L'ebreo errante, la leggenda.

lunedì 16 gennaio 2017

L'immagine è una xilografia popolare su carta, colorata a mano è stata pubblicata dall'editore fiammingo P. J. Brepols agli inizi del XIX secolo.


L'ebreo errante di Eugène Sue
Riccardo Calimani . Egli apre così la sua opera: "Ebreo [...] la parola, nella Bibbia, è legata a 'avar, che significa passare. Ebreo quindi è colui che passa, che erra […]." Poco dopo lo studioso si rifà alla leggenda ormai diffusissima, riportata da Sue stesso, sulla quale, si può dire, poggia tutto il suo romanzo: l'umile ciabattino (al quale Sue affianca Erodiade) costretto/i a errare continuamente senza un minuto di pausa.


Questo episodio (di cui esistono svariate versioni più o meno simili) fu conservato nella tradizione orale per centinaia d'anni e solo intorno al VII secolo i monaci cistercensi lo fissarono sulla carta. In questa prima versione l'Ebreo errante [espressione coniata dai francesi mentre in Germania verrà detto l'eterno ebreo] torna ogni cento anni nel luogo dell'incontro con Gesù, ma non lo trova ed allora riprende ad errare in attesa di una condizione di riscatto [...]. Fu il Romanticismo a trasformare questa figura dell'ebreo errante in un simbolo: dapprima simbolo del ribelle contro la tirannia, poi dell'umanità sofferente, del peccatore che cerca la redenzione.

A proposito del ciabattino, Sue adotta la versione dell'uomo con rughe profonde come cicatrici. "[...] des sillons profonds qui lui barraient le visage comme autant des cicatrices.". Mentre prima si legge: "Nel colloquio drammatico tra lui e il Cristo la formulazione della condanna risulta collettiva e non più individuale con il passaggio del "tu" tradizionale al "vous" plurale.
Per dirla sempre con Calimani: "Greci e Romani, Assiri-Babilonesi e Persiani, popoli antichi di grande civiltà e potenza, imperi ricchi e potenti non esistono più: solo il piccolo e tenace popolo della Bibbia, vera e propria patria portatile, è riuscito a superare tante tempeste e tante trasformazioni. 
Come è stato possibile tutto ciò?". E per rispondere a questa domanda ripercorre puntigliosamente e puntualmente la storia di questo popolo come minimo singolare. "Nel celebre romanzo di Eugène Sue, Le juif errant (pubblicato tre anni prima del Manifesto di Marx) l'ebreo è il campione degli oppressi e della classe lavoratrice. L'opera di Sue ebbe tale popolarità e diffusione che molti conoscono la leggenda solo in questa versione."
E infine un altro brevissimo cenno sull' Autore.
Sue Marie-Joseph, detto Eugène [...] in crisi finanziaria lasciò Parigi ed iniziò la serie di romanzi a sfondo sociale e umanitario che, pubblicati a puntate e seguiti da un vasto pubblico, gli procurarono enorme successo. Tra i suoi numerosissimi romanzi in cui il verismo non senza efficacia scade a volte nella ricerca superficiale dell'effetto, i più celebri rimangono Les mystères de Paris (I misteri di Parigi, 1842-43); Le juif errant (L'ebreo errante, 1844-45); Les sept péchés capitaux (I sette peccati capitali, 1847-49).
Per L'ebreo errante il messaggio è questo:" L'amore vince (quasi) ogni ostacolo".


( riferimento a:Celeste Chiappani Loda, "Da cosa nasce cosa. L'ebreo errante di Eugène Sue", Morfoedro, portale d'arte e di cultura, http://www.morfoedro.it/doc.php?n=1654&lang=it (pagina consultata in data 2017-01-16 19:12:15 GMT)





Come sopra accennato della leggenda esistono varie versioni, più o meno identiche, (dipendenti dall'area di diffusione) si fonda su di un episodio pseudo-evangelico che
ha avuto numerose elaborazioni in tutte le letterature europee, narra di un ebreo che schernì Gesù sulla via del Calvario e per castigo fu condannato a errare senza tregua sino alla fine del mondo, con poco denaro per vivere.
I poeti moderni si impadronirono di questa figura leggendaria, a cominciare da W. Goethe, che in un frammento poetico del 1774 evoca un ebreo di nome Aasvero spettatore insolente della sofferenza del Cristo.
La leggenda dell'«ebreo errante» racconta che Gesù, dirigendosi con la croce sulle spalle verso il Calvario, sofferente e senza fiato, si fermò davanti al negozio di un ciabattino ebreo.
Questi si affacciò sulla porta e gli disse:
«Muoviti, vai più in fretta» e gli diede dei colpi di bastone sulla schiena.
Gesù gli rispose: «Me ne vado, ma tu camminerai fino al giorno del mio ritorno».
Si vuole che da allora "l'ebreo errante" sia maledetto da Dio e condannato a vivere senza riposo fino alla fine dei tempi.

Riapparendo di città in città, divenne una vera e propria ossessione dell'occidente cristiano, nei paesi di lingua tedesca spesso lo si chiamava "der Ewige Jude", "l'ebreo eterno" poi preso di mira dalla propaganda del Terzo Reich.

 

"Il gran portamento della croce" di Martin Schongauer, con un personaggio che si appoggia a un bastone da camminatore e che può essere interpretata come una raffigurazione dell'ebreo errante, fino a "L'ebreo errante" dipinto nel 1983 a New York da Michael Sgan-Cohen.






Fortemente presente nella rassegna delle varie immagini è Gustave Doré, popolarissimo artista e caricaturista del pieno ‘800: nella serie delle sue opere - in parte per il "Journal pour rire" - i tratti cupi e la forza della tragedia che trascina per il mondo l'ebreo eterno si intravvedono tutti, nelle Dodici incisioni.




Quanto al "Juif errant" di Marc Chagall, degli anni '20 e proveniente dal Petit Palais di Ginevra, con la bisaccia in spalla e il volto irrigidito in una accettazione rassegnata, esprime tutto il peso di una maledizione eterna.






Esiste anche una versione cinematografica.

"Matteo, ricco ebreo egoista e nazionalista, rifiuta di aiutare Gesù Cristo perché lo ritiene responsabile della mancata rivoluzione nei confronti del giogo romano.
Per questo viene quindi condannato a vagare perennemente nei secoli e gli viene negato ogni tipo di riposo, compreso quello della tomba.
Il suo sacrificio nei campi di sterminio nazisti lo assolverà dal peccato commesso nell'antichità.



Regia e sceneggiatura di Alessandrini Goffredo


Riflessione sulla paura.

domenica 15 gennaio 2017


 
Il nostro cuore non si è perduto,
i nostri passi non hanno smarrito la sua strada.
Nè l'angoscia,nè il dolore,la paura e la spada...
Mai il tuo sguardo fuggirò la tua casa lascerò.
Della morte,della vita, del presente, del futuro la tua gente non ha paura,
la tua rocca sta sicura.
Col mio canto,la mia gioia, con l'amore e le parole la tua gloria loderò,
la tua forza griderò.

Mi piace ripensare a questo canto quando la sera si riempie di ombre. 
La paura è parte del cuore dell’uomo. Mentre nella Bibbia la stessa parola conforta e incalza, ripetendo infinite volte "non temere" 
Ricordo le prime parole di Giovanni Paolo II, appena eletto Papa, ci salutò con "Non abbiate paura: aprite il cuore a Cristo!" Non abbiate paura! 
Perchè la paura non è tanto assenza di coraggio quanto “una mancanza di fiducia”. 
Se penso di avere paura di Dio è perché nel silenzio a volte nasce un’immagine sbagliata di Lui, come Adamo ed Eva che credono in “un Dio che toglie e non in un Dio che dona.
E' la stessa paura che mi fa dimenticare il dono grande che è Gesù in cui  trovo il destino di tutte le cose.
Qualcuno ha scritto che:"Il primo di tutti i peccati è un peccato contro la fede. E dall’immagine sbagliata di Dio nasce la paura delle paure: dal volto di un Dio temibile discende il cuore impaurito di Adamo.
Molte volte la Chiesa ci parla di una una fede impastata di paura; colpa/castigo, anziché di amore, fioritura e pienezza. La paura è nata in Adamo perché non ha saputo neppure immaginare la misericordia e il suo frutto che è la gioia.
La paura produce un cristianesimo triste, ci fa conoscere un Dio senza gioia. Bisogna liberare tante persone dalla paura che riempie il loro cuore : la paura dell’altro, la paura dello straniero. Dobbiamo dimenticare l’ostilità, che può essere anche istintiva, e guardare all’ospitalità.
E' chiaro nel mio cuore che Gesù è venuto a riempire il mondo e tutti noi, di luce, di sole.
C’è a volte in me, la paura della "tempesta" che è poi la paura del manifestarsi della vita quando mi sento sola e “Dio sembra dormire” mentre  vorrei  che intervenisse subito”. E Lui interviene,perchè è lì, accanto a me e mi sostiene proprio quando non riesco ad affrontare le faticose tempeste.
Debbo ricordare in quei momenti, che la vita si attua dentro il sacrificio, anche se poi la fede in Lui mi aiuta a pensare e a vivere in un modo lieto e non più banale. 
Mi piace spesso ricordare questa frase di Bonhoeffer: Dio non salva dalla sofferenza ma nella sofferenza, non protegge dal dolore ma nel dolore, non salva dalla croce, ma nella croce (…) Dio non porta la soluzione dei nostri problemi, porta se stesso e dandoci se stesso ci dà tutto."
Ogni giorno, nella preghiera come nella Messa, io attingo più vigore. Riascoltando o rileggendo la Parola di Dio mi accorgo di infiniti divini suggerimenti e la vita diventa più umana, il cuore ospita quel Dio che scaccia la paura e che si  rivela familiare per tutta la vita.
Perchè Dio che ha iniziato quest'opera buona in me, non mi abbandona più. 

Mio Dio aiutami a parlare sempre di Te a chi incontro, e mentre dispiego la Tua vita ascoltami perchè io so che mi sei accanto.

"Nel primo chiarore del giorno,vestite di luce e silenzio,le cose si destan dal buio,com'era al principio del mondo."



L'immagine può contenere: una o più persone, cielo, spazio all'aperto e natura

Ho letto questa storia:
Omar Suleiman · 12 gennaio ·
Her name is Shehed. She turns 8 next week and has the exact same birthday as my daughter who is turning 7. She has only faint memories of her father who was killed 5 years ago. She can see Syria from her tent but doesn't remember what it was like living there. She proudly recites Surah Al Fatiha but can't read otherwise. She doesn't have access to pretty princess dresses or toys. Her clothes have ... Altro...
Il suo nome è shehed. Lei compie 8 anni la prossima settimana proprio nello stesso giorno di mia figlia che ne compie 7.
Ha solo deboli ricordi di suo padre che e ' STATO UCCISO 5 anni fa. Lei può vedere la Siria dalla sua tenda ma non si ricorda com'era vivere li '. Orgogliosamente recita la sura al-Fatiha ma non riesce a leggere il contrario. Lei non possiede la bella principessa, non ha bei vestiti o giocattoli. I suoi vestiti hanno dei buchi, i suoi denti sono in degrado, e la sua tosse è profonda. Ma e 'una dei bambini piu' belli che io abbia mai conosciuto. Lei è dolce e sorridente e buona nonostante la crudeltà che ha affrontato. Ha ' ancora il sogno di un futuro brillante come gli altri bambini. Le sue ultime parole per me, dopo un lasso di tempo così breve, sono state " portami con te."
La cosa più difficile al mondo di visitare questi luoghi è salutare. Parti per ritornare nella comodità di casa tua mentre continuo a chiedermi se l'hanno mai avuto uno di nuovo. Quando il sole tramonta e si ritirano nelle loro tende per cercare di proteggersi dal freddo e dal gelo, Io torno nel furgone e ritorno al mio comodo letto che mi aspetta. Io vivo per parlare delle mie esperienze di un paio di giorni, mentre loro rimangono persone senza voce e nessuno apre il cuore per sentire delle loro tragiche storie di vita. Ti fa male sapere che non puoi salvarli tutti.
Piangere per loro. Sorridere a loro.
Essere la loro voce. Raccontare le loro storie.
FARE CIO 'che e' nelle mie capacità. E invitare gli altri a fare qualcosa, perchè è anche compito di tutti aiutare.



Il nostro cuore… 

Lettera di Papa Francesco ad un amico.

venerdì 13 gennaio 2017

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Mi fa bene al cuore e mi consola tanto sapere che da più di duecento Santuari Mariani in Italia e nel mondo, tante persone hanno intrapreso il cammino della misericordia nello spirito della condivisione con i  bisognosi.
I poveri infatti ci rammentano l'essenziale della vita cristiana.
Sant'Agostino insegna:
"Ci sono alcuni che più facilmente distribuiscono tutti i loro beni ai poveri, piuttosto che loro stessi divenire poveri in Dio."
Questa povertà è necessaria perchè descrive ciò che abbiamo veramente nel cuore: il bisogno di Lui.
Perciò andiamo dai poveri, non perchè sappiamo già che il povero è Gesù, ma per tornare a scoprire che quel povero è Gesù.
Sant'Ignazio di Loyola a sua volta aggiunge che "la povertà è madre e muro.
La povertà genera, è madre, genera vita spirituale, vita di santità, vita apostolica. Ed è muro: difende.
Quanti disastri ecclesiali sono cominciati per mancanza di povertà".

In un mondo lacerato dalla logica del profitto che produce nuove povertà e genera la cultura dello scarto, non desisto dall'invocare la grazia di una Chiesa povera per i poveri.
Non è un programma liberale, ma un programma radicale perchè significa un ritorno alle radici.
Il riandare alle origini non è un ripiegamento sul passato, ma è forza per un inizio coraggioso rivolto al domani.
E' la rivoluzione della tenerezza e dell'amore.
Testimoniate con coraggio l'autenticità della vita cristiana.
A tutti e a ciascuno invio di cuore la benedizione del Signore.
Per favore non dimenticate di continuare a pregare per me.
Francesco

Santo Padre, piccola come sono, prendo un po' di coraggio e umilmente Le confermo che   le parole da Lei inviate ad un gruppo di amici, sono perfette per indicare a me e a chi le leggerà su questo blog,, dove debbo e dobbiamo guardare per poter continuare il cammino, in modo da testimoniare con coraggio l'autenticità della vita cristiana.

Prego sempre per Lei. Prego anche per tutti coloro che disperatamente cercano Cristo come il fratello, nella certezza di trovare l'amore che rende sereno il cuore.
Chiediamo a Maria santissima di renderci aperti come ha fatto lei alla sorpresa con cui il Mistero ci visita oggi. Buona giornata!


Le mie Ninne nanne

mercoledì 11 gennaio 2017

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Quando mi sono svegliata, questa mattina, nella mia mente risuonavano le note della mia ninna nanna preferita: "Mille cherubini in coro". 

Avevo appuntamento col dentista per l'igiene orale (uffa!) e mentre la signora tecnico, lavorava, pensavo a quella bellissima musica. Avevo però un'amnesia. La ninna nanna tradizionale, quella cioè che cantavo più spesso, era un'altra e, a lavoro finito, mi è ritornata in mente. Era quella di Mozart. Le parole non sono proprio quelle che ora "spikkano" i bimbi del piccolo coro.Io cantavo... (insomma si fa per dire) queste: "dormi, dormi, tesor, fai la nanna con me...., gli angioletti dal Ciel canteranno per te .....e vedrai che la nanna... verrà." Poi non me la ricordo più.

Mentre ripassavo le parole sulle note ho visto tutti insieme gli occhi dei bambini travolti da tutte le guerre del mondo ai bimbi che vivono ad Aleppo, in Siria, prigionieri e usati come scudi umani; agli occhi dei piccoli migranti che in troppi affogano nel "mare nostro" gelato; agli occhi dei piccoli africani: occhi grandi, immensi resi così dalla fame e ho sognato, purtroppo posso solo sognare, che anche per loro la notte diventi serena, dolce e che le braccia della loro mamma, finalmente nella sua vera e tranquilla casa,canti, nella loro lingua, una nenia dolce che faccia chiudere gli occhi e sognare un mattino di pace con tanto pane bianco per colazione.

I miei bambini, i nostri figli, sono stati fortunati....!


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Un po' di fiorellini per cambiare discorso , per scrivervi due ninne nanne tremende: e, sentendole  i bambini chiuderanno immediatamente gli occhi...non conosco la musica delle stesse, certo che come ninne nanne sono proprio OK!

Ninna la nonna (Molise)
ninna la nonna, ninna la nonna, addormiti mammà, cà si no ti mazzai1.
!Ninna la nonna, ninna la nonna,
addormiti mammà ca si no ti mazzai.
Ninna la cianna, ninna la paia
addormiti ca la mamma ti mazzaia.
Ninna la nonna
ninna la nonna
addormiti lu citile mje,
ca si no la mamma tila ti mena,
Lu citile mje fatti lu suonne ca si pirdute,
si ti l'ì pirdute, vattile truvenne,
a li chianure di San Giuvanne.
Ninnalanella,
lu citile mje
ha pirdute lu suonne. (chissà come mai!!!)

Traduzione: ninna nanna, ninna nanna, dormi per la mamma, altrimenti ti ammazzano./ Ninna la culla, ninna la paglia, dormi altrimenti la mamma ti picchia./ Ninna nanna, ninna nanna, dormi bambino mio/ altrimenti la mamma ti batte./Bambino mio fai il sonno che hai perduto,/e se l'hai perduto, vallo a trovare/ nella piana di San Giovanni.//Il bambino mio ha perso il sonno.


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Fà la ninna ninnarella (Abruzzo)

Fa' la ninna ninnarella, 
ninnarella bella bè.
A stu fijie, Madonna mè,
fajie sunnà
lu paradise 'nghe tutte l'angelille attorne.
Sonne 'ngannatore,
fà dormì 'stu fihie mè.
A 'sto fijie fa' lu segne de la croce. 
E pozza crescere forte e belle
e virtuose.

Qui non c'è bisogno di traduzione ed è proprio carina.
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Queste, due ultime ninna nanne le ho copiate dal libro che Cristiana (Cicci) mia nipote, in attesa della laurea, ha raccolto e fatto stampare. Il libro s'intitola "Il grande libro delle filastrocche di Cristiana Giordano"
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La mia strada

lunedì 9 gennaio 2017



Nessun testo alternativo automatico disponibile.


Fa freddo. Vorrei camminare, a piedi, guardandomi intorno per riscoprire la musica nella creazione: d'inverno, nelle basse nuvole grigie, senza  musica nelle orecchie, ascolto quella che c'è nell'aria e così scopro che i pensieri  scorrono liberamente nell'anima.

Chi ha detto:
"Tutte le strade sono uguali; non portano da nessuna parte. Sono le strade che passano attraverso la boscaglia o che vanno nella boscaglia. Nella mia vita posso dire di aver percorso strade lunghe, molto lunghe, ma io non sono da nessuna parte."

Immagino di eseguire un passo dopo l'altro:  questa strada avrà un cuore? Se lo ha è una strada buona.La prenderò. 

"Entrambe le strade non portano da nessuna parte: ma una ha un cuore e l'altra no. Una porta a un viaggio lieto; finché la segui sei una sola cosa con essa. L'altra ti farà maledire la tua vita. Una ti rende forte; l'altra ti indebolisce."



 Qualcuno ha interrotto il concerto d'inverno. E' finita la musica. 
Ci vuole più silenzio, mi dico mentre sento le macchine sfrecciare; ho bisogno di un  silenzio  più lungo per continuare a camminare.

"Questa musica è silenzio”. ha detto qualcuno! I suoni sono creati  per circondare il silenzio!.. 
Allora ho  chiesto. “Che cosa debbo fare durante il silenzio?”. 
“Tu non fare niente. Tu stai in attesa, Dio lo fa”.



Poi però accade che, continuando a camminare sul questo sentiero che sento mio, ritorno a sentire il contatto delle scarpe sul selciato e i pensieri e la musica, riprendono a scorrere con tutte le loro sfumature.

C'è la gioia di vivere e l'angoscia del domani: si tengono per mano, inseparabili.
Stanno insieme: speranza e paura, delusione e disincanto, allegria e tristezza. Stanno davvero insieme, convivono; ed è  impossibile cacciar via l'uno o l'altra.

La mia strada è fatta di affetti. Camminando porto con me tutte le persone che amo, partite o no. Sono più felice, più ricca di vita. Qui e ora.


Sandro Bertoccioni ha scritto:

« Non è importante quanto si vive (le farfalle vivono un solo giorno, che importanza può avere se muoiono alle 4 o alle 6 del pomeriggio) è importante come si vive... se si è amato, se siamo stati amati, se amiamo... se le ali della vita sono state variopinte, intense… in modo che rimangano per sempre »(Dall'altra parte)


Sono sicura che la mia strada, la strada in cui sto camminando lentamente è quella stretta, quella che ha un cuore.


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- Dottore: quando posso togliere il busto, così da poter camminare senza sofferenza?-
-  Ancora tre mesi, signora, poi vedremo. Mi raccomando lo tolga solo se è distesa!
- Grazie Dottore, allora ci vedremo a marzo?
- Sì. 
- Arrivederci dottore! Posso sognare di camminare allora?
- Va bene.


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Epifania del Signore

venerdì 6 gennaio 2017



L'immagine può contenere: cielo, nuvola e spazio all'aperto




+ Dal Vangelo secondo Matteo

Nato Gesù a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode, ecco, alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo». All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i capi dei sacerdoti e gli scribi del popolo, si informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Cristo. Gli risposero: «A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta: “E tu, Betlemme, terra di Giuda, non sei davvero l’ultima delle città principali di Giuda: da te infatti uscirà un capo che sarà il pastore del mio popolo, Israele”».
Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme dicendo: «Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo».
Udito il re, essi partirono. Ed ecco, la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, provarono una gioia grandissima. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, si prostrarono e lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese.

Parola del Signore


"Magi voi siete i santi più nostri, naufra­ghi sempre in questo infinito, eppure sempre a ten­tare, a chiedere, a fissare gli a­bissi del cielo fino a bruciar­si gli occhi del cuore" (Turol­do).
Messaggi di speranza oggi: c'è un Dio dei lontani, dei cammini, dei cieli aperti, del­le dune infinite, e tutti han­no la loro strada. C'è un Dio che ti fa respirare, che sta in una casa e non nel tempio, in Betlemme la piccola, non in Gerusalemme la grande. E gli Erodi possono opporsi al­la verità, rallentarne la diffu­sione, ma mai bloccarla, es­sa vincerà comunque. 
Anche se è debole come un bambi­no.
Proviamo a percorrere il cammino dei Magi come se fosse una cronaca dell'ani­ma.
Il primo passo è in Isaia: «Alza il capo e guarda». 

Sa­per uscire dagli schemi, sa­per correre dietro a un sogno, a una intuizione del cuore, guardando oltre.
Il secondo passo: camminare. 

Per incontrare il Signore oc­corre viaggiare, con l'intelli­genza e con il cuore. 
Occor­re cercare, di libro in libro, ma soprattutto di persona in persona. 
Allora siamo vivi.
Il terzo passo: cercare insie­me. 

I Magi (non «tre» ma «al­cuni» secondo il Vangelo) so­no un piccolo gruppo che guarda nella stessa direzio­ne, fissano il cielo e gli occhi delle creature, attenti alle stelle e attenti l'uno all'altro.
Il quarto passo: non temere gli errori. 

Il cammino dei Ma­gi è pieno di sbagli: arrivano nella città sbagliata; parlano del bambino con l'uccisore di bambini; perdono la stel­la, cercano un re e trovano un bimbo, non in trono ma fra le braccia della madre.
Eppure non si arrendono ai loro errori, hanno l'infinita pazienza di ricominciare, finché al vedere la stella pro­varono una grandissima gioia. 

Dio seduce sempre perché parla la lingua della gioia.
Entrati in casa videro il Bam­bino e sua Madre... 

Non solo Dio è come noi, non solo è con noi, ma è piccolo fra noi. 
"Informatevi con cura del Bambino e fatemelo sapere perché venga anch'io ad a­dorarlo." 
Quel re, quell'Erode, uccisore di sogni ancora in fasce, è dentro di noi: è il ci­nismo, il disprezzo che distrugge i sogni del cuore.
Ma io vorrei riscattare le sue parole e ripeterle all'amico, al poeta, allo scienziato, al lavoratore, a ciascuno: hai trovato il Bam­bino?
Cerca ancora, accura­tamente, nei libri, nell'arte, nella storia, nel cuore delle cose; cerca nel Vangelo, nel­la stella e nella Parola, cerca nelle persone e in fondo al­la speranza; cerca con cura, fissando gli abissi del cielo e del cuore, e poi fammelo sa­pere perché venga anch'io ad adorarlo.


Sono venuta, Signore, con i miei piccoli doni e con tutta la fierezza dell'amore, a far proteggere i miei sogni da tutti gli Erodi della storia e del cuore.

domande

mercoledì 4 gennaio 2017





"Forse un mattino andando in un’aria di vetro,
arida, rivolgendomi, vedrò compirsi il miracolo:
il nulla alle mie spalle, il vuoto dietro
di me, con un terrore di ubriaco.

Poi come s’uno schermo, s’accamperanno di gitto
Alberi case colli per l’inganno consueto.
Ma sarà troppo tardi; ed io me n’andrò zitto
Tra gli uomini che non si voltano, col mio segreto.(Eugenio Montale)"


Don Giussani tuonava a Montale: "Ma anche tu, Montale, sbagli!

 Se le cose "sono" non possono essere spiegate col non-esserci; non puoi dire "Il vuoto dietro me, il nulla alle mie spalle", se queste cose "ci sono" se ci sono non possono essere nulla. Se la realtà "è", è un "è" che spiega! "


Ultimamente per una serie di ragioni accadutemi m'interrogo sullo svolgersi della mia vita.

" Se ci sono non possono essere "nulla" 
Non posso pensare alla vita se non come ad un cammino, faticoso e non privo di domande, con mille perchè e con una sola certezza quella di essere accompagnata: tenuta per mano. 

Abbracciata anche se il calore dell'abbraccio non lo percepisco.

La sera, prima di cenare, debbo ascoltare una voce cara. 
A quella voce vorrei regalare delle certezze che non so dare, perchè "lei" non vuole che io chieda,
non vuole che io risponda alle domande che canta la sua voce,anche non racconta,
che canta il suo sguardo smarrito anche se non lo vedo ma che conosco.

"Come si fa a vivere?".

Ritrovando e riabbracciando la vita ora, in un momento così incerto, così faticoso per un cuore che palpita, intuendo e riscoprendo che la realtà esiste ed è donata.

La Realtà è UNO che ci vuole bene, Nena, cara sorellina mia,  è con 
Lui che abbiamo bisogno di stare sempre, ma sempre ed è a Lui che dobbiamo chiedere con forza di aiutarci a percorrere questa strada piena delle domande del vivere.