LA SAMARITANA di TAGORE

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Nulla ti chiesi, al tuo orecchio
il mio nome non ho sussurrato.
Quando prendesti commiato
rimasi in silenzio.
Ero sola presso il pozzo, dove l'ombra
degli alberi cadela obliquamentew,
alle lor case le donne eran tornate
con le anfore colme fino all'orlo.
Mi chiamarono gridando:"Vieni,
il mattino è finito, è mezzogiorno".
Ma pigramente indugiavo, perduta
in un vago fantasticare.

Quando sei venuto, non udii i tuoi passi;
i tuoi occhi erano tristi
quando si posarono su di me;
la tua voce era stanca
quando mi dicesti a bassa voce:
"Sono un viandante assetato".
Mi scossi dal mio sogno ad occhi aperti
e dalla brocca l'acqua ti versai
nelle tue palme giunte a coppa.
Sopra di noi stormivano le foglie,
nell'ombra un cuculo cantava.
e dalla curva in fondo alla strada
    veniva un profumo di fiori di blabla.

Quando chiedesti il mio nome
rimasi senza parole per la vergogna.
Che mai avevo fatto per te
per meritare il tuo ricordo?
Ma il pensiero che avevo potuto
offrirti acqua per colmare la tua sete
resterà nel mio cuore
e lo colmerà di dolcezza.
L'ora del mattino è tarda,
l'uccello canta in stanche note;
sopra il mio capo
stormiscono le foglio del neem,
e io siedo a pensare a pensare.


     
 

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