccia il bambino, e abbracciando il bambino sa di abbracciare il proprio futuro. E' contento di questa visuale che tra le sue braccia gli rappresenta la continuità della sua vita. Lui ha sperato, ha creduto: ora la sua speranza è qui, piccola come un bambino, ma piena di vitalità e di avvenire.
L'episodio ha in sè qualcosa di profondamente umano: l'uomo che gioisce che altri continuino la propria opera; l'uomo che gioisce del fatto che, pure nella propria decadenza, vi sia un risveglio, un rinnovamento, qualcosa che vada avanti.
Se il brano ci insegnasse anche soltanto questo, sarebbe già molto valido per la vita. Non è facile infatti che il vecchio che è in noi accolga il bambino, il nuovo. C'è piuttosto il timore che il bambino non potrà continuare, che non vorrà seguire lo stesso ideale, che tradirà e, addirittura, che prenderà il posto mettendo da parte il vecchio.
Il vecchio Simeone abbraccia un bambino è una cosa grande, è una cosa importante perchè rappresenta ciascuno di noi di fronte alla novità di Dio.
La novità di Dio si presenta come un bambino e noi, con tutte le nostre abitudini, paure, timori, invidie, preoccupazioni, siamo di fronte a questo bambino, alla novità di Dio. Lo abbracceremo, lo accoglieremo, gli faremo spazio? Questa novità entrerà davvero nella nostra vita o cercheremo di mettere insieme vecchio e nuovo cercando di lasciarci disturbare il meno possibile dalla presenza di Dio?"

E' un primo momento di preghiera: Signore fa' che Ti accolga sempre, ogni giorno, ogni istante nella mia vita come se fosse il primo momento. Che non abbia paura di Te, che non Ti misuri con i miei schemi e che mi lasci trasformare dalla novità della Tua presenza.
Fa', o Signore, che, come Simeone, io Ti accolga in ogni cosa che è attorno a me, perchè vera, nuova e buona. Che io ti accolga in tutti i bambini di questo mondo, in ogni vita, in ogni fermento di novità che Tu metti intorno a noi, nella nostra società, nel mio cuore
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Sorridi

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A volte succede che dopo aver incontrato una persona, dimentichiamo il suo volto, ma non il suo sorriso.
E' nel sorriso che attiviamo la nostra attenzione, che ci viene trasmessa attraverso il vissuto, l'esperienza del momento della persona incontrata. Perchè il sorriso, come la luce degli occhi è il primo comunicarsi dell'esperienza: tanto che in quel momento ci affascina e non lo dimentichiamo. E noi a nostra volta, lo doniamo ad altri. Non occorre fare altro che continuare a vivere un'esperienza in cui tutta la vita, il tuo essere, si comunica attraverso quello che tu sei.
Come viviamo il reale, come ci alziamo il mattino, come affrontiamo i rapporti con le persone: tutto di noi attraverso questa semplice e importate cosa che è un "sorriso" 
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Rifletto e Prego di G. Sacino

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RIFLETTO
Se c'è un termine che possa riassumere tutta la storia della salvezza da Abramo a noi e fino alla fine dei tempi, questo termine è uno soltanto: amore.
L'amore di Dio per l'umanità, l'amore di Dio per ogni uomo, per ognuno di noi.
La solennità che celebriamo ("Il Sacratissimo Cuore di Gesù") serve proprio a ricordarci questa verità che talvolta diamo per scontata e perciò non ne sappiamo trarre tutte le conseguenze e altre volte neghiamo, soprattutto quando gli avvenimenti della vita non si snodano secondo le nostre attesa.
Preghiamo, perchè rinnovati nel profondo, portiamo a tutti, con la forza dello Spirito Santo, le ricchezze dell'amore che salva.
Offriamo a Gesù il nostro piccolo cuore che vuole amarlo e farlo amare in modo totale.

PREGO
"Dolce cuore del mio Gesù
fa' ch'io T'ami sempre più".
Così mia madre mi insegnava a pregare
quando bambino, mi addormentava sereno.
Sono passati anni,
tanti anni, e io
continuo a pregare così.
L'ho fatto e l'ho detto
centinaia di volte, ma
oggi quelle parole mi ritornano
in tutta la loro bellezza.
"AmarTi sempre di più"
vuol dire
piegarsi su ogni "piccolo", che
deve impare a camminare
sui sentieri del Vangelo;
vuol dire contemplarTi in
un'estasi di preghiera senza
luogo e senza tempo -
l'amore è l'eternità nel tempo -;
vuol dire lasciarsi spaccare il cuore
e continuare a donare "sangue e acqua"
amore, dolcezza, purezza
a tutti.
Sento la mia fragilità
avverto la mia debolezza,
eppure continua a dirTi:
"Dolce cuore del mio Gesù
fa' che T'ami sempre più".
E oggi, come allora,mi
addormento in pace
nelle Tue braccia,
sul Tuo cuore.
Amen.
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Editoriale "Tracce" giugno 2012

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Sulla roccia

EDITORIALE
Ci sono giorni in cui a sfogliare i giornali ti sembra di sgranare un rosario di misteri dolorosi. Il dramma della Grecia e di un’Europa in crisi di avvitamento. La tragedia di un terremoto che sembra non finire mai. Poi, la ventata amara di quei titoli sui «corvi in Vaticano» e le carte rubate dalla casa di Benedetto XVI. Pensi al Pontefice, alla tristezza che deve avere in cuore, ed è difficile non sentire un dolore acuto, un mal di mare che non è certo sanato da commenti del genere «siamo con il Papa, ma bisogna fare pulizia» né da chi ti ricorda - pure a ragione - che «in fondo la Chiesa è fatta di uomini».
Uomini, certo. Sbagliano. Sbagliamo. Lì in Vaticano, nel cuore del cuore del mondo, in quel pezzo di storia che Cristo ha voluto sua per sempre per restare nella storia. E qui, nel piccolo - o nel grande - delle nostre vite quotidiane. Sbagliamo. Pecchiamo. Ma soffriamo, per questo. Che cosa permette di non essere travolti da questo dolore?
Altri errori, di altro genere, ma lo stesso «dolore indicibile nel vedere che cosa abbiamo fatto della grazia che abbiamo ricevuto». Fa impressione riprenderla avendo davanti le cronache di questi giorni. Perché, in qualche modo, le legge. In tutto. Nella radice dell’errore (il lasciar prevalere i nostri progetti, l’«egemonia», sul fascino della presenza di Cristo) e in ciò che ci permette di non esserne travolti: «Come il popolo di Israele, possiamo essere spogliati di tutto, andare persino in esilio, ma Cristo, che ci ha affascinato, rimane per sempre. Non è sconfitto dalle nostre sconfitte».
Rimane per sempre. Ma dove?
Ecco il fascino indistruttibile della fede. Davanti a questa domanda - «dove?» -, lo sguardo non gira a vuoto. Può posarsi su un punto. Su un volto. Il Papa. Ti accorgi che la salvezza sta lì, in quel perno a prima vista fragilissimo che pure sorregge la fragilità di tutti noi, anche di chi gli sta più vicino. Un nulla, un punto che sembra sempre sul punto di essere spazzato via dalla tempesta. Eppure è lì, irriducibile. Da sempre. «La casa costruita sulla roccia della fede non cade», come ha ricordato lo stesso Benedetto XVI proprio pochi giorni fa. L’io, la persona generata dalla fede, può tremare, ma non cade. Neanche nella crisi. Neanche davanti ai terremoti. E la roccia, l’àncora della fede, è Pietro. Così tenacemente irriducibile da essere in grado, per esempio, di indicare a tutti una strada chiara e netta anche in questi tempi di buio.



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Mia giovinezza di A. Negri

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"Non t'ho perduta. Sei rimasta, in fondo
all'essere. Sei tu, ma un'altra sei:
senza fronda nè fior, senza il lucente
riso che avevi al tempo che non torna,
senza quel canto. Un'altra sei più bella.
Ami, e non pensi essere amata: ad ogni
fiore che sboccia o frutto che rosseggia
o pargolo che nasce, al Dio dei campi
e delle stirpi, rendi grazie in cuore.
Anno per anno, entro di te, mutasti
volto e sostanza. Ogni dolor più salda
ti rese; ad ogni traccia del passaggio
dei giorni, una tua linfa occulta e verde
opponesti a riparo.Or guardi al Lume
che non inganna: nel tuo specchio miri
la durabile vita. E sei rimasta
come un'età che non ha nome: umana
fra le umane miserie, e pur vivente
di Dio soltanto e solo in Lui felice.
O giovinezza senza tempo, o sempre
rinnovata speranza, io ti commetto
a color che verranno:- in fin che in terra
torni a fiorir la primavera, e in cielo
nascan le stelle quand'è spento il sole"

N.B. Ogni azione, stima, attrattiva, adorazione, dipende dall'essere come tale, da ciò che è. Tutta la densità della commozione testimoniata nella poesia della Negri deriva dal fatto che nella vita c'è un impeto, cioè che la vita è attraversata da un impeto d'amore, che non pensa ad essere riamato. Se tu pensassi ad essere riamato, un po' del soggetto sarebbe generato da te. Invece "ami" è un assoluto" (L. Giussani in Le mie letture)
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Pregare

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Se penso alla preghiera, penso a un'infinità di emozioni. Sedendo in silenzio contemplando le montagne come nell'immagine o osservando le stelle sentirai il cielo dentro di te, avvolto in una coperta di gioia e abbracciato da Dio.
A volte preghiera è anche il ringraziamento per offrire a Dio la gratitudine per i doni che ogni istante ci fa.
Pio XII diceva che "ascoltare gli uccelli cantare è ancora pregare".
In questa stagione il cielo è pieno di canti è pieno di sole, quando c'è, o pieno di nuvole nere che fanno temere il temporale ed è pieno di profumi. Come non fermarsi a respirare e scoprire che il nostro Dio è un regno meraviglioso da esplorare, è terra vergine ricca di emozioni e di felicità!
Per non parlare delle emozioni che ci dona un brano musicale: pelle "d'oca" e  persino lacrime di gioia! Non per niente diciamo:"questa musica è celestiale"! Cantare è pregare due volte, diceva Sant'Agostino.
Una bella preghiera l'ho sentita e "vista" pochi minuti fa: il mio nipotino Giacomo che all'asilo ha fatto il "saggio musicale" entrato nel salone aveva il viso preoccupato fino al momento in cui ha scoperto, tra i tanti volti, quello della sua mamma: si è illuminato, ha sorriso e le ha mandato un bacio. Una piccola preghiera piena d'amore.
Ciao Dio e grazie per questo giorno nuovo!
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malanni

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"Guardati bene dal perdere tempo a lamentarti"
(Madeleine Delbrèl)


Lamentarsi, dicono, è tempo sprecato.Per fortuna, con una forte, forte, dose di cortisone, il più è passato: ora almeno posso stare seduta, e anche in piedi...e quindi accogliere gli angeli della gioia che mi sorridono benevolmente. Ricomincio! Ciao a tutti!
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SS Corpo e Sangue di Cristo

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La nonna è ammalata da una settimana
ma augura a tutti una Buona Domenica del SS Corpo e Sangue di Cristo.
(Elena)
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Il cammino

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...cammina l'uomo quando sa bene dove andare...


"Una cordata pacata, composta, silenziosa ma serena si dipana per le vie ed i quartieri di Milano. La città è ordinata e composta, pronta a reggere l’invasione di “stranieri”. Un moto silenzioso e potente invade le strade e si articola in maniera sempre più massiccia presso le zone limitrofe alla fiera. Ci si guarda negli occhi e ci si riconosce ma si prosegue verso la meta, verso un incontro che da senso alla nostra presenza."


La nostra vita è un cammino, a volte lungo, a volte breve, ma sempre difficile e duro anche se ci dà tanta gioia. Ci sono poche cose che uniscono come il camminare insieme. Insieme a Cristo. E questa è un'avventura che prelude a un'avventura più grande: l'incontro con Dio
Camminare con Gesù significa ascoltarLo e risponderGli.
Noi camminiamo ogni volta che, superato un ostacolo, possiamo di nuovo avanzare o, quando caduti, ci rialziamo. Ci sono delle cadute e delle sconfitte che valgono più di una vittoria. Senza sacrifici e senza imprevisti, senza un amore folle non si può stare al passo con Lui.
Dio si è mostrato a noi con il nostro volto, con le passioni, i dolori, le incertezze e le gioie che provano tutti gli uomini.

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Platone o San Tommaso?

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"Il bello è lo splendore del vero"
(Platone o San Tommaso?)

San Tommaso ha scritto:"Pulchritudo consistit in duobus, scilicet in splendore, et in partium proportione. Veritas autem habet splendoris rationem et aequalitas tenet locum proportionis"
Non so il latino, ma mi hanno detto che in parole povere significa quanto sopra. Su Internet ho trovato che l'ha detto Platone. Io per non sbagliare ho messo tutti e due!
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Domenica della SS Trinità di G. Sacino

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RIFLETTO
Da sempre, nella rivelazione biblica, Dio non solo è il Creatore dell'universo, ma è l'amico dell'uomo con cui ama passeggiare e al quale manifesta i suoi progetti.
E' l'amico dell'uomo che si piega verso di Lui - come un papà verso il proprio figlio in necessità -, per liberarlo dal pericolo, dalla schiavitù.
Tutto l'Antico Testamento ne è una prova mirabile.
Ma Dio non si è accontentato di essere amico; nel suo grande amore si è fatto uomo per salvare ogni uomo e riportarlo al suo destino di gloria.
Bastava tutto ciò?
Certamente, ma l'amore non si accontenta mai e, in Cristo Gesù, Egli ci ha manifestato la sua intima essenza, non partendo da un'affermazione teorica, ma da un'esperienza.
Siamo battezzati nel nome del Padre, del Figlio, dello Spirito. Siamo battezzati e perciò siamo figli.
Se si è figli si ha un padre e se si ha un padre questi non può che amare, non può non essere Amore.
E' l'amore che rende l'uomo padre, non la fecondazione.
Siamo figli di Dio e perciò Dio è Padre e da Padre ci ama follemente.
Questo amore che in Dio non è sentimento passeggero, ma è il suo stesso essere, è lo Spirito Santo - amore del Padre e del Figlio, dell'amante e dell'amato - in un vortice d'amore eterno e infinito.
La Santissima Trinità non è una formula matematica apparentemente irrazionale; è Dio Amore. Non si dimostra, si vive e vivendola si testimonia nella preghiera e nella vita.

PREGO

Come posso esprimere l'inesprimibile?
Come posso io, che elemosino frammenti d'amore,
parlare dell'Amore?
Come posso io, dire in un attimo del tempo,
la gioia dell'Eternità?
Eppure Tu, o Dio, Padre, Figlio e Spirito,
Ti sei manifestato a me
Tua piccola creatura!
Tu, l'infinito parli a me, polvere e cuore
Tu l'Onnipotente ami me fragile e nulla.
E non vuoi che Ti tema
non vuoi che tremi di fronte a Te.
Tu Amore, vuoi solo amore
e Ti riveli Padre che ama e mi crea
Figlio che ama e mi salva
Spirito che ama e mi santifica.
Unico Amore, Trinità di persone
amandoTi, Ti adoro
e adorandoTi, Ti amo ancor di più
Tu che sei non muro inespugnabile
ma orizzonte infinito
in cui mi è dolce perdermi.
Amen.
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Lettera a Proba di Sant'Agostino

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Anicia Faltonia Proba è la “vedova” a cui Sant’Agostino di Ippona inviò la famosissima lettera 130 che tratta esplicitamente della preghiera ed, insieme del desiderio. Agostino, infatti, cui Proba si rivolse per chiedere lumi sulla vera preghiera, risponde ponendo la questione cosa sia da chiedere a Dio, cosa sia desiderabile per l’uomo, cosa sia il bene. Da qui il discorso si allarga a considerare che tutti cercano la vita beata e questa è l’unica cosa da chiedere: ma questa richiesta porta con sé l’ulteriore questione cosa sia esattamente la felicità, cosa sia la vita beata e perché, nonostante essa sia ricercata da tutti, sia così difficile raggiungerla.
La lettera è molto lunga e interessante come tutti gli scritti di Sant'Agostino.Io non so fare il famoso "qui" per postarvela tutta, ma se cercate "Lettera a Proba" la troverete e potrete leggerne il contenuto. Io ho postato solo la fine.

16. 31. Ricordatevi naturalmente di pregare premurosamente anche per noi. Non vogliamo infatti che ci tributiate l’onore per la carica che esercitiamo con pericolo, perché poi ci sottraiate l’aiuto che sappiamo esserci necessario. Dalla famiglia di Cristo si pregò per Pietro 80, si pregò per Paolo 81; ci rallegriamo d’essere anche noi nella famiglia di Cristo: più di Pietro e Paolo, senza confronto, abbiamo bisogno noi d’esser aiutati dalle preghiere dei fratelli. Pregate a gara con concorde e santa emulazione, poiché non lottate le une contro le altre, ma contro il diavolo, nemico di tutti i santi. I digiuni, le veglie e tutte le mortificazioni del corpo sono un potentissimo aiuto per la preghiera 82. Ciascuna di voi faccia quello che sarà capace di fare. Ciò che una non è capace di fare, lo fa servendosi dell’opera di un’altra che n’è capace; basta che ami nell’altra ciò che essa non fa perché non vi riesce. Pertanto chi ha meno capacità, non ostacoli chi ne ha di più, e chi è più capace non sforzi chi lo è meno. Poiché voi dovete rendere conto a Dio della vostra coscienza, non abbiate debiti verso nessuna di voi, tranne quello di amarvi a vicenda 83. Ci esaudisca il Signore, il quale ha il potere di fare ben più di quello che chiediamo e pensiamo 84
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Anniversario

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1 giugno 1964        1 giugno 2012

Signore oggi è un giorno importante. Oggi sono 48 anni che io e Paolo, nel Santuario della Madonna delle Rose a Comabbio ci siamo promessi. Solo Tu sai quante cose diverse ed uguali passano per la testa di ognuno di noi. Solo Tu conosci i nostri sentimenti: noi parliamo di vita vissuta insieme tra momenti di gioia e di angoscia per l'attesa di giorni sconosciuti nei quali la perfetta letizia non albergava nei nostri cuori. Tu conosci i pensieri e i sogni che ci hanno accompagnato. Proteggici e aiutaci oggi come ieri, ieri come domani, domani come sempre.
Fa' che ci amiamo sempre con fiducia reciproca, con allegria e con semplicità.
Ora che i nostri capelli sono striati di bianco e gli occhiali aiutano la nostra vista un po' indebolita mantienici sulla Tua strada per andare incontro a quanti abbiamo perso lungo il cammino.
Mi piace pensare che ci aiuterai a sentirci rugiada risplendente quando il mattino incontriamo i primi raggi di sole e luce di stelle per le notti in cui vicini ci coricheremo, stanchi, ma sereni, della giornata trascorsa.
Grazie per Ada e Elena, per Enrico con Pamela Giacomo e Francesco, anche per Valeria e Luca che già sono con Te. Grazie!
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