sabato 27 agosto 2016

L. Giussani spiega Chopin - Preludio "La goccia"

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L. Giussani:"Siccome al mio papà piaceva Chopin più di tutti gli altri, avevo sentito almeno un centinaio di volte il quindicesimo preludio di Chopin (che si chiama appunto il "preludio della goccia"). 
Finché una volta, improvvisamente - ero in ginnasio o in liceo, non ricordo più (no, è stato in liceo, perché era connesso con il problema dell'esistenza di Dio) -, mi sono improvvisamente accorto che la bellezza del preludio di Chopin era apparentemente determinata, dettata dalla melodia di primo piano - che è bellissima, ha delle variazioni bellissime -, ma l'attrattiva del pezzo, la profondità del pezzo, la verità del pezzo non era nella melodia di primo piano: era in una nota che incominciava a farsi sentire leggerissima e poi cresceva, cresceva, cresceva, così che la melodia passava in seconda linea e invece ingrossava questa nota, sempre quella, sempre quella - proprio "mono-tono" -, sempre quella; e poi passava in secondo piano e poi ripassava in primo piano. 
E quando uno incomincia ad accorgersi di quella nota, capisce che il tema del pezzo è quella nota e non la melodia, e quella nota diventa come una fissazione. 
Tant'è vero che alla terzultima o penultima battuta finalmente sembra che questa nota sia stata vinta: la melodia prende il sopravvento e detta le sue note lentamente, quasi dominando il campo. Ma dopo quattro o cinque di queste note che dominano il campo, tac tac tac: la goccia ritorna. 
E io ho capito improvvisamente, sentendo questo preludio di Chopin - dopo averlo sentito cento volte -, che questo è il senso della vita: il senso della vita è come quella nota, sempre quello, uniforme. Tutto il colore, tutta la varietà della vita è nell'apparenza; ma, pur essendo la varietà della vita, il colorito della vita, tutto nell'apparenza, non è quello il tema della vita. Quello che l'uomo vuole non è quello, quello che l'uomo aspetta non è quello: è piuttosto quella fissazione lì, che è il desiderio di felicità, il desiderio della felicità. 
Quella nota li è nella melodia ciò che nell'uomo è il desiderio della felicità, l'esigenza del cuore, vale a dire il punto di fuga. 
Sentitelo questo preludio di Chopin e poi vedrete. Dopo che ho capito questo, in tutti i pezzi di musica mi risulta la stessa cosa!

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Ho ascoltato molte volte questo brano e nel cuore sentivo un po' di tristezza.
Ancora una volta don Giuss mi aiuta:


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«La tristezza è una nota inevitabile e significativa della vita, perché nella vita, in ogni suo momento tu hai la percezione di qualcosa che ancora ti manca; la tristezza è un’assenza sofferta. 
Che cosa rende buona la tristezza? Riconoscerla come strumento significativo del disegno di Dio. Il disegno di Dio implica questo: che la vita sia sempre, in qualsiasi caso … soggetta alla percezione di qualcosa che manca. Ed è provvidenziale questo … Che la vita sia triste è l’argomento più affascinante per farci capire che il nostro destino è qualcosa di più grande, è il mistero più grande. E quando questo mistero ci viene incontro diventando un uomo, allora questo fascino diventa cento volte più grande. Non ti toglie la tristezza, perché il modo con cui Dio diventa uomo è tale che l’hai senza averlo, l’hai già e non l’hai ancora. … Non lo vediamo – io non vedo Lui come vedo te – , so che Lui è qui perché ci sei tu, perché ci siamo noi …
La tristezza è la condizione che Dio ha collocato nel cuore dell’esistenza umana, perché l’uomo non si illuda mai tranquillamente che quello che ha gli può bastare. 
La tristezza è parte integrante, non della natura del destino dell’uomo, ma dell’esistenza dell’uomo, cioè del cammino al destino, ed è presente ad ogni passo. Quanto più questo passo è bello per te, quanto più è incantevole per te, quanto più è tuo, tanto più capisci che ti manca quello che più aspetti».

Questa tristezza che si fa sentire nei giorni gravidi di tragedie è la stessa che il Giuss mi spiega e che poi io rivolgo al Cielo:
Signore ascoltami, rimani qui in mezzo a noi a raccontarci tutto di Te e del Padre Tuo. Di questo non sarò mai sazia. La Tua Parola è una Parola che libera il cuore.


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giovedì 25 agosto 2016

Pensieri in un giorno d'angoscia.

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Foto Sky Tg24

E batte il mio cuore: Gli occhi s'inumidiscono.
La tristezza di questi giorni è una nota inevitabile e significativa per tutti.

A Pescara del Tronto normalmente si contavano 600/700 persone, ma all'arrivo dell'estate ,meglio,all'arrivo d' agosto, d'incanto le persone diventano 1000, 2000......una folla di mamme e di bambini che vogliono trascorrere le ultime briciole di vacanza.

- nonna arriviamo!-

Paesini pieni di strade assolate, bianche e polverose. Il pedale della bicicletta cigola, la strada sembra non finire mai. Sono felice di stare con la nonna, di sentire il suo sguardo umido e azzurro posarsi su di me. Lei è il mio giardino al vento tiepido dell'estate.
Lei con il suo grembiule a fiorellini, lei col suo profumo di acqua di colonia, e di torte appena sfornate!
Non guido più così non viaggio verso il sud, verso quei paesini di fiaba, che non esistono più: il destino ha rapito la bellezza. Ha rapito l'allegria. Ha rapito tutto in un lampo di luce. In una notte di silenzio ha portato il rumore.

Grazie a chi oggi, domani, lavora senza sosta. Grazie alle sue mani graffiate dai calcinacci. Grazie ai suoi occhi che cercano nel buio; che attendono con ansia un soffio di vita altrui. Grazie a tutti.


Oh, tu, bell'Angelo 
che attraversi lo spazio
più veloce dei lampi
Ti supplico vola al posto mio
da coloro che mi erano cari
con la tua ala asciuga le loro lacrime
canta l'immensa bontà di Dio,
canta che soffrire è gioia
e piano piano mormora il mio nome.
(St. Teresa di Lisieux)

martedì 23 agosto 2016

Assisi vista da me.



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Assisi è una città mistica, che mantiene ancora oggi e probabilmente manterrà sempre, uno spirito  particolare, un’energia tanto intensa da indurre Papa Giovanni Paolo II a sceglierla come luogo eletto per un incontro internazionale di pace e dialogo fra tutte le confessioni, che avvenne il 27 ottobre 1986. Era la prima volta nella storia in cui 50 rappresentanti delle Chiese cristiane (oltre ai cattolici) e 60 rappresentanti delle altre religioni mondiali si incontravano per pregare insieme per la pace. Tutto questo avvenne nella città di S. Francesco, patrono d’Italia e ora anche Santo a cui si ispira il pontificato di Papa Bergoglio, che riprendendo la vita di Francesco ha detto: “non dimenticate i poveri”.

Assisi città di pace dunque, città legata al destino e al messaggio del Patrono d’Italia, ancora oggi vivo e forte per chi è aperto all’ascolto. Non importa essere credenti, credo, per respirare quest’aria di pace e questa forza che la natura di questa parte dell’Umbria può trasmetterci.
Questo Comune  può essere una meta perfetta per viaggi tematici di diverso tipo: da un turismo religioso e spirituale, ad un turismo culturale e artistico, fino ad inserirsi senza problemi in un itinerario paesaggistico e naturalistico di grande fascino. Quello che qui vi racconto è un itinerario spirituale sui passi di S. Francesco, alla scoperta di una vita straordinaria che ha plasmato il destino del suo luogo d’origine, lasciando una traccia profonda nell’architettura, nel paesaggio, nell’arte e naturalmente, nella fede.

Vi suggerisco di dedicare ad Assisi non meno di 3 giorni, per non perdere tutte le bellezze che può offrirvi. 
Soggiornare fra le mura di Assisi è un’esperienza di grande impatto ed è anche molto comodo per iniziare la visita, e se vi sentite “pellegrini” e vi piace camminare, è dobbligo  soggiornare nella frazione di S. Maria degli Angeli. Da questa frazione si gode di una meravigliosa vista dal basso di Assisi, che si erge fiera su di un’altura  del monte Subasio, tranquillamente dominante della pianura umbra, abbracciata alla collina come un anello al suo pianeta.

Il nostro viaggio, allora,  inizierà subito con Santa Maria degli Angeli dove possiamo ascoltare la S. Messa nella lingua che ci appartiene e pregare soffermandoci all'interno della Porziuncola. 



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 E' bene partire al mattino e con una piacevole passeggiata fare tappa a S. Damiano il luogo da cui ebbe inizio il cammino di conversione di Francesco. Mentre il sole si alza nel cielo,viene spontaneo ripensare alla vita del Santo. Francesco non nacque Santo, non nacque con una predisposizione alla perfezione, era generoso,e frequentava i giovani ricchi di Assisi. Alcune fonti lo descrivono brillante, amante del lusso e del feste, sempre allegro. Un giovane, il cui padre, ricco mercante di tessuti pregiati, aveva riposto tante ambizioni. Ma la sua vita cambiò interrompendo un viaggio "particolare" e questo avvenne proprio nella chiesetta, allora fatiscente, di S. Damiano.


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Chiostro dove la presenza di Valeria è molto forte.

San Damiano. Bellissima, silenziosa e immersa nel verde, proprio sotto ad 
Assisi. Il ricordo dei primi anni francescani, qui è fortissimo;è all’interno di questa chiesa che Francesco ricevette e colse il primo segno per convertisti a una vita nuova, più “ricca”e "vera" di quella che stava conducendo. Il crocifisso di S. Damiano, conservato nella Basilica di S. Chiara, qui presente in una copia, parlò a Francesco dicendo: “ Va e ripara la mia chiesa che cade in rovina ”. Da questo momento egli vendette tutti i suoi averi e acquistò il necessario per riparare la chiesa. Coraggioso e ribelle, noncurante di ciò che pensava la gente, iniziò davvero una nuova vita, accanto ai poveri, agli ultimi. S. Damiano è famosa anche per un altro avvenimento importantissimo: qui fu composto il testo più antico della letteratura italiana, il “Cantico delle Creature”, un inno alla gioia nella contemplazione della vita che ci circonda, a partire da frate sole, sorella luna e le stelle, frate vento…

Nessuna foto è consentita all’interno di S. Damiano, soltanto quelle scattate col cuore, nel ricordo di un luogo che racchiude alcuni dei momenti più intensi dell’inizio e della fine delle esistenze di Chiara e Francesco. 
La scritta “Silenzio” regna sovrana nei locali del chiostro, del dormitorio, del refettorio e del monastero, così come in tutti i luoghi sacri di Assisi. A differenza di quanto accade nelle Basiliche, qui il silenzio è veramente rispettato, e ciò grazie alla regolamentazione del flusso di turisti negli ambienti piccoli.

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Ecco le tre arcate che contraddistinguono la Chiesa di Santa Chiara. Era il tempo dei restauri post-terremoto.


 Saliamo a Santa Chiara. Toccanti i luoghi in cui visse fino all’ultimo dei suoi giorni S. Chiara, “compagna di viaggio” nel cammino di Francesco. 
Terminata nel 1265 conserva le spoglie di Chiara e il Crocifisso originale di S. Damiano, un crocifisso bizantino opera di un pittore assisiate del XII Secolo.( Caratteristica unica di questo crocifisso il Cristo ha gli occhi ben aperti). L’interno gotico contiene anche, dietro l’altare, nel lato destro del transetto, una grande tavola attorniata con otto scene della vita di Chiara. Un aspetto interessante, che apprezzo particolarmente, è la possibilità, durante la visita alle Basiliche e Chiese, di leggere come in un grande libro a cielo aperto la storia dei  Santi, seguendo  una trama narrata che si dipana per le vie del borgo, da un capo all’altro di Assisi.

 Piazzale del Duomo di San Rufino


Dalla piazza del Comune, cuore di Assisi già ai tempi di Francesco, ci dirigiamo verso il Duomo di S. Rufino. In questa piazza che stiamo attraversando è avvenuta la prima preghiera per la Pace nell’Ottobre dell’86. Chi era Rufino? L’altro Santo di Assisi a cui è stata dedicata la cattedrale in stile romanico umbro. La bella facciata in pietra bianca e rosa del Subasio, è adiacente alla casa natale di S. Chiara. Al suo interno bellissimi affreschi, un museo e la fonte battesimale utilizzata per S. Chiara e S. Francesco. Un campanile quadrato appoggia su un antica cisterna romana, uniche tracce del duomo originale, che fu poi oggetto di diversi interventi di restauro.


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Per arrivare  alla Basilica (inferiore e superiore) dobbiamo girovagare fra le viuzze del bel centro storico di Assisi è un’esperienza piacevole e la sensazione è che da qualunque strada, inevitabilmente arriverò alla Basilica di S. Francesco.  Molto curato, pulito e con  fiori alle finestre e ai balconi, il centro storico è pura bellezza e spiritualità.



Uno dei tanti vicoli: scale, scale tante scale


Arte, cielo e natura sembrano per un attimo fondersi in una cosa sola. Costruita successivamente alla morte di Francesco, costituisce insieme alla Basilica inferiore, uno dei più splendidi complessi artistici italiani, destinato a lasciare segno in chi ha la fortuna di poterla ammirare.  Nell‘insieme il complesso è formato quindi da una duplice basilica sovrapposta ad una cripta. Tutta una scenografia imponente di archi, scalinate e linee catturano la sguardo e lo magnetizzano, da qualsiasi punto la si ammiri. Impreziosita al suo interno dalle opere di Cimabue e di Giotto, esternamente la Basilica superiore domina la vallata come in un grande abbraccio spirituale.
All'interno della Basilica si è rapiti dagli affreschi di Giotto, in particolare da quelli che costituiscono il ciclo delle storie di S. Francesco. Nella volta sovrastante l’altare troneggia la gloria del Santo, con le celebri allegorie dei tre voti: obbedienza, povertà e castità. Cimabue ci regala una delle più celebri raffigurazioni di Francesco. Di grande impatto anche una bella crocifissione nel transetto di sinistra. 
Semplicemente meravigliosa, la Basilica inferiore in stile romanico con un’unica navata, permette l’accesso alla commovente cripta posta sotto l’altare centrale. Siamo nel luogo che custodisce le spoglie di S. Francesco, qui il silenzio sorge spontaneo. Una luce tenera e commovente invita alla preghiera e alla riflessione. Ancora affreschi, vite, storie, in un racconto senza fine. Nella Basilica inferiore troviamo le decorazioni murali più antiche, e alcuni affreschi che paragonano la passione di Cristo a quella del Santo. Di tanto in tanto si ode un coro che canta, creando un’atmosfera davvero suggestiva...


 Eremo delle carceri è il luogo da me più amato. Qui è la "mia" Assisi:

L'Eremo è costruito sul luogo dove san Francesco d'Assisi si ritirava in contemplazione, preghiera e penitenza insieme ai primi compagni, presso una piccola chiesa circondata da grotte, già frequentate in età paleocristiana da eremiti. Sembra che il nome de carceribus derivi proprio da queste grotte orribili tuguri, simili "a carceri", rifugio degli anacoreti che frequentavano il monte Subasio.




Da questo portico si entra e...si esce.


Il piazzale e una delle colombe che abitano lì.




Uno dei frati che tra poco dirà la Messa.

La Cappella dei frati (devi chiedere il permesso per assistere alla Messa o per entrare a pregare).



Ancora la Cappella.Qui salivamo quasi tutti i giorni per dire le lodi con i frati. N.B. Quell'anno Assisi era sotto la neve. Una goccia di sole mi ha regalato quest'immagine....



e fuori mi aspettava questo piccolo amico: il mio passerotto! Lo vedete?



Qui i frati si circondano di Bellezza. Sotto il porticato si passa per andare a vedere altri luoghi cari a Francesco.


Il crocifisso e più in là un pavimento in pietra, ci ricordano dove Francesco dormiva.


Questo è ciò che è rimasto dell'albero secolare da cui Francesco parlava agli uccelli. Ma è da poco che ha ceduto anche lui povero amico! Sono riuscita a vederlo ancora pieno di foglie....


Saluti dalle "carceri" dove ho incontrato Frére Roger



Ancora un piccolo sforzo che spero vi scaldi il cuore:

«Conducendo un suo compagno,che aveva molto amato, in località fuori mano, gli diceva di avere scoperto un grande e prezioso tesoro. Quello ne fu tutto felice e volentieri si univa a Francesco quando era invitato. Spesso lo conduceva in una grotta, presso Assisi, ci entrava da solo, lasciando fuori l'amico, impaziente di impadronirsi del tesoro. Francesco, animato da un nuovo straordinario spirito, pregava in segreto ilPadre; però non confidava a nessuno cosa faceva nella grotta; Dio solo lo sapeva, e a lui incessantemente chiedeva come impadronirsi del tesoro celeste. »
Nel cammino per recarsi all'altare di pietra con il simbolo del Tau c'è una lastra con un foro, attraverso il quale si intravede un crepaccio, detto buco del diavolo, la leggenda racconta che fu aperto dal demonio sconfitto da frate Rufino, uno dei primo compagni di san Francesco:
«Come il demonio in forma di Crocifisso apparve più volte a frate Ruffino, dicendogli che perdea il bene che facea, però ch'egli non era degli eletti di vita eterna. Di che santo Francesco per rivelazione di Dio il seppe, e fece riconoscere a frate Ruffino il suo errore ch' egli avea creduto. [...] Tornasi frate Ruffino alla cella sua nella selva, e standosi con molte lagrime in orazione, eccoti venire il nemico in persona di Cristo, secondo l'apparenza di fuori, e dicegli: "O frate Ruffino, non t' ho io detto che tu non gli creda al figliuolo di Pietro Bernardoni, e che tu non ti affatichi in lagrime e in orazioni, però che tu se' dannato? Che ti giova affligerti mentre che tu se' vivo, e poi quando tu morrai sarai dannato?". E subitamente frate Ruffino risponde: "Apri la bocca; mo' vi ti caco". Di che il demonio isdegnato, immantanente si partì con tanta tempesta e commozione di pietre di monte Subasio ch'era in alto, che per grande spazio bastò il rovinìo delle pietre che caddono giuso, ed era sì grande il percuotere che faceano insieme nel rotolare, che sfavillavano fuoco orribile per la valle, e al romore terribile ch'elle faceano,santo Francesco con li compagni con grande ammirazione uscirono fuori del luogo a vedere che novità fosse quella; e ancora vi si vede quella ruina grandissima di pietre.  »

Arrivederci


domenica 21 agosto 2016

Domenica: giorno fatto dal Signore.




Oggi S. Messa ore  10
(un po' scarsa come foto, la mia intenzione era di farvi conoscere la mia Chiesa.)


Rosone nella facciata della chiesa. Rappresenta l'Assunzione di Maria


Non vorrei essere fraintesa, non è mia intenzione convincere chi non crede  in questo avvenimento,cioè  dell'importanza della Messa Domenicale.

Perchè, la Messa domenicale è importante per chi crede, per chi riconosce in Dio il Padre?

Perchè è il giorno fatto dal Signore!.
In questo giorno, il primo della settimana, troviamo tre grandi doni legati alle mani del Signore:
- è iniziata la creazione: nella Genesi il primo giorno è dedicato al primo giorno in cui Dio ha incominciato a creare, dando inizio alla grande avventura del Suo Amore per l'uomo;

- è iniziata la seconda creazione con il Cristo risorto;

-è stato donato lo Spirito Santo alla Chiesa.

Nei primi secoli, erano i tempi della legge giudaica ed il giorno di festa era il sabato, ma per il popolo cristiano la domenica è sempre stata importantissima. 

E' ed era, l'Eucarestia che faceva la domenica.

La domenica è il giorno della festa, in cui si incontra il Signore, creatore, redentore che ci dona lo Spirito Santo.

Per la generazione di mio padre (1908) la domenica era riposo e socializzazione in semplicità.

Oggi siamo in una situazione davvero nuova. Oggi  c'è l'abbassamento della qualità della fede!
Spesso sento dire "Con Dio mi rapporto da solo" 
Ma il Signore desidera che viviamo il Suo progetto: stare con Lui come comunità.

Ritorno alla domenica: è il giorno della Resurrezione; 
è il giorno in cui Gesù si rivela alla Sua Chiesa (noi) e ci fa dono della Sua Parola.(ricordo che nell'arco delle 54 domeniche, noi attraverso le letture, ripercorriamo il cammino che Gesù ha fatto con i Suoi Discepoli).

L'annuncio della Parola: Posso sentire senza ascoltare. Se non ci ricordiamo il Vangelo di oggi significa che siamo sì, andati alla Messa, Gesù è stato con noi, ci ha spezzato il pane...noi però siamo usciti come quando siamo entrati. 
Invece le parole del  Vangelo dovrebbero accompagnarci come lampada per tutti i giorni della settimana.

Spezzare il pane è il dono dell'Eucarestia.
Nel Vangelo di Giovanni, la moltiplicazione dei pani, i pezzi di pane avanzati sono chiamati "il pane spezzato". 
Gesù quindi sta parlando dell'Eucarestia. (sta facendo una profezia di quello che avrebbe fatto). 
In questo racconto il testo di Giovanni è originalissimo; non sono i discepoli che vanno a distribuire ma è Gesù stesso che dice "sono venuto a sfamare la folla"

Andando a Messa quindi partecipiamo al gesto riassuntivo della vita di Gesù.

Non vivere questi momenti che io frettolosamente vi ho descritto, (ma avrei  ancora tantissimo da dire) significa perdere quella gioia che riempie il cuore, che ci aiuta ad amare i fratelli, che ci invita ad abbandonarci nelle braccia di Colui che ci consola e ci ama e soprattutto ci perdona nel nome del Padre misericordioso.

Significa perdere quel momento che ci fa essere "una cosa sola" con Cristo morto e risorto.



Arrivederci!

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venerdì 19 agosto 2016

Sacro col profano: il Palio di Siena



Sono in ritardo nel discorrere sul Palio di Siena che si è corso il 16 agosto.
Seguo moltissimo questo rito che mescola il Sacro col profano, ma il Palio è il Palio. 
Nessuna interpretazione sociologica, storica, antropologica, potrebbe spiegarlo. Sublimazione e dannazione insieme del fato di ogni singolo senese e nella sua cittadinanza. Rogo furente della senesità, in ogni caso impareggiabile conferma di essa”, scriveva il poeta Mario Luzi nel 1998. 

E in effetti, spiegare che cosa sia il Palio non è cosa semplice considerandone complessità e tradizione ma, che piaccia o meno ai tanti che specie in anni recenti lo hanno contestato, il Palio di Siena è una manifestazione che è la vita del popolo senese nel tempo e nei diversi suoi aspetti e sentimenti. Le tradizionali corse del Palio, con le quali il popolo senese solennizza le ricorrenze religiose della Visitazione e dell'Assunzione in cielo di Maria Vergine, Patrona della Città, si svolgono in Piazza del Campo il 2 luglio e il 16 agosto di ogni anno.

Il  territorio della città è diviso in ben 17 contrade; vere protagoniste del Palio, le contrade sono come un piccolo stato, retto da un Seggio con a capo il Priore e guidato da un Capitano, coadiuvato da due o tre contradaioli detti "mangini". 
Ognuna di esse corrisponde ad una parte della città, ha una chiesa, un centro sociale, un museo e una fontana nelle quale vengono “battezzati al Palio” i bambini, che acquisiscono così l’appartenenza alla contrada.
La partecipazione delle dieci contrade è regolata da un sorteggio, che avviene 20 giorni prima del Palio: corrono di "diritto" le sette contrade che non hanno corso il Palio dell'anno precedente nella stessa data, mentre le altre tre vengono sorteggiate tra le dieci che invece vi avevano partecipato. 

Nel giorno del Palio avvengono i riti dettati dal regolamento  e dalla tradizione.
Verso le 8 del mattino, nella Cappella adiacente al Palazzo Comunale viene celebrata dall'Arcivescovo la "messa del Fantino”. Dopo la già citata “provaccia”, in Palazzo Comunale si procede alla "segnatura dei fantini" che da questo momento non potranno essere più sostituiti.
Intorno alle 15, presso gli oratori delle Contrade, si svolge la benedizione del cavallo: il parroco di contrada benedice con l'acqua santa l’animale che prenderà parte alla carriera al grido «Va e torna vincitore».







Dopodiché prende il via la Passeggiata Storica, con oltre 600 figuranti in rappresentanza delle 17 contrade e di istituzioni della antica Repubblica di Siena che attraversano il centro storico soffermandosi in Piazza Salimbeni, al "casino dei Nobili", davanti a Palazzo Chigi Saracini e in Piazza del Duomo per eseguire la sbandierata e raggiungere poi Piazza del Campo.



A questo punto, attenzione allo scoppio del mortaretto che annuncia l'uscita dei cavalli dall’Entrone. Ad ogni fantino viene consegnato un nerbo di bue con il quale incitare il cavallo o ostacolare gli avversari durante la corsa. Il nerbo non fa male al cavallo perchè la pelle del cavallo  spessa  serve unicamente a sollecitarlo ad una andatura più veloce.

.I cavalli procedono verso il punto della "mossa" dove sono stati tesi due canapi tra i quali saranno chiamati ad allinearsi. 
Anche qui, ancora una volta, l'ordine di entrata è stabilito dalla sorte, con il decimo cavallo che entra di "rincorsa" (solo quanto riterrà opportuno) decidendo così il momento della mossa. A questo punto il mossiere abbasserà il canape anteriore dando inizio alla carriera. Se la partenza non è valida, uno scoppio del mortaretto ferma i cavalli che dovranno tornare al punto di partenza.
Solo al primo arrivato, dopo tre giri di pista per circa 1000 metri, sarà riservata la gloria della vittoria. Il vero vincitore, comunque, è il cavallo, che può arrivare anche "scosso", ovvero senza fantino.





I festeggiamenti iniziano subito: i contradaioli ricevono il Palio e con quello si recano in Provenzano (per il Palio di luglio) o al Duomo (ad agosto) per cantare il Maria Mater Gratiae di ringraziamento alla Madonna. 
Da questo momento in poi ogni occasione è buona per ricordare alla città la vittoria fino a fine settembre/inzio ottobre, quando nella contrada vittoriosa si svolge la "cena della vittoria" a cui parteciperanno migliaia di contradaioli e, al posto d'onore, il cavallo vittorioso, vero e proprio ammirato eroe.
L’ultima curiosità sul Palio: si tratta di una così secolare celebrazione alla quale partecipa spontaneamente tutto il popolo senese che non vi è un’organizzazione ufficiale per il coordinamento dei vari servizi. Per questo anche la vendita dei posti nelle tribune, nei balconi e alle finestre dei palazzi circostanti è effettuata singolarmente dai rispettivi proprietari. Se la tradizione del Palio di Siena vi piace e volte parteciparvi, ricordate comunque che da Piazza del Campo è possibile assistere gratuitamente al Palio e forse vivere, nel modo più emozionante, la corsa. 

Il drappellone del Palio di Siena del 2 luglio 2016
Drappellone o Palio del 2 luglio.
Ogni "corsa al il suo Drappellone che raffigura sempre un'immagine, appositamente creata per quell'occasione, della Vergine Maria




Drappellone o Palio del 16 agosto scorso.

lunedì 15 agosto 2016

Pregare col cuore.




Non è sempre facile pregare. 
Alla mia età le preghiere volano da sole nel pensiero e poi sulle labbra. 
Ma non è quello che voglio. 
Vorrei concentrarmi su Colui a cui rivolgo la preghiera e invece a frotte giungono i pensieri più disparati che mi portano lontano.

Ma esistono veramente pensieri estranei, realtà lontane da Dio? O non è che anche quei momenti di non preghiera sono per Lui?

Durante la giornata quando la gioia mi brilla negli occhi non mi importunano altre idee, inutile, debbo imparare la costanza della preghiera difficile che a volte recito quasi controvoglia, senza alcuna emozione: la preghiera delle ore buie e dei giorni assonnati e polverosi, quando la realtà si fa pesante e non c'è niente che mi induce al bellissimo abbandono che è descritto nel Cantico o nelle pagine dei contemplativi. (vedi Teresa D'Avila, Thèrése di Lisieux  e non posso trascurare san Giovanni della Croce).

In questi momenti, e sono parecchi, vorrei saper utilizzare le distrazioni come tanti stimoli al dialogo con il Signore e a essere pronta all'incontro con Lui.

Nella vita di qualche Santo si narra che l'Angelo Custode terminava  quel lavoro lasciato a metà per pregare.

Chissà se è vero o se è la favola di una mamma raccontata alla sua bimba per farla dormire serena dopo aver recitato le preghiere. (Un Angelo davvero servizievole e gentile....mi piacerebbe...perchè no?)

I miracoli, lo so, non vanno sprecati a così basso costo e io amo la normalità.

Se un lavoro è stato iniziato dalle mie mani, dalle mie mane deve essere concluso e non dallo svolazzar di un Angelo, pur sempre Custode.

Penso proprio che non esista distrazione che possa portarmi lontano da Te e qualsiasi cosa io faccia la faccio felicemente con Te.

Che il Signore mi salvi dalla superficialità che mi fa sorvolare sulle cose importanti e mi aiuti a vivere la vita fino in fondo, perchè la vita sei Tu, il fondo sei Tu, il Tutto sei Tu, mio Dio.