Enzo Bianchi "Ogni cosa alla sua stagione" Lode al vino

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Lodato sii mio Signore
per nostro fratello il vino
il quale rallegra il cuore
ed è simbolo dell'amore.


 



Nonostante l'ossessivo racconto fattomi quand'ero bambino, nonostante il catechismo e soprattutto l'arte iconica che raffigura sempre Adamo ed Eva accanto all'albero della tentazione mentre staccano una mela, ho sempre pensato che quell'albero vietato - l'unico proibito fra le piante dell'Eden - per essere così seducente doveva essere una vite. Anzi un pergolato, sotto il quale Adamo ed Eva andavano a godersi il fresco e a guardarsi negli occhi. Solo un grappolo d'uva - io penso di moscato nero, quella delizia che sarà coltivata ad Alessandria d'Egitto e che chissà perchè si chiama ora "moscato d'Amburgo" - poteva essere capace di sedurre i nostri antenati... Più tardi, leggendo le tradizioni ebraiche antiche, ho scoperto che anche i padri rabbinici erano della stessa idea. Anzi dicevano che Dio, nel cacciare Adamo ed Eva dall'Eden, aveva comunque concesso loro di portare con sè una vite, in modo che si consolassero con il suo succo.
In ogni caso, la Bibbia ci dice che fu Noè, dopo essere sopravvissuto a un diluvio d'acqua, a scoprire il vino e il suo potere inebriante, il che spiega il perchè i contadini lo considerano ancora oggi il patrono dei ciùc, degli ubriachi. Anzi, il Targum - l'antica traduzione aramaica della Bibbia, che pur non si preoccupava di patroni - attesta che Noè cominciò ad essere uomo quando coltivò la terra e trovò un ceppo di vite che il fiume aveva portato dall'Eden: quel giorno stesso la vite gli diede grappoli che egli volle spremere, poi vide quel liquido ribollire, borbottare, scaldarsi fino a colorarsi di rosso intenso, come se fosse sangue, e volle assaggiarlo: era dolce, gradevole, una bevanda nuova e straordinaria... Così ne bevve e sentì dentro di sè una gioia profonda, che lo consolava dall'essere rimasto solo con la sua famiglia dopo il terribile diluvio; ne bevvè ancora e la tristezza del diluvio se n'era andata; continuò in quel piacere, ed ecco si addormentò ubriaco...
Da allora, bere vino richiede che uno abbia voglia di aiutare la vita, che aspiri a dare sapore ai suoi giorni, che aneli a "celebrare" ciò che gli dà gioia: l'amore, l'amicizia...






Enzo Bianchi continua descrivendo come nel Cantico dei Cantici si parli dei grappoli d'uva e li si paragoli alla bellezza femminile. Io chiudo qui, perchè sono ASTEMIA!!!

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1 commento:

Grazie amico/a mia. Grazie se hai letto tutto e ti decidi a scrivere un commento. qualunque sia la tua risposta, scrivi.
Però non amo gli insulti volgari o le parolacce
Arrivederci sarai sempre la benvenuta/o