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L'INCONTRO con Enzo Jannacci: La ferita che ho nel cuore (Tracce di gennaio-riassunto un po' da me)

Una vita passata tra musica e ospedali. E la carriera tra alti e bassi. Il cantante-medico milanese ha incontrato i ragazzi di Portofranco. Raccontandosi, attraverso le sue storie-canzoni. Fatte di volti, marciapiedi, tram. E di carezze. Settantasei anni e qualche acciacco, dopo una vita a visitare pazienti, ma anche a scrivere, suonare, cantare canzoni che ributtavano fuori la sua quotidianità. “Mi piace fare lo stupido. Forse lo sono. Mi viene benissimo”. Ma stupido viene da stupor, stupore.
I ragazzi l'hanno invitato, a Porta Genova, per rivivere la bellezza di una cantata con lui.
“Non immaginavo un posto così adombrato di mistero e di luce. Pieno di umanità. E se non vedo l'umanità negli occhi di una persona, io non capisco.”
Sono così anche le sue canzoni, parlano di gente comune, di fatti vissuti, incrociati o immaginati
E io ho visto un uomo, Giovanni telegrafista, Andava a Rogoredo, Faceva il palo, Il metrò. Vicenzina davanti alla fabbrica.
-Canti cose che non esistono-gli obietta Abdel, uno dei ragazzi di Portofranco. E lui:”Nella vita succedono cose che non si riusciranno mai a spiegare.”
“ Un giorno,di tanti anni fa, su di un tram, vidi un uomo, un operaio, stanco, appisolato, su quelle panche di legno di un tram. E sul suo volto la carezza del Nazzareno”
Sentirlo parlare davanti ai ragazzi, quella carezza è qualcosa che lo ha segnato per sempre. Insieme a una ferita, del cuore. Che non sa di che qualità sia, sa che è grande e non si chiude. E' giusto che quella ferita rimanga lì, che a volte sanguini e altre no. E' la stessa ferita del Nazzareno.
Hanno sessant'anni meno di lui quei ragazzi ma sono lì ad ascoltarlo. Molti non sono neppure italiani, e lui parla in milanese. Eppure sono incantati mentre lui racconta. Come di quel quadro che ha accanto al letto: una rivisitazione della Crocefissione, dove c'è un ragazzo che abbraccia i piedi di Gesù. “Il Nazzareno non può, come allora, dargli una carezza. E' fissato con i chiodi. E mi dà fastidio. Lui si era preparato. Aveva preparato le Sue lacrime per quel ragazzo. E a quel ragazzo sua madre avrà detto :”Ma cosa vai a fare da quello lì. Va' me l'è cunscià”. E lui “Ma Lui salva il mondo...”.
“Ma il ragazzo è lì ai piedi della croce. L'ha fatta Lui la ferita. L'ha scolpita. Ha tramutato in carezza, se stesso, in ferita. Per quel ragazzo...E bisogna voler bene alle ferite.”
Prima di andar via li guarda così, con gli occhi semichiusi.
“Va che sto guardando che scarpe avete, eh. Vi auguro tutta la felicità che ha promesso il Nazzareno attraverso la carezza, e la ferita. La carezza data a quella persona, povera. E poi la ferita. Io ce l'ho da sempre e non mi dispiace averla...” Intona:” Ti te sé no, ma quand mi caressi la tua béla facceta inscì nétta, me par de vèss un sciùr...
“Perchè non abbiate mai a dimenticare che tutto ve l'ha mandato Lui. Non dimenticatelo. Mai.”
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