Poesia di Salvatore Quasimodo

2 comments


In povertà di carne, come sono
eccomi, Padre; polvere di strada
che il vento leva appena in suo perdono.

Ma se scarnire non sapevo un tempo
la voce primitiva ancora rozza,
avidamente allargo la mia mano:
dammi dolore cibo cotidiano.

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2 commenti:

  1. lucianadal16/07/11, 15:09

    ...e trasformare il dolore in serenità? Certo che sei capace! Baci

    RispondiElimina
  2. lucianadal16/07/11, 23:07

    Antonietta: è da santi? Non so. Accettare ciò che il Signore ci manda...non si può fare diversamente!! Tu insegni. Buonanotte!

    RispondiElimina

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o



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