lunedì 16 aprile 2018

Per una notte, per una sola notte

Nessuno ha amore più grande di colui che sa rispettare la libertà dell'altro.“ Simone Weil

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"Quando un uomo ha grossi problemi 
dovrebbe rivolgersi ad un bambino; 
sono loro, in un modo o nell’altro, 
a possedere il sogno e la libertà."  
 Fedor Dostoevskij

Ho ascoltato la buonanotte che i miei figli mi auguravano.



e poi ho pensato ai bambini siriani. 
Non ho potuto continuare rimanendo nel lettone.

Anche in  Siria è scesa la notte e  si è alzata la nebbia delle bombe che nel giorno hanno distrutto  case, ucciso e ho trovato su facebook le parole che erano nel mio cuore ma che facevano fatica a cantare senza che le lacrime bagnassero i miei occhi e le ho ricopiate: 

“Per una notte, una sola notte, fate tacere le armi…”
By lacapannadelsilenzio



«Mi sono recata al confine siriano e ho assistito all’arrivo di ondate di sfollati in fuga verso la Giordania. Per arrivare fin lì avevano attraversato il deserto a piedi senza nient’altro che i vestiti che indossavano. Molti bambini erano senza scarpe. Sono scoppiata a piangere nell’assistere alle loro sofferenze. Nei campi profughi la maggior parte dei bambini non andava a scuola. A volte la scuola non c’era. A volte andare a scuola era pericoloso. E a volte i bambini lavoravano invece di ricevere un’istruzione, perché il padre era stato ucciso. Ho visto tanti bambini lungo la strada, in un clima torrido, in cerca di lavori pesanti come il trasporto di pietre per poter nutrire la loro famiglia.

Il mio cuore era pieno di dolore. Qual è il loro peccato? Che cos’hanno fatto di male per dover emigrare? Perché questi bambini innocenti devono sopportare tali avversità? Perché vengono privati della scuola e di un ambiente pacifico?»
Malala Yousafzai
Oggi vorrei condividere una bellissima e toccante poesia scritta dalla giornalista freelance italo-siriana Asmae Dachan. La donna, insignita di numerosi e prestigiosi premi e nominata a vita Ambasciatrice di Pace della “University of Peace Switzerland“, ha creato il blog “Scrivere per riscoprire il valore della vita umana” che vi consiglio di leggere.

La poesia in questione, scritta dopo due anni dall’inizio della guerra civile che flagella la Siria, reca il titolo di “Per una notte, una sola notte, fate tacere le armi…“, ed è ancora, purtroppo, estremamente attuale.
Son trascorsi ben cinque anni dalla composizione di Asmae Dachan, ma la guerra che affligge la martoriata terra siriana sembra non aver mai fine. Una guerra che colpisce soprattutto i civili, tra cui moltissimi bambini, e di cui ben poco si parla. Come se non facessimo parte della stessa famiglia umana, come se usare gas per uccidere bambini e vivere sotto assedio sia da considerarsi un fatto normale.
Foto di Yannis Behrakis.
Ogni tanto qualche telegiornale dedica un servizio di pochi minuti a questo paese ormai allo stremo. Segue qualche veloce commento e domina il silenzio.
Un silenzio che fa rabbrividire e riflettere su ciò che siamo diventati, o siamo sempre stati. Mentre scorro svogliatamente la home di facebook in cui scorgo per lo più “atroci” dilemmi sulla prova costume o sulle diete veloci per poter affrontare l’estate in forma, mi sorgono non pochi dubbi sulla natura umana. Sebbene la consapevolezza del fatto che non tutti siano indifferenti a questa tragedia, mi spinge a condividere qui questa commovente poesia.
Solo per questa notte, fate tacere le armi.
Fermate i bombardamenti, fermate gli scontri armati, fermate le sirene.
Per una sola notte, dopo 27 mesi, lasciate che scenda il silenzio sulla Siria…
Lasciate che siano solo le voci degli uccelli notturni ad animare le strade, le città.
Lasciate che il vento canti libero, lasciate che salga il fruscio delle foglie, il mormorio delle onde…
Silenzio… per una notte lasciate che il silenzio scenda sulla Siria, fate tacere le armi…
Silenzio…
Potrete sentire i singhiozzi delle donne violate…
I pianti dei bambini mutilati, rimasti orfani, traumatizzati…
Il dolore delle madri e dei padri che hanno dovuto tumulare i propri figli…
L’angoscia degli innocenti nelle prigioni…
I sussurri degli angeli strappati alla vita senza un perché…
I passi dell’amore esanime…
Silenzio… vi parlerà l’anima immortale di un’umanità che ha perso la sua stessa anima e vaga in pena…
Per una notte, una sola notte, fate tacere le armi…

Bambino siriano che dorme tra le tombe dei suoi genitori.


Dormi, sereno, mio piccolo, dormi.
Ti culleranno le mie braccia
e ti canterò canzoni di pace.
e i giorni sereni ritorneranno ...
Per te. Per la tua terra.
Perchè la Vita possa riprendere a cantare
nel tuo cuore (Lucia)



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sabato 14 aprile 2018

Finalmente una vera giornata di sole


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 Finalmente una vera giornata di sole!

Primavera sei arrivata? 
Ci canti la gioia di rivivere e di ricominciare ad ogni istante?
Si sta risvegliando anche la terra dal lungo sonno dell'inverno, si risveglia l'aurora dal nero manto della notte; la terra si riveste di verde, l'aurora di luce:"Tutto canta e ride di gioia" recita un salmo.
Davvero tutto canta di gioia; eppure non sempre il nostro cuore canta all'unisono col mondo; a volte ci sono sfasature, quasi diremmo incomprensioni tra noi e la terra rifiorente.
Perchè non sempre abbiamo voglia di rifiorire, di continuare il ritmo della vita: quel ritmo sempre nuovo che, a volte, ci sembra sempre vecchio.
Dobbiamo mettere in conto questa stanchezza, questa polvere che si è posata sulla nostra vita e che se vogliamo siamo capaci di detergere.

Quando la polvere si posa sulle foglie dura poco, il cielo prima o poi se ne accorge e ci manda un po' di pioggia a lavare la terra; e gli alberi nuovamente risplendono di un verde lustro e brillante.

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Posso paragonare la mia gioia davanti ad un ramo di pesco fiorito alla capacità che possiede la terra di nutrire e far nascere fiori e frutti?
C'è in questa gioia di nuovo, di rinascita, la capacità di suscitare vita, insomma qualcosa di materno e creativo che mi fa credere di riuscire a liberare le mie energie migliori.

Attraverso il cielo azzurro, il volo degli uccelli, i fiori nei prati, Dio parla e raccoglie il nostro "grazie" silenzioso.
E l'aria si profuma di una nuova tenerezza.

sabato 31 marzo 2018

Buona Pasqua di risurrezione



Prima di risorgere Egli è disceso agli inferi, nel fondo oscuro della storia e della materia, per darle energia e direzione verso la luce, l'amore, la libertà. 
Se io comincio a pensare che nelle profondità della materia e della mia carne, nelle parti più oscure del mio essere, Egli è sceso per illuminare e trasfigurare, per risuscitare amore e bellezza, allora anch'io partecipo alla risurrezione di Cristo che risorge per l'eternità dal fondo del mio essere, energia che ascende, germe di vita, vita germinante.

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E' risorto: Egli ha vinto la morte!


BUONA PASQUA A TUTTI

lunedì 26 marzo 2018

Nessun luogo è lontano



Nessun luogo è lontano Bach Richard Rizzoli 1980


E' ora.
E' il nostro momento.
Non solo perchè  Pasqua è vicinissima, anche.
E' il momento dell'incontro e dell'arrivederci.

Ho ancora la sensazione di avere tra le mie la tua mano.
E c'è pace e c'è una gioia profonda che mi distacca dalle cose del mondo.
La mia anima vive solo per la preghiera che mi dona quella fiducia che tu avevi e che mi mette in continua comunione con te e con Dio.

sabato 24 marzo 2018

Domenica delle Palme - commento

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Vangelo di Mc 14,1-15,47
Mancavano due giorni alla Pasqua e agli Azzimi, e i capi dei sacerdoti e gli scribi cercavano il modo di catturarlo con un inganno per farlo morire. Dicevano infatti: «Non durante la festa, perché non vi sia una rivolta del popolo».
Gesù si trovava a Betània, nella casa di Simone il lebbroso. Mentre era a tavola, giunse una donna che aveva un vaso di alabastro, pieno di profumo di puro nardo, di grande valore. Ella ruppe il vaso di alabastro e versò il profumo sul suo capo. Ci furono alcuni, fra loro, che si indignarono: «Perché questo spreco di profumo? Si poteva venderlo per più di trecento denari e darli ai poveri!». Ed erano infuriati contro di lei.
Allora Gesù disse: «Lasciatela stare; perché la infastidite? Ha compiuto un’azione buona verso di me. I poveri infatti li avete sempre con voi e potete far loro del bene quando volete, ma non sempre avete me. Ella ha fatto ciò che era in suo potere, ha unto in anticipo il mio corpo per la sepoltura. In verità io vi dico: dovunque sarà proclamato il Vangelo, per il mondo intero, in ricordo di lei si dirà anche quello che ha fatto».Allora Giuda Iscariota, uno dei Dodici, si recò dai capi dei sacerdoti per consegnare loro Gesù. Quelli, all’udirlo, si rallegrarono e promisero di dargli del denaro. Ed egli cercava come consegnarlo al momento opportuno.
Il primo giorno degli Azzimi, quando si immolava la Pasqua, i suoi discepoli gli dissero: «Dove vuoi che andiamo a preparare, perché tu possa mangiare la Pasqua?». Allora mandò due dei suoi discepoli, dicendo loro: «Andate in città e vi verrà incontro un uomo con una brocca d’acqua; seguitelo. Là dove entrerà, dite al padrone di casa: “Il Maestro dice: Dov’è la mia stanza, in cui io possa mangiare la Pasqua con i miei discepoli?”. Egli vi mostrerà al piano superiore una grande sala, arredata e già pronta; lì preparate la cena per noi». I discepoli andarono e, entrati in città, trovarono come aveva detto loro e prepararono la Pasqua.
Venuta la sera, egli arrivò con i Dodici. Ora, mentre erano a tavola e mangiavano, Gesù disse: «In verità io vi dico: uno di voi, colui che mangia con me, mi tradirà». Cominciarono a rattristarsi e a dirgli, uno dopo l’altro: «Sono forse io?». Egli disse loro: «Uno dei Dodici, colui che mette con me la mano nel piatto. Il Figlio dell’uomo se ne va, come sta scritto di lui; ma guai a quell’uomo, dal quale il Figlio dell’uomo viene tradito! Meglio per quell’uomo se non fosse mai nato!».

domenica 18 marzo 2018

Amicizia: San Francesco


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Contrariamente a quanto ho letto o saputo da sempre, la vera amica di san Francesco d'Assisi non è Chiara.

La persona che lui manda a chiamare quando sente vicino "il fine della vita mia", l'amica che spesso l'ha accolto in casa sua, quella dei "piatti speciali", per la quale viene anche sospesa la clausura, è Jacopa dei Settesoli, una nobile romana, vedova di Graziano Frangipani.

A lei è indirizzata l'ultima lettera dell'uomo Francesco, per lei è l'ultimo scritto del santo.

Santità e umanità camminano tenendosi per mano. I santi sono la proposta di una nuova  umanità.
Francesco sta male. Viene portato nell'infermeria di Santa Maria degli Angeli.


"Santo Francesco chiamò a sè uno dei compagni e sì gli disse: "Và dunque e reca il calamaio e la penna e la carta e iscrivi com'io ti dico". Recato che li ebbe, santo Francesco dètta la lettera in questa forma:
"A madonna Jacopa serva di Dio frate Francesco poverello di Cristo salute e compagnia dello Spirito Santo nel nostro Signore Gesù Cristo.
Sappi carissima, che Cristo benedetto per la Sua grazia m'ha rivelato il fine della vita mia, il quale sarà in brieve. E però se tu mi vuoi trovare vivo, veduta questa lettera, ti muovi e vieni a Santa Maria degli Angnoli; imperò che, se per infino a cotale dì non sarai venuta, non mi potrai trovare vivo. E arreca teco panno di cilicio nel quale si rinvolga il corpo mio, e la cera che bisogna per la sepoltura.
Priegoti ancora che tu mi arrechi di quelle cose da mangiare, delle quali tu mi solevi dare quand'io era infermo a Roma".
E mentre che questa lettera si scriveva, fu da Dio rivelato a santo Francesco che madonna Jacopa venia a lui ed era presso al luogo e recava seco tutte quelle cose ch'egli mandava chiedendo per la lettera.


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sabato 10 marzo 2018

Mi sento leggera


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Esiste un proverbio che canta: "partire (ma 'ndò dove vado?)è un po' morire . 
Lo correggo immediatamente. "partire è un po' nascere"!




La vita, la nostra vita, è la storia di una nascita e di un viaggio.

Il primo.
E' un abbandonare il grembo materno per un luogo aperto, le acque per un altro respiro, tagliare i legami, uscire alla luce, iniziare gli incontri, sperimentare la libertà.
Lasciare quell'unica relazione che abbiamo con la madre, per aprirsi a molteplici relazioni.

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Partire, viaggiare è tagliare i legami per intesserne di nuovi.
Uscire dal già visto per imbattersi nella bellezza di un abito da sera mentre indossiamo provvisoriamente un abito vecchio.