Il mio Friuli lontano

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Poesia di David Maria Turoldo
Ti sento, Verbo, risuonare dalle punte dei rami
dagli aghi dei pini dall'assordante
silenzio della grande pineta
- cattedrale che più ami - 
appena velata di nebbia come da diffusa nube d'incenso il tempio. 
Subito muore il rumore dei passi
come sordi rintocchi:segni di vita o di morte?
Non è tutto un vivere e 
insieme un morire? Ciò che più conta
non è questo, non è questo:
conta solo che siamo eterni,
che dureremo, che sopravviveremo… 

Non so come, non so dove, 
ma tutto perdurerà: di vita in vita
e ancora da morte a vita come onde sulle balze 
di un fiume senza fine. 
Morte necessaria come la vita,
morte come interstizio tra le vocali e le consonanti del Verbo,
morte, impulso a sempre nuove forme.




Eccola la "Nonna Pierina"
La bimba che ha in braccio e che mi assomiglia è mia cugina Fulvia. Io non ho altre fotografie di lei.

Seppi di avere una nonna nell'agosto del '44, quando la mamma, da Conegliano Veneto, mi portò a San Foca. Un timido paesino friulano dove, per Grazia di Dio, la guerra, era solo nell'aria e nelle parole degli uomini.

In una Cascina con un grande cortile, una stalla, due mucche, tante galline, conigli e un maiale vissi fino all'età di sei anni e mezzo. Perchè?
Di preciso non l'ho mai saputo. Solo recentemente mia madre ormai 97 enne mi rispose "così eri al sicuro".

Al sicuro...Certamente dalla guerra ma troppo lontano  dalle sue carezze che   regalava a peso d'oro.
Se le baciavo la guancia, mi diceva: "cos'hai combinato?!!!"

La mia mamma e la nonna erano simili. Caratteri chiusi, diffidenti,  mani operose e pochi sorrisi. Quando una delle due sorrideva per me s'illuminava il cielo.

La nonna Pierina non sapeva leggere nè scrivere: era come me che ancora non andavo a scuola. 
La nonna, ancora giovane, vestiva costantemente di nero.

In quella cascina abitavano ancora due delle mie cinque zie e uno zio. 
Ecco a chi rubavo le coccole.....ancora oggi. Due zii mancano ormai da tempo e con Trieste dove si erano tutti trasferiti,  c'è una calda e dolce comunicazione. "Mi iero la picia" la piccola.

E il nonno! Caro vecchio nonno Domenico!
Non ho una sua fotografia. Quella vera è qui nel mio cuore.
Occhi azzurri. Pelle chiara alto e magro.
Due stupendi baffi, che finivano con un ricciolino, erano il suo tormento e la mia gioia.

Dopo mangiato, mi alzavo dalla lunga tavola e mi trasferivo sulle sue magre ginocchia e lì iniziavano i nostri abbracci e le carezze mie ai suoi baffi!

Lui mi ha indicato "la stella del Vespro" .
 Parole semplici che ancora oggi uso per  indicarla a me stessa o ai miei figli e nipoti: per me resta sempre un meraviglioso momento di preghiera!

Chissà se se ne rendono conto!!!

Del tempo trascorso con loro, dormendo sui freddi materassi di stoppie, o al caldo della stalla nelle sere dell'inverno dove nascevano gli aneddoti e i pettegolezzi ;(I Gossip di allora!) ho ora, sereni  ricordi chiusi in uno scrigno prezioso: il mio cuore.

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Grazie a tutti voi miei cari  che avete cercato di sostituire la mia mamma, che mi mancava tanto, ma tanto e che non ho mai avuto il coraggio di raccontarglielo. 
Voi ve ne eravate accorti perchè i vostri tanti abbracci e sorrisi, ancora oggi mi parlano di una tenerezza infinita che non potrò mai dimenticare.

Tornata a Conegliano nel settembre del 1946 feci appena in tempo ad abbracciare chi lasciavo per partire con il mio papà alla volta di Milano dove lui avrebbe cercato casa e lavoro e poi, passato un intero anno, arrivò anche la mamma con i miei fratelli, cresciuti d'età ma un po' estranei......

Ora sono triste. Vado a pregare...poi starò meglio!


Risultati immagini per immagini fuoco di un camino in una stalla








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un soggetto pericoloso......

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Sono una collezionista. 
Direi compulsiva.

I due termini non sono proprio esatti, ma di fatto colleziono persino le parole dialettali, (quelle solo nella mia mente!)
Non saprei quando ho iniziato....ma l'occasione fa la Lucia collezionista.

Uno dei miei cognati, anche lui collezionista, lui di libri rari e quant'altro di pregiato, monete d'oro quadri antichi, ecc. definiva chi fosse come lui, un folle senza speranza.

Non ho la possibilità economica di collezionare oggetti rari, ma nel mio piccolo, ogni oggetto è  "caro e raro" ai miei occhi. 

Posterò delle fotografie che ho scattato dieci minuti fa e vedrete che sono una collezionista  eccessiva........



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Bomboniere 800

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scatole di latta per caramelle

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portamatite con  matite regolarmente ben temperate


E in cucina? Strumenti necessari e ricordi chiusi su ieri.

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tante presine, tanti mestoli e ben tre timer...

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Ricordi dei luoghi visitati...segue...

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ecco il seguito, ma non sarebbero finite.....

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 Una "Presenza" che è presenza in ogni stanza.



L'ombra del pomeriggio si sta inclinando verso una memoria di momenti trascorsi. 

L'ora di ascoltare la S. Messa mi viene portata da un leggero vento che spinge grigie nuvole cariche di pioggia che non desidero respirare. Lascio che gli oggetti (ce ne sarebbero ancora, ma non posso mancare all'appuntamento domenicale)per cui vi canto l'augurio di una serena nuova settimana e raggiungo mio marito che mi aspetta....




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Silenzio cantatore....

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autunno-7

Distinguere il mormorio delle memorie, 
il mormorio  dei passi sull'erba bagnata
 da gocce di pioggia,   
giorni in cui i passi diventano silenziosi 
e i marciapiedi riflettono le luci 
dei lampioni accesi nella sera,
brillio di piccole stelle si specchiano 
sulla strada.

Riscoprire il silenzio  
che aiuta ad ascoltare le Tue melodie.

Essere silenzio per ascoltare quel dolore che  a volte il sole  nasconde.
E trovo l'attesa di un  abbraccio.

autunno-13



autunno-24


Guardiamo le stelle. 
Le nuvole le hanno nascoste, ma io le sognerò per te che le conosci ad una ad una....... domani, ti regalerò il mio maglione che profuma di lana bagnata...
Buonanotte. Bacio. Lucia
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gocce come bolle colorate

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Piove da un’ora soltanto
ma il bambino pensa che già
piova da tanto, da tanto
sopra la grande città.
Piove sui tetti e sui muri
piove sul lungo viale
piove sugli alberi oscuri
con ritmo triste e uguale.
Piove: e lo scroscio si sente
giungere dalle vetrate
che versan lacrime lente
come fanciulle imbronciate.
Piove laggiù sulla via
e in ogni casa già invade
l’intima malinconia
di quella pioggia che cade (Ada Negri.

E' arrivata! La tanto attesa. la tanto amata. La pioggia.
Lei rinfresca, irrora, dona  vita ......sei sempre tu che canti sulle foglie rosse del cedro!  e il mio cuore respira con te. 
Oggi fa freddo e nell'astuccio dei colori., ogni goccia diventa bolla colorata che il freddo fa scoppiare prima che il vento la porti via.
La mia felicità colora le gocce di pioggia che si mutano in bolle.
Vorrei, pioggia d’autunno, essere foglia
che s’imbeve di te sin nelle fibre
che l’uniscono al ramo, e il ramo al tronco,
e il tronco al suolo; e tu dentro le vene
passi, e ti spandi, e si gran sete plachi.
So che annunci l’inverno: che fra breve
quella foglia cadrà, fatta colore
della ruggine, e al fango andrà commista,
ma le radici nutrirà del tronco
per rispuntar dai rami a primavera.
Vorrei, pioggia d’autunno, esser foglia,
abbandonarmi al tuo scrosciare, certa
che non morrò, che non morrò, che solo
muterò volto sin che avrà la terra
le sue stagioni, e un albero avrà fronde.
ADA NEGRI
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Ricorrenza del 4 novembre

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Tra le celebrazioni del 4 novembre c’è l’omaggio del Presidente della Repubblica al Milite Ignoto a Roma

Il 4 novembre l’Italia celebra il Giorno dell’Unità nazionale e Giornata delle Forze Armate: si tratta di una festività per ricordare il 4 novembre 1918, anniversario della vittoria e del termine della prima guerra mondiale per l’Italia. Quel giorno, infatti, il Bollettino della Vittoria diede l’annuncio che l’Impero Austro-ungarico si arrendeva all’Italia, in base all’armistizio firmato a Villa Giusti, nei pressi di Padova. Con il successivo trattato di Saint-Germain-en-Laye (1919), l’Italia completa l’unità nazionale con l’annessione di Trento e Trieste.

Se è giusto ricordare le vittime delle guerre è altrettanto giusto ripudiare la guerra stessa, come sottolinea la nostra Costituzione. Purtroppo capita che a volte tale giornata sia più una celebrazione delle armi che non un ricordo. A tal proposito condividiamo pienamente l’esortazione di Peacelink:

Il 4 novembre, in silenzio e dignità, le istituzioni democratiche, le associazioni e i movimenti umanitari, le persone di volontà buona, vadano a meditare in silenzio e a deporre un fiore dinanzi alle lapidi che ricordano coloro che furono assassinati, ne rimemorino i nomi e l’umanità, le vite assurdamente orribilmente estinte, e ci si impegni tutti a contrastare le guerre presenti e future. E sia infine cancellata la vergogna della macabra festa degli apparati di morte; si affermi il diritto alla vita per l’umanità intera. “Ogni vittima ha il volto di Abele” (Heinrich Boell).
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In occasione della celebrazione del 4 novembre, Carlo Azeglio Ciampi disse:

"Il 4 novembre, l’Italia ricorda. Ricorda. Ricorda i suoi giovani coraggiosi che combatterono per unire questa antica nazione, la nostra Italia, per conquistare una realtà nella quale riconoscersi e vivere in libertà; ricorda i caduti per il tricolore.
È un vessillo di libertà la nostra bandiera, della libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei valori della propria storia e della propria civiltà .

Il tricolore non è una semplice insegna di Stato.


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È un vessillo di libertà, di una libertà conquistata da un popolo che si riconosce unito, che trova la sua identità nei principi di fratellanza, di uguaglianza, di giustizia nei valori della propria storia e civiltà. Per questo, adoperiamoci perché in ogni famiglia, in ogni casa ci sia un tricolore, per testimoniare i sentimenti che ci uniscono, fin dai giorni del Risorgimento."

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Canto di voi miei cari

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Rosa, Fiore Rosa, Fiore, Gemma
Poesia di Rainer Maria Rilke


In questo giorno, grigio, di novembre canto la bellezza di un fiore che vorrei portare sulla tomba di chi mi è tanto caro ma che non vedo se non in una sbiadita fotografia del mio album personale che riposa nel profondo del mio cuore.
La rosa, questo fiore tanto legato alla simbologia  che Gertrude Stein, dettò per la propria tomba l'epitaffio: "Una rosa è una rosa è una rosa".
Dalla fragilità della nostra vita, all'unità perfetta del divino, questo fiore ha unito in sè ogni aspetto della realtà umana, per restituirlo a Maria SS, in modo speciale e poi a chi desideriamo raffigurare e profumare con tanta bellezza.
Non mi stanco mai di guardare una rosa. In questo fiore si perde lo sguardo e anche il mio canto. Ma Rilke, Rainer Maria, le chiama " magnifiche icone del pensiero" tanto che, a volte, prendono figura nel movimento delle nostre labbra.


Dov'è per questo interno
un fuori? Su quale pena
lini come questi vanno porsi?
Dentro quanti cieli si riflettono
nel lago chiuso
di queste aperte rose -
di loro prive d'ansietà, guarda:
come aeree in ciò che è lieve
stanno, come mai fosse concesso
ad una mano tremante farle colme.
A stento sanno trattenersi:
si lascia più d'una all'estremo
ricolmare, e trabocca, dal proprio interno
aperto, nei giorni - ad essi sempre,
ricolmi a loro volta, ancora e ancora,
si schiudono finchè l'estate tutta
si fa stanza: una stanza dentro un sogno.




Valeria
 Rosa, Fiore, Natura, Rosa Rosa, Bellezza

il mio papà
Lampadina, Fiore, Rosa, Gambi



Mamma Ada
Rosa, Rosa Rosa, Fiore Rosa, Fiore

La mia nonna veneta
Fiori, Flora, Rosa, Natura

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 Mio cognato PinuccioL'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso, occhiali_da_sole, occhiali e primo piano
Rose, Natura, Fiore, Floreali, Bloom



Immagine correlata
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A voi tutti e a chi ho ricordato ma non nominato in questo blog:
Eterno riposo
dona a loro  o Signore e splenda ad essi la
luce perpetua
Riposate in pace e pregate per noi.
Amen.
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festa di tutti i Santi.

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Beato Angelico (attr.), predella della Pala di Fiesole (part.), 1423-24
Beato Angelico (attr.)

In questi ultimi decenni sono stati proclamati tanti santi e beati: mai c’è stata nella chiesa una stagione così ricca di canonizzazioni, segno anche di un’estesa “cattolicità” raggiunta dalla testimonianza cristiana.
Eppure molti, all’interno e attorno alla chiesa, hanno la sensazione di non conoscere dei santi “vicini”, di non riuscire a discernere “l’amico di Dio” nella persona della porta accanto, nel cristiano quotidiano.
Questo forse è dovuto anche dal fatto che viviamo in una cultura in cui si privilegia l’apparire, un mondo in cui “anche la santità si misura in pollici”:senza cantare parole che facciano capire se siamo alla sequela del Signore.


Ma è proprio in questa ricerca, della santità attorno a noi che ci viene in aiuto la festa di tutti i santi, la festa della comunione dei santi del cielo e della terra.
Sì, nel cuore dell’autunno, la chiesa ci chiede di contemplare la mietitura di tutti i sacrifici viventi offerti a Dio, la messe di tutte le vite ritornate al Signore, la raccolta presso Dio di tutti i frutti maturi suscitati dall’amore e dalla grazia del Signore in mezzo agli uomini.

La festa di tutti i santi è davvero un memoriale dell’autunno glorioso della chiesa, la festa contro la solitudine, contro ogni isolamento che affligge il cuore dell’uomo: se non ci fossero i santi, se non credessimo “alla comunione dei santi” ( che fa parte della nostra professione di fede ) canteremo la nostra disperata solitudine.

In questo giorno dovremmo cantare: “Non siamo soli, siamo una comunione vivente!”; dovremmo rinnovare il canto pasquale perché, se a Pasqua contemplavamo il Cristo vivente per sempre alla destra del Padre, oggi, grazie alle energie della resurrezione, noi contempliamo quelli che sono con Cristo alla destra del Padre: i santi.
A Pasqua cantavamo che la vite era vivente, risorta; oggi la chiesa ci invita a cantare che i tralci, mondati e potati dal Padre sulla vite che è Cristo, hanno dato il loro frutto.
“Noi non siamo soli, ma avvolti da una grande nuvola di testimoni” (Eb 12,1),

Purtroppo oggi questa memoria dei santi, così come quella dei morti il giorno seguente,cioè domani, è svuotata dalla celebrazione, sempre più popolare, di Hallowen: un altro, triste segnale di come nella nostra società si scivoli con facilità  dal reale al virtuale.
A un mondo invisibile, autentico e reale, il mondo della comunione dei santi, viene sostituito da un mondo invisibile  immaginario, una fiction fabbricata con le nostre mani per autoconsolazione.

No, la comunione dei santi è sperimentabile, vivibile: noi non siamo soli qui sulla terra perché nel Cristo risorto siamo “communicantes in unum”!

No, non siamo soli! Amo i Santi Carmelitani che mi regalano una spiritualità avvolgente. Amo chi, insieme a Cristo e a Sua Madre mi accompagna lungo un cammino per divenire sempre più credente e Figlia in Dio Creatore.

Sì, ogni giorno
non debbo aspettare fino a quando Dio
venga a me per dirmi: Sono io.
Debbo pensare: attraverso me alita Dio
fin dal principio
e quando il cuore arde dal desiderio
di Lui
è allora che Egli , nascosto mi crea. (Lucia con l'aiuto di Rilke!)






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Tramonto da favola

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Lo spettacolo del tramonto a Milano

Lo spettacolo del tramonto a Milano




http://milano.corriere.it/foto-gallery/cronaca/17_ottobre_29/scie-dune-rosso-fuoco-accendono-tramonto-milano-9b63500e-bcca-11e7-a01a-d28580d2f67d.shtml



Tramonto da favola a Milano



Tutti con il naso all'insù e il cellulare in mano stasera per immortalare il tramonto di oggi. In effetti sembra quasi il sole abbia voluto regalare uno splendido saluto all'Italia nel primo giorno di addio all'ora legale, che di fatto sancisce la fine della bella stagione (anche se attualmente pioggia e rigori autunnali tardano ad arrivare). Al di là dei colori accesi, poi su Milano e gran parte della Lombardia si è anche potuto ammirare il raro fenomeno delle 'nubi lenticolari', così chiamate per la loro forma a 'lente'. Il fenomeno, che si realizza solo in particolari condizioni meteorologiche, si origina in presenza delle 'onde orografiche', quando un flusso d'aria viene modellato dall'orografia dei rilievi montuosi e genera tali tipiche 'ondulazioni'. Inevitabile che chiunque si sia trovato di fronte a un simile spettacolo abbia deciso di condividerlo sui social e così in breve tempo le foto di tramonti hanno invaso Facebook, Twitter e Instagram.


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Mentre si avviavano volando verso il cielo
cantavano “Ci basta una capanna per vivere e dormir, ci basta un po’ di terra per vivere e morir”
  
E oggi Milano ci ha regalato un nuovo miracolo.


Il commento completo del film lo potete trovare sul web.
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sulla veranda

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SIEDONO INSIEME SULLA VERANDA



Siedono insieme sulla veranda,
il buio quasi sceso, la casa dietro di loro, buia.
La cena finita, hanno lavato e asciugato i piatti
– solo due adesso e due bicchieri, due coltelli, due forchette, due cucchiai –
poco da fare per due.
Lei siede con le mani ripiegate sul grembo,si riposa.
Lui fuma la pipa.
Non parlano,
e quando alla fine parlano è per dire
ciò che l'uno sa che sa anche l'altra.
Ora hanno una mente in due che infine,
per quante ne sappia, non saprà esattamente
chi prenderà per primo la porta buia, dando la buonanotte
e chi rimarrà a seder da solo ancora un
(Wendell Berry)

Quella che vedo io non è una veranda ma un terrazzino dell'appartamento di fronte al mio...Conosco benissimo quell'appartamento, molto grande e bellissimo, perchè fino a qualche anno fa ci vivevano due persone che conoscevo da sempre...E' stata venduta interamente, così com'era rimasta...compresi i mobili che ancora ricordo perfettamente...
Ora invece ci vive una bellissima coppia di anziani che, in questi giorni senza pioggia e con tanto sole (quasi estivo al pomeriggio!), si siedono sulle loro poltrone sistemate vicine come fosse un divanetto...
Si gustano il panorama verso le montagne che inizia a rosseggiare tra il verde degli abeti infiniti oppure il rosa dorato di un tramonto che si disfa contro le cime di un grigio brillante.
Osservano e se la chiacchierano fitto fitto. Sorridono lievemente forse per il gracchiare di quella gazza malefica che si sta aggirando da qualche tempo nel nostro giardino... è fastidiosa se si ha mal di testa come me ma a loro invece sembra non dare fastidio...
Non riesco a definire bene l'età di entrambi, presumo siano vicino all'ottantina...capisco solo che devono essere stati bellissimi...
Lei, piccolina e magrissima, ha capelli candidi che un tempo saranno stati sicuramente lunghi e biondi ed ora sistemati in un raccolto morbido che lascia scappare qualche ciocca come fosse un vezzo per il suo uomo...Sì perchè lui ogni tanto glieli accomoda con gesti amorevoli...Ha braccia sottili e bianche che noto quando stende i panni con un' eleganza ed una grazia da farlo sembrare un gesto nobile...Non guarda mai nessuno mentre si muove sui balconi...è concentratissima o forse non le importa di quello che c'è oltre le sue mura che sembrano già piene di quello che le serve...La definirei distante, un pò algida, ma non superba...

Lui invece è un "giovanottone" ancora molto atletico...Lo invidio per come fa la rampa dei garage (niente affatto semplice) in sella alla sua bici...se non fosse per il caschetto di protezione che indossa, mi potrebbe ricordare mio padre...E' distinto nel portamento, alto e dritto come una pertica e quando saluta sembra fare un accenno di inchino...che sia stato un militare? Non lo escluderei...Non socializzano oltre il minimo dell'educazione e quindi nessuno sa molto di loro.

Per tutta l'estate brani di opere e musica classica provenivano dalla loro direzione e la sera c'è sempre una lampada accesa che favorisce sicuramente una lettura perchè non si vedono flash di luci tipiche di una tv...
Mi incuriosiscono da morire queste due persone e scommetto con me stessa che prima o poi avrò modo di parlare con loro...


Insomma, sembrano ormai vivere quello che si può tranquillamente definire il sereno ménage di una coppia di una certa età che, avendo ormai figli adulti e sistemati (forse) riscoprono un’esistenza a due.
Una tranquilla e complice intimità, che non sembra affatto noiosa nel suo calmo e abitudinario ripetersi...quella tranquillità che potrebbe persino sembrare un oziare amoroso in attesa di chiudere gli occhi...e questa bella poesia sembra quasi dedicata proprio a loro...


Ogni tanto li guardo e non li osservo...no, non li osservo, semplicemente li amo un pò.





(dal web)


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Un dono raro

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Anche se noi non lo volessimo 
Dio tende al compimento.
"Eredità", Jungho Lee.



pensieri sulla sensibilità


Vorrei cercare di affrontare un argomento difficile: la sensibilità.
Al giorno d'oggi, in questa particolare società moderna è divenuto un dono raro fatto soprattutto di affettività. 


La sensibilità è un dono, un dono raro. 


Coloro che la possiedono, sono portatrici-tori di un bene prezioso che non si acquisisce con lo studio, ma essendo un dono riempie il cuore e, nella maturità, lo si  affina con l’esperienza del vivere. 
E' un dono: ci si nasce "sensibili"

Credo che una persona veramente sensibile non riesca talvolta nemmeno ad esprimere un pensiero che racchiude una complessità di turbamenti, di sofferenza e gioia sovente incomprensibili ai più. E per questo spesso viene fraintesa.

Essa coglie ogni lievissimo particolare: una parola, un gesto, assumono un significato enorme che sfugge al suo stesso controllo, la persona sensibile sa apprezzare la vita, a differenza di quello che si possa pensare perchè ne coglie ogni sfumatura, nel bene e nel male.

"Universo", Jungho Lee.



La sensibilità è quel dono che i più ritengono non indispensabile.

La sensibilità è quella dote che spinge l’amico a farsi avanti non appena intuisce l’esistenza di una difficoltà, prima che si trovi il coraggio di chiamarlo; che risolve amichevolmente i malintesi, prima che degenerino in astiosi e prolungati rancori; che mette gli altri a proprio agio, nelle situazioni in cui si sentono esposti e indifesi; che scioglie in un sorriso tensioni vecchie e nuove, portando una nota gentile di freschezza e leggerezza; che apre gli occhi avanti allo spettacolo incantevole del mondo e sa renderne partecipi anche i cuori più distratti.


La sensibilità è una mano soave che conosce la bellezza di una pianta di fiori in una stanza nuda e spoglia, portandovi una nota di colore e di calore.

La sensibilità è, anche, la parola giusta pronunciata al momento giusto, così come il silenzio affettuoso e partecipe, quando non vi sono parole adeguate alla situazione.


La sensibilità è saper godere delle piccole cose, delle piccole gioie, e trasmetterne il segreto anche agli altri, addolcendone le asprezze e medicandone le ferite.

La sensibilità è l’atteggiamento di delicatezza e di profondo rispetto con cui l’io si rapporta al tu, vedendo sempre in esso un soggetto e mai un semplice mezzo.

Un bambino sensibile, ad esempio, soffrirà in modo più intenso e tormentoso quando i genitori si separano, e della conseguenziale mancanza di affetto, della cattiveria dei compagni o di una crudele malattia che ha colpito una persona a lui cara.
E' sensibile ma non fragile!


Non sono al tuo fianco, io sono il tuo fianco. Sei la parte mancante che torna da lontano a combaciare.
_ Erri De Luca _

Le sensazioni che si provano nutrono incessantemente la propria umanità e, probabilmente, si tramuteranno in un’intuizione creativa. 

Così come ha fatto il fotografo che ha donato al mondo l'immagine che apre questo post. L’uomo che guarda il mare ha davanti a sé uno scenario immenso: lui riuscirà a raccoglierne ogni forma e sfumatura. E i sentimenti provati saranno sicuramente contrastanti: da un lato quello scenario lo affascinerà, dall’altro lo impaurirà e ne coglierà dettagli che lo aiuteranno anche a conoscer meglio se stesso. 
Riesce a vedere l' oltre di una persona comune e, se riuscirà a "cantarla come il sentimento gli suggerisce", per mezzo dell’arte o nell’immensa capacità di comprendere gli altri, ecco che il dono diviene il più bel regalo che si possa regalare a questo mondo perchè ne abbiamo un disperato bisogno. Oggi forse più di ieri.

TU
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