La vera Regina che unisce l'Italia di Davide Rondoni

lunedì 28 febbraio 2011



In febbraio a Forlì, si celebra la festa della Madonna del Fuoco. La statua di Maria una volta stava in piazza, poi fu sostituita da una di Saffi, in nome del Risorgimento. Ma la Madonna del Fuoco, venerata a partire da un miracolo che nel 1428 vide scampare in un incendio di una scuoletta, l'immagine povera su carta, di questa Vergine, fu subito oggetto di venerazione e la bellissima signora di Forlì, Caterina Sforza, esponente di questa famiglia di mercenari romagnoli che resero grande tributo a Milano, le tributò onori e una  compagnia di devoti.
La Madonna del Fuoco, si addice a essere patrona a gente focosa come i romagnoli e si aggiunge alle infinite Madonne di qualcosa (della fonte, del faggio, del cardellino, del monte, del parto,  dell'olmo, del mare...) che costellano come in un manto di tenerezza l'Italia. La devozione popolare sente la "vicinanza" di Dio alle situazioni della vita. La Madonna è il segno più chiaro di questa vicinanza. Guai se un giorno i cristiani non avessero più la smisurata fantasia di dedicar luoghi, piazze, città, ore della vita, a santi e Madonne. Vorrebbe dire che il cielo si è allontanato dalla terra. Che il Mistero invece di abitare tra noi, è un ente da ammirare come un sogno. Il cristianesimo è il cielo immischiato con la terra, i fuochi, i panorami.
Celebrare l'Unità d'Italia potrebbe voler dire celebrare le Madonne italiane. Chi ha in programma manifestazioni per l'Unità. ricordi anche Maria, che unisce le nostre terre. Forse fa e ha fatto di più per l'Italia la Madonna che Garibaldi.

Domanda del cuore

sabato 26 febbraio 2011





CHI SEI TU CHE RIESCI A CAMBIARE LE PERSONE?
CHI SEI TU CHE MI FAI SCOPPIARE IL CUORE DI COMMOZIONE?

Mi hai scelto. L. Giussani

giovedì 24 febbraio 2011



Dio, in parte io già ti conosco (Tu ti sei fatto conoscere da me). Cristo io ti conosco, in parte già ti conosco. E perchè io sì e mille altri no? Perchè mi hai amato, perchè mi ami. Ma perchè mi ami? Perchè mi ami!
Se ci soffermassimo su queste parole, che confronto profondo e misterioso proveremmo in qualsiasi condizione noi ci trovassimo! Qualunque idea avessimo di noi stessi, sarebbe sospinta, verso un equilibrio che non conosceremmo altrimenti: mi ama perchè mi ama!.
Marco, al capitolo terzo, ci ricorda questa scelta e questa elezione che sta all'origine della nostra novità di persone: "Chiamò a sè quelli che Egli volle ed essi andarono da Lui e ne fece dodici che stessero con Lui e anche per mandarli a predicare e perchè avessero il potere di scacciare i demoni" (Mc 3,13-15).
Noi siamo stati voluti: chiamò quelli che volle. Che brivido sentire la lontananza misteriosa fra cui siamo stati scelti immediatamente e l'oscurità e la sonnolenza di tutti gli altri, la cecità di tutti gli altri, di tutto il mondo! Ma siamo stati scelti per ricostruire il mondo attraverso quello che siamo.

Il Segno della Croce diH. Newman

mercoledì 23 febbraio 2011




Ogni volta che questa mia carne peccatrice
la attraverso con il segno della croce,
pensieri buoni in me prendono le mosse e rinnovano
la loro assopita forza divina;
sempre dalla croce erompe
un nobile coraggio
di soffrire e di fare.

Chi mai direbbe che gli spiriti dell'odio,
tutt'intorno, sciolti per la breve ora d'aria,
non tremino alla vista
e schiamazzino il loro abbattimento?
Mentre in terre lontane
con la croce
qualche santo solitario benedice
il fresco profumo delle cose.

Amare

martedì 22 febbraio 2011


 




Solo amando
autenticamente gli altri
io diventerò me stesso


Michel Quoist

C'è un uomo che vuole la vita nella vita? di Davide Rondoni

lunedì 21 febbraio 2011



L'inizio dell'anno lo si dedica alle previsioni, alle profezie, o, se ci si crede a oroscopi e astrologhi. Ma che cosa si può davvero sapere del futuro? Come si può profetizzare? L'uomo è grandissimo in dignità, ma fragilissimo in tenuta e resistenza. Non sappiamo se ci saremo domani. E allora cosa profetizzare? Forse occorre guardare cosa facevano i profeti, quelli seri, insomma, quelli che avvertivano il Popolo di Israele. Di che cosa lo avvertivano, leggendo segni, premonizioni notturne, apparizioni o anche solo la brezza leggera? Profetizzavano il disastro per chi avrebbe vissuto senza Dio.
Il disastro esteriore e interiore. Il disastro che assume i caratteri ben intravisti da Leopardi e da Baudelaire o Pavese: la noia, il mondo svanito come uno sbadiglio, e il cuore inaridito come una prugna secca, o una pietra..
Gli oroscopi vedono, o pensano di vedere, le vite future e dividono la vita in categorie: amore, lavoro, soldi...I profeti vedono invece di ogni "non categoria" della vita il dramma futuro tra disastro e desiderio, tra fiducia in Dio e potere; nel lavoro, nell'amore, nel denaro. Per questo gli oroscopi vanno molto, te li rifilano anche ogni mattina su ogni canale Tv (ogni canale Tv!" e su ogni giornale (ogni giornale!) ma non servono. I profeti invece servono, ma ci vuole cuore per ascoltarli, e desiderare la vita nella vita.

VECCHIONI Chiamami ancora amore


Serva di don Tonino Bello

sabato 19 febbraio 2011



Dove siete, veroniche? Dove state nascosti, cirenei? Chiedete a Maria che sciolga, che intenerisca il nostro cuore! Perchè non credo che il Signore farà la somma delle nostre giaculatorie, delle litanie di riparazione che dobbiamo pur dire, ma ci chiederà conto in questo modo:"Che cosa ha fatto di tuo fratello?".
La Madonna ci può dare una mano, perchè anche lei si è fatta serva.
Ricordate il secondo capitolo di Luca? Maria finisce appena di dire: "Ecco la serva del Signore, si faccia di me secondo la tua parola", che già si mette in viaggio verso la montagna. In salita, perchè i viaggi di Maria sono tutti in salita, e va a trovare Elisabetta per farle da serva.
Ecco la serva del Signore che va a fare la serva degli uomini!



Allora Maria disse:"Ecco la serva del Signore; avvenga di me secondo la tua parola". E l'angelo si allontanò da lei (Lc 1,38)

Il Regno dei cieli

giovedì 17 febbraio 2011



Il Regno dei cieli è simile a un tesoro nascosto in un campo ( Mt 13,44).
Il Regno dei cieli è simile ad un uomo che ha seminato un buon grano (Mt 13,31)
Il Regno dei cieli è simile ad una rete gettata nel mare (Mt 13,47).
Il Regno dei cieli è simile ad un padrone che esce nella piazza a prendere lavoratori (Mt 19,35)
Il Regno dei cieli è simile ad un banchetto (Mt 22,2)


In questa stupenda immagine del Regno c'è tutto.
C'è la vita con il suo dramma, c'è l'incontro, c'è il divenire, c'è il maturare delle responsabilità, c'è il castigo e la ricompensa, c'è la speranza e c'è l'amore.
Gesù ne riparla nelle Beatitudini.
Tutti noi vediamo in quel Regno la pace, la gioia e la pienezza.
Certo che, viste così, le cose sono facili e viene persino voglia di essere contenti. Ma poi si sente dire:"Perchè il dolore, perchè la sofferenza, perchè la morte?
Il cielo che per un momento appariva chiaro, ecco che si oscura.
Nubi appaiono all'orizzonte di noi uomini poveri, deboli e pieni di paura.
Non so dire...mi resta il silenzio. Chi sono io per rispondere a tutti gli ammalati, specie se bambini, a chi perde la speranza nella vita in un secondo per un cancro o per un incidente stradale.
Ho appena superato i settant'anni, l'età in cui il salmo dice che sei giunto al termine.
Ecco: posso dire che la grande fortuna che la vita mi ha fatto incontrare è stata quella di aver incontrato Dio.
Sì, lo dico nello Spirito di verità: Credo in Dio perchè ho imparato a conoscerlo.
Lui è la mia forza, in Lui ho posto la mia fiducia. Davanti alle prove, quelle che segnano Gli ho sempre detto: "Sia fatta la Tua volontà"! E l'ha fatta. Contro tutte le mie preghiere, le mie speranze. Ma poi mi è stato vicino. Non mi ha lascitato sola. Poi, mi spiegherà ciò che ora non riesco a capire.
Un Padre non abbandona un figlio.
Un amico non lascia solo l'amico.
E Lui è Padre ed Amico.
Se c'è il dolore, se c'è la morte, Lui lo trasforma in luce, in liberazione, in beatitudine.
Saperlo pregare quando si è nella sofferenza è CREDERE IN DIO.

Compito in classe di Jacques Prèvert

mercoledì 16 febbraio 2011






Due e due quattro
quattro e quattro otto
otto e otto fanno sedici...
Ripetete! Dice il maestro
Due e due quattro
quattro e quattro otto
otto e otto fanno sedici.
Ma ecco l'uccello-lira
che passa nel cielo
il bambino lo vede
il bambino l'ascolta
il bambino lo chiama:
Salvami
gioca con me
uccello!
Allora l'uccello discende
e gioca con il bambino
Due e due quattro...
Ripetete! Dice il maestro
e gioca il bambino
e l'uccello gioca con lui...
Quattro e quattro otto
otto e otto fan sedici
e sedici e sedici che fanno?
Niente fanno sedici e sedici
e soprattutto non fanno trentadue
in ogno modo
se ne vanno.
E il bambino ha nascosto l'uccello
nel suo banco
e tutti i bambini
ascoltano la sua canzone
e tutti i bambini
ascoltano la musica
e otto e otto a loro volta se ne vanno
e quattro e quattro e due e due
a loro volta abbandonano il campo
e uno e uno non fanno nè uno nè due
uno a uno egualmente se ne vanno.
E gioca l'uccello-lira
e il bambino canta
e il professore grida:
Quando finirete di fare il pagliaccio!
Ma tutti gli altri bambini
ascoltano la musica
e i muri della classe
tranquillamente crollano.
E i vetri diventano sabbia
l'inchiostro ritorna acqua
i banchi ritornano alberi
il gesso ridiventa scoglio
la penna ridiventa uccello.

LA SAMARITANA di TAGORE

martedì 15 febbraio 2011




Nulla ti chiesi, al tuo orecchio
il mio nome non ho sussurrato.
Quando prendesti commiato
rimasi in silenzio.
Ero sola presso il pozzo, dove l'ombra
degli alberi cadela obliquamentew,
alle lor case le donne eran tornate
con le anfore colme fino all'orlo.
Mi chiamarono gridando:"Vieni,
il mattino è finito, è mezzogiorno".
Ma pigramente indugiavo, perduta
in un vago fantasticare.

Quando sei venuto, non udii i tuoi passi;
i tuoi occhi erano tristi
quando si posarono su di me;
la tua voce era stanca
quando mi dicesti a bassa voce:
"Sono un viandante assetato".
Mi scossi dal mio sogno ad occhi aperti
e dalla brocca l'acqua ti versai
nelle tue palme giunte a coppa.
Sopra di noi stormivano le foglie,
nell'ombra un cuculo cantava.
e dalla curva in fondo alla strada
    veniva un profumo di fiori di blabla.

Quando chiedesti il mio nome
rimasi senza parole per la vergogna.
Che mai avevo fatto per te
per meritare il tuo ricordo?
Ma il pensiero che avevo potuto
offrirti acqua per colmare la tua sete
resterà nel mio cuore
e lo colmerà di dolcezza.
L'ora del mattino è tarda,
l'uccello canta in stanche note;
sopra il mio capo
stormiscono le foglio del neem,
e io siedo a pensare a pensare.


     
 

CANTICO DEI CANTICI - Canto IV

lunedì 14 febbraio 2011




Una voce! L'amato mio!
Eccolo viene
saltando per i monti,
balzando per le colline.
L'amato mio somiglia ad una gazzella
o ad un cerbiatto.
Eccolo, egli sta
dietro il nostro muro;
Ora l'amato mio prende a dirmi:
"Alzati, amica mia,
mia bella, e vieni, presto!
Perchè, ecco, l'inverno è passato,
è cessata la pioggia, se n'è andata;
i fiori sono apparsi nei campi,
il tempo del canto è tornato
e la voce della tortora si fa ancora sentire
nella nostra campagna.
Il fico sta maturando i primi frutti
e le viti in fiore spandono profumo.
Alzati, amica mia,
mia bella e vieno, presto!
O mia colomba che stai nelle fenditure della roccia,
nei nascondigli dei dirupi,
mostrami il tuo viso,
fammi sentire latua voce,
perchè la tua voce è soave,
il tuo viso è incantevole".
Prendeteci le volpi, le volpi piccoline
che devastano le vigne:
le nostre vigne sono in fiore.
Il mio amato è mio e io sono sua
egli pascola fra i gigli.
Prima che spiri la brezza del giorno
e si allunghino le ombre,
ritorna, amato mio,
simile a gazzella
o a cerbiatto,
sopra i monti degli aromi.


 

Era necessario che noi c'incontrassimo di Pieter van De Meer

domenica 13 febbraio 2011





Non ti pare meraviglioso? Io non ti conoscevo, tu ignoravi la mia esistenza. Pensa: e se le strade della vita sulle quali noi camminiamo non si fossero mai incontrate? Una inezia, un ostacolo qualunque, e noi saremmo rimasti lontani, non ci saremmo conosciuti mai.
Sono talmente convinto che era necessario che noi ci incontrassimo che questo pensiero mi fa paura.
Dovevamo incontrarci perchè Qualcuno ci guidava...

ho bisogno di te

ANFORA IMPERFETTA da un proverbio cinese



 



Ogni giorno, un contadino, portava l'acqua dalla sorgente al villaggio in due grosse anfore che legava sulla groppa dell'asino, che gli trotterellava accanto,
Una delle anfore, vecchia e piena di fessure, durante il viaggio, perdeva  acqua.
L'altra, nuova e perfetta, conservava tutto il contenuto, senza perderne neppure una goccia.
L'anfora vecchia e screpolata, si sentiva umiliata e inutile, tanto più che l'anfora nuova non perdeva l'occasione di far notare la sua perfezione: "non perdo neanche una stilla d'acqua, io!".
Un mattino, la vecchia anfora, si confidò con il padrone: "Lo sai, sono cosciente dei miei limiti. Sprechi tempo, fatica e soldi, per colpa mia. Quando arriviamo al villaggio, sono mezza vuota. Perdona la mia debolezza e le mie ferite".
Il giorno dopo, durante il viaggio, il padrone si rivolse all'anfora screpolata e le disse:"Guarda il bordo della strada".
"E' bellissimo e pieno di fiori".
"grazie a te", disse il padrone. Sei tu che ogni giorno innaffi il bordo della strada. Io ho comperato un pacchetto si semi di fiori e li ho seminati lungo la strada e senza saperlo e senza volerlo, tu li innaffi ogni giorno".


Siamo tutti pieni di ferite e screpolature, ma se lo vogliamo, Dio sa fare meraviglie con le nostre imperfezioni.



Ho fatto tanti sogni che non si sono mai avverati.
Li ho visti svanire all'alba.
Ma quel poco che, grazie a Dio, si è attuato,
mi fa venire voglia di sognare ancora.
Ho formulato tante preghiere
senza ricevere risposta,
pur avendo atteso a lungo e con pazienza,
ma quelle poche che sono state esaudite
mi fanno venire voglia di pregare ancora.
Mi sono fidato di tanti amici
che mi hanno abbandonato
e mi hanno lasciato a piangere da solo,
ma quei pochi che mi sono stati fedeli
mi fanno venire voglia di avere ancora fiducia.
Ho sparso tanti semi che sono caduti per la strada
e sono stati mangiati dagli uccelli,
ma i pochi covoni dorati che ho portato trale braccia,
mi fanno venire voglia di seminare ancora.
(Bruno Ferrero).



Pellegrini a Massabielle: pensieri miei e non

venerdì 11 febbraio 2011



Maria è apparsa. Ecco l'avvenimento! E' la manifestazione di Dio come Misericordia. Abbiamo, noi tutti, bisogno di eventi concreti. Paolo VI amava definire i Santuari Mariani, e in particolare Lourdes le "cliniche dell'anima".
Il bisogno di essere guariti, nel corpo o nello spirito, è una necessità dell'uomo. Dio, facendosi uomo, si è presentato davanti all'uomo come Colui che guarisce. Se rileggiamo la vita di Gesù, possiamo vedere che Egli ha avuto come compito fondamentale, quello di guarire, e non solamente il corpo. Quando Egli ha guarito i corpi, ecco che era importante liberare l'uomo dal farmaco della morte cioè: il peccato.
Don Giussani, dopo una visita a Lourdes, disse che la nostra vita è come un lungo pellegrinaggio verso una meta certa che non riguarda solo l'al di là, ma che inizia a realizzarsi ad ogni passo del nostro cammino, aumentando così il desiderio di quel giorno in cui la gloria di Cristo sarà totale.
La nostra vita, mi viene da pensare, che è davvero un pellegrinaggio, un camminare, giorno dopo giorno, attraverso , le cose quotidiane, le realtà di bene e di felicità che, anche attraverso le persone che amiamo o che incontriamo, viviamo.
Per me, andare a Lourdes, è andare all'incontro con la maternità di Maria. Ma perchè Maria appare così frequentemente? Forse è perchè la Sua Maternità le impedisce di lasciarci soli difronte alle nostre necessità quotidiane. Maria è la rivelazione di Dio misericordioso. A Lourdes , guardando gli ammalati negli occhi, vedevo una luce che è speranza, che rivela la realtà della croce. Là, si nota come il male diventi esso stesso, Misericordia.
Andare a Lourdes, penso oggi e lo pensavo quando mi è capitato di andare, che doni quello che dona a tutte le altre persone: la scoperta che la vita è continuamente raccolta, rilanciata dal curvarsi di Dio su di noi. La Madre di Dio appare e sembra che ci parli, per rassicurarci che la Misericordia e più potente del male.

 

Giovanni Paolo II

giovedì 10 febbraio 2011



  Vegli la Vergine Santa
sul mondo intero.
Lo domandiamo con le parole
dell'antico inno mariano.

Alma Madre del Redentore,
Regina della pace,
soccorri il tuo popolo,
difendilo da ogni pericolo,
accompagna la Chiesa
nel suo cammino
verso la Patria eterna.
  Amen!

La Vergine degli Angeli

mercoledì 9 febbraio 2011

Splinder (02/08/2009) Dal mezzogiorno del 1° agosto
alla mezzanotte del 2


PERDONO DI ASSISI





MADONNA DEGLI ANGELI




http://www.youtube.com/watch?v=AArTiWgyuOg


Antica supplica


Vergine degli Angeli, che da tanti secoli avete posto il vostro trono di misericordia alla
Porziuncola, ascoltate la preghiera dei figli vostri che fiduciosi ricorrono a voi.
Da questo luogo veramente santo e abitazione di
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L'AMICIZIA di Davide Rondoni



Gli amici cambiano. Su alcune amicizie cala l'inverno, altre risplendono in piena luce di primavera. La vita può portare lontano. Cambiano le facce che frequenti. L'amicizia a pochi volti fissi. C'è un continuo cambio di primi piani. Peggio non è cambiare amici (ci possono essere buoni motivi per farlo, o necessità) il peggio è rimanere senza amicizia. Ma il problema di ogni amicizia è il tipo di legame. Il legame conta. Quello è l'amicizia: non la frequentazione, non la condivisione, non l'accordo. Gli amici cambiano, il legame resta. Il problema è quando cambiano gli amici e non c'è più nessun legame. E allora l'amicizia è solo una giostra. E dopo l'inverno non ci può essere primavera. I legami sono le radici delle foglie dell'amicizie. Le amicizie sono il fiore di una capacità di legame. Il legame è la libertà coinvolta con tutto il mondo. La libertà che ha fame del mondo, e lo rispetta. L'amicizia è un desiderio rispettoso dell'altro. Il legame tra l'anima e il mondo nutre il desiderio e nutre il rispetto. Se il legame con il mondo è di amore, le amicizie sono tante, mutevoli, nutrite. Sottoposte al mutare delle stagioni, ma mai nessuna è preda finale del Novembre e del grande Inverno.

UNA VITA NASCOSTA di Bruno Ferrero

martedì 8 febbraio 2011



Figlio di una ragazza madre, era nato in un oscuro villaggio. Crebbe in un altro villaggio, dove lavorò come falegnane fino a trent'anni. Poi, per tre anni, girò la sua terra predicando.
Non scrisse mai un libro.
Non ottenne mai una carica pubblica.
Non ebbe mai nè una famiglia nè una casa.
Non frequentò l'università.
Non si allontanò più di trecento chilometri da dov'era nato.
Non fece nessuna di quelle cose che di solito si associano al successo.
Non aveva altre credenziali che se stesso.
Aveva solo trentatrè anni quando l'opinione pubblica gli si rivotò contro. I suoi amici fuggirono. Fu venduto ai suoi nemici e subì  un processo che era una farsa. Fu inchiodato ad una croce, in mezzo a due ladri.
Mente stava morendo, i suoi carnefici si giocavano a dadi le sue vesti, che erano l'unica proprietà che avesse in terra. Quando morì venne deposto in un sepolcro messo a disposizione da un amico mosso a pietà.
Due giorni dopo quel sepolcro era vuoto.
Sono trascorsi venti secoli e oggi Egli è la figura centrale della storia dell'umanità.
Neppure gli eserciti che hanno marciato, le flotte che sono salpate, i parlamenti che si sono riuniti, i re che hanno regnato, i pensatori e gli scienziati messi tutti assieme, hanno cambiato la vita dell'uomo sulla terra quanto quest'unica vita nascosta.

IL VALORE di Bruno Ferrero

lunedì 7 febbraio 2011



Alcuni uomini non sanno
quant'è importante che essi ci siano.
Alcuni uomini non sanno
quanto bene faccia anche solo vederli
Alcuni uomini non sanno
quanto sia di conforto il loro benevolo sorriso.
Alcuni uomini non sanno
quanto sia benefica la loro vicinanza.
Alcuni uomini non sanno
quanto saremmo più poveri senza di loro.
Alcuni uomini non sanno di essere un dono del cielo.
Lo saprebbero se noi glielo dicessimo.

 


Grazie alla vita di Violetta Parra



Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato due occhi che quando li apro
Chiaramente vedo il nero ed il bianco
Chiaramente vedo il cielo stellato
Brillare al fondo nella moltitudine
L'uomo che io amo.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Del mio cuore in petto il battito chiaro
Quando guardo il frutto della mente umana
Quando vedo la distanza tra il bene ed il male
Quando guardo il fondo dei tuoi occhi chiari.

Grazie alla vita che mi ha dato tanto
Mi ha dato il sorriso e mi ha dato il pianto
Così io distinguo la pena e la gioia
I due elementi che fanno il mio canto
Grazie alla vita che mi ha dato tanto!

A fine giornata

sabato 5 febbraio 2011



Che differenza finire il giorno pieni di gratitudine per quello che si è o arrabbiati per quello che non si è riusciti a fare!
Per terminare la giornata col cuore grato, bisogna imparare ad offrire la giornata al Signore appena mi alzo, mi accingo a riordinare iniziando così il mio ruolo di "casalinga"
Per questo è importante accettare la realtà così com'è, senza inventarla, non immaginare le cose, senza "costringerle" dentro la nostra misura.
E perchè questo atteggiamento sia naturale e non forzato, bisogna attraversare il "reale". Essere fedeli al Mistero, perchè è il Signore che determina la mia vita.



 a voi tutti che passate di qua!

Bellezza di don Tonino Bello



      Occorre che coltiviamo la bellezza, la trasparenza, la purezza interiore, la grazia.
Maria è stata salutata così:" Kekaritomène", un'espressione greca che significa "piena di grazia". Graziosissima. Bellissima. E Maria era bella non soltanto nell'anima ma anche nel corpo.
La bellezza, Dio, l'ha disseminata sulle montagne, nei mari, nei fiumi, nel volto dei bambini, nel tremore dei vegliardi, nella musica, nello scivolare lento della canoa che passa all'improvviso sul fiume...
Noi vogliamo ringraziare il Signore perchè ci fa capire che attraverso la bellezza salverà il mondo.
Sono convinto che chi coltiva la bellezza non userà mai violenza. E' così, se coltivate l'arte, la musica, la poesia, il rapporto con l'altro, la bellezza del vostro corpo, l'eleganza della vostra persona, avrete anche la cultura della vostra anima.

      

Difatti dalla grandezza e bellezza delle creature per analogia, si contempla il loro autore (cfr. Sal 8,19)

Presentazione del Signore al Tempio

mercoledì 2 febbraio 2011



Sono passati quaranta giorni dalla solennità del Natale. Anche oggi la Chiesa è in festa, celebrando il giorno in cui Maria e Giuseppe presentarono Gesù al tempio. Con quel rito il Signore si assoggettava alle prescrizioni della legge antica, ma in realtà veniva incontro al suo popolo, che l'attendeva nella fede. Guidati dallo Spito Santo, vennero nel tempio i santi vegliardi Simeone ed Anna e riconobbero il Signore e gli resero testimonianza Andiamo incontro a Cristo nella sua Chiesa dove lo troveremo e lo riconosceremo allo spezzar del pane, nell'attesa che Egli venga e si manifesti nella Sua gloria.

Luigi Giussani

martedì 1 febbraio 2011



Il canto Sevillanas del adios dice:" Qualcosa muore nell'anima quando se ne va l'amico. Quando l'amico se ne va, va lasciando una traccia  che non si può cancellare. Non andartene ancora,; non andartene, per favore, perchè anche la mia chitarra piange quando dice addio. Un fazzoletto di silenzio al momento della partenza. Al momento della partenza, perchè hai parole che feriscono e non si possono dire. La barca ecco, si va facendo piccola quando s'allontana sul mare. Quando si allontana sul mare e quando si va perdendo che grande è la solitudine! Questo vuoto che lascia l'amico che se ne va. L'amico che se ne va è come un pozzo senza fondo, che non si può riempire. ". Allora immaginate questo uomo o questa gente che se ne sta sul molo e saluta l'amico che se ne va con un piccolo battello; se ne va, se ne va, fino a quando scompare all'orizzonte. Scompare all'orizzonte, e la linea dell'orizzonte non si può valicare, e il pozzo non si può riempire, e uno è solo. IL CRISTIANESIMO è l'inverso: è l'uomo che è solo, lì sul molo, ma aspetta, perchè tutto in lui aspetta; ed ecco sull'orizzonte appare un punto, un punto che viene verso la riva: si ingrandisce, si ingrandisce, si ingrandisce...è una barca, su cui si vede il barcaiolo, si intravvede il barcaiolo. Arriva, arriva, arriva... attracca; e chi era sulla barca abbraccia l'uomo che stava sulla riva. Il CRISTIANESIMO NASCE COSI', come l'uomo che aspetta, che abbraccia l'uomo che arriva. L'uomo che arriva è Dio che si è fatto uomo.