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a tutti!!

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NESSUN luogo è lontano di R. buch

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aquila_reale_voloVola libera e felice, al di la dei compleanni, in un tempo senza fine, nel persempre. Di tanto in tanto noi c'incontreremo - quando ci piacerà - nel bel mezzo dell'unica festa che non può mai finire.
 



richard bach


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Pensieri

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Ho visto un filo d'erba
intralciare il quieto saltellare
di un passerotto
che cercava la felicità
tra le briciole del cortile.
Ho visto: piangere un bimbo
perchè il mondo non era bello,
come lo aveva disegnato.
Ho visto nascere un fiore dal selciato.
Ho visto una vela bianca sul mare.
Ho pensato: come può essere bella la vita
se il mio cuore si accorge
che ogni giorno, ogni cosa, si ricolora!
Signore fa' che ogni giorno
io possa stupirmi
delle cose che mi doni!

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Emily Dickinson

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Avevo un pettirosso cremisi
che molti giorni cantò
ma quando i boschi arrossarono
anch'egli se ne volò.

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Ave Maria di Trilussa

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Quannero regazzino, mamma mia
me diceva" Ricordati, fijolo,
quanno te senti veramente solo,
tu prova a recità 'n Ave Maria.
L'anima tua da sola spicca er volo
e se solleva, come pe' maggia".
Ormai so' vecchio, er tempo s'è volato.
Da un pezzo s'è addormita la vecchietta,
ma quer consijo nun l'ho mai scordato.
Come me sento veramente solo
io prego la Maronna Benedetta
e l'anima mia da sola pija er volo.

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Charles Peguy Lui è qui.

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Egli non aveva affatto bisogno di noi. Ed anche Gesù non aveva che da restare (ben) tranquillo, nel cielo prima di questa parte centrale, assiale, cardiaca della creazione, prima dell'incarnazione, prima della redenzione, prima della sua incarnazione, prima della sua redenzione. Egli era proprio tranquillo nel cielo e non aveva affatto bisogno di noi. Perchè egli è venuto? Perchè è venuto al mondo? Bisogna credere, amico mio, che io ho una certa importanza, io una donna da niente. Bisogna credere che lo scaglionamento del tempo, lo scaglionamento nel tempo aveva una certa importanza. Bisogna credere che l'uomo e la creazione e la destinazione dell'uomo e la vocazione dell'uomo e la salvezza dell'uomo avevano una certa importanza, tutto il mistero, tutti i misteri dell'uomo. Diversamente, contrariamente, era così semplice, e così presto fatto. Era già fatto in anticipo. C'era solo da non creare l'uomo, c'era solo da non creare il mondo. Allora non ci sarebbe stata la decadenza, non ci sarebbe stata la caduta, non ci sarebbero state nè caduta nè redenzione. Non ci sarebbe stata più alcuna storia, non ci sarebbe stata più alcuna seccatura.
Tutto il mondo sarebbe stato a casa propria. Come è possibile che io non sia grande, amico mio, se ho messo fuori posto tante cose, disordinato tante cose, e un (così )gran mondo ? Per aver avviato una storia così tragica. Un Dio, amico mio, Dio si è scomodato, Dio si è sacrificato per me. Ecco il cristianesimo. Ecco il punto di origine. Tutto il resto non è altro che ciò che Tucide, nell'intimità, chiamava bazzecola; in greco: meno di niente.

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pensiero per gli amici - anonimo

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Io penso a te oggi perchè è Natale, e ti auguro tanta felicità.
E domani, perchè sarà il giorno dopo Natale,
ti auguro altrettanta felicità;
e così ogni giorno dell'anno.
Non mi sarà possibile
dirti questo goni giorno,
ma non importa;
il mio pensiero ed il mio augurio
ti giungeranno egualmente.
E ogni volta che incontrerai
la gioia e la felicità,
io pure sarò felice.
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Davanti a Te di Tagore

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Ogni giorno, o Padrone della vita,
starò davanti a Te.
A mani giunte, o Dio della terra,
starò davanti a Te.

Sotto il cielo senza rive,
in silenzio, solitario,
con cuore umile, con le lacrime agli occhi,
starò davanti a Te.

In questo mondo vario,
in riva al mare del lavoro,
in mezzo agli uomini della terra,
starò davanti a Te.

Quando in questo Tuo mondo
il mio lavoro sarà compiuto,
o Re dei re, solo, in silenzio,
starò davanti a Te.

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Grotta della Natività, Betlemme

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NATO E' IL SALVATOR, ALLELUJA!

NATO E' IL SALVATOR, ALLELUJA!

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Giovanni Paolo II, Messa di Mezzanotte, Natale 2004

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"Sei nato in questa Notte, nostro divin Redentore, e per noi, viandanti sui sentieri del tempo, Ti sei fatto cibo di vita eterna.
Ricordati di noi, eterno Figlio di Dio, che nel grembo verginale di Maria Ti sei incarnato!
L'interra umanità, segnata da tante prove e difficoltà, ha bisogno di Te.
Resta con noi, Pane vivo disceso dal Cielo per la nostra salvezza!
Resta con noi per sempre".

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William Congdon, Natività 1960

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In notte placida,per muto sentier,
dai campi dei cieli scese l'Amor;
dell'alme fedeli il Redentor.
Nell'aura è palpito, d'un grande mister;
Del nuovo Israel nato è il Signor,
il Fiore più bello dei nostri fior.
Cantate o popoli gloria all'Altissimo!
L'animo aprite a speranza e amor!

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NATALE a Baghdad da Tracce di dicembre

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La festa, per molti, sarà in casa, non in chiesa. Per evitare di fare da bersagli. E per schivare come si può il pericolo che il Natale diventi un'altra occasione di martirio, una Strage degli Innocenti, anticipata al 25 dicembre.
Mette tristezza a pensarci, ma a Baghdad - come in tante altre parti del mondo - i cristiani vivono così. In croce. Perseguitati. Umiliati. E uccisi come le decine di vittime dell'assalto alla chiesa di Nostra Signora del Soccorso il 31 ottobre. O gli altri che cadono per le violenze di ogni giorno.
Siamo andati a casa loro, perchè è un modo per non lasciarli soli. Per non dimenticare e fare tutto quello che possiamo a cominciare dalla preghiera. Ma il viaggio ha anche un altro motivo: E' che LORO sono NOI. Fratelli nella fede. Ma anche perchè sono testimoni di che cosa sia quello strano fattore dell'esperienza cristiana che non ha fede, nè speranza, nè bellezza, nè bontà o giustizia senza che questo si chiami SACRIFICIO.
Abbiamo parlato con diverse persone e la loro testimonianza intrisa di semplicità ci mostra che il loro sacrificio non è solo la fatica estrema fino al rischio del martirio, ma è proprio la possibilità che ti venga tolta la vita per la fede. E' darla per Cristo. A Cristo.
Alla domanda che spesso si sentono fare, a bruciapelo, da occhi ostili,"sei cristiano?"è come se
consegnassero tutto di sè, letteralmente. Qui, può capitare, per la follia di un Kamikaze di saltare per aria, di fermare la propria vita o quella dei propri cari.
Dare la vita a Cristo. Come Lui ha fatto per noi. Nella croce, sacrificio supremo. Ma prima ancora INCARNANDOSI. Nascendo in una grotta (Lui, Dio!) E donando ogni istante della Sua vita per le nostre vite e per l'opera del Padre "Il sacrificio più grande è dare la propria vita per l'opera di un Altro"
Anche per questo preghiamo per i cristiani di Baghdad. (D.P.)

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NATALE di Giovanni Paolo II

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Natale: ecco la notte della più grande esaltazione
dell'uomo: in essa egli trova
la sua nascita.
La mangiatoia: il primo luogo
dell'incontro tra Dio e gli uomini.

Colui che è nato in tutta la debolezza dell'uomo
è nato per aiutare me, uomo,
ad essere uomo,
per darmi il potere di essere uomo.
Infatti essere pienamente uomo significa
diventare figlio di Dio
poichè il Figlio di Dio è diventato uomo.

"Dio nasce e le potenze tremano.
Il Signore dei cieli è spogliato.
Il fuoco si spegne e lo splendore si adombra.
L'infinito accetta i limiti.
Disprezzato - rivestito di gloria.
Il mortale - il re dei secoli".
Ecco il brano di un canto natalizio polacco,
che contiene una formidabile espressione del mistero
del Dio incarnato.
Mistero che abbraccia i contrasti:
la luce e le tenebre della notte,
l'infinità di Dio
e i limiti umani,
la gloria e l'umiliazione,
l'immortalità e la mortalità,
la divinità e la povertà dell'uomo.
In questo momento avviene qualcosa che
non ha confronti nella storia dell'uomo.

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Maria

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Ti dico grazie Maria,perchè
hai accolto Gesù nell'esultanza e nella gioia
e perchè lo hai accompagnato
ogni momento del suo cammino su questa terra,

fino al Calvario.
Ormai la festa del Natale è vicina
 
ti chiedo Padre
di aprire i nostri cuori
al Tuo Amore
per proclamare, con Maria,
la nostra gioia,
perchè ascoltando il grido dei poveri in spirito,
ha dato a loro un Salvatore.
Ti chiedo ancora di rinforzare
 la mia debole volontà,
 perchè, come Maria,
 possa camminare incontro a Gesù,
 e giungere a contemplare il Suo Volto.

 

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Regali di Bruno Ferrero

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Il postino suonò due volte. Mancavano cinque giorni a Natale. Aveva tra le braccia un grosso pacco avvolto con carta preziosamente disegnata e legato con nastri colorati.
"Avanti", disse una voce dall'interno.Il postino entrò. Era una casa malandata: si trovò in una stanza piena d'ombre e di polvere.
Seduto in una poltrona c'era un vecchio.
"Guardi che stupendo paccone di Natale!", disse allegramente il postino.
"Grazie. Lo metta pure per terra", disse il vecchio con la voce più triste che mai.
Il postino rimase imbambolato con il grosso pacco in mano.
Intuiva benissimo che il pacco era pieno di cose buone e quel vecchio non aveva certo l'aria di spassarsela bene. Allora, perchè era così triste?
"Ma, signore, non dovrebbe fare un po' di festa a questo magnifico regalo?".
"Non posso...Non posso proprio", disse il vecchio con le lacrime agli occhi. E raccontò al postino la storia della figlia che si era sposata nella città vicina ed era diventata ricca. Tutti gli anni gli mandava un pacco, per Natale, con un bigliettino: "Da tua figlia Luisa e marito".
Mai un augurio personale, una visita, un invito: "Vieni a passare il Natale con noi".
"Venga a vedere", aggiunse il vecchio e si alzò stancamente. Il postino lo seguì fino ad uno sgabuzzino. Il vecchio aprì la porta.
"Ma..." fece il postino. Lo sgabuzzino traboccava di regali natalizi. Erano tutti quelli dei Natali precedenti. Intatti, con la loro carta preziosa e i nastri luccicanti.
"Ma non li ha neanche aperti!" esclamò il postino allibito.
"No", disse mestamente il vecchio. "Non c'è amore dentro".

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Rabindranath Tagore

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Dormivo e sognavo
che la vita era soltanto gioia.
mi svegliai e vidi che la vita
è soltanto servizio
servii e capii che il servizio è gioia

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BABUSHKA di Bruno Ferrero

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Babushka aveva la casa più pulita, lavata e meglio tenuta del villaggio. Il giardino era bellissimo, la cucina superba. Dall'alba al tramonto, Babushka era occupata a strofinare, lucidare, riordinare.
Così non vide la stella luminosa che illuminò la notte. Non vide la linea di luci tremolanti che avanzavano verso il villaggio. Non udì il suono delle zampogne e quello delle campane che diventava sempre più forte. Non udì le voci e i sussurri dei suoi compaesani. Ma il bussare alla porta questo non poteva non sentirlo.
"Che c'è" chiese, vide la faccia rugosa di un pastore, con il naso paonazzo per il freddo e i fiocchi di neve nei capelli. "Puoi farci scaldare un po' al tuo fuoco, per favore?" chiese il pastore. Babushka pensò ai suoi pavimenti lucidi, alla sua tranquillità messa a soqquadro, ma li fece entrare. I pastori spalancarono gli occhi alla vista del pane fatto in casa, dei dolci, delle marmellate e delle conserve di Babushka. E lei, che aveva buon cuore, li rifocillò. "Dove andate?" chiese Babushka, mentre li serviva. "Seguiamo la stella. Ci guida verso un neonato re, il più grande che sia mai nato, il re del Cielo e della Terra" rispose un pastore. "Perchè non vieni con noi?" disse un altro pastore. "Gli puoi portare un dono anche tu." "Oh" disse Babushka, "non sono sicura che mi accoglierebbe bene. E quanto al dono..." Fece una pausa. I suoi occhi si riempirono di tristezza. "Ho un canestro pieno di giocattoli". disse tristemente. "Il mio bambino, il mio piccolo re, è morto piccolissimo". "Allora vieni con noi?" chiesero i pastori. "Domani" tagliò corto Babushka "domani". I pastori partirono e Babushka si mise a riordinare e a ripulire. La notte sucessiva passarono altri pastori. "Sei pronta Babushka?". "verrò...verrò domani" gridò Babushka "Vi raggiungerò. Devo ancora pulire, trovare un dono, prepararmi". Lucidava, spolverava e batteva cuscini e tappeti. Così passò un'altra notte. Infine si decise: tirò fuori i giocattoli del suo bambino. Ma, santo cielo, com'erano polverosi! Non erano certo adatti ad un bambino re del Cielo e della Terra: cominciò subito a ripulirli. Lavorò a lungo. Uno ad uno i giocattoli si fecero lucenti, scintillanti. Dopo un altro giorno, finalmente partì. Camminava in fretta, di villaggio in villaggio. Chiedeva se avevano visto i pastori.
"Sì, sì" rispondevano "li abbiamo visti, sono andati di là". Passarono i giorni. Babushka non si fermava mai, nè di notte, nè di giorno. Infine giunse a Betlemme. Chiese del regale bambino a tutti. Solo un albergatore sapeva: "Se vuoi vedere dov'era il bambino" disse rapidamente "devi cercare la stalla che sta sulla collina. Non avevo posto per loro qui. L'albergo era pieno". Babushka fece il sentiero di corsa. Ma quando arrivò vide che la stalla era vuota. Pensate che si sia scoraggiata? Nemmeno per sogno. Si dice che Babushka sia ancora alla ricerca del Bambino Gesù, perchè il tempo non significa niente nella ricerca delle cose vere. Anno dopo anno va di casa in casa chiedendo:"Si trova qui? E' qui il Cristo Bambino?".
In particolare a Natale, quando vede un bambino che dorme e sente parlare di buone azioni, tira fuori un giocattolo dal suo cestino e lo lascia, non si sa mai. Sa bene che ogni bambino, anche se non è Gesù Bambino, è sempre una grande speranza per l'umanità intera. E' un grande regalo di Dio. (Favola russa)

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Lodiamo Maria

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Maria meglio di ogni altra creatura al mondo ha saputo aspettare la nascita del Salvatore dei poveri. Lodiamola imitandola.
Noi ti lodiamo Maria: giovane donna del paese di Nazaret, perchè, nella tua giovinezza hai sperato e atteso la venuta del Salvatore del mondo: ti affidiamo i giovani che vivono con lealtà la vita di ogni giorno, sicuri di incontrare Cristo camminando insieme a Te.
Tu donna servizievole e premurosa che sei corsa in aiuto a Tua cugina Elisabetta: guarda con amore le tante, silenziose persone che, premurose e servizievoli, si mettono al servizio di chi ha bisogno delle loro mani.

 Maria, donna povera, promessa ad un uomo povero, hai saputo attendere la nascita di Gesù tra i più poveri e i più umili, dando a loro la speranza di una ricchezza spirituale: guardando a Te, Maria, tutti i poveri del mondo attendono Gesù, che entrerà nelle loro case e siederà alla loro tavola, spezzando il pane.
Maria, Tu più di ogni altra donna Ti sei fidata di Dio e della Sua Parola: prendi sotto il Tuo manto ogni persona che ama Dio, lo invoca, si fida di Lui, e sa che nella preghiera costante incontrerà Cristo.
Tu che hai scelto di essere la serva del Signore guarda a tutte le persone che consacrano la loro vita al servizio di Dio e dei fratelli,sapendo, nel loro cuore, che Cristo vive in loro.
Maria, Madre gloriosa aiutaci in questo Natale che è alle porte, a preparare il nostro cuore, quale casa accogliente per Gesù che nasce.

 
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la nascita di Gesù di Rainer Maria Rilke

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Se in Te semplicità non fosse, come
t'accadrebbe il miracolo
di questa notte lucente? Quel Dio,
vedi, che sopra i popoli tuonava
si fa mansueto e viene al mondo in Te.
Più grande, forse, lo avevi pensato?
Se mediti grandezza: ogni misura umana
dritto attraversa ed annienta
l'inflessibile fato di Lui. Simili
vie neppure le stelle
hanno. Son grandi, vedi, questi re;
e tesori, i più grandi agli occhi loro,
al Tuo grembo dinanzi essi trascinano.
Tu meravigli forse a tanto dono:
ma fra le pieghe del Tuo panno guarda,
come ogni cosa Egli sorpassi già.
Tutta l'ambra imbarcata dalle terre
più remote, i gioielli aurei, gli aromi
che penetrano i sensi conturbanti;
tutto questo non era che fuggevole
brevità: d'essi, poi, ci si ravvede;
ma è gioia - vedrai -ciò che Egli dà.

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La vera libertà di Gibran

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L'amore è la sola libertà del mondo,
perchè eleva lo spirito a tal punto
che le leggi dell'umanità
e i fenomeni della natura
non ne alterano il corso.
Sei libero davanti al sole del giorno,
sei libero davanti alle stelle della notte;
e sei libero
quando non c'è il sole
nè la luna
nè le stelle.
Sei libero
persino quando chiudi gli occhi
su tutte le cose.
Ma non sei libero della persona che ami,
perchè l'ami,
e non sei libero della persona che ti ama
perchè ti ama.
Date poco se non date voi stessi..
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La bella favola di Gina Lagorio

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Forse c'è nella vita di ognuno un punto fermo, oltre il quale niente è più come prima e tutto si prospetta in una luce diversa. Forse tutti abbiamo un Natale, nella nostra vita, che abbiamo considerato- magari senza rifletterci, d'istinto- come l'ultimo. "L'infanzia è finita": l'abbiamo pensato vergognandoci, perchè ce lo dicevamo essendo magari uomini importanti o madri di famiglia. Io ricordo che pensai proprio così, che era finita l'infanzia, quando mia madre morì. Avevo una figlia anch'io, lavoravo, ma che ci fosse la mamma per me significava ancora questo: c'era qualcuno che mi proteggeva, che mi amava senza giudicarmi..Il Natale è stata l'attesa più importante della mia infanzia di figlia unica, e l'avevo condivisa con lei: aspettavo Gesù Bambino con i rovelli che il desiderio del dono ambito faceva crescere di giorno in giorno se temevo di averla delusa, e preparavo una letterina con una trepidazione senza pari. Poi arrivava la mattina in cui trovavo sotto l'albero la bambola o la culla che avevo lungamente covata nelle vetrine, e partivo con i miei per raggiungere in cascina i fratelli di mio padre e i cugini. Il pranzo nella grande sala riscaldata da un'enorme stufa e con il riflesso delle fiamme del camino guizzante sui muri era un evento epico; montagne di cibi a cui avevano lavorato per giorni le donne di casa, ruscellare di vini, esplodere in risate, coro di voci gioiose. Mio nonno presiedeva alla festa come un patriarca.
Là imparai tante cose della vita domestica contadina che ora, quando lo racconto, alle mie nipoti sembrano quasi leggenda: come si fa il pane, le conserve di pomodoro, le marmellate di frutta. Arrivava di tutto su quella tavola allungata coi cavalletti e ricoperta da una tovaglia bianchissima, tessuta in casa. Il piatto forte era costituito dai ravioli, bolliti in brodo di cappone. E alla fine del pranzo mi si chiedeva, a gran voce, di recitare la poesia di Natale, imparata a scuola, in piedi su di una sedia. E' stato certo quel ricordo così caldo e ricco a farmi curare, più tardi, come meglio potevo i Natali delle mie figlie, anche se dentro di me, dal giorno in cui non ci fu più mia madre, il Natale divenne la "loro" festa; per me, era solo un'occasione di pace domestica. La nostalgia aveva preso il posto dell'attesa. La magia che si respira nelle favole dell'infanzia, non c'era più.
Tanti Natali sono passati, le mie figlie hanno finito per prendere il mio posto nel prepararlo: conoscono negozietti misteriosi come antri di maghi; scoprono oggetti futili che hanno in sè il dono prezioso del sorriso: non dimenticano niente e nessuno.
Se esco in centro nei giorni sotto Natale, il desiderio della fuga è irresistibile, il rigetto della città è prepotente. Tra cento negozi che aspirano a gareggiare con Parigi o New York, mi persuado che il Natale c'è ancora, e tuttavia non c'è più. C'è la buccia del Natale, ma dentro non è rimasto niente di ciò che gli dava senso.
Ora il Natale ha ancora senso se c'è un bambino che aspetta Gesù e i suoi doni.
Il Natale evangelico degli uomini di buona volontà è un dono raro, che può ancora celebrare chi abbia la grazia della fede e una speranza non solo terrena. Come a dire: poichè il Natale vero non c'è più - il Natale dell'amore fra le persone, delle speranzenel domani, della fede nei valori che durano - sogniamo almeno le fughe possibili che un oggetto può suggerire. Il guaio è che mille ritorni al privato non fanno una sola coscienza civile collettiva, anche se, per fortuna, ci sono le individuali assunzioni di responsabilità che tendono, operando, a rendere meno amara la vita degli emarginati: dalla miseria, dalla malattia, dalla storia, dal destino. Una presenza salvifica, che apre sull'orizzonte buio, schegge di luce, e nel soffoco generale immette refoli di umana tolleranza e di misericordia.
E poi e poi... c'èsempre un bambino che amiamo che batte le mani alle luci dell'albero. Perchè non sperare per lui una vita più vivibile in un mondo meno corrotto dall'indifferenza? Restiamogli accanto , le piccole mani nelle nostre grandi provate dagli anni, il suo stupore innocente intatto specchio della nostra esperienza: il Natale è nuovo per lui, a sua misura, di attesa e di memoria. La bella favola continui tra molte malinconie e una speranza irrinunciabile.
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BUONA FESTA DELL'IMMACOLATA A TUTTI!

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MARIA di Luigi Giussani

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PER L'UMILE OBBEDIENZA
DI UNA GIOVANE DONNA
ERA COMINCIATA
LA SALVEZZA DEL MONDO,
IN UN PICCOLISSIMO PAESE,
DENTRO UNA PICCOLA CASA.
MA DA LI'
SENZA ARMI NE' POTERE
SAREBBE STATO VINTO
TUTTO IL POTERE DEL MONDO.


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IL DONO MISTERIOSO di Bruno Ferrero

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Era l'alba a Betlemme. L'ultimo pellegrino se n'era andato e la stella era scomparsa. La Vergine Maria guardava dolcemente il Bambino che si era addormentato. Lentamente, cigolando, si aprì la vecchia porta della stalla. Sembrava spinta da un soffio di vento più che da una mano. Sulla soglia comparve una donna anziana, coperta di stracci. Maria sussultò, come se avesse visto una fata cattiva. Gesù continuava a dormire. L'asino e il bue strappavano bocconi di fieno e paglia da un mucchio che avevano davanti al muso e non degnarono di uno sguardo la nuova venuta.
Maria la seguiva con lo sguardo. Ogni passo della sconosciuta sembrava lungo come dei secoli. La vecchia continuava ad avanzare, finchè fu accanto alla mangiatoia.
Gesù bambino spalancò gli occhi di colpo e Maria si meravigliò vedendo brillare negli occhi del bambino e della donna la medesima luce di speranza.
La vecchia si chinò sul Bambino. Maria trattenne il fiato.
La vecchia frugò nei suoi abiti stracciati, cercando qualcosa. Parve impiegare dei secoli a trovarla. Maria continuava a guardarla con inquietudine. Finalmente, dopo un tempo lunghissimo, la vecchia estrasse dai suoi stracci un oggetto, che rimase però nascosto nella sua mano, e lo affidò al bambino.
Dopo tutti i doni dei pastori  che cosa poteva mai essere quel dono misterioso?
Maria vedeva solo la schiena della vecchia china sulla culla improvvisata di Gesù.
Poi la vecchia si raddrizzò, come se si fosse liberata di un peso infinito che la tirava verso terra.
Le sue spalle si sollevarono, il suo capo si elevò, e quasi toccava il soffitto. il suo viso ritrovò miracolosamente la giovinezza. I suoi capelli ridivennero morbidi e lucenti come seta. Quando si allontanò dalla mangiatoia, per scomparire nell'oscurità da cui era venuta, Maria potè finalmente vedere il dono misterioso.
Nelle piccole mani di Gesù brillava una mela rossa.
Quella donna era Eva, la prima donna, la madre dei viventi, che aveva consegnato al Messia il frutto del primo peccato.
Perchè ora, con Gesù, era nata una Creazione nuova. E tutto poteva ricominciare.

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Nella stalla di Betlem di C. Peguy

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Sotto lo sguardo di quell'asino e quello del bue
il Bambino riposava nella pura luce.
E nel giorno dorato della vecchia capanna
splendeva il suo sguardo incredibilmente nuovo.

Il bambino alzava lo sguardo verso gli occhi enormi
più profondi e più dolci dell'oceano infinito.
Per la prima volta ammirava in questo specchio gigante
la profondità dei mari e il riflesso dei cieli.
........

Immobile il bambino dormiva nel profondo del sonno
stava cominciando il nuovo grande regno
stava iniziando il grande evento
l'insediamento di Dio nel cuore degli uomini.

Stava cominciando quel rinnovamento:
creare il tempo nuovo e la legge nuova.
Stava iniziando una nuova coltivazione:
negli antichi lavori produrre una nuova spiga.

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Non vi era posto per loro nell'albergo di G. Pontiggia

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"Non vuole assistere alla Messa di mezzanotte?" gli chiese la suora avvicinandosi al letto.
"No, la ringrazio" rispose.
"Guardi che possiamo accompagnarla nella cappella - gli aveva preso la mano, con la sua confidenza affettuosa - Lei non si deve neanche alzare".
"No, la ringrazio" ripetè.
"Può seguirla in televisione - insistette lei, sollevandogli, la mano sulla coperta- Insomma, non può perdere la messa anche la notte di Natale".
"Che cosa possiamo fare?" le chiese.
"So io - rispose lei - "Aspetti". Uscì con la sua gonna larga, frusciante. Rientrò poco dopo e gli porse un piccolo volume rilegato in tela rossa:" E' la Bibbia di Gerusalemme, quella concordata. Scommetto che lei non legge la Bibbia da molti anni".
"Sì".
"Quanti anni?".
Lui riflettè:"Cinquant'anni". Aggiunse:"Avevo letto tutto il Vecchio Testamento a trent'anni".
"Ecco, adesso per conforto, si legga i passi degli evangelisti sulla nascita di Gesù. E così santifica il Natale. D'accordo?".
"D'accordo" annuì lui.
Quando lei uscì cominciò a sfogliare quelle pagine di carta india, di colore avorio. Matteo parlava di una casa a
Betlemme, a cui erano arrivati i Magi, ma forse - spiegava il commento - non era quella dove Gesù era nato. Marco non accennava neppure a Betlemme e neanche Giovanni. Solo Luca nominava la mangiatoia in cui era stato deposto Gesù, perchè non vi era posto per loro nell'albergo.
Appoggiò la testa al cuscino e guardò il soffitto. "Non vi era posto per loro nell'albergo". Non diceva che l'albergo era colmo, ma che non vi era posto per loro. Dovevano rimanere fuori della soglia. Chiuse gli occhi. E quando li riaprì, si accorse di aver sognato che non vi era posto neanche per lui nell'albergo.
La suora ritornò e gli chiese: "Ha letto?".
"Sì".
"Come si sente?".
"Meglio - disse - Anche se non c'è posto per me nell'albergo".

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La vecchietta che aspettava Dio

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C'era una volta un'anziana signora che passava in pia preghiera molte ore della sua giornata. Un giorno sentì la voce di Dio che le diceva:" Oggi verrò a farti visita". Figuratevi la gioia e l'orgoglio della vecchietta. Cominciò a pulire e lucidare, impastare e infornare dolci. Poi indossò il vestito più bello e si mise ad aspettare l'arrivo di Dio.
Dopo un po', qualcuno bussò alla porta. La vecchietta corse ad aprire. Ma era solo la sua vicina di casa che le chiedeva in prestito un pizzico di sale. La vecchietta la spinse via: "Per amore di Dio, vattene subito, non ho proprio tempo per queste stupidaggini! Sto aspettando Dio, nella mia casa! Vai via!". E sbattè la porta in faccia alla mortificata vicina.
Qualche tempo dopo, bussarono di nuovo. La vecchietta si guardò allo specchio, si rassettò e corse ad aprire. Ma chi c'era? Un ragazzo infagottato in una giacca troppo larga che vendeva bottoni e saponette da quattro soldi. La vecchietta sbottò:"Io sto aspettando il buon Dio. Non ho proprio tempo. Torna un'altra volta!". E chiuse la porta sul naso del povero ragazzo.
Poco dopo bussarono nuovamente alla porta. La vecchietta aprì e si trovò davanti un vecchio cencioso e male in arnese.
"Un pezzo di pane, gentile signora, anche raffermo...E se potesse lasciarmi riposare un momento qui sugli scalini della sua casa". implorò il povero.
"Ah, no! Lasciatemi in pace! Io sto aspettando Dio! E stia lontano dai miei scalini!" disse la vecchietta stizzita. Il povero se ne partì zoppicando e la vecchietta si dispose di nuovo ad aspettare Dio.
La giornata passò. ora dopo ora. Venne la sera e Dio non si era fatto vedere. La vecchietta era profondamente delusa. Alla fine si decise di andare a letto. Stranamente si addormentò subito e cominciò a sognare.
Le apparve in sogno il buon Dio che le disse:" Oggi per tre volte sono venuto a visitarti, e per tre volte non mi hai ricevuto!".
GESU' CONTINUA A VENIRE QUAGGIU' A VOLTE E' DIFFICILE RICONOSCERLO.
(Bruno Ferrero)
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Cardinale Newman

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Il Beato Newman ci rammenta che, quali uomini e donne creati ad immagine e somiglianza di Dio, siamo stati creati per conoscere la verità, per trovare in essa la nostra definitiva libertà e l'adempimento delle profonde aspirazioni umane. In una parola, siamo stati pensati per conoscere Cristo, che è Lui stesso "la via, la verità, la vita".

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Il Punto Cardinale di Gibran

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Mi dicono che amo la gente,
e alcuni mi rimproverano perchè amo tutti.
Sì, amo tutti gli uomini,
li amo con tutto il cuore,
seza discriminazioni e preferenze,
li amo tutti come se fossero uno solo,
li amo perchè sono lo spirito di Dio;
ma ogni cuore ha il suo speciale Qiblah,
ogni cuore ha il suo punto cardinale
verso il quale si orienta quando è solo.
Ogni cuore ha un eremo nel quale si ritira
quando cerca conforto e sollievo.
Ogni cuore anela a un altro cuore
al quale congiungersi
per gustare la vita nella sua pace
e nelle sue benedizioni,
o per dimenticare, della vita, le pene..

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l'uomo cattivo di C. Chieffo

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Era un uomo cattivo, ma cattivo, cattivo, cattivo,
eppure così cattivo il Signore lo salvò:
quando si alzava la mattina tutto gli dava fastidio
a cominciare dalla luce, perfino il latte col caffè.
Ma un dì si chiese Chi era che gli dava la vita,
un dì si chiese Chi era che gli dava l’amor.
«Chi se ne frega della vita! Chi se ne frega dell’amore!»‚
lui ripeteva queste cose, ma gli faceva male il cuore.
Ed il Signore dal cielo tanti regali gli mandava,
lui li guardava appena, anzi alle volte poi si lamentava.
Ma un dì si chiese Chi era che gli dava la vita,
un dì si chiese Chi era che gli dava l’amor.
Poi un giorno vide un bambino che gli sorrideva,
vide il colore dell’uva e la sua nonna che pregava,
poi vide ch’era cattivo e tutto sporco di nero,
mise una mano sul cuore e pianse quasi tutto un giorno intero.
E Dio lo vide e sorrise, gli tolse quel suo dolore,
poi gli donò ancor più vita, poi gli donò ancor più amor…
Era un uomo cattivo, ma cattivo, cattivo, cattivo,
eppure così cattivo il Signore lo salvò.

Il termine "cattivo" ha qui il significato di "immorale" ma non nel senso solito che usiamo, nel senso più profondo di un inadeguato rapporto con Dio. E tuttociò si vede da come prosegue il canto. Quando si alzava la mattina,  non sentiva il rimorso di qualcosa che era sbagliato, no, E così anche noi, possiamo aver fatto l'incontro cristiano eppure, a volte, tutto ci dà fastidio. Ma questo non ferma il Signore. Noi non ci accorgiamo, ripeto a volte, che siamo incapaci di accogliere la realtà come dono, come regalo. Come sarebbe bello, aprire gli occhi e scoprire che siamo grati al Signore per questo risveglio che ci viene donato. Ma,quello che prevale è il lamento. Questo fastidio, questo lamento, possono diventare l'occasione per capire chi è Cristo e se ciò accade, noi cominciamo ad entrare nella realtà, come l'uomo cattivo che un giorno si chiese chi era che gli dava la vita, che gli dava l'amor. Cominciamo allora a cambiare (ecco la conversione) il nostro esistere di fronte alle cose e iniziamo a vedere le cose che prima non vedevamo: il colore dell'uva, il bambino che gli sorrideva! Quanti bambini avrà visto sorridere, ma non li vedeva! "Allora si mise una mano sul cuore e pianse il giorno intero". E questo è ciò che consente al Signore di darci tutto. "E Dio lo vide e sorrise; gli tolse quel suo dolore, poi gli donò ancor più vita, poi gli donò ancor più amor". La conversione, la coscienza piena di ciò che ci circonda, ecco allora ancora più vita, ancora più Amor. Tra pochi giorni inizia l'Avvento: tempo di attesa, tempo di conversione.


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Tacere di anonimo

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Tacere nell'offesa
è saper conservare le proprie forze.
Tacere nella preghiera

è l'estasi della preghiera.
Quando si ama molto
non lo si sa esprimere.

Tacere nella sofferenza
è adorazione, abbandono cieco di se stessi all'amore.
Tacere nel lavoro

è abitare anticipatamente nei cieli,
perchè
l'unica occupazione dei beati

è di amare in silenzio.
Tacere di se stessi
è sapersi dimenticare.
Tacere nelle contraddizioni,
è umiltà.
Tacere con se stessi,
è vivere in Dio
nella solitudine infinita in cui Egli abita.

 

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Pietro Barcellona: La mia Rivoluzione (Tracce)

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Su Tracce del mese di Ottobre è pubblicata questa "intervista"  che io ritengo interessante. Riporto e riassumo le frasi più interessanti. Per chi non conoscesse Pietro Barcellona dirò che ha 74 anni, sposato con figli, filosofo del diritto, ha insegnato in parecchie università, parlamentare del Pci, membro laico del Csm, assunse altri importanti incarichi, ha lavorato con Occhetto e con Pietro Ingrau.Con la caduta del Muro e poi del Pci, si ammalò e aiutato da don Francesco Vittorino, suo amico dai tempi della scuola, e arrivato alla maturità della sua esistenza, incontrò Cristo.
"Nelle scelte importanti della vita," dice "non contano le teorie, conta l'esperienza, che è l'accadere di una presenza. Improvvisamente ti accorgi che c'è una cosa che prima non c'era. Non mi bastava - dice - indagare il pensiero di Dio per avere un rapporto con Lui. Quello che mi interessa e mi inquieta è la figura concreta di Gesù: un uomo che è Figlio di Dio. Io ora mi chiedo: chi sono, davanti a un TU che mi fa'?. Cristo non è una teoria. E' un'incarnazione. E se è un'incarnazione, non può non essere una presenza. Una presenza Percepita!
La cosa singolare dei Vangeli è che in ogni momento il riferimento è alla concretezza delle situazioni. L'amore di Dio per l'uomo si trasforma: prende la natura umana e ne condivide i sentimenti, i dolori, tuttociò che noi avvertiamo. Nella nascita da donna c'è la sensazione della Sua fisicità, idem per il rapporto che ha con i Suoi compagni di viaggio, condivide le loro esperienze e lo stesso tradimento di Pietro non impedisce a Gesù di confermargli la fiducia e l'amore.
Quando Gesù dice che il Regno di Dio si realizza in noi, dice qualcosa di sconvolgente.
Cristo è una presenza ATTUALE. E' il Verbo che si fa carne nella quotidianità."

Pietro Barcellona ha pubblicato il libro "Incontro con Gesù" Ed. Marietti.

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EHLERS DANLOS (sindrome)

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Di fronte alle cose che non vanno come dovrebbero andare, qualcosa in me dice: "Questa non ci voleva" e il giudizio si ferma lì.
Da tempo Ada aveva dolori in tutto il corpo. Quando aveva18 anni abbiamo interpellato tanti medici, per le sue ginocchia: nessuno trovava qualcosa d' importante. Diceva, uno dei migliori, "ha i legamenti "lassi"" ma tutto finiva lì. Ora, da un anno a questa parte, una dottoressa di Milano, affetta anche lei da questa sindrome, l'ha visitata e abbiamo scoperto che è "Ehlers Danlos" . Una malattia congenita. Rara. Con decorso progressivo. Non curabile se non con analgesici. Non mi sono fatta domande.
Ieri, sempre Ada, ha preso una storta: frattura di un osso del piede, che non so come si chiama. Gesso. Un mese di degenza.
Non sarei onesta, con tutto quello che mi accade, se non vi dicessi che mi sono domandata: "Chi sei Tu, che ti riveli qui, adesso, in questa sofferenza, in questa contrarietà, in questa malattia, in questa situazione che non vorrei?" E' un Tu che mi fai! E' una Presenza che mi viene incontro.
Capisco che devo amare quello che mi accade, ma Signore, questo proprio non ci voleva!

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Madre Tewresa di Calcutta, preghiera

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Signore, quando ho fame
dammi qualcuno che ha bisogno di cibo;
quando ho sete,
mandami qualcuno che ha bisogno di una bevanda;
quando ho freddo,
mandami qualcuno da scaldare;
quando ho un dispiacere,
offrimi qualcuno da consolare;
quando la mia croce diventa pesante,
fammi condividere la croce di un altro;
quando sono povera,
guidami da qualcuno nel bisogno;
quando sono umiliato,
fa' che io abbia qualcuno da lodare;
quando ho bisogno che ci si occupi di me,
mandami qualcuno di cui occuparmi;
quando penso solo a me stessa,
attira la mia attenzione su un'altra persona.

Ecco, una persona risplendente, sovvracarica di amore. La sua umanità ha toccato tutti. Volgendo lo sguardo su Madre Teresa è guardare all'Uomo al quale lei ha donato la vita. Nella Persona di cui lei ha sempre parlato e che è presente oggi fra noi, possiamo trovare la Verità che solo può darci la Sua Libertà.

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La storias di E. Morante

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C'era una SS che per i suoi delitti orrendi un giorno, sul far dell'alba, veniva portata al patibolo. Gli restavano ancora una cinquantina di passi fino al punto dell'esecuzione, che aveva luogo nello stesso cortile del carcere. In questa traversata, l'occhio, per caso, gli  si posò sul muro sbrecciato del cortile, dove era sbocciato uno di quei fiori seminati dal vento, che nascono dove capita e si nutrono, sembrerebbe, d'aria e di calcinaccio. Era un fiorellino, timido, composto da quattro petali e da un paio di pallide foglioline, ma in quella luce nascente la SS ci vide, col suo splendore, tutta la bellezza e la felicità dell'universo e pensò: "Se potessi tornare indietro e fermare il tempo sarei pronto a passare l'intera mia vita nell'adorazione di quel fiorelluccio". Allora, come sdoppiandosi, sentì dentro di sè, la sua propria voce, ma gioiosa, limpida, eppure lontana, venuta da chissà dove, che gli gridava:"In verità ti dico: per questo tuo ultimo pensiero che hai fatto, sul punto della morte, tu sarai salvo dall'inferno". Tutto ciò a raccontarlo ci è voluto un certo intervallo di tempo, ma là ebbe la durata di mezzo secondo. Fra la SS che passava in mezzo alle guardie e il fiore che si affacciava al muro c'era tutt'ora più o meno la stessa distanza iniziale, appena un passo. "No!, gridò fra sè e sè la SS, voltandosi indietro con furia, Non ci ricasco, no, in certi trucchi!", e siccome aveva le due mani impedite, staccò quel fiorellino coi denti, poi lo buttò a terra, lo pestò sotto i piedi e ci sputò sopra".

Questa è la scelta profonda che noi operiamo quotidianamente di fronte alla pioggia o al sole, al padre o alla madre, ai compagni di lavoro. E' il POVERO DI SPIRITO, colui che di fronte alla realtà non ha da difendere nulla.
(Il "Senso religioso" di L. Giussani.

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Il cassetto delle fotografie

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Orta S. Giulio (No). In un mercatino, tanto tempo fa, comprai un souvenir di quelli fatti a palla, in cui, se lo capovolgi, "scende" la neve. Fu l'inizio. Delle collezioni, intendo. Sì, perchè da allora io colleziono un'infinità di cose: souvenir a palla, candele, angioletti, campane, presepini e...fotografie. Nostre.!
Nella libreria, c'è un cassetto. E' il rifugio delle fotografie.
C'è stato un tempo in cui, nel cassetto, non c'era più spazio, nemmeno per uno spillo. Ada, allora, con tanta pazienza, divise le foto, per ogni singolo componente della famiglia, facendone degli album. Ma il cassetto non rimase vuoto. Si iniziò una nuova collezione: quella delle cornici. Ho riempito i tavolini del salone: grandi, piccole, pregiate, antiche e non...insomma: tante!
Ma quel cassetto rimaneva il rifugio preferito!
Quando mi prende la malinconia, allora prendo il cassetto sulle ginocchia e lo rivisito! Com'è volato il tempo!
Ecco la mia mamma giovane: indossa un abito fantasia, che mi piaceva tanto. Lo indossava quando andavamo in corso Buenos Ayres, in un famoso negozietto (famoso per noi) ad acquistare la biancheria per noi figli e per la casa. La mamma diceva:"Nel negozietto, trovi sempre quello che ti serve... e si spende poco!". Lei mi teneva per mano, stretta, il traffico a Milano era, già allora, intenso, e lei non era tranquilla. Io mi sentivo importante, vicino a lei, sempre tanto seria. Non c'erano parole tra noi: ci capivamo.
Ecco papà giovane, con me in braccio! Da come mi guarda capisco il bene che mi voleva!
E questa? E' la mia preferita. Mia sorella Elena e io, imbronciata, perchè il fotografo aveva dato a lei, una bambola e a me, solo un cestino di vimini....Come ricordo quel giorno! Avevo quattro anni, Elena due, e c'era la guerra. Quando stavamo tornando a casa è suonata la "sirena" che avvertiva un bombardamento imminente: dovevamo ripararci in un "rifugio": Quella sera tornammo a casa tardi, ma sani e salvi.
E poi ci sono le foto degli zii, dei cugini,piccoli e grandi, prime comunioni, matrimoni! I miei suoceri, Paolo con i suoi fratelli...e tante degli amici, di alcuni si sono perse le tracce. E poi mille fotografie dei miei figli: come per magia sento risuonare le loro tenere voci e le loro risate...o i loro capricci! Mio cuore sorridi: ci sono tutti e tre.
Questi bellissimi ricordi saranno sempre fermi nel mio cuore. Nessuno può rubarmeli!
Ci sono state giornate felici e giornate tristi, ma sempre vissute intensamente!
Grazie, Signore, per questa vita che mi hai donato! Per il tuo amore che a volte non riconosco. E per tutte le volte che, non fidandomi delle circostanze ti dicevo:"Occupati Tu della mia vita, per favore!"
E Lui c'era. Sempre.

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IL BIMBO di M. QUOIST

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Per un attimo la mamma ha lasciato la corozzina del bimbo
ed io mi sono accostato per incontrare la Santa Trinità
vivente nell'anima pura.
Il bimbo dorme, con le braccia abbandonate nel piccolo lenzuolo ricamato.
Gli occhi chiusi guardano all'interno
ed il petto si solleva dolcemente.
Sembra che la vita mormori: la casa è abitata.

Signore, Tu sei qui.

Ti adoro in questo piccolo che non Ti ha ancora sfigurato.
Aiutami a tornare come lui.
A ritrovare la Tua immagine e la Tua vita, così profondamente
sepolte nel mio cuore.

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L. Giussani "Il rischio educativo"

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dostoevskijDostoevkij diceva "Un uomo colto, un europeo dei nostri giorni può credere proprio, alla divinità del Figlio di Dio, Gesù Cristo?"
Tutto il dramma dell'interrogativo di Dostoevskij sta qua: se questo fattore c'è, se è reale ora. La fede è un atto dell'intelletto, dice il catechismo, è un atto di coscienza che coglie la Presenza di qualcosa che la ragione non saprebbe cogliere, ma che pur si deve affermare, altrimenti si eluderebbe, si eliminerebbe qualcosa che c'è dentro l'esperienza, che l'esperienza "indica", quindi in qualche modo innegabilmente c'è dentro; è inspiegabile, ma c'è dentro. Allora per forza c'è in me una capacità di capire, di conoscere un livello della realtà che è più grande del solito; e son costretto dalla ragione ad ammetterlo: tutto il nucleo dell'intelligenza cristiana è qui.Bisogna capirlo. Non bisogna capire come Cristo è qui; bisogna capire che si è "costretti ad affermare" che c'è qualcosa d'altro qui.
E' una grazia che accade. E' grazia della fede.
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OLTRE IL VELO di GIBRAN

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eh10es


Soltanto ieri, mi vedevo
frammento
tremante senza ritmo
nella sfera della vita.
Oggi so
che sono io la sfera,
e che tutta la vita
in ritmici frammenti
si muove dentro me.
Matrimonio:
dove il desiderio d'amore solleva il velo
e illumina i recessi del cuore,
creando una felicità
che nessun'altra felicità può superare,
se non quella dell'anima
quando abbraccia Dio.
Prima che la mia anima mi parlasse,
l'amore, in me,
era come un filo sottile
teso tra due ganci.
Ma oggi
l'amore è divenuto un'aureola
il cui inizio è la fine
e la cui fine è l'inizio.
Circonda ogni essere
e si estende
lentamente
ad abbracciare tutto ciò che sarà.

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TAGORE poesia

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renoir_pierre_auguste


Afferro le sue mani
e la stringo al mio petto.
Tento di riempire le mie braccia
della sua bellezza,
di depredare con i baci
il suo dolce sorriso,
di bere i suoi bruni sguardi
con i miei occhi.
Ma dov'è?
Chi può spremere l'azzurro del cielo?
Cerco di afferrare la bellezza;
essa mi elude
lasciando soltanto il corpo
nelle mie mani.
Stanco e frustrato mi ritraggo.
Come può il corpo toccare
il fiore che soltanto lo spirito riesce a sfiorare?

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Le Mani del Sacerdote

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sacerdote



Ci sono momenti in cui, anche un Sacerdote, si sente solo o ha bisogno di parole che parlino al suo cuore. Io ho pensato che una piccola rilettura della sua vita, forse, gli possa far ritornare il sorriso. E allora:
" Guarda il palmo delle tue mani e ritorna con la mente al giorno in cui, il tuo Vescovo, le unse e ti mandò in mezzo a noi per servirci. Ricorda come ti affidassi al Signore per quei progetti che avevi per far "camminare" le tue pecorelle!
Che ricchezza di momenti nei quali, nelle tue mani, si è materializzato lo scambio del pane e del vino e, nel "Mistero dello Spirito Santo" ,divenne il Corpo e il Sangue di Gesù!
Ripensa ai bimbi che, le tue mani, hanno battezzato facendoli entrare nella grande Famiglia dei figli di Dio.
Ai fanciulli ai quali, le tue mani, accarezzandoli, hai somministrato la prima Santa Comunione!
E le innumerevoli volte che le hai alzate per perdonare nel Sacramento della Riconciliazione?
Pensa alle giovani speranze d'amore di coloro che hai unito in matrimonio e a coloro che hai unto preparandoli per il viaggio nella vita vera.
Quante volte, al termine della Santa Messa abbiamo ricevuto,  dalle tue mani, la benedizione con l'invito che la vera pace di Cristo ci accompagni nella vita di tutti i gorni!
Guarda spesso le tue mani e ricorda come ci hai nutrito col Pane della Vita; come stringendoci in un abbraccio ci hai dato speranza nei nostri giorni bui,o come semplicemente ci hanno accolto nella nostra Chiesa,
Grazie per il tuo servire devoto e amorevole e grazie per quei momenti in cui abbiamo avuto parte nella tua vita!"

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PREGO di Giuseppe Sacino

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Signore Gesù,
è facile parlare della risurrezione,
specie quando parliamo ad altri
piangenti per la morte di chi si ama.
Le parole non si pagano,
neanche quelle di consolazione.
Anche Tu, invece di parlare,
di fronte alla morte TI sei interrogato
e hai chiesto, gridando: Perchè?
E in silenzio - di fronte al silenzio di Dio
e alla morte dell'amico - hai pianto.
Quel pianto consacra il pianto dell'uomo,
di ogni uomo e il Tuo "perchè?"
sublima i nostri perchè senza immediate risposte.
Ma la risposta c'è
la risposta sei Tu,
morto e risorto.
E per questa certezza benedico
il Padre e benedico Te
nell'amore dello Spirito che grida in noi:
anche tu risorgerai.
Questa è Parola di Dio che non mente,
questa è promessa Tua, pagata con la croce.
Questa è verità che sconvolge giusti e peccatori.
Riempici il cuore,o Dio,
di questa verità dolce e forte
e anche la morte non sarà
altro che il dolce sonno
in attesa della domenica senza tramonto. Amen.

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un incontro prezioso

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abbraccio


Dove sei, o Signore, oggi ho bisogno che Tu mi prenda per mano e mi conduca ad un incontro che aspettavo da tempo. Sono povera e vorrei regalare un'amicizia che sento nel cuore e che mi fa tremare! Accompagnami!
Ora legale. Posso dormire un'ora di più, pensavo! E invece: ore sette sveglia. Guardo fuori: piove. Beh la pioggia mi è sempre piaciuta: la giornata si fa interessante.
Le ore passano veloci. A pranzo tutto bene. Giacomo fa un po' di capricci e Rosalba ha voglia di chiaccherare. Io friggo un po'...vedremo.
Sìiiii!  Amici arrivo! Ho voglia di sorrisi, di strette di mano, di ABBRACCI!
Non mi sono ingannata:i sorrisi erano sinceri ed erano accompagnati da occhi altrettanto sinceri: tutto questo mi ha scaldato il cuore!
L'affetto sincero con cui sono stata accolta lo ricambio con un grande GRAZIE per quello che mi avete trasmesso nel nostro breve incontro. Quella piccola bambina che Peguy chiama Speranza mi è vicina nell'augurio che mi faccio di rivedervi presto!
Grazie o Dio. Da te la vita fluisce e il mondo è! Se Tu non volessi tutto cadrebbe nel nulla. Dove Tu sei, la vita esplode e nulla è più come prima.

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Zaccheo (Prego di G. Sacino)

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Zaccheo


O Dio, amante della vita, tutto è segno di Te,
della Tua sapienza, della Tua bellezza, della Tua bontà.
In tanta divina prodigalità,
in questa luce che mi innonda ogni giorno
o nel fresco della notte,
nel fiore che profuma o nelle stelle che illuminano
c'è la tentazione più forte:
credersi padroni dell'universo e dimenticarsi
di Te il Creatore.
Liberaci da questa follia già tanto diffusa;
follia che, dimenticandoTi,
fa dell'universo la pattumiera dei nostri egoismi.
Ma liberaci di più dalla tentazione di mettere
insieme la fede e il furto;
l'ingiustizia sociale e la preghiera;
Te e la ricchezza.
Non permettere che ci dimentichiamo
che se Tu cerchi tutti i Zaccheo del mondo
e Ti siedi a mensa con loro
per donare perdono e salvezza,
è anche vero che mentre Tu entri,
esce l'ingiustizia e nasce la condivisione con chi non ha
perchè è impossibile accoglierTi nel cuore
e non vederTi nei poveri, vera e vivente icona di Te.
Solo così a Te che ci ami,
potremo dare la gioia di vedere
che anche noi Ti amiamo. Amen.

 

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A Valeria

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Oggi 28 ottobre è il tuo compleanno! In un giorno di sole di alcuni anni fa ho scritto questo:

Tramontava il sole, quella sera.
Caldo era stato il giorno.
Calda la mia pelle ai biondi raggi.
Ombre rossastre le rare nubi padrone del cielo.
Voli di rondini: richiami d'amore.
Il mio sguardo scopriva tutto questo,
ma il mio cuore restava muto.
Fermo, da secoli,
nella Sua croce nera,
un Cristo mutilato
scoprì il mio cuore.
Lacrime rigarono il mio viso
in una muta preghiera.
Una piccola, invisibile, mano
strinse la mia.
Oh, mio piccolo amore,
non te ne andare,
rimani ancora a riscaldarmi il cuore!

Buon compleanno Amore!
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mani

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Mani sulla fronte per trattenere i ricordi
Mani sulla bocca per reprimere emozioni
Mani intrecciate che sciolgono grovigli di pensieri
Mani sulle guance che asciugano lacrime
Mani tese in avanti aspettando un abbraccio
Mani che porgono fiori per strappare un sorriso
Mani che si uniscono in preghiera
Mani che si aprono al perdono
Mani sulla guancia in una fresca carezza
Le mie mani nelle tue per augurarti buona notte
mentre ci scambiamo un tenero bacio.

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IL SORRISO di P. NERUDA

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Toglimi il pane, se vuoi,
toglimi l'aria, ma non togliermi
il tuo sorriso.
Non togliermi la rosa,
la lancia che sgrani,
l'acqua che d'improvviso
scoppia nella tua gioia,
la repentina onda d'argento che ti nasce.
Dura è la mia lotta e torno
con gli occhi stanchi, a volte,
d'aver visto la terra che non cambia,
ma, entrando il tuo sorriso
sale al cielo cercandomi
ed apre per me tutte
le porte della vita.
Amor mio, nell'ora
più oscura sgrana
il tuo sorriso, e se d'improvviso
vedi che il mio sangue macchia
le pietre della strada,
ridi, perchè il tuo riso
sarà per le mie mani
come una spada fresca.
Vicino al cuore, d'autunno,
il tuo riso deve innalzare

la sua cascata di spuma, e in primavera, amore
voglio che il tuo riso come
il fiore che attendevo, il fiore azzurro, la rosa
della mia patria sonora.
Riditela della notte, del giorno, della luna,
riditela delle strade, contorte dell'isola,
riditela di questo rozzo
ragazzo che ti ama,
ma quando apro gli occhi
e quando li richiudo,
quando tornano i miei passi,
negami il pane, l'aria,
la luce, la primavera,
ma il tuo sorriso mai,
perchè io ne morirei.

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COME IL PROFUMO CHE SALE DAI FIORI di Gibran

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Chi di voi non avverte
che la sua potenza d'amore
è senza limiti?
Se il nostro Dio ha donato alla terra
l'arte di essere nido al seme
in apparenza morto,
perchè non dovrebbe donare al cuore dell'uomo
il potere di infondere la vita
in un altro cuore in apparenza morto?
Non è forse il tempo, come l'amore,
indiviso e infinito?
Qualsiasi cosa l'anima
desideri ardentemente,
lo spirito
la raggiungerà.
La tua verità incontrerà la mia
nel mondo che verrà:
ecco, si fondono l'una con l'altra
come il profumo che sale dai fiori,
diventano una sola
che in sè tutto comprende,
immortale nell'immortalità
di amore e di bellezza.
L'Infinito non conserva che amore
perchè solo l'amore è a Sua immagine.

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incontro in ascensore

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E' lunedì pomeriggio. Sono in centro. Voglio vedere se alla UPIM trovo un golfino per me. Prendo l'ascensore che mi porta al primo piano. Entra, con me, una nonna con una bimba sul passeggino. Le sorrido, le faccio una carezza e le chiedo come si chiama. Risponde la nonna. La bambina non sente, è da due anni condannata sulla sedia a rotelle e ha un'aspettativa di vita di circa sei mesi. Due parole, un attimo, una vita. Mi vengono in mente i miei nipotini, specialmente Giacomo che ha tre anni. E' bello, vivace, sempre in movimento. Solo un piano e siamo già arrivati. La nonna saluta: io  rimango muta nell'ascensore. Mi viene da piangere. Neanche il tempo di chiedere il nome della bambina. Rientro a casa e la giornata trascorre veloce. Fino a sera. Quando il ricordo di quell'incontro non mi fa dormire. Penso ai genitori di quella bambina, ai suoi parenti. "Carità, dono commosso di sè" disse una volta Giussani. Non è uno slogan. E' il modo con cui affrontare la vita. Quando non fa sconti. E sei lì, con quell'angelo misterioso, che ogni giorno ti guarda. E ti chiede:"Ma tu, dove poni la tua speranza?"

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