LO SPOSO di Karol Wojtyla

giovedì 28 aprile 2011




Nel volto dello Sposo
ognuno di noi ritrova i lineamenti
di tutti quelli che abbiamo amato
su questa sponda della nostra vita,
della nostra esistenza.
Tutti si ritrovano in Lui

PASQUA DI RISURREZIONE

domenica 24 aprile 2011



SUONATE CAMPANE E DITE AL MONDO CHE EGLI E' RISORTO!!
ALLELUJA!  ALLELUJA!



Sfolgora il sole di Pasqua,
risuona il cielo di canti,
esulta di gioia la terra.
Dagli abissi della morte
Cristo ascende vittorioso
insieme agli antichi padri.
Accanto al sepolcro vuoto
invano veglia il custode;
il Signore è risorto.
O Gesù, re immortale,
unisci alla tua vittoria
i rinati nel battesimo.
Irradia sulla tua Chiesa,
pegno d'amore e di pace,

la luce della tua Pasqua.



AVVIENE ORA



"Ciò che si sa o che si ha diviene esperienza. E' qualcosa che ci viene dato adesso: c'è una mano che ce lo porge ora, c'è un volto che viene avanti ora, c'è del sangue che scorre ora, c'è una risurrezione che avviene ora. Fuori di questo "ora" non c'è niente!" (L. Giussani) Ma in questo "ora" c'è Cristo risorto. E possiamo vivere. Buona Pasqua.

Il Prezzo di Bruno Ferrero

giovedì 21 aprile 2011




 Il buon parroco di un paesino, preparava sempre con cura l'omelia domenicale. Un anno, la mattina della Domenica di Pasqua si accostò all'ambone per la predica portando con sè una gabbia che sistemò ben in vista. I fedeli erano alquanto sorpresi. Il parroco spiegò:" Ieri stavo passeggiando quando vidi un ragazzo che reggeva questa gabbia. Nella gabbia c'erano tre uccellini, che tremavano per il freddo e lo spavento. Fermai il ragazzo e gli chiesi:" Cos'hai lì, figliolo?". "Tre uccelli senza valore", mi rispose il ragazzo.
"Cosa ne farai?", chiesi ancora.

 "Li porto a casa e mi divertirò con loro", rispose il ragazzo. "Li stuzzicherò, strapperò loro le piume, così litigheranno. Mi divertirò tantissimo". "Ma presto o tardi ti stancherai di loro. Allora cosa farai?" "Ho dei gatti" disse il ragazzo. "A loro piacciono gli uccelli. Li darò a loro".
Rimasi in silenzio per un momento, poi domandai al ragazzo:"Quanto vuoi per questi uccelli, figliolo?".
"Cosa?! Perchè li vuole reverendo? Sono uccelli di campo, non hanno niente di speciale. Non cantano bene. Non sono nemmeno belli!", rispose stupito il ragazzo.
"Quanto vuoi?", domandai ancora.
Pensando che io fossi pazzo, il ragazzo mi disse:"Cinquanta euro?".
Presi cinquanta euro dalla tasca e li misi in mano al ragazzo, che subito sparì come un fulmine.
Sollevai la gabbia e andai in un campo dove c'erano alberi e erba. Aprii la gabbia e lasciai liberi gli uccellini.
Così il parroco spiegò perchè quella gabbia vuota si trovasse accanto all'ambone. Poi iniziò a raccontare questa storia: "Un giorno Satana e Gesù stavano conversando. Satana era appena tornato dal Giardino dell'Eden, tutto tronfio e si gonfiava di superbia. "Signore ho appena catturato l'intera umanità", disse.
"Ho usato una trappola che sapevo non avrebbe trovato resistenza, ho usato un'esca che è risultata ottima, li ho presi tutti!".
"Cosa farai di loro?" chiese Gesù.
Satana rispose:"Oh, mi divertirò con loro! Insegnerò loro come sposarsi e divorziare, come odiare e farsi male a vicenda, come bere e fumare e bestemmiare. Insegnerò loro a fabbricare armi da guerra, fucili e bombe ed ammazzarsi fra di loro. Mi divertirò un mondo!".
"E poi quando avrai finito di giocare con loro, cosa ne farai?", chiese Gesù. "Li ucciderò" esclamò Satana con superbia.

"Quanto vuoi per loro?" chiese Gesù.
"Vuoi forse questa gente? Non sono per niente buoni, anzi, sono molto cattivi. Se ti avvicinerai a loro, ti odieranno. Ti sputeranno addosso, bestemmieranno contro di te e ti uccideranno. No, non puoi volerli!".
"Quanto?" chiese di nuovo Gesù.
Satana guardò Gesù e sogghignando disse:"Tutto il tuo sangue, tutte le tue lacrime e la tua vita".
Gesù annuì. E poi pagò il prezzo".
Il parroco prese la gabbia e lasciò l'ambone.

Il mio comandamento è questo: amatevi gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la vita per i propri amici. Voi siete miei amici (Vangelo di Giovanni 15,12-14)

Andrzej Jawien (Karol Wojtyla) La bottega dell'orefice

domenica 17 aprile 2011



[...] Il peso di queste fedi d'oro
- così disse - non è il peso del metallo.
Questo è il peso specifico dell'essere umano,
di ognuno di voi.
Ah, il peso proprio dell'uomo,
il peso specifico d'un essere umano!
Potrebbe essere ancora più gravoso
e insieme - più inafferrabile?
E' questo il peso della gravità costante
legata al nostro breve volo.
Il volo prende forma di spirale, di elisse - la forma del cuore...
Ah, il peso specifico dell'uomo!
Questa incrinatura, questo groviglio, questo fondo,
questo appigliarsi, quando diviene tanto difficile
distogliere il cuore, il pensiero.
E in mezzo a tutto questo - la libertà,
una libertà, talvolta follia,
la follia di libertà che si impiglia nel groviglio.
E in mezzo a tutto questo - l'amore
che sgorga dalla libertà
come una sorgente dal suolo.
Ecce homo! Non è limpido
nè solenne
nè semplice
semmai - misero.
Questo è un uomo solo - e due?
e quattro, e cento, e un milione?
Moltiplica tutto questo
(moltiplica la grandezza per la debolezza)
- e avrai il risultato dell'umanità,
il risultato della vita umana
.

Domenica delle Palme: Prego di G. Sacino

sabato 16 aprile 2011



Sei un dio diverso,Signore Gesù,
diverso dai nostri pensieri,
dalle nostre attese, dai nostri sogni pii.
Sei un assurdo per la nostra razionalità,
un dio impossibile da catalogare.
E di un dio così, non funzionale,
il potere non sa che farsene.
Può solo tentare di eliminarti
e ci prova.
Ieri come oggi, come domani.
Chi cerca un dio che porta la croce?
Sei decisamente fastidioso.
Ma se faccio spazio all'amore,
se interrogo davvero ogni creatura,
se mi chiedo perchè l'innocente è offeso,
se amo per poter capire,
allora tutto è chiaro:
Tu sei l'amore crocifisso.
Solo Dio può amar così.
Tu,
il mio assurdo
Tu,
follia d'amore
che mi fa comprendere
la vita.
Oggi, domani e nell'eternità.
Amen

GESù, figlio dell'uomo di GIBRAN(Giovanni, l'amato discepolo, da vecchio)

giovedì 14 aprile 2011



Vorresti che ti parlassi di Gesù, ma come si può raccogliere l'ardente canto d'amore dell'universo nell'incavo di un'esile canna?
In ogni palpito del giorno Gesù riconosceva il Padre Suo. Lo scorgeva nel profilo delle nuvole e nelle ombre che esse proiettano sui campi. Vedeva il volto del Padre riflesso nelle acque tranquille dei laghi montani, e l'impercettibile impronta del Suo piede sulla sabbia; e sovente, socchiudeva le palpebre per contemplare i Santi Occhi del Signore.
La notte gli parlava con quella voce che solo il Padre può udire, e nel silenzio della solitudine ascoltava il bisbiglio dell'angelo del Signore che pronunciava il Suo nome. E quando finalmente si abbandonava al riposo, il Suo sogno si faceva eco del soave mormorio dei cieli.
Spesso, quando era con noi, sembrava felice, e ci chiamava fratelli.
Pensa, Egli il Verbo, la Parola prima, ci chiamava fratelli: noi che non eravamo che piccole sillabe pronunciate non più del giorno innanzi.
Mi domandi per quale ragione io parli di Lui come della Parola prima.
Ascolta, avrai la tua risposta:
In principio nello spazio era Dio, e dal Suo incommensurabile moto nacquero la Terra e le sue stagioni.
E ancora Dio si mosse, e sgorgò la vita; e l'anelito vitale cercò vette e abissi, ma ancor di sè non fu sazio.
E allora Dio parlò, e furono l'uomo e le sue parole, e l'uomo fu lo spirito generato dallo Spirito di Dio.
E allorchè Dio parlò, fu il Cristo la Sua prima Parola, e quella Parola era perfetta. E quando Gesù di Nazareth venne al mondo, la Parola prima fu pronunciata per noi ed il Suo suono si fece carne e sangue.
Gesù, l'Unto del Signore, fu il primo Verbo di Dio sussurrato agli uomini, come un melo che germogli e fiorisca un giorno prima degli altri alberi del frutteto. E nel frutteto di Dio quel giorno fu mille e mille e mille secoli ancora.
Noi tutti siamo figli dell'Altissimo, ma l'Unto ne fu il primogenito, ed egli dimorò nel corpo di Gesù di Nazareth, e camminò in mezzo a noi, e noi potemmo vederlo.
Ti dico questo affinchè tu possa capire, e non solo con la mente, ma in spirito. La mente soppesa e misura, ma è lo spirito che penetra il cuore della vita e ne abbraccia il segreto; ed il seme dello spirito non conosce la morte.
Il vento può infuriare e posarsi, e il mare si gonfia e si placa, ma il cuore della vita è una sfera quieta ed immobile, e la stella che vi rifulge non avrà mai tramonto.

L'Amore di Paolo Coelho

martedì 12 aprile 2011


 







L'amore è sempre nuovo
Non importa che amiamo una, due, dieci volte nella vita:
ci troviamo sempre davanti
a una situazione che non conosciamo.
L'amore può condurci all'inferno o in paradiso,
comunque ci porta sempre in qualche luogo.
E' necessario accettarlo,
perchè esso è ciò che alimenta la nostra esistenza.

Domenica della Risurrezione di Lazzaro

lunedì 11 aprile 2011



Voglio raccontare le Tue meraviglie, Signore, come quella compiuta dal Tuo Cristo quando Lazzaro, suo amico era morto ormai da tre giorni, Egli si mosse a compassione e gli gridò: "Lazzaro vieni fuori!" E il morto usci dalla tomba. Anche Cristo Gesù era morto da tre giorni, le mani e i piedi bucati dai chiodi e il cuore aperto dalla lancia. Ma Tu non hai voluto che egli rimanesse prigioniero della morte e lo hai fatto ritornare alla vita. E le meraviglie che hai fatto per ognuno di noi? Prigionieri del peccato vivevamo giorni tristi in attesa della morte. Ma Tu ci hai chiamato a nuova gioia, a nuova vita e nel Battesimo ci hai fatto diventare creature nuove e figli tuoi. ora voglio parlare di quello che Tu oggi stai facendo per tutta l'umanità. I nostri occhi vedono la terra dilaniata dalle guerre e divisa dall'odio e dall'indifferenza. Ma sappiamo che Tu prepari per noi cieli nuovi e terra nuova, il nostro cuore spera in una terra di pace e di giustizia per tutti.


Prego di G. Sacino:

Come capisco le tue lacrime, o Marta,
sorella nostra in pianto;
le ho viste scorrere
sui volti infranti delle madri
e su quelle dei padri
privati dai figli
per una guerra che nessuno vuole
eppure c'è.
La mia gente del Sud
troppe volte ha pianto
lacrime che sono bestemmia
e preghiera
insieme a tanti perchè, senza risposta.
Maria di Betania,
donna in cui l'amor sostiene la fede
e la fede verifica l'amor,
capisco il tuo silenzio;
il tuo lamento è proprio di chi ama:
basta uno sguardo e tutto è detto.
Marta e Maria
umanità dolente,
sorelle nostre provate dalla morte,
otteneteci la fede nel Risorto;
fede forte, beata, radicale
e le tombe saranno
semi di fiori
in attesa della divina primavera.

Lazzaro, vieni fuori.
Amen

Itinerario di preghiera di Card: C. Maria Martini

venerdì 8 aprile 2011



"Signore, Tu sai che io non so pregare, e allora come posso parlare ad altri della preghiera? Come posso insegnare ad altri qualcosa sulla preghiera? Tu solo, Signore, sai pregare.Tu hai pregato sulla montagna, nella notte. Tu hai pregato nelle pianure della Palestina. Tu hai pregato nel giardino della Tua agonia. Tu hai pregato sulla Croce. Tu solo, Signore, sei il Maestro della preghiera. E Tu hai dato a ciascuno di noi, come maestro personale, lo Spirito Santo. Ebbene, soltanto nella fiducia in Te, Signore, Maestro di preghiera, adoratore del Padre in spirito e verità, soltanto con la fiducia nello Spirito che vive in noi, possiamo cercare di dire qualcosa, di esortarci a vicenda, per scambiarci qualche Tuo dono, rispetto a questa meravigliosa realtà. La preghiera è la possibilità che noi abbiamo di parlare con Te, Signore Gesù, nostro Salvatore, di parlare con il Padre Tuo e con lo Spirito, di parlare con semplicità e verità".

Preghiera

mercoledì 6 aprile 2011



Signore, Tu lo sai, sono proprio morti. Ne ha parlato il  telegiornale: in maggior parte erano donne e bambini. Qui erano infelici, cercavano una nuova terra dove vivere: adesso non ci saranno più problemi. Aiutaci quando ci troviamo di fronte a situazioni simili: avevano tanta gioia, quando sono partiti. Fatti del genere non sono nuovi, ma io sono lo stesso, questa sera, scombussolata. La vita, senza la morte non è completa. E' che morire in questo modo è proprio triste. Certo bisogna farla fruttare questa passeggiata che facciamo prima di raggiungerti; ma erano bambini...cosa Ti porteranno e che cosa Ti racconteremo domani? Pensandoci scopro che quaggiù, l'unica ed inguaribile tristezza è per la cattiveria degli uomini.
Signore, questa sera, fatti vicino ai loro compagni che si sono salvati. Che cosa avranno negli occhi?
Non rispondermi, Signore, Tu sai perchè e questo basta. Però non andartene!
Sì, il Paradiso sarà bello, perchè ci saremo finalmente tutti e per sempre!

Incontro




Lo incontri per la strada,
nei visi della gente,
sul pullman,
sulla cima di una montagna...
E' con te quandi guardi un film,
leggi un libro,
mangi un gelato,
vai in macchina...
Ti fa compagnia nei momenti di solitudine,
ti conforta se sei triste,
ride con te quando sei felice...
E' un amico che non ti abbandona mai..
E' forte, leale, simpatico...
E' DIO

Gesù Figlio dell'uomo di Gibram

martedì 5 aprile 2011





Teneva sempre il capo eretto, e la fiamma di Dio ardeva nei Suoi occhi.
Spesso era malinconico, ma la Sua malinconia parlava di tenerezza.
Quando Egli sorrideva, il Suo sorriso era come la brama di chi anela l'ignoto.
Era come polvere di stelle sulle palpebre di un bimbo.
Ed era come un boccone di pane sulla bocca di chi pane non ne ha.
Egli era triste, eppure la Sua era una tristezza che saliva alle labbra e si faceva sorriso.
Era come un velo d'oro nella foresta quando l'autunno incombe sulla terra, il Suo sorriso.
E talvolta somigliava a un chiaro di luna in riva al lago.
Egli sorrideva come se le Sue labbra volessero intonare un canto ad un banchetto nuziale.
Eppure era triste della tristezza dell'essere alato che non vuole librarsi al di sopra del compagno.

Prego di G. Sacino ( domenica del Cieco nato)

domenica 3 aprile 2011


 




A noi certo, Signore Gesù, non manca la luce;
le nostre case sono piene di lampade,
le vie del progresso
illuminano e tentano,
e quelle del successo
offrono suggestioni che abbagliano.
Allora, perchè non siamo felici?
Maestri di pensiero ci dicono
di poter fare a meno di Te,
ma lo sguardo non brilla.
Persino il cuore dei giovani è spento;
solo tra bimbi innocenti
rifulgono sguardi di luce.
Nella Tua Chiesa
troppe lampade, su alti tubi,
poco illuminano e niente riscaldano.
Signore Gesù, Ti chiediamo:
liberaci dalla tentazione di essere fari,
aiutaci solo ad essere piccola fiamma,
fiamma viva che illumina
riscalda e incendia
chi cerca in semplicità
la Luce vera.
Che io veda, Signore Gesù,
che io Ti veda.
Amen.

 

Domenica: Vangelo della Samaritana di G. Sacino



Donna di Samaria
presso un pozzo
hai incontrato la salvezza.
Chi l'avrebbe mai pensato?
Nè tu nè i tuoi
se continuavate a discutere
in quale tempio incontrare Dio,
perdendovi in discussioni senza fine.
Tu, realtà e simbolo di ogni cuore inquieto,
non hai avuto paura di ascoltare
la Parola che salva
nascosta dietro un pellegrino stanco.
Tu, donna senza nome, assetata di verità,
segno di una società in perenne crisi,
hai chiesto: dammi di quest'acqua.
Tu, donna vera,
peccatrice e santa,
immagine e realtà
della Chiesa pellegrina,
prega che nessuno abbia paura
degli appuntamenti con Dio
e la Chiesa diventi
la fontana del villaggio
ove per tutti sgorga
lo Spirito,
acqua che disseta
ogni cuore appassionato.
Amen.

NEL BOSCO di Bruno Ferrero

sabato 2 aprile 2011


 




"Perchè ti ritiri ogni giorno nel bosco?"
"Per pregare".
"Ma Dio è dappertutto, no?".
"Certo, Dio è dappertutto!".
"E Dio è lo stesso in qualunque posto?".
"Sì, Dio è lo stesso ovunque".
"E allora perchè vai a pregare nel bosco?".
"Perchè nel bosco io non sono lo stesso!".



 



Giovanna d'Arco sentiva delle voci provenienti dal Signore. Il Delfino ne era infastidito.
"Oh, le tue voci" si lamentava. "Perchè le voci non giungono a me? Sono io il re, non tu".
"Le voci arrivano anche a te, Delfino" rispondeva Giovanna, "ma tu non le ascolti. Tu non ti siedi di sera nel campo per ascoltarle. Quando suona l'Angelus ti fai il segno della croce e tutto finisce lì per te; ma se tu pregassi dal profondo del cuore e se ascoltassi il tintinnio delle campane nell'aria, anche quando hanno smesso di suonare, sentiresti anche tu le voci come le sento io".