17a Domenica del Tempo Ordinario. Prego G. Sacino

domenica 29 luglio 2012




PREGO


E' l'eterno dilemma, Signore,
un dilemma che noi ci creiamo
perchè se guardiamo al Tuo esempio
tutto diventa luce e grazia.
Dobbiamo pensare alla fame del corpo,
lasciando allo Spirito il tempo
dell'annuncio?
Dobbiamo predicare il Regno lasciando
ai servizi sociali far tacere
i morsi della fame?
Ma i servizi sociali hanno leggi
che la legge della fame non comprende?
Ti preghiamo, fa' che
il dovere della predicazione
non diventi un paravento
al nostro disinteresse e
l'impegno per la giustizia nel mondo
non ci faccia dimenticare di
predicare il Vangelo.
Aiuta noi, Signore e
tutta la Chiesa ad imparare
da Te.
Amen.

Cielo stellato di Ada Negri

venerdì 27 luglio 2012



Nell'ombra azzurra, brulicar di stelle.
Non lume ai campi. Tutto lumi al cielo.
E più gli occhi v'immergo, e più s'accresce
quel tremolio, quel palpito, quel folle
moltiplicarsi d'astri: - e più mi perdo
nell'infinita vastità del coro
che d'angel empie gli spazi.
O stelle, e quando mai fui così vostra
come in quest'ora?
L'una canta: "Vieni":
e l'altra "Vieni"; e tutte: "Vieni, vieni,
anima innamorata della morte
ch'è vita eterna" - Or io vi prego, o stelle,
che alcuna fra di voi scenda stanotte
a raccoglier di me ciò che la terra
non può rapirmi; e via di fuoco in fuoco
mi porti al Dio che mi creò: ch'io possa
mirare il Volto ed ascoltar la Voce.

Pensieri

mercoledì 25 luglio 2012



Ecco: vorrei che fosse un gioco. Vorrei che fosse una di quelle filastrocche che si cantano ai bambini per divertirli; una filastrocca senza senso. Si comincia con una strofa qualsiasi e dopo un'infinità di versi ci si ritrova al punto di partenza. Sono parole che mi ripeto in questa notte appena iniziata. Sono pensieri che riguardano i miei figli, il loro domani...di come sarà il loro domani...
Mi dico anche che non dovrei preoccuparmi perchè anche se tutto è incerto, anche se sono soffocata da una marea di pensieri inutili Tu mi vieni incontro, mi vieni a svegliare da questo maldestro tentativo di essere serena. Che Te ne fai Signore di me?
Su questa strada che Tu hai disegnato per me, vienimi incontro anche se io ho rallentato il passo! 
Signore dammi, questa sera, la serenità che avevo quando ero bambina,per ogni piccolo avvenimento, per ogni foglia, per ogni farfalla, conchiglia. Dammi il dono prezioso dello stupore. Riempi la mia bocca amara, di risate. Dammi la fiducia sconfinata del bimbo che trasferiva il mare in una buchetta.
Abbracciami Signore e vieni a dormire accanto a me e fa che domani mattina, appena aperti gli occhi io ti pensi, là, solo, sulla Croce e venga a farTi compagnia accanto alla Tua Santissima Mamma.    






libertà e gratuità: Giussani e Peguy

lunedì 23 luglio 2012



La libertà - poichè è il riconoscimento del destino, della nostra natura come rapporto col destino, col destino infinito, col destino eterno che è diventato uno fra noi - è il rapporto tra noi e Cristo.

Come la loro libertà è stata creata a immagine e somiglianza della mia libertà, dice Dio,
Come la loro libertà è il riflesso della mia libertà,
Così mi piace trovare in loro come una certa gratuità
Che sia come il riflesso della gratuità della mia grazia.
Che sia come creata a immagine e somiglianza della gratuità della mia grazia.
Mi piace che in un certo senso essi preghino non solo liberamente ma come gratuitamente.
Mi piace che cadano in ginocchio non solo liberamente ma come gratuitamente.
Mi piace che si diano e che diano il loro cuore e che si rimettano e che portino e che stimino non soltanto liberamente ma come gratuitamente.
Mi piace che amino infine, dice Dio, non soltanto liberamente ma come gratuitamente.
Mi piace che quando danno, non vendono e non prestano a breve scadenza e ad alto interesse.
Danno per nulla (E umanamente parlando è proprio così: chiunque vedrebbe il nostro donarci a Cristo come un donarsi per nulla, come per un nulla, ma tu fai obiezione a te stesso perchè ti sembra di darti a niente) Altrimenti è forse un dare?
Ama per nulla. Altrimenti è forse un amare?
(Infatti il contrario della gratuità è il calcolo).

16a domenica del Tempo Ordinario: Prego G. Sacino

domenica 22 luglio 2012


PREGO

(pensando a Gesù che si commuove)

Signore lascia che Ti parli con sincerità:
Ti voglio bene e Ti ringrazio.
Ti voglio bene e Ti ringrazio di tutto:
Per il magistero della Chiesa,
che ci protegge dall'errore.
Per i Sacramenti che
mi donano la Tua stessa vita divina.
Per i Tuoi preti, poveri uomini
che portano il peso di un mistero infinito.
Per i padri e le madri di famiglia
che nella gioia e nel dolore, si amano
come vuoi Tu, raggiungendo picchi
di eroismi grandi e santi.
Per i giovani che Tu ami e
per i bimbi innocenti che Ti sorridono.
Signore, l'elenco potrebbe continuare
ma oggi Ti ringrazio perchè Ti sei commosso.
Sì, proprio perchè Ti sei commosso!
La commozione,
sentimento così umano e dolce,
ha inondato il Tuo cuore divino.
Tu Dio e Ti commuovi.
Grazie per essere un Dio dal cuore umano,
e che non abbia paura dei miei sentimenti
che mi rendono simile a Te.
Amen.

Un quadro d'amore di Maria Sticco (Mallì)

sabato 21 luglio 2012



Mallì diffondeva la gioia,
perchè l'aveva,
anzi la coltivava in sè
come un fiore solare,
e sapeva essere felice.
Motivi concreti di felicità non le mancavano,
primo fra tutti la sicurezza di sentirsi amata,
ma non le mancavano neppure
spunti di malinconia.
Li vinceva.
Agostino le voleva bene,
ma non era un angelo, aveva anche lui i suoi lati oscuri.
Ma la "sua piccola" lo comprendeva
e lo sapeva prendere:
un silenzio a tempo,
una carezza scherzosa, un sorriso,
e la nuvola scura passava.
Mallì sapeva essere felice,
perchè sapeva amare,
ossia le bastava dare e darsi
senza nulla chiedere,
spontaneamente, come la fiamma sale,
come l'albero fiorisce,
come l'uccello canta.
E vedere gli altri sorridere
era il suo premio e la sua gioia.

Ora. Qui.

giovedì 19 luglio 2012


"Non dire mai:
"lo farò, quando avrò tempo".
Chi ti dice che ne avrai?"
Proverbio ebraico


C'è in noi un non so che di indecisione che ci fa rimandare ad un tempo indeterminato un compito che potremmo realizzare a tempo breve. "Lo vedrò più tardi..." diciamo come pretesto delle nostre indecisioni. Ed è un po' un modo di mentire a se stessi, tanto è vero che nel linguaggio quotidiano il "vedremo più tardi" si avvicina moltissimo ad un "mai"...
Luca 12 "...chi di voi per quanto si affanni può aggiungere un'ora sola alla sua vita?..."
Non rimandiamo ciò che ci sta a cuore ad un periodo indefinito...perchè ogni giorno ha la sua fatica...
Adesso. Ora. Qui. Lui mi ha chiamato "adesso". Non farti domande, non rimandare a domani il tuo renderti conto che Lui ti chiama "qui" in questo momento.
Io comincio ad esistere perchè sono chiamato "ora"; essere chiamati vuol dire incominciare ad esistere! Non possiamo rimandare a domani. La felicità è sentirsi "chiamati"ora.
"Essere chiamato qui": Con questi volti, con queste mura, con chi è più alto, con i miei figli, con chi è lontano.
Non posso rimandare a domani...Signore ecco le mie mani...ora!

Clemente Rebora

mercoledì 18 luglio 2012

Dall'immagine tesa

Dall'immagine tesa
vigilo l'istante
con imminenza di attesa -
e non aspetto nessuno:
nell'ombra accesa
spio il campanello
che impercettibile spande
un polline di suono -
e non aspetto nessuno:
fra quattro mura
stupefatte di spazio
più che un deserto
non aspetto nessuno:
ma deve venire,
verrà, se resisto
a sbocciare non visto,
verrà d'improvviso,
quando meno l'avverto:
verrà quasi perdono
di quanto fa morire,
verrà a farmi certo
del suo e mio tesoro,
verrà come ristoro
delle mie e sue pene,
verrà, forse già viene
il suo bisbiglio.

Dolore

martedì 17 luglio 2012




"Vedi è assolutamente necessario che diamo un senso alla nostra vita. Non quello che gli altri vedono e ammirano, ma il tour de force che consiste nell'imprimervi il sigillo dell'Infinito" (forse di Mounier)

Domenica mattina. Appena rientrata dall'aver ascoltato la S. Messa, mi telefona Elena (mia sorella) "siamo a casa solo noi. Vieni a mangiare? Dai che ci fai compagnia!" Anch'io e Paolo siamo soli. "Sì veniamo così poi vado anche dalla mamma, ma tu non dire niente che le faccio una sorpresa!"
Il tempo è bello. Il traffico sull'autostrada intenso anche se scorrevole. Con Paolo, quando viaggiamo, diciamo sempre il rosario.Intanto penso che nessuno è capace di amarci come Dio ci ama. Elena lo sa anche se non pratica la Chiesa. Elena è una persona che dona il suo amore a piene mani.Ha conosciuto suo marito a quattordici anni, il classico primo amore, e sono ancora insieme. Teneramente uniti. Veniamo accolti dall'abbaiare dei cani (quattro: un alano, un bassotto e due terrier) e dal sorriso amoroso di Elena e Pino. Rossana scende dopo un po'. Il viso tirato dimostra di non aver dormito bene. Le porgo un vaso di fiori rosa (sembrano petunie, ma non so bene cosa sono..) Lei sorride e mi dice: "le hai presi per la nonna?" "No, Rossana, sono per te, per vederti sorridere" Lei mi abbraccia commossa. Parliamo scherzosamente con gli occhi sempre attenti a Rossana, sperando di vederla sorridere almeno un po'. Ma è una vana speranza.Vorrei tanto parlarle di Dio che l'ama e che l'aiuta nella sua depressione, ma quando si ha la possibilità con una parola o con un gesto o semplicemente agendo in un certo modo di far intrapprendere a qualcuno una strada invece di un'altra, di far prendere una decisione, di accettare, di scegliere o semplicemente di agire diversamente...bisogna stare attenti alle parole che si dicono. Spesso si può diventare il ponte tra loro e Dio...e a volte invece si può sbagliare! 
Poi Elena mi parla di Vera, una mia carissima amica, a cui è da poco morto il marito. "Sai che Richard (il figlio di Vera) sta male?" "Ci sono poche speranze".
Penso che è difficile il compito dell'accettazione! "Accettare e sopportare" diceva Peguy "essere dentro perchè questo duri e non abbassare la schiena perchè la sofferenza vi passi sopra".
Il dolore, di Elena come della Vera, rinnovato giorno per giorno, istante per istante, è più duro.
Signore, perchè? Il cielo che era così bello e chiaro, per un momento si oscura. Non so cosa dire.
Tornando a casa ridiciamo il rosario. La preghiera ha un nuovo significato.
Signore, che mi doni la speranza anche quando la via sembra senza uscita è allora che mi accorgo che Tu mi sei veramente indispensabile. E la sera, la notte, come adesso, che il silenzio circonda le cose e il mio cuore è appesantito dai dolori che sento più veri e che mi accorgo di essere una piccola cosa è allora che 
devi aiutarmi in modo che io possa vivere meglio e amarTi di più.

Festa di Maria del Monte Carmelo

lunedì 16 luglio 2012



Canto di riconoscenza
a Nostra Signora del Monte Carmelo
(S. Teresa di Lisieux)

Dai primi giorni della vita mia
m'avete presa tra le Vostre braccia,
e da quel giorno sempre, o Madre cara,
m'avete ben protetta in questo mondo.
Per conservarmi intatta l'innocenza,
m'avete collocata in dolce nido:
m'avete custodito nell'infanzia,
al riparo di un chiostro benedetto.

Più tardi, ai giorni della giovinezza,
ho udito la voce di Gesù!...
Nella materna vostra tenerezza,
la via del Carmelo mi mostraste.
"Vien, figlia mia, e sii generosa",
mi diceste con tenera dolcezza;
"vicino a me ti sentirai felice,
vieni a immolarti pel tuo Salvatore".

Accanto a noi, o mia tenera Madre,
ho trovato il riposo del mio cuore;
più nulla io ricerco sulla terra,
solo Gesù è tutta la mia gioia.
Se qualche volta sento la tristezza
e il timore viene ad assalirmi,
fortificando la mia debolezza
sempre, Madre degnate benedirmi.

Concedetemi d'essere fedele
sempre a Gesù, lo sposo mio divino.
Mi chiami un giorno la Sua dolce voce
a volar tra le schiere degli eletti.
Allor più niente esilio e sofferenza:
ma vi ripeterò sempre nel Cielo
il canto della mia riconoscemza,
amabile Regina del Carmelo.

15a settimana del Tempo Ordinario: G. Sacino



PREGO

Signore, lo sapevamo,
Tu sei un Dio esigente!
Non Ti basta che Ti diamo
qualche ora a settimana;
non Ti serve a niente.
E non basta neppure
che lavoriamo per Te e il Vangelo
forti dei nostri mezzi.
Senza di essi non sapremmo stare
ma perchè, poi, tutto fallisce?
E Tu ci dici: basta, non prendete
che uno straccio per vestirvi
e tanta fiducia solo in me!
E' duro, Signore;
è difficile,ma...
Francesco d'Assisi ha creduto
e pur morto,
continua a predicare,
affascinando i cuori
con madonna povertà!
Teresa di Calcutta ha creduto
e con l'unica ricchezza del Vangelo
serve i poveri come se fossero re
e milioni di cuori
si aprono a Te.
E' sempre così, Signore!
Fa' che almeno nella Chiesa
gli uomini che hanno potere
abbandonino i segni del potere e
vivendo il potere dei segni,
annuncino con gioia
le meraviglie del Tuo Vangelo.
Amen.

meeting Il cammino dell'estate

venerdì 13 luglio 2012



Abbiamo ripetuto spesso che le vacanze sono "il tempo della libertà", perchè nel tempo libero viene a galla a che cosa uno tiene davvero. Ma ci vuole poco a sostituire l'espressione con un'altra che ci sta diventando familiare:"E' il tempo della persona".
Che cosa significa che è "il tempo della persona?" Che cosa possiamo iniziare a scoprire di noi stessi, anche in queste settimane in cui gli impegni rallentano e l'anno sociale fa una pausa.?
"Il tempo della persona" può allora diventare un'etichetta appiccicata ad una vita che scorre altrove. Prima di tutto è che la persona è un cammino. Non è un concetto, qualcosa di chiuso di definito, ma è un cammino di crescita. Anche dolorosa, faticosa. Ma un cammino. Un cammino in cui rischiamo la nostra umanità fino in fondo. Non c'è ambito che garantisca che non subiremo alcun rischio; non c'è luogo o circostanza che lo renda automatico; non c'è slogan che sostituisca il dramma di vivere. Grazie a Dio.
Davanti alle sfide di quest'anno (la crisi, le inchieste, la politica) ci siamo trovati tante volte confusi.
Dire "io" era la cosa meno scontata. Ogni cosa non accade per caso: Nella vita di chi Egli chiama, Dio non permette che accada qualcosa se non per la maturità.
Ognuno di noi è chiamato a fare delle scelte: continuare un cammino e maturare o affondare...
Non lo decidono le cose: lo decidiamo noi."la nostra libertà". La persona. Buon cammino.


Oggi è Sant'Enrico



Da noi tutti ( vedi sotto) un regalo virtuale! Quello vero quando avrai finito di leggere questi...se non ti dovessero piacere, passali al babbo!




AUGURI ANCHE DA ADA!


e...per brindare



premio

giovedì 12 luglio 2012



Premio


Premio Shawqi


 

Questo premio mi è stato assegnato da " da gioia" premia il rispetto dei followers,   io ne sono felice.

Cara Daniela ti ringrazio d’aver pensato a me, ma... sei sicura che me lo merito?! Grazie ancora!



  Le regole sono:
Taggare il blogger che ti ha assegnato il premio
Dedicargli un'immagine: 

Cara Dani: io so che a te piace il ballo in tutte le sue manifestazioni. Mi piace Botero  e quindi ti dedico questa immagine
Inserire una o più immagini che ti rispecchiano:


Eccoci qui al completo! Un po' di facce monelle ma stiamo bene insieme! All'epoca io e Daniela non ci conoscevamo ancora!


Per dormire tranquilla ho bisogno di... (vedi sopra)..e di... (vedi sotto)...



ecco che arriva qualche mio hobby:

 

Sono un'inguaribile collezionista: questi sono solo alcuni miei angioletti...(vengono esposti solo nel periodo natalizio!)


potevo farmi mancare la musica? Ci pensa Elena a rallegrarmi un po'






Un'altra mia passione è ricamare a "punto-croce"



 
 

 
Concludo dandoti i nomi dei followers fidati a cui dò il premio:


A Sua Immagine
Nonna Bruna
Grida Silenti
orto dei colori






Grazie Dani!

U.G.I. Novara

mercoledì 11 luglio 2012


Unione  Genitori Italiani
contro il tumore dei bambini
ONLUS

Batte un cuore azzurro al ritmo della speranza.

La sofferenza può arrivare all'improvviso. Veloce. Coglie di sorpresa e ti lascia a terra. Se sei forte riesci ad affrontarla. Ma se sei un bambino, sembra ancora più ingiusto, eppure il dolore, non guarda in faccia a nessuno. E dietro un bambino che soffre c'è tutta una famiglia che, da un momento all'altro, ha bisogno d'aiuto. Accorgersi di non essere soli fa nascere il coraggio. Pura energia che confluisce nelle azioni quotidiane e che nutre la nostra vita, che ci dà la forza di fare ancora un sorriso e di scambiarlo con le lacrime di un bambino.
Il tumore richiede una grande lotta e per vincere bisogna affrontarla insieme. Con tutto il nostro cuore azzurro di speranza.


l'U.G.I. Unione Genitori Italiani contro il tumore dei bambini (ONLUS) è un'associazione di volontariato nata nel 1980 all'Ospedale Infantile Regina Margherita di Torino per iniziativa di un gruppo di genitori protagonisti della dolorosa esperienza della malattia di un loro bambino. Un genitore protagonista è Andrea che con Franca sua moglie è uno dei promotori dell'U.G.I. Ora il loro bambino Davide sta bene, ma ha lasciato un segno nel loro cuore e anche nel nostro che li abbiamo accompagnati in questa avventura con tante preghiere. Se vogliamo possiamo aiutarli oltre che con preghiere anche con offerte. Sul sito di facebook trovate tutto quello che io non ho detto ed è molto!

Prendimi per mano

martedì 10 luglio 2012


"Nessun vero pensiero, nessuna scelta,
nessun atto d'amore è esistito invano".
(Robertson)


Secondo Claudel "C'è una cosa più triste del perdere la vita: perdere la ragione di vita. Più triste di perdere i propri beni : perdere la speranza..."
Da giorni, la vita dei paesi terremotati, non fa più parte delle notizie da prima pagina, ma la popolazione dell'Emilia-Romagna ci ha insegnato una grande verità: il rimettersi in gioco. Anche se non approderanno agli orizzonti che si erano prefissati, in cui avevano sperato, il fatto stesso di cercare di riprendere la vita di prima, lo slancio di partenza merita di essere luce ai nostri stessi occhi. E' nei loro visi la bellezza e io ho per loro una grande fiducia.Ci è stato chiesto di dar loro una "mano" ora gli diciamo "prendimi la mano, preghiamo insieme perchè tu, bimbo, genitore, nonno, possa tornare a sperare in un domani, ricordantoti come amavi il tuo lavoro, la tua vita...
Il Signore ci aiuterà a capire la strada da prendere! Ciao."



Ricordo d'infanzia

lunedì 9 luglio 2012




Ieri pomeriggio su SKY hanno trasmesso un bel film: "Il violino sul tetto. Una scena in particolare ha riportato alla mia mente un episodio della mia infanzia.
Siamo nel 1944. C'è la guerra. Da Milano, dove abitavamo, siamo "sfollati" a Vittorio Veneto, il paese natio del mio papà, dove avevamo dei parenti che ci avrebbero ospitato.
Il mio papà, non "abile" per essere arruolato, per guadagnare qualchecosa, vendeva "maglieria" al mercato. Per questo tutte le mattine all'alba, caricava su di una bicicletta, scassatissima, la sua merce, e poi prendeva il treno che da Vittorio Veneto, lo portava nei paesini che lui conosceva.
La mia mamma con Elena, la mia sorellina ed io, lo aspettava a casa.
Era un pomeriggio di sole. Forse giugno o luglio: faceva molto caldo. Ricordo che da tre giorni il mio papà non tornava a casa.
La mia mamma, mentre lavava i panni al lavatoio vicino a casa, parlava con le altre donne e piangeva.
Io, (quattro anni) poco lontano, ero triste e badavo a Elena (due anni) che se ne stava seduta in mezzo al prato. Raccoglievo fiorellini e glieli donavo cercando di farla stare tranquilla.
Intanto dei fiorellini azzurro-cielo, avevano attirato la mia attenzione e ne feci un bel mazzetto che tenni per me. A casa poi li misi in una ciotola per non farli "morire"!
Il sole calava all'orizzonte quando mi sedetti sul gradino della soglia di casa. Lo facevo tutte le sere era il mio rito nell'attesa del rientro del mio papà.
Da lontano sentii il rumore della sua bicicletta: raccolsi i fiorellini e mi precipitai incontro a lui.
Veloce gli saltai al collo e cademmo tutti e due, ma io abbracciandolo stretto stretto gli porsi i fiori dicendogli: "Sono belli, li ho raccolti per te, paparino!"
Questo episodio, oltre ad averlo fotografato nella mia memoria, mi è stato raccontato tante volte dal mio papà che si commuoveva sempre!.
Dovete sapere che in quei tre lunghissimi giorni, papà era stato preso, in una retata, dai tedeschi che, già al "muro" con altri italiani, erano pronti a fucilarlo se la persona che impartiva gli ordini, tra i documenti di papà non avesse trovato una fotografia di una mia zia, morta da poco tempo durante un bombardamento all'aeroporto di Treviso, che lavorava, appunto in aeroporto, come dattilografa.
Disse: "Questo bono italiano" e ce lo rimandò a casa!
Quando si dice "lassù qualcuno mia ama!" si è proprio vicini alla verità.

Ora che la mia strada è da tempo tracciata o meglio che sono arrivata ad un punto dal quale posso vedere bene la mia vita trascorsa  e so che non tutte le giornate sono state rose e fiori,  riesco a guardare al domani con serenità. Ora so che non sono sola. I miei cari che da tempo hanno raggiunto il cielo mi accompagnano in questa strada e questo mi dà una grande gioia.


14a Domenica del Tempo Ordinario - Prego G. Sacino

sabato 7 luglio 2012



PREGO
(per non piangersi addosso)

Mi piace il Tuo Vangelo, Signore
e Ti ringrazio di avercelo donato.
Mi piace perchè m'insegna
la via del Cielo, da possedere lottando;
e mi insegna la via
terrena, senza rimanere impantanati.
Se fossi stato io, dopo un fallimento
come quello di Nazaret
avrei dichiarato fallimento e
mi sarei ritirato a vita privata.
Perchè lavorare per i Tuoi
se i Tuoi, per primi, non credono in Te?
Perchè donare la Parola
se prima ancora di iniziare
i vicini guardano l'orologio,
annoiati
sperando che tutto termini presto.
Tu, Signore, Ti meravigli,
ne soffri, ma non T'arrendi.
Il dono della Parola continua
ma su altri terreni,
è la Tua missione e sai
che il seme fiorirà.
Rendimi intelligente, caparbio
o mio Dio, perchè non perda tempo,
nel compiere il bene
piangendomi addosso.
Amen.

Provvidenza



27 Guardate I gigli, come crescono: non filano, non tessono: eppure io vi dico neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 28 Se dunque Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'  è e domani si getta nel forno, quanto più voi, gente di poca fede? 29 Non cercate perciò che cosa mangerete e berrete, e non state con l'animo in ansia: 30 di tutte queste cose si preoccupa la gente del mondo; ma il Padre vostro sa che ne avete bisogno.(Lc 12:27-30)

Leggendo i giornali o ascoltanto i "telegiornali" se ne deduce che oggi, le persone sono ammalate di noia. Sono stanche di vivere. Eppure, per la stragrande maggioranza, in casa non manca nulla. In tavola, all'ora del pranzo, pietanze gustose, ci aiutano ad essere una popolazione in sovrappeso.
Nessun giorno è nuovo! Non vedono più i fiori, nè gli uccelli. Le persone escono di fretta il mattino e rientrano a casa la sera senza accorgersi che il sole è brillato per tutto il loro affannoso quotidiano.
Il brano di Luca  mette in evidenza due atteggiamenti di fronte ai beni materiali, che sono indispensabili alla vita: quello cristiano, vivere alla luce della fede in Cristo, e quello di chi non crede. L'uno è fatto di fiduciosa attesa, calma, sopportazione; l'altro in preda all'angoscia e all'inquietudine.  Che grande cosa imparare ad affidarci all'Amore che sboccia nella nostra vita, portandovi luce e calore. Se ho l'amore posso rinunciare a tutto!

Quando mi stanco di seguire il cammino delle stelle, per raccogliere un poco di luce da portare agli uomini e alla loro notte, cerco per me un luogo nella quiete e trovo Te, o mio Dio!
Dio per me Tu sei molto vicino, per me sei lì, a portata di mano, e Ti posso toccare.
Sei presente dentro di me,
Dio, Dio mio io credo in Te.
Come credo nel sole che vedo brillare, nell'aria che respiro, nei fiori che mi donano gioia e nella tenera mano che stringo quando mi sembra di essere sola! (preghiera trovata tra i fogli di un mio vecchio quaderno)


Il Libro di G. Pascoli

venerdì 6 luglio 2012


Sopra il leggìo di quercia è nell'altana,
aperto, il libro. Quella quercia ancora,
esercitata dalla tramontana,
viveva nella sua selva sonora;
e quel libro era antico. Eccolo: aperto,
sembra che ascolti il tarlo che lavora.
E sembra ch'uno (donde mai? non, certo,
dal tremulo uscio, cui tentenna il vento
delle montagne e il vento del deserto,
sorti d'un tratto...) sia venuto, e lento
sfogli - se n'ode il crepitar leggiero -
le carte. E l'uomo non vedo io: lo sento,
invisibile, là, come il pensiero...
Un uomo è là, che sfoglia dalla prima
carta all'estrema, rapido, e pian piano
va, dall'estrema, a ritrovar la prima.
E poi nell'ira del cercar suo vano
volta i fragili fogli a venti, a trenta,
a cento, con l'impazïente mano.
E poi li volge a uno a uno, lenta-
mente, esitando; ma via via più forte,
più presto, i fogli contro i fogli avventa.
Sosta... Trovò? Non gemono le porte
più, tutto oscilla in un silenzio austero.
Legge?... Un istante; e volta le contorte
pagine, e torna ad inseguire il vero.

Sono due delle tre strofe e si tratta di un componimento  abbastanza noto. "Pascoli sta camminando nel giardino di un amico, a un certo punto nel parco c'è un'altana, su un piccolo ridosso un chiostro tutto aperto e nel chiostro è stato abbandonato un libro, sopra il leggio. Improvvisamente, mentre Pascoli passa vicino a quel chiostro, il vento si alza e urgendo le pagine del libro le fa passare, le alza e poi esse ricadono. E' una banalità, ma è dalla banalità, che diventa segno, che si scopre l'infinitezza dell'uomo. Il poeta scopre in questa piccola banalità un simbolo cosmico: cos'è quel libro? Il libro è la voce del cosmo e del mondo. E che cos'è quel vento che alza le pagine che poi ricadono? Quel vento è il pensiero dell'uomo, è l'indomabile sete di conoscenza che spinge l'uomo a guardare quel libro. Ma il continuo ripetersi delle pagine che s'alzano e delle pagine che ricadono denota non l'irresolutezza, ma bensì l'insolubilità di questo desiderio" (L. Giussani)

Come la poesia anche il commento di Giussani continua ma posterò entrambi in un altro momento.